114 Jl1 eo.,solata Relazione sulla Missione del ~énya scritta dal padre FILIPPO PEB.LO ·al Cardinal Prefetto della S. Propaganda =~~=== PARTE PRIMA ORDINAMENTO DELLE MISSIONI. SOMMARIO: Paese e popolazione - Personale- Tenordi vita- Lingua indigena- Im· pianto di stazioni e vellovagliamenlo- Pre• parazione d' amfJienle e tentativi d' ev.angelìzzazio~te - Conferenze annuali - .LifJertà di culto. Paese a popolazione. - :La Missione del Kénya è costituita dalla Pròvincia civile omonima, appartenent~ politicamente al Protettorato inglese dell'Africa orientale. Causa dell'essere il paese nuovo ed in parte ancora inesplorato, non tutti i confini sono determinati nettamente. A nord-passanti d'altr1.mde attraverso u~a steppa quasi deserta - non sono che approssimativi, tracciati con una linea fittizia, la quale non potrà essere concretata prima che il Governo inglese abbia potuto estendere la sua influenza fino a quei limiti; il che ora gli è vietato dallo stato ostile delle popolazioni poste sul cammino, per cui anche a qualsiasi europeo ne interdice l'accesso. La popolazione stimata prima della penetrazione ·nel paese a un 200 mila ani~e, si trovò poi raggiungere il milione quando per l'imposizione della hut 'tai: (tassa sulle capanne) si potè, con un approssimativo censimento di queste farsi un giudizio imi numero dei loro abitanti. Ma nell'anno in corso, in seguito ad una spedizione militare fra i contraffor~i sud-est -d!:~l Kéoya per soggiogare le tribù .degli Iriaini e di Mbe finora indomate (vedi carta geografica in copertina), i calcoli portereb~ baro ad oltre due milioni d'anime, e forse molto più, perchè, parte non indifferente del ' paese si deve dire appena. intra.vvista, più che effettivamente penetr~ta.. Personale. ---;- Il numero delle persone religiose (sacerdoti, fratelli e suore) at- •tua.lmente in missione è di,56. Numero non piccolo in sè, ma ancora affatto insufficiente se si considera e la quanti~à di popolazione e la sua qualità - razza Bantu, famiglia Kikùiu - tutta identica per l'intera Pro· vincia e perciò tutta suscettibile di conversione (non essendovi indigeni mussulmani od altri di regola molto refrattarii all'evangelizzazione); e pe~ il fatto che nessun ostacolo esteriore viene frapposto al nostro lavoro d'evangelizzazione. Tanor di vita. - ·Viviamo tutti in èomunità ;. in ciascuna stazione trovansi normalmente due sacerdoti e quattro suore. Le abitazioni pei missionari e per le suore sono in case affatto staccate e indipendenti; ma l'orario di missione, dalle 7 di mattino alle 18 di sera, è identico per le due comunità; nelle alt.re ore invece ciascuna comunità ha orario proprio e fa da sè, per quanto riguarda la vita interna. I missionari s'occupano specialmente della parte maschile della popolazione, eccezionalmente intervengono a preparare per il bat~ tesimo donne moribonde; alle suore invece sono riservate esclusivamente le fanciulle e donne, eccetto per la cura degli ammalati, cui norm'almente attendono esse per tutti. Quanto all'evangelizzazione, in tutte le stazioni si deve seguire, e si segue, lo stesso sis.tema, gli stessi metodi d'istruzione catechistica col'vantaggio che gli indigeni, anche andando da una'a1l'altra stazione, non riscontrano differenza alcuna; producendosi cosi un'imponente forza morale, tanto utile per il necessario ascendente del missionario su selvagge popolazioni. Ogni trimestre il superiore della stazione invia la sua relazione trimestrale, in cui rende contodell'andame'nto della sua missione, dei suoi successi e degli ostacoli che incontra; come pure delle disposizioni personali proprie . é di ciascuno ' dei suoi confratelli e suore, ~d accenna ai progetti che gli parrebbero convepienti per il _trimestre successivq. . . Lingua Indigena: ~ Lo ·studio della lingua indigena, di cui stiam ora litògrafando la•grammatica compilà.ta. da noi, rappresenta una. delle principali océupazioni dei ..
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