Missioni Consolata - Marzo 2005

La bicicletta in una mano e una borsa neltaltra, Andrea mi dice: «Padre, potresti custodirmi la bici e questi vestiti? Sto tornando in famiglia, ma i prossimi 27 chilometri sono rischiosi. Ho sentito che stanno arrivando i militari e sono certo che me la requisiscono; potrebbero costringermi a trasportarli chi sa dove. Tra poco arriverà mia soreUa Viky con un cesto di galline: vedi di conservarcele. Intanto io andrò in famiglia per vendere la capra, prima che arrivino i militari, e avere qualche soldo per continuare gli studi». Andrea, un giovanotto di 20 anni della missione di Bayenga, mi racconta tutte le difficoltà che incontra nel suo primo anno di frequenza alrUniversità deU'Uele di !siro. Non ha un alloggio fisso. «Tu, padre, non puoi aiutarmi a trovare una casa dove stare?» conclude. Bayenga è a 147 km da !siro. Ci si arriva a piedi o in bicicletta. Enon è sempre facile: per strada si possono incontrare gruppi di militari allo sbando, che saccheggiano e ripuliscono tasche e bagagli dei viandanti. I siro, 150 mila abitanti, una volta era dotata di acqua ed elettricità; aveva una fabbrica della birra, una di sapone, diversi stabilimenti per la lavorazione del caffè e del cotone; ora tutto è caduto in rovina. Solo la chiesa cattolica è impegnata grandemente nel settore deUa sanità e istruzione. In questi anni, i domenicani hanno organizzato una università, insieme a istituti professionali, come l1stituto tecnico commerciale, l1stituto medico, l1stituto superiore pedagogico. Tali facilità sono accessibili agli abitanti della città. Ma i giovani delle nostre parrocchie dell'intemo, che come Andrea, volessero continuare gli studi, incontrano enormi difficoltà, non solo per le distanze. Essi non sanno dove alloggiare. Qualcuno trova ospitalità in casa di amici, dove non ha una sedia e un tavolo per sedersi e, soprattutto, manca l'elettricità. D i fronte a questo problema e alle richieste dei nostri giovani, abbiamo sentito l'urgenza di una casa per gli studenti: è nata la Maison père Oscar. Oltre a una ventina di posti letto, vorremmo offrire altri servizi, come una sala di studio e una biblioteca per tutti i giovani che frequentano t università o gli istituti superiori. Il progetto prevede anche una stanza con computer e fotocopiatrice, per la ricerca e la elaborazione di tesi di studio. Etutto questo non è un sogno, ma un cantiere in continua crescita. Parte della casa è già in piedi; stiamo raccogliendo letti e materassi, tavoli e sedie, scaffali e libri per la biblioteca... Il resto verrà col tempo e con l'aiuto dal cielo. Anche di questo non possiamo lamentarci. Il comune di Campogalliano (Modena), paese natale del compianto padre Ivano Magnani, mi ha appena consegnato un grosso assegno per continuare la nostra opera. li ringrazio anche a nome dei nostri studenti. Giuseppe Fiore MC l marzo 2005 pagina 18 no di noi cercò un rifugio per scampare dai tiri incrociati. La sparatoria durò un'ora buona. Ne aspettammo un'altra, prima di uscire dai nostri nascondigli e radunarci sotto il porticato della nostra casa. Ci ri trovammo con ciò che avevamo addosso. Seduta stante, il superiore, padre Arid, decise di riti - rarci momentaneamente dalla missione, in attesa di tempi migliori . RICOSTRUIRE LA SPERANZA Alle 9.30 del 4 febbraio 1999, salimmo sulla Lan d Rover, che i ribel - li non ebbero tempo di rubare, e lasciammo Doruma con tanta tristezza, promettendo ai nostri cristiani in lacrime di tornare presto. Era invece un addio defini tivo, poiché il vescovo decise di sostituirei con due preti diocesani locali, affidando ai missionari della Consolata il compito di organizzare una nuova missione aMbengu, a 30 km dalla sede vescovile di Dungu. La sera raggiungemmo la missione comboniana di Rungu, dove celebrammo la messa di ringraziamento per lo scampato pericolo. Al - l'indomani riprendemmo il viaggio e giungemmo a Isiro accolti con gioia dai nostri confratelli. A Isiro, fin dai primi mesi , sono stato coinvolto nell'iniziativa, lanciata dal superiore regionale, per aiutare i giovani e bambini in difficoltà. Per tale scopo, ci fu dato un terreno con una costruzione non terminata, che abbiamo completato e adattato come Centro di alimentazione per bambini debilitati e ammalati, vi ttime degli effetti della guerra. D Centro fwlziona a pieno ritmo. Siamo riusciti a salvare molti bambini,dando anche una formazione igienica e sanitaria allel oro mamme. Oltre a fornire al imenti, il Centro ha un laboratorio di analisi, in base alle quaJi possiamo fornire gratuitamente le medicine necessarie per guarire. Abbiamoottenutoottimi ri - sul tati con centinaia di bambini. U 90% dei casi hanno riacquistato la completa guarigione. Alcunidi essi, purtroppo, sono così debilitati , che Padre Giusep~ Fiore riceve un assegno dal comune di Campogalliano, paese natale di padre Ivano Magnan i.

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