Missioni Consolata - Settembre/Ottobre 1907

~u~~ ~... '0000<!: 8 ~.=::0~4~~ AUGUSTA:: TAURINORUM , ~ . . ,' • CONSOLATRIX ET PATR.ONA ~ ·_~v~~J~ ..... ~ .. ~ - . "" ESCE.,. ' A-..L ~J,P:'CIPIO DEL MESE . . ,. ~· · TELEFONO INTERPROVINCIALE N. 22·77 . s C: ~c-J~'ìj /'t ~ l J ' ·'' /

OFF~RTE per le MISSIONI della CONSOLATA IN AFRICA E PER ABBONAMENTO AL PERIODICO - Torino: Marchesa Centurione, off. mene., l; Pozzetti Margherita, off. mens., l; Famiglia Cappello, off. mens., l; Casavecchia Carlo, off. mens., l; Talice Giuseppina, off. mens., l; Camilla Sclopis ved. Borsotti, off. mena., 1; Mati!de Manzetti, off. mena., 2; Margherita De Giovanni, off. mens., l; Bertolino l!etilde, off. mens., l; Gamba Teresa, off. ,mena., 0,50; Luigia Bisone, off. mens., 0,50; Famiglia Bertino, l; Bertino Cristina, off. mens·., l; Laiolo Battista, off. mens., l; Dondanr. Giovanni, off. mens., l; N. N., off. mens., 2; Amparore Antonio, off. mens., l; Ruffinatti Leonilda, off. mena., l; Cappello Antonio, off. mens., l; G. M. A., off. mena., .l; Giorgetti Catterina madre e figlia, off. mens., l; E. V., ofl'. mens., l; Dedonatis Domenico, off. mens., l; Banzi Giulia, off. mena., 0,50; Gianoli Rosa, Qff. mens., l; Calleri Pittavino Maddalena, off. mens., l; D. C., off. mens., 1,25; T. B., off. mena., 1; Giusio Giovanni, off. mens.. 2, Cerrina U:onf'errato: Bollo Eugenio, 10 - Savigliano: Enrichetta Morando, implorrmdo grazia, lO - Locana: Giacchino, l - Pinerolo: Arena Luigia, 2 - S. Raffaele ; Beltramo Ginseppe, l - Cavatore: D. Carlo Stanga, Parroco, 3 - Cavai- - lerntaggiore: F. C., 5 - Saluzzo: Perotti Giovanni, 2,50; Renò Carlotta, 3 - Poirino: Dellavalle Agnese, 5- Chieri: Collo Margherita, 2- None : Pittavino Maddalena, l - Gattinara: Colombo Lodovico, 5 - Printeglio: Contessa Elvira Radicati, 2 - Cherasco: Borano Teresa, 5 - Cuorgnè: Uberto Domitilla, 2; Astrna Rosa., l - Noasca: Gior· dani Aurelia, 2- Moasca: Poglio Maria, 0,50- Druent: Bricco Antonio, 2- Orbassano: Rosalia Giustetti, oggetti d'oro- Saluggia: Armanno Isabella, 5 - Calif'ornia: Maccone Domenica, 5 - Bosconero: Teol. Giuseppe Re, 2,50 - Fobello: M. R., 5 - Cortanzone d'Asti: Pettiti D. Eugeni~, o. Collegno: Perardi Paolina, 4- Riva di Chieri: Agnese N., 2; Piovani Giovanni, 5- Montanaro: Bretto Margherita, 2 - Rivera: Suppo Maria, l - - Genova: Suor }!aria Crocifissa Ferrando, 2,50 - Rondissone: Squinobal Teresa, 5 - Barge: Ca, rosso Teresa, 3 - Buriasco: Reinaudo Giuseppe, 5 - ·carantagna P. : Lotteri Maria, 3 - Frossasco : Santiano Pietro, 2- s. Antbrogio : Martini Letizia, 10 - Castelnuovo d'Asti: Filipello Spirito, 2 - Oleggio: Dott. Alberto Minoli, 5 • Cavour : Pittavino Giacomo, 2- Villanuova: N. N:, 5- Valdellato:rre: Pacchiardo Bartolomeo, p. g. r., :; - Lavriano: Giaconielli Maria, 2 - Col. Pilar: Antonio Balangione, 12; Martini Andrea, 10- Porte: Regina. Dematteis, 6, più un oggetto d'oro - Monchiero: Bergamino Teresa, 1 - Vigone : Be~sone Sebastiano, 5 - Strona: Albina Tarello, 10 - Villarbasse: N. N., 3- Baraccone: Negro Erminia, 2,50 - Bra: Vittoria Conterno ved. Tross11>rello, 2. Torino: Teresa Carolina Manzo, lO; Delgrosso JJuigi, 25; Baronessa. Vrova, lO; Sorisio Maria, 10; Ricchferi Giuseppe, lO; C. Z., 15; Francesca Tadini Verzaldi, 10 ; Casalini J.Iaddalena, 10; Braggi Angelina, 2; Maria Quaranta, 2; L. E. D., 5; Garneri Felicita, il; Martini Francesco, 2; Sorelle Tosi, 2; Comm. Antonio Tabasso, 2; Maria Valsania, 5; Pacotti Maria, 2; Famiglia Rossi, 2; Vittoria Copasso Cottolengo, 2; Camilla Borot, 2; Cravatta di Villanovetta, 5; P. P., il,50; Ida Provana, 2; Moretta Ernesta, 2; N. Menoc- • chio, in ringmziamento, 10; Angiolina Andreis Trombettn., 2,50; Adele Delgrosso Andreis, 2,50; . Prandi C11>ròlina, 2; Pia Domenico, 2; Viano Luigia, 2; Scnravelli Vincenzo, 3; Nina Gabotto, 2; Famiglia Busatto, 2·; Clara Della Chiesa Vivalda, 5; Alfonso Della Chiesa, 2; Bruno Stefano, 2; Rosina Mondetti·, 2: Prof. Bettazzi, 2; Agnese Burzio, 2; Alessina Podio, 3; Famiglia llfacciotta, 5; Gallerì Chiara, 5. Est Pascanas: Antonio Gili e Ferrero Pietro per promessa fatta, lO - Genova : D. Francesco Gavotti, 2- Alessandria: Ferrari di Castelnuovo Cav.· Paolo, 3 - Tigliole: Vittol·ia Musso, 2- Bologna: Max, Barbieri, 5 - Col. P lantontesa : J osè :r.Inrchetti, 3,50- Ancona: Avv. Felice Simeoni, 3:3 - Bene Lario: Suore Insegnanti, 5- Busano: Mari. . J\Iarchetti, 5 - Piazzola: Picecco Lncin., 1,85; Bevilacqua._Maria, 1,85; Be,·ila.cqua Lucin, 1,8.); Zanini Maria, 1,85- Strantbino: N. N., 5- Ghisl;uengo: Cenna Maria Barone, l - Genova: Nobile Ernesto Murialdo, 5 - Castiglione Ossola: Paik\ Pietro, 2; Bron7.ini Catterina, 1- Rivara Canavese: Giovannini Lucia. 2 - Boves: I bambini Luisa e Albino Milano, p. g. r., l- Palermo: Comm. Ernesto Binetti, iò- Groppello Cairoli: Assietti Giacint~ 5 - Stroppo: D. Chiaffredo Leinardi, 5 -S. Gerntain :·D. Giuseppe Dupont, 3-Bozzole: Uhertone Marcellina, 2,50 - Paesana: Bian·co Emilia, 2,50. Fossano: Costanza Como Dagna Sabina, 2 - Gerenzano: Borghi Giuseppina, 2- Torre Pellice: Sorelle Alessio, 5 - Serra: Mulattieri Pietro, 5 ·• Colonia S. Teresa' Nattino Bartolomeo, p. g., r., 2,65- s. Stef'ano di Valdobbiadene: Favero Fran~esca, 2; Menegazzi Cav. Antonio, Ilo- Villanova Mondovi: Fenoglio Giuseppe. 3; D. Giuseppe Garelli, 2 - Caraglio: Cornelio Battistin'}, 20 -Udine: N. N., per ottene~e r~a, 5; Fabro '}Iaria, 2 - Fori Wllliant: Lucia Milani in Tiboni, 4,60 - Ceppontorelli: Tabachi Rosalia, 3 - Fontarco: Giovanola Vincenzo, 2,50- Roma: Giuseppina Pala7.7.o, 2 - Fontanetto P o: Lucia Stnrola Caula, ,1- Piscina [ Suor Maria Odilia, 5- Sa·vona: Gabriella Vassallo, 2,50- Cavour: llfasselli 1\!argherita, 2; Boaglio G . .B., 5- Lignana: Raviz7.a Frau-. cascO, per ringraziamento, 2 ·Ghislarengo: Cenna D. Giovanni, 2; Cenna Barone Maria, 2; Bazzotto Foresto Margherita, 2; Manzino Foresto Maria, 2; Boneschi Boz7.otto :r.faria, 2- Ospedaletti: N. N., 5 - Settinto Vittone : D. Boggio Giuseppe, 2; Torretta Domenico, 2 - Petritoli: Suor Maria Gi_useppina, 2,50 - Villaf'ranca d'Asti: Berra Adele, 2. · Torino: R. A., 1; Coniugi Rosso Antonio ed Elvira, 2; Ba-rberis Simone, 6; Rugiu Ricci Edoardo, 2; Rosa Slatr.i, 2; Sorelle Cavassa, 2; Maria Teresa, 5; Ravinale Agnese, 3; Torretta Giovanni, 1; Teol. Giacomo Bersano, il: Famiglia Galvagno, 5; Boretti Giovanni, 8; Tempo Antonio, 2; Buscalione Marianna, 3; Zerboglio, 5; Gnglielminc:>, 2; Ballarino Francesco, 5; F. C., p. g. r., 2,50; Ruffino Adriano Teress, 2; Prof. Giovanni Bechis, 5; Chiantore Anna, 2; Giuseppina Pantassi, 5; Tos Maddalena, 2; Bocca Carlo, 2; Alberto d'Entreves, 5; Felicina Pavesio Ciravegna, 5; Annetta Ghersi. 8; Nigra Margherita, 5; Ellena Teobaldo, 5; Licinia Gavotti Stroppa, 2; Ricchieri Adele, 7,50; Berardi Banchio Maria. 2; Varetto Maria,

@~nsoiata PERIODIOO - RELIGIOSO MENSILE DIREZIONE PIÀZZA .DEllA CONSOlATA TORINO SOMMARIO - Dalle Missioni della Consolata In Atrloa • Un pilone .alla Consolata a 4600 metri sul mare: Motivi di una ascensione alpina in Africa • Preparativi e partenlla i Giornata prima i Giornata seconda i Giornata terza· La gt"ande giornat~ n ritorno- Il beato Sebastiano Vaifrè nell'aa· sedio di '.l'orino- Una nuova campana per le MiSBioni della Consolata - La Madonna di Varallo in Africa- Cenni bio· grafici del Ven, GiuseppeCafaSBo- Cronaca meneile del San· tuario - Brevi relazioni di grazie- IndulgenJJe per settembre e ottobre- Orario S. Funzioni per settembre e ottobre. Offerte per le Missioni della Consolata In A.lrlca. D,alle. MissiOfli della eoflSOlata tn ]=\frica \ ==~====~==-===-- Il risveglio di pietà religiosa che segnò ~ . il princ 1 ipido 'ddi qffiUesto s~colo X~, ebbe . una sp en 1 a · a 9rmazwne nel monumenti innalzati in tutto il mondo sui monti al Salvatore ed a Maria Santissima.~· Rievocante le più sublimi tradizioni cristiane, profondamente pia e geniale, l'idea di porre sulle vette più dominanti segnacoli perenni di fede e di preghiera trovò favore specialissimo in Italia, la terra classica del Pontificato e della poesia. , Nessuna meraviglia,' pertanto, se i missionari della Consolata, seco portando sulla lontana terra straniera i più eletti ricordi della patria,'_si sentissero anch'essi mossi a consecrare la più alta ~ punta a loro accessibile con un piccolo monumento a Colei nel cui nome e sotto- . i cui auspici s'erano mossi a C<)llquistare t a · Gesù Redentore una porzione dell'Afri_ça. . Del collocamento di un pilone alla Consolata sul monte Kinangòp, il più elevato della catena dell'Aberdare nell'Africa equatoriale, parlano appunto le pagine che, colle relativ~ illustrazioni, qui seguono e che siamo certi saranno sotto più aspetti gradite ai nostri lettori. =y== Un Pilone alla Consolata a 4900 metri sul mara NELL'AFRICA EQUATORIALE Motivi di un'ascensione alpina in Africa · (Introduzione del P. Filippo Perlo). SOMMARIO: La montagna delle pioggieAstronomia e metereologia t'ndigena - Una ' oasi nel deserto - Il Kinang(Jp ed i monsoni - Il Nilo 'in miniatura - La natura sèlvaggia e la civiltà di ~ronte - Scene e quadri di montagna - I pie111onteBi e le Alpi - Un'idea elle ~a trafJoeear<J la fJilaneia - I . monumenti religiosi BUi monti - Care reminiBeenlte d'Italia- La Consolata troneggiert) Brtl Kinang()p. Il Ruwenzori,· or non è molto· costretto a sottomettere le sue vergini e ribelli vette all'in;tpressione di orma i~alica, è detto il Re

130 del'le 'nuvole, perchè ha per gran parte dell'anno il capo avvolto nel fitto velo di nebbia, . che "le sue nevi.perpetue -ed i grandi ghiac- . ciai nelÌ' umida atmosfera equatoriale gli creano inces'santemente attorno, quantunque furiose bufere tentino strapparglielo con infatigata costanza. Il Kinangòp - apparta: nente esso pure alla sèrie dei giganti disseminati sùll'altipiano centr~le dell'Africa ....,.. ma piu di quello, negli effetti, Re del Kikùiu, '· è invece chiamato.la Montagna delle pioggie dai•neri che ne ab~tano 'i poderosi contrafforti,,ne su bis~_no le,ire ed. i capricci .e ne . godono i salutari influssi. ' . Gli ~'ntichi si.' raffiguravano Eolo affacendatO "itellà 'suà ca.verna a scatenare ed i'uibri~Jiare, i ven~i, come in altre cav~rne i Cir:lopi j~tenti a so~ar fuoco ~elle forgia di Vulcan~. I . no~tri indigeni che in fatto ,di astronomia se n'.intendono tanto da affermare che il soìe'tramo'ntia l11. sera nel fiume maggiore e, discendendo ·per le acque di esso va poi, con vece' assidua, ogni mattino a risorgere alle sue foci; in metereologia non conoscono parimenti l'origine del vento e, a lororgiudiiio, il sereno è formato da: una specie ' di•nuvole differenti da quelle bianche a g·rigie; È naturale, pertanto,• che essi vedendo sempre formarsi·attorno al Kinangòp le nubi · teni.poràlesche, ·pongano lassù sulle sue ine~ splorate vette .]a fabbrica delle pioggia le -quali, rispetto al paese, _crescono in proporzione geometrica quanto pili lè varie zone di #questo si avvicin_anò alla ~rl}nde montagna. Si che se nella' stappa, già quasi fuori della sua influenza, la caduta delle _pioggia nell'anno non raggiunge i 12 èentimetri,. alla nostra Stazione·industriale<che ne è ai piedi (vedi carta geografica in copertina), sorpassa i tre ~etri e mezzo: un cinque volte tanto la; media del Piemonte. Per fortuna che quandò le nubi si s~aricano sù queste alte zone vi c{ si mjltton d'impegno, versando a furia e~ite-· ratte d'acqua; poi se ne vanno, come ~e fra · tutti i punti del paese non avessero pioggia' che per questo e _su di esso·l'abbiano vers~ta tutta. Se cosi non fosse, tre metri e mezzo d'acquerugiola cheta cheta, come le pioggia prim_averili o aut\{nnali del Piemonte, n.òn si ·potrebbero·'smaltire nelle 8760 ore dell'anno.. · Per gli indigeni tutte le nqtizie storiche, geologiche e topograficlle sul Kinangòp si · compendiano in quella loro denomina,.zione di Montagna delle pioggie. Più ih rà non vanno, ·come fin lass'ù non vanno e~ssì mai. ·In fondo ·però tale denominazione ~'come àccade della maggior parte'delle più'diffùse credenze popolari - è razionale. Infàtti,. il ·Kikùiu deve dir grazie a qùel :facitore di pioggia, se non è un deserto, ma·bensi un'oasi · splendida incastonata nel deserto: ·oasi da. cui una popolazione densissima trae non solo·.· da sostentare se stessa, ma da-provvedere a tutte le tribù circonvicine, promèttendo di divenire col tempo il granaio dell'Africa ··equatoriale inglese. . Da saggio re desideroso della 'prosperità del suo stato, il Kinangòp dopo aver pro- • .dotte le pioggia, si èura inoltre di immagaz- · · zinarle,· per ·qis_tribuirle poi con parsimonia nei cento e' più~ 'fiùmicelli che si dipartono dai suoi piedi e s'irradiano per il paese, ritornando poi a raccogliersi insieme, dopo aver adempiuto il·loro ufficio, come una squadra di· esploratori in guerra, che •si: sparpagliano ,ad esaminare il territorio. tl si ritrovano poi tutti al'luogo fisso di appuntamento. È pregio e pretesa della civiltà 'non con··. ·tentarsi di accettare i fatti, ma· di volerne ricercare le cause e le origini, arèhitettando · ipotesi e fotmando teorie che li quadrino;·· non è perciò un··mistero per noi il perenne addensarsi di nuvole attorno alle gole roe-. ciose del nostro colosso africano ed il gran ·diluviare che ne risulta. · La forza motrice, per cosi dire, di questo· fenomeno sono i .monsoni, venti regolari che,.come tutti"sann.o, ·nell'Oceano Indiano dall'aprile all'ottobre spirano da est ad ovest, ed in .senso contrario nei restanti mesi dell'anno, dopo una sosta di perfetta calma fra l'uno e l'altro periodo. I monsoni giungonç dal mare carjchi di vapori acquei. i quali non v'è pericolo che ··si condensino nell'attraversare le interminabili steppe costiere f;lurriscaldate da un sole equatoriale, e ciò per -la legge. fisica che il

-punto di saturazione dell'aria va innalzan- .d<>Bi col oFescere. della temperatura. 'ìn questi trllitti .peroiil abbiamo' dei des~rti, attraverso i .quali lè ·carovane delfuonò percorrère talvoHa ~n •mesetto s~nza incontrare un ·èorsò" .cl:'aoqua, e ei.nque o sei giorni sériza· ·po~ér neppur.é, scavando nel ·terreno, incontrarne ,goccia. Ma prima che qu.esto deserto finisca, · ' . .... .l 13! Vien da..sè che, a causa di tali ostacoli, Ì'atmoiifera raffreddat~ condensi parte del suo vapore, è ·la pàrte condensata · esse~ do' proporzionale, .non sol~ alla estrema .differenza di temperatura, ma altresì alla quantità di vap~re in èssa .conte~uto, si producimo queglì acquazzoni 'da 'diluvio univers~Ie, l quali . fanno pro~vista d'acqua 'sia per 'l . Lo stato·maggiore della nostra carovana: l e 2, cacciatori d'elefanti (il primo tiene in mano il turcasso contenente le freccia avvelenate); 3 e 4, guide.; 5, Ngonge, capo carovana, l'uomo di fiducia del Superiore (vedi pag. 134). un'immensllo sollevazione di terreno - pro- IJ dotta nei tempi primitivi da chi sa quali ~ spaventevoli cataclismi, di cui i numerosi crateri non tutti raffreddati stanno a testimoniare !;esistenza ed a spiegare gli effetti geologici - s'erge 11:d un tratto, quasi a ~ base di numerosi colossi che spingono le loro cime fino ad un limite che i geografi ancor mezzo secolo fa s'ostinavano a non ricono- t scere, n~gando l'esistenza di nevi etèrne sotto l'equatore, m~lgrado l'affermassero i. missionari testimoni oculari del fatto. ~ . queste regioni, sia per tutti gli altri paesi fino al mare bagnati dal gran collettore: ·il Sagana-Tana. Questo perciò 'durante i 'monsoni gonfia, gonfia e inonda tutto il pàese circostante, ç:ome fa il Nilo nell'Egitto, tanto che ora si usa chiamare il Tana un Nilo in miniatura. Ma, come dicemmo, non tutta l'acqua che si riversa su questa montagna e sui suoi contrafforti (formanti il paese del Kikùiu), se ne va: una buona parte resta immagazzinata e in !aghetti èhe s' i.mprovvisaifo numerosissimi

sugli altipiani, e nelle interminabili foreste di bambù e' di giuniperi serrate quasf impenetrabili cinture sui fianchi rocciosi, e nel terreno coperto di muschi, licheni e d' una speqie d'erba d'onde risulta un tappeto .spugnoso imbibito, ricoprente larghi veli di . acqua. Tutta quest'acqua continuerà a defluire per quanto è lungo .l'anno, ·filtrando attraverso al terreno vulcanico permeabilis-· simo, e riunitasi filo a filo in migliaia di f.ontanelle, andrà ad alimentare le centinaia · di ruscelli formanti lo stupendo reticolato di fiumi che dan vita al Sagana-Tana (vedi carta geografica in copertina). Quindi tutta la catena·dell'Aberdare- di cui il Kinangòp costituisce la punta più elevata - ha non soltanto un'importanza geografica, arricchendo di « spine di pesce » sugli atlanti i tratti bianchi delle steppe inter1p.inabili; o un'importanza estetica rompendo l'uniformità. di un mare di terra; ma quello che più pre~e a questi in,digeni, ed ~ noi insieme, & un fattore economico di tale entità, che senza di esso il paese non sarebbe ill grado dì nutrire i suoi abitanti, anzi non esisterebbe neppure, come ·succede a tutte le alt'r~ località ' poste su questi paralleli, quando sono sprovviste di cime elevate. ·l È naturale pertanto che all'ingenua fan· tasia dei neri abbia sempre ispirato un sacro terrore e9, insieme una timida simpatia la grande montagna, che distribuisce loro - per mo' di.,dire .:..___ l'abbondanza e la carestia, come mitig.a i raggi ardenti del sole o ·fla- ' gella c.on venti indiavolati e con gelati acq11azzoni. Nè, per correlazione d'idee e di cose, potevamo lungamente sottrarci noi alla suggestione del colosso, ed al conseguente desiderio di farne a .tu per tu più intima conoscenza. La grande montagna e la nostra Stazione industriale, che giace.su uno dei più centrali suoi contrafforti-quantunque l'una aspra e selvaggia e l'altra, invece, frutto degli ultimi portati della civiltà invadente e dominatrice - non potevano essere vicine indifferenti l'una per .l'altra. Percià oggi in idi!lio, domani in g'!lerra, ma volere o no là bisogna sentirsi nel regno del Kinangòp, il quale ci serve a ·modo sùo, cioè comandando. Ora in pace suprema, nelle vivificanti aurore e nei quieti tramonti: tutto aperto, maestoso, amichevolmente grandeggiante, esso ci attrae, ~ ci sforza a guardarlo, ammirarlo, e cpn improvviso tumulto ci desta nel cuore la brama di soggiogarlo, di farlo nostro. Ma un momento dopo ecco che la grande montagna va in fumo per chi sa quali reconditi fenomeni: sappiamo a~cora che esiste, ma nessuno più la vede ; si è amm~ntata di nembi neri come l'inchiostro ed i lampi, mettendo nastri svolazzanti di fiamma viva su quel manto, non fanno che accrescerne l'orrida tinta. E allora, invece dell'acqua cheta.e benefica che ci inviava a mettere in movimento le nostre ~accnine, il colosso non ha più se non scrosci di diluvio; fattori di onde furenti che ci arrivano co_n tronchi ·d' albel.!i e gigantesche canne di bambù, schiantate per' i pendii con una furia senza ritegno. I, nostri canal~ di al~­ mentazione rigurgitano subitamente ,si .riempion~~ di sabbia e di ciottoli; le dighe son _ disfatte e sbattute nelle rive; un sordo rumore di sabbia sostituisce lo stridìo delle macchine e l'allegro ronzio .degli scaricatori. Non è passata un'ora intera e la scenà si è 'mutata come per incanto. Dopo.aver àrrestate le macchine, asportato' i ponti, rotte le comunicazioni /colle altre stazioni, isolan- .. doqi .nella foresti\; la montagna traditrice ri· compare in uno smagliante splendore di luce, tutta lucente essa stessa. è ripulita, ed erge il s~o capo dalla nuvolaglia che ancora nasconde i valloni· a contemplare con aria d'innocenza i disastri compiuti, a mandarci altra acqua cheta e tranquilla, .a traspor_tare altri alberi alle maqchine quasi invito a riprendere il lavoro. -La sembianza formidabile del colosso enorme si è rabbonita: pare domandi perdono con le sue grandi roccie lava~e e luo strate, rinvigorite nei vari loro colori;.colle incanalature profonde dei suoi fianchi che sembrano aver più: marcato rilievo; mentre i numerosi torrentelli formatisi a scaricare la pioggia si direbbero·. smisurati ·nastri di

argento posti a. decorazione. Il suo aspetto è ·così mutato, che al riguardarlo muove ora pènsieri e aentimenti affatto opposti a quelli che destava· un'ora ~a. Intanto, quasi ad }mitare l'esempio del loro re e dominatore, si vestono di limpido splendore anche le nu- . merose cime che ·si stendono lunghesso, la catena dell'Aberdare, fin giù all'altipiano di Leikipia: cime cosi serrate ed allacciate fra loro che non son discernibili se non dalle vette, presentando quasi l'aspetto di ·un ordine di fortezze ciclopiche erette a difesa del lata 133 f e noi abbiamo intereHsi in esso. Al primo 1 uscir di camera il mattino è alla grande montagna che si rivolgono gli sguardi: pare che non imperi soltanto ·su di noi, ma che Ila sua ombra si estenda su tutto· il paese, tanto la sua mole è immensa. A ciò si aggiunge quell'innato amore ai t monti che - specie se viene da qualche causa eccitato -è impossibile spiegare fino a qual punto signoreggi gli animi e riscaldi le fantasie, allorchè questi animi e queste t~ fl!,ntasie appartengono a gente piemontese. · , • • . l La spedizione in procinto di -\rtrre.dal primo accampamento • In sullo sfondo la catena deii'Aberdara <vedi pag. ts~) • • Kikùiu. Allora ·il panorama è di una m~~ ti gnificenza indescrivibile, affascinante. ~ Non è quindi a far meraviglia, se l'aver ~ non ~olo davanti agli occhi ogni giorno una ~ tale montagna, ma il doyer vivere tanta parte di vita con essa o ammirandola e goIl poeta cantando il Piemonte, per d~scriverne subito l'anima, incominciò la sua ode colla montagna: i • Su le dentate scintillanti vette Salta il camoscio, tuona la valanga Dai ghiacci immani rotolando per le selve scroScianti ~. ed i capricci, finisse coll'esercitare u,n sin- Un po' di questo amore ce lo sentiamo s dterniadloen:e inifibuesnseoficcih,.e· oersaubcoemndeonuen :t:laesccoinloleerde ~. golare influsso sul pensiero della piccola tutti palpitare in cuore; tutti siamo fieri ' colonia di miSsionari della Stazione indu- delle nostre belle Alpi, che ci godemmo colla vista da bambini, sospirammo da giovanetti, u~ invito. È inevitabile! Il Kinangòp domina l per ammirarle' poi da adulti.· E se molti qui il pae,::~aggio e occupa cosi gran parte preferiscono regolarsi sui pacifici versi deldell'orizzonte che bisogna vederlo per forza: l'alpinista dla cadrega e imprecano all'alpise è velato tutti si sentono inval!li,da noia; t }lismo troppo audace, consentono però anche se minacGioso, ingenera un senso di inquie- essi nella conclusione che l'animo pièmontudine e d 'apprensione; quando si scopre tese, forte come il granito delle sue Alpi, tutti si rasserenano. È il Kinangòp che fa sui graniti delle sue Alpi ha bisogno ogni il buono ed il cattivo tempo materiale e l tanto di ritemprarsi. morale alla nostra Segheria. Si riguarda . Però, malgrado tutte queste belle co~si- . comè cosa viva, quasi esso si interessi a noi. derazioni e si pòderosi argomenti, col da fare

"134 che c' è in . ~issio~e in genere ed alla Stazione industriale in ispecie, dove le macchine appena appena conoscono il riposo domenicale - perchè da ogni stazione di missione à . un conti~uo richiedere di cas_e, mobilio, ,al: tari ~ mille altre cose, tutte indispensabiliforse per lunghi anni ancora il desiderio di un'ascensione al Kinangòp sarebbe rimasta allo stato di... desiderio, se un altro fattore più importante non fosse venuto a far traboccare ·la bilancia da:Ila parte ove premeva ·una comune viva, sebbene paziente, brama ed a gettare il seme in un terreno es:trewamente favorevole. E questo fattore fu , ridea di dar corpo ad un progetto vagheggiato dai missionari dplla Consolata fin dai primi tempi di lor permanenza in queste r~gioni.: il progetto di collocare l"imagine 9-ella ~oro Madre e Regina su uno dei più ~lti punti del Kikùiu. / :ya b:t:ama, di_costituire l'uomo· ver~mente rè, e dominatore della natura, e di portare 6J.~esto re anche là dove la natura parrebbe u~gargli ogni accesso · e contrastargli ogni dominio, è un orgoglio ~olto più ~entito ai nostri' giorni che· nei tempi pa.ssati. Ma sic- · come è privilegio e ~òmpito dellà religione ·n volgere · ~l bene le tendenze ·umane ed ispirare le alte idealit.à, in noi credenti sorse il desiderio, il bisogno di riconsacrare al loro Creatore le eccelse vette che così altamente e ·poterite·inente ci .parlano. di Lui. E · coi mòn~~enti eretti .sui monti al Salvatore si aJternarono subito quelli testiiiJ.onianti il dolce e pio culto alla Vérgine.· In Iialia la Consolata si scelse una dell~ cime delle.Alpi Graie, ed ·i nostri lettori p'otranno fors~ ri- :cordare l'inau'gurazione del pilone a .Lei dedicato sulla Qiamarella'(m. 3676), ove io ebbi la ventura di celebrare pel primo la Messa, ··attorn~ato da uno'stuolo di :P'etlegrini, nu~eroso .ed eletto _quale la Consolata sa raggruppare e scegliere, qu~ndo vuole p11bblica 'testimonianz~ di de v ozio~ e ed affetto ( vecÙ periodico di ·seÙemlire 1899). . · . .Il Kikùiu è il nuovo regno di, q ues~a ~ er- "gine da.l titolo cosi nostro: e. perchè dunque la suìÌ miracolosa Effigie non avrébbe do-' - vuto troneggiare nel paese che Ella ha fatto suo per mezzo dei S1LOi missionari, coi sussidi offerti dai suoi divoti ? Alla Stazione industriale, più direttamente interessata all'impresa, nelle ore in cui le macchine ta- .cev~~:no se ne discorreva; si discutevano le. probabilità di successo; si interrogavano tutti coloro che si sperava. potessero dare c~nsigli o schiarimenti; e appena la cosa fu sanzionata dall'approvazione e dal relativo .permesso dei Superiori, non si attese più che la stagione propizia per avere maggior affidamento di lieto esito. Studiato il disegno d'un elegante e robusto pilone da collocare sulla vetta del Kinangòp, quale monumento alla Consolata, i fratelli della stazione industri~le · lo costrussero, lavorandovi a t torno nelle ore di sollievo, a:ffi.nchè la loro offerta a Maria SS., fosse più accetta. Completati tutti gli altri necessari preparativi, si arruolarono gli uomini per la carovana, scegliendoli fra i più disperati cacciatori di elefanti, sia perchè.già induriti-alla montagna .ed abituati alle notti' di freddo intenso; sia specialmente perchè colle loro fi.eccie avvelenate e colla loro esp~rienza avrebbero po~uto, in caso di nec~ssità, riu- :scii.·ci utilissimi (vedi incisione' a pag. .131). Infine si estrassero a: sorte alcuni nomi di missionari, fra qrielli che non fossero per speciali occupazioni impediti' di prender. parte . alla spedizione. ·Non essendovi naturalmente j>ericofo di incontrare sùi fianchi del·Kinangòp capanne · di rifugio ·- chè, per ·quanto, sappiamo,· nessun èlub alpino africano s'è 'ancora co- 'àtituito __:.. occorreva pensare, non solo ai viveri, ma altresì alle tende e~ ai :lètti, il· èhe richiedeva un abbastanza numeroso gruppo di· portatori. Però, a fine di espqrre il minor numero possibile ·di indigeni ai ·rigori delle notti sull'alta montagna, ove la ·temperatura discende a più gradi s~tto lo 'zero, si limitò ogni cosa allo strettamente necessario. Si avverti ogni portatore di provvedersi, faceqdosela sé occorreva imprestàre, .d'una coperta èhe in questi paesi, per ·i fortunati che riescono a procurarsene ·mia,

Jll. eot'}solata 135 ~ :7oArn1n:,r_7e~~:e:fi;itentoo:t:t~ i~~ieghi: . abit~ d 1 i 1: gwrno ssa • utt1 1 parte01pant1 a - l'ascensione furono puntuali all' appunta- m mento : quattro sacerdoti e sei fratelli. Prese ~ le ultime•disposizioni e quelle precauzioni l che -la prudenza suggeriva e l'economia {compagna forzata ed inseparabile dei misPreparativi e partenza. Amat.mo sig. Rettore, Oltremodo lieti e soddisfatti dell'ascensione felicemente testè compiuta sul Kinangòp, non sapremmo come meglio ringraziare V. S. di averci permesso di effettuarla che col narA 3500 metri cessa man niano la vegetazione arborea: i pendii sono ricoperti di fiori vaghissimi ..... ·<v~di p(J,g. ' !4~). ·. ' :· : ~ ' l • • ' ; l l 1 '~ .E\~~nari) pe~mettev_a; .concertata , _ogni ?osa . f ·rarg~ie~~ .ni!nu~a~en~e i;pa~t~~l~r.~;·,~e~~i .?.he . r1guardo a1 g;rand1 falò . che ogm staziOne . ]!Ila v1 _ SI mteress~r~, c,om_~-.~uol~. 11: tPttt~,}e . doveva ' ac~endere, in risposta, la sera in cui cose nostre. .. ·. '.:. ' ' si .vedesse brillare quello .'della spedizione -. Ella già sa che il motivo pri~cip~l~ d~~ja . . . . • . . '-· " ,j .·'l , sulle vet~.e cc;m~u~~~~:e1 la. caravan~ s! a_vvi~ 1 .: nostra_ scàla~a alla_ gr~nde· m?nta?na.:, fu p · fra le gnda d1 giOia .de1 partenti, 1 saluti · collocare sulla vetta d1 essa lln riCordo pe- • • • • ' . . •• l • • , ' l'l ,, •, ,, ..A... J . 41 gli augurii degli amici. . renne alla Consolata, facendola Patrona 'e .. A ques~ . punto, per conservare la natu- Padro'na di questo bel Kikùiu. 'È vero c~e rale vivezza al ra~contO, · ne rimetto il pro- t il più gran colosso di quest~ regioni~ il mo'n~e s~guimento alla relazione .collettiva redatta Kénya alto 5500 met~i, ma le sue e.l\Ò~nii : da~~i ~sce.~sioni~ti d~lla Stazion~ indu~triale g~~lie, rizza~tisi di ~ezzo _~d imin~~~-i ~~~a. 1 ced mviata al SuperiOre dell'Istituto m To- cia1, non sono forse .neppure acceseilnh ad ~ . • ' • • ... • • \ f • l~· '. ~., _i -ino, a~pèna la comitiva. fu di ritorno dalla ~ . alpini~ti p~. avetti, ~u?iti di tutt! gli att~. e~~. i spedizione e sacro pellègrinaggio. . occorrènti a tali rischios~ aséensiorii. Il tèri- - . ' . t~re di ~attere un pil~n~ ~hl Kénya hori era , dunque - come si dice - pane. pei -P.o· '::;.

136 1.2 eo.,so(ata denti, essendo noi qui venuti con tutt'altro scopo che 'di sport ' o di gloria.. D'altronde il· Kinangòp è veramente la nostra montagna: . quella. che c'invia la frescura vivificante e la forza motrice per le nostre macchine; mentre il Kény~.è piu distante da. noi, nel centro di una regione ancora. inesplorata, alla quale il governo inglese interdice fin qui l'accesso agli europei. Non ci poteva pertanto esser dubbio sulla scelta ,dell'altura, ove erigere il nostro piccolo monumento alla Consolata. Il pilone fu disegnato dal fratello Aq~ilino che preparò pure le parti in legno coetitueJ?.ti lo scheletro, mentre il fratello Be· · nedetto ne costruiva le parti metalliche che formano. l'esterno dell'opera. Entrambi vi misero il maggiore impegno, perchè la. me" desima riuscisse artistica ed insieme resistentissima., dovend9 sfidare le collere terribili di chissà quali indiavolate tormente. Come si scorge dalla. fotografia., (vedi incisione a pag. 147) il pilone ha. forma. otta.go· na.le, a. mo' della lanterna. di un faro: form~ da. noi scelta affinchè esso offrisse minor contrasto ai venti che spirano violentissimi sulle cime del Kina.ngòp. Due lati dell'ottagono sono a sportelli, presenta..nti, se aperti, un gra.ziCiso tempietto; nel cui centro sta la venerata. effigie della. Consolata dipinta. su la- .miera., con sopra una dedica incisa su zinco, e sotto i nomi dei partecipanti all'ascensione. Ai lati dell'effigie furono collocate due piccole bandiere: l'italiana. e l'inglese, e graziosi ca:ndellieri d'ottone, appartenuti già àll'altarino del compianto teol. Luigi di Robila.nt, il quale certo avrà gioito dal Cielo vedendo il bell'impiego dei suoi giuoca.ttoli da fanciullo. Naturalmente tutto il pilone fu fatto smonta.bile in diversi pezzi, ciascuno di peso non superiore ai 20 chilogrammi, a. fine di poterli inerpicare su vette senza. strada e eu orli di precipizi. Il nostro amato Superiore P. Perlo aveva. fissato come punto di riunione .e di partenza la stazione della. Consolata. a. Tusu, dove.gli ascensionisti dovevano trovarsi il 22 marzo· a. mezzogiorno. E difatti all'ora. indicata. tutti eravamo radunati e pronti con bagagli, ten~e, ' cibarie ed altre cosette indispensabili per affrontare altezze inospitali interamente seque- - strate, non solo dal mondo civile, ma pur anc€1 _dal selvaggio. I portatori indigeni erano 45, caricati dei vari pezzi del pilone, delle tende, corde, ed attrezzi, arnesi di cucina, ·viveri per :poi e per loro. Siccome nell'attraversare le cintufe di foreste vergini, che sembrano interdire l'accesso alla gran montagna, era facile l'imbattersi in elefanti, leopardi ed _altri poco · piacevoli ospiti di quei luoghi, avevamo aggiunto alla carovana varii fucilieri, o meglio portatori di fucili; chè quanto allo spararli in caso di bisogno avremmo pensato noi. A forza. d'interrogare a destra ed a einistr~, eravamo venuti nella. conclusione che per raggiungere il massimo dell'alta montagna. si potevano tentare due vie: una da nord che . gli indigeni ·di Tusu assicura.vano ees~re lunga. e difficile; l'altra. da sud secondo lòro corta e facile e che noi stessi, nelle nos~re esplorazioni della. foresta vergine, avevamo già percorso in parte. Naturalmente cosi . suggestionati dalle guide arruolate a. Tusu, noi della segheria ~vevamo deciso per questo secondo percorso: Ma il nostro Superiore, il quale per ·ragione del suo ufficio aveva. già piu volte dovuto ·valicare questa catena in punti che toccano i 3000 metri, optava per la. strada da. nord, che attraversata la. ·foresta. d'alberi e quella. di ba.mbu dà a.ll' aperto sul creatone stesso del Kinangòp : un creatone che, come avviene su tutta. la. catena. dell'Aberdare,' collega. le varie punte (vedi incisione a pag. 133). Invece per la. via. da. sud la. foresta. si protende piu lunga, e la. 'brughiera., per essere i declivi meno ripidi, si estende impervia per molti chilometri: cosa. questa. di cui in paesi senza. strada. bisogna. tenere molto conto, poichè il doverci aprire il passaggio attraverso una: vegetazione composta d'arbusti spinosi e di lia.ne intrica.tissime, non ci avrebbe indubbiamente permesso d'avanza.re ~ . non di pochi chilometri al giorno, coll'aggravante di camminare sempre in un ~unn.el di verzura, fra un gran umidore1 e senza. possibilità di'godere

W eot'}SO(ata 137 gli. splendidi panorami che si vanno dise- t Ma qui, per maggior chiarezza, pensiamo gna.ndo coll'innalzarsi a. .tali aH;ezze. . sia. bene dividere la nostra . narrazione. in Fidenti nella. pratica. d~lS.uperiore, fummo giornate; desumendola. dai nostri t~ccui:p.i di tosto -concordi nell'accettare la. sua. Broposta., viaggio. e· gli eventi ci dimostrarono .Poi che egli ~ aveva completamente; ragione. pol cambiar . di strada. le guide di Tùsu divenivano inutili, e le licenziammo, riservandoci qi cer- ~ carne altre presso i1 ca. w V a.ngioj_- h,10go fissato per il primo aéca.mpamen~ - le cui tribù, abitanti proprio sui .limiti della fo-. resta, avrebbero· potuto fornircì uomini pra-, <t Gforll8tà Prima. . f r Sommario: La carovana in marcia-Alpinisti e missionari - Primo accampamento - 'I'ramonto africano - Attorno alla ·croce - Mercato al campo -7 St~lle soglie della foresta ,vergine - Addio al paese abitato. Il Superiore assume egli stesso l'alta direzione della carovall:a, suddivi<Jendo fra noi i diversi incarichi e le occùpaziol!i. Uao è A3000 metri le punte dei Kinangòp ~i si presentano magnifi.camenle, ma· più appiattile ..... (vedi pag. 14;2), ' tici per. ~ttraversarla. Poichè quelli che noi <t incaricato delle collezioni botan_iche, altri chiamiamo guide non sono che indigeni, i ~ .delle zoologiche e mineralogiche·; chi .è c;reaquali o .fanno i cac~ia~ri ·a dovendo perciò ~ to commissioner :pèr i portatori e chi precercar la selvaggina nella foresta, ne cono-~ sidente della buco~ica: insomma. tutti, co,o. 'scono tutti i . più recOnditi recassi j oppure _speciale J;igua~do alla, nostra. i!!Clinazione .ed sono padroni di alvéa.ri, che tengono sull'alta abilità, a];>biamo la..nostra. parte.. Al fratello montagna, rica.vandone un miele squisito ed ~ Benedetto, con grande su!!- soddisfazione, ~acca. assai ricercato in paese. · l' ~fficio della difesa. d!~Ua carovana, col supple- -. Tutto conchiuso e combinato, ci godiamo coi · mento di rifornire la cucina, mediante qualche ealzari ai piedi ed il bastone in mano- come buon colpo .di càccijl. . grqssa o piccina, in gli antichi Ebrei in partenza per la'terra pro- caso se ne presenti l'occa!'lio~e; ~gli h~ com~ D;lessa---: un pranzo che chiamammo d'incorag~ ~ portatore di fucile il suo capo macchina ,alla giamento, prepara'.toci dalle buone Suore; ci sega dei tt:avi, . cer~Ò Brusia-Vag-lleri, e per · raccogliemmo in cappépa a recitare l'Itinera- batteur un'anima disperata, capace di ,afriumclericorumedinvocaresulnostro·viaggio ~ frontar da solo un elefante, e c.on una fila benedizione di Dio e di Colei che muove- gura da far scappare un leopard9 al solo vamo ad onorare. Intrapr~ndiamo quindi il mostrarglisi (vedi incisione a pag. 131.). Con cammino,, colla scorta d'onore degli aniiani questo brillante stato maggiore, Benedetto del luogo e del personale della missione, ac-~ prende il · suo posto in capo alla carpv:ana. compagnati dai rumorosi saluti ~d auguri Questa è divenuta ,lunga, lunga, chè ,ogni degli indig. eni accorsi ~ vederci partire.' portatore poco cavallerescamente invero ha. . , ,

138 J11 e _Òf'}SO(ata trasmesso il suo Cllorico alla moglie ·o alla sorella, riservandosi di camminare. fiero e pettoruto in mezzo ai curiosi, accorsi a vedere la gente che osa proporsi di raggiungere una cima da tutti stimata ...!.. non tanto per le diffic<iltà naturà.li, come per il sacro terròre che loro ispira-inaccessibile a piede d'uomo. Tutti gridano : i saluti scorrono p·er la .lunga colonna e sono scambiati da collina. a collina; l'entusiasmo è al colmo, tanto che gli indigeni che abbiamo accanto van borbottando: Ci mu?viamo noi, nessuno si muove; fà.te un passo voi, tutto il paese si scuote. Tutti però sono contenti, tutti in festa ; mentre la gran montagna, sgombra e pulita sullo sfondo di un cielo azzurro, pare attenderci. ' Ma noi siamo in festa più di tutti e di tutto : guardiamo i pezzi del nostro pilone sparsi sulle... schiene dei portatori - o 'piuttosto delle portatrici-e poi volgiamo gli ·occhi a quella cima scintillante al sole del pomeriggio, e un fremito d' impazienza ci prende : vorre~mo che l' effigie della Consolata già fosse lassù a dominare il Kikùiu. Naturalmente ~ anche il , gusto dell' alpinismo vuole la sua parte : il pensiero che fra pochi giorni quella vetta sarà stata'soggiogata, e 1Che noi saremo là a spaziare lo sguardo per i selva;ggi orizzonti stendentisi ai nostrì piedi, a còntemplare paesi non an~ cora penetrati da alcun .europeo, ci infonde· un'energia insolita, quasi un'impazienza, un desiderio entusiastico di camminare; camminare finchè saremo là, senza indugi e senza arresti. Però a frenare gli ardori della troppa poesia ci sta davanti la realtà: cinture di foreste vergini, valloni di cui non vediamo il fondo, creste ritte come pareti si parano davanti a noi', a farci riflettere, a dirci che la soddisfazione della viìtoria fimilè dovremo pagarla con buona moneta di fatica e di costanza. In queste regioni certi alpinisti arrabbiati' si troverebbero nel loro elementO, chè qui la passione d'ella montagna si ·può soddisfare fin dai primi passi della partenza. Qui non vi sono i treni tJer c?ndurvi fino ai piedi dei colossi a cui volete dare P as- ·Salto, nè le diligenze, per quanto a uso lumaca, che vi inerpìcano fino ai primi Contrafforti. Il su e giù comincia inesorabilmente, per cosi dire, sull'uscio di casa, e continuerà più inesorabilmente ancora in seguito. Non è il caso di·raccontare ancora una volta la prima tappa d'una carovana. Sonò piccoli incidenti che farebbero crescere la barba ad un viaggiatore novizio, ed irivece fa~no stare allegri noi che conosciamo da Iunga ·pe~za i nostri polli. Attraversiamo le colline dette di Karòli e di Ambària, e giù per la strada di Niere arriviamo al fiume Mascioia di Ambària, che nasce dal Kinangòp. Dopo un paio d' ore i portatori sono tutti uniti ed ordinati, col loro carico bene aggiustato sulle spalle; qualcuno ha sempre in aiuto la moglie o la sorella, per essere fresco di forze domani.. Ma siccome le donne non osano entrare nella foresta, anche queste ripiglieranno la via ·di casa appena arriveranno al punto fissato per accamparci p~resso il villaggio del capo Varigioj. Vi giungiamo verso le 17 e scegliamo un bel prato da ' pascolo per 'l'alt aèlla notte. Tutto ha da procedere con ordine e misura, se si vuole raggiungere uno scopo, quindi anche all'accampamento vige·il sistema della ripartizione del lavoro. Parte degli-nomini, r più abili e fidati, vengono adibiti a rizzare le teride; altri sono inviati.a far legna, · cosa non difficile qui sull'orlo della foresta; qualcuno va per acqua, mentre i portatori del ' paese sono sparpagliati per i villaggi in cerca di viveri e ad annunziare che all' acòampamento · stassera si tiene mercato. E costoro si 'dimostrano i pìù zelanti, giacchè si tratta di cosa di loro particolare interesse., Essendosi nella marcia d' oggi aggiunti al nostro seguito un bel numero d' indigeni nostri amici, tanto per accompagnarci, e poi uno stuolo di ragazzi - che si cacciano a forza frammezzo ai' portatorì, accontentandosi di vivacchiare con quanto questi avanzerà.nno r la carovana s'è fatta almeno due volte più grossa ·di quanto s'era da noi combinato, e il provvedere di cibo tutta questa

gente era un affare che cominciava ad impensierire gli incaricati. Siamo sulla cresta di un'alta collina, d'onde lo .spettacolo del tramonto africano; tanto ricercato d,ai vi~ggiatori, ci si offre in tutta la sua bellezza, accresciuta da un panorama grandiosamente stupendo. Ai nostri piedi sta il Kikùiu; a sinistra s'alza la piccola 139 ~ in copertina), in mezzo a ubertosi campi ~ dt grano e piantagioni di caffè,. stendentisi man mano sulle praterie già teatro di barbare lot~e e di crudeli massacri. Fra poco diverse nuove macchine agricole, daranno più vigoroso impulso all'attività civilizzatrice in questi paraggi, intorno alla. Croce pian-· tata dal missionario. A4000 metri sul mare • Ricovari improvvisati dai portatori per la notte cvedi pag. t «) .. ~ontagna di Niere colle fitte sue selve, asilo sicuro ai grandi gorilla, a rinoceronti ed elefanti; e pochi anni addietro asilo pure a qualche audace gruppo di guerrieri akikùiu, che vi· si nascondevano a squartare le bovine tolte con sanguinose razzie ai kraals massai, e fare scorpacciate di carne. Però da quei recassi, .già tetri e minacciosi, cominciano ora a levarsi soavi canti di preghiere dal coro di centinaia di giovanetti, allievi della nostra Stazione agricola, sorta appunto in amena valletta sui declivi della montagna di Niere (vedi carta geografica tt~ Ma ciò che. ci strappa un grido di ammirazione · è il Kénya, le cui vette nevose troneggiano incomparabilmente belle e mae- lstose negli ·ultimi giuochi di luce. In quest'ora del crepuscolo, per un'illusione ottica, esso appare a noi più vicino e sembra in-· i vitarci ad assalirlo con tutta. .la malia suggestiva della montagna;· mentre il vento gelido che cf invia a sferzarci il viso si direbbe un sarcastico avviso che il colosso non si llascierebbe sottomettere tanto facilmente. - Presto però ci riscuotiamo dell'incanto: i pensieri ed i godimenti dél touriste non

Jlt e O t'} So( a t a possono a lungo tener avvi to l'animo, del missionario. Ben altri spettacoli chiamano i nostri occhi scrutatori: quelle colline disseminate di villaggi, e così. numerose da dar l'idea di un mare dal1e onde ·solidificatesi ; le innumerevoli ·mugunde (campi lavorati) .di meliga e di miglio; .Je folte bananier,e ci dicono .che migliaia e. migliaia di persone, tutte dedite al lavoro materiale, ma schiave del demonio, aspettano da noi la ver.ità e la -luce liberatrice della fede: Per i semplici viaggiatori le superbe punte inaccesse sono la meta; ma l'ammirazione delle bellezze naturali e la gioia della loro conquista non possono essere che uno svago momentaneo per noi pipnieri della Croce, pronti sempre a cambiarle con un brullo ed infuocato deserto, se in esso si trovino più anime da salvare. Sull'imbrunire, dai villaggi corsi dai nostri messi giungono all'accampamento gruppi di donne e ragazze cariche di miglio, meliga, . patate dolci, farina di sorgo ed· altre derrate. n mercato comincia subito e continua mentre noi ceniamo ed oltre, chè per quest~ indigeni parte del mercato consiste in chiacchere interminabili. Quando le provviste furono giudicate sufficienti, si rimandarono a casa i residui ·venditori, ed il campo ritornò pi:ù tranquillo, rimanendovi attorno appena alcuni gruppi di curiosi, i quali in loro ·vita non avendo mai veduto bianchi, nè. tende, nè tutte quelle altre diavolerie che i bianchi portan seco, non si !laziavano di guard~re e commentare tra loro a bassa voce tutte quelle strane cose. Quando ci troviamo parecchi confratelli -riuniti ad uno svago - il che succede abbastanza di rado - usiamo stare allegri facendo ,un po' di fracasso; stas~èra poi che siamo sul limitare del paese abitato, dovendo domattina entrare nelle deserte foreste vergini, salutiamo il mondo da cui stiamo per dividerci con canti di laudi sacre, e poi con pezzi d'opera, più o meno genuini, tradotti in tutt_e le lingue, con gran contentezza dei neri che ci attorniano entusiasti della musica. · All'ora regolamentare, al chiaro di luna e sotto la scintillante volta del. cielo, recitiamo le preghiere; qùindi ciasc13no si ritira 'per il riposo, mentre i cani cominciano ad abbaiare ed a correre attraverso l'accampa- . mento cerc~ndo di riparare nel:le tende, im-, . pauriti dall'avvicinarsi delle belve' sbucanti dalla foresta. Del resto la notte passò senza altro incidente da quello all'infuori della visita di certe formiche nere, fç>rnite diformidabili tenaglie, che attratte nelle tende dall'odore dei viveri ci costringono a ballare tutta la notte senza musica. Cosi più (facilmente fummo svegli e svelti a saltare in piedi alle 3 112 del seguente mattino, al solito Benedicamtis Domino. Giornata Seconda. Sommario: La messa al campo-Oolazione all'uso indigeno - Ricevimento del capo Vangiòj - Verso l'ignoto - Orme gigantesche - Povero cacciatore! - Penuria d'acqua - A 3000 metri- Temporale i,n montagna - Il concerto della foresta. Il cielo è sgombro di nuvole e splendido ancora di steÌle. I Padri celebrano la santa messa comunicando i fratelli; si attende quindi alle altre pratiche di pietà in comune, col particolare raccoglimento ispirato dall'ora e dal luogo. . · Dopo ferve il lavoro per il levar del campo e per prepararsi a riprendere la via. In un angolo i fratelli Celeste e Luigi sudano a ·girare una polenta di farina di miglio con la canna di uno di loro, in mancanza di. mestone; Alle 5 112 tende, letti e bagagli sono imballati, e ciascuno cerca un posto sull'erba per far colazione. L'appetito stuzzicato dall'aria frizzante della montagna ci fa trovar tutto· buono, perfin la famosa polenta che s'appiccica ostinatamente al palato, obbligandoci a smorfie comiche per inghiottirla. Mentre si ride clamorosamente cercando intanto di finir presto l'asciolvere, arriva il capo Vangiòj in po:npa magna, seguito dal suo stato 'maggiore. È un: belc l'uomo, inolto alto e con certe spallaccie da..... selvaggio. Ha in capo magnifiche piume e si drappeggia pettoruto in ·una cope,ta da cavallo. Non ha mai visto tanti bianchi,

.l!! · ea.,solata 141 e ci gnar~a cosi intimid;to da farci com-l passione. E ven'\lto .ad offrirei' un grosso montone e ·viveri in· abbondanza, dice~do: Non voglio che i Patri ed i loro uomini ~ ·.viaggiando 'per le mie .strade, abbiano a · soffrire la fame..... Il Superiore lo invita a sedersi al suo fianoo e prendere con noi Ma l'ora stringe: uno squillo ·di tromba dà il segnale della partenza: Vangiòj ed· il nÒbile suo seguito, molti' guerrieri e moltissimi curiosi .sopraggiunti salutano con effusione i partenti per la gran montagna, che nessuno di loro, non solo mai non sali, ma neppure mai sognò che si potesse salire: Le prime ntte sul dorsale della catena Aberdare (vedi pag. 144) - La freccia indica la punta più alta del ltinangòp. l' una tazza di caffè. Il capo si mostra assai (J~ lusinga~ dell'onore di bere.· coi bianchi, ma - ahimè! - come deve trovar duro il ti-~ rocinio di uomo civilizzato! Poco uso alla bruna bevanda e meno ancora al recipiente, si scotta le mani e le labbra colla grande tazza d'alluminio cplmà çli caffè bpllente, ~ nel tentare d'imitar noi che ci sorbiamo la Dostra lentamente. E mentre i suoi guer- ' rieri ,lo guardano con invidia, inolto probabilmente egli darebbe volontieri un altro l montone ,a chi lo potesse surrogare..... Mi-. serie dei grand'uomini ! Il capo ci ha offerto una sua guida: un uomo già stato·più vòlte ai piedi del Kinangòp a raccogliere il mielé in certi suoi alveari scavati nella pietra. Anch,e nn altro indigeno viene ad offrirei i suoi servigi: appunto in questi giorni egli è tornato dalla caccia col • laccio sui contrafforti della montagna. Lo accettiamo volentieri, perchè ha l'aria intelli- .gente. Benedetto si pone in capo alla çarovana con lui e con l'altra guida; il fratello Andrea. e due tagliatoJ;i :armati di falcetti e coltel-. lacci sono incaricati di aprirci, attfaverso agli alti e fitti bambù, la via verso· l'ignoto.

142 .fll eofl.SO{ata Dopo un'ora. siamo in piena. foresta. dove non si vede più nè cielo nè terra, ma. solo alberi e· verde. Benchè si .salga, il sentiero non è molto fa.ticoso; però ci stancà àssai lo schivare le buche fatte dalle zampe enormi degli elefanti, spesso nascoste da. alte erbe. Molte misurano 60 centimetri di diametro e· s'affondano fino a. 50 nel terreno umido, sicchè ogni tanto una sparizione a vista ·O • una vibrata. esclamazione schiettamente pie-' montese ·viene ad esilarare la brigata. I nostri scoppii di risa fi11iscono di demoralizzare Benedetto, già in guerra coi tagliatori, perchè col troppo rumore svegliano, com'egli dice, la seivaggina, togliendogli ogni "speranza di .fare qualche famoso colpo, a meno ch'egli voglia cacciare le graziose scimie che ci divertono colle loro grida ed i loro giuochi. Infine egli a.bba~dona il suo posto di gran cacciatore, per unirsi al grosso della carovana, dove la conversazione è più nutrita ed allegra, specialmente per merito dei fra- . telli, i quali vogliono farsi una provvista di buon umore da portare al ritorno nel loro romitaggio della Sega. Però a loro ed a tutti la sete èomincia a far allungare la lingua: l'acqua. manca. assolutamente nei luoghi ove passiamo, e per consolarci le guide ci dicono che sarà impossibile trovarne prima di sera.. Alle 11 siamo a 2800 metri, dove i bambù cominciano a farsi rossi e più corti. Fa stupire il trovare ancora a quest'altez~a numerose e fres0hissime orme di elefanti. Tutti bramiamo di incontrare qualche grosso capo di _selvaggina da far un bel colpo, ma a~bi@.mo sfortuna: siamo in troppi e si fa troppo chiasso, mentre per queste caccie conviene essere in pochi ed avanzare in silenzio. Verso il mezzogiorno compare in lontananza una piccola radura spiccante netta in mezzo alla. bassa foresta: il barometro segna 3000 m. sul livello del mare. Le punte del Kinangòp ci si presentano magnificamente (vedi incisione a pag. 137): non sono più snelle come viste di !optano, ma sembrano più piatte ed informi , il ·picé'o- più-·1rlto·, dalla- forma d' una sfinge egiziana, spicca distintamente sul cielo azzurro. Speriamo di sca.larlo domani o posdomani. Vediamo benissimo la sorgente del fiume Mascioia, la quale forma una-bella cascata di circa 30 metri. Peccato che la fame, e più una sete .divenuta intollerabile, ci impediscano di arre- ·starci a lungo ad ammirare le bellezze dello spettacolo, e ci spingano a raggiungere in fretta la piccola radura e l'acqua. Sono le due pomeridiane ma di acqua non appare ancor traccia; troviamo inve.ce miele finissimo, o meglio lo trovano i nostri "cacciatori indigeni cercandolo, come sogliano, nelle roccia e nei cavi degli alberi. La dolce sostanza rinfresca alquanto la nostra gola riarsa e serve ad ingannare le brame dello stomaco vuoto; per gustarla però occorre non essere schizzinosi. Il miele viene dal raccoglitore messo in Ù.na borsa di .cuoio di molto dubbia pulizia: dentro poi tutto è mischiato: api, cera, miele, terra, foglie..... Ci incoraggiamo a vicenda ricordando un noto proverbio piemontese... e succhiamo, succhiamo, tanto da poter aspettare più tranquillamente il pranzo e sopratutto l'acqùa. Ad un tratto questa; anzichè dalla terra, accenna a venirci dal cielo. Dense nubi portate. dal vento sulle nostre teste ci annunziano un temporale, di cui infatti poco dopo cominciano_a cadere alcuni goccioloni precursori, che ci fanno alzare i tacchi in ,cerca di un luogo per accamparci. Dopo un'oretta di corsa, -lo troviamo in una valletta abbastanza. riparata dai furiosi venti della tormenta; ed abbiamo .appena rizzate in fretta e furia le tende, quando il temporale scoppia. Se & attraente un grandioso panoràma illuminatodal sole, non lo è meno nella terribile sua imponenza un temporale sull'a~ta montagna .. I nuvoloni, neri come l'inchiostro, che noi eravamo usi a contemplare da lontano sui fianchi del Kinangòp, stavano ora sopra le nostre teste e parevano di minuto in minuto abbassarsi, come cappa di piombo, a schiacciare alberi e ròccie. Raffiche furiose di vento, quasi tremende potenze occulte fra.· loro in lotta, si muovevano incontro da opposte direzioni, fischiando stranamente fra.

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