Missioni Consolata - Novembre 1907

periodico f\cli~ioso M~'lsil~ ESC!!J AL PRINCIPIO DÉL MESE .. DIREZIONE PIAZZA DELLA CONSOLATA TORINO T&LEFONO INTB.RPROVINCIALE N. 22-77

OFFERTE per le MISSIONI della CONSOLATA IN AFRICA E PER ABBONAMENTO Al.. PERIODICO Torino : .Paolina Giacomoue, :l; Angela ltiargl>e- .1·ita, 2; Botto Se;rafina, 1; ltfari>i Dellachà, 2; Adele Prato, 10; Snor Teresa, 3; Lucia Delleani, .2; Bene~ detto Eleonora, 2; 'l'eol. Giuseppe Cargnino, 2; Giuseppina P., 2; B. .F., 20; C. G., 3; C. C., 5; V. S., 2; Crivelli Eugenia, 5 ; Buffo Costan7.a, 5 ; Alfonsa Ri7.- zetti, ò; Negro Emilia, 2; P. A., 5; Emma !'fogna Canonico, 5; Contessa Cravetta di Villanovetta Delfina, ò; ]=-Ewesio Camilla, 2; Luigia Bertani, 2,50: Anna Demorir.io, 3; Enrica Martini, 5; Bremonti Clemenza, 2; Rosa Leve Prario, 25 ; Pautasso Ma1·· gherit-a, 2; Vincenza Bonmtdi, 2 ; Virano Domenica, 3; Bonardi lt[addalena, 4; N. N ., p. g. r., 25; Pagliotti Clementina, 2; Avv. Giovanni PerronS, 5; Amalift Bianchi Ferraris, 2; l-laria Emilia Tomasino, 5; Maria Boselli, 1l; Savant Agostino, 2; Brusa Catterina, 5 ;· August.a Montiglio, 3 ; Benedetti Frane<sco, 2 ; Famiglia Bigolini, O; Claret.ta lrene, 2; 'rerPsa Girardi, 6. Grugliasco : Bronzino I.uigi, 2; Marocco :I>Iaddalena, 2 ; Rigo Angela, 2 - Cuorgnè : Mar,zola Rosa, 5- Vercelli : Ferraro D. Domenico, 5- S. Stefano Belbo: Luisa Pistone, 2- Caramagna P. 'reol. Clen1ente Sorasio, 5; Quaglia Frap.cesoo, 5 . Alba: Coppa Rina, 2; D. v,n·aldi 'l'eobaldo, 2; Coppa Catterina, 2 - Gassino : Teresa Chiesa, l; N. Viglietti, 1l - Vigone : Buccinelli Clotilde, 2; N. N., 2 - Carignano : Longo Anna, 1- Venaria: Sorelle Rita è Maria ltfaffei, l - Cafasse: ltfaddalen o )\[aria, 2 - Stupinigi : Sanguinetti Nicola, l; ·Gia- <"into Buglione di Monale, l - Madonna di Campagna: Dentis Giovanni, 2 - Fiano : Bo i: la Maddalena, l - Stresa : 'l'adini Tommaso, 5 - Ottiglio Monferrato : Gribaudi SeYerina, 5 - Santena: Cavagliit Giovanni, 2 - Bosconero : N. N., 2-Settimo : Doha Anna, 5 - Pozzo Strada: Razzetti D. Benedetto, 5 - Nichelino : Peirani Michele, 5 - Villarfocchiardo : Rege Prassede in Viglietto, 15 - Agliè Canavese: Romano Carlo, -p. g. r., 10; Candida Silva, p. g. r., 5 - Vianza Vercellese: Marcone Fiorenza, p. g. r., 2 - Tesoriera : Cravesa,na D. Giovanni, 2. Langosco : Luisa Ceri, 0,50 - Baldissero T. : P. A., 10 - Luserna : Decanale Luigia, 2 - Sassi : Teol. JJorenzo Meana, curato, 5; Villata Pietr.o, 2 . Pont : Cravarezza Giuseppina, l • Valmacca : liiitl'chino ltiaddalena, 5- Ceresole d'Alba: Lany,ati Antonio, 2,50; Lan7.ati Maria, l - Bianzè: Gra- ~iani 'l'eresa, 2 - Paesana: Angiolina Muratori, 2. Mondovi : Superiom Istituto Baracco, 2 - Chivasso: Cena Angelo, 2 - Leynl : Castellazzo Maria, 5 - Barolo : Borgogno Giuseppe, 2 - Coazze : Peretti Luigia, 2 - Genova: Mignanego Maria, 3; Mal'ini l\la•·ia, 2 - Cascinette : D. Perino Ilattista, 2 - Villastellone : Dott. Ochetti Giuseppe, 3; Cenato Cutterina, 2 - Brusasco : Lombardi Olimpia, 3 -. Pinerolo : Ponzo Ermini&, 2 - Chiaverano : D. Luigi Valanzana, arciprete, 5 - Nervi : Crovetto Enrichetta, l - Borgomanero : Balsari Luigia, 2 - N o ne : Revial Catterina, 2 - Garessio : Sorelle Selvatico, 2- Venasca: lt!adale Emilia, maestra, 2. Torino: ·A. Chapusot, 5 ; E ster Carpignano; 2 ; N. N., l; Rossi Lnigia, 2; Saroglia Margherita, 3; Angel:t Filippone, 2; Jl[andrile Gionmn11, f?; G. C., 5; Luigi Giovanelli, 5; l!a1·cbisio 'l,ereSà, 5; Vergnano Lina, 2 ; Teresa Estella, 2; Famigli& ~facciotta,. 2 : Teresa Piglia ved. Gallo, 10 ; Alberto Dupraz, 5; R igat Teodolinda, 5; Abrate Faustina, riconoscente, 2; Crn·· letti Lodovica, 2; Istituto Garneri, 2; Catterina ·ver: dasi, 2; Emilia Pecco, 5; Rosa Oggeri Oddone, 2; Francesco avv. l'Iargara, 4; A. C., 1; Giacomino Gr. t· ardi , 2 ; Ponzone :M.aria, 5 ; Rastello Margherita, 2; Francesca Fusina e nipote, 5 ; Pranchini Giuseppe, 5; Barberis Celestino, l; Sarthana Enrico, 2; Lubatti Maria, 2; Mela Don1enica, 2; Vignola Pierina, 5; ltiorgando Adele, 2; Contessa Belmondo Caccia di Bellegarde, 5; N. Frauchini, 5; Rosso Giulia, 4 ; Paggi Clem...ntina, 2,50; Amateis Secondina, 2. Vtllate : D. Naretti, 2 - Cigliano : Sac. Antonio Peccom, 10 ~ Roma : Pietro Betta, 25; Colonna Arrigo, 5; Trive1·o Catterina, in ringraziamento, 2,50 ; P. Ajmoue Rovey, t3,25 • Scalenghe : Molinero Do--· menico, 20 - Rivoli : Religiose del S. Cno1·e, 2 - Castelnuovo Belbo: F"nny Rochetta Cavalli, 1l; Pertusati Giovannina, 3 - Andrate : D. Tos. ltfanrizio, p. g. r., 10 - Milano : Eugenia Vera, p. g. r., 10; Cane Agnesina, 2; Zanfrini Teresa, 2 - Ponzone : Un" person& riconoscente &Ila tanto c&ra Consolata per grazia ricevuta e per altre che sper&, 5- Aosta: )!'ilomena Baccigaluppi F&vre, 10- Garlasco : N. N., 0,50; Can<j.id& Amerio, 0,50 - Moasca: D. Penna ltiichele; 2 - Cherasco : N. N., 5 - Biella: Enric& Migliavacca, 2; E. M., 2,50 - Treviglio : Giuseppina Battistoni, 2 - S . Stefano Mare : Emilia e C&tterina Caviglia, 5 - Arborio : Picco Celestina, 2 - Dolceacqua : Maria Arrigo, 2 - Alba: Salice Costan za, p. g..r ., 5 - Ovada: Olga Grillo, 5- Ghislarengo : Cenna Maria Barone, l. Viareggio : Lucia Vischi, 5 - Noli Ligure: 'l'obia Giuseppina, 3 - C"-stèlnuovo Berardenga: Ugurgieri Edgardo, 5 - Lessona : Bambini e Suore dell'Asilo, B - Laglio : N. N., p. g. r., 9 - Sanfront: Cecilia e 'feresa l<'illia1 3 - Borgone : Cervrero Maria Elisabetta, 5 - In tra : Martina Imperatori, 2 - Vezza d'Alba: Gaja Anna, 2; Mellino :I>Inrgherita, 2; Fassino M., 1- Arma di Taggia : Maria Aymini Doyen, 1 - Serra S. Bruno: P . Guglielmo Ferroglio, 3 - Borgo Lavezzaro: Maria Fotttana, p. g. r., 2 - Caluso : V&irus Al).na, p. g. r., 5 - Vialfrè : Marco Domenico, 2- Vinadio : Rocchia C&tterina, 6,50 - Bellino : Richard Battista, 5 - Pecco: Torm1,a Giovanni, 2 - Calcia- .vacca: Una pia persona, 4 - Genova: Secondina Doyen, 3; Carlino Aprà, p. g. r., 1; Codevilla Cleoni ce Y. Moccagatta, 2,50; Picchio Lidia; 2 .. Tro· baso: Bettina Faracovi, 5 - Piacenza : Marchese Landi, 3 - Roccastrada: Lorenza Comporti, 5 - Zubiena: Claretta Canova Demarchi, ~ Torino: Casavecchia Carlo, off. mens., l ; Talice Giuseppina, off. mens., l; Camilla Sclopis ved. Borsotti, off. mens., l; Metilde Manzetti, off. mens., 2; Margherita De Giovanni, l; Bertolino Metilde, l; Gamba Teresa, off. n1.ens., 0,50 ; Bisone Luigia, off. mens., 0,50; Famiglia Bertino, off. mens., 1 ; Bertino Cristina, off. mens., 1; A. ~-, off. mens., 5; Laiolo Battista, off. mens., l; Dondana Giovanni, offerta mens., l ; Sorelle Mart-ina, off. mens., 2; N. N., off. melfS., 2; Am.parore Antonio, off. mens., 1; Ruffinatti

AmloiX - N~ ll Novembre 1907 ~r::~ SO.I.Vl.I.Vl.ARI O DffiEZIONE orti per i morti - Dalle Missioni della Consolata. in PIAZZA DELLA CONSOLATA - Le Missioni della Consolata all'Esposizione di Rivoli - ~ Africa: Lettere del P. Filippo Perlo - Statistica eloquente Cenni biografici del Venerabile Giuseppe Cafasso - Cronaca TORINO mensile del Santuario - Brevi relazioni di grazie - Indul- . Ofterte per le Missioni d.ella Consolata In Africa. t genze per novembre - Orario S. Funzioni per novembre - Necrologio. ~Qw·~--~--~~-~·~mmr~=mm~~~~~--~----~~~--~~~g~.-.-g ~ · preghiera, nel santo sacrificio, nei sa- I MORTI pER I MORTI l c.ramenti, nel generoso proposito di opere di carità trova i fiori mistici, i veri semprevivi ~he può, da mano a Et lux perpetua luceat eis... i mano, offrire ai cari perduti; trova un Tornano col novembre i giorni sacri vero tesoro di alleviamenti, di conforti, alla commemorazione dei morti. Nei di. liberazione che loro· gli è dato di paesi inciviliti e cattolici, sotto il cielo ministrare. smorto dell'autunno rinasce tutta una Et lux perpetua luceat eis l L'augurio primavera di fiori funerari: pio saluto, santo nel tempio del Dio della vita struggente carezza dei superstiti alle s'avvera per gli · estinti nel suo stesso spoglie innumeri chiuse in grandi e piccole bare. Onorando le salme bene- fede, fiamma di immortale speranza, dette. dal. rito della Chiesa, portanti in per cui solo il dolore si fa dolce e paseno il germe della risurrezione, eia- ziente · nell'attesa di un eterno riconscuno vive un istante nella illusione ~ giungimento. soavissima di rendere .ancora ai cari Ma - ahimè! - quanti superstiti anperduti gli antichi, famigliari uffici di · cora gemono sui loro defunti, come quei rispetto e d'amore. ~ che non hanno speranza! A quanti morti Ma il fiore è un simbolo caduco ancora son negati, non soltanto i fiori l'illusione è una parvenza fugace: il ed i suffragi, ma fin la pace delle tombe! cuore del credente vuole la realtà. E Nella remota terra d'Africa che i la cerca e la trova nel tempio. Qui esso - ~ missionari della Consolata stanno evansi sente a diretto contatto colle anime gelizzando, per un'orribile secolare sudilette già tornate a Dio; qui nella perstizione, · i moribondi son portati a

' 162 ~~ e o., so la t a spirare nei boschi, ed ivi ·i cadaveri rimangono abbandonati. Non una mano pia lor compone una bara, o almeno scava una fossa... La iena sazierà nelle misere carni l'ingorda SUl!- fame; stritolerà col dente acuto le povere ossa; e fors'e farà più lauto il festino della . belva immonda un tenero lattante, che un'usanza 13secrabile vuole abbandonato , sul seqo della madre a lui premorta... Oh, Signore onnipossente, .fino a quando tanta miseria, · t~nta cecità? Quando, intorno alle tombe delle nostre due valorose Suore missiònarie morte in Africa potranno, sotto l'ombra ospit~le dellfl. foresta, formarsi i plccoli camposanti cattolici? Gli operai evangelici lavorano seÒza risparmio di su~ori • e di forze, e l'ope,ra ·avanza sicura, benchè lenta, come tutte le grandi e difficili cose. Ma alla finale vittoria · su superstizioni millenarie, su usanze di- . venute coi secoli ·seconda natura di tutto un popolo, ancora accorreranno mezzi ingenti, per moltiplicarele schiere di generosi apostoli, di vergini forti; occorrerarino altre fatiche~ altre vite . offerte in olocausto... Oh, i nostri morti felici, dormienti sotto i fiori in terra consécrata; sovvenuti dalla ,divina carità che loro fa rapida scala al Cielo, non paiono implorare pietà pe'r gli infelici morti ç~.fri- . cani? Fu detto che gli estinti so n tristi _perchÈYpiù non possono operare. Orbene, una messa di suffragio, un'offerta affidat(!. in loro nome ai missionari non sarebbe quasi un chiamare i nostri diletti defunti all'aziÒne; un farli partecipare all'apostolato, alla distruzione di esecrabili superstiz.ioni ed usanze? Et lux perpetua luceat eis l Il fausto . augurio, la dolce preghiera cattolica voli in questo pio novembre dai nostri bei camposanti, dai nostri templi a lidi lontani, e sia voce santa d'amore che stringa nuovi vincoli .di carità uniyersale, che sui morti e sui vivi ·çhiami le divine consolazioqi. QQ~~~----~·~~-~--~~~~-.QO UN DÒPPIO FAVORE; ci farebbero tutti quelli che ci mandassero fln d'ora l'offerta per l'abbonamento al periodico pel 1907. Ciò ne facilita di molto il lavoro di registrazione e ne assicura la regolarità della spedizione del periodico. Per questo sarebbe anche conveniente che assieme all'offerta ci si mandasse l'indirizzo a stampa col quale ricevono il periodico. · sstri>•~ Dalle Missioni della Consolata in Africa =~= I 'missionari-della Consolata sogliono, per lettera, informare direttamente i benefattori delle circostanze in cui venne amministrato il battesimo, per cui questi hanno fattò -}a relativa offerta. Tra le diverse lettere scegliamo le seguenti che, per la viva potenza di descrizione, ci fan vedere in atto gli orrori della morte fra gli indigeni del Kikùiu, pur così miti, bùoni ed intelligenti quando non;si tratta delle loro superstizioni. Le lettere sono del P. Teol. Filippo Perlo, Superiore delle nostre Missioni in Africa, e furono dirette la prima ad ' una generosa famiglia che vuol conservare l'anonimo, l'altra al Rev.mo Canonico B. Giugapino del Capitolo Metropolitano torinese, cospicuo e costante benefattore ' delle medesime. Stazione della Madonna della Provvidenza·a Vambogo 19 Maggio 1907. Illustrissimi Signori, C*l . È ben giusto e doveroso che all'atto di ·grande generosità, con cui le LL. SS. vollero dimostrare il loro interessamento per l'opera (*) QU:està lettera fu spedita agli oblatori delle L. 10.0<'0 pubblicatè nel periodico di gennaio p. p.

}l! eof]SO{àta nostra e l'amore per questi infelici selvaggi, io risponda con . ringraziamenti vivissimi, anche a nome di tutti missionari e suore l mente su quelle anime elette cui ispira di cooperare all!l diffusione del suo Vangelo e (J alla salvezza di tante anime. Però oltre questo, sento ancora il dovere di dar loro un po' di ragguaglio sul come verrà impiegata laloro generosa offerta, la quale ha già. incomi~­ ciato a produrre i suoi frutti, e altri ancora copiosi ne andrà producendo. Alla Stazione della Madre dell'a Divina ~rovvidenza in V a m bo g o si abbisognava urgentemente di una più adatta casa per abitazione dei' missionari. Mentre studiav·amo sul come provvedervi, giunse in buon punto il sussidio generosissimo delle LL. SS., che ci permise di dar tosto prin-. cipio ai lavori, e siccome in località come queste ci dobbiamo sempre limitare allo strettamente necessario, non solo essi saranno presto finiti, ma fortunatamente non assorbiranno che parte della somma; il resto ci· servirà a coprire· 16' prime spese nella fondazione di unanuo- Un albero secolare attorniàto da liane e gettante le radici in due branche separate forma come un tunnel: lvi fu s~polta Suor Giordana morta nella Missione di Tùsu. Due catechisti più coraggiosi s'uniscono alle suore nelle preci di suffragio (da fot. del P. Filippo Perlo). va Missione in un centro popolatissimo, la .~ cui attuazione da tempo vagheggiamo e che ~ sarebbe una vera benedizione per quelle che lavorano in questa novella e così pro· mettente vigna del Signore. Ma i nostri ringraziamenti da soli ben poco varrebbero, se non fosse delle preghiere che li accompagnano per ottener loro tutte le grazie spirituali e 'materiali, che Iddio sparge abbondante- l triòù, le quali dovranno all~ 'LL. SS. questlj. insigne grazia. Queste sono le due .principali opere permesseci dalla loro generosità. Ma ancor altro. possiamo fare, e anche in altro ..

164 1.ll 8ortso1ata modo intendiamo dimostrar lor9 la nostra gratitudine: amministrando cioè, col loro nome il battesimo ~ parecchi angioletti, di cui alcuni già volati al Cielo. Anzi mi permettano che su due di questi battesimi, sol~ tanto ieri al}lministrati, io li intrattenga brevemente, per metter li anche a parte delle consolazioni che il missionario prova nel man- . .dare un' anima in Paradiso e salvare una vita, mentre, senza il soccorso dei benefattori, l'una e l'altra sareboersi indubbiamente perdute. - Ieri, sabato, le suore accompagnate dai. catechisti eran partite per la solita visita ai villaggi indigeni, per curarvi quegli ammàlati, che, troppo gr~ vi, sono ·impossibilitati a por- .tarsi all'ambulatorio della Missione, e per fare il catechismo alle donne e fanciulli. Il gruppo di villaggi che dovevan visitare giaceva sull'altra riva di un torrente, che d'ordinario passavano a mezzo di un albero gettato a traverso. Ma stavolta, giunti al ponticello, con gran dispiacere constatano che questo era sparito, portato via, per la pioggia. caduta nella notte, dalla corrente fattasi cosi impe· tuosa da interdire qualsiasi· a;l~ro modo di ·passaggio. Che fare? - Si sentono come ispirate ad indirizzarsi ad un altro gruppo di villaggi, per nulla compreso nel programma della loro visita, ma. che giacendo dalla stessa parte del fiume non ·presentava alcuna .difficoltà d'accesso. Non erano ancor trascorsi che pochi minuti, e bentosto s'accorsero che quanto allo sguardo umano era sembrato uno spiacevole contrat· tempo, non era che un misericordioso tratto della Provvidenza Divina. Difatti, poco di- , scosto dal sentiero che andavan percortendo scorgono una capanna indigena semidisfatta. Accorron subito là, ben conoscendo per esperienza che in simili casi si incontra sempre la persona che abitava la capanna o moribondaomorta; essendo costume degli indigeni ·portar quasi sempre fuori casa, in un boschetto i moribondi, quando ne è prossima la fine, affin,chè non rendano impuro H villaggio morendo in esso. Ma con S<:Jrpresa non trovan persona. Mentre girano lo sguardo qua e là1 per aver notizie, scorgono una vecchierella accoccolata al fuoco, cui d~mandano subito e vengono' a sapere che una giovane sposa, vicina ad esser madre, era caduta improvvisamente e gravemente ammalata, e perciò la si era già portata nel boschetto, giù in fondo alla'valle : e l@ indica loro con la màno. Le suore v'accorron subito, per trovare sul nudo e umido terreno la. poveretta giacente che par morta. Scuotono quel freddo corpo, e appena un flebile gemito indica che la poveretta vive ancora. Estraggono dalla cassetta di soccorso un cordiale, con cui la ria, · nimano alquanto, e vedendo poi che è proprio in pe_ricolo di morte, una delle suore, coadiuvata da un catechista, le va ricordando le, principali verità della fede, per poterle. am~ • ministrare il battesimo. Intanto l'altra suora si dà attorno a raccogliere fronde per formarle un meno insufficiente riparo alle pioggié torrenziali di questa stagione, chè i parenti, più per un'abituale indifferenza che per mal cuore, non si sognano neppure di convenie:.:t· temente provvedervi. Ma ecco, mentre tira via u.na bracciata di fogliame, la colpisce un va· gito: mezzo spaventata si china e fruga, e rinviene una neonata. ·La sposa morente era divenuta madre pochi momenti prima; e i parenti, perchè i gemiti della sua creatura non addolorassero di troppo la madre, impotente a prestarle le sue cure, l'avevan portata alquanto discosta 'nel bosco; dove alla morte della madre, secondo l'uso, la bambina sarebbe stata abbandonata: votate ambedue alla iena, che forse già stava guatando quella doppia preda. La suora avvolge subito la bambinetta nel suo grembiule a riscaldarla alquanto, e tutta contenta della sua scoperta fa ritorno presso la moribonda, che, come scossa da un' supremo istinto materno, tenta con atto dispe- ·rato e colle poche forze che ancor le restano, ·stringersi al seno, in un doloroso gruppo, quella sua povera creatura. Le suore la càl· mano, la consolano; ed è con gioia che essa apprende come la sua primogenita non sarà preda della iena, così viva, ma verrà accolta · e.allevata nel nostro orfan,otrofio.

- Riceve il battesimo col sorriso sulle labbra t nella •gioia della 'sua bambina e della sua anima.salva; e che altro nome più bello potevamo impo~le di quello di RosA? una rosa 165 suore partirono, portando questa alla Missione, dove fu tosto battezzata solennemente ed ebbe anch'essa il nome di RosA. Oggi stesso è portata all'orfanotrofio centrale, a godere tutt!:l .le cure di quelle buone suore, che l'alleveranno -anche .buona cristiana. Poco dopo dacchè la bambina era partita, ricevemmo l' aìlnunzio della· morte della madre ; la quale ora in Cielo adempirà al · suo dovere verso i· benefattori, grazie ai quali l'anima sua già gode una felicità eterna, e alla sua creatura fu, non solo risparmiata una morte orribile, ma concessa anche la sublime grazia'di divenire :figlia di Dio: Mi vogliano scusare, se, una parola dopo l'altra, mi sono alquanto dil ungà~o. Sento come un bisogno di dire loro tante cose per il gran bene che ci permettono dj fare, ma la discrezione mi impone di finire. Abbiano però l'assicurazione del~e nostre continue preghiere, e vogliano conservarci la loro benevolenza e l'interessamento all'opera nostra; cose ·tutte che ci dan corag- ' gio e modo di ben proseguire · nel lavoro di salvare questi milioni d'anime che ne circondano, e che sventuratamente - fino a questi anni non aveMissione della Madonna d'Oropa - La portatrice d'acqua- e~tro una zucca sulla schiena- pei bimbi dell'Orfanotrofio (da fot. del P. Filippo Perlo). van mai udito parlar di un· Dio e di un'anima da salvare. sbocciata per grazia divina al Paradiso, ·fra le spine di uno spasimo straziante, che le tormentava l'a!lima di madre, aggravandole i dolori di un'agonia che altrimenti sarebbe stata disperata. Dopo' alc':11ne altre parole di conforta, e ripetute assicurazioni che la bam- .bina la faremo realmente nostra figlia, le Rinnovando loro i più rispettosi ossequi , ho l~ onore di professarmi Delle LL. SS. Illustrissime . devotissimo e obbligatissimo · Padre .F. PERLO Supariare dalla Missioni dalla Consolata In Africa

166 Jj eoflSO(ata _ Altra lettera del P. Filippo Perlo al Reve· rendisslmo Can.co B;. Gluganino. Stazione della Madonna di Mondovi al Karema. 15 Giugno 1907. Rev.mo Signor Canonico, Qualcosa più di una fortuita combinazione mi successe pochi giorni fa, quando coll'ul- . timo corriere po13tale ricevevo da Torino la notizia di un nuovo atto della ben nota generosità di v. s. rn.ma e del suo interessamento per le nostre missioni; e nello stesso momento mi si annunciava che una donna kikùiu .era morta, lasciando un bambino, · destinato, in forza di certe superstizioni indigene, ad esser abbandonato preda vivente alla iena, insieme al cadavere della madre. Oh, esclamai subito, il padrino è proprio arrivato in tempo. E mentre si avvertivano due suore di portarsi presto al villaggio, che una buona vecchierella· di nascosto era ve:q.uta adindicarci, narrandoci il fatto della morte della madre e dell'abbandono del ba.mbino, al Padre missionario che le doveva accompagnare davo il nome di imporsi, nel caso lo si dovesse battezzar subito: il nome cioè di v. s. rn.ma, Il caso di dover battezzar subito bimbi ·non è infrequente sia perchè talvolta, causa le inveterate superstizioni di questa gente, il bambino non può essere portato alla missione e la prudenza consiglia, per evitare mali maggiori, di abbandonarlo alla sua sorte, oppure - il che succede più frequentemente - il bambino è in fin di vita;· non avendo potuto la madre negli ultimi giorni d'agonia quasi porgergli nut~imento. Il Padre con le due suore e un catechista partiron per il villaggio: uno di quelli n è freddi nè caldi, e lontano dalla missione una buona passeggiata. Vi arrivarono, ostentando la massima indifferenza, come capitativi a . .caso; ed è l'esperienza che ci insegna a re- .golarci in tal modo, poichè quando si tratta di cose..... funebri, le superstizioni create (lalla paura della morte son senza numero e delle più temute. Salutati gli astanti raccolti attorno ad un fuoco, e sedutisì anche. essi, si incominciò a parlar di tutto, meno ·di quel che importava di pi?, facendo anzi ben attenzione a non lasciar· trapelare menomamente che sapevano essèrvi in quella casa dei morti e'dei probabili moribòndi; e gli indigeni rispondon sullo stesso tono a tutto, ma senza mai accennare alla morta: chè se parlassero di tali cose 1 chissà quali terribili disgrazie capiterebbero loro e, di regola, di chi è passato all'altra vita non 'si pronuncia neppur piil il nome. Però siccome ad una conclusione si doveva pur venire, iJ Padre cominciò a tastare il terreno .un po' alla larga; ma quando si accenna a quel- ·l'affare li, son tutti muti: chè non vi è peggior sordo di chi non vuol intendere. Non re_- stando altro mezzo per saperne qua1cosa, si decide a domandar direttamente notizie di quella certa donna _malata di cui aveva sentito notizie giorni fa; e allora una vecchia, che sta rimestando chissà che cosa al foche· rello, risponde. con la maggior naturalezza del mondo: è guarita ed è già andata a lavorare il suo campo. I nostri incomincian a non più' capirne nulla e a seriamente dubitare se per caso non avessero sbagliato villaggio; tanto più quando tutti gli astanti prendono a confermare la notizia della guarigione ti- . rata fuori dalla. vecchia. Che 'fare? due parole di catechismo son la parte obbligata di ogni visita ai 'villaggi indigeni; e difatti mentre il Padre vi ~~:ttel}rle, e le suore, adunati a parte i fanéiulli, una insegna loro le preghiere e l'altra ne cura i piedini, quasi tutti piagati dalle infezioni di una specie di pulce, ben terribile per questi ne~i sempre sc~lzi, una delle fanciulline, chiaccherando con la suora che la medica, le fa le sue confidenze e le va spiegando che il suo piede le duple tanto, perchè la mamma se ne è andata. e nessuno ·più si prende cura di lei. Per la suora queste parole furono come.un raggio rivelatore: da una parola all'altra si fece condurre ad una di quelle capanne, la cui porta ben fermata era la prova più certa della veridicità di quanto la fanciullina aveva detto. Poichè quando la donna appartiene a un.à..famiglia 9-istinta., anzichè_ portarla a morir nel. bosco, come si pratica comunemente, 'la.si lascia invece nella propria ca-

.fll eo.,solata 167 panna. Dopo.morte, siccome qui il seppellì· tora ufficiale per tutti è la iena, affinchè questa possa adempire al suo ufficio, vien praticata una sufficiente apertura nella parete della capanna, dal lato opposto alla _porta, chiudendo poi questa in modo eia impedire che la iena, venendo a ricercare il cadavere,. passi attraverso i cortili del villaggio. · La suora, in preda ad un'ansia facilmente spiegabile, sforza la porta di graticcio ed entra quasi strisciandosi come in una tana. Fortunatamente la quasi assoluta oscurità che regna nelle capanne indigene era rotta da quel po' di luce che 'penetrava per l'apertura della iena; e la suora frammezzo alle _pietre annerite del focolare, in mezzo alla capanna, potè scorgere un corpicino raggomitolato e bocconi; e nel (\Olore appena .distinguibile dalle pietre. Rapida si china su . di esso, per dissipare subito l'atroce dubbio di trovarsi davanti a un cadavere. Ma con un fremito di gioia sente che un debole ca· lore pervade ancora quella creaturina, e un fioco gemito si sprigiona quando la solleva da · quelle ceneri. Il cadavere della mamma non c'era più, chè la iena se lo era dovuto portar via la notte antecedente; e alla suora là dentro nulla più restava· a.fare, che uscire .subito col bambino alla luce, per constatare in che stato si trovasse. Al suo ricomparire è accolta con un grido d'òrrore dagli astanti, la cui attenzione, quando s'accorsero che 'essa voleva penetrare in quella cap~nna della morte, s'era tutta rivolta là. Quel disputare la sua preda alla iena _produce in questi indigeni un indescrivÌbÙe terrore superstizioso: e rabbrividendo voltan la fa~cia -in fuori; qualcuno scappa via; i più, a bassa voce, vanno arzigogolando quel che ne voglia fare ; e parecchi conchiudono: questi bianchi come son matti! La suora fa un rapido esame sullo stato del poverino, caso mai sia necessario battez· zarlo subito; ma non le pare morente; più che tutto è sfatto dal lungo digiuno; ed ora che s~ essere la madre morta da tre giorni, pensa con compassione che per quel bambino affamato l'ultimo digiuno doveva esser stato preceduto da chi sa quali prolungate asti· nenze ed a9bandoni, durante la grave malattia della mamma. La faccia bèn poco aveva ancor d'umano: chè da quando la madre era spirata, nessuno era P.iù ent;rato nella capanna, e il poverino, dopo aver forse ricevuta una ultima disperata carezza, sentendosi in quel- 'l'abbandono·di morte, s'era staccato dal cadavere, che più non poteva ascoltare i suoi gemiti; e ciò facendo era rotolato sul focherello col visino sulle braci, fortunatamente semispente. Al dolore dell~ scottature aveva raspato con le manine cercando d'allontanarsi qu~i tizzoni -lo si vedeva dai carboni sparsi-; e poi era restato·cosi, fino al terzo · giorno; dapprima urlando, poi gemendo e infine no~ emettendo più che ad intervalÌi fiochi lamenti; mentre la iena veniva a ricercare e portarsi via la madre, e di fuori, fra 'le capanne del villaggio gli altri viventi fingevan df nulla udire - è la .consuetudine! -e tentavano di tutto dimenticare. La suora, come fan da noi le madri, lo ripulisce alquanto dalla cenere e' della terra con il suo fazzoletto e con la saliva, che altro .non c'era; e poi pensando esser meglio portarlo subito a casa, se si voleva salvarlo e guarirlo, avvolge quel corpicino nel suo grembiale, se lo stringe, per riscaldarlo, al cuore, e senza più nulla dire se ne parte, seguita tosto dalla sua consorella e dal catechista. Gli indigeni, qome terrorizzati, si limitano ad accompagnarla con lo· sguardo, ma nessuno si muove, nessuno parla. Il Padre resta ancor mi po' di tempo sedutO fra essi, tentando persuaderli che il bimbo sarà ben curato, e allevato come se ·fosse · nostro figlio; ma tutti seguitano a guardarlo con occhi sbarrati e bocca aperta, parendo loro troppo strane le cose éhe odono, tanto che 'qualcuno si domànda: chi sa per~hè si prende tanta cura di un « qoccone · della iena » ? I poveretti non capiscono ancora che in quel corpicino disfatto .vive un'anima: un'anima per cui .Gesù Cristo è morto, ma .alla quale, senza l'intervento del Padre, la morte di un Dio non avrèboe approfittato! Quando il missionario rientrava in casa, quel nudo corpicmo

... 12 e o f1 s o 1 a t-a _era già stato avvolto. in candide vestine; e siccome vi flra un certo qual pericolo di morte, fu battezzato subi"to nella chiesetta e impostogli il nome BARTOLo:t\mo GIUGANINO 1n seguito lo si medicò con cura speciale e _si tentò di nutricarlo con latte, ma dapprima nulla riteneva, e ci vollero parecchi giorni per poter riuscire ad, una regolare alimentazione. Anche la piaga alla faccia stentava · a guarire. Ma poi le cure materne delle buone ;uore ebbero il sopravvento sulla debolezza e sul male: in queste nature selvagge ogni piccola.cura ed attenzione è ben più efficacemente se.ntita, sicchè il bimbo dopo una settimana si poteva considerare fuori pericolo. Ora va rimettendosi a vista d'ocehio,'e con le manine nere fà · carezze comE) a ringraziare che gli s~a stata conservata la vita, e il sorriso _anima le sue labbruccie ancor ustionate, ·quasi senta essere un angioletto di Dio. Ecco ,perchè, Rev ,m o Sig. Canonico, ò voluto _subito èomunicarle la lieta novella. Alla soddisfazione che il suo cuore deve provare nel sapère quante anime si salvano, e quanto bene si può fare con le offerte di costì, io :introdurrei una nota stonata èoll'aggiungere _qualche mia qualsiasi1 parola di ringraziamento. Mi permetta tuttavia che anche in nome dei miei missionarii e suore io glie la ·dica: è un Bisogno del cuore; ed Ella l'ac-· cetti per quel poco che vale, nel pensiero che la vera mercede è il Signore che glie la darà. Voglia aver la bontà di sempre ricordarci _nelle sue preghiere, e continuare a .raccQ- • mandarci ai benefattori 1di costi, poichè Ell~ ben sa che la buona volontà nostra e il nostro lavoro abbisognano della grazia div~na e dei mezzi materiali per produrre buoni frutti. Accetti i più rispettosi ossequii del suo devotissimo obbligatissimo P. F. PERLO Missionario della Consolata. QQ~----~--~~~~~------~--~-00 .Chi -vu.ot :fare . una bella carità ai missionari; offra loro elemo~ sinaldi Messe. La Direzione del periodico le accetta con riconoscenza e:si fa premura di tra- ~le ai missionari. Per queste applicazioni clrliJ:esse l'Autorità ecclesiastic.!lo ha fissato la elentosina in L; 21,50, . Statistica eloquente., • Poche righe di ci.fre dicono talora più che non interi volumi. · Una recente statistica nota che' l'Inghil- ·terra in un solo anno ha dato 26'milioni di lire per le sue Missioni protestanti ; 3 ne. ha dati la Germania e 18 se ne sono raècolti negli Stati Uniti d'America. Vale a .dire che, in: un anno, 47 milfonisono stati messi a servizio dell'er,esia e della sua propagazione per il mondo. Ed i giornali delle Società Missionarie ancora si lagnano che -pochi sentano e compiano· 11 loro ·dovere di concorrerà a convertire é civìlizzare il mondo. Or non è molto, l'organo dell'inglese Church ·Missionary Society faceva ni.elanconicamente· ·n computo dei milioni iil più che la Gran Brettagna avrebbe · potuto dare a questo- -scopo, se ogni inglese agiato avesse concorso almen.O con una lira. All'incontro la: nostra principale associazione per le Missioni, l' opera della Propagazione della fede, raccogUe annualmente in tutto il mondo cattolico dai 6 ai 7 milioni di lire, vale a dire poco più della settima parte dei 47 mi~ioni dei protestanti. Il missionario cattolico quindi, oltre chfr coll'esiguità dei'mezzi materiali, deve lottare per contendere palmo a palmo ·le terre in-· • fedeli alla propaganda protèstante, invadente · come la gramigna. Nella sola Africa Orientale, dove si trova pure il campo apostolico dei missionari della Consolata, operano 14- -Società· protestanti inglesi, tedesche, svedesi ed americane, come risulta dalla Relazione _del P. Perio, già pubblicata su queste colonne. Malgrado tutto, i risultat~ ot~enuti dalle Missioni cattoliche, anche .sotto l'aspetto del- ' l'incivilimento-, sono incomparabilmente su-· periori a quelli 'delle Missioni protestanti, perchè il mission~rio ·cattolico ha per ·sè lo spirito, la forza e le promesse di Gesù Cristo. Ma perchè i buoni cattolici non cercano di duplicare e triplicare,. con qualche piccolo loro sacrificio, questi risultati.? Ah, non si avveri più quanto .il divin Redentore già lamentava: che i figli delle tenebre sienop~ù prudenti dei figliuoli della .luce ! ì ==~=

]li eortsola-ta 169 - • Le Missioni della Consolata 'all'ESPOSIZIONE di RIVOLI Quod ditfertur non aufertur dice un antico ·adagio, e noi dobbiamo invocarlo a scusare ·un ritardo notevole quanto involontario (porg v§lore le alte distinzioni aggiudicateci sarebbe ·altresì un defraudare i 'nostri missionari di un plauso che a loro soli spetta e di un prezioso incoraggiamento. Riconduciamo, dunque, per breve ora i ·:nostri lettori allo storico castello di Rivoli, che fu nello scorso anno sede della riuscitissima. Mostra delle Missioni della Consolata in Africa tato da imperiose esigenze del periodico),· (J~ Esposizione, ed attraverso alla Sezione delnel pubblicare un articolo riguardante la TArte Sacra.- ricca d'il!estimabili tesori parte presa dalle Missioni della Consolata -affrettiamoci alla sala destinata ad ospiall'Esposizione di Rivoli nel 1906. Fortuna- ·tare le singole mostre delle Missioni. tamente l'Esposizione che si va preparando ~- La notissima, soave imagine della Consoin Torino pel 1911, col progetto d'un re- lata, prima ancora che la grande scritta, riparto, per le Missioni Cattoliche, è venuta ·chiama l'attenzione dei visitatori sulla pa· a ridonare all'argomento una certa attualità, rete a destra.dell•entrata, faciente da sfondo e d'altronde il rinunziare affatto alla stampa l agli oggetti esposti dalle nostre Mission'i ··dell'articòlo; mentre potrebbe far supporre che -dell'Africa equatoriale. noi non avessimo apprezzate alloro giusto L' el~gante ampia vetrina., riprodotta a , r .

170 J1t eoflSO(ata destra della. fotografia. che ·qui riproduciamo (vedi incisione a pagina 169), raccliiude gli articoli·- per cosi dire -minuscoli e più delicati della mostra. Ecco in alto , sullo sfondo grigio seta, una. grandiosa corona da. rosario, composta. dei frutti duri e regolarissimi di un arboscello assai abbondante nelle regioni del Kénya. La. attorniano collane d'ornamento, quali rozze e pesanti in rame e ferro, quali gentili e selvaggiamente artistich~ in perline e cuoio, tra cui la collana di fidanzamento; e diversi modelli degli orecchini enormi che gli indigeni infiggono nel lobo inferiore del loro orecchio (preventivamente allungato in modo straordinario con attaccarvi pesanti sassi). Ve ne sono in avorio e ferro, con lunghe catenelle destinate a spiovere sulle spalle del gentiluomo kikùiu; ve ne sono in legno ed in sem· plice paglia di miglio, i quali costituiscono non piccola parte della toilette del basso popolo africano. Frammiste a collane ed orecchini, fan bella mostra le tabacchiere d'ogni ,genere : da ·. quelle in avori~ ed in corno, fino alle più umili incavate nel legno o formate con foglie di meliga di cui tutti, senza eccezione, fanno uso nel Kikùiu, godendosi le magnifiche piante di tabacco .sparse a profusione nel paese. Vengono quindi anelli e braccialetti di forme molteplici; giarrettiere -e gli indigeni van senza calze!-comuni e di parata, per le danze e per fugare le bestie feroci, che temono, dicesi, il tintinnio de_i minuscoli campanelli primitivi di quelle giarrettiere. Curiosissimo un rasoio kikùiu, consistente in un lungo chiodo appiattito per due terzi della sua lunghezza; esso ha un degno compagno nell'ago, che misura circa un decimetro e rappresenta. tutti gli ·strumenti della sartoria indigena. Ci sono poi ancora, fra cento altre cosette, il preistorico acciarino kikùiu; un elegante turcassino di cuoio in cui i giovani guerrieri portano le terribili freccia avvelenate, alcune delle quali si vedono lì accanto; e poi campioni di legno impenetrabile ai più duri chiodi, di minerali, di-l!lemi di cereali, legumi, cotone e ca:ffe: quest'ultimo e là ricchezza che gli europei dòmandano ora àl paese, sordo fin qui alle richiesté. dei cercatori d'oro. Allorquando l'occhio del · visi~tore, stanco di esaminare 13trani minuti oggetti, si staccava dalla vetrina, trovava, allato alla m~­ desima, curiosità non meno attraenti. Ed in prima una magnifica leonessa - un vero· gigante' della specie ---; uccisa da un ardito nostro missionario in presenza dell'ultima vittima uman~ fatta dalla terribile belva; ad essa formava un bel contrasto un mansueto e grosso montone dal pelo caprino e dall'enorme coda ripiena di cinque chili di grasso. Appesi alla parete di fronte si ammira· vano ceste, piatti in legno ed altri utensili indigeni; corna di rinoceronte, di antilopi, di bufalò ; pelli splendide di leopardo e di vari altri animali esotici, tra cui del preziosissimo Ngiùo (colubus guereza) la più bella e graziosa fra le scimie africane, che sgraziatamente va scomparendo e di cu,i perciò il governo inglese ha ora severaniente proibita la caccia. In alto spiccava un superbo e grandioso trofeo . di lance, spade, turcassi ed archi, coperti · in parte da un ampio scudo in pelle d'elefante e sormontati da un' elegante visiera formata da penne di struzzo nero: acconciatura che completa l'uni· forme dei guerrieri akikùiu in pieno assetto di battaglia, dando loro un aspetto oltre ogni dire selvaggio ed imponente. E per ·chiudere - come.vuole il breve spazio - l'affrettata. descrizione, tra cento altri oggetti, accenneremo soltanto al gigantesco, ombrello d.i · penne di struzzo, che si vedeva a destra del trofeo, il quale, di poco prezzo tra gli indigeni, sarebbe ambito ornamento del più ricco salotto. Gli oggetti esposti a Rivoli. erano parti -scelte dalle collezioni etnografiche, zoologiche, botaniche, ecc., ecc., che nell'Istituto della Consolata. per le Missioni estere in Torino già formano un piccolo museo che si .può visitare, ed e destinato ad ampliarsi rapidamente, quando dall'attuale insufficientis- . >

·12 e o '1 so l a t a 171 sima sua sede in Corso Duca di Genova 49, l'Istituto stesso potrà trasferirsi nell'ampio fabbricato per esso in costruzione alla B;.rriera di Francia, ed il cui più o meno sollecito compimento dipende dalla aspettata generosità di pii benefattori. Anche il disegnò ~d i piani di questo nuovo edifizio furono esposti a Rivoli, ottenendo l'approvazione di persone competentissime. Il gran pubqlico poi, colle ripetute visite, cogli animati commenti e colle informazioni richieste e gli elogi ·prodigati, mostrò d'interessarsi vivamente alla mostra delle nostre Missioni, . che per molti fu ·una gradita sorpresa ed una ·vera . rivelazione. La Giuria volle assegnarle oltre il Diploma d'onore, la Medaglia d'oro, il più alto ed ambito premio che potessero avere le fatiche dei missionari collezionisti, per cui la laboriosa .raccolta degli oggetti e la paziente loro preparazione e classificazione forma la 1'icreazione, in mezz_o alle continue e pesanti occupazioni dell' apostola.to. Ad essi, pertanto, trasmettendo le lodi e gli onori, volgiamo da .queste colonne un caldo ringraziamento al benemerito Comit~to Promotore della indimenticabile Esposizione rivolese , alla Giuria, a quanti concorsero alla felice riuscita della nostra mostra ed in ispecie allo zelante arciprete di Rivoli, Canonico Fornelli. Un pensiero di gratitudine vada pure agli intelligenti visFtatori, che mostrando di comprendere l'importanza e l'utilità delle Missioni fra gl'il).fedeli, non vorranno certo liI;llitarsi aa una sterile amm~razione per i pionieri della religione e della civiltà. Ricordiamo sempre a quei che ci portano offerte, la raccomandazione già fat.ta di volerei indicare ogni volta se esse sono pel Santuario oppure per le Missioni della Consolata in Africa. In mancanza di indicazioni saranno devolute alle Missioni. CENNI BIOGRAFICI dal lJ aqarabila Giuseppa Oafasso Segue CAPO YI. Il Rettore del Convitto Ecclesiastico. SOMMARIO: Gl'insuccessi di Don Begliati-I servi. Cure temporali-In Convitto si stava doppiamente bene - Tutto per Iddio! Ma se lo spirito di governo del Venerabile spiccò principalmente nelle·cure dirette da lui rivolte ai suoi alunni ed educandi, .esso sì dimostrò non meno eccellente in tutti gli altri rami che dovevano collimare alloro bene, per mezzo del buon andamento del Convitto. Assumendone la suprema direzione, egli aveva conservato nelle cariche da loro occupate alla morte del teologo Guala i superiori subalterni dell'istituto: tutti maggiori di lui in età, e taluni già in qualche modo rivestiti' di autorità quand' ~gl( era ancora semplice convittore. Chi ha qualche esperienza ·di inondo può di leggieri comprendere quali difficoltà ciò creasse al nuovo giovane rettore: tuttavia, senza punto mancare ad alcuno di riguardo, egli seppe. con santa fortezza superare non poche contraddizioni, ed esigere che ciascuno rimanesse al suo posto e compiesse il proprio ufficio. D. Begliati, pur cosi giusto estimatore del valore teologico del piccolo, dovette più volte meravigliarsi, e ·non sempre gradevolmente, sentendone la mano ferma in cose di amministrazione e di disciplina. Il brav'uomo che da assistente era diventato economo, s'era forse da principio immaginato di potere ·in certi argomenti esercitare una specie di tutoria sul Venerabile. Ma andò incontro. ad una serie di insuccessi. Dopo inutili tentativi fatti affinchè il rett~i-e, la cui salute andava visibilmente deperendo, si lasciasse servire un vitto speciale, e s' inducesse a prendere un po' di carne anche ~ei giorni di magro, D. Begliati, il quale sotto una scorza ruvida aveva un cuore eccellente, esclamava scoraggiato : D. Cafasso non è un uomo di questa terra! - Peggio rimase quando ere-

172 12· eo.,solata dette suo dovere di fare al rettore osservazioni per la vendita da lui fatta .di certe cascine, per impiegarne il ricavo in opere di beneficenza, e specialmente per aiutare D. Bosco a dare una stabile sede alla sua opera. Il Venerabile gli rispose asciutto asciutto: « So quello che devo fare, sécondo ~~ intenzioni del teologo Guala, .ed intendo eseguirlo». Narrando il fatto, il povero economo conchiudeva: A D. Cafasso non bisogna soffiare sotto il naso! Parimenti, in tutt'altro ramo d'impiegati del Convitto, il nuovo rettore seppe subito con mano sicura disciplinare i servi. Uno dei primi suoi atti di autorità fu il licenziare il ·cuoco, certo Demolinis, il quale pure era stato l'uomo di fiducia del teol. Guala, perchè egli, appunto approfittando della sua posizione ed anzianità, sperperava e spendeva -senza discrezione, favoriva abusi fra gli altri servi e. fomentava disordini colle sue chiacchere. Ciò non toglieva però che il Venerabile ·consultasse sempre nelle cose d'importanza e tenesse nel debito conto il parere dei su~ periori suoi subalterni, specie dello stesso D. Begliati, che oltre all'avere una vera competenza nel suo ufficio, era pure depositario di molte confidenze del teologo Guala relative al medesim~. Cosi non sdegnava punto di sottomettersi talora, in cose di loro spettanza, al consiglio dei servi, onorando anche di commissioni di fiducia quelli fra loro che ne erano meritevoli. Insomma, e quanti gli erano intorno ben lo sapevano, la linea direttrice della condotta del Venerabile come rettore, era unicamente di guidare il Convitto a raggiungere i fini altissimi per cui era stato istituito. E se a ciò gli conveniva usare talvolta un po' di severità, questa era . un'eccezione, mentre la regola era una carità ampia e profonda come il mare, soave e virile ad un tempo: ·sempre vigile, sempre uguale a · se stessa. Se come un s~ggio padre egli pre· tendeva da tutti i 'suoi dipendenti l'esatto compimento del dovere, come mà.dre .amorosa, li aiutava e sorreggeva in questo compito, non solo coi conforti morali, ma altresì coi materiali, provvedendo largamente alla con-. servazione della loro sanità ed al loro diuturno benessere. In mezzo alle immense ed importantissime sue occupazioni, il provvido rettore non lasciava d'invigilare personalmente sulla qualità dei cibi che venivano serviti ai suoi sacerdoti; sul riscaldamento, sulla ventilazione e sulla scrupolosa pulizia dei locali da essi abitati. I semplicemente indisposti erano tosto obbligati ad aversi speciali riguardi; i malati poi erano oggetto di premure 'che andavano fino al pagamento totale delle spese di medici e medicine, quando ve ne fosse bisogno. 'così pure la generosità sua sa- _peva con estrema delicatezza sopperire alla povertà di certi convittori, non solo coll'esonerarli in tutto od in parte dal pagamento della già modica pensione, ma provvedendoli perfino .di abiti o di libri. Non è quindi a stupire se in Convittotutti sentivano «di star bene moralmentee materialmente »; se « nessuno si lagnava del cibo, del regolamento, della scuola » ; se vivendo in un ambiente che ricord~;~ova quello , delle primitive cristianità per la mutua di- 'lezione, tutti i cuori si volgevano naturalmente a chi ne era il moderatore, e che coll'esempio della sua. santità ~giva quale divina calamita, tutti attirando al bene e · per esso a Dio. CAPO VII. II Rettore della chiesa· di S. Francesco d'Assisi. \ SOMMARIO : Rispetto del Venerabile per la casa di Dio - Suo zelo per la ristorazione pratica della sana. dottrina - Le· feste in S. Francesco - Accordo tra l'esteriorità e lo spirito q_el culto - Un Rettore che vede e provvede - n Venerabile e D. Ambrogip - A S. Francesco non ci fanno aspettare ! - Precieio:D.e d'orario e zelo di ministero - Conversione del calzolaio Barone·- La predicazione in S. Francesco - La Congregazione degli Artisti - n Venerabile, per superna illustrazione, predice un fatto futuro. La parte. di cenni biografici che stiamo esponendo mostra con edificante chiarezza il modo, con cui il Venerabile metteva in pratica ·una delle massime a 'lui·care e fami-· - gliari, cioè: che a ciascuna occupazione si

Ut eo.,sola_ta . 173 deve attendere come se si avesse quella sola. Cosi noi vedremo ora il réttore modello del Convitto Ecclesiastico, essere nel . tempo stesso il più solerte rettore della Chiesa di S. Francesco d'Assisi. Entrando nella medesima, durante il rettorato di D. Cafasso, vi si notava subito _quella nettezza che è il più elementare ed appariscente indizio - e m~nito insieme - di rispetto alla casa di Dio. Profondamente penetrato· di questo rispetto, il Venerabile _.voleva che la sua chiesa fosse due volt~ per settimana diligentemente spazzata, « sempre pulita in tutto e per tutto e specialmente nei suoi altari ». Nè reputava perditempo, e tanto mÈmo cosa disdicevole al suo grado, il sorvegliare al riguardo l'opera dei sacrestani, scoprendo col rapido e penetr~~:nte suo sguardo anche una· piccola ragnatela tra i candellieri o un sottile velo .di polvere sui banchi. «Una volta che· vide un po' di de- _posito in fondo alla pila dell'ac!:J_ua benedetta, narra al proposito il capo sagrestano _di S. Francesco, forse in una settimana in cui avendo molto altro da fare non l'avevo cambiata, il rettore mi fece notare la cosa _dicendomi: Hai forse intenzione di mante- _nervi_le rane? - E ancora: «Voleva che le tovaglie degli altari e per la comunione fossero pulite, ed a questo scopo raccomandava di far attenzione a non !asciarvi cadere le goccie dei cerini nell'accendere. ;Finite le messe, bisognava spolverarle e poi subito . coprirle ». Minuzia eloquentissime e commoventi, se si pensa alle molte e gravi occupazioni di colui che vi aveva il pensiero e l'occhio, e che possono dare la misura della cura gelosa con cui egli vegliava alla nettezza dei sacri vasi e lini. Ai tempi di D. Cafasso certi sedicenti filosofi, corifei dei giansenisti ed emissari della massoneria, ripetendo il ragionamento di Giuda, chiamavano lo splendore esterno del culto cattolico « lusso scandaloso, alie· nis~imo dal genio dell' Evangelio, la cui semplicità e spiritualità mal s'accorda colle pompe orientali» (Gioberti, nel Gesuita Moderno). Inoltre, residuo insidioso dell'idea di eretici novatori, - sanzionata nel con:· ciliabolo di Pistoia - di ridurre ad una sola per chiesa le messe quotidiane ed abolire, _per conseguenza, come inutili gli altari laterali, si era venuto menomando dei medesimi l'importanza e l'estimazione presso i fedeli. .Il Venerabile, grande ristoratore,della sana _dottrina, si adoperò per contro, non solo a conservare in buono stato gli altari laterali .di S. Francesco, ma ancora a restaurarli, abbellirli e promuovervi il culto dei titolari a cui avevali dedicati la pietà dei fondatori. Nel 1854, anno della dogmatica definizione, D. Cafasso fece decorare a nuovo l'altare _dell'Immacolata, celebrandone in seguito più solennemente la festa e zelando }'incremento d'una Compagnia eretta a tale altare. . Similmente operò per l'altare dell'Addolorata e per quello degli Angeli Custodi. In tutte le feste dei titolari di essi, andava a celebrare la messa ai vari altari; quasi ogni giorno poi si recava a pregare alquanto davanti ad uno di quelli dedicato alla Beata Vergine. Quanto al generale decoro della chiesa ed allo splendore da darsi alle solennità,' il nostro santo dottore, trattandone in conferenza, diceva ai suoi alunni: « Noi siamo _tanto materiali che abbiamo bisogno di queste esteriorità per pregar bene, e ne sentiamo l'effetto anche senza volerlo ». Esortavali quindi a procurare poi nelle loro chiese il massimo ornamento possibile« non imitando coloro che hanno la loro casa meglio addob· bata di quella del Signore». Per conto proprio, voleva che le funzioni quotidiane in S. Francesco fossero sempre decorose e, per quanto lo comportavano i mezzi, splendide, anzi splendidissime le feste, sia per numeroso clero, precisione e maestà di sacre cerimonie; come per copia di lumi, bellezza di sacri arredi e addobbi, e talora anche per buon accompagnam~nto in canto fermo od in mu- \ sica. Nota il già citato c~~opo sagrestano che D. Cafasso molto amava la musica nelle . funzioni solenni. « Purchè, diceva, sia ben cantata, ben cantata: il canto ben eseguito rapisce l'anima ed eccita alla divozione ».

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