Luglio 1907 ~· · ~ An.n.o .IX • N. "Z ~~ • ~~~C C!. AUGUST.IE TAURINORUM . . -""~ r . ., CONSOLATRIX ET PATRON,~ ~ ~ . ~~~ ~ periodico R,e li~io s o Mertsile ESCE DIREZIONE AL PRINCIPIO PIAZZA DELLA CONSOLATA DEL MESE TORINO T:KLEFONO INTERPBOVINCIALE N. 22·77
OGGETTI DI DIVOZIONE • vendibili presso la Direzione del Periodico, piazza Consolata, l x Md l• in alluminio: l 0 tipo ordinario, rotonde, ovali o rinascimento da 8 ag 18 2 al,_ soldo, da 5 e lO centesimi caduna. - 2° tipo artistico, .rotonde, · da L. 0,05 caduna e 0,50 la dozz. ; 0,10 caduna e 0,90 la dozzina; 0,15 caduna e 1,50 la dozzina. --:- 3° tipo grande, mm. 38 L. 0,70; mm. 44 L. l. In metallo imitazione argento antico, tipo·artistico, rotonde, con figura in rilievo, inalterabili, da L. 0,20 -0,30 - 0,40 -0,45 -0,60. - Tipi fantasia da L. 0,75 e 0,90. . In argento : lucide, bianche da 0,10 · 0,~0 • 0,30 · 0,45 - 0,55 · 0,75 • 0,90 - 1,15 · 1,25 · 1,50 · 1,75 - ecc. - In argento ossidato, tipo artistico da L. 0,75 • 0,90 . 1,00 . 1,50 . 1,75 . 2,00 . 3,40 . 4,75. In oro: con smalto dà L. 2,50 · 2,75 · 3,00 • 4,00 · 4,25 - 5,50 e 9,50. - Incise da L. 3,00 - 4,40 · 5,10 · 6,50 - 9,50, ecc. - Artistiche in rilievo da L. 7,50 · 8,50 · 9,50 · 12,75 - 18,25 · ecc. C Il nta garantito, assortite nella lunghezza, nella grossezza e nella atena l lql fattura degli anelli che possono essere semplici, faccettati o mezzo-tondi e sempre saldati fra loro. Generalmente, la loro lunghezza è. df 50 o 60 cm.: prezzi 1,20 · 1,30 • 1,45 · 1,60· - 1,80 · 2, ecc. . C d'osso bianco da L. 0,20 - 0,25 · 0,30 -0,40 · 0,45 · 0,50. · 0f0ftl di porcellana. a colori assortiti da L. 0,10 - 0,20 . 0,25 . 0,30- 0,40. Di madreperla. da L. 0,60 -0,85 · 1,20; id, montate in .argento da L. 1,50 • 2,15 . .2,50 . 2,70 • 3,50 . 4,10 • 5,25 . 5,90. Di cocco da L. 0,25 · 0,30 · 0,45 -0,60 -0,70 · 0,80; id., montatura metallo inalterabile e catena infrangibile da L. 0,90 • l ,10 -1,25 -1,35. Di alluminio da ·L. 1,10 - 1,25 . 1,30 · 1,50. Imitazione·pietre artificiali, n).ontate in argento da L. 1,45 -1,75 -2,30 2,45 . 3,90 . 4,25. 'rutto argento da L. 3,10 -6,50 · 6,75 · 7,75. P rt ovali in metallo da L. 0,35. • 0,40 - in madreperla da L. 0,60 · 0 8C0f0ft8 0,70 -. 0,80 - borsetta .jn pelle con impresso in oro : « Ricordo della Consolata» L 0,35 -0,40 · 0,45 -0,50 ' 0,60 · 0,70. ·B h ' Assortimento completo di graziosi ed artistici disegni co:q la figura f0C 81 della Consolata in fotografia o in metallo in rilievo, Tipo in metallo, imitazione· arge~to antico, inalterabile da 0,80 -0,85 . 0,95 • 1,15 . 1,30 . 1,50 . 1,60. . . Altri tipi da buon prezzo e nello stesso tempo di ·~u1'a, contornate da metallo dorato o argentato da L. 0,15 -0,20 - 0,25 -0,35. Spille di sicurezza. ili._metallo ossidato, con l'Effigi~ della Consolata, 0,15 cad. Ae li • .in argento tutto bianco o con placchetta oro e figura della Consola~a ft l incisa da L. 0,50 · 0,60 · 0,75 · 0,90 · 1,10 · 1,50 - 1,75. 1,95. In meta1lo argentato da L. 0,15 · 0,40 (Mandare la circonferenza del dito). B b • in metallo ossidato da L. 0,60 · 0,85 · 1,50 · 2,60 · 3,10- 3,75 . 4,90; Om 0011(8 in metallo dorato e smaltato da L. 0,85 . 1,20 -1,55. ·. : .' . ' ' .
.. Ii '~nsoiata PERIODIOO RELIGIOSO , MENSILE ~~~~~' ~ •<>1.\II:JY:A.HIO DIREZIONE festa della Consolata n•l 1907 - Dalle Missioni della ' olata in Africa: Dalla Missione-procura di S. Giuseppe Pl ,·, DELLA CONSOLATA ( a Limùru - Echi dell'Albero di Natale 1906 fra i Convittori liLLA · della Consolata - Cenni biografici del Ve,nerabile Giuaeppe Cafasso - Cronaca mensile del santuario - Brevi relazioni TORINO J di grazie pervenute alla sacrestia del santuario - Indulgenze a chi visita il santuario nel mese di luglio - Orario ~~ delle Sacre Funzioni pel mese di luglio. ( 01/'erle per le 111ÙI11io,.i della Oo1t11olata ;,. Africa. c== o LI FESTA DELLA OORSOLATA nel 1907 ·1 È, anche umanamente, splendido, superbo spettacolo il riaffermarsi d'una immutata ed immutabile religiosità in pieno secolo XX, tra le avventate denegazioni e le pseudo-scientifiche condanne del soprannaturale; tra l'infuriare d'una jattanza i'nfernale, che, al pari degli stolti fabbricatori della torre di Babele, dà ogni giorno la scalata al cielo. L'antico filosofo ai negatori del moto rispon · =====~,----= Evviva la Consolata! Evviva Torino cattolica! Anche il 20 giugno 1907 sia segnato _a _lettere d'oro nei fasti religiosi del vecchio e fedele Piemonte, sempre libero di mente e di cuore, s·empre coerente a se stesso. La mite Regina di Torino ha un'altra , volta affermato il suo dolce impero; la Vergine Liberatrice ha un'altra-volta trionfato; un'altra vorta la voce solenne, plebiscitaria del popolo subalpi'no ha lodata e benedetta la sua Madre potente, la sua secolare Patrona. Le feste del mondo decadono, si fan cerimonie vuote di significato e sterili di morale· virtù quanto più si allontanano dalle origini: a questa nostra festa pia gli anni aggiungono vig(n::e, celme, all'albero giga,nte rinforzano e rpoltiplicano le radici. deva camminando: a chi proclamamorta ,la fede col suo Cristo e la sua Madonna i torinesi rispondono col fatto spontaneo, viv<;>, generale a tutta la vera cittadinanza: fatto da cui erompe vittorioso jl grido:. Evviva la Consolata! * * * Come l'alba preannunzia il bel giorno e .l'aurora ne schiude le porte, cosi la. remota .e la prossima preparazione dei ~ove Sabati e della. solenne Novena. - splendide entrambe per concorso e pietà di ,popolo - ben dicevano che anche quest'anno sarebbè stata ~uprema.mente bella e santa la. festa della. Consolata.. Dif<1.tti essa ebbe più che mai spiccati
98 w eo.,solata ' Q sìiell; i due cp.ratteri che le sono essenziali: la grandiosità. esterna e l'intima divozione, cioè le due c~se che a vicenda si completano e ren- ·. dono l'una all'altra testimonianza ineccepi•. bile di assoluta, divina sincerità. Vi fu chi giudicò l'illuminazione del 19 giugno 1907 superiore a queÌla istessa del , centenario per estensione. Checchessia di ciò, era veramente cosa che toccava. il cuore il trovare in ogni angolo di Torino, anche il più remoto dal santuario, lumicini occhieggianti come stelle d'amore di!-lle soffitte, e magnifièhe, serrate . file di variopiri.te lamp~ dine sui balconi di appartami=mti signorili. La processione, ·come oramai sempre succede, tornò a formare il circolo perfetto, em~ ble~a delle cose eterne; e non è certo cosa caduca e limitQ.ta ai secoli della terra il sen. _ timento che muove il popolo cristiano, ed in specie il suoalpino, ad onorare Maria. L'Emi• nep.tissimo Cardinale A:rcivescov~,,.co_l nobile suo seguito di .presuli e di clero)'usèiya dal· l ·(,,' f t santuario, quando la testa della processione ' . ' ' ~ l ' ~ • era giunta alla colonna votiva!·... ·· ' ' ·Nello svolto, di via ·Giulio,- dietro al santuario, il successore· di S. Massimo incontr:a i b·i~bi dell'Asilo Vittorio Emanuele II, tutti in bianco e recante ciascuno in mano un emblematico .giglio. I bimbi ·.si schieran~, . presentano il candido loro fiore ed il buon Pastore li benedice. Fra tutte le scene della pro~essione, non riassu.me forse questa t)ltto il profumo soavissimo della sol~nne, impo~entissima dimostrazione; non simbol!iggia f01;se nella sua celestiale bellezza il tenero, costante a·more dei torinesi, déi piemontesi tutti a:lla loro Consolata? E l'onda potente di questo amore che già aveva grandeggiato nella novena, non ebbe 'nel di della festa altri limiti, se non quelli imposti daÌl'ordine e da:Ila ,religiosa compostezza. Il santuario fu letteralmente gremito dall&' 2 del mattino fin .oltre le 10 di sera; le messe durarono ininterrotte a tutti gli altari un intero, perfetto giro d'orologio: dalle 2 alle .alle 14!... le comunioni superàrono il numero degli anni sc0rsi, tranne quello .del centenario; le' preghiere, i cìmti intorno' al simulacro argenteo della Consolata si prolungarono per i tre giorni susseguenti al · .20 giugno. Oh, Maria SS. Consolatrice benedica tutti i suoi divoti, ed a tutti faccia grazia e misericordia s,econdo la loro domanda. Le feste del ' mondo/ si lasciano dietro una triste scia di vuoto, di stanchezza e di' disillusioni, quando pure non sono disordini e guai..Questa nostra festa pia, all'incontro, passa purificando, sanando', elevando i cuori, e.dove ancora non reca la gioia intera della grazi~ ottenuta, pone nelle anime la speranza·e le disposizio~i migliori per ottenerla. Evviva la Consolata! Evviva Torino cattolica! , Dalla Missioni dalla Consolata in Africa Le seguenti pagine di un nostro missionario sono un . curioso saggio di· co- · stumi del Kikùiu, ed insieme la conse~ crazionè solenne dell' elogio che così spesso quegli indigeni fanno ai loro evangelizzatori : è ·Tu; Padre, non· sei come gli altri pianchi: tu sei uno de,i nostri... •, La carità f'lroica, la .purezza e santità di vita che sa ispirare la religione ·di Gesù Cristo, sàltano agli occhi anche di poveri selvaggi e .ne toccano i ·cuori, svegliando in loro q.uella naturale cristianità che è in fondo ad ogni ap.ima non guasta da perfidi preconcetti. E dell'ammirazione che si a~tira, degli onorì a lui tributati, da .buon negoziatore evangelico, il missionario sa trarre il suo profitto... a gloria di Dio ed a salute delle anime. Dalla ~issione-procura di 8. Giuseppe ~ Li.mùru BOMMARIO: I calecloisli indigeni - Folla di caleclli:uaHdi - lln fl'essaggio d'ur.uerr:•a - Di iteceilsità virtù - · llna r1ronde dimolflra- :zione- lln missionario.nell iM/Jara:z:zo-Bono an:ziàno anelo'io/:..._ Pregloiera caratterilftica e solenne invocazioNe - Diploma di grande cittad.inan•a - Dio fecondi il /Juon sem~ l Comincio ad 'esperimentare il vantaggiQ di avere catechisti del paese, ed a raccogliere
) ' ·~ Q il frutto delle loro visite ai villaggi:· Oggi, foga del dire noh andassero fuori di carreg· domenica, H numer'o degÙ accorsi alla Mis- · giata, o rimettervi i già usciti, come fa il sione fu assai più gr.ande del solito, 'e tra curato nelle n~stre parrocchie. Quando mi essi notai c0n piacere !llOlti gioval!-otti ed parve oppor.tuno, riunii tutti i gruppi- ecanziani, i quali, troppo creduli alle fal).ciul- cetto i trè suindicati, riserbati per turno lesche difficeltà e anche, per una èerta dif- · ad altra volta - a fine di far loro, come fidenza verso il Padre, qui ancora non ave-. . son solito, una breve istruzione in massa, vano ·mai post6 piede, sebb!)ne dimoranti ~ amplia~do alqua~to ciò che avevano partiin villaggi viciniori, nei quali le accoglienze ~ tamente udito. La lezione d'oggi era sulla L~ predica del padre Bertagna sul tema: '.' Perchè siam venuti fra voi , (da fotog. del P. F. ReTlo). che ci' ai facevano non erano punto luain· ~ scuola del Padre, che comprende l'insegnaghiere ed incoraggianti. !!lento dell.e cose cattive e buone dette dal Esa?n!io molt~ .i catechia:i· pre~arat~ per Signore: insegnamento che non .è solo per· I~~o leziOne d' oggi - da ripetersi p01 per - i bianchi, ma per tutti gli uomini; ed è tutta l'entrante settimana - .divisi la gran ~ cosa della massima importanza, tanto da turba di neri, in tanti gruppi quanti erano superare tutti gli altri affari. i catechisti. ,Tre gruppi però formai più nu· Dieo' il vero : nel ve'dermi intorno un si merosi a~sai degli altri ed affatto separati: gran numero di visi neri, dall'occhio vivo 1° quello degli anziani ai quali diedi per fisso su di me, mi . sen:tii orgoglioso e, t,ra· istruttore un nero già alquanto maturo di i scinato dall' entusiasmo, non mi seppi conetà, :Qattezzato, ben istruito e zelantissimo.;' tenere. Per la prima volta, anche per essere 2° il gruppo dei fanciulli; 3° quello delle meglio inteso, invece di parlare da seduto,• donne, ·con a capo due suore ed un catechista. rimasi in piedi, ben dritto sulla persona e · Mi trovài più affa~endato del consueto ·nel ~ feci l'istruzione gesticolando col mio bastone salutare man mano i aopravvenienti, colloi in~igeno, come f~nno gli Akikùiu nelle grandi carli, sorvegliare i catec,histi perchè nella ._occasioni (vedi incisione qui).
' . 100 J.2' eof1SO (a t a Ma ecco che ~el bel mezzo della mia concione mi viene ad interrompere un mes-. saggio d'urgenza, portato da due cateèhisti, i quali mi dicono: - Padre, gli an?'iani chiedono di udke la lezione dalla tua bocca -; Rispondo : - Avvertite gli anziani che farò loro il catechismo un'altra domenica; quelli fra essi che son venuti presta, vadano pure ; .si fermino quelli giunti da poco. -I messi vanno, ma ritornano tosto sui loro passi per ripetermi colle stesse parole l'ambasciata. Con gli anziani non conviene mai guastarsi, ed il consesso che mi chiamava con tanta insistenza era quel di specialmente meritevole di riguardi, per numero di capi venuti anche ·da luoghi distanti due ore dalla Mi~ sione. Mandata, dunque, stavolta risposta a,ffermativa, oonohiudo più pres~ che non avrei voluto col mio uditorio, e vado al gruppo dei vecchi, dove sono accolto con ~na soddisfazione tutta particolare, di cui non. t.ardai a conoscere il motivo. Finito appena .i l mio breve ·catechismo, mi attendeva una non piccola dimostrazione di stima e d' affetto da parte degli anziani, tutti d'accordo; dimostrazione che però, per quanto onori- ~ca e commovente, non· mi mise poco in imbarazzo; obbligandomi, preso così all'h;nprovv.iso, a deciderà . e ·rispondere senza d'armi tempo a riflettere. Gli anziani o asùri nel Kikùiu formano come il gran· senato della nazione ; ad essi - si dice - è dato di conoscere tutto il bene e tutto il male ·e. al disopra di loro non v' è che Dio. Certe cose non si dicono ad altri che tra anziani ; tutte lé caùse si debbono deferire ai medeshni, e dopo il loro giudizio non c'è più appello (o àlmeno non c'era prima che vi fossero i' soldati.. ... è il governo inglese). ' • · Orbene, è costume che quando uno diventa capo di villaggio, è ricco, e gode fama di buonò ed intelligente - se essi si trovano 'in ciò d'accordo - viene dagli anziani invitato a far parte della loro oor~razione, ed è questo sempre un gran segno di stima, sia che, come avviene a qualche giovane, capo ereditario, l'invito si sia sollecitato per via · indiretta j sia, ]D.Olto più ---' come accadde a me- che ésso ve'nga fatto dagli anziani di motu proprio. Per divenire un anziano vi è però una piccola cerimonia da èompiere. Accettato l'onore !!i stabìlisoe il" giorno in cui si dovranno ~ccidere, '!!- scelta, -o due montoni o un toro. La vigilia del dì fissato si manda ad invitare al banchetto 'i capi e giudici più gràndi, badando ad invitarne uno almeno per ogni collina o gruppo importa~te di villaggi'; questi, a loro volta, invitano · gli ,anziani subordinati, cosioohè, anche per due soli montoni, capitano dal più al meno alla medesima ora, in casa del ··nuovo anziano, una ciJ;~quantina di buoni mangiatori, che non avrebbero difficoltà a farne sparire una decina di JD.On1;oni..... Ma non .fa nulla ; essi dicono che non vengono per mangiare, sibbene per far onore a ohi se lo merita e dargli la promozioné ad anziano. Non son ~prescritti per l'occasione nè grande cerimoniale, nè grandi discorsi: giunti gli anziani da. lui, il candidato non ha che a pr~sentar loro i due montoni o il toro (più desiderabile quest'ultimo) come ringra· ziamento dell' ònore che gli vogliono fare. A rigor di..... etichetta, il candidato devrebbe ' fare in ·persona la distribuzione delle porzioni, presentando le pelli degli .animali e due specie_di carne, tolta da pezzi designati, a 'quegli anziani che gli indica il suo cuore e - dicono-nessuno se l'avrà a male se non è fra i preferiti. Ma comunemente la distribuzione vien fatta dagli in.vitati stessi, e tutta la cerimonia tennina collo sparire di ogni minima parte degli animali uccisi, comprese le bu~ella, i piedi e le corna..... Chiudo la parentesi, e torno al fatto della, dimostrazione improvvisatami. Finito che io ebbi la mia lezione di catechismo, \lllO degli anziani sorse da sedere, ed acèennò di voler parlare. Non avendo però fra mano almeno una bacchettina, senza di cui nel Kikùiu è , impossibile esprimere bene le proprie idee e impossibilissimo dire unii. cosa d',impor- ' tanza,mi chiede ad imprestito la mia,miordina di sedere e prende senz'altro l~ parola. Io credev?-ciò che accade ~oven te-che egli volésse
l J.l1 ~onsolata ÌOl l' ripetere, ribadendola, la mia lezione ; ip.vece mi od9 indirizzare queste parole : - Padre, tu sei un capo; sei ricco e sei buono; tu dici,' e noi lo vedia~J~.o, che non sei come gli altri europei ; che, sebbene bianco, sei tu .pure un kikùie~e, giacchè. sei venuto pern~i, parli come noi,e ci' vuoi bene..... Ebbene, "'se vuoi proprio essere uno di noi, è temP.o t forse venuto qui per farmi uno di voi, e res~ar con voi sempre? - Sì... i ... - I vostri figli che ora stanno con ~Ile, mi aiutano a fare il catechismo e vengono a farlo con me l. e colle suore ne' vostri villaggi, non sono pur anche miei figli ? - Si...i... - Non ho anch'io montoni e buoi come voi?- Si...i... ~ :Non vengo alle vostre feste a bere l'ngioi \Il padre Bertagna nel consesso degli anziani {da fotografia del P. F. Perlo). che diventi ...anche tu un anziano, per poter entrare 11- parte di tutte le nostre cose, anche segrete ; ~ tempo che tu raduni a casa tua gli anziani, uccidendo per la kiama. - Ciò detto, l' oratore si ripose a sedere, rendendomi la ~ia bacchetta, perchè .pigliassi a mio turno la parola (vedi incisione qu~'). No~ saprei dire ·quante e quali cose pènsassi e bilanciassi con rapido lavorio della. m~nte, i~ tanto che mi alzavo in piedi e giravo intorno, sorride~do, lo sgjlardo, in cerca d' una. via· d' uscita..... Finalmente mi toccò bene aprir >bocca e parlare: - Voi avete indovinato un mio vivo desid~rio: non son ~ in vostra compagnia? Non parlo il vostro ~ linguaggio? - Sì...i... - C'è qualche altro europeo che faccia come me ? - ij' o...o... - Non faccio tutto quello che posso per aiutarvi; non curo tutti i vostri malati come miei figli ? - Si ; ma. finora non sei tu stesso che .come un nostro figlio : per divenire tu pure un anziano, .un capo, e aver diritto di sedere e parlare fra noi, bisogna che tu uccida per ~a kiama. - E questo lo farò i ben volentieri..... (una vera ovazione accolse queste mie parole); però non so ancora dirvi • il giorno in cui ucciderò, nè se ucciderò due montoni o un toro. Vi farò avvisati, ·e voi
•, / 102 verrete tutti, perchè io vagliò bene a tutti, senza eccezione..... Si parlò ancora un poco fra-molte strette di mano e buone prese di tabacço, per suggellare la mia accettazione; infine invitai gÙ anziani a riunirsi in preghiera comune coll'altra parte maschile dei catechizzati presenti a quell'ora. Si fece un gran circolo' intorno al cortile della Missione: un circolo· così grande che io ne gongolavo dalla gioia..... Tutti, deposto a sè davanti lancie e bastoni, giunsero le mani ; io .ed i cateçhisti stèmmo nel mezzo, e si pregÒ con"'voce poderosa. Com' era bello vedere tanti. neri volti fieri e selvaggi -tra cui diverse caratteristiche figure di stregoni- atu;ggiati a serietà e divozione di frati trappisti! ' ... \ l l Terminata la preghiera, un capo autorevole diede l'ol;'dine di sedere, e comunicò a tutti quanto era passato fra il Padre .e gli , anziàni. Poi continuò:-Vedete tutti questi giovaui catechisti, giovani belli-e forti, perchè nou manca loro nè gra!Jsa, uè lancia, nè coperta? (vedi incisione a pag. J03). Son.tutti nostri figli, e figli insieme del Padre. ·Il Padre ha donato loro la è~perta, la lancia e la grassa: ha regalato i nostri figli'e :t:e~ ga.lerà anche noi anziaui. - E dopo una breve pausa, cou tono di voce solenne, cominciò una serie d'invocazioni a Dio, chia- ' ma.ndone benedizioni su tutti gli anziani, compreso il Pa.drè; su tutti i Jiì.gliuoli, ·buoi, montoni, capanne, compresi quei del Padre... Seguitò a lungo, e ogni invocazione era ripetut!l da. tutti. La ·scena imponente nélla., seiva.ggia. sua .gra vità e poesia., accadeva. per la. ·prima volta' alla Missione, ed aveva. il significato d'una. ra.ti:qca plebiscitaria al diplo~a di grande cittadinanza kikuiese, · testè conferitomi dal senato degli ,an'Ziani. Erano circa le undici quando tutto fu finito : rima.neudo soltanto i saluti..... e le confidenze speciali. Sottraendomi alle mani tese per.stringere la mia., uno mi tirava. in dispa.rte di qua, l'altro di là : talora due persone tenta.va.uo di farlo dalle due parti contemporaneamente, e le cosette da dire, i . convenevoli d'a fare furono tanti, che a ,. mezzogiorno1 la Missione era anéor riboc1 cante di neri· giuntivi di buon mattino, mentre agli arrivati più tardi continuavano ad ,aggiungersi i sopravvegnenti. per la ,seconda mq.ta d\_ catechismo. Sicchè fu gran ventura, se potei· e non senza assistenza,· mangiare in fretta un boccone, ~er rimettermi al lavoro apostolico finò alle 16; ora in cui i neri. se ne partono ver restituirai prima di notte ai loro villaggi. Il povero lavoratore getta il ~eme a pienè mani: Dio lo fecondi! P. RoDOLFO BERTAGNA. Molti si lagnano perchè avendoci fatto un'offerta colla semplice in.dicazione per' la Consolata, non zd ' veggono poi pubblicata. Ricordiamo 1n~o.va mente che il .periodìeo .non pubblica .le offerte fatte pel santuario, ma solamente quel~e destinate per le missioni. Frattanto·raccomandiamo che neli'inviarci offerte si indichi ogni volta se esse sono pel santuario,·oppure per le missioni della Consolata in Africa. ,_ -. 'Eé4i dell'Albero 'di Nafale 1906 ..fra .convittori della Consolata' ~== Abbiamo a suo tempo (vedi periodico di febbraio p. p.) narrato come gli alunni del Convitto Ecclesiastico di Torino 'destinassero parte dei proventi del loro Albero di Natale, trasformato irì una specie di lotteria, alle Missioni della Consolata. Della. generosa. offerta, immediatamente spedita ia Africa, 'accusa parziale ricevuta la presente lett~ra di un missionario, accennando insieme all'impressione dalla medesima prodotta fra i confratelli operai apostoÌici.
~ e Ot'}·SO {a t a 103 .Missione del s. C::e= presso Fort Hal:~i nazioneparticola::e essi diedero quest'a: 10 maggio 1907 a parte di quel provento per le Missioni della Consolata, dice altresì, coll'eloqu-enza dei fatti, .fleverendi 8igno1·i Convittori, tutto l'affetto che nutrono per le medesime' Coll'animo ripieno· dei più vivi e sinceri sensi di riconoscenza, soddisfo all'onorifico e gradito incarico di ringraziare tutti Loro per ~ ed il desiderio vivissimo di esplicare, com~ ~ possono, il loro zelo a pro delle ppvere anime ~ dei neri che noi stiamo evangelizzando.· Io spiego la significante determ.i· nazione non solo èol sentimento di vicendevole attrattiva che nasce dall'omonimia, intitolandosi tanto il Convitto cop1e le nostre Missioni al dolce nome della Consolata; ma specialm-ente colla vera fratellanza. sorta da comunanza d'origine. Quella, difatti, sotto la cui materna protezione i Convittori vanno coronando i loro studi teologici e perfeziona.ndo la loro prossima preparazione al ministero sacerdotale, è Quella stessa che inspirÒ e maturò nella mente del nostro venerato fondatore la grande "impresa di queste missioni africane; Quella che' diresse i nostri passi in queste regioni, .ci sostenne nelle prime prove, fecondò e fece germoglia.re uberto- , samente, e sopra ogni spera.nza il buon seme gettato dalle nostre po· vere mani. Come il Convitto ha carattere essen11ia.lmente piemontese, cosi il nostro Istituto è composto di piemontesi autentici, ed i luoghi ove la grande Patrona del Piemonte è ven.erata. con maggior concorso di fedeli, i luoghi che ci stan fissi nel devoto pensiero per i sensi profondi ed imperituri che ci han suscitato in cuore nelle nostre visite pellegrine, noi volemmo qui in Africa ricorda.ti in perpetuo, denominando da essi le Un catechista nel suo abbigliamento di gala · ·nostre stazioni della Madonna della Provvidenza, d'Oropa, dei Fiori, di Mondovì, ecc. (da fotograjl.a del P. F. Perlo) .il ricavo della lotteria del S. Natale, desti· nato con pensiero gentile ed affettuoso alle nostre missioni. Se la. lunga tradizione che ha, consacrato (io credo om:ai pe"; sempre) nel caro nostro Convitto l'abitudine d'una annuale lotteria a favore delle Missioni, testifica P-importanza grande che i Convittori danno all'Opera ·eccelsa della Propagazione della fede, la desti· La graziosa. offerta del Convitto i alle Missioni riveste pertanto un significa~ . . tutt!> speciale .di solidarietà, .di amicizia, di fratellanza fra i due Istituti, retti entrambi dal medesimo amatissimo Rettore, ed io sono ben lieto di rendermi interprete di tutti i miei ! confratelli missionari, per testimoniare ai Con- ·vittori della Consolata, oltre alla nostra riconoscenza, il piacere vivissimo che ha recato . in noi il rassodarsi, per la detta offerta, dei
104 vincoli che già prima. ci univano. E poichè essi costì hanno l'invidiabile sorte di essere quotidianamente testimoni dei miracoli .che·la Consolata. sa. compiere all'ombra. del suo sa.ntua.-. rio; mi·sia. lecito dir loro come i miracoli che noi vediamo operarsi in questa. nuova. patria. di adozione non sono, per avventura., minori . di quelli di Torino. Gia.cchè io non posso attribuire se non ad un miràcolo·ininterrotto della.' Consolata. il rapido sviluppo prèso dalle nostre missioni ed ii loro consolidarsi su basi durature, in mezzo a difficoltà ed incidenti che alla nostra pochezza ed inesperienza parevano da.· principio insuperabili. . ·" E difatti fin dai primi tempi, nonostante vi si opponessero ostacoli di ogni maniera, le regioni più popolate, e direi strategiche del Kikùiu vennero occupate dalle nostre stq,zioni; queste poi prosperarono subito, e cosi :fiorentemente, da permetterei di raccogliere fin d'ora. copiosa messe· di consolantissimi frutti. L'indole belligera. dell'a.kikùiu .ed il suo animo fiero ed indomabile avendo respinto sempre vittoriosamente ogn,i invasione n'emica dal suo territorio, l'islamismo che, per somma sventura, dilaga spa1ventosamente per quasi tutte le regioni dell'Africa,·' non potè penetrare fra. questa nostra gente. Ciò facilita immensamente il'nostrb còmpito di evangelizz~zione, tan~o più che gli ·-À.kikùiu non hanno un vero corpo ordinato di dottrine e credenze religiose, ma soltanto· un ammasso di·superstizioni conservate:e, per cos~ dire, rette come i loro ordina.ìn.eÌlti éivili dalla sola consuetudine, soggette perciò a. -variazioni notevoli da luogo a.' luogo, e dipende~ti spesso dai capricci degli stregoni che ' ne sono gl'interpreti, o dei capi di famiglia. i quali, come già i patriarchi ebràici, hanno grande ascendente su tutta la parentela. L'entusiasmo con cui gli Akikùiu ci accolgono nei loro villaggi, la benevolenza. con c~i ci ascoltano, la. facilità con cui Apprendono le nostre lezioni, legittimano le più incoraggianti speranze per l'avvenire; dimostrano che la Consolata. volle riservato per i suoi missionari uno dei campi più belli e più fertili di quest'Africa tenebrosa. · Si, dei più belli e fertili anche mate:rialmente, poichè il clima. che qui abbiamo è invidiabile sotto tutti i rispetti. Dal caldo temperato delle stazioni di Hall e di Metùmi, passiamo all'ambiente tiepido di Va.mbogo e Mogoìri, al frescolino primaverile di Niere, Tùsu e Limùru. Le malattie endemiche dell'Africa., come le febbri ma.la.riche che vigoreggiano a.lÌa. costa, nei bassifondi ed anche sugli altipiani stessi dell'interno,· come nella. vicìna. Uganda; la malattia del sonno' che altrove fa. stragi orrende, nel Kikùiu· sono perfettamente sconosciute. ' . E non parlo della. bellezza panoramica della. regione, tutta a piccole colline dai clivi verdf!ggiatiti succedentisi ininterrot-te. per la. intiera. estensione del paese, e solca.te da numerosi ruscelli che forniscono dapertutto acqua sana. ed abbondante. Non parlo deÌlà flora, esube'rante. ,oltre ogni ,dire, che permette alla nostra stazione industriale di Tùsu di usare più di quaranta varietà. diversè di Ìegni per 1a fattura. d,el mobilio occorrente alle missioni, anzL per la fabbricazione in legno delle case stesse; ed a.llà stazione agricola. .di produrci un grano' splendido per il pane, il caffè, le orta.glie e quasi tutti i p~odotti' agricoli del· Piemonte. È mia. vera benedizione di Dio; un regalo spe~ialissimo della Consolata la. quale, da. buona. madre, prov~ede abbondantemente alle nostre neces· sità corpo~ali, a.:ffinchè, liberi da. malattie e da preoccupazioni este.rne, possì!l-mo far conve·rg'ere tuttè le nostre forze e le nostre sollecitudini al profitto spirit-gale di questi cari nostri neri. Gesù BambiÌ10, nel cui nome e sotto i cui auspici i Convittori fecero cosi generosa.mente la. loro offerta, ha. già benedetto il sa.cri:fizio, donando.loro subito un santo protettore i~;~ . Cielo. . Incontravo un giorno lo strégone del paese, che co.n in ispa.lle il sacchetto delle sue medicine, cOIÌsist!lnti d'ordinario in pepe trito, eugo essicato di zucchero e 9-'erbe, se ~e tornava. tranquillamente canterellando a. casa. sua.. L'amicizia.· che ·da lunga data. è fra. di noi dandomi una certa. libertà, gli domando senza. prea'mboli quale malato egli venga. dal curare. Un bambino del villaggio di Ka.màn, mi risponde, e se tu mi dai un po' di quella tua · medicina che fa. risuscitare imorti, vedi..... fa- . remo a. metà dei montoni-ch'io vo raccogliendc;> numerosi dai miei clienti... - Si, si, un altro momento ne discorreremo, gli rispondo per ·:finir subito il colloquio, e di:ffila.to me ne vo al villaggio indicatomi (v. incÌSione a pag. 105). ·'
tit <Zortsolata 105 - cztc l Il J>overo'ba.mbino1 un ra.chitico malato da. lungo tempo e cll:io tenevo già. d'occhio, è a terra boccheggiante su d'una pel~e di !llontone. 'iiK o stacca dal suo bambino, e c.olto l'istante op· por~uno, battezzo. il piccolo morente col nome di Francesco Marchisdrie (1). Il nuovo cristiano se ne volava al Cielo in que1la stessa giornata, . e mi pl)or di udire ancora, come udii nella notte seguente, l'urlo della iena che si avvicinava a quel villaggio, poco discosto dalla missione, per divorarvi il corpo del povero fanciulletto. Di lui l'indomani non v'era più traccia quaggiù, ma l'anima sua, oh, si l'a.nima - come consola il rammentar- . lo! - è certo salva per sempre. Rinnovando a . tutti i reverendi Convittori . l'espressione della nostra vivissima gratitudine affettuosa, mi raccomando alle loro fraterne preghiere, e Li prego ad aggradire i miei particolari,poveri omaggi. Delle LL. SS. RR. in Gesù e Maria Um.mo servo P. teol<fgo BoRDA BossANA. La porta d'ingresso <l'un villaggio kikùiu (àa fotografia del P. F.. Perlo). (l) A ricordo del 'Convit· tore D. Francesco Marchisona, nome sorteggiato in occasione dell' Albero di Natale. Le estremità già fredde, il respiro debole, ·n .<t polso intermi:ttente e leggerissimo, gli occhi ~ vitrei ·e l'aspetto tutto, mi dicono che la ~ua ~ fine è imminente Ringrazio di cuore il buon ~ Dio di avermi fatto giungere ancota. in tenwo. Distolgo con qualche pretesto l'attenzione della · madre che , addoloratissima, non si Non potendo /'àre offerte per le Missioni si eseret'ti l'apostolato /aeendo .leggere i.l period~·eo a parenti ed amiei, e adoperandosi a proeurarei qualche nuovo abbonato.
106 CENNI BIOGRAFICI ' . del V eqerabile Giuseppe Oafasso · .Segue CAPO V - Il Dottore. ·SOMMARIO: La conferenzlit ~ I trattatelli - Gli insegnamenti del Venerabile - n dottore clelia confidenza in Dio - Un contraddittore che si smentisce da sè-La politica del prete-Non deputato, ma vero .patriota- Frutti mirabili delle riforme operate dal Venerabile nel clero piemontese. Oltrechè nella lucidità meravigliosa, .o miracolosa secondo l' espressione;di Monsignor . Bertagna, lo,spirito di santità spiccava ancora nella ·scuola del Venerabile sotto di- :Versi altri aspetti: così .il diamante spri'zza fulgori da ogni sua sfaccettatura. Nel trattare la materia teqlogica attinente al sesto comandamento.appariva così palese sul volto di D. Cafasso la riluttanza dell'animo, e la sua parola facevasi ·cosi concisa e riBerv~ta · che gli 'uditori, insieme con. la necessaria istruzione, ne riportavano profondo ed indele-, bile un sens~ di ribrezzo e di abbominio per il vizio che S. Pll.olo non vorrebbe pur nominato fra i cristiani. Del pari in tutti gli altri "'rgomenti il-dott9 quanto santo maestro sapeva, dall'arida esposiziop.e .e discussione scientifica,. far sgorgare un'unzione celeste, che quasi insensibilmente purificava, infervd- . rava ed, i1,1 certo modo, · rifaceva le anime. Non .mancavano poi alla confet:enza coloro che obbligavano il Venerabile a dare esempio di invitta carità e pazienza, cioè i tar~i d'ingegno, i malintenzionati e i petulanti.· Per i primi egli non esitava.a derogare alla sua abituale economia di paròle e di tempo, ·reiterando due e tre volte, se occorreva, una spiegazio.ne e soltanto quando si era convinto dell'inutilità' delle sue premure, conchiudeva con un « !asciamola un po' lì per adesso » divenuto caratteristico, e detto in .tal modo che metteva il colmo all' ammirazione dei presenti e .ne disarmava jl dispetto concepito contro i tangheri. Certi alli~vi' dei due altri corsi di Mo· rale tex;tuti, come abbiamo visto, al Seminario ed alP.Università ed in cui era ancora in fiore l'insegn~mento .rigori~tico, venivano alle conferenze del Convitto, allo scdpo di censurare· le opinioni morali ùdi·D. Cafassò e di prenderlo.in p!!-rola. Tuttavia non mai una satira o un'allusione veniva - come sarebbe parso cosi naturale -,~a parte del conferenziere a colpire costoro che, oltre al non trovare soggetto ad appunti nelle sue ·parole, dovevano partirsene mor~ificati dalla di lui gen~rosa carità. 11 I petulanti· sono certamente il più irritante generè di ·persone moles\e. Eppure anche con essi il Venerabile sàpllva mirabilmente comportar~i. Una sera un_~:lonvittore éredette fare Sfoggio di scienza i~ faccia ai compagni e forse :_ .chi sa? - di sorprendere il maestro, citando ad appoggio di un'opinione che aveva pre~o a sostenere un lungo brano di certa Bolla ponti~cia. «Ella avr~bbe ragione - gli rispose propto, ma colla migliore grazia-D. Cafasso. -r- se. la stessa Bolla alcune linee prima del passo da lei citato non dicesse cos~ e cosi ». Ed a sua volta riportò il brano indicato, lasciando il saputèllo confuso, ma corretto delle sue velleità dottorali; e gli altri con sempre maggior stima e venerazione per la sapienza e la bontà del loro doceilt~. , Così anc}J.e dagli incidenti che avrebbero P,Otuto ingenerare noia e pesantezza; il Venerabile sapeva trarre profittq per dare vita e movimento ·a'lìa conferenza. Al 'Che _contribuiva pure assai la festività arguta, già altrove .da noi' me'nzionata, del suo discorso; cosicchè, anche quando la lezione si prolun· , gava notevolmente oltr~ l'ora regolamentare, tutti si dolevano che fosse troppo pr~sto finita. • Per·la conferenza antimeridiana si continuò a tenere' l'.A,.lasiotto; ma, anzichè su quel compendio, i convittori presero presto l'abitudine di prepararsi ·sui sunti della conferenza serale, ed alla ' compil~ziono di essi ponevano tanta diligenza, che il Venerabile fini per dar loro i proprii appunti, costi- ~uenti un insieme conciso, .ma organico e completo..Ciascun allievo se ne procurò tosto ·copie esattissime, le quali, senza che nes-
Ut '8of1solata 107 ' / suno· le imponesse, divennero testi esclusivi per la lezione mattutina. ,sotto il nome di Trattatelli. ·bvitato più volte·a farli st'am- ', pare, il Servo di Dio sempre se.ne schermi, , dicendo çhe 1'avrebbe fatto quando potesse avere tre mesi di tempo per rivederli e riordinarli: tempo che non trovò mai. Ma se ottimo era il metodo ,e santa: mente geniale la forma con cui Don Cafasso impartiva· i} suò insegnamento, oltremodo ~reziosa in sè e feconda di bene nelle anime .era la sosta.nza del medesimo.. Non è nella natura di questa biografia popolare l' esporre le dettrine teologiche del Venerabile,' e· ciò d'altronde ·riescirebbe troppo l~ngo e di, scarso interesse per la . generalità,deì lettori. Ci limiteremo pertanto ·a ripetere coi pi~ ,autorevoli deponènti al proces.so di Beatificazione, che il Servo d'i Dio, potente nell~ parola non meno che nelle opere, consacr.ò tutta la..sua. vita a combattere fra di noi gli errori del tempo, i quali erano :· il rigorismo teologico ; il cosidetto J regalismo~ a cui l_a rivoluzione dava allora un nuovo impulso, trascin!!-ndo di più.in più l'opinione pubblica ad approvare ;o, peggio ancora; favorire l'asservimento della Chiesa al potere civile, ed ihfiné - naturale conseguenza di quèsti due màli ___.:_ ~n raffreddamento nella' pietà religiosa, ed una crescente' de.tìcienza in· quella . disciplina che deve tenere tutti i cattolici, e particolarmente i sacerdoti, di spirito e 'di.cuore sottomessi al papa ed ai vescòvi, da Dio preposti a ,governarli spiritualmente. ' , Il vero teologo rigorista, troppo propenso a trovare il peccato certo o dubbio ·in ogni azione meno perfetta, torment,ava se ·stesso ed altrui presentando Iddio quasi come se ' egli avesse per' unico attributo una inesorabile giustizia. Riusciva in ispecial modo dannoso alle anime il richiedere che il vero · rigorista faceva ai suoi penitenti di disposizioni che 'solta~to i più p~rfetti possono avere, per giudicarli in istato di ·ricevere l'assoluzione sacramentale o di accostarsi ~~olia sacra 'm~nsa.· Da tali dottrine, quando p.!.lre, non era il disgusto e l'all~n:tanamento · totale dai sacramenti e dalle pratiche cpie, sgorgava naturale ad angustiare le anime vna timidità, anzi una paura servile di Dio, ben diversa da quel santo tiplore che è il principio della sapienza, perchè 'temperato dall'amore e dalla speranza; Nei processi di Beatificazione si usa domandare ai testi quale, a' loro giudizio, sia stata la virtù principale di colui che si vuole innalzare all'onore degli altari. A tale i'n~errogazione nel processo di b. Giuseppe Cafasso, da chi più intimamente lo conobbe ~ \lo studiò, fu risposto : « La confidenza in Dio. Egli fu sommo in tutto, !fiO. la speranza fu,.da lui ·esercitata in modo specialissimo; fu !1-i:J.zi la sua .virtù caratteristica e l'arma con cui egli mosse .guerra e diede un gran colpo al Giansenismo, che ancora infestava il Piemonte». Cosi la Provvidenza che largisce 8. ciascuno secondo la propria vocazione, aveva posto nel cuore del Venerabile un tesoro inesauribile della virtù a lui necessaria, per formare dei giovani sacerdòti che egli veniva istruendo altrettanti medici pietosi ed esperti nel curare le anime, applicando nel ~inistero della predicazione e della confessione le ·miti quanto sane dottrine di S. Alfonso de' Liguori, egualmente distanti dal rigorismo e dal cosidetto -lassisma, ~ioè dalla soverchia indulgeaza. « L'uomo, soleva dire D. Cafasso in conferenza, tanto fa quanto spera, e non è meraviglia se si vive male quando si spera poco. Vi sono certi cristiani che van dicendo : - Chi sa se sarò stato perdonato de~ ..miei peccati?· chi sa sé andrò in paradiso?- e trattano !~affare della salute come un giuocare al )otto, aspettando quasi se uscirà il numero buono. Ma non è proprio così. Abbiamo la legge e le promesse di Gesù Cristo, e chi·si sforza di osservare la :legge non déve dubitare delle promesse. Bisogna smettere quel vivere da schiavo dava.g.ti a Dio ; egli è il.Padre di tutti, ma tin padre così ·raro e sing?\are, che non solo non ha .pari nè in cielo nè in terra, ma neppure sarebbe possibile di idearcené un altro' migliore,piùtenero,piùpaziente,più a!fezionato ».
108 .f!l-eoflSO{ata ~ - E riferendosi alle tremende perplessità e rèmore che l'insegnamento rigoristico, ricevuto in Seminario o all'Università, metteva nell' animo dei giovani sacerdoti riguardo all'esercizio del sacro ministero, antichi convittori scrivono: « È cosa che dilata veramente il cuore il ricordare le belle P,arole. che uscivano dalla bocca di D. Cafa.sso, allorchè trattava della speran.za. Parlava c'on tale pe.rsuasione e con tanta pienezza di cuore, da convincere ed incoraggiare a slanciarsi con ardore nel sa~.ro ministero anche • i più meticolosi, deboli e diffidenti ». Un giorno il Venerabile, portatovi dall' argomento della lezione, accennò con in: fiammati detti alla facilità grande che hànno tutti i cristiani di 'Quona volontà di arrivare al paradiso. Un giovane sacerdote, approfittando della libertà di parola concessa in conferenza, osservò:- Come va dunque che i libri.santi parlano in più luoghi ·del ,pic: colo numero degli eletti? - E citò, fra altri, i testi che affermano esse11e stretta la via del paradiso ed angusta l~~o porta per entrllirvi - «Che importa a me, rispose scattando D: Cafasso, che l'una sia stretta e l'altra angusta? Purchè ci passiamo, io ne ho abbastanza; non c'è mica bisogno di passare due alla volta • - E si diede a richia~are e riassumere quanto già egli aveva detto, riguardo al giusto.modo d'interpretare quei testi. A.ltra volta lò stesso obbiettante, essendo· tornato sull'argomento e sostenen- , dolo co.rl_ soverchia ostinazione, il Venerabile fini coll'intimargli: - « Non fatemi mai più tali questioni »· - Tanto al suo spirito ripugnavano le massime rigoristiche. Ed il suo contraddittore l'obbedì poi come meglio non avrebbe potuto, rinnegando luminosamente colle opere la tesi che allora so.steneva : egli - pare impossibile! - era Don 'Giovanni Bosco. Se con la stia speranza er:oica D. Cafasso combattè e vinse pienamentEl· il rigorismo in Piemonte, con una fede detta nei processi ferma, profonda, straordinaria~ egli sradicò intorno a sè il regaliamo, il quale, sotto P,retesto di dare a 8esare ciò che è di Cesare, nega a I>io ciò che è di Diq. Certo ne~la lotta contro questo secondo ,errore la sua azione, com~ è naturale,.non pptè ·essere nel campò sociaJe così larga e decisiva come contro il . primo, ma segnò t l} tt~~o v.ia nella storia della Chiesa piemontese ;un'orma, notevole; è tanto più glor.iosa nei t@mpi.procellosi che .allora: correvano. Le sètÙi che guidavano la ri~oluzione italiana, sfruttando i generosi (1sentimenti degli ingenui e degli illusi, m~rava;no al folle e tante vplte fallito intento:di abbat-. tere, insieme col papato, la Chiesa e la religione di Gesù CristQ. A preserv~re i suoi alunni dal falso liberalismo, in cui yurtroppo si lasciavano invescare anche ecclesiastici, il Venerabile nell.e sue conferenze cçn:pinciava. dal mettere loro chiaramente sotto gli occhi tutta la: preziosità del bene:fi,cio eh~ Iddio aveva loro fatto, prima facendoli. D.'as'cere nel grembo della vera Chiesa, pei chiamandol.i .ad esserne ministri, cioè còntinuatori dell'opera del divin Redentore a salute delle a~ime. In Convitto poi egli «rese più gigante e rigogliosa~. come attestò Monsignor · Bertagna, la massima tradizionale già stabilita dal teologo Guala che « chi vuol essere col Signore, deve.essere col papa e con i superiori ecclesiastici_». Per il sommo pontefice, fu deposto, il Servo di Dio aveva una,venerazione paragonabile a quella dei ,più grandi santì; epperò non solo invitava i convittori ad accettare senza discussione gli insegnamenti e gli ordini che egli .emana.. come capo della Chiesa, ma inculcava. colla parola e coll'esempio che il difende~e la causa del papa, à. costo di qualunque sacrificio ed in faccia a chicches,sia, se è dovere di· tutti i cattolicì, lo è tanto più per il .clero. Al tutto mirabili poi furono il tatto e l'evangelica prudente sincerità, con cui D. Cafassa seppe conciliare questi suoi sentimenti col giusto rispetto all' autorità civile, in tempi nei quali la questione religiosa veniva artificiosamel).t~ più che mai. confusa colla politica, e l'anticlericalismo più o meno rabbioso,.dalla stampa e dai tribuni che gridavano più forte, venj.và elevato a f!~prema.
'• ragion~ di stato. Il santo retto:e di S. F!'aneesco d'Assisi, adottando ·un prin:cipio della massima opportunità nel fervore del qua- • rantottismo, diceva che « la politica del prete è la salvezza delle anime :. e ogni altra politica voleva assol~tamente esclusa dalle sue conferenze, èòme dalle· preoccupazioni e dai discorsi dei convittori. .A. proposito di politica~ è grazioso il seguente aneddoto. I castelnovilsi, dando prova · ·di oonoscerè ben poco le idee del loto santo concittadino, avevano deciso di nominarlo deputato pi!r il-loro collegio, essendo in uso 'allora anèhe ·fra noi rhe i preti sedef!àero in Parlamento. Al primo sentore avuto della , cosa, il 'Venerabile ri,mase alla· lettera sbigottito e si adoperò tosto energicamente, affinchè la sua·candidatura non fosse nem- · meno posta. Ad un c~stelnovese venuto in quei giorni a Torino per parlargli, additando due 'persone ricevute prima, disse: «Questi ~ignori vogliono che io accetti da deputato, · ma nostro Signore nel di del giudizio non michiederà oonto se avrò fatto il deputato, ma se avrò fatto il prete :.. • Nel tempo stesso' però egli dava esempio di vero' patriottismo sacerdotale-, accondiscendendo di buon grado ·a che i locali del Convitto venissero dal governo parzialmente adibiti· a. ricoverare i soldati feriti e malati, ' durante le guerre del 1848-49 e 591 I convittori, conformandosi al desiderio del loro ben~ amato superio~e, non .solo si riducevano· a disagio in cameroni o due per stanza, ma al bisogno la facevano da infermieri, e nel 1848 si distinsero per la loro fraterna assistenza ai soldati vaiuolosi. E prima conse1 ·guenza della edificante condotta di D. Cafase~ fu l' attirargli la stima ed il risp~tto anche di coloro che erano per principio i più avversi al prete, cosicchè mentre più si accaniva l' odio settario a disperdere e chiudere le Congregazioni e gli istit-q.ti religiosi, il Convitto fu risparmiato. A chi in Parlamento ne propose la chiusura, alcuni deputati osservarono : - A che scopo ? Là · dentro non si fà che della teologia -. Ed il Servo di Dio fu Ìaiciatò tranquillo a prose109 guire la sua opera·, la quale si palesava di più in più' opera di Dio, anche per la pacificazione che induceva intorno a sè negli animi, e ' che con~ibui immensamente a .moltiplicare ed assicurare i frutti meravigliosi dell' insegnaJJ?-ento del nostro santo Dottore. , Gloria purissima di lui fu l'aver fatto scomparire, servendosi unicament!3 della per· suasione e della carità, il deplorevole dualismo che divideva il clero piemontese in due scuole teologiche. · Dal punto in cui Don Cafasso fu incaricato dal teologo Guala della conferenza pubblica, i due altri còrsi di ·teologia morale del Seminario e dell'Università andarono gradatamente dese\"ti;av:endo quello del Convitto assorbiti per santa attrazione tutti gli alunni.· E questo senza che i ri-' spettivi capi se l'avessero a male; anzi, se non completamente guadagnati alle dòttrine del Servo di Dio, il canonico Fantolini, professore in Seminario, ed il canonico ,Barbero, succeduto al Bricco all'Università, venendo a lui per _consigli e spirituale direzione-, r~- ' sero il più eloquente omaggio al loro mite avversario, oramai arbitro della situazione e riconosciuto da tut~i i vescovi del Piemonte come « l'uoiJ?-O più_santo e più dotto in sacre discipline del suo tempo». Intanto dal Convit.to di S. Francesco, rispettato ora quanto prima era vilipeso, uscivano ogni anno e si spargevano a guidare le ,popolazion,j subalpine drappelli di giovani sacerdoti, non solo forniti di. ampia e retta istruzione, ma formati al .vèro api· rito ecclesiastico : spirito di soda pietà, di sacrificio, . di intima unione . colla S. Sede, di zelo per la· gloria di Dio e la salute delle anime. Quella operata dal Venerabile col suo insegnamento fu una vera e profonda riforma, i cui effetti non solo sono ·tuttora visibilissimi nell'esemplarità della maggioranza del clero piemontese, ma come orma di leone appaiono nelle morigeratèzze, nella fede robusta .e nell'intima vera religiosità delle popolazioni dell'antico Piemonte, che, rinnovatasi dopo le bufere cagionate dal passaggio
110 Jll eonsolata di rivoluzioni e d'antiche eresie, ancora op-· pone una bella resistenza alla nuova·eresia del Modernismo ed alla propaganda sovversiva dei· nostri giorni. (Continua}. . Q p ·; Un'opera di carità che s~· può j'are ai missi~nari è quella di ojfrire loro delle timosine per celebrazione di Messe. La Lh'rezione del period~·co. te ·accetta con riconoscenza e Je trasmette ·con premura ai miss~·onan· . . Per queste Messe l'Autorità ecclesiastica ha fissato t'etemost'na in L. ·.2,'150. ~~ · del $a11tuario · ~~~ Grule reeentl riferite alla sacreatla del santuario Da Savigliano, ci scrivono: R~v.mo Sig. Direttore," «Adempiutasi la prima parte· di un voto fatto dalla ' mia famiglia, adempio, a nome délla medesima, anche la seconda, ·inviando a V. S. relazione di una grazia straordinaria da :noi ricevuta ad intercessione della Con-· solata. Ecco in. breve il fatto. « Il mio fratello' tredicenne, GwvANNI SERRA dimorante colla famiglia a Poirino, sul finire del maggio 1904 si lagnava più: volte colla mamma di- forti ed insistenti·. dolori di ventre. Questa sollecitamente e ripetu. tamente gli apprestò i pochi rimedi casa- .linghi, d'ordinario così efficaci nel caso; ma non: recando·essi stavolta alcun g~ovamento, mandò per il medico. A tutta prima questi giudicò tratt·arsi di un ristagno alquanto trascurato di matE!rìe nell'intestino, e volse le sue · cure a: scioglierlo, · per eliminare i gravi pericoli di un maggiore ingorgo e di - sempre più viva irritazione ,delle ~ucose. intestinali. « Il piccolo )Jlalat<! si sentLalquapto sollevato, ma ahimè!- hingi'dall'essere foriero . di prossi.ma totale guarigione, il migiiora-·. mento non era se non una sosta insidiosa del morbo, precedE>ilte l'insorgere terribile di più grave malattia, anzi delll!o complica- . zione di più nialattie. Infatti non tardò a rivelarsi' un' acutissima entet·qclite, a cui subentrò tosto una polisierosi~ con suppurl,lzione delle ghiandol~ inguinali (e se i medici non si son sbagliati tutti, c'era ancor altro" di . non minore gravità)..IJ ·povero Giovannino, indicibilmente prostrato ,di forze, immobile nel suo letto,. in un mar di dolori .che non gli davano tregua nè· dì nè notte, strappava lagrime di compassione. anche agli estra;nei: quanto ai famigliari - la, mamma iq ispecial modo .-;- Iddio solo sa . quanto soffrissero con lui e per lui... ·Rimedi, consulti ; le attenzioni più assidue e minute dettate dall'affetto, a nulla valevano contro l'energia crudele del male inesorabile, che .stava pèr spegnere .quella giovinè vita. j\.nche a}\e insistenti, angosciose_' preghiere i:l Cielo pal'eva chiuso: mancava poco a poco ogni fon'tla,mento roagionevole ad ogni più piccola speranza... Dei tre dottori che con qu!lllo ·, di famiglia aveva~no visitato l'infermo era l • . concorde la sentenza: ·« E duopo rassegnarsi, oramai non v'ha-più nulla a fare: · è questione di <?re, od al più di qualche giÒrno di strf)tte: ·poveretto !... » Il caro. fanciullo nei' giorni precedenti ..già aveva ricevuto il . Santo Viatièo; il 20 giugno gli (u ammiJ;li:· .stratp, l'Estrema Unzione e l'indomani, parendo ch'egli dovesse spirare da un momento all'altro, gli si impartì la benedizione degli agonizzan~i. Tutto stava dunque per finire quaggiù per lui... . «A noi ·dj famiglia però, .sephene rassegnati alla. volontà qi Dio, non pareva vero che l~~o Consolati ci volesse negare la salvezza del nostro Giovl!onnino, chiestale tl!-nte vcdte .in giorni di •grazie come quelli dell~ sua novena e delll)o, sua-fes~a titolar~. 1'\.ella
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