142 .fll eofl.SO{ata Dopo un'ora. siamo in piena. foresta. dove non si vede più nè cielo nè terra, ma. solo alberi e· verde. Benchè si .salga, il sentiero non è molto fa.ticoso; però ci stancà àssai lo schivare le buche fatte dalle zampe enormi degli elefanti, spesso nascoste da. alte erbe. Molte misurano 60 centimetri di diametro e· s'affondano fino a. 50 nel terreno umido, sicchè ogni tanto una sparizione a vista ·O • una vibrata. esclamazione schiettamente pie-' montese ·viene ad esilarare la brigata. I nostri scoppii di risa fi11iscono di demoralizzare Benedetto, già in guerra coi tagliatori, perchè col troppo rumore svegliano, com'egli dice, la seivaggina, togliendogli ogni "speranza di .fare qualche famoso colpo, a meno ch'egli voglia cacciare le graziose scimie che ci divertono colle loro grida ed i loro giuochi. Infine egli a.bba~dona il suo posto di gran cacciatore, per unirsi al grosso della carovana, dove la conversazione è più nutrita ed allegra, specialmente per merito dei fra- . telli, i quali vogliono farsi una provvista di buon umore da portare al ritorno nel loro romitaggio della Sega. Però a loro ed a tutti la sete èomincia a far allungare la lingua: l'acqua. manca. assolutamente nei luoghi ove passiamo, e per consolarci le guide ci dicono che sarà impossibile trovarne prima di sera.. Alle 11 siamo a 2800 metri, dove i bambù cominciano a farsi rossi e più corti. Fa stupire il trovare ancora a quest'altez~a numerose e fres0hissime orme di elefanti. Tutti bramiamo di incontrare qualche grosso capo di _selvaggina da far un bel colpo, ma a~bi@.mo sfortuna: siamo in troppi e si fa troppo chiasso, mentre per queste caccie conviene essere in pochi ed avanzare in silenzio. Verso il mezzogiorno compare in lontananza una piccola radura spiccante netta in mezzo alla. bassa foresta: il barometro segna 3000 m. sul livello del mare. Le punte del Kinangòp ci si presentano magnificamente (vedi incisione a pag. 137): non sono più snelle come viste di !optano, ma sembrano più piatte ed informi , il ·picé'o- più-·1rlto·, dalla- forma d' una sfinge egiziana, spicca distintamente sul cielo azzurro. Speriamo di sca.larlo domani o posdomani. Vediamo benissimo la sorgente del fiume Mascioia, la quale forma una-bella cascata di circa 30 metri. Peccato che la fame, e più una sete .divenuta intollerabile, ci impediscano di arre- ·starci a lungo ad ammirare le bellezze dello spettacolo, e ci spingano a raggiungere in fretta la piccola radura e l'acqua. Sono le due pomeridiane ma di acqua non appare ancor traccia; troviamo inve.ce miele finissimo, o meglio lo trovano i nostri "cacciatori indigeni cercandolo, come sogliano, nelle roccia e nei cavi degli alberi. La dolce sostanza rinfresca alquanto la nostra gola riarsa e serve ad ingannare le brame dello stomaco vuoto; per gustarla però occorre non essere schizzinosi. Il miele viene dal raccoglitore messo in Ù.na borsa di .cuoio di molto dubbia pulizia: dentro poi tutto è mischiato: api, cera, miele, terra, foglie..... Ci incoraggiamo a vicenda ricordando un noto proverbio piemontese... e succhiamo, succhiamo, tanto da poter aspettare più tranquillamente il pranzo e sopratutto l'acqùa. Ad un tratto questa; anzichè dalla terra, accenna a venirci dal cielo. Dense nubi portate. dal vento sulle nostre teste ci annunziano un temporale, di cui infatti poco dopo cominciano_a cadere alcuni goccioloni precursori, che ci fanno alzare i tacchi in ,cerca di un luogo per accamparci. Dopo un'oretta di corsa, -lo troviamo in una valletta abbastanza. riparata dai furiosi venti della tormenta; ed abbiamo .appena rizzate in fretta e furia le tende, quando il temporale scoppia. Se & attraente un grandioso panoràma illuminatodal sole, non lo è meno nella terribile sua imponenza un temporale sull'a~ta montagna .. I nuvoloni, neri come l'inchiostro, che noi eravamo usi a contemplare da lontano sui fianchi del Kinangòp, stavano ora sopra le nostre teste e parevano di minuto in minuto abbassarsi, come cappa di piombo, a schiacciare alberi e ròccie. Raffiche furiose di vento, quasi tremende potenze occulte fra.· loro in lotta, si muovevano incontro da opposte direzioni, fischiando stranamente fra.
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