Missioni Consolata - Dicembre 2011

Vedendo la sua testardaggine, i due ricorsero ad una bugia strategica e il padre Calandri gli disse in tono severo: «Finiamola con queste storie. Ordine del ve- scovo: lei deve recarsi a Ighembe». «Ordine del ve- scovo?» fece eco il padre Dolza rianimandosi. «Dov’è quest’ordine?». Il padre Calandri frugò nelle tasche, fingendo di cer- care una lettera che naturalmente non c’era. Il pa- dre Manfredi gli venne in aiuto dicendogli in tono di rimprovero: «Al solito! L’ha dimenticata a casa quella benedetta lettera del vescovo». «Oh, vero! L’ho dimenticata sul tavolo! È seccante!», e poi, ri- DICEMBRE 2011 MC 65 A sinistra: p. Dolza commentò di suo pugno questa foto. «La vita quotidiana del missionario e i suoi intervalli durante il lavoro. La visita degli amici! Non si meraviglino!... Non sono purtroppo fotografie artificiali! Questa è la mia tenuta e divisa di ogni giorno (fuori delle funzioni della chiesa). Qui è il mio buon vecchio amico Mtollerìa. Quando viene alla missione riceve anche lui un po’ di farina, ma non è contento. Mi saluta con un bel titolo di morro (amico) e vuole anche un po’ di sale... qualche volta un po’ di zucchero... qualche volta qualche banano.... e sempre infallibilmente qualche centesimo pel tabacco da fiuto. Poveretto, accontento anche lui come posso. Ché dovrei avere la sorgente dei soldi e della roba nella missione, ma proprio non ce l’ho. Igembe, 31-1-30 , aff.mo P. Dolza». Qui sotto: la chiesa antica di Mekinduri, costruita in lastre zincate inattaccabili dalle termiti, è rimasta in uso fino all’anno 2000, quando fu inaugurata la nuova chiesa. Gridarono forte: «Padre Vincenzo, apra! Siamo noi!». Nessuno rispose. Certamente qualcosa non andava. Puntarono le spalle e sfondarono l’uscio posticcio. Il padre Dolza era là, coricato sulle tavole, non ancora morto, ma neppure molto vivo. Lo svegliarono dal suo dormiveglia affannoso e inco- sciente; gli somministrarono una bevanda tonifi- cante che a buon conto avevano portato e gli dis- sero: «Padre, siamo venuti per portarla a Ighembe». «A Ighembe?», mormorò con voce flebile. «Che ci vado a fare? Lasciatemi qui. È la mia missione... e voglio morire qui». «Suvvia, Padre, non dica sciocchezze! Chi parla di morire? Bisogna lavorare, altro che morire! E deve venir via di qua». «No, no. Ho deciso. Io non mi muovo. Morirò qui. Scavatemi solo una fossa, che io non ce la faccio più». MC MERU: CENT’ANNI...

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