156 la . eoflSOlata Q ,c~-=; . che dai detti santuari emana·; sia per tener meglio legato, per la via dei pii ricordi, l'animo dei missiona~;i alla patria. E cosi, mistiche perle di una stessa collana, sorsero nel Kikùiu le stazioni della Consolata, della Madonna della Provvidenza, d'Oropa, dei Fiori, di Mondovi, a cui ora sta per aggiungersi la Madonna di Varallo: fondazione felicemente .affrettata da una fausta ricorrenza e da un atto di munifico. pietà sacerdotale. sideri del P. Apostolo. e dei buoni e forti Valsesiani; la progettata Stazione africana sia presto un fatto compiuto, e che essa, per gli abbondanti frutti di conversione, divenga una nuova .gloria di Varallo e del suo celebre santuario. · QQ~--~~----~~~~~.----~--~00 A QUANTI oi portano offerte, o oe le mandano per posta, faÒoiamo viva preghiera di volerei indicare OGNI VOLTA· se esse sono p~l Santuario oppure per le Missioni della Consolata in•Afrioa. In mancanza di indicazioni saranno devolute alle Missioni. Varallo celebrò testè, dall'H al18 agosto, il Cinquantenario dell'Incoronazione, compiutasi per decreto del Capitolo Vaticano nell'agosto 1857, della preziosissima statua taumaturga ' co~~~Z==~==~~·C!:-..IIIIil'""'==~~=~aeo di Maria SS. defunta, centro e tesoro _della mirabile città santa costituita dal Sacro Monte. Le feste splendidissime ed oltremodo devote per le sacre funzioni, frequenza di popolo e numerosi pellegrinaggi, ebbero straordinario decoro dall'intervento di Sua Eminenza il Cardinale Ferrari, Arcivescovo di Milano, del Metropolita di Vercelli e d'altri illustri Prelati. A perpetuare il ricordo ed i frutti del Cinquantenario, il P. Apostolo, zelantlssimo Rettore del Santuario di Varallo, volle efficacemente concorrere a fondare in Africa quasi una filiale del Santuario ·stesso, regalando una copia della statua nel medesimo venerata per la futura stazione della Madonna di Varallo: statua con solenne rito benedetta dell'Arcivescovo di Vercelli durante 1e feste, e precisamente il 14 agosto. La copia riuscitissima fu eseguita dallo scultore Todescato di Torino, e traduce fedelmente le squisite linee del viso modello, dai dotti attribuite a scalpello greco, come l'espressione delicatissima di soave abbandono diffusa, qual velo ·celestiale, sulle fattezze della Purissima, la cui breve sosta nel sepolcro non era se non l'aspettazione del richiamo onnipotente della Triade divina, che doveva invitarla alle glorie dell' Assunzione. Similmente sono in modo perfetto imitate le mani della sacra figura, unica parte, oltre il viso, scoperta nella statua autentica, e le vesti sontuose della medesima: lavoro questo accuratissimo delle V~ Suore di S. Vincenzo (vedi incisione). Nel 'tributare .qui al munifico donatore vivissimi sensi di riconoscenza· a nome dei Superiori e membri tutti d~ll' Istituto qella Consolata, noi facciamo ·un solo voto, una sola fervida preghiera : che compiendo i ·deCENNI BIOGRAFICI dal 1l e~erabile Giuseppe Oafasso ~======•O======== Segue CAPO VI. Il Rettore del Convitto Ecclesiastico. SOMMARIO: Ricreazione serale- Che paro é,·cha pa· role! - Cenno e sguardi eloquenti. A guisa di un buon padre che libero fìnal: mente dalle gravi occupazioni del giorno tutto si dà ai diletti figliuoli, il Venerabile veniva nella ricreazione dopo cenatraisuoi convittori con speciale affettuoso intento e'con vivo compiacimento. «Ogni sera egli aveva sempre 'qualche cosa di nuovo da raccontare, pigliando occasione da ~na parrocchia vacante per la morte del titolare; da recenti invenzioni scientifiche; da questo o quel predicatore quaresimalista e da molte altre cose che impossibile sarebbe numerare. Due soli argomenti erano esclusi dalla conversazione: la politica ed i difetti altrui »; ·n Cafasso « rideva e mostrava ridere di cuore » di ' quel suo riso' grazioso e composto, innestando briose ed argute osservazioni al proprio o all'altrui discorso; raccontando fatterelli spesso colti dal vero in' giornata tra i suoi eari prigionieri, pariando dei quali- diceva . « no'n c'era pericolo di fare mormorazioni ::.. S'interessava poi particolarmente a quanto i convittori dicevano dei loro parenti, dei loro progetti per le vacanze o per l'avvtmire; volentieridava a chi li chiedesse schiarimèntisu cose lette, studiate o trattate in conferenza.
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