Missioni Consolata - Febbraio 2005

OCCHIO AL PETROLIO! Washington ha ottimi motivi per preoccuparsi dell'Africa occidentale: secondo le stime dello stesso dipartimento dell'energia Usa, entro dieci anni un quarto del fabbisogno statunitense di greggio sarà soddisfano proprio dAi barili provenienti da questa regione del mondo. Ma questa milionaria operazione di Washingron (il budget iniziale di 6,25 milioni di dollari ha raggiunto i 125 milioni in 5 anni) si svolge su un terreno reso instabile proprio dai fiumi di petrolio che scorrono nel sottosuolo. La presenza dell'oro nero, infatti, provoca precarie alleanze e una costante imminenza di conflitti,legata a una logica immutabile che tutrora informa l'agire dei governi della regione, combinando la legge del più forte con la tendenza a vendersi al miglior offerente. «Noi senegalesi non abbiamo niente: né oro, né petrolio, né diamanti. Solo arachidi e spiagge - constata con amara ironia madame Diakhoumpa, ricca dizkaroise che affitta case ai funzionari internazionali -. È per questo che ci hanno lasciato io pace. Ma tutro intorno a noi c'è guerra, fame, miseria». La scoperta di nuovi hriacimenti petroliferi io Africa occidentale rischia di replicare in tutta la regione le tensioni che da anni fanno della Nigeria, sesto produttore mondiale di petrolio, uno stato altamente iostabile e percorso da conflitti che appaiono sempre più insanabili. MC / febbraio 2005 pagina 28 Accanto ai massacri nello stato federale centro-orientale del Plateau (effetto di reciproche rappresaglie tra le etnie di agricoltori stanziali tarok, di fede cristiana, e i pastori nomadi musulmani hausa fulani), la Nigeria paga un elevato tributo in termini di vite umane anche a causa della lotta senza quartiere che oppone l'esercito nigeriano ai pirati del petrolio: secondo le stime del colosso energetico Shell, viene sottratta una quantità di greggio pari a 60 mila barili al giorno. «l gruppi criminali stanno aumentando di dimensioni e sono sempre meglio organizzati>> rivela un abitante della città costiera Port Hancourt a Katharine Houreld del Guardian. «Ora non hanno più bisogno dell'appoggio dei politici, ntbano oro nero e comprano armi autonomamente, e si stanno trasformando in vere e proprie milizie. Se le cose continuano così, il delta del Niger sarà una zona di guerra durante le prossime elezioni>>. Visto il tragico precedente rappresentato dalla Nigeria, è ovvio che l'entrata io funzione dell'oleodotto, che collega il Ciad ai porti atlantici del Camerun, sollevi ~iù di qualche perplessità quanto agti effetti che la sua presenza produrrà sulla stabilità della regione. n progetto, costato3,2 miliardi di euro, rappresenta il più grande investimento della Banca mondiale nell'Africa sub sahariana: voluto nel 1996 dall'amministrazione statunitense del presidente BillOinton,l'oleodotto è stato sviluppato da un consorzio internazionale guidato dal gigante petrolifero Exxon Mobile, con la partecipazione di Petronas e Chevron Texaco. Nel corso dei prossimi 25 anni , i proventi della produzione di greggio dovrebbero fruttare 2 miliardi di dollari al Ciad e 500 milioni al Camerun, risorse che i due stati si sono iinpegnati a investire nel miglioramento del sistema sanitario ed educativo, oltreché nello sviluppo di progetti agricoli. IL CIAD INSEGNA•.. Ma dare per scontato che queste promesse saranno mantenute significa sottovalutare le complessità delle dinamiche politiche africane e non tenere in considerazione l ' intreccio contraddittorio e la volatilità degli equilibri politici della regione. Il presidente ciadiano IdrissDéby, per esempio, si trova attualmente nel bel mezzo di una impasse le cui conseguenze possono travalicare i confini del suo paese e rischiano di mettere in discussione la sua stessa autorità. La confrnanre zona del Darfur, regione occidentale del Sudan, è infatti da tempo insanguinata dai massacri compiuti dalle milizie arabe e musulmaneJimjaweed ai danni della popolazione nera, anch'essa di fede islamica. Più di un'autorevole fonte sostiene che sia proprio il governo sudanese a sostenere i <<fucilieri a cavallo» (questa la traduzione

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