MISSIONI CONSOLATA ealla chiesa: è la umile e docile ancella del Signore,da lui consolata attraverso «grandi meraviglie» affinché possa essere lei stessa una consolatrice profetica dei poveri e degli oppressi. Di conseguenza, noi, che siamo la presente generazione di discepoli di Cristo,chiamati a partecipare ea lottare nel suo mistero di redenzione, crediamo che nessun altro come Maria possa guidarci attraverso le frange,sia umane che divine,di questo mistero. Èsu questi passi che ci guida il culto della Consolata. Seguendo le orme di Maria,consolata e consolatrice, si possono superare certi aspetti devozionistici deteriori suscitati da una certa forma di culto mariano, fondata su un eccessivo sentimentalismo e una certa dose di superstizione.Ciò non significa assolutamente farsi beffe della religiosità popolare. Si tratta, invece di recuperare autentiche forme di devozione, che facciano maturare una genuina relazione dell'uomo con l'inesauribile mistero di Dio, relazione che si perfeziona nella prassi delle beatitudini e nella testimonianza dei valori del Regno. Già papa Paolo VI, nella sua esortazione apostolica Marialis Cultus (1974) incoraggiava la ripresa di pratiche tradizionali di devozione mariana come il rosario, auspicando che esse venissero arricchite da fondamenti teologico-pastorali che le rendessero più vicine alle sensibilità ealle esigenze del mondo contemporaneo.Oggi, nuovi spunti provenienti dalle scienze bibliche,dalla teologia femminista edal dialogo ecumenico obbligano la chiesa a ripensare teologicamente e pastoralmente il ruolo di Maria ea rivisitare il culto a lei dedicato applicandolo al contesto esistenziale del credente. Come non pensare all'immagine di Maria che traspare dall'insegnamento del beato Allamano, per quarantasei anni rettore del santuario della Consolata di Torino? L'amore grande per la Vergine, coltivato in intense notti di preghiera e vissute a tu per tu dal coretto che si affaccia sull'icona del santuario, è passione vera per una persona «viva», reale, che I' Allamano indica come modello ai suoi preti e missionari. Una donna «che condusse una vita esternamente ordinaria, ma non in modo ordinario». Una donna come tante, vicina all'e- ■■ ■■ ■■■ sperienza di molte altre madri, figlie e sorelle che si rivolgono a lei per cercare la via dello straordinario nell'ordinario, la santificazione nelle piccole cose. Maria madre dei poveri e degli oppressi, donna del popolo e, nello stesso tempo, icona di fedeltà al progetto di Dio sull'umanità,chiamata ad esser santa per poter essere missionaria, portatrice di Gesù Cristo, consolazione delle genti. CONSOLARE IL MONDO Per i poveri, Maria è sempre stata la consolata e la consolatrice, anche se per ragioni culturali, storiche o affettive l'hanno venerata e continuano a venerarla sotto altri titoli.In ColomIn Mongolia la Consolata ha assunto le fattezze e le speranze della popolazione locale. bia, per esempio, il culto alla Virgen del Carmen ha resistito all'invasione di altre devozioni mariane che hanno accompagnato l'evangelizzazione del paese nel corso dei secoli. Se andiamo però a leggere gli aspetti che caratterizzano l'amore della gente alla Madonna del Carmine, non possiamo non individuarvi gli stessi tratti tipici che ci spingono ad abbracciare la Consolata. In una terra segnata da guerra, violenza, disgregazione familiare e sociale come è la Colombia di oggi, Maria assurge amodello di fede e vita cristiana, con le sue doti di madre consolatrice.Come la figura della madre è sociologicamente il centro della famiglia, vero (e molte volte unico) punto di riferimento, Maria, sotto qualsiasi titolo la si voglia chiamare, suscita una spiritualità forte.È una donna energica,determinata,che si impegna, silenziosamente, nell'oscuro lavoro di testimoniare con fede incrollabile la sconfitta del peccato edi annunciare la liberazione messianica dei poveri dalle storiche ingiustizie sociali. In America Latina come nelle baraccopoli di Nairobi, nella foresta del nord del Brasile come nelle ghiacciate steppe della Mongolia o nel deserto umano delle opulente città europee e Nordamericane, Maria continua aessere la donna del Magnificat. Èl'umile serva con cui gli emarginati di ogni tempo possono identificarsi.Come ieri furono i pellegrini che fuggivano per le campagne inglesi ad essere accompagnati da Maria al sicuro rifugio di West Grinstead,oggi sono altri migranti a cercarne la protezione. La processione della Consolata che si tiene tradizionalmente aTorino la sera del 20 giugno si veste di nuovi colori e si arricchisce di nuovi volti.Sono i segni della nuova cristianità torinese, frutto della migrazione,che celebra la propria fede nel capoluogo piemontese. Senza rinunciare alle proprie devozioni tradizionali, le comunità latinoamericane, africane, est-europee e asiatiche di fede cattolica pongono ai piedi della Consolata i loro affanni quotidiani. Da lei sono ancora una volta invitati ad awicinarsi all'unico consolatore: Gesù, il Cristo. Maria ha dovuto sentire su di sé la forza della consolazione: Maria resa madre prima del matrimonio e subito discriminata,Maria migrante,rifugiata in terra straniera, madre di un uomo ucciso ingiustamente e barbaramente. Èproprio la sua drammatica esperienza di povertà,sofferenza, persecuzione e migrazione che rende Maria sorella dei poveri. Nessuno si può sentire da lei rifiutato e questa sicurezza rappresenta una grande fonte di consolazione per coloro che sono continuamente abbandonati alle periferie della storia. Maria è un modello che non sostituisce Cristo in quanto sorgente di ogni consolazione, ma ne completa l'opera grazie alla dimensione materna e femminile della sua esperienza di fede. ■ MC GIUGNO 2006 ■ 13
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