Missioni Consolata - Luglio 1907

108 .f!l-eoflSO{ata ~ - E riferendosi alle tremende perplessità e rèmore che l'insegnamento rigoristico, ricevuto in Seminario o all'Università, metteva nell' animo dei giovani sacerdoti riguardo all'esercizio del sacro ministero, antichi convittori scrivono: « È cosa che dilata veramente il cuore il ricordare le belle P,arole. che uscivano dalla bocca di D. Cafa.sso, allorchè trattava della speran.za. Parlava c'on tale pe.rsuasione e con tanta pienezza di cuore, da convincere ed incoraggiare a slanciarsi con ardore nel sa~.ro ministero anche • i più meticolosi, deboli e diffidenti ». Un giorno il Venerabile, portatovi dall' argomento della lezione, accennò con in: fiammati detti alla facilità grande che hànno tutti i cristiani di 'Quona volontà di arrivare al paradiso. Un giovane sacerdote, approfittando della libertà di parola concessa in conferenza, osservò:- Come va dunque che i libri.santi parlano in più luoghi ·del ,pic: colo numero degli eletti? - E citò, fra altri, i testi che affermano esse11e stretta la via del paradiso ed angusta l~~o porta per entrllirvi - «Che importa a me, rispose scattando D: Cafasso, che l'una sia stretta e l'altra angusta? Purchè ci passiamo, io ne ho abbastanza; non c'è mica bisogno di passare due alla volta • - E si diede a richia~are e riassumere quanto già egli aveva detto, riguardo al giusto.modo d'interpretare quei testi. A.ltra volta lò stesso obbiettante, essendo· tornato sull'argomento e sostenen- , dolo co.rl_ soverchia ostinazione, il Venerabile fini coll'intimargli: - « Non fatemi mai più tali questioni »· - Tanto al suo spirito ripugnavano le massime rigoristiche. Ed il suo contraddittore l'obbedì poi come meglio non avrebbe potuto, rinnegando luminosamente colle opere la tesi che allora so.steneva : egli - pare impossibile! - era Don 'Giovanni Bosco. Se con la stia speranza er:oica D. Cafasso combattè e vinse pienamentEl· il rigorismo in Piemonte, con una fede detta nei processi ferma, profonda, straordinaria~ egli sradicò intorno a sè il regaliamo, il quale, sotto P,retesto di dare a 8esare ciò che è di Cesare, nega a I>io ciò che è di Diq. Certo ne~la lotta contro questo secondo ,errore la sua azione, com~ è naturale,.non pptè ·essere nel campò sociaJe così larga e decisiva come contro il . primo, ma segnò t l} tt~~o v.ia nella storia della Chiesa piemontese ;un'orma, notevole; è tanto più glor.iosa nei t@mpi.procellosi che .allora: correvano. Le sètÙi che guidavano la ri~oluzione italiana, sfruttando i generosi (1sentimenti degli ingenui e degli illusi, m~rava;no al folle e tante vplte fallito intento:di abbat-. tere, insieme col papato, la Chiesa e la religione di Gesù CristQ. A preserv~re i suoi alunni dal falso liberalismo, in cui yurtroppo si lasciavano invescare anche ecclesiastici, il Venerabile nell.e sue conferenze cçn:pinciava. dal mettere loro chiaramente sotto gli occhi tutta la: preziosità del bene:fi,cio eh~ Iddio aveva loro fatto, prima facendoli. D.'as'cere nel grembo della vera Chiesa, pei chiamandol.i .ad esserne ministri, cioè còntinuatori dell'opera del divin Redentore a salute delle a~ime. In Convitto poi egli «rese più gigante e rigogliosa~. come attestò Monsignor · Bertagna, la massima tradizionale già stabilita dal teologo Guala che « chi vuol essere col Signore, deve.essere col papa e con i superiori ecclesiastici_». Per il sommo pontefice, fu deposto, il Servo di Dio aveva una,venerazione paragonabile a quella dei ,più grandi santì; epperò non solo invitava i convittori ad accettare senza discussione gli insegnamenti e gli ordini che egli .emana.. come capo della Chiesa, ma inculcava. colla parola e coll'esempio che il difende~e la causa del papa, à. costo di qualunque sacrificio ed in faccia a chicches,sia, se è dovere di· tutti i cattolicì, lo è tanto più per il .clero. Al tutto mirabili poi furono il tatto e l'evangelica prudente sincerità, con cui D. Cafassa seppe conciliare questi suoi sentimenti col giusto rispetto all' autorità civile, in tempi nei quali la questione religiosa veniva artificiosamel).t~ più che mai. confusa colla politica, e l'anticlericalismo più o meno rabbioso,.dalla stampa e dai tribuni che gridavano più forte, venj.và elevato a f!~prema.

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