Missioni Consolata - Gennaio 2002

INVESTIRE NELLA CULTURA La passione missionaria si è ma- nifestata in me quando sono diven- tato parroco. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il «Vitto- rione» di Piacenza. Trattandosi di un gigante per mole, più che di goc- cia, dovrei parlare di torrente. Nel 1982 il bravo Vittorione ven- ne ad Ancona a ritirare il premio della pace, che gli fu consegnato dal sindaco proprio nella mia parroc- chia della Misericordia . Era ancora diacono. Incontrandolo gli manife- stai il desiderio di visitare l’Africa. «Vieni a Piacenza e ci accordere- mo» mi rispose. Nel 1983 trascorsi tre settimane in Uganda. Qui scoprii la vera miseria africana. Prima pensavo alle missio- ni in senso teologico e catechistico... Le facce del bisogno estremo mi fu- rono mostrate da Vittorione. Quel «peso massimo» portava in Africa 10 containers di pacchi, per venire incontro alle emergenze locali; con lui si muovevano 10 persone, che lo aiutavano come... facchini. Però o- gnuno doveva pagarsi il viaggio da e per l’Italia, mentre per il resto era spesato. In Uganda non si andava a fare i turisti. Era un continuo im- mergersi nella povertà. Nel 1986 ebbi modo di visitare un missionario in Bangladesh, par- rocchiano della Misericordia . In ta- le paese asiatico mi colpì soprattut- to la grave situazione delle donne e dei bambini: le prime oppresse da un lavoro non redditizio e i secondi esposti agli stenti, alla fame. In tale contesto sentii parlare per la prima volta di «adozione a distanza». Sul- la nostra stampa non si scriveva af- fatto su questo. Tornato ad Ancona, ho incomin- ciato a suggerire ai parrocchiani di adottare a distanza mamme e figli del Bangladesh, mostrando le dia- positive scattate. Nel 1987 effettuai 21 adozioni, per 10.500.000 lire: mezzo milione ciascuna, che non era poco allora; serviva per il mantenimento di una donna o per la scuola di un ragazzo. La somma si versava ogni anno. Og- gi la quota delle adozioni è di 600 mila lire. Poiché l’iniziativa procedeva be- Visione panoramica di Ancona con il suo porto. La città si è sempre dimostrata ospitale verso gli stranieri.

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