120 diffidenza verso lo straniero, per il màlumore che hanno contro il Governo, il quàle ogni giorno s'impadronisce di qualche lembo del loro territorio ed impone nuove tasse , e restan ·sempre come impossessati da ·una grande indifferenza, che li ritiene dal decìdersi e continuare poi nella pratica di una religione, di cui fino a ieri ignQravano affatto l'esistenza e di cui 'stentano a capire l'importanza, quantÙnque ci ascoltino volentieri, preghino con entusiasmo e sappiano abbastanza di catechismo. Non ·credo ·che sia fuor .di posto il dire che abbisognino ancora di maturazione. In questo stato di cose, il nostro lavoro di apostolato non esce ancora - ed è naturale - dai limiti' della pura .e. sèmplice evangelizzazione e può essere riassunto fiOtto i seguenti capi: ' l. - Catechismo nei villaggi indigeni. In tutti i ·giorni dell'anno - èccettuate le sole domeniche __: tutto il personale delle stazioni di missione, acèompagnato dai catechisti, si porta nei villaggi degli indigeni a farvi il c~techismo, con una media di due visite giornaliere per ciascuna·stàzione. In alcune stazioni si è già iniziata una térza visita serale, limitata ai centri più popolati; e siccome a qu~ll'pra nessuno.~anca e nessuna occupazione li disturba, i frutti che se ne raccolgono sono consolantissimi; .Per tal modo il totale di villaggi visitati nell'anno fu di 51.699, ed i catechìsìni fatti, compresi quelli nelle · stazioni, furono in numero di 57.392.- 2. - Concorso degli indigeni alla missione in domenica. Un risultato già ottenuto quasi dappertutto in grado soddisfacente è l'òsservanza .del riposo festivo, su cui insistemmo in modo particolare, perchè la sua osservanza ci ';attira alla missione in tal giorno moltisshpa popolazione, che nei di feriali, ·assai 'occupata nei lavori dei campi, non possiamo che avvicinare alla sfuggita. Questo concorso alla missione in domenica va sviluppandosi gradualmente, ma continuamente; e da alcune· fotografie che mi permetto inviarle, Vostra Eminenza può constatare come siano ben occupati i 'cor.tili di certe missioni alla domenicà (vedi una d,i queste fotografie a pag. t21). In parecchie stazioni si son già ·iniziati specie d'oratorii festivi per la gioventù ; gare catechistiche con l'assistenza dei capi e giudici del paese; e, dove abbiamo locali destinati a chiese pubbliche, certe domeniche si~mo costretti a far alternare le squadre degli accorrenti, perché tutti possano passarvi a recitare un po' di preghiera e sentirvi qualche parola di predica. 3. - Cure ai malati. In ogni stazione di missione vi è un ambulatorio per la cura e distribuzione gratis di medicinali agli ammalati che si presentano; e tutti i giorni nelle visite ai villaggi si curano quelli che non possono venire alla' missione. Quest'operà, esercitata sopratutto dalle suore, è non solo utile, ma necessaria in queste missioni. Poichè.la medicina, che può considerarsi come la sola cosli materia}~ di cui abbisognano questi indigeni, ci dà mezzo per abbordarli, penetrare nellè' loro famiglie, acquistarne la confidenza, e ~ello stesso tempo ci porge ocçasione di battezzare bambini e adulti morenti, che, senza questo mezzo, ci sarebbe impossibile rintracciaret ca:usa l'estrema cura con cui gli indigeni nascondono i loro moribondi. Nell' anno il totale delle cure gratuite raggiunse la cifra di 49.668, di c~(35.490 nelle stazioni e 14.178 nelle capanne. 4. - Battesimi. I battesimi amministrati nell'anno scorso furono 252, e ·si .possono classificare in due categorie: d) Battesimi di bambini e adulti moribondi. - Li amministriamo qualche volta a casa loro, assai 'sovente nei boschi e nelle brughiere, dove .è uso indigeno siano portati i moribondi a morirvi. In questi casi, ad evitare che si infiltri nella popolazione il sospetto, cui son di natura propensi, che ricevendo « l'acqua di Dio :. si muoia, come nella pluralità dei casi difatti succede, dobbiamo procedere con estrema cautela, e perciò il battesimo è amministrato con tutta segretezza, non mettendo a parte dell'atto che il catechista e il ricevente il sacramento, se adulto; perciò usiamo sempre la formula più breve, riservandoci, in caso di sopravvivenza,
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