158 . 12· Gof1so{ata J r l inessa al Santuario, ed io di laggiù, dal CRON:ACA MENSILE \. fondo delle Puglie, correvo col cuore ai piedi DEL SANTUARIO d~lla miracolosa Effigie." Grule reclentl rlrerlte alla saerestla del santaarlo ' · Dalla Casa dei ·preti della Missione in Casale Monferrato riceviamo : Rev.mo Sig. Direttore, « Desidero sia resa di pubblica ragione una bella grazia che ottenni per l'intercessione della cara nostra Consolata. .. « Chiamato d'urgenza al letto di un mio _fratello, ammalato nella.città di Lecce nelle Puglia; lo trovai in istato gravissimo per la complicazione di varie malattie. ·Dapprima una lunga gastro-enterite aveva cominciato ad esaurirne le forze; poi venne il male di fegato seguito dalla nefrite. A questa tenne d!etro la pleurite largamente diffusa da a!Jlbo i lati, e da ultimo un'affezione alla milza compi il triste quadro di malattie, in dipendenza reciproca fra di loro, come dicevano i due medici curanti. « Uno di questi mi disse subito chiaraJllente non poterai più nulla sperare: essere le affezioni epato-renali quasi sempre di esito letale, e confermava questa sua asserzione mettendomi un giorno sotto gli occhi una tra.ttazione medica al riguardo. Mi faceva poi osservare che l'attacco avuto da mio fratello era stato cosi violento da far sva· nire ogni minima lieta previsione. L'altro dottore, invece, persistette per qualche tempo a dire che il caso non era del tutto disperato; però presto, in successive visite, dovette confessare che le sue speranze s'andavano sempre più attenuando. «Esauritesi tutte le risorse mediche senza alcun vantaggio per l'infermo, io vidi vana per lui l'opera dell'uomo, e mi rivolsi più fortemente di prima alla cara Consolata, che solleva gli affiitti e guarisce i più gravi mali. Scrissi a Torino ad un altro mio fratello, perchè facesse tosto celebrare una: « Nen lo feci invano.! Si avverti nel malato un miglioramento che durò alquanti giorni. Sperai -svanito ogni pe'ricolo. Troppo presto! 'Ritornò la violenza del male..... mi vidi sulla sponda di una tomba aperta. Ma ridestai le mie speranze, la mia fiducia in :M;aria SS. Parlai all'ammalato di ricorrere alla Consolata e di promettere che avremmo fatto insieme una visita al di Lei Santuario, ove io avrei detto la S. Messa, se la divina ·Consolatrice ci avesse impetrata la grazia d~lla di lui guarigione. Mio fratello acconsenti a tutto di gran cuore. «Io scriss'i di nuovo a _Torino per un'altra ID:.essa. Poi me ne stetti fiducioso, istintivamente fiducioso, ad aspettare la grazia. E la grazia venne ! Il male cedeva di giorno in giorno: il dottore curante che aveva ·detto assolutamente spacciato il paziente, non .sapeva darsi ragione della buona piega che prendeva ·il corso della malattia, sicchè un giorno mi disse: Lei deve aver tanto rQtta la testa al Padre Èterno, che ha fatto un miracolo. Risposi che non io solo, ma in tanti avevamo pregato per ottenere la grazia · della guarigione. Anche l'altro medjco: quello che aveva a lungo nutrite spe-, ranze e vistole poi svanire gradatamente, .non rifi~iva dal meravigliarsi al vedere ia. malattia risolversi così repentinamente, .& determinarsi un tanto pronto e pronunziat<> miglioramento . . « E fu salvo il mio fratello! Siamo venuti insieme nel Sant~ario della Consolata e l'abbiamo ringraziata con effusione di riconoscenza. ·Valga anche questa grazia ad accrescere la fiducia nella Sua materna e tanto efficace protezione ! . « Aggradisca, rev.mo sig. Direttore, i miei ringraziamenti per la pubblicazione, e con sensi d'ossequio ·mi creda. « Di lei Dev.mo ENRICO PRADOTTO Prete tùlla MiBiiom -
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