Missioni Consolata - Luglio/Agosto 2006

DOSSIER Fsm e mondo contadino ALLA RICERCA DELLA SOVRANITÀ ALIMENTARE È diritto dei popoli definire cosa mangiano, chi lo produce e come. L'Africa è al 70% agricola, ma i governi non ascoltano i contadini. E le istituzioni internazionali aprono i mercati africani mentre proteggono quelli dei paesi ricchi. Ma i produttori agricoli si organizzano, a livello mondiale. B AMAKO. L:aula della Biblioteca Nazionale del Mali è gremita di folla. L:ampio palazzo è sede degli incontri sul tema «Questioni agrarie e contadine». Uno dei più frequentati a vedere il movimento di personaggi in grand boubou e di donne awolte in panni colorati. L:Africa, e in particolare questa regione, conta tra il 65 e il 70% della popolazione come produttori agricoli. Ma, racconta Njogou Fall alla 36 ■ MC LUGLIO-AGOSTO 2006 platea «noi contadini non siamo importanti nelle decisioni sulle politiche agricole, almeno questo è quello che pensano i nostri governi». E continua «dobbiamo interrogarci prima di tutto a livello nazionale nei nostri paesi e rispetto ai nostri governi, sulla maniera con cui portano avanti gli interessi degli africani». Fall, senegalese, corpulento ma gentile, è il presidente del Roppa (la maggiore rete di organizzazioni contadine e di base dell'Africa dell'Ovest). «In secondo luogo, chi decide per noi sono le istituzioni internazionali». Fall dice che il movimento contadino non è contro l'integrazione regionale, ma che troppo spesso gli organi sovra nazionali (ad esempio Uemoa e Cdeao in Africa dell'Ovest), prendono il soprawento sulla sovranità dei paesi e forniscono facili alibi ai governi su certe mosse impopolari.

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