Missioni Consolata - Novembre 1907

.fll eo.,solata 167 panna. Dopo.morte, siccome qui il seppellì· tora ufficiale per tutti è la iena, affinchè questa possa adempire al suo ufficio, vien praticata una sufficiente apertura nella parete della capanna, dal lato opposto alla _porta, chiudendo poi questa in modo eia impedire che la iena, venendo a ricercare il cadavere,. passi attraverso i cortili del villaggio. · La suora, in preda ad un'ansia facilmente spiegabile, sforza la porta di graticcio ed entra quasi strisciandosi come in una tana. Fortunatamente la quasi assoluta oscurità che regna nelle capanne indigene era rotta da quel po' di luce che 'penetrava per l'apertura della iena; e la suora frammezzo alle _pietre annerite del focolare, in mezzo alla capanna, potè scorgere un corpicino raggomitolato e bocconi; e nel (\Olore appena .distinguibile dalle pietre. Rapida si china su . di esso, per dissipare subito l'atroce dubbio di trovarsi davanti a un cadavere. Ma con un fremito di gioia sente che un debole ca· lore pervade ancora quella creaturina, e un fioco gemito si sprigiona quando la solleva da · quelle ceneri. Il cadavere della mamma non c'era più, chè la iena se lo era dovuto portar via la notte antecedente; e alla suora là dentro nulla più restava· a.fare, che uscire .subito col bambino alla luce, per constatare in che stato si trovasse. Al suo ricomparire è accolta con un grido d'òrrore dagli astanti, la cui attenzione, quando s'accorsero che 'essa voleva penetrare in quella cap~nna della morte, s'era tutta rivolta là. Quel disputare la sua preda alla iena _produce in questi indigeni un indescrivÌbÙe terrore superstizioso: e rabbrividendo voltan la fa~cia -in fuori; qualcuno scappa via; i più, a bassa voce, vanno arzigogolando quel che ne voglia fare ; e parecchi conchiudono: questi bianchi come son matti! La suora fa un rapido esame sullo stato del poverino, caso mai sia necessario battez· zarlo subito; ma non le pare morente; più che tutto è sfatto dal lungo digiuno; ed ora che s~ essere la madre morta da tre giorni, pensa con compassione che per quel bambino affamato l'ultimo digiuno doveva esser stato preceduto da chi sa quali prolungate asti· nenze ed a9bandoni, durante la grave malattia della mamma. La faccia bèn poco aveva ancor d'umano: chè da quando la madre era spirata, nessuno era P.iù ent;rato nella capanna, e il poverino, dopo aver forse ricevuta una ultima disperata carezza, sentendosi in quel- 'l'abbandono·di morte, s'era staccato dal cadavere, che più non poteva ascoltare i suoi gemiti; e ciò facendo era rotolato sul focherello col visino sulle braci, fortunatamente semispente. Al dolore dell~ scottature aveva raspato con le manine cercando d'allontanarsi qu~i tizzoni -lo si vedeva dai carboni sparsi-; e poi era restato·cosi, fino al terzo · giorno; dapprima urlando, poi gemendo e infine no~ emettendo più che ad intervalÌi fiochi lamenti; mentre la iena veniva a ricercare e portarsi via la madre, e di fuori, fra 'le capanne del villaggio gli altri viventi fingevan df nulla udire - è la .consuetudine! -e tentavano di tutto dimenticare. La suora, come fan da noi le madri, lo ripulisce alquanto dalla cenere e' della terra con il suo fazzoletto e con la saliva, che altro .non c'era; e poi pensando esser meglio portarlo subito a casa, se si voleva salvarlo e guarirlo, avvolge quel corpicino nel suo grembiale, se lo stringe, per riscaldarlo, al cuore, e senza più nulla dire se ne parte, seguita tosto dalla sua consorella e dal catechista. Gli indigeni, qome terrorizzati, si limitano ad accompagnarla con lo· sguardo, ma nessuno si muove, nessuno parla. Il Padre resta ancor mi po' di tempo sedutO fra essi, tentando persuaderli che il bimbo sarà ben curato, e allevato come se ·fosse · nostro figlio; ma tutti seguitano a guardarlo con occhi sbarrati e bocca aperta, parendo loro troppo strane le cose éhe odono, tanto che 'qualcuno si domànda: chi sa per~hè si prende tanta cura di un « qoccone · della iena » ? I poveretti non capiscono ancora che in quel corpicino disfatto .vive un'anima: un'anima per cui .Gesù Cristo è morto, ma .alla quale, senza l'intervento del Padre, la morte di un Dio non avrèboe approfittato! Quando il missionario rientrava in casa, quel nudo corpicmo

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