Missioni Consolata - Settembre/Ottobre 1907

148 J.!t eoflSO(ata Difatti, dal Kikùiu incominciano ad alzarsi larghi nuvoloni, candidi e fioccosi quasi fos- ·sero di bambagia, e salgono, salgono ,sotto i nostri piedi i raffiche terribili paSB!tnO COn tanta. furia che stentiamo a tenerci ritti e pare che ne tremi. la stessa vetta.; poi si forma un nebbione fittissimo che ci isola sul nostro picco, come se questo fosse un lembo di terra perduto nell'oceano: si direbbe che al mondo non ·restiamo che J:!Oi ed i cinque o sei neri intenti ad aiutarci, e che battono i denti come sorpresi dalla ter• · zana. Ma pochi minuti dopo il nebbione spal'isce, e un sole rabbioso ci dà la sensaz~one d'essere ad un tratto precipitati in un forno. ·Alle 10 il P. Borda celebra messa cantata, ed i fratelli ne' eseguiscono il canto a due voci. Il celebrante tiene pure un breve discorso ispirato dalle circostanze; quindi il P. Cagliero, come superiore della Stazione industriale, benedice col sacro rito il pilone, al cui collocamento, finita appena la bella funzione, diamo l'ultima mano, sicchè alle 13 e mezza ii piccolo monumento troneggia ritto e maestoso sul Kinangòp a 4500 metri sul livello del mare (vedi inci- · sione a pag. 147). È compita la dolce festa, soddisfatto il nostro desiderio, raggiunto lo scopo della nostra ascensione. Mentre le corde dei tiranti vibrano come arpe eolie, e le bandierine sbattono al vento i piccoli lembi come ad applauso, e dal tempietto aperto la· Consol~ta pare sorriderei, il Superiore· recita ad alta voce,- e noi tutti.lo accomp$gniamo - le preghiere pei nostri Superiori di Torino, per i .nostri parenti, per i benefattori delle Missioni, e perchè la Consolata voglia aver compassione di queste selvaggia popolazioni e le converta tutte ~ presto. È un,momento di commo~ zione indicibile, .e ci par di trovarci in mezzo ai parenti ed amici.. a pregare là ai piedi della Madonna in Torino. Un'ultima ·lode cantata a pieni polmoni, e poi gli sportelli del tempietto si chiudono: è veriuta l'ora del ·commiato. Verifichiamo ancora i tiranti; troviamo che il cemento ha fatto buona presa e che tutto è in ordine; quindi, la- ~ciando lassù una parte del nostro cuore, con un certo senso di melanconia abbando- ·niamo 'la vetta, mentre le raffiche 'si fan più furiose, il nebbione più fitto ed H freddo terribilmente pungente. Son le 14_; · discendiamo al pianoro del creatone dove, àl riparo del ventaceio furi~ bondo, il fratelJo Celeste ha avuto-cura di prepararci un pranzo che per quel sito può dirsi coi fiocchi, essendo perfin coronato col tradizionale champagne : una 'bottiglia regalataci dal Governatore Generale dell' East A.frica, e che stilriamo con molti brindisi. V. S. ben può pensare d'averne avute lepri· mizie. Essendosi iBta.:O:to-il tempofattosempre più freddo e minaccioso, alcuni di noi accompagnano gli indigeni all'accampamento, dove _bene o' male possono risealdarsi ; mentre i restanti attendono a passare in rivista e scalare altre guglie della grande montagna, alcune delle quali però dobbiamo contentarci di guardare dal basso, essendo veramente inacessibili. Certo se la principale fosse stata cosi ·a picco, non ci sarebbe riuscito di met-. tere il pilone sul punto 'più alto del Kinangòp. Ci resta a compiere una cara promessa da noi fatta alla partenza: quella .cioè di •partecipare subito alle varie nostre stazioni la riuscita dell'impresa, accendendo un gra~ falò sulla montagna. Pensiamo non poter fare una fiammata più grandiosa che incendiando la montagna stessa, ricoperta, anche al sommo,' di una speciale erbetta filiforme; secca ed infiammabilissima.·Difatti, avendovi appiccato il fuoco in diversi punti, dobbiamo fuggire di corsa, mezzo accecati d&l fumo ed inseguiti dalle miriadi di scintille che il vento sprigiona. Ma ..,-- strano contrasto ! - mentr.e il fuoco arde e si dilata in sempre -più · vaste· proporzioni, il denso nebbiohe incomincia a sciogliersi, e qualche rado gocciolone temporalesco è seguito da un'improv- .visa tormenta di 'grandine, non grossa ma. asciutta e fitta, fitta... che ci batte nel viso con tanto impeto da stordirei. Cerchiamo ri- .paro sotto una roccia, e appena . è possibile prendiamo la corsa verso l' accampamento, giacchè' fragorosi colpi di tuono annunziano

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