Ut eo.,sola_ta . 173 deve attendere come se si avesse quella sola. Cosi noi vedremo ora il réttore modello del Convitto Ecclesiastico, essere nel . tempo stesso il più solerte rettore della Chiesa di S. Francesco d'Assisi. Entrando nella medesima, durante il rettorato di D. Cafasso, vi si notava subito _quella nettezza che è il più elementare ed appariscente indizio - e m~nito insieme - di rispetto alla casa di Dio. Profondamente penetrato· di questo rispetto, il Venerabile _.voleva che la sua chiesa fosse due volt~ per settimana diligentemente spazzata, « sempre pulita in tutto e per tutto e specialmente nei suoi altari ». Nè reputava perditempo, e tanto mÈmo cosa disdicevole al suo grado, il sorvegliare al riguardo l'opera dei sacrestani, scoprendo col rapido e penetr~~:nte suo sguardo anche una· piccola ragnatela tra i candellieri o un sottile velo .di polvere sui banchi. «Una volta che· vide un po' di de- _posito in fondo alla pila dell'ac!:J_ua benedetta, narra al proposito il capo sagrestano _di S. Francesco, forse in una settimana in cui avendo molto altro da fare non l'avevo cambiata, il rettore mi fece notare la cosa _dicendomi: Hai forse intenzione di mante- _nervi_le rane? - E ancora: «Voleva che le tovaglie degli altari e per la comunione fossero pulite, ed a questo scopo raccomandava di far attenzione a non !asciarvi cadere le goccie dei cerini nell'accendere. ;Finite le messe, bisognava spolverarle e poi subito . coprirle ». Minuzia eloquentissime e commoventi, se si pensa alle molte e gravi occupazioni di colui che vi aveva il pensiero e l'occhio, e che possono dare la misura della cura gelosa con cui egli vegliava alla nettezza dei sacri vasi e lini. Ai tempi di D. Cafasso certi sedicenti filosofi, corifei dei giansenisti ed emissari della massoneria, ripetendo il ragionamento di Giuda, chiamavano lo splendore esterno del culto cattolico « lusso scandaloso, alie· nis~imo dal genio dell' Evangelio, la cui semplicità e spiritualità mal s'accorda colle pompe orientali» (Gioberti, nel Gesuita Moderno). Inoltre, residuo insidioso dell'idea di eretici novatori, - sanzionata nel con:· ciliabolo di Pistoia - di ridurre ad una sola per chiesa le messe quotidiane ed abolire, _per conseguenza, come inutili gli altari laterali, si era venuto menomando dei medesimi l'importanza e l'estimazione presso i fedeli. .Il Venerabile, grande ristoratore,della sana _dottrina, si adoperò per contro, non solo a conservare in buono stato gli altari laterali .di S. Francesco, ma ancora a restaurarli, abbellirli e promuovervi il culto dei titolari a cui avevali dedicati la pietà dei fondatori. Nel 1854, anno della dogmatica definizione, D. Cafasso fece decorare a nuovo l'altare _dell'Immacolata, celebrandone in seguito più solennemente la festa e zelando }'incremento d'una Compagnia eretta a tale altare. . Similmente operò per l'altare dell'Addolorata e per quello degli Angeli Custodi. In tutte le feste dei titolari di essi, andava a celebrare la messa ai vari altari; quasi ogni giorno poi si recava a pregare alquanto davanti ad uno di quelli dedicato alla Beata Vergine. Quanto al generale decoro della chiesa ed allo splendore da darsi alle solennità,' il nostro santo dottore, trattandone in conferenza, diceva ai suoi alunni: « Noi siamo _tanto materiali che abbiamo bisogno di queste esteriorità per pregar bene, e ne sentiamo l'effetto anche senza volerlo ». Esortavali quindi a procurare poi nelle loro chiese il massimo ornamento possibile« non imitando coloro che hanno la loro casa meglio addob· bata di quella del Signore». Per conto proprio, voleva che le funzioni quotidiane in S. Francesco fossero sempre decorose e, per quanto lo comportavano i mezzi, splendide, anzi splendidissime le feste, sia per numeroso clero, precisione e maestà di sacre cerimonie; come per copia di lumi, bellezza di sacri arredi e addobbi, e talora anche per buon accompagnam~nto in canto fermo od in mu- \ sica. Nota il già citato c~~opo sagrestano che D. Cafasso molto amava la musica nelle . funzioni solenni. « Purchè, diceva, sia ben cantata, ben cantata: il canto ben eseguito rapisce l'anima ed eccita alla divozione ».
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