Missioni Consolata - Giugno 2006

PUBBLICANI li termine pubblicano (in greco telones) èun latinismo che designa il funzionario dell'amministrazione: pubblicanus, cioè agente commerciale privato, che aveva in appaho la riscossione delle lasse per conio del governo romano. Per esercitare il dirillo di riscuotere le lasse in una data regione, egli riceveva una somma fissa annua, calcolata sulla previsione delle entrate, valutate al ribasso per dare all'esatlore/pubblicano lo stimolo ela convenienza. Egli aveva lullo l'interesse ariscuotere «ogni» lassa perché, doveva dare allo sfato solo quanto aveva pattuito equindi teneva per sé !uffa l'eccedenza dell'incasso. In questo sistema gli abusi erano frequenti. Accanto ai pubblicani ufficiali, vi erano esatlori di grado inferiore, di norma arruolati presso le stesse popolazioni tassate: essi erano dei subaherni in subappaho, che avevano interesse a fare pagare quanto più potevano per guadagnare anche loro. Nel vangelo solo Zaccheo (Le 19,2) non èun subaherno, ma un capo degli esatlori (architelones). Questi esattori erano odiati dal popolo sia in quanto esatlori esia in quanto truffatori eladri, ma specialmente perché erano collaborazionisti del nemico oppressore. Maffeo (Ml 9,9) e/o Levi (Mc 2, 14; Le 5,27), uno del gruppo dei dodici era un pubblicano chiamato direttamente mentre raccoglieva le imposte (Ml 10,3). mare i giusti, ma i peccatori a convertirsi»; e in quello di Zaccheo (19,10) dichiara espressamente che «il Figlio dell'uomo è venuto a cercare e salvare ciò che era perduto». In Le 15 tale concetto centrale si trova 4 volte, come un ritornello che ritma le due doppie parabole: - v 6: «perché ho ritrovato la mia pecora perduta»; - v 9: «perché ho ritrovato la mia moneta perduta»; - v 24: «questo mio figlio era perduto ed è stato ritrovato» - v 32: «questo tuo fratello era perduto ed è stato ritrovato». A l comportamento, abituale per Gesù, di stare con gente poco raccomandabile del v. 1, corrisponde un clima di opposizione da parte dell'autorità ufficiale del tempio: «I farisei e gli scribi mormoravano: costui riceve i peccatori e mangia con loro» (v. 2). Questo contesto di opposizione è espresso dal «mormorio» di coloro che avrebbero dovuto invece «ascoltare» la novità di Dio perché sono «scribi e farisei», cioè i capi, i responsabili della formazione e crescita del popolo e gli specialisti della parola di Dio: essi infatti sono membri del sinedrio, che sovrintende la vita sociale e religiosa del , popolo d'Israele. Solo le guide e maestri d'Israele, eppure non san~o riconoscere la novità di Dio (Gv 3,10) e mormorano. E il mistero della salvezza che si fa storia: coloro che dovrebbero «vedere» diventano ciechi e coloro che sono ciechi invece vedono/ascoltano (cfLc 8,10). Ci troviamo di fronte al capovolgimento delle situazioni già descritto nel «Magnificat» di Maria (Le 1,51-53) o nelle beatitudini (Le 6, 20-26). I I I I I I I I I I I I I I Per descrivere l'atteggiamento interiore degli scribi e farisei, Le usa il verbo onomatopeico diegòngyzon che alla lettera significa borbottare/ mormorare: si riferisce a colui che brontola sottovoce in malafede contro qualcuno per non farsi sentire, ma in modo che l'altro possa percepire il borbottio. Borbotta chi trama nell'oscurità. Lo stesso verbo e la stessa espressione si trovano in Le 5,30: «I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: Perché mangiate e bevete con i pubblicani e i peccatori?». In Le 7,34 Gesù è accusato da farisei e dottori di essere «un mangione e beone, amico dei pubblicani e peccatori». A gli occhi dei benpensanti del tempo (e di ogni epoca), Gesù appariva scandaloso, irritante, pericoloso: il suo atteggiamento di accoglienza verso i «delinquenti», immorali e deviati lo rivelava come un sovversivo dell'ordine costituito o, si direbbe oggi, del sistema. Nell'Italia di oggi qualcuno lo avrebbe accusato di essere un pericoloso «comunista» e come tale bandito e crocifisso. Se vivesse fisicamente oggi, Gesù non starebbe certamente nei salotti buoni della borghesia, ma andrebbe per tutte le suburre della sua città, nei tuguri degli immigrati senza permesso di soggiorno, dormirebbe dietro i cancelli dei Cpt (Centri di prima accoglienza), radunerebpe tutte le vittime di qualsiasi ingiustizia e, senza cambiare una virgola, rifarebbe lo stesso discorso che fece trasalire i suoi compaesani nella sinagoga di SCRIBI, FARISEI ESINEDRIO Gli SCRIBI al tempo di Gesù erano gli studiosi del giudaismo ufficiale tramandato nella Toràh scrilla (bibbia) enella Toràh orale (la tradizione dei saggi, che verrà raccoha per iscrillo nella Mishnàh e Talmud solo Ira il II eil IV secolo d.C.). Formavano la categoria degli intellettuali dell'epoca, coloro che sapevano leggere escrivere e, pur non appartenendo anessuna sella particolare, erano moho vicini alla corrente dei farisei, gli interpreti rigidi del giudaismo. Essi avevano il lilolo di rabbi-maestro/guida esvolgevano anche la funzione di giureconsuhi, giudici e consiglieri: seduti nel porticato del !empio, dirimevano problemi equestioni legali che la genie portava alla loro atlenzione. Ml 7,29 dice che Gesù, anch'egli rabbi, ma nineranle, insegnava con autorità, ma non come gli scribi, per ~ire che l'insegnamento di Gesù non si fondava su una scuola, anche se anticai ma era personale, nuovo eoriginale come si può osservare nel discorso de la montagna di Ml, dove Gesù stesso per ben sei vohe contrappone il suo insegnamento aquello della tradizione: «Vi è sfato detto... ma io vi dico» (Ml 5,21-22. 27-28.31-32.33-34.38-39.43-44). I FARISEI (ebr. perushìm; aram. perishayyàh = separati). La loro origine risale al sec.1 a.C. al lem~ dei Maccabei. Sono citati da Giuseppe Flavio come la prima delle Ire correnti filosofiche accanto ai sodducei eagli esseni ( Guerra Giudaica, 11,812, 119; Antichità Giudaiche, x111, v, 9, 171). Lo stesso Flavio dice che essi insorsero contro il re Giovanni lrcano (135-104 a.C.), che svolgeva anche il ruolo di sommo sacerdote e~r questo considerato un usurpatore: «Tanfo grande era il loro influsso Ira la folla che anche quando parlano contro un re ocontro un sommo sacerdote hanno credilo immediatamente» (A.G, x11~x,5,28/J'J. Sono laici enon svolgono funzioni sacerdotali di alcun genere, ma insieme alla cosla sacerdotale, isadducei fanno parte del sinedrio. Dopo la distruzione del Tempio el'interdizione agli ebrei di risiedere in Gerusalemme ein Giudea (70 e135 d.C.), fu l'unica corrente di pensiero sopravvissuta che continua ancora oggi nell'ebraismo moderno. Il SINEDRIO (gr. synèdrion) è il supremo consiglio che governa Israele come autorità religioso ecivile, sollo il periodo della dominazione greco-romana. Nell'AT ècitato nei libri aei Maccabei che sono databili al sec. 1a.C. (]Mcc 11,23; 12,6; 14,28; 2Mcc l, lO; 4,4; 11,27). Al tempo di Gesù era formato da Ire classi: gli anziani, ossia i più anziani tra i capi famiglia etribù; i sadducei che fornivano isommi sacerdoti, gli scribi efarisei; vi appartenevano di diritto gli ex sommi sacerdoti. Era formato da 71 membri, compreso il sommo sacer~ole in carica, che durava un anno esvolgeva la funzione di presidente. Al tempo di Gesù la sua giurisdizione era limitata alla Giudea (sud Palestina), mentre la Galilea (nord Palestina) ne era escluso. Il sinedrio aveva una certa autorità anche sollo il dominio romano: poteva imporre lasse proprie, emanare leggi econdannare anche amorte, ma non aveva il potere di eseguire la condanna (ius gladii, potere della spada) che era riservata solo ai romani. Il sinedrio vide in Gesù enella sua predicazione un pericolo per la sopravvivenza stessa del giudaismo. ----.... •-------------------------------------------~~----~-~-------·---~-~---~~----------- 68 ■ MC GIUGNO 2006

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