Missioni Consolata - Settembre/Ottobre 1907

146 J1i ee,~olata QQ-.;=;;;;;;;;~GII~~;;;;=~·~ 'ZJC di poi per farlo vedere ad alcuni compagni, più non lo trova! · Appena comincia ad albeggiare una prima squadra att~cca direttamente la.grande montagna, precedendo e segnando la via al grosso della carovana. Il procedere è lento, doven-_ dosi cercare una strada che nessuno dei presenti non ha mai fatta, e che anzi gli indigeni .fanno ora malvolentieri per due motivi. Il primo è il sacro terrore loro ispirato dalla montagna: la paura di trovar lassù chissà quali spiriti, e perfin di morire nell'incontrarli invisibili. L'altro motivo procede da un fatto naturale: il tappeto d'erba filiforme e fiorita continua, non interrotta se non nei punti dove la roccia sfiora. Orbene nell'incamminarsi i nostri portatori s'erano rassegnati a bagnarsi ben bene le gambe, perchè og:ni filo d'erba sostiene la sua gocciolina scintillante come un diamantino. Ma fatti pochi passi, con vero stupore s' accorgono che quell'acqua non bagna., e toccandola colle mani per constatare lo strano fatto trovano che è acqua dura. In-_ fatti le gocciole di rugiada sono .tutte gelate. Si può comprendere quali servigi possano rendere tutti quei frammenti di ghiaccio alle membra nude dei poveri neri: si lamentano fortemente che essi bru~ano loro i piedi, e questo male reale, aggiU:nto agl'immaginari temuti, è un pretesto di più che accampano per voler tornare indietro. Ma, a f<;>rza di ragionamenti, e mettendo in giuoco il loro amor proprio, si riesce infine a tirarli avanti. Dopo un'ora e mezza di salita q'!lasi a picco, raggiungiamo il creatone finale, da cui si levano ancora., vere muraglie, quattro picchi: sul più alto di essi deve sorgere il nostro pilone. Le ricerche di un passaggio .per rag" giungere la punta agognata sono lunghe e laboriose, chè se noi a mani libere, e tutti più o meno alpinisti, riusciremmo facilmente ad arrampicarci, la cosa. è ben diversa per i portatori carichi, e nuovi affatto a questi cimenti. Ma bene o male il passaggio è trovato: è un po' vertiginoso, se si vuole, ma praticabile per arrivare ad una cima che pareva a prima vista. inaccessibile. Ciò constatator mentre-- alcuni dei nostri s'accingono immediatamente a scalarla, torniamo al luogo dove dovevano aspettarci i nostri uomini, a fine di avviarli e guidarli. Tableau/ Non si vedono che i cari~hi: i portator~ si sono squagliati. Rimasti soli, abbandonati a se stessi,·sono stati ripresi dal panico. Cerca e grida, dandoci .ad una caccia di nuovo genere, finchè riusciamo a scovare i nostri merli nascosti nei circostanti burroni. Intanto che stiamo per rimetterli materialmente e moralmente in carreggiata, il P. Borda ed il fratello Benedetto, che primi fra i concorrenti han posato il piede sull'estremo vertice del Kinangòp, alzano un. grido formidabile: Evviva la Consolata! E noi tutti dall'alto e dal basso vi facciamo eco. L'effetto è magico: i poveri neri vedendo coi loro occhi i nostri lassù vivi, ~ani e gloriosi, riprendono coraggio, e ansanti e sbuffanti, ma colla migliore volontà s'accingono a raggiungere a loro volta. il culmine della. temuta. montagna. .E quando alfine sono anch'e.ssi aggrappati e pigiati lassù - essendo li!- punta larga neppur ·due metri per tre di lunghezza- palpando e accarezzando la roccia con un trasporto di gioia vanno esclamando: Oh, il nostro musuri (vecchio), - chi avrebbe mai_.pensa.to che saremmo venuti a trova.rti! È il giorno dell'Annunziazione di Maria SS. e un mistico sentimento di esultanza ci per- . va.de tutti al pensiero che, proprio in questa festa solenne per l'antico Piemonte, noi innalzeremo -qui il più -alto 'monumento d'Africa alla Vergine Ma~re ~i Dio, d'onde Ell11. proteggerà e benedirà l'opera 'nostra a. pro d~i poveri indigeni del.Kénya.. Il Superiore, trovato alcut~i· metri più in basso un piccolo ripiano, vi drizza l'altare portatile e celebra la messa. Certo il divin sacrificio non fu mai offerto cosi · in alto nell'Africa, ed è con un certo orgoglio che noi vi assistiamo e partecipiamo col l)anto di mottetti dall'alto di un'orchestra naturale e gra?diosa, mentre Gesù discende su quel fragile altare, messo, a riparo dal vento che sibila in un' a.nfrat- . tuosità della roccia.. Gli indigeni presenti vanno :dicendo che. noi siamo venuti sul ~onte a. fare un sacrificio a Dio per otte-

RkJQdWJsaXNoZXIy NTc1MjU=