Missioni Consolata - Aprile 2012

di Gigi Anataloni EDITORIALE APRILE 2012 MC 3 Ai lettori UNA SPECIE IN VIA D’ESTINZIONE? Q uando qualcosa va male, normalmente, si incolpa il tempo o il governo. Ma con chi pren- dersela se i primi mesi del 2012 sono stati tempi di mietitura per sorella morte che ha presentato il biglietto di ritorno a Casa a un buon numero di missionari (8) e missionarie della Consolata (5)? Tredici in meno di due mesi sono tanti! Tutte persone che hanno dato molto, anzi, tutto per la missione. Penso a questo mentre sento il mio superiore generale commentare le statistiche dell’Istituto. A fine 2011 i missionari della Consolata erano in tutto poco più di mille, di cui italiani solo 364, con un’età media di sessantasei anni. Ora sono solo 356, di cui uno studente di teologia e un novizio. E mi guardo intorno. Tanti di questi 356 sono ora in Italia, consumati da anni di vita spesa senza pensare a se stessi, bisognosi di cure e assistenza e un po’ sconsolati nel vedere che non ci sono giovani italiani a cui passare il testimone. «Eppure», dice un missionario novantaseienne, «la vo- cazione missionaria è la più bella di tutte. Dovessi rinascere, vorrei ancora essere missionario». Chissà se rinascendo oggi in questa nostra Italia, davvero rifarebbe la scelta di essere missiona- rio! Non sembra proprio una delle scelte più di moda. Il 29 aprile sarà la giornata di preghiera per le tutte le vocazioni, in particolare quelle sacerdotali e di vita consacrata. Occorre pregare affinché ogni cristiano risponda con generosità alla sua specifica vocazione e perché ogni vocazione, specialmente quella al sacerdozio, sia veramente missionaria. La missionarietà - direbbe il beato Giuseppe Allamano - è la perfezione del sacer- dozio. C’è bisogno di chiedere a Dio - non solo il 29 aprile - che «mandi operai nella sua vigna», perché troppi vignaioli hanno già superato l’età della pensione da un pezzo e non ce la fanno più. In Italia siamo ancora privilegiati. Secondo le statistiche c’è ancora un sacerdote ogni 2.000 abi- tanti circa (ogni 1.250 se contiamo anche i preti religiosi). In più, la domenica, abbiamo solo l’im- barazzo della scelta per andare a messa. Però la situazione sta cambiando rapidamente. «La chiesa cattolica [in Italia, ndr. ] non è mai stata così forte, non ha mai avuto un consenso così am- pio (anche tra chi non crede). Eppure si avvia verso l'estinzione: per mancanza di preti. Lo dice uno studio socio-demografico della Fondazione Agnelli, benedetto dai vescovi italiani», così scriveva Gianni Barbacetto nel suo sito nel 2009. La situazione non è certo migliorata oggi, a tre anni di distanza. Che fare? Disperarsi? Rassegnarci? Ovviamente niente di tutto questo. La Chiesa è passata an- che attraverso crisi peggiori durante due millenni di storia e continua a vivere e rinnovarsi per- ché è opera di Dio e non di uomini. Ciò non significa che dobbiamo starcene con le mani in mano in attesa che faccia tutto Dio. Certamente è Lui che chiama e manda, ma ha bisogno della nostra collaborazione. Le vocazioni non è un affare del Vaticano o dei vescovi, ma della Chiesa e quindi «mio» in quanto sono cristiano. La «mia» Chiesa ha bisogno di sacerdoti, religiosi, suore, mini- stri, catechisti, animatori e missionari per vivere, celebrare e annunciare. Una Chiesa locale che non ha più vocazioni deve davvero interrogarsi sulla qualità della sua vita di fede, chiedersi se l’evento della risurrezione di Gesù abbia in essa ancora la forza rivoluzionaria delle origini, se sia ancora vissuta come una «buona notizia» per cui vale la spesa lasciare tutto e andare fino agli estremi confini del mondo per condividerla con tutti. Non è forse che siamo diventati tutti un po’ idolatri, schiavi del nostro benessere e quindi incapaci di quella gratuità e abbandono fidu- cioso che il «vieni e seguimi» di Gesù richiede? Aprile è tempo di Pasqua, memoria della resurrezione del Signore, la «buona notizia» che conti- nua a cambiare il mondo e la nostra vita. Diventiamone gioiosi testimoni! Allora i missionari non saranno più una specie in via di estinzione. Buona Pasqua.

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