Missioni Consolata - Settembre 2005

La notte d e lla v e l"'ltà LA PACE VIENE DA DENTRO U n film forte, sulla risoluzione dei conflitti, quello della regista burkinabé Fanta Regina Nacro. In un paese africano senza nome, due etnie si sono combattute In una guerra atroce, finché la stanchezza sembra prevalere. l due capi, il presidente della repubblica e il colonnello ribelle, decidono di finirla con la guerra fratricida e d' incontrarsi, con le loro truppe, per discutere della pace. Ma non è facile: nell 'arco della notte la pace viene messa più volte in pericolo da odi e vendette personal~ che hanno origine nello stesso conflitto. L e donne hanno un ruolo determinante nella storia. La moglie del presidente rischia seriamente di compromettere la pace, mentre quella del colonnello lo appoggia nella sua scelta. •la donna ha grande responsabilità - spiega la regista -. Deve essere cosciente del potere che ha nelle sue mani e della possibilità di orientare e far cambiare le cose. La moglie del colonnello suggerisce cosa bi§ogna fare affmché le atrocità cessino. È un ruolo forte, che simbollzza quello delle donne del mondo. Danno la vita, ma sono le prime vittime del conflitto, nel quale perdono i figli. Ma la donna è forte: sa quello che vuole ottenere e come attenerlo•. •La notte della verità è l'istante in cui ci sì guarda allo specchio e si vede la profondità di se stessi. Nella quotidianltà questo si perde•. Eccolo, secondo la regista, il senso del film e il motivo per rlmpostazione. •Tutto si svolge in un luogo chiuso, la caserma. con una storia lenta, volutamente, perché è cosi che si preparano le cose più atroci•. J Fonto Regina Nocro, burkinobé, regista del film La notte della verità. In quanto a geopolitica, Fanta Regina ha deciso di non considerare le complesse influenze internazionali che spesso caratterizzano i conflitti: o{)gni volta che c'è una guerra è sempre la geopolitica che prende il sopravvento. lo vorrei portare Il popolo ad appropriarsi del conflitto, Edi scene truculente se ne vedono, come l'assassinio, alla fine del film, del colonnello, che diventa uno dei tanti montoni rosolati su un gigantesco spiedo. Uccisione tramata e voluta dalla moglie del presidente, che ha perso il figlio a causa della guerra. Ma la saggezza del capo dì stato e della consorte del colonnello prevale. Una raffica di mitra liberaloria abbatte la prima donna e afferma la pace. Primo lungometraggio fiction di Fanta Regina Nacro, il film è un'opera impegnata e presenta un personale modello di risoluzione del conflitti: "Non ho voluto situare il film in un paese reale, affinché fosse una storia universale, specchio di altre situazioni. Vorrei che ogni indi'lllduo faccla uno sforzo personale e si preoccupi della pace. Se siamo arrivati a certe atrocità, in Africa come in Europa. è ora dJ riflettere su come non caderci più-. Nel film, i militari, compreso il colonnello, sono veri soldati burkìnabé, non attori professionisti. Questo mostra una volontà politica oltre che un esempio quasi unico nel suo genere. •Il colonnello Teo è nella realtà U comandante Moussa Cissé, che ha servito come volontario delle Nazioni Unite in Burundi. In quel paese ha visto cose orribili e quando gli rac· contai la storia mi disse: "Ho bisogno di fare questo film". Era un po' preoccupato per la sua performance e anche per la scena finale della morte. Ma il desiderio di recitare e portare qualcosa di suo gli ha fatto vincere la paura•. per prendere esso stesso la decisione di mettervi fine, senza dover sempre aspettare che la politica prenda la decislon(!ll. Per questo tutti noi siamo come le pecore di un gregge, manipolati dall'alto; e il film finisce quando il matto del villaggio Tamoto, -che rappresenta la nostra cosçienza•, libera le pecore, che scappano in tutte le direzioni. Eun altro Invito dell'autrice alla società civile a essere più presente e incisiva in materia di risoluzione di conflitti e promozione della pace. A proposito del Fespaco, Fanta Regina Nacro afferma che, per il pubblico è un'opportunità dJ vedere immagini che vengono d'altrove, per i registi è l'occasione di incontrare altri professionisti del settore, ma, soprattutto, "Offre la possibilità di far passare idee forti , che abbiamo da comunicare. Oggi, malgrado le difficoltà dJ produzione e di distribuzione, noi africani riusciamo a far nostro questo mestiere.Sono più ottimista che in passato, perché vedo che anche con pochi mezzi , abbìamo colto la sfida di fare cinema e ci riusciamo~. Sulla risoluzione dei conflitti? "Non ho delle risposte. Abbiamo voluto dare qualche pista di speranza, ma non abbiamo la verità dentro dì noi . lo e U mio sceneggiatore siamo entrambi cristiani: da qui l'idea di un sacrificio forte (quello del colonnello, ndr) per trovare la strada dell'ottimismo e di una nuova speranza per gli esseri umani~ . l..A NUrr oe LA VÉRfTÉ, di Fanta Regina Nacro · Burkina Faso 2003 - 100 minuti. MA CHI U VEDE? Un'altra grossa difficoltà che incontrano i film africani è la distribuzione. «Si, questo è un vero problema- spiega Zezé Gamboa -. Arriviamo alla fine del film e non abbiamo i soldi per la promozione. Essa è cara; ma un film esiste grazie anche a essa. Altrimenti restiamo in un ghetto: veniamo nei festival, ma ci si ferma qui. Amio awiso, il film deve avere una vita molto più larga: deve circolare in Africa e poi nel resto del mondo. Ma questo è oggi molto difficile». Anche Teddy Mattera è di questa opinione, sebbene la situazione del Sudafrica sia differente: «Abbiamo lo stesso problema nei paesi anglofoni, non ci sono i distributori presenti in Europa. Nel nostro paese solo la South AfricanBroadcasting Corporation (Sabc) fa distribuzione. Dobbiamo trovare agenti di vendita per entrare nel mercato britannico o nord americano. Equesto è possibile». I l tema del Fespaco di quest'anno è stato «Formazione e questione della professionalizzazione». Molti cineasti africani impiegano nei loro film parenti e amici. Questo non fa hene al cinema dice Gamboa: «Il cinema è una questione Dossier MC l Jettemb,.. 2005 pagina 35

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