Missioni Consolata - Aprile 2006

porto sessuale. Adam ed Eva nel giardino di Eden erano senza vestiti, perché il loro vestito era la luce di Dio che risplendeva sulla loro pelle. In ebraico pelle si dice 'or, parola simile a luce che si dice 'or (tra le due parole cambia solo la 1• consonante, che corrisponde al piccolo segno che sembra una virgoletta): 'or/ luce e 'or/ pelle. Nel parlare si sente l'assonanza. D ice una tradizione che la pelle dei corpi di Adam ed Eva era luminosa: come la luce/ke-'or. La pelle divenne opaca dopo il peccato e per questo si accorsero di essere nudi: si era spenta la «luce» della grazia che li rivestiva. Dio procura alla coppia nuda (Gen 3,21) un vestito di tuniche di pelli ricavate dagli animali morti e scuoiati: Adam ed Eva hanno il sigillo della loro mortalità nel vestito della loro opacità. La coppia, perduto il vestito della pelle luminosa, deve coprire la propria opacità con pelle di animali morti, impegnando la propria esistenza nel tentativo di recuperare la somiglianza perduta. La morte entra a fare parte della natura umana e ne diventa il vestito, il contenitore e la morsa. La vita della coppia diventa così un costante impegno a ricostruire ciò che era al «principio», cioè l'espressione visibile di una luce misteriosa che emana il senso di Dio/Amore. Prima del peccato originale, l'amore era la stessa natura del maschio/femmina, cioè armonia di perfezione; dopo il peccato l'amore diventa un impegno, una conquista, ma anche una sofferenza. Gesù viene a portare solo questa rivelazione: Dio/Padre è Amore che vuole ricomporre l'armonia iniziale della creazione nella persona del Figlio suo, nella sua morte e risurrezione. Il senso finale della redenzione è la ri-creazione dell'immagine perfetta di Dio (Col l ,15-20). La parola «Amore» in ebraico è 'ahabah" (valore numerico 13) e il Nome santo di Dio è Yhwh (valore numerico 26): TABELLA 6 '-H-8-H ('ahabah/amore) aleph he beth he ' +H+B+H +5+2+5 Totale: 13 Y-H-W-H (Yaweh/Signore) yod he waw ne y+H+W+H 10 + 5 + 6 + 5 Totale: 26 (• 13+13) A nche la parola «e.Sistenza/hawayah» ha il valore numerico di 26. Yhwh (- 26) è la vita/esistenza (=26). Creando zakàr l maschio e neqebàh/femmina, ha diviso la vita in due e ne ha dato metà al maschio (13), metà alla femmina (13). Se vogliono ritrovare la loro immagine iniziale e vivere la vita di Dio (• 26), essi devono sommare la parte di amore che hanno ricevuto per esprimere la totalità dell'esistenza (13+13=26), che si manifesta nella generatività di padre, di madre e del figlio generato, secondo lo schema seguente: TABELLA 7 '-B ('ab/padre) aleph beth ' + b l + 2 Totale: 3 '-M ('em/madre) alepn mem , + m l + 40 Totale: 41 Y-L-D (yelèd/fìglio) yod famed daleth y + l + d 10 + 30 + 4 Totale: 44 (• 3+41) Maschio e femmina uniti come zakar e neqebàh diventano padre e madre, cioè sorgente della vita: nella ghematrìa la somma numerica di padre (3) e di madre (41) dà il figlio (3+41 =44). Se Dio è l'Amore e questo è l'esistenza partecipata, vivere acquista senso solo in una dimensione di amore che a sua volta trasforma e rigenera il maschio in padre e la femmina in madre, che sommati insieme formano una nuova esistenza, una vita nuova per ricominciare il ciclo luminoso della creazione. Amare è sempre un ritorno alle origini, al «principio» dell' intimità con Dio (Gen 3,8). Il Talmud babilonese, nel trattato Sotah17•, ce ne dà la conferma: «Quando l'uomo e la donna sono degni (dell'amore), la Shekinàh/ Presenza di Dio è con loro; quando invece non ne sono degni il fuoco li consuma». • GLOSSARIO DEl TERMINI EBRAICI (olk! ~ne di 191i temine il rispettivo wlore 1100181ico) MC APRILE 2006 • 51

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