Missioni Consolata - Luglio 1907

'• ragion~ di stato. Il santo retto:e di S. F!'aneesco d'Assisi, adottando ·un prin:cipio della massima opportunità nel fervore del qua- • rantottismo, diceva che « la politica del prete è la salvezza delle anime :. e ogni altra politica voleva assol~tamente esclusa dalle sue conferenze, èòme dalle· preoccupazioni e dai discorsi dei convittori. .A. proposito di politica~ è grazioso il seguente aneddoto. I castelnovilsi, dando prova · ·di oonoscerè ben poco le idee del loto santo concittadino, avevano deciso di nominarlo deputato pi!r il-loro collegio, essendo in uso 'allora anèhe ·fra noi rhe i preti sedef!àero in Parlamento. Al primo sentore avuto della , cosa, il 'Venerabile ri,mase alla· lettera sbigottito e si adoperò tosto energicamente, affinchè la sua·candidatura non fosse nem- · meno posta. Ad un c~stelnovese venuto in quei giorni a Torino per parlargli, additando due 'persone ricevute prima, disse: «Questi ~ignori vogliono che io accetti da deputato, · ma nostro Signore nel di del giudizio non michiederà oonto se avrò fatto il deputato, ma se avrò fatto il prete :.. • Nel tempo stesso' però egli dava esempio di vero' patriottismo sacerdotale-, accondiscendendo di buon grado ·a che i locali del Convitto venissero dal governo parzialmente adibiti· a. ricoverare i soldati feriti e malati, ' durante le guerre del 1848-49 e 591 I convittori, conformandosi al desiderio del loro ben~ amato superio~e, non .solo si riducevano· a disagio in cameroni o due per stanza, ma al bisogno la facevano da infermieri, e nel 1848 si distinsero per la loro fraterna assistenza ai soldati vaiuolosi. E prima conse1 ·guenza della edificante condotta di D. Cafase~ fu l' attirargli la stima ed il risp~tto anche di coloro che erano per principio i più avversi al prete, cosicchè mentre più si accaniva l' odio settario a disperdere e chiudere le Congregazioni e gli istit-q.ti religiosi, il Convitto fu risparmiato. A chi in Parlamento ne propose la chiusura, alcuni deputati osservarono : - A che scopo ? Là · dentro non si fà che della teologia -. Ed il Servo di Dio fu Ìaiciatò tranquillo a prose109 guire la sua opera·, la quale si palesava di più in più' opera di Dio, anche per la pacificazione che induceva intorno a sè negli animi, e ' che con~ibui immensamente a .moltiplicare ed assicurare i frutti meravigliosi dell' insegnaJJ?-ento del nostro santo Dottore. , Gloria purissima di lui fu l'aver fatto scomparire, servendosi unicament!3 della per· suasione e della carità, il deplorevole dualismo che divideva il clero piemontese in due scuole teologiche. · Dal punto in cui Don Cafasso fu incaricato dal teologo Guala della conferenza pubblica, i due altri còrsi di ·teologia morale del Seminario e dell'Università andarono gradatamente dese\"ti;av:endo quello del Convitto assorbiti per santa attrazione tutti gli alunni.· E questo senza che i ri-' spettivi capi se l'avessero a male; anzi, se non completamente guadagnati alle dòttrine del Servo di Dio, il canonico Fantolini, professore in Seminario, ed il canonico ,Barbero, succeduto al Bricco all'Università, venendo a lui per _consigli e spirituale direzione-, r~- ' sero il più eloquente omaggio al loro mite avversario, oramai arbitro della situazione e riconosciuto da tut~i i vescovi del Piemonte come « l'uoiJ?-O più_santo e più dotto in sacre discipline del suo tempo». Intanto dal Convit.to di S. Francesco, rispettato ora quanto prima era vilipeso, uscivano ogni anno e si spargevano a guidare le ,popolazion,j subalpine drappelli di giovani sacerdoti, non solo forniti di. ampia e retta istruzione, ma formati al .vèro api· rito ecclesiastico : spirito di soda pietà, di sacrificio, . di intima unione . colla S. Sede, di zelo per la· gloria di Dio e la salute delle anime. Quella operata dal Venerabile col suo insegnamento fu una vera e profonda riforma, i cui effetti non solo sono ·tuttora visibilissimi nell'esemplarità della maggioranza del clero piemontese, ma come orma di leone appaiono nelle morigeratèzze, nella fede robusta .e nell'intima vera religiosità delle popolazioni dell'antico Piemonte, che, rinnovatasi dopo le bufere cagionate dal passaggio

RkJQdWJsaXNoZXIy NTc1MjU=