Missioni Consolata - Settembre/Ottobre 1907

138 J11 e _Òf'}SO(ata trasmesso il suo Cllorico alla moglie ·o alla sorella, riservandosi di camminare. fiero e pettoruto in mezzo ai curiosi, accorsi a vedere la gente che osa proporsi di raggiungere una cima da tutti stimata ...!.. non tanto per le diffic<iltà naturà.li, come per il sacro terròre che loro ispira-inaccessibile a piede d'uomo. Tutti gridano : i saluti scorrono p·er la .lunga colonna e sono scambiati da collina. a collina; l'entusiasmo è al colmo, tanto che gli indigeni che abbiamo accanto van borbottando: Ci mu?viamo noi, nessuno si muove; fà.te un passo voi, tutto il paese si scuote. Tutti però sono contenti, tutti in festa ; mentre la gran montagna, sgombra e pulita sullo sfondo di un cielo azzurro, pare attenderci. ' Ma noi siamo in festa più di tutti e di tutto : guardiamo i pezzi del nostro pilone sparsi sulle... schiene dei portatori - o 'piuttosto delle portatrici-e poi volgiamo gli ·occhi a quella cima scintillante al sole del pomeriggio, e un fremito d' impazienza ci prende : vorre~mo che l' effigie della Consolata già fosse lassù a dominare il Kikùiu. Naturalmente ~ anche il , gusto dell' alpinismo vuole la sua parte : il pensiero che fra pochi giorni quella vetta sarà stata'soggiogata, e 1Che noi saremo là a spaziare lo sguardo per i selva;ggi orizzonti stendentisi ai nostrì piedi, a còntemplare paesi non an~ cora penetrati da alcun .europeo, ci infonde· un'energia insolita, quasi un'impazienza, un desiderio entusiastico di camminare; camminare finchè saremo là, senza indugi e senza arresti. Però a frenare gli ardori della troppa poesia ci sta davanti la realtà: cinture di foreste vergini, valloni di cui non vediamo il fondo, creste ritte come pareti si parano davanti a noi', a farci riflettere, a dirci che la soddisfazione della viìtoria fimilè dovremo pagarla con buona moneta di fatica e di costanza. In queste regioni certi alpinisti arrabbiati' si troverebbero nel loro elementO, chè qui la passione d'ella montagna si ·può soddisfare fin dai primi passi della partenza. Qui non vi sono i treni tJer c?ndurvi fino ai piedi dei colossi a cui volete dare P as- ·Salto, nè le diligenze, per quanto a uso lumaca, che vi inerpìcano fino ai primi Contrafforti. Il su e giù comincia inesorabilmente, per cosi dire, sull'uscio di casa, e continuerà più inesorabilmente ancora in seguito. Non è il caso di·raccontare ancora una volta la prima tappa d'una carovana. Sonò piccoli incidenti che farebbero crescere la barba ad un viaggiatore novizio, ed irivece fa~no stare allegri noi che conosciamo da Iunga ·pe~za i nostri polli. Attraversiamo le colline dette di Karòli e di Ambària, e giù per la strada di Niere arriviamo al fiume Mascioia di Ambària, che nasce dal Kinangòp. Dopo un paio d' ore i portatori sono tutti uniti ed ordinati, col loro carico bene aggiustato sulle spalle; qualcuno ha sempre in aiuto la moglie o la sorella, per essere fresco di forze domani.. Ma siccome le donne non osano entrare nella foresta, anche queste ripiglieranno la via ·di casa appena arriveranno al punto fissato per accamparci p~resso il villaggio del capo Varigioj. Vi giungiamo verso le 17 e scegliamo un bel prato da ' pascolo per 'l'alt aèlla notte. Tutto ha da procedere con ordine e misura, se si vuole raggiungere uno scopo, quindi anche all'accampamento vige·il sistema della ripartizione del lavoro. Parte degli-nomini, r più abili e fidati, vengono adibiti a rizzare le teride; altri sono inviati.a far legna, · cosa non difficile qui sull'orlo della foresta; qualcuno va per acqua, mentre i portatori del ' paese sono sparpagliati per i villaggi in cerca di viveri e ad annunziare che all' acòampamento · stassera si tiene mercato. E costoro si 'dimostrano i pìù zelanti, giacchè si tratta di cosa di loro particolare interesse., Essendosi nella marcia d' oggi aggiunti al nostro seguito un bel numero d' indigeni nostri amici, tanto per accompagnarci, e poi uno stuolo di ragazzi - che si cacciano a forza frammezzo ai' portatorì, accontentandosi di vivacchiare con quanto questi avanzerà.nno r la carovana s'è fatta almeno due volte più grossa ·di quanto s'era da noi combinato, e il provvedere di cibo tutta questa

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