Missioni Consolata - Novembre 1907

172 12· eo.,solata dette suo dovere di fare al rettore osservazioni per la vendita da lui fatta .di certe cascine, per impiegarne il ricavo in opere di beneficenza, e specialmente per aiutare D. Bosco a dare una stabile sede alla sua opera. Il Venerabile gli rispose asciutto asciutto: « So quello che devo fare, sécondo ~~ intenzioni del teologo Guala, .ed intendo eseguirlo». Narrando il fatto, il povero economo conchiudeva: A D. Cafasso non bisogna soffiare sotto il naso! Parimenti, in tutt'altro ramo d'impiegati del Convitto, il nuovo rettore seppe subito con mano sicura disciplinare i servi. Uno dei primi suoi atti di autorità fu il licenziare il ·cuoco, certo Demolinis, il quale pure era stato l'uomo di fiducia del teol. Guala, perchè egli, appunto approfittando della sua posizione ed anzianità, sperperava e spendeva -senza discrezione, favoriva abusi fra gli altri servi e. fomentava disordini colle sue chiacchere. Ciò non toglieva però che il Venerabile ·consultasse sempre nelle cose d'importanza e tenesse nel debito conto il parere dei su~ periori suoi subalterni, specie dello stesso D. Begliati, che oltre all'avere una vera competenza nel suo ufficio, era pure depositario di molte confidenze del teologo Guala relative al medesim~. Cosi non sdegnava punto di sottomettersi talora, in cose di loro spettanza, al consiglio dei servi, onorando anche di commissioni di fiducia quelli fra loro che ne erano meritevoli. Insomma, e quanti gli erano intorno ben lo sapevano, la linea direttrice della condotta del Venerabile come rettore, era unicamente di guidare il Convitto a raggiungere i fini altissimi per cui era stato istituito. E se a ciò gli conveniva usare talvolta un po' di severità, questa era . un'eccezione, mentre la regola era una carità ampia e profonda come il mare, soave e virile ad un tempo: ·sempre vigile, sempre uguale a · se stessa. Se come un s~ggio padre egli pre· tendeva da tutti i 'suoi dipendenti l'esatto compimento del dovere, come mà.dre .amorosa, li aiutava e sorreggeva in questo compito, non solo coi conforti morali, ma altresì coi materiali, provvedendo largamente alla con-. servazione della loro sanità ed al loro diuturno benessere. In mezzo alle immense ed importantissime sue occupazioni, il provvido rettore non lasciava d'invigilare personalmente sulla qualità dei cibi che venivano serviti ai suoi sacerdoti; sul riscaldamento, sulla ventilazione e sulla scrupolosa pulizia dei locali da essi abitati. I semplicemente indisposti erano tosto obbligati ad aversi speciali riguardi; i malati poi erano oggetto di premure 'che andavano fino al pagamento totale delle spese di medici e medicine, quando ve ne fosse bisogno. 'così pure la generosità sua sa- _peva con estrema delicatezza sopperire alla povertà di certi convittori, non solo coll'esonerarli in tutto od in parte dal pagamento della già modica pensione, ma provvedendoli perfino .di abiti o di libri. Non è quindi a stupire se in Convittotutti sentivano «di star bene moralmentee materialmente »; se « nessuno si lagnava del cibo, del regolamento, della scuola » ; se vivendo in un ambiente che ricord~;~ova quello , delle primitive cristianità per la mutua di- 'lezione, tutti i cuori si volgevano naturalmente a chi ne era il moderatore, e che coll'esempio della sua. santità ~giva quale divina calamita, tutti attirando al bene e · per esso a Dio. CAPO VII. II Rettore della chiesa· di S. Francesco d'Assisi. \ SOMMARIO : Rispetto del Venerabile per la casa di Dio - Suo zelo per la ristorazione pratica della sana. dottrina - Le· feste in S. Francesco - Accordo tra l'esteriorità e lo spirito q_el culto - Un Rettore che vede e provvede - n Venerabile e D. Ambrogip - A S. Francesco non ci fanno aspettare ! - Precieio:D.e d'orario e zelo di ministero - Conversione del calzolaio Barone·- La predicazione in S. Francesco - La Congregazione degli Artisti - n Venerabile, per superna illustrazione, predice un fatto futuro. La parte. di cenni biografici che stiamo esponendo mostra con edificante chiarezza il modo, con cui il Venerabile metteva in pratica ·una delle massime a 'lui·care e fami-· - gliari, cioè: che a ciascuna occupazione si

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