Missioni Consolata - Aprile 2006

DOSSIER Padre Edoardo Rasera in mezzo a un gruppo di pazienti davanti al dispensario di Waragu. Visita oculistica nel dispensario diWaragu. missione diplomatica, il 4 aprile dell'anno seguente era di nuovo in viaggio. Questa volta tentò di entrare nel suo vicariato risalendo il Nilo, in veste di mercante, bastone in mano, piedi scalzi e passaporto intestato a Giorgio Bartorelli. Alla fine di awenture drammatiche e rocambolesche riuscì a guadare il Nilo azzurro e mettere piede nella terra degli oromo: era il21 novembre del 1852, giorno della presentazione dellaVergine Maria. Dimesse le vesti da mercante, indossò quella di monaco etiopico: finalmente tutti seppero che il dottor Bartorelli era I'Abuna Messias ricercato da 6 anni in tutta l'Etiopia. Per 27 anni il Massaia lavorò indefessamente tra gli oromo (185263) e nello Scioa (1867-1879), sal - vo un breve periodo di esilio in Europa (1864-1866). Ad attività esclusivamente di avanguardia (formazione della gioventù e dei catechisti, costituzione del clero indigeno, compilazioni di catechismi in oromo e amarico), egli seppe unire iniziative altamente umanitarie, come: profilassi contro malattie endemiche, vaccinazioni contro il vaiolo, creazione della prima grammatica della lingua oromo, allora solo parlata, trascritta con caratteri latini, compilazione di manuali scolastici, creazione di centri assistenziali per le vittime di guerre e carestie, incremento e sviluppo dell'agricoltura, sostegno a varie spedizioni scientifiche; senza trascurare iniziative diplomatiche, tanto da essere nominato dal governo italiano «ministro plenipotenziario» nel trattato d'amicizia e commercio tra l'Italia e lo Scioa (1' marzo 1879). Abuna Messias era diventato troppo famoso, tanto da scatenare l'invidia del clero copto, che forzarono l'imperatore Yohannes tv a esiliare definitivamente il missionario (3 ottobre 1879). Tornato in Italia, con il suo inseparabile bastone, testimone delle sue epiche imprese, Leone Xlii lo nominò cardinale (1884) e gli impose di scrivere le sue memorie. Fu la sua ultima fatica: morì il 6 agosto 1889, mentre stava completando l miei 35 anni di missione nell'Alta Etiopia. PASSAGGIO DEL TESTIMONE Era ancora un ragazzo quando Giuseppe Allamano vide per la prima volta il Massaia, in visita all'Oratorio di don Bosco. Più tardi, quel vago ricordo si tradusse in ammi - razione, diventata uno dei motivi che ispirarono I'AIIamano a fondare i missionari della Consolata. Nel dicembre 1887, a Roma, egli ebbe un lungo colloquio con il grande missionario. Quattro anni dopo in una lettera a Propaganda Fide, chiese per i suoi futuri missionari il territorio dell'Etiopia meridionale. Nei primi documenti il nome del Massaia non appare mai. Solo più tardi, a fondazione awenuta, quando si tratta di stabilire i confini della costituenda Prefettura apostolica del Kaffa, da affidare ai missionari della Consolata, I'AIIamano riafferma la volontà delle origini. «L'istituto della Consolata per le missioni estere - scrive in una lettera a Propaganda Fide nel 1912 - nell'intenzione del sottoscritto e dei più insigni benefattori, si propose, fin dal suo nascere, di ripigliare l'opera di evangelizzazione del compianto card. Massaia nel Kaffa, tra quelle stesse popolazioni oromo, ove fu più fruttuoso il suo mirabile apostolato». Il sogno deii'AIIamano, a causa degli intrighi politici di quella regione e internazionali, cominciarono a realizzarsi solo nel 1916, quando padre Gaudenzio Barlassina, anche lui spacciandosi per mercante, riuscì a entrare in Etiopia. Nel gennaio del 1919, a 40 anni dall'espulsione del Massaia, lo stesso Barlassina, in un viaggio nel territorio del Kaffa, ebbe la fortuna di incontrare presso Geren ultimo sacerdote indigeno ordinato dal Massaia, Abba Mattheos. «La sua abitazione era al centro di un gruppo di capanne abitate da famiglie cristiane - racconta padre Barlassina-. Aveva 87 anni. Da due anni, per la completa cecità non poteva celebrare la messa se non a pasqua, per comunicare i cristiani del suo villaggio... In due ore di conversazione con il vecchio sacerdote potei apprendere altre notizie sulla persecuzione mosse contro i sacerdoti e i fedeli dopo l'espulsione del Massaia, e sulla loro eroica resistenza: notizie che in seguito facilitarono la ricerca delle pecorelle abbandonate e disperse. Nel cuore della notte gli portai in segreto il viatico: fu l'ultima comunione del santo martire». Per 24 anni i missionari della Consolata evangelizzarono la terra dissodata dal Massaia, fondando una quarantina di missioni, fino a quando, nel 1943, furono espulsi dall'Etiopia, occupata dagli inglesi. -------------------------------------------------------------------- 44 • MC APRILE 2006

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