]11· eof}solata 125 Q CENNI BIOGRAFICI del li e~erabile Giuseppe Oafasso ====O=== = CAPO VI. Il Rettore del Convitto Ecclesiastico. SOMMARIO: Disposizioni provvidenziali - n Venerabile confondatore del Convitto Ecclesiastico - .Ricerca di posti nel medesimo - La disciplina in Convitto - Mezzi di D. Cafasso per ottenerla - La giornata dei Convittori - Occupazioni del mattino - n cambio dei posti in refettorio - n pomeriggio - Ricreazione serale - Che parole, che parole ! - Cenno e sguardo eloquenti - Gl' insuccessi di Don Begliati - I servi - Cure temporali - In Convitto si stava doppiamente bene - 'l'utto per Iddio ! Iddio parve singolarmente compiacersi nel secondare cogli avvenimenti esterni il Venerabile in quel suo costante spirito di modestia e di prudenza per cui, all'opposto di ciò che ordinariamente avviene, egli operò cose grandi e difficilissime senza strepito alcuno, senza nulla scompigliare intorno a sè, anzi perfino senza apparente suo sforzo e fatica. Un esempio tipico di queste provvidenziali disposizioni l'abbiamo nel modo, da noi già conosciuto, col quale D. Cafasso pervenne alla doppia carica di rettore del Convitto Ecclesiastico e della chiesa di San Francesco d'Assisi: due distinti uffici in cui dobbiamo ora considerarlo e seguirlo. _Dopo la morte del teologo Guala apparve sempre meglio che se l'illustre sacerdote , aveva avuto il merito insigne di gettare le prime basi del Convitto, D. Cafasso ne era divenuto la chiave di volta. Egli, infatti, avendone poco a poco con santa abilità disarmati tutti gli avversari esterni, nel momento critico era riuscito a salvare l'istituto dalla distruzione, a cui l'avrebbe molto pro- ~abilmente esposto l'indole battagliera del primo rettore. Egli aveva assai concorso a promuoverne l'incremento ed a stabilirne solidamente la buona fama, coi frutti copiosissimi portati dalle sue conferenze e dai suoi esempi di santità; egli, infine, durante la lunga malattia di quattro anni del teologo Guala, rilevando all'atto pratico le lacune ed i_difetti del Regolamento del Convitto, difetti e lacune inevitabili in ogni principio, ·ii~ g lo era venuto gradatamente e col pieno cons~nso del suo superiore ritoccando, adattando e perfezionando, in modo che quando esso potè ayere la sua piena applicazione, il Convitto camminò moralmente e materialmente come un orologio di precisione, a detta di autorevolissimi testimoni al processo. Il che cominciò ad avverarsi appena il Venerabile, n_ominato rettore il 6 dicembre 1848, vale a dire il giorno stesso della morte del suo predecessore, prese da solo la direzione dell'istituto, ed esigendo da tutti: superiori, convittori e servi l'esatta osservanza della. Regola comune, palesò interamente un'altra preziosa sua attitudine, cioè m't alto e sicuro spirito dì 'governo, in cui risaltavano mirabilmente fusi .e contemperati due elementi che parrebbero inconciliabili: la fermezza e la soavità. Per la ristrettezza dei locali, nel Convitto Ecclesiastico torinese non potevano soggiornare. contempo~aneamente più di sessanta sacerdoti, perciò i posti vi erano ricercatis·. simi. Le domande affluivano da ogni parte degli antichi Stati Sardi, e venivano non soltanto da chierici o da sacerdoti di rèc~te ordinazione, per i quali essenzialmente il Convitto era stato istituito, ma anche da ecclesiastici che pur avendo già altrove compiti i loro studi di teologia morale ed esercitato per parecchi anni il ministero,.s_entivano il bisogno di porsi per qualche tempo alla scuola e sotto la direzione spirituale del Venerabile. Pertanto - diremo colle parole di antichi convittori - « il mantenere la disciplina in Co.nvitto no"n era in sè cosa troppo facile, stante l'agglomeramento di tanti sacerdoti di varie diocesi, epperò di diversa educazione e coltura. Ma D. Cafasso sapeva pienamente ottenerla, si che senza pressione di sorta, senza che altri ne sentisse aggravio, non solo regnava nell'istituto ordine ed esattezza, ma ancora giovialità di spirito, zelo nello studio e nella pietà, · una carità e condiscendenza reciproca, che della comunità abbastanza numerosa formava una famiglia di un cuor solo e di un' anim&: sola».
RkJQdWJsaXNoZXIy NTc1MjU=