Missioni Consolata - Agosto 1907

1lt eortsolata 127 Abbiamo un grazioso aneddoto riguardante il cambio quindicinale: Tre bravi convittOri, riusciti poi ottimi pastori d'anime, mettendo in .pratica il vecchio .adagio~ fatta la legge, · t1·ovato l'inganno, avevano combinato di tro-· varsi sempre vicini, cambiando tuttavia di posto e magari di tavola. La cosa parve passare inosservata per due quindicine, ma « al terzo cambio - narra uno degli amiconi, D. Baravalle - D. Cafasso si trovò accanto a me; e quando sul finir del pranzo cessò la lettura, col viso sorridente mi riv~lse la parola dicendo : Come va che loro tre son sovente vicini? Rispondere che questo succedeva a caso io non potevo, chè avrei detta la bugia e D. Cafasso l'avrebbe certo conosciuta. Dire ch'era cosa combinata, come D. Cafasso giudicava e indovinava, era un confessare troppo apertamente la colpa e mi pesava; quindi non risposi che col chinar • del capo con un sorriso che conteneva l'accusa intera. Ma bastarono poi le poche parole di lui, riferite da me ai compagni, per rompere ogni combinazione fra noi tre ». Alzandosi da tavola, i convittori si recavano nel coretto prospiciente in S. Francesco per una visita brevissima al SS. Sacramento, dopò di cui, mentre il rettore si ritirava nelle sue stanze, essi passavano a far ricreazione in ambiente, chiuso o aperto .secondo la stagione, ma sempre in luogo comune, essendo vietato l'appartarsi in particolari conversa'Zioni nelle camere. . Erano permessi ~ giuochi di .boccie e di palla, non le carte nè i tarocchi. Dopo la ricreazione veniva il passeggio. Il Venerabile ricordava di tanto. in tanto ai convittori la norma regolamentare che, a conservare àlle passeggiate il suo scopo igienico, consigliava di andare a respirare aria pura fuori di città, prescindendo da visite o dall'eseguire commissioni per terzi. Cosi pure egli inculcava loro di evitare· i luoghi meno convenienti ad ecclesiastici, cioè i portici e le vie più frequentate, i pubblici spettacoli, i caffè; e di tenere contegno serio e dignitoso. Alle tre tutti rientravano per una breve lettura spirituale ·e un po' di stud~o; alle cinque si recitava in 'comune il rosario. Il Venerabile che «non avrebbe mai la~ciato un rosario per qualunqu~;~ motivo » sebbene nel pomeriggio sempre dovesse uscire per il disbrigo di affari, per visitare malati e spe~ cialmente i suoi carcerati, rientrava inappuntabilmente in orario per la pia pratica. Dopo la medesima si riprendeva lo studio fino alle sette: ora fissata per la conferenza pubblica; alle ottCI e un quarto si andava a cena. Il rettore non faceva che una breve comparsa in refettorio sul finire della medesima, ma, salvo casi eccezionalissimi, mai no!l mancava alla ricreazione della sera, passeggiando o tenendo circolo coi convittori. (Continua). Un'opera di carità che si può /are ai missz'onari è quella di o.lfrire loro delle limosine p er celebrazione di .Messe. La .Direzione del periodico le accetta con riconoscenza e le trasmette con premura ai missionari. Per queste .Messe l'Autorità ecclesiastica ha fissato l'elemosina in L. 2,150. CRONACA MENSILE DEL SANTUARIO Grule reeeatl riferite alla !lllllrestla del santuario Rev.mo Sig. Direttore, Ad onore e gloria di Maria SS. Consolatrice ed in tributo di riconoscenza, mi per-• metta di pubblicare una grazia preziosa da me ricevuta. Mi trovavo ammalato di polmonite doppia, e sebbe~e ·il dottore curante nulla lasciasse d' intentato, sia dal principio della malattia, sia dopo tenuto consulto, ebbe a dichiarare formalmente che non vi era più per me speranza di guarigione. Difatti tanto mi aggravai che a 3 ore del18febbraio p. p., sentendo che andavo qu~si perdendo l'uso delle facoltà

RkJQdWJsaXNoZXIy NTc1MjU=