Missioni Consolata - Settembre/Ottobre 1907

150 1ll eoqsolata quando s'incontrano) Dalle montagneQuali montagne?- Il Niandoròa (il Kinangòp)-Possibile? - E non volt~vano credere che ne avessero toccata la cima; ma poi venendo alla conclusione che gli europei sono anche un po' matti, una specie di brivido li assaliva, e ' interrogavan di nuovo· curiosamente : - Ma proprio lassù sulla punta? - Si, sU. e se sapeste quanto è alta..... E natu- .ralmente esageravano ancora, descrivendo enfaticamente il pilone portato lassù pezzo a pezzo; e la casa fabqricata là. sulla cima, e le salite che facevano mancare il respiro, l'acqua dura che bruciava le gambe ed era diventata vetro..... e un freddo da non si dire, e tutta pietra! e gli uccelli che volano più basso, e le nuvole sotto i piedi, e tutte le mon. tagne più basse.... insomma c'era da divenir folli al sentirli. La sera stessa noi della Segheria, tutti contenti., eravamo di ritorno alla nostra dimora, per ripigliare l'indomani i nostri lavori, le nostre ordinarie occupazionisotto la protezione della Consolata. A giorni avran principio le pioggia; le bufere si scateneranno tremende contro il pilone e per lunghi mesi nulla più vedremo; ma i ricordi annessi al suo collocamento, continuando ad allietarci, non si cancelleranno dalla nostra memoria, e noi più animati attenderemo a lavorare indefessamente, a:ffinchè la Consolata divenga anche spiritualmente la d?minatrice di questi paesi. Voglia, amatissimo sig. Rettore, colle sue preghiere e con una speciale benedizione sostenere e confortare' la buona volontà. dei suoi . Affezionatissimi Jlligli. Dalla Stazione industriale di S. Francesco Zaverio 80 marzo 1907. Q È impossibile a qualcuno fare oft'erte per le mlssionl1 Eser· citi l'apostolato facendo leggere il J•eriodico a parenti ed amici, e cercando procurarci qualche nuovo abbonato o benefattore. · Eckl delle commemorazioni Blcentenarle 1706·1906 Il Beato .SEBIST.IIHO .llALFRÈ nell'asse~~ di Torino ~~~ Nella .doppia nostra qualità. di torinesi e di figli della Consolata non sapremmo lasciar passar'i l'annivers_ario delle solenni· commemorazioni per cui il Piemonte compi un alto dovere civile e religioso , senza porre in maggior rilievo una figura che la rapida rievocazione da noi fatta dell'assedio e della battaglia di Torino ~on ci permise di abbastanza ampiamente illustraJ.:e. Questa figura è quella del Beato Sebastiano Valfrè. A. chi abbia.. superficialmente sfogliata la storia della grande epopea del 1706, il santo filippino 'potrebbe per avventura essere apparso come un autorevole cittadino ed un ·degno ministro di Dio, che nelle .distrette dell'assedio siasi commosso di straordinaria carità. di patria, di pietà. per i so:fferenti e.di zelò per la salute delle anime. Ma la personalità. del Valfrè è più alta e complessa che non appaia, nè l'opera sua nel tempo dell'e·: piea difesa di Torino può essere ben spiegata, e tanto meno degnamente apprezzata, se non si considera come la continuazione, o se meglio vuolsi,la temporanea intensificazione di quella che occupò tutta la .lunga e benedetta di lui esistenza. Se è vero che i genii precorrono i tempi nel modo di concepire la vita e gli inerenti diritti a· doveri con sempre più larghe e progressive vedute, ben si può dire che l'umile padre Sebastiq,no - come voleva essere chiamato ~ fu un genio deila carità. ed un grande pubblico benefattore. Egli incominciò il suo apostolato in Torino. fin dai primordi della sua car~iera sacerdotale. La. Congregazione dei Padri. dèll'Oratorio, allora nei suoi prinoipii fra noi, aveva piccola e meschina sed~ vicino alla chiesa di S. Francesco d'Assisi, dove trovavasi altresi l'ospedale di S. Giovanni Battista, anch'esso ben lungi dall'ampie2;za e comodità.

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