Missioni Consolata - Agosto 1907

Agosto 1907 ~ An.n.o .IX • N • .8 .._, AUGUSTJE TAURINORUM ~ (.._ ~ -. :;::;::;:;;;fl· ~ r-~ t · "ir · feriodico R,.eli~ioso Me11sile ESCE DIREZIONE AL PRINCIPIO PIAZZA DELLA CONSOLATA DEL MESE • TORINO TELEFONO INTEBPROVINCIALE N. 22·77 ..

r~ · .,...."" OGGETTI DI DIVOZIONE vendibili presso la Direzione del Periodico, piazza Consolata, l x M da l• in alluminio: 1° tipo ordinario, rotonde, ovali o rinascimento da 8 D1 8 2 al soldo, da 5 e 10 centesimi caduna. - 2" tipo artistico, rotonde, da L. 0,05 caduna e 0,50 la d_ozz.; 0,10 caduna e 0,90 la dozzina.; 0,15 caduna. e 1,50 la dozzina. - 3• tipo grande, mm. 38 L. 0,70; mm. 44 L. l. In 'Uletallo imitazione argento antico, tipo artistico, rotonde, con figura. in rilievo, inalterabil( da L. 0,20 -0,30 - 0.,40 -0,45 ~ 0,60. - Tipi fantasia. da L. 0,75 e 0,90. In argento: lucide, bianche da 0,10 • 0,20 - 0,30 - 0,45 - 0,55 - 0,75 - 0,901,15 - 1,25 -1,50 - 1,75 - ect. - In argento ossidato, tipo·artistico da L. 0,75 • 0,90 - 1,00 - 1,50 - 1,75 - 2,00 - 3,40 . 4,75. In oro: con smalto da L. 2,50 -2,75 -3,00 - 4,00 - 4,25 5,50 e 9,50. - Incise da L. 3,09 - 4,40 - 5,10 - 6,50 - 9,50, ecc. - Artistiche in rilievo d& L. 7,50 • 8,50 - 9,50 - 12,75 - 18,25 - ecc. - Callnllll lm nla garantito, assortite nella lunghezza, nella grossezza e nella •1 fattura degli anelli che possono. essere semplici, faccettati o mezzo-tondi e sempre saldati fra loro. Generalmente, la loro lunghezza è di 50 o 60 cm.: prezzi 1,20 - 1,30 -1,45 - 1,60 -1,80 - 2, ecc. CO Ol d'osso bianco da L. 0,20 - 0,25 -0,30 -0,40 -0,45 -0,50. r 0 di porcellana a colori assortiti da L. 0,10 - 0,20 • 0,25- 0,30- 0,40. Di madreperla da L. 0,60 - 0,85 -1,20; id., montate in argento da L l ,50 -2,15 -2,5o -2;1o -3,50 -4,10 -5,25 -5,90. Di cocco da L. 0,25 -0,30 -0,45 -0,60 -0,70 -0,80; id., montatura metallo inalterabile e catena infrangibile da L. 0,90 ·- l ,10 -1,25 -1,35. , Di alluminio da L. 1,10 - 1,25 . 1,30 - 1,50. Imita:~~ione pietre artificiali, montate in argento da L: 1,45 - l, 75 -2,30 2,45 • 3,90 - 4,25. Tutto argento da L. 3,10 - 6,50 · 6,7.5 - 7,75. · PortacofOOI ovali in metallo da L. 0,35 • 0,40 - in ,madreperla da L. 0,60 • · 0,70 -0,80 - borsetta in pelle- con impresso in OTo: « Ricordo della Consolata » L. o·,35 -0,40 -0,45 ~ 0,50 • 0,60 , 0,7Ò. BrOChBS Assortimento completo di graziosi ed artistici disegni con la figura della Con~olata in fotografia o in metallo in rilievo. Tipo in metallo, imitazioné argento antico, inalterabile da 0,80 · 0,85 • 0,95 • 1,15 - 1,30 • 1,50 • 1,60. Altri tipi da buon prezzo e nello stesso tempo di figura, contornate da metallo dorato o .argentato da L. 0,15 - 0,20 - 0,25 - 0,35. · Spille di sicurezza in metallo ossidato, con l'Effigie della Consolata, 0,15 cad. Anelli in argento tutto bianco o con placchetta oro e figtira della .Consolata incisa da L. 0,50 - 0,60 -0,75 - 0,90·- 1,10 -1,50 -1,75-1,95. In metallo argentato da L. 0,15 · 0,40 (Mandare la circonferenza del dito). Bomboniera in metallo ossidato da L. 0,6Q · 0,85- 1;50 · 2,60 · 3,10 · 3,75-4,90; · in metallo dorato e smaltato da L. 0,85 -1,20 . 1,55.

l! ~n so fata PERIODICO RELIGIOSO MENSILE ~~· ~ç ~-·"'.~O:U:~A.RIO DffiEZIONE Dalle Missioni della Consolata in Africa- Relazione sulla Missione del Kénya scritta dal P. Filippo Perlo al Cardinal PIA71' DEll' CONSOl'T' ( Prefetto della S. Propaganda- Parte prima: Ordinamento ~ n n ~ delle Missioni; Parte seconda: Operato delle Missioni nel1906 - Lettera dell'Em.mo Cardinale Gotti al P. Filippo PerloTORINO J Cenni biografici del Venerabile Giuseppe Cafasso.- Crona.ca mensile del santuario - Indulgenze a ohi visita il santuario _ ,....,p,,,,J..J in agosto - Orario delle Sacre Funzioni pel mese di agosto.' ( OtrerJe per le mitltlòoni della Oon11otata in Africa• Dalle Missioni della Consola'a IN AFRICA ---~Y-~- l i di tenere, com'è debito e piacer nostro, l informati i lettori del periodico di quanto i missionari della Consolata vanno fa- ~ cendo per l'evangelizzazione e l'incivi~ limento dei poveri neri, fra cui li inviò . Pubblicando mensilmente scritti pro- . v:enienti or da que·sta or da quella stazione delle nostre Missioni, noi cerchiamo .la Provvidenza. Ma inevitabilmente gli scritti suaccennati non riescono a dare se non idee ed impressioni frammentarie, epperciò monche e slegate, sul lavoro apostolico dei nostri. A correggerle ed unirl~, è necessario pertanto gettare di quaqdo in quando su r insieme di questo lavoro un colpo d'oc-~ chio, che ne colga il disegno generale e l'ordinamento armonico allo scopo , ._.=;;=yS§) finale. E ciò faranno i nostri lettori percorrendo coll'usata attenzione le seguenti pagine del P. Filippo Perlo, Superiore delle Missioni della Consolata in Africa : pagine che sono la parte che può interessare il pubblico della Relazione annuale, da lui testè presentata all'Ero. mo Cardinale Prefetto della Sacra Congregazione de Propaganda Fide. Lo zelo e l'attività instancabili dei missionari della Consolata; l'allarg~rsi del loro campo apostolico; il cresc.ere dei bisogni urgenti dei poveri neri, come delle speranze che la loro buona volontà ravvi~a, siano altrettanti sproni a noi, per sempre meglio aiutare glioperai evangelici ed ambire la nostra parte nei loro meriti. •'

114 Jl1 eo.,solata Relazione sulla Missione del ~énya scritta dal padre FILIPPO PEB.LO ·al Cardinal Prefetto della S. Propaganda =~~=== PARTE PRIMA ORDINAMENTO DELLE MISSIONI. SOMMARIO: Paese e popolazione - Personale- Tenordi vita- Lingua indigena- Im· pianto di stazioni e vellovagliamenlo- Pre• parazione d' amfJienle e tentativi d' ev.angelìzzazio~te - Conferenze annuali - .LifJertà di culto. Paese a popolazione. - :La Missione del Kénya è costituita dalla Pròvincia civile omonima, appartenent~ politicamente al Protettorato inglese dell'Africa orientale. Causa dell'essere il paese nuovo ed in parte ancora inesplorato, non tutti i confini sono determinati nettamente. A nord-passanti d'altr1.mde attraverso u~a steppa quasi deserta - non sono che approssimativi, tracciati con una linea fittizia, la quale non potrà essere concretata prima che il Governo inglese abbia potuto estendere la sua influenza fino a quei limiti; il che ora gli è vietato dallo stato ostile delle popolazioni poste sul cammino, per cui anche a qualsiasi europeo ne interdice l'accesso. La popolazione stimata prima della penetrazione ·nel paese a un 200 mila ani~e, si trovò poi raggiungere il milione quando per l'imposizione della hut 'tai: (tassa sulle capanne) si potè, con un approssimativo censimento di queste farsi un giudizio imi numero dei loro abitanti. Ma nell'anno in corso, in seguito ad una spedizione militare fra i contraffor~i sud-est -d!:~l Kéoya per soggiogare le tribù .degli Iriaini e di Mbe finora indomate (vedi carta geografica in copertina), i calcoli portereb~ baro ad oltre due milioni d'anime, e forse molto più, perchè, parte non indifferente del ' paese si deve dire appena. intra.vvista, più che effettivamente penetr~ta.. Personale. ---;- Il numero delle persone religiose (sacerdoti, fratelli e suore) at- •tua.lmente in missione è di,56. Numero non piccolo in sè, ma ancora affatto insufficiente se si considera e la quanti~à di popolazione e la sua qualità - razza Bantu, famiglia Kikùiu - tutta identica per l'intera Pro· vincia e perciò tutta suscettibile di conversione (non essendovi indigeni mussulmani od altri di regola molto refrattarii all'evangelizzazione); e pe~ il fatto che nessun ostacolo esteriore viene frapposto al nostro lavoro d'evangelizzazione. Tanor di vita. - ·Viviamo tutti in èomunità ;. in ciascuna stazione trovansi normalmente due sacerdoti e quattro suore. Le abitazioni pei missionari e per le suore sono in case affatto staccate e indipendenti; ma l'orario di missione, dalle 7 di mattino alle 18 di sera, è identico per le due comunità; nelle alt.re ore invece ciascuna comunità ha orario proprio e fa da sè, per quanto riguarda la vita interna. I missionari s'occupano specialmente della parte maschile della popolazione, eccezionalmente intervengono a preparare per il bat~ tesimo donne moribonde; alle suore invece sono riservate esclusivamente le fanciulle e donne, eccetto per la cura degli ammalati, cui norm'almente attendono esse per tutti. Quanto all'evangelizzazione, in tutte le stazioni si deve seguire, e si segue, lo stesso sis.tema, gli stessi metodi d'istruzione catechistica col'vantaggio che gli indigeni, anche andando da una'a1l'altra stazione, non riscontrano differenza alcuna; producendosi cosi un'imponente forza morale, tanto utile per il necessario ascendente del missionario su selvagge popolazioni. Ogni trimestre il superiore della stazione invia la sua relazione trimestrale, in cui rende contodell'andame'nto della sua missione, dei suoi successi e degli ostacoli che incontra; come pure delle disposizioni personali proprie . é di ciascuno ' dei suoi confratelli e suore, ~d accenna ai progetti che gli parrebbero convepienti per il _trimestre successivq. . . Lingua Indigena: ~ Lo ·studio della lingua indigena, di cui stiam ora litògrafando la•grammatica compilà.ta. da noi, rappresenta una. delle principali océupazioni dei ..

., ]11 eortsolata 115 nuovi arrivati, e costituisce un continuo studio da parte degli anziani. Tutti in missione, sebbene in diverso grado causa le dif- ' ficoltà della lingua, non solo comprendono chi parla, ma sanno parlarla essi stessi: par-ècchi anzi perfettamente. Ogni nuovo arrivato d'Italia (missionari e suore), appena giunto alla stazione-procura di Limùru, ha l intrecciati e intonacati di fango, ora ogni stazione si va provvedendo a poco a poco di comode case, alcune in tutta pietra (ove non è · troppo difficile procurarsela), altre con fonda- · ~ zioni in pietra e sopraelevazione in legno, ricoperte di lastre zincate e sufficientemente mobiliate. Tutto i! le,gname per case (vedi incisione a pag. 117) e mobilio è lavorato nell~ . ' La costruzione d'una casa in tutta pietra per le Suore (da fotopr. del P. ~lippo Perlo). scuola mattino e sera e va a far pratica nei villaggiindigeni; nè vien ammesso in missione, ' ' . se non ha superato l'esame di lingua. E in teoria ed in pratica la conditio sine qua non per poter ·esercitare l'apostolato in questi paesi, poichè la popolazione non conosce altra lingua che la propria; la quale d'altronde è la sola parlata con poche differenze di pronuncia in tutta la Provincia e pochissiino fuori di . essa. • Impianto di stazioni e vettovaglia· mento. - Se per parecchi mesi dopo il nostro arrivo in,questi paesi dovemmo vivere accampati sotto ·tende, e poi, pei primi anni, in capannoni fatti all'uso indigeno con rami stazione industriale, da noi impiantata presso una foresta vergine,·provvistà di macchinario moderno per la lavorazione del legno e mossa da forza idraulica. ' Il vettovagliamento delle varie stazioni è fatto dal magazzino generale esistente nella stazione-procura di Limùru, e dali~ fattoria agricola-pastorizia di Niere, 'con re- t golare servizio mensile di carovane. La confezione e le riparazioni del vestiario e dei sacri arre,di sono disimpegnate da Ulj.a sartoria, con macchine a cucire, affidata a suore di l professione, nella missione di Tùsu, ove pure si fabbricano l~ ostie trasmettendole regolarmente a ciascuna missione.

116 _]11 eof)SO{ata Tutto questo ordinamento è fatto allo scopo di liberare il più possibile i missionari addetti alle varie stazioni di missione da ogni cura materiale che possa distrarli dal lavoro d'apostolato, e nello stesso tempo di provvederli - per quanto è poasibile - di una certa qual comodità, che cooperi a farli attendere più volentieri e con maggior energia alle fatiche del sacro ministero. . Preparazione · d'ambiente e tentativi d'evangelizzazione. - Per poter avere una base certa su cui poggiare il nuovo insegnamento a questi indigeni, era necessario conoscere bene prima il loro sistema religioso, e per far accettare questo insegnamento occorreva entrare nella loro confidenza e guadagnarne la stima. Questo si ottenne colle cure gratuite ai malati, visite giornaliere ai villaggi, col dar lavoro agli indigeni, ecc. ,Per renderei sempre più partecipi della loro vita sociale facemmo le fratellanze con i capi principali, ed interveniamo talvolta alle loro feste civili. È poi nostra cura speciale tener alto il prestigio dei capi; rispettare e conservare tutte quelle tradizioni e usanze che nulla presentino contrario alla religione e costumi; ed ai giudici indigeni, non infrequentemente, deferiamo le nostre siesse questioncelle di genere civile che poss~no succedere. '.Q,uanto alle credenze degli indigeni , in materia religiosa, da parecchi e,sami accurati agli anziani e stregoni, ne risultò accertato: che essi credono bensi all'esistenza di più dei, ma in pratica se ne disinteressano affatto di tutti; non ammettono l'immortalità .. dell'anima, e per conseguenza nè premi nè castighi nell'altra vita; socialmente, la poligamia non solo è permessa, ma rappresenta la . base della ricchezza ; le donne sono comprate, e possono essere, anche per futili' motivi, rimandate, con il semplice rimborso di quanto era stato pagato. Di conseguenza dovemmo incominciare a.d. insegnare loro che abbiamo un'anima, e che questa non muore; che vi è un solo Dio rimunera.tore e punitore; e perciò l'obbligo di osservare i dieci comandamenti. Queste nozioni, nella zona d'azione delle varie misswni, sono ormai ampiamente diffuse e abbastanza credute. Le lezioni catechistiche e le preghiere furono musicate ;' poichè essendo il canto una vera passione per gli Akikùiu, la diffusione di esse è cosi facilitata, vengono imparate ad litteram e son meglio ritenute. La spiegazione di esse vien fatta a mezzo di tavole murarie a colori rappresep.tanti il catechismo, che ci sono di un'utilità incontestabile. Conferenze annuali. - Ogni anno si tengono le conferenze generali immediatamente dopo gli esercizi spirituali, cui intervengono tutti i sacerdoti missionari; e ciascuno propone i dubbi di morale pratica che possono esserglisi presentati nell'esercizio del suo ministero. Tutto il sistema di evangelizzazione viene in esse trattato e fissato, ed obbliga ogni missionario sotto la responsabilità dei superiori di stazione. In quest'anno le conferenze durarono sei' giorni ed ebbero luogo presso la stazione della ;J'dadonna della Provvidenza, dove il Governo inglese ha costrutto una gran casa per suo uso, e che per questa circostanza mise a nostra disposizione gratuitamente, mentre i soldati mandati dal capo indigeno facevano il servizio d'onore. Si raccolsero le conclusioni più importanti, , che servono di norma al nostro lavoro e che ognuno, fino alle nuove Conferenze, deve in virtù d'obbedienza scrupolosamente seguire. Fra pochi mesi ci raduneremo nuovamente, e speriamo che la maggior esperienza acquisita dai missionari, ci permetta di tracciare norme più complete e definitive. Libertà di culto. -L'esercizio del culto cattolico, per la naturale tolleranza del Governo inglese, come per la nostra posizione morale e materiale nel paese (essendo i quasi soli europei e in numero cosi preponderante), gode tale assoluta libertà che non sarebbe concepibile maggiore. Ma anche positivamenté il Governo inglese ci protegge, consigliando in tutte le occasioni agli indigeni che ci vogliano bene, ed ascoltino quanto insegniamo loro. E quando, mesi fa, il Governatore Generale di tutta Ì'Africa orientale inglese, il

]11 · eof}S01ata 117 c Col. Sadler, venne a visitare la Provincia, si portava per prima cosa alle nostre stazioni, con la risultante di un'ottima impressione tmgli indigeni in nostro favore: ed avendo poi dato a Fort Hall un pranzo ufficiale, io non solo vi fui invitato, ma ebbi il primo posto, e mi si fece benedire la mensa, non ostante tutti gli invitati fossero protestanti. ·~ Q damento del già fatto, piu che da molte opere riuove: come una pianta che si espande in radici piu ancora che protendere rami novelli. L'aprirsi improvviso di questi nuovi paesi, la minaccia d'invasione delle società prote· stanti (1), unitamente al sistema del Governo inglese di non permettertl vicine due società diverse di missionari, e l'annunzio ricevuto Scheletro d'una casa in legno, montato provvisoriamente nella Stazione industriale presso Tùsu (da totogr. lÙl P. Filippo Perlo). P ARTE SECONDA OPERATO DELLE MISSIONI NEL 1906. SOMMARIO: Cat'att~riatica del lavot'o nell'anno 1906 - Parte JDateriale: Caseggiati e mobilio; ampliamento lÙlla stazione industriale; sviluppo lÙlla stazione agricota - Sacro JDinistero: Catechismi; osservanza lÙlla domenica; cure ai matati; battesimi; catechisti; orfanotrofio - Spet'anze - Pt'ogelti pet' l'avvenit'e. Il 1906 non fu contrassegnato nelle nostre missioni- occorre constatarlo - da grandi scosse, nè sbalzi improvvisi, ma piuttosto da un graduale e sicuro avanzare ed espandersi dell'opera nostra; da una sistemazione e rasso- () che presto il paese sarebbe dichiarato « una ~ riserva per gli indigeni :. - riserva ora ~ effettuata - · ci avevan costretti ·ad impiantare il maggior numero possibile di stazioni, con le quali occupare i punti migliori del paese prima dei protestanti: al che l'essere stati noi i veri pionieri del paese ci dava e incontestato diritto e modo migliore. Lo scopo cui tendevamo era stato rag· giunto, e quando il paese fu dichiarato chiuso (l) Le societa di missionari 'protestanti attualmente operanti nell'Africa orientale inglese sono 14: inglesi, tedesche, svedesi ed americane.

118 Jll. eortsolata ed interdetto a nuovi europei, noi eravamo cosi installati da poter considerare il paese virtualmente nostro. Le posizioni· migliori per quantità di popolaz'ione e per vicinanza di buoni capi e di centri destinati a..sicuro avvenire, erano da noi solidamente occupate. Ma ciò l'avevamo ottenuto sparpagliando - per così dire-noi stessi; impostando stazioni, che, per forza, in paesi come questi in cui tutto quanto non può essere fatto da noi, tutto deve essere richiesto d'Italia, portavano indubbiamente l'impronta di provvisorietà. . La caratteristica del lavoro di quest'anno f~ pertanto la sistemazione definitiva di gran parte delle stazioni per il lato materiale, e il miglioramejlto ed intensificazione del nostro lavoro nell'ordine apostolico. Primieramente si è éontinuato su tutta la linea a seguire l'antico sistema che l'esperienza Ci dimostrò, più che utile, necessario: riservare cioè tntto il lavoro materiale a personale specialis-ta, vale a dire ad alcuni sacerdoti ed a tutti i confratelli, direttamente ed esclusivamente di ciò incaricati; il che permette a quelli delle stazioni {li missione di essere completamente liberi d'attendere al lavoro d'apostolato, senza; secondarie preoccupazioni che li distrarrebbero dal loro mi- ~istero spirituale. In conseguenza, il magaz- ~lno di Limùru con regolari carovane . (che nell'anno raggiunsero il numero di 178 superando il totale di 3000 portatori) continuò a provvedete il vitto alle stazioni, coadiuvato dalla fattoria agricola per la carne e legumi: la stazione industriale lavorò e distribuì molto mobilio nuovo e rinnovò del vecchio; la squadra mobile dei fratelli con numerosi indigÈmi si incaricò della costruzione di nuovi è. ~anutenzione di vecchi. fabbricati. Lavori materiali.- Igrossi lavori compiuti per la parte materiale nel 1906 si pos· sono pertanto ridurre a tre gruppi: l. - Caseggiati e mobilio. Costruzione di nove case con carattere permanente; cioè a) due in pietra alla missione del Sacro Cuore di Gesù in Fort Hall ; b) una in pietra _ed una in legno alla Madonna della Provvidenza; c) una in legno alla Madonna dei Fiori; . . d) una in pietra e due in legno- .alla Madonna d'Oropa in Mogoiri. Ed ivi ancora e) una gran casa e chiesa i.n legno p~r il Collegio dell'Immacolata. Sono da aggiungere le costruzioni fatte secondo il sistema indigeno in alberi e graticcio, cioè varie casette qua e là; una gran chiesa per il pubblico a Vambogo e due altre, meno ampie, in altre missioni.· 2. - Ampliamento della stazione indu,- striale. Questa stazione venne notabilmente sviluppata con l'im-pianto di una nuova ruota motrice (vedi incisione a pagina 119) utiliz,- • zante una caduta d'acqua di otto metri, la quale mette in moto- una grossa sega alternativa per fusti d'alberi - due seghe cir" colari- piallatrice- mortasatrice- tornio per ferro e legno - smerigliatrice, ecc., raggiungendo con i nuovi laboratori e magazzini una superficie coperta di metri quadrati 1500 circa~ Gli operai indigeni impiegati in questa stazione superano sovente il centinaio, con una produzione di oltre cento assi e panconi al giorno ed una lavorazione di migliaia di tronchi d'alberi nell'anno. 3. - Alla stazione agricola fu pure dato un nuovo sviluppo con l'impianto, in cor.so d'esecuzione, di una, ruota motrice e doppia conduttura forzata di dieci metri, alimentata da un lungo canale che serve anche per l'irrigazione. Inoltre stiamo pure installando, _mossi dalla detta ruota - trebbiatrice - ventilatore - svecciatore - molino - buratti, ecc. Completo corredo di aratri a disco, seminatrice ed altre macchine agricole, ci permettono . una lavorazione rapida e moderna del terreno dissodato. Di caffè, che costituisce la principale coltivazione e sul quale poggiamo le migliori speranze, abbiamo già 5000 p~ante in produzione, per cui prima della fine dell' anno sarà necessario l'impianto, assai costoso, delle occorrenti macchine per la sua pulitura. Nello stessotermine di tempo speriamo d'aver portato a. parecchie altre migliaia il numero delle piantine a dimora, mentre nei vivai vengono proseguiti alacremente nuovi pianta-

12 eortsola ta 119 menti. Altre coltivazioni accessorie hanno •pur luogo alla' fattoria, specie quella del frumento ·per provvedere a tutte le stazioni il pane già confezionato, e delle leguminose necessarie•per l'induzione dell'azoto nel terreno e per poter nello stesso tempo. mantenere il numeroso bestiame , con cui assicurare la tuiscono però continui ritardi ad un rapido lavoro d'evangelizzazione, che pure richiede già le maggiori energie. Sacro ministero. -'-- Stiamo tentando tutte le vie, sperimentand6 tutti i mezzi per riuscire a renderei padroni del cuore di questa popolazione; e se poca o .nessuna Alla Stazione industriale - Costruzione della tromba portante l'acqua ·alla .ruota motr.lce della sega alternativa (da fotografia del P. Filippo Perlo). ~rne alle stazioni. I lavoratori 'indigeni adulti (J~ raggiupgono in certi tempi il numer~ di 300, e i raga;t;zi superano spesso·. il centinaio. ..Conviene poi, notare . che tutti questi lavori di nuove costruzioni, :ampliamento della ~;~tazione industriale, .sviluppo dato alla fattoria, come _pure le, :ordinarie manutenzioni delle case, ~on . fecero sentire alcuna perturbazione f'!ull' andamento regolare delle stazioni di missione. Il lavoro d'apostolato potè svolgersi in esse metodico ed indisturbato, ~ senl!la quelle interruzioni che, se sono una necessità nella vita di molti missionari, costidifficoltà (per non parlare della loro assoluta ignoranza d'ogni religione, d'esistenza di un'altr~ vita, e pervertimento del sens9 ~;I~ Orale e sociale) incontriamo a far imparar loro il catechism,p e le massime morali;,.soventi anzi son' loro stessi che ce lo richiedono, 'e si offendono quei capi di villaggi quando nelle nostre visite quotidiane tralasciassimo il loro villaggio, è d' altra pàrte lavoro arduo lo staccarli dalle loro superstiziose pratiche, e portarli all'esèrcizio della vita cristiana.' Non che vi si oppongano forti ragioni, ma vi è ancor sempre un po' di

120 diffidenza verso lo straniero, per il màlumore che hanno contro il Governo, il quàle ogni giorno s'impadronisce di qualche lembo del loro territorio ed impone nuove tasse , e restan ·sempre come impossessati da ·una grande indifferenza, che li ritiene dal decìdersi e continuare poi nella pratica di una religione, di cui fino a ieri ignQravano affatto l'esistenza e di cui 'stentano a capire l'importanza, quantÙnque ci ascoltino volentieri, preghino con entusiasmo e sappiano abbastanza di catechismo. Non ·credo ·che sia fuor .di posto il dire che abbisognino ancora di maturazione. In questo stato di cose, il nostro lavoro di apostolato non esce ancora - ed è naturale - dai limiti' della pura .e. sèmplice evangelizzazione e può essere riassunto fiOtto i seguenti capi: ' l. - Catechismo nei villaggi indigeni. In tutti i ·giorni dell'anno - èccettuate le sole domeniche __: tutto il personale delle stazioni di missione, acèompagnato dai catechisti, si porta nei villaggi degli indigeni a farvi il c~techismo, con una media di due visite giornaliere per ciascuna·stàzione. In alcune stazioni si è già iniziata una térza visita serale, limitata ai centri più popolati; e siccome a qu~ll'pra nessuno.~anca e nessuna occupazione li disturba, i frutti che se ne raccolgono sono consolantissimi; .Per tal modo il totale di villaggi visitati nell'anno fu di 51.699, ed i catechìsìni fatti, compresi quelli nelle · stazioni, furono in numero di 57.392.- 2. - Concorso degli indigeni alla missione in domenica. Un risultato già ottenuto quasi dappertutto in grado soddisfacente è l'òsservanza .del riposo festivo, su cui insistemmo in modo particolare, perchè la sua osservanza ci ';attira alla missione in tal giorno moltisshpa popolazione, che nei di feriali, ·assai 'occupata nei lavori dei campi, non possiamo che avvicinare alla sfuggita. Questo concorso alla missione in domenica va sviluppandosi gradualmente, ma continuamente; e da alcune· fotografie che mi permetto inviarle, Vostra Eminenza può constatare come siano ben occupati i 'cor.tili di certe missioni alla domenicà (vedi una d,i queste fotografie a pag. t21). In parecchie stazioni si son già ·iniziati specie d'oratorii festivi per la gioventù ; gare catechistiche con l'assistenza dei capi e giudici del paese; e, dove abbiamo locali destinati a chiese pubbliche, certe domeniche si~mo costretti a far alternare le squadre degli accorrenti, perché tutti possano passarvi a recitare un po' di preghiera e sentirvi qualche parola di predica. 3. - Cure ai malati. In ogni stazione di missione vi è un ambulatorio per la cura e distribuzione gratis di medicinali agli ammalati che si presentano; e tutti i giorni nelle visite ai villaggi si curano quelli che non possono venire alla' missione. Quest'operà, esercitata sopratutto dalle suore, è non solo utile, ma necessaria in queste missioni. Poichè.la medicina, che può considerarsi come la sola cosli materia}~ di cui abbisognano questi indigeni, ci dà mezzo per abbordarli, penetrare nellè' loro famiglie, acquistarne la confidenza, e ~ello stesso tempo ci porge ocçasione di battezzare bambini e adulti morenti, che, senza questo mezzo, ci sarebbe impossibile rintracciaret ca:usa l'estrema cura con cui gli indigeni nascondono i loro moribondi. Nell' anno il totale delle cure gratuite raggiunse la cifra di 49.668, di c~(35.490 nelle stazioni e 14.178 nelle capanne. 4. - Battesimi. I battesimi amministrati nell'anno scorso furono 252, e ·si .possono classificare in due categorie: d) Battesimi di bambini e adulti moribondi. - Li amministriamo qualche volta a casa loro, assai 'sovente nei boschi e nelle brughiere, dove .è uso indigeno siano portati i moribondi a morirvi. In questi casi, ad evitare che si infiltri nella popolazione il sospetto, cui son di natura propensi, che ricevendo « l'acqua di Dio :. si muoia, come nella pluralità dei casi difatti succede, dobbiamo procedere con estrema cautela, e perciò il battesimo è amministrato con tutta segretezza, non mettendo a parte dell'atto che il catechista e il ricevente il sacramento, se adulto; perciò usiamo sempre la formula più breve, riservandoci, in caso di sopravvivenza,

1~ CZoflsolata 121 Q ma a completare poi le cerimonie giudic~tto opportuno. quando sarà che Vostra Eminenza si degnò darci. Penb) B'attesimi di bambini destinati all'orfanotrofio e di catecumeni debitamente istruiti. - ·Quelli diventano legalmente nostri; fra questi al presente non ammettiamo che i vecchi cadenti, e se di ·buona età, quando affetti da malattie incurabili per cui, a causa dell'età avanzata o del male che può siamo che i catecumeni van non solo ben preparati, ma 'ben provati, e che ora il primo nostro lavoro in missione sia quello d'evangelizzare; il battezzare sol!> il secondo. Con questo sistema. d'altronde non ne' risultano ora molti inconvenienti, poichè possiamo quasi sempre battezzare in punto di morte (') i catecumeni che vi son disposti. Il cortile d'una missione durante i catechismi domenicali (da fotogr. del P. Filippo Perlo). aggravarsi all'improvviso, nutriamo serii timori di non poter arrivare in tempo. In questi casi il battesimo è amministrato in chiesa., usando le solenni forme del rituale romano. Il numero dei battesimi evidentemente non è ancor forte; continua però il loro aumento con progressione matematica., tanto che nel primo trimestre dell'anno in corso. supe· ra.no già il centinaio. D'altra parte è da notare che ci sarebbe facile aumentare rapidamente quella cifra se non ci mostrassimo meno esigenti, e non considerassimo che qualsiasi precipitazione al riguardo sare~be contraria'ad un sodo sviluppo ulteriore di queste nascenti cristianità, e se non fossimo decisi di· seguire mordicus le personali istruzioni ~ 5. - Catechisti. L'opera dei catechisti è al presente cosi sistemata: in ogni stazione, visitando i villaggi e facendo i catechismi, si va scegliendo di quei giovani che paionc> presentare i requisiti richiesti per·essere catechisti. Si fa loro fare tirocinio per parecchi mesi nella stazione stessa. ; se. si dimostrano idonei sono inviati al collegio dell' Immacolata- trasportato ora presso la Madonna d'Oropa (vedi carta geografica in copertina) - per completarvi la loro istruzione ed éduca:- zione. Ogni stazione di missione possiede due . ::~:a::is:i::s~:=::; ee~e :~~::en:l~a.a~~;:~ f squadre di catechisti: una è in funzione. ai villaggi, o a visitarli da soli, quando non

122 ' restano in casa per far il catechismo a quelli che vi passano ; l'altra squadra invece è al collegi? dove resta per due mesi, trascorsi i quali si scambia con la squadra che è in missione, la' quale ritorna a ima volta a passare due mesi al collegio. Cosi abbiamo il vantaggio di poterli conservare sempre nel pri.mitivo fervore; educarli ed istruirli in modo graduale e costante; eccitare fra loro l'entusiasmo: cose tutte più facile ad ottenere in un collegio regolato quasi a modo di seminario, con una specie di clausura·; giacchè abbiam constatato che è pericoloso il !asciarli per Ìunghi periodi di tempo in missione, dove; volere o no, si trovano come sperduti nell'ambiente pagano. Al collegio metà della giornata è consacrata ad esercizii di pietà, sc~ole teoriche di religione ed elementi di istruzione prof!Jona; nell'altra metà hanno esercizio pratico· di evangelizzazione, compiuto nei villaggi indigeni sotto la direzione del superiore e dei suoi coadiutori. Il collegio è la culla delle nostre migliori speranze, e già al presente, la fonte delle più belle consolazioni. Il numero medio dei catechisti è superiore alla cinquantina. 6. - Orfanotrofio. Accadendo nascite di bambini gemelli, o altri venuti al mondo in . speciali circostanze, è éostume nel paese di sopprimere questi neonati, o soffocandoli o abbandonandoli allè iene. pa tempo vagheggiavamo l'idea di raccogliere questi infelici per salvar loro l'anima e il corpo; ma .)a precarietà della nostra situazione, il timore di urtare prematuramente certe superstizioni troppo diffuse e troppo radicata, ci avevano ritenuto dal metterei su questa via. Consolidata 18. nostra posizione grazie all'alta benevolenza diVostra Eminenza, vi ci accingemmo con lena e sul finire dell'anno aprimmo un orfanotrofio presso ·la stazione di Mogoiri, affidandolo per l'esercizio alle medesime Suore Vincenzine che già lavorano con noi in missione. Contemporaneamente officiammo il Governo inglese, il quale emanò un decreto ordinante . a tutti i capi indigeni di far portare a noi i bambini nati in quelle circostanze nelle quali, in forz~ delle antiche )lsanze indigene, se ne sarebbero violentemente sbarazzati. I principali capi, già affezionati alla· missione e alcuni partecipanti regolarmente al catechismo, v;aggiunsero gravi pene per i trasgressori; ed ora di mese in mese il nu· mero dei bambini così salvati, e divenuti per l'uso del paese di nostra proprietà (cosa confèrmata dal governo fino alla loro età d( diciott' anni), va rapidamente aumentando. Speranze. - Ecco le linee generali su cui si svolge il nostro lavoro attuale. Questo, lo sappiamo, non si può ancora dire che esca realmente dal periodo preparatorio, il quale, per essere la popolazione troppo primitiva e senza basi nè religiose o civili, nè morali o sociali, non può necessariamente che essere lungo ed arduo; ma tuttavia delle mutazioni ~ ed importanti- le constatiamo noi stessi: la confidenza e l'entente con ogni classe di persone cresce di giorno in giorno, e ci pare di poter guardare l'avvenire con fiducia che il futuro della missione e del nostro Istituto sia ricco di speranze. In missione è nostra impresa il passare dal possesso virtuale di questi paesi all'effettivo e reale, e vive speranze ci sorreggono che dal periodo preparatorio dell'insegnamento della religione - che in certi punti ha raggiunto un alto grado di diffusione e intensità- non sarà troppo lungo il passo al ,periodo dell'esercizio della vita . cristiana : scopo finale di cui stiamo ora gettando le basi. Voglia Iddio dar grazia a noi e a questi poveri indigeni, affinché possiamo avanzare anche in quest'anno con passi non precipitati, ma sicuri, che migliorino e consolidino sempre più l'opera nostra. Così l'Istituto nostro speriamo continuerà ad esser befl:edetto da ..Dio. Parecchi missionari saranno ordinati sacerdoti nell'anno, e verranno ad aggiungere il loro al nostro lavoro; il numero delle suore non è limitato che dal_tempo :qtateriale occorrente alla costruzione di solide ed adatte dimore;· ·e la prossima apertura del piccolo seminario in .

)ll eof1SO(ata 123 • Torino, con laboratori per fratelli, ci assicura che gli operai in un prossimo avve,nire abbonderanno ,proporzionatamente alle richieste ·di questi interessanti paesi. La nostra opera nel Piemonte, e sopratutto in Torino, continua a destare e ad acquistarsi ogni giorno maggiori simpatie e aderenze, le quali per ,il lato materiale ci daran modo, non solo di non subire arresti nella nostra espansione, ma di intensificare il nostro lavoro apostolico. · Occorre ancora notare che se finora • la nostra espansione in que_sta provincia non fu maggiore, ciò avvenne primieramente per insuperabili ostacoli presentati dalle condizioni affatto primitive di questa regione, dove nulla si trova e tutto deve esser fatto ab ovo, e da queste popolazioni che abbisognano di essere dissodate e lasciate l!laturare; poi per lo stato politico del paese ancor al presente non aperto che in parte; ed infine anche per parte nostra che, novizi nell'apostolato, nelle tradizioni ed usi degli indigeni e loro lingua, non possiamo che procedere lentamente in tante cose al cui raggiungimento sono impotenti e buona volontà e mezzi, e non resta che dar tempo al tempo. Ma il lavoro tranquillo e costante ha indubbiamente il vantaggio della solidità, e speriamo non costrurre su sabbia.· Progetti per l'anno ln.corso.- Questi si poss~no nelle loro grandi linee cosi riassumere: ' a) Sviluppo dell'opera dei catechisti, e invio dei pifl istruiti fra questi in distaccamento da soli nelle zone più popolate, ma comode per la missione, in modo che comincino a preparare il terreno ad ulteriore lavoro del missionario e ad avviare la popolazione alla missione. · ' b) Costruzione di chiese pubbliche in varie stazioni, dove si impongano assolutamente per raccogliere alla preghiera gli accorrenti al catechismo domenicale e tutti quelli che passano per la missione nei giorni feriali. c) Qualche nuova fondazione per completare il collegamento delle stazioni ; e per essere i primi a scegliere i migliori posti, nel caso si apra parte del nuovo paese, per cui già si sta fondando un fòrte avanzato. d) Proseguimento della sistemazione delle stazioni preesistenti. e) Moltiplicare le visite serali, diffondendo l'u,so della preghiera pubblica serale nei villaggi al suono della campana, giacéhè, date le co~dizioni ed usi del paese, non pare conveniente nè ottenibile per ora al mattino. f) Impianto di una nuova fattoria per la coltivazione del cautchouc, e ciò per ottemperare a Vostra Eminenza che ci esorta a procurarci sul luogo cespiti per provvedere al sostentamento delle missioni. Questo è un rapido tracciato dei nostri lavori, per l'attuazione dei quali imploriamo l'aiuto di Dio e la benedizione della Consolata. Vogliate, Eminentissimo Principe, benedire noi tutti: missionari, confratelli, suore e catechisti, a:ffinchè sempre più ·infervorati nell'opera sublime a cui Iddio ci ha chiamati, ci rendiamo veramente degni di quest~ vocazione e riusciamo a salvare molte anime. Prostrato al bacio della Sacra Porpora, imploro una benedizione pa~::ticolarissima per me, che mi sorregga nell'adempim~nto del mio ufficio. Di Vostra Eminenza Umilissimo e obbedientissimo figlio padre FILIPPO PERLO. Si t?i>ct'ilitlic Lettera dell'Em. mo Cardinale GOTTI al padre FILIPPO PERLO Stavamo preparando la stampa di questa Relazione, quando ci' giunse da Roma, con incarico di trasmetterla al P. Perlo in Africa, la seguente lettera che siamo lieti di partecipare·ai nostri lettori, come cosa che da vicino molti di essi riguarda. Inverò, se i sensi di gradimento e di encomio che Sua Eminenza il Cardinale Prefetto di Propaganda si degna .manifestare nella lettera stessa, sa-ranno di

124 llt e o ll s o l a 't a alto" conforto e di preziosissimo incorag· ~ giamento ai missionari della Consolata, devono pure tornare di santa e nobile soddisfazione a tutti i grandi e piccoli &l S. CONGREGAZIONE DE PROPAGANDA FIDE PROTOCOLLO N. 76810 OGGETTO Sulla Relazione della missione &lìev. m o Si<J«o-r.e o benefattori delle nostre Missioni, i quali vedono co.sì approvate e benedette dalla Chiesa le loro preghiere ed offerte per l'incremento delle medesime. Roma, 9 L1tglioj907. Ho fatto oggetto d'un attento esame la relazione inviatami da V. S. in data 20 aprile del corrente anno, e desidero manifestarle la soddisfazione di questa S. Congregazione per il lavoro dell'evangelizzazione condotto con pari energia e prudenza. Nell'impiantare, infatti, la fede in una regione del tutto nuova fa d'uopo guardare piuttosto a mettere salde radici, che a pretendere subito raccogliere frutti. Procedendo in tal m9do si assicurerà per t avvenire alla Chiesa una popolazione profondamente cristiana. Con piacere poi scorgo che, non solo non difetta pel numero il personale della missione: sacerdoti, fratelli laici e suore, ma che altresì . si pone ogni diligenza per la formazione dei soggetti all'arduo lavoro della missione. Anche mi è di conforto riconoscere il favm·e in che è cotesta missione presso il Governo Inglese, che le ha mostrato speciale benevolenza sopra i ministri protestanti che trovansi costà. Della quale concordia con le autorità civili si potranno avere vantaggiose conseguenze, massi·me per la libertà d'azione dei missionari e per la sicurezza.della proprietà ecclesiastica. Al quale ultimo proposito raccomando caldamente a V. S. di P1'0CUrare di formare, sul territorio stesso della missione, dei cespiti per provvedere al suo sostentamento. Lodo poi la sollecitudine di V. S. nel disporre così dellà procura di Limùru, che da · essa si provveda al necessario mantenimento del personale, senza che questo si~ distratto nel lavoro dell'evangelizzazione dalle cure materiali; e così ammirai il numero grande delle istruzioni catechistiche quotidianamente impartite, delle visite ai villaggi? delle cure prestate ai malati. Nè voglio tralasciare d'indicarle la mia soddisfazione per l'orfanotrofio aperto per accogliervi i fanciulli abbandonati, secondo gli usi del paese? e per la diligente formazione nel Collegio dell'Immacolata di .numerosi catechisti. Continui pertanto V. S. col consueto zelo nell'opera intrapresa p~r ·za gloria di Dio e la salvezza delle anime, mentre invoco su di Lei e su tutti i suoi cooperatori nella missione ogni benedizione di Dio. Di V. S. Devotissimo Servitore Al Rev.mo P. FILIPPO PERLO S1tperiore della Missione del Kénya. firm.: Fr. G. M. a Card. GOTTI Pref. LUIGI VECCIA Segretario. ..

]11· eof}solata 125 Q CENNI BIOGRAFICI del li e~erabile Giuseppe Oafasso ====O=== = CAPO VI. Il Rettore del Convitto Ecclesiastico. SOMMARIO: Disposizioni provvidenziali - n Venerabile confondatore del Convitto Ecclesiastico - .Ricerca di posti nel medesimo - La disciplina in Convitto - Mezzi di D. Cafasso per ottenerla - La giornata dei Convittori - Occupazioni del mattino - n cambio dei posti in refettorio - n pomeriggio - Ricreazione serale - Che parole, che parole ! - Cenno e sguardo eloquenti - Gl' insuccessi di Don Begliati - I servi - Cure temporali - In Convitto si stava doppiamente bene - 'l'utto per Iddio ! Iddio parve singolarmente compiacersi nel secondare cogli avvenimenti esterni il Venerabile in quel suo costante spirito di modestia e di prudenza per cui, all'opposto di ciò che ordinariamente avviene, egli operò cose grandi e difficilissime senza strepito alcuno, senza nulla scompigliare intorno a sè, anzi perfino senza apparente suo sforzo e fatica. Un esempio tipico di queste provvidenziali disposizioni l'abbiamo nel modo, da noi già conosciuto, col quale D. Cafasso pervenne alla doppia carica di rettore del Convitto Ecclesiastico e della chiesa di San Francesco d'Assisi: due distinti uffici in cui dobbiamo ora considerarlo e seguirlo. _Dopo la morte del teologo Guala apparve sempre meglio che se l'illustre sacerdote , aveva avuto il merito insigne di gettare le prime basi del Convitto, D. Cafasso ne era divenuto la chiave di volta. Egli, infatti, avendone poco a poco con santa abilità disarmati tutti gli avversari esterni, nel momento critico era riuscito a salvare l'istituto dalla distruzione, a cui l'avrebbe molto pro- ~abilmente esposto l'indole battagliera del primo rettore. Egli aveva assai concorso a promuoverne l'incremento ed a stabilirne solidamente la buona fama, coi frutti copiosissimi portati dalle sue conferenze e dai suoi esempi di santità; egli, infine, durante la lunga malattia di quattro anni del teologo Guala, rilevando all'atto pratico le lacune ed i_difetti del Regolamento del Convitto, difetti e lacune inevitabili in ogni principio, ·ii~ g lo era venuto gradatamente e col pieno cons~nso del suo superiore ritoccando, adattando e perfezionando, in modo che quando esso potè ayere la sua piena applicazione, il Convitto camminò moralmente e materialmente come un orologio di precisione, a detta di autorevolissimi testimoni al processo. Il che cominciò ad avverarsi appena il Venerabile, n_ominato rettore il 6 dicembre 1848, vale a dire il giorno stesso della morte del suo predecessore, prese da solo la direzione dell'istituto, ed esigendo da tutti: superiori, convittori e servi l'esatta osservanza della. Regola comune, palesò interamente un'altra preziosa sua attitudine, cioè m't alto e sicuro spirito dì 'governo, in cui risaltavano mirabilmente fusi .e contemperati due elementi che parrebbero inconciliabili: la fermezza e la soavità. Per la ristrettezza dei locali, nel Convitto Ecclesiastico torinese non potevano soggiornare. contempo~aneamente più di sessanta sacerdoti, perciò i posti vi erano ricercatis·. simi. Le domande affluivano da ogni parte degli antichi Stati Sardi, e venivano non soltanto da chierici o da sacerdoti di rèc~te ordinazione, per i quali essenzialmente il Convitto era stato istituito, ma anche da ecclesiastici che pur avendo già altrove compiti i loro studi di teologia morale ed esercitato per parecchi anni il ministero,.s_entivano il bisogno di porsi per qualche tempo alla scuola e sotto la direzione spirituale del Venerabile. Pertanto - diremo colle parole di antichi convittori - « il mantenere la disciplina in Co.nvitto no"n era in sè cosa troppo facile, stante l'agglomeramento di tanti sacerdoti di varie diocesi, epperò di diversa educazione e coltura. Ma D. Cafasso sapeva pienamente ottenerla, si che senza pressione di sorta, senza che altri ne sentisse aggravio, non solo regnava nell'istituto ordine ed esattezza, ma ancora giovialità di spirito, zelo nello studio e nella pietà, · una carità e condiscendenza reciproca, che della comunità abbastanza numerosa formava una famiglia di un cuor solo e di un' anim&: sola».

126 W <ZOt'}SO{ata Ma quali 'erano i mezzi con cui il Venerabile otteneva così oonsolanti risultati? Lo studio accuratissimo che egli faceva dell'indole dei convittori; la sorveglianza continua e minuta che esercitava sui loro atti; la sincera benevolenza e somma delicatezza con cui li trattava anche nel correggerli, ma sovra tutto. il precederli che egli faceva nell'osservanza del Regolamento loro proposto. «D. Cafasso, scrisse D. Bosco, aveva fisso nella mente che il più efficace comando di un superiore è il buon esempio », epperò il programrp.a da lui propostosi per la buona formazione dei convittori era di trovarsi sempre in mezzo a loro. A conoscere come egli potesse attuare tale programma, nonostante le infinite ed assorbenti sue occupazioni fuori del' Convitto, nulla ci può meglio servire che il passare anche noi, in ispirito, un'intiera giornata coi convittori di S. Francesco. Essi, come sappiamo, si alzavano alle cinque o cinque e mezza secondo la stagione, e mezz'ora più tardi si riunivano nella sala di studio per le orazioni del mattino e la meditazione. I primi ad arrivarvi vi trovavano o vi vedevano giungere impreteribilmente il. rettore, il quale, come già usava da ripetitore, preso posto confuso coi convittori su una. sedia. di legno « immobile di corpo, quasi fosse di sasso, con i gomiti appoggiati alla. tavoletta. superiore della. sedia., e durante la meditazione il capo fra. le mani, attendeva alla. preghiera comune·». Appena finita la medesima, i convittori già abilitati alla confessione o designati a dire quel giorno le prime messe, passavano nella chiesa di S. Francesco, mentre gli altri si mettevano allo studio, attendendo il rispettivo loro trirrio per celebrare. Questo finiva. verso le dieci, ~d era. regolato in·modo che chi era primo un giorno, rimanesse l'ultimo l'indomani. I convittori non ancora. sacerdoti poi, alle ore otto e mezza udivano, e per turno Servivano in cotta, la messa della comunità che si celebrava all'altare dell'Immacolata, il quale, abbellito, rimane tuttora allo stesso luogo a destra. dell'altare maggiore in San Francesco. Naturalmente non v'era ora fissa per la colazione, ma ciò non ingenerava il menomp disordine, dovendo ciascuno farla all'gra che gli ·tornava più comoda o in camera sua, oppure nel locale dove si prendeva il caffè o il cioccolatte: le uniche cose che fosse per-• messo farsi portare dal di fuori,' rimanendo assolutamente proibita l'introduzione di qualunque companatico da unire al pane fornito dal Convitto. Il Venerabile intanio, se non era chiamato fuori da un malato grave o da altra urgente occupazione, rimaneva nel suo confessionale, sempre accerchiato; ma anche di là e nelle brèvi apparizioni in sacrestia. sorvegliava i suoi sacerdoti, con un' oculatezza tanto più penetrante quant'era meno. apparente. Nei giorni feriali alle undici aveva luogo la prjma conferenza. Il Venerabile dal giorno in cui era stato nominato ripetitore l'aveva tenuta per undici anni, facendo negli ultin;ji quattro anche quella della sera. Ma divenuto rettore e pressato da infinite e sempre più gravi occupazioni , gli fu forza prendere a .sua volta un coadiutore nell'insegnamento, ' • scegliendo successivamente, coll'usata sua santa avvedutezza, ottimi ripetitori. Nei giorni festivi « a dar comodo ai signori convittori di udire la parola di Dio» come diceva. il Regolamento, essi erano liberi di uscire per recarsi a predica. Cosi giungevano le dodici, ora del pranzo. Durante il medesimo si faceva, fino alle frutta, lettura di libri di storia ecclesiastica. o di altri affini ~d adatti soggetti. Il Venerabile, non accettando da chicchessia·inviti che lo allontanassero dJI.lla mensa comune, al segno del campanello si trovava puntual- • mente in refettorio, tranne nell'ultimo giorno d'ogni quindicina. Secondo una prescrizione regolamentare, i convittori ogni quindici giorni dovevano cambiar posto a tavola. , Sebbene da questa legge fossero esenti i superiori, D. Cafasso ne voleva colpito se stesso, e nel giorno del cambio, giungendo ultimo o fra gli' ultimi in refettorio, prendeva quel qualunque pos.to rimasto dispohibile. .

1lt eortsolata 127 Abbiamo un grazioso aneddoto riguardante il cambio quindicinale: Tre bravi convittOri, riusciti poi ottimi pastori d'anime, mettendo in .pratica il vecchio .adagio~ fatta la legge, · t1·ovato l'inganno, avevano combinato di tro-· varsi sempre vicini, cambiando tuttavia di posto e magari di tavola. La cosa parve passare inosservata per due quindicine, ma « al terzo cambio - narra uno degli amiconi, D. Baravalle - D. Cafasso si trovò accanto a me; e quando sul finir del pranzo cessò la lettura, col viso sorridente mi riv~lse la parola dicendo : Come va che loro tre son sovente vicini? Rispondere che questo succedeva a caso io non potevo, chè avrei detta la bugia e D. Cafasso l'avrebbe certo conosciuta. Dire ch'era cosa combinata, come D. Cafasso giudicava e indovinava, era un confessare troppo apertamente la colpa e mi pesava; quindi non risposi che col chinar • del capo con un sorriso che conteneva l'accusa intera. Ma bastarono poi le poche parole di lui, riferite da me ai compagni, per rompere ogni combinazione fra noi tre ». Alzandosi da tavola, i convittori si recavano nel coretto prospiciente in S. Francesco per una visita brevissima al SS. Sacramento, dopò di cui, mentre il rettore si ritirava nelle sue stanze, essi passavano a far ricreazione in ambiente, chiuso o aperto .secondo la stagione, ma sempre in luogo comune, essendo vietato l'appartarsi in particolari conversa'Zioni nelle camere. . Erano permessi ~ giuochi di .boccie e di palla, non le carte nè i tarocchi. Dopo la ricreazione veniva il passeggio. Il Venerabile ricordava di tanto. in tanto ai convittori la norma regolamentare che, a conservare àlle passeggiate il suo scopo igienico, consigliava di andare a respirare aria pura fuori di città, prescindendo da visite o dall'eseguire commissioni per terzi. Cosi pure egli inculcava loro di evitare· i luoghi meno convenienti ad ecclesiastici, cioè i portici e le vie più frequentate, i pubblici spettacoli, i caffè; e di tenere contegno serio e dignitoso. Alle tre tutti rientravano per una breve lettura spirituale ·e un po' di stud~o; alle cinque si recitava in 'comune il rosario. Il Venerabile che «non avrebbe mai la~ciato un rosario per qualunqu~;~ motivo » sebbene nel pomeriggio sempre dovesse uscire per il disbrigo di affari, per visitare malati e spe~ cialmente i suoi carcerati, rientrava inappuntabilmente in orario per la pia pratica. Dopo la medesima si riprendeva lo studio fino alle sette: ora fissata per la conferenza pubblica; alle ottCI e un quarto si andava a cena. Il rettore non faceva che una breve comparsa in refettorio sul finire della medesima, ma, salvo casi eccezionalissimi, mai no!l mancava alla ricreazione della sera, passeggiando o tenendo circolo coi convittori. (Continua). Un'opera di carità che si può /are ai missz'onari è quella di o.lfrire loro delle limosine p er celebrazione di .Messe. La .Direzione del periodico le accetta con riconoscenza e le trasmette con premura ai missionari. Per queste .Messe l'Autorità ecclesiastica ha fissato l'elemosina in L. 2,150. CRONACA MENSILE DEL SANTUARIO Grule reeeatl riferite alla !lllllrestla del santuario Rev.mo Sig. Direttore, Ad onore e gloria di Maria SS. Consolatrice ed in tributo di riconoscenza, mi per-• metta di pubblicare una grazia preziosa da me ricevuta. Mi trovavo ammalato di polmonite doppia, e sebbe~e ·il dottore curante nulla lasciasse d' intentato, sia dal principio della malattia, sia dopo tenuto consulto, ebbe a dichiarare formalmente che non vi era più per me speranza di guarigione. Difatti tanto mi aggravai che a 3 ore del18febbraio p. p., sentendo che andavo qu~si perdendo l'uso delle facoltà

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