Sokotho, nel nord della Nigeria: ospedale per bambini colpiti da Noma e, sotto, operazione di un paziente colpito dal cancro orale. incontra: lingua, mucose e poi ossa, parti della mascella e della mandibola, fino alla possibile caduta dei denti. La cavità sempre più profonda che viene a formarsi , partita dall'interno della bocca, affiora alla superficie, sfigurando per sempre il viso, e la vita, di bambini nati nella povertà estrema. I pochi che sopravvivono, avranno comunque la vita, oltre al viso, segnata per sempre. La guarigione della ferita, con esiti cicatriziali , impedirà una normale funzione respiratoria e masticatoria , non potranno più parlare né mangiare come gli altri bambini. Non solo le cicatrici residue deturpano il volto, ma distruggono, divorano, anche la vita sociale degli ex malati: vengono confinati, trattati come i lebbrosi , lasciati ai margini della società. Non li si vuole vedere e li si isola; talora vi sono credenze per le quali la malattia è collegabile agli spiriti, e si sospetta persino che le famiglie con casi di.Noma attirino il malocchio. LE RADICI NELLA POVERTÀ Non sono note la cause di questa ulcera. Si pensa possa derivare dalla combinazione di diversi fattori, riuniti dalla parola chiave povertà. La malnutrizione, che comporta carenze importanti, quali quella di vitamine, proteine e ferro, ma anche la scarsa igiene orale, la presenza di lesioni sulle gengive e la contemporanea compromissione del sistema immunitario di difesa del1' organismo. È stato visto, infatti, che spesso la stomatite cancrenosa compare in bambini che hanno avuto da poco malattie infettive, come il morbillo, la malaria, la varicella, la scarlattina, la tubercolosi, la diarrea. Malattie che hanno lasciato indebolito l'organismo del piccolo, già di base malnutrito e con scarse difese. Infine, per completare l'elenco della possibile somma di cause che concorrono alla Noma, in alcuni casi (ma non in tutti, e non è noto il motivo) è stata trovata anche la presenza di germi, introdotti con acqua e cibo contaminati, altra condizione che si riallaccia alla povertà estrema delle persone colpite dalla malattia, che vivono con misure igieniche scarse o assenti. PREVENIRE È POSSIBILE Bastano due o tre settimane alla Noma per completare la sua opera di distruzione e, se non curata, portare alla morte nel 70-80% dei casi. Ma la causa di tanto dolore potrebbe essere fermata prima, molto prima, con la prevenzione: basterebbe un'educazione sanitaria alle famiglie, un'alimentazione equilibrata dei bambini, una igiene orale corretta e qualche accorgimento igienico in più. Le persone a rischio per questa malattia infatti non la conoscono, non sanno dell'importanza di una diagnosi precoce e di un intervento tempestivo. Ma anche se si arriva un pochino più tardi, si può ancora intervenire con l'utilizzo di disinfettanti orali e antibiotici. Quando ormai la malattia è avanzata e si sono già formate le cavità, è ancora possibile fare qualcosa, seppur con maggiori difficoltà e costi, con interventi di chirurgia plastica complessi e ripetuti; in ogni caso, raramente è possibile recuperare le caratteristiche del volto. FARLA SCOMPARIRE La Noma è una malattia, come si diceva, strettamente connessa alla povertà. Anche i paesi ricchi , che ora non si ricordano nemmeno di cosa si tratti, l'hanno conosciuta. In Europa e nel Nord America era diffusa fino all'inizio del ventesimo secolo. È sparita grazie al miglioramento delle condizioni igieniche in cui vivevano le persone e con la possibilità di una alimentazione più equilibrata e corretta. Vi sono stati ancora casi durante la seconda guerra mondiale, nei campi di concentramento di Auschwitz e Bergen-Belsen, e, in tempi più recenti, con la diffusione di terapie immunosoppressive e dell'Aids, condizioni cioè di marcata riduzione delle difese immunitarie del1' organismo. Le strade da seguire per fermare e far sparire la Noma ci sono: prima fra tutte la prevenzione, perché, nel silenzio, non tolga più il sorriso dei bambini in Africa, Asia e America Latina. Devastazione prodotta dal cancro orale sul volto di un bimbo. FONTI • Enwonwu C., Noma - The ulcerofextremepoverty. NEngl J Med 2006; 354: 221-4. • Epicentro. Centro nazionale di epidemiologia sorveglianza, promozione della salute. Istituto superiore di sanità. http:// www.epicentro.iss.it • Fondation l'Hymne aux Enfants. http:/ / www.fhe-noma.org/ • Malattie dimenticate. http:// www.malattiedimenticate.net/ patologie/ noma.asp •NoNoma. http://www.nonoma.org/en/ • Organizzazione mondiale della sanitàAfrica. http:// afro.who.int/ noma/ • Winds of Hope. http://www.windsofhope.org/ I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I -------------------------------------------------------------------------------------------------------' MC GIUGNO 2006 ■ 61
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