Missioni Consolata - Giugno 1907

.. . ' Giugno 1007 A:11~o .lX • N. 6 · CONSOLATRIX ET PATRONA ~ns~Iata ' ESCE DIREZIONE AL PRINCIPIO PIAZZA DELLA CONSOLA T A, DEL MESE TORINO TELEFONO INTERPROVINCIALE N. 22-77

OFFERTE. per le MISSIONI della CONSOLAT A IN AFRICA E PER ABBONAMENTO AL PERIODICO s . Damiano d'Asti: Gallo Clemente, 5-V igone: Bessone Do1nenh·o, 1,50; Bessone Paola, 2; Bessone Ciottina, l ,50; Superiora dell'OApedaletto, 5; Bessone Lucia, O,!j() - Cari gnano : Margaria Lnigi, 2 - Rivoli: Bo5'o Annetta, p. g. r., 2- Car~agna : Galleano Andrea, 2; Camisaf.lsa Don1nniro, 2; Perlo Stefano, .6 - Barbania : Giulia Dezzano, 5 - Lu Monferrato.: X. N'., 2- Mathi: Ballesio Guglielmo, 2 - Pjobesi Torinese: 1\Iarla Rubino, 5 - Caluso: C'uùit-Re Hinseppina, p. g. r., 6,!j()- Ancona : Pichi Conte Edoardo, 2 - Cavallerleone : Teol. Gallo Luigi, Priore 2,50- S. Carlo Canavese : Sapetto C'edlia, 2 - Pozzo di Strada : Ghiotti J\Iaria, 5- V illas te llon e : Perlino Giulia, i> - B iella : Regrntto Giovanni, 2 - Villafran c a Piem. : Bnes D. Giuseppe, 5 ; Sorelle Pronino, 2; Pronino Cattorina BueR, 2; Pronino Catterina fu Lorenzo, 2; nemichelis l3onodetta, 2. - Torino : ~n gruppo di dame di "J\Iiserirordia, per una grn.;-;.ia rlC'evnta. o 11romessa fatta, 10; Teglio Carlo, 5; Lad no Palmira, 2 i l\L G., p. g. r., 5; Gior~ dani Pietro, i); Dott. A<·hillo J\Iarchesa, 5; Pioccardi Agnese. 2; l\[anclrino Giovanni, 5; Suor Vincenr.a, 2; Bria Carolina, 2; Badiui Ernesto, 5; :loiassa Carlo, 2; Dott. Fabhro, 2; AsAetto Gio,·anni e Fan1iglia, 5; Elisa Pelletta, 2; Camusso Regin,.; Fantino Giuseppina, 2; Angeht Jllargherita, 3; Carlo Peroglio, 2; Canon. Amato Srtlla, 10; Nina Habotto Abrate, 2; Sal'torio Benedetta, l>· g. J'. , 5; Conte Giuseppe Pichi, 4; Cerato Te1·eaa, 3,50; Cut1eglia Catterina, 2/:tO; N. N., 10; Teresa Dalmazzo di Garzegna, ved. Astrua, lO; DonBertolino Luigi, 2 ; Giuliano Giuseppe1 2 ; Ferrero Domenico, 5; Prof. D. Luigi Andreozr.i, 0,50; Ferrero StefRno, 5; Albesiano, 3; ]ti. R., 2; Pontana, 2; ·nt, Thomatis Celestina, >!; Laura Civardi, 2; Spinaci GiuBeppe, 2; N. N., 25; Dcn1ar('bi 1\Ia.lvina, 2; Viola Anna, 2; Merlo Margherita veci. Alloatti, 2; Pietro Lamtelli, 5; fkalft Teresa, 2; Contessa Ida Mola di Nomaglio, o,50; Nina Gedda Copasso, 3; Vittoria Fassati . Rorà, p. g. r., 5; La Clorque Corinna, 5; Picchetto Filomena, lO; Clotilde Jllanzetti, 2; Salice Teodora, 4; Sclarandi Jlladclalena l ; Rovere 1\Iargherita. 2; Casavecchia Carlo, l. . Firenze: Guglielmina Rossi, 2 - Saluzzo: Coniugi iliaggio, 3 - Spezia : Eugenia Raggio, 5- N ice: llfad. 'l'ruffot, 2,,;o- Mango : Una pia pm·sona, p. g. r., 2 - Sovazza : Radanelli D. Cesare, 5 - Boves : 'l'eresa C•wallo, 3 - Cuneo: Roccastrada Giovanni, p. g. r., 3 - Sizzano : Prone Luigia, 2- Genova : Eu-. genia Brezza, 3 - Milano : Monti Filomena, 2; Casati Angela, 2- Roma : Stampais Erculiano, 2- Asti : Riccio Avv. Alessandro, 3- Borgosesia: Zaninetti Fortunato, 2 - Villafranca : Pamiglia Rei_naldi, 2 Ghislarengo : Fava Isabella, l - Trescorre : Storchio Alberto; 2,50 - 'Torrita : 'l'ramonti Canonico Angelo, 2 - Falerone : De Minicis Silvia, 5 - Favria: Bim~t Annetta, p. g. r., 2- Omegna: Una pia persona, l - Ferrania : Lungo Francesco, i\. Roma: Avv. Carlo Dezr.a, 5- Catania: Gribaldi llfarianna, 3 - Cadine : Settimo Filippo, 5 - Rovereto : Carlotta :lofm·aro, 5- Pont S. Martin : Ester Gonthier Castelnuovo, 4- Gassino : E. Bonadonna, per promessa fatta, 7 - Milano: Caccianiga Maria Anna, 2- Solbrito : N. N., 2 -Favria: Bima Pietro, 2 - Cologna: Conti Antonio, 10 - Ripatransone :' Flavio Piergallini, 2,,;o -S. Giovanni ll.arione : Adelina Sartori, 2,50 - Domanins : llfaddalona Lenarduzzi, 8 - Roma : Cola D. Alessandro, 1,50 - Genova : Gia.nluca Can. Pizzorno, 10 - Chiavari : Suora Direttrice del Collegio, 3 - Soande1 uzza: Teresa P icollo Po1·tis, 2 - Cinaglio ; Maria Molino Dezzani, 2 - Cuorgnè: Sorelle Ceretto, 3 - S. Damiano d'Asti: Avv. Ferdinando Vigliani, 10 - Verona : Cont. Felioina da Persico, 2 - Omegna : Pornara Catterina, 2- Livorno : D. Alessandro Poi, 2 - Ricaldone : D. Albenga Giuseppe, LO; T,._ !ice Franceschim~, 2,50 - Nibbiano : Dalla Valfe Olimpia, 2. Torino : Piccardi Rosa, 2; Podio Vittorio, 5; De Thomatis Clorinda, 2; iliontaldo Lodovica, 2; Bassigm:ma iiiaria, 3; lliaria Moretta, 2; P. S., 5; N. N., 10; il{alacarne Luigi, ofl'. mensile, l ; Famiglia Tiene, 10; Benedetto Vittoria, 2 ; Quassolo Giovanni, 2; Glusep-. pina .Calosso, 2; Viotti Maria, 3; Griva Teresa, 2; Ghirardi Teresa Chiorino, 2 ; Argentero Maria, . 3; Angela Scotti, 4; Colli LaUl'a, 10; Lovera Prof. Vincenzo, 5; Va~ario Giuseppe, 5; N.•N. l; rrardi Lucia, 3; 1\fusso Anna' D; Bongiovanni Bersanino Silvia, 25; Levra Gina~ 2; Sartoria Maria Vittoria, 3; Giacosa Rodolfo, 5 ; Sorelle Bal'isone, 2; Bocca Giuseppe, 5; Sorelle Bossone, 2; Jlfartinetti Domenica, 2; Quattrino Giuseppina, 2; Ricchiero Catterina, 2; Alloati Ottavio, 2; Chiam :lofargherita, lO; Tonetta Cecilia, 3,50; Astegiano Annetta, impl. gr., 3; Giuseppina Vola 5; i\Iarchesa Centurione, 3; Famiglia Bussolatti, 3 ; M. lf., 2; rreresn Fassini, 2 ; Renati rreresa, 2; Sorelle Giuliano, 2; :lofarenda Bartolomea, 2,50; Botto Rosa, 2; Clarvet ved. Grassi, 5 ; Cappello Antonio, off. m. 1; Ruffinatti Leonilda, 1; Bergia GioYanni, 5; E. V., off. m e ns. 1; Quattrino rreresa, 2. . Ovada: Piana Lorenzo, 5- Chiusa Pesio : Baudino Francesca, 2 - Pianezza: Alunne della Scuola, 1,60 - Vercelli : Superiora Suore di Carità, 3- Genova: Nanni e Carolina Aprà, p. g. r ., 2 - Giaveno: Una pia persona, p. g. r., 5 - Moncalieri : Bellei Francesca, 2; N. N., 0,25; N. N., 0,25- Ozegna :_Avenatti Gio,:anni, 2- Rivarolo : Lucia Castagneri, 5- Nole : A.ntoniotti Maria, p. g. r., 4; Terèsa Bottini ved. Tissoni, D; Brignole Flaminia, 2; Canonica. Annetta, l - Piverone : D. Pavignano Costantino, 5- Novi Ligure: Crespi Isabella, 2,!j() - Ventimiglia : B. P., p. g. r., 10 - Settimo Vittone: D. Bh~nco Domenico, 3 - Rodallo : Peretti Giuseppina, 2,50 - Galatina : Annetta Bardoscia Congedo, 2 - Pallanza : Besciani Angelina, 1,60 - Boves : Teresina Olivero Giordano, 2-Sommariva Perno: Carolina Baldracco, ·2 - Matera : Can. Giuseppe Sarra, a - Ponte Chiasso: De Ambrosis Luigi, 2. Grenoble : Gallo Francesco, 3- Fossano: Secchi Lucia, 2,70; Olagnero Margherita, l - Tenca- . rola: D. Luigi Fritz, 3 - Rescaldina : Gasparri Rosa, 2- Udine : Lucia Brisighelli, 2,50- Maderno: Setti .Maria, 2 - Fayetti : Nigra Giovanna, 5- Trevozzo: D. Cavalli Antonio, 5 - Prato Sannita : P. Alessio Rattallno, 2- Rlvera: Bonino Clelia, lP· g. r, 3- Diano Castello: Anna Rodlni, 5- Nervi: Francesca Bocca, 10 - Ceres : D. Merlo, 2 - Savigliano : Emilia Bobbio-Grilli : 2 - Mondovi : Don Domenico Ferraro, 1,90 - Camerano : Barbone Maria, 5 - Vicenza: Andreani Ida Ghirardini, 2 -

.~· ~nsoiata PERIODIOO RELIGIOSO. , MENSILE ~~~~~ ~ 801\<I:J.Y:A.HIO . . ·. DffiEZIONE giugno: La. festa della Consolata - Novena e festa Oonsol&t!': Orario delle Sacre Funzioni - Dalle MisPIAZZA DEllA CONSOLATA ~ sioni della Consolata. in Africa.- All'impiantò d'una. nuova. missione -Cenni biografici del Venerabile Giuseppe Ca.fasso -.,-Cronaca. mensile del santuario- Visite auguste a.lla. ConTORINO J sola.t& - Le maestre municipali di Torino alla ConsolataIndulgenze a. chi visita. il santuario nel meae di giugno - ~~ Orario delle Sacre Funzioni pel mese di giugno. ( O§erle per le mi1111io~ti della Oo~ttlolala ;,. Africa. ~~~~- . ~'(i; f,a Festa della ~onsolata . =y== l Dalle memorie del passato viene il lieto presagio al presente ed .all' avvenire, e nel campo spirituale come in quello della natura. « ..... un senso di ritorni anima e regge la vicenda dei di ....... »· Echeggia ancora sotto -l~ volte '<iello Salutiamo con santa gioia un nuovo storico santuario il Te Deum del bicengiugno, recante nel suo corso fulgido tenario glorioso, eco - alla sua volta una nuova festa della.Consolata. Apria- - del Te Deum della liberazione dalmogli incdntro · i cuori, riaccendiamo ~l' assedio. E la preghiera del pio Mail' amore per la Madre soavissima, la nardo - sbocciata in cospetto del. fiducia nell'inesauribile sua bontà. 1 cieco di Brianzone - che lambe oggi La primavera ha ridato le rose al quale onda perenne la taumaturga 1mcespo, le spighe novelle al campo, · i magine di Maria, alterna da otto secoli giovani grappoli alla vigna, e già il so- il suo flusso e· riflusso, veicolo divino lèrte agricoltore pregusta il ritorno d'implorazioni e di grazie... della mietitura e della vendemmia. Giugno ritorna; ritorna la festa della Cosi s;allietino lé anime. O già si siano Consolata. rinnovate còlla pia pratica dei Nove Apriamo i cuori incontro al mese ed sabati, o si apprestino a .farlo nel colmo al · dì · benedetto ; rammentiamo che della. sacra primavera di Maria, cioè molto darà la Madre dolcissima a chi nell'imminente 'solenne novenà; grande molto avrà amato e molto avrà chiesto. sia la loro aspettazione, insistente la domanda di grazie;

82 J11 <2o11solata NOVENA E FESTA DELLA CONSOLATA ORARIO DELLE SACRE FUNZIONI NOV~NA Il Martedì, 11 Giugno - Primo giorno· deUa l Novena. - Ogni sera alle 19,45 S. Rosario; Discorso del Rev.mo Monsignor LUIGI Gm· GONrs; Benedizione del SS. con intervento del clero. F'~S'.I'A Sabato, 15 - ore 10 - Funzione annuale della Pia A'ssociazione per la manutenzione del giardino attorno al santuario. Lunedi, 17 · ore 14 - Esposizione della Statua deUa Consolata nella chiesa di S. Andrea. Giovedì, 20 Giugno alle ore 2 sì apre il san· tuario e cominciala celebrazione delle Messe e la distribuzione della SS. CÒmunione, per la quale verrà collocata una balaustra prov· visoria, in modo che tutti potranno accostarvisi comodamente. Ore 6,30 - Messa letta di Sua Eminenza il Cardinale Arcivescovo. Ore 10,30 - Messa con accomps.gnamento d'organo. . Mercoledì, 19 - Vigilia deUa Festa. - Alla sera: Benedizione Pontificale -Illuminazione generale - Concerto di musica istrumentale ~ sulla piazza di.fronte al santuario. 19, 20, 21 - Corte di . Maria per onorare la SS. Vergine' come Patrona di Torino. Ore 11· - Discorso e Benedizione solenne"del SS. Sacramento. Ore 17,30 - Vespri solenni · Processione con intervento di Sua 'Eminenza il Cardinale Arcivescovo e· di Ecc.mi Vescovi, seguita dalla Benedizione del SS. Sacramento. ' Indulgenza plenaria a chi confessato e comunicato visita il santuario. G Dalle Missioni dalla ·Consolata in Africa Abbiamo già ripetutamente intrattenuto i nostri lettori su alcuni dei battesimi, scelti fra gli oramai numerosissimi, con cui nelle Missioni della Consolata si vanno rigenerando le anime dei poveri neri. ·Ma il missionario cattolico non può limitarsi a raccogliere le messe che gli sta intorno, nemmeno quando per la sua abbondanza essa richiederebbe l'opera sua per "l' intera giornata apostolica. Sul campo evangelico chi non avanza retrocede; e,chi presiede alle conquiste di Dio deve ogni mattino ripetere a se stesso il carpe diem dei conquistatori del mondo, cercando di piantar la croce sempre ·qualche passo più avanti ed in nuove direzioni. E cosi i missionari della Consolata mentre s' adoprano salvar anime nelle stazioni già solidamente stabilite, attendono laboriosal mente a cercare il luogo adatto per altre stazioni, per altri posti avanzati di missione, concorrendo a moltiplicare le maglie mistiche della gran rete, in cui il Pescatore di l Galilea ebbe dal bivino Maestro il mandato di raccogliere tutti gli uomini della terra. La relazione del nostro Padre'· Toselli che qui presentiamo, tratta appunto di un suo ·t vi'aggio e di una breve perm.aneri!l;a al di là del fiume Ciania, fatti ailo scopo di fondare un nuovo posto di missione, Non vi mancano incl.denti ed aneddoti che ricevono u~'.impronta singolare dal bel carattere del narratore. Un'opera tU carità che si può j'are ai missionari è quella di otfrire loro delle limosine per celebr,azione di Messe. La IJirezf'one del period~'co le accetta con riconoscenza e le trasmette con premura. ai m,·ssionari. Per 'queste · M~sse t'Autorità ecclesiastica ha fissato l'elemosina in L. 2,50.

All'impianto d'una nuova Missione 80MM .ANIO: Pa,.ten•a da I.imùi"U - .E/?etii ter"opeutici d'una ro'sata- Da Moturi- Or"an ,,.aeasso per; nulla - I.a messa solto la tenda • - 8oeialismo kikùiu - Balli e balle,.;,.; - M eriggio egu~toriale -:- Il passaggio del Cia- ,.;a - u,. indige,.o evoluto - Tra due portatori il earico rima"e vaco,.te - Il biancol scappa, scappai-IIcapo Wauglteva- Modo spiccio di vincere u,.a lotta - Commercio i,.digeno - La mia dimora provvisoria, edi miei nuovi amici - Il parado'so per una dotczina di banani/ - Uomo allegro il eiel r aiuta - - Pereltè vuoi abba,.donarei' - Ritorno - .Sui fiumi o'rieani-Fabbrica di liguor"e indigeno - Dag,.o, doecia e pattinaggio/-I.e soddis,atcioni del missionario cattolico. l · Oramai balbetto discretamente la. lingua. kikùiu; ho acquistato bastante pratica. dei luoghi e q':lalche esperienza d'indigeni: accetto per-- tanto con pia.c·ere dal nostro amatissimo Su· periore l'incarico di reca.rmi ad impiantare un nuovo posto di mi6sione al di là del fiume Ciania. Colla perfetta. conoscenza che egli ha del paese, mi ha designato pressapoco la località 'dove. io dovrò fissarmi, presso il capo più importante della zona. I pochi.portatori necessari alla mia piccola spedizione son pronti coi rispettivi carichi; Muerikkia, un bravo nero da due anni addetto alla. cucina di Limùru, mi segue nella doppia qualità di uomo fidato e cuoco perfetto. A capo.-carovana mi è destinato dal Superiore il suo fido Ngonge, il qual~ rigido nella sua divisa di· sergente, armato di fucile e baionetta., coi piccoli occhi scintillanti come lama d'acciaio, ha un aspetto truce, di grande effetto per il mantenimento della disciplina. Datogli l'ordine di mettersi in marcia, vado ad invocare ii.ncòra la benedizione di Gesù in Sacramento e della Consolata;. saluto a.ff!lttuosamente il superiore locale, P. Ber.tagna, quindi allegro m'affretto a rf!.ggiungere i miei uomini: nove in totale. Sono le due dopo mezzodì. Ho deciso di seguire la strada cosidetta degli Akikùiu, perchè soltanto gl'indigeni la percorrono: è la più breve tra Limùru ed il Ciania, ma altresì la più faticosa.. Da principio tutto procede a.ss\1-i b!)ne; se non che.valicata appenala prima collina un portatore barcolla sotto il suo caricp, quasi questo fosse divenuto.di piombo; , un secondo, accasciandosi lo lascia cadere a terra.; un terzo·sbuffa, come oppresso da insopportabile fatica.. In breve .è un coro generale di omèi (ho male!) così singolarmente patetico da farmi prorompere in una... sonora risata. I furbi si ~ua.rd~~ono fra loro, guardano me, poi, a guisa degli antichi Auguri, si mettono a ridere anch'essi di cuore; Hà.n subito. eapito che io, benchè nuovo, già conosco benissimo non essere i pret!)si malanni se non un'astuzia per ottenere poi qualche aggiunta 83 , alla-paga. pattuita.. Stabilitosi così un generale buon umore, si affretta il passo: tutti han' ricuperato s'alute e forza, ed i carichi pa.iono essersi alleggeriti per incanto. · Attraversiamo il primo fiume, il Roacca, profondo assai, ma poco largo. Di qui ha ra· dice una successione di alture correnti quasi parallele verso oriente, e separate una dall'altra da un corso d'acqua scorrente in fondo al burrone, cosicchè chi viaggia deve ogni . tanto scendere giù giù, per poi arrampicarsi come i gatti sulla riva. opposta. Questo tratto di strada è tuttavia reso men faticoso dall'ombra fitta della foresta che ricopre i pendii e da un venticello che ristora, dando animo a proseguire il cammino. . . Il passaggio dèl Ka.meti non incute troppo timore: alcuni macig.ni erge,ntisi in mezzo al fiume fan da naturali pilastri al ponte, formato ·da due tron·chi d'albero gettati su di essi da una s.ponda e dall'altra. Ma u~~; denso nuvulone nero si è nel frattempo· avanzato da nord, minacciando uno d~i soliti furiosi temporali africani. Na'lla speranza di guadagnar l'erta. prima che esso scrosci, affretto il passo, precedendo i portatori. Vana fatica ! Non sono a mezza costa che s'aprono le cateratte del cielo tra l'imperversare del vento: Spinta da questo, la pioggia' violenta mi sferza il viso, mi mozza il respiro e mi costringe a camminare quasi ad occ~i chiusi, p'er impedire che v'entri l'acqua. E una lotta corpo a corpo cogli elementi scatenati; tuttavia avanzo di' corsa verso la vetta. Anche i pòveri portatori vi giungono trafelanti, chè stavolta han davvero ragione di lamentarsi del loro carico, il quale, imbibitosi d'acqua, s'è fatto al doppio pesante. Però, sebbene con rincrescimento, non li lascio fermare: si fa notte ed io voglio attendarmi presso il villaggio del capo Moturi, da cui' ci dividono ancora due òre buone di marcia. Le compiamo sotto la pioggia incessante, arrivando alla meta ben lavati. Messo il campo, fatti ritirare sotto la mia tenda i carichi, attendo alla recita del Breviario; intanto Muerikkia mi prepara un piatto di riso fumante, graditissimo dopo quattro ore e mezza di marcia forzata. e la solenne bagnatura che mi ha intirizzito. Sono le otto e mezza: la pioggia è cessata ed io esco per un giro d'ispezione. Sotto un capannone, ap'· positamente costrutto per le carovane di passaggio, ·i miei uomini, intorno ad un gran ·fuoco, si scaldano ed arrostiscono le loro patate. Nel cielo, spazzato ora d'ogni nube, scintillano le stelle e risplende _la luna, il cui chiarore mi mostra. benissimo il villaggio di Moturi stendentesi sulla vetta e sul pendio nord della collina, sui fianchi della quale noi ci troviamo Le capanne vi son numerose ed altresì gli abitanti, a giudicarne dalla rappresentanza qui venuta a vedere i nuovi ar· rivati : una cinquantina di persone tra giovanotti, donne e vecchi, che mi si fanno

84 attorno e sgranano tanto d'occhi per squadrarmi da capo 'a piedi'. Il loro stupore toéca il colmo udendomi' parlare il loro linguaggiò per salutarli. · Nel mio ritorno alla tenda mi colpisce un' vociare alto, concorde che esce dal capannone dei portatori. Mi appressò, ascolto e una dolce commozione mi tocca il puore. I miei uomini, gridando a squarciagola, recitano una dopo· l'altra tutte le preghiere che hanno imparato, e poi ancora i Comandamenti. .Assisto fino al termine al pio, singolare· concerto; elogio quindi cordialmente i bravi neri che, senza' alcuna mia ·esortazione, si son messi a pregare. Ed essi, giubila.ndo oltre ogni ''dire per le mie lodi, intonano di rimando in mio onore una. canzone, le cui note echeggiano lungamente per la collina di Moturi, mentre essi la sa.l'gano per anda.rsené a cercare ospitalità nel V'illagg~o per la notte. Dormivo da mezz'ora, quando son brusca· menté riscosso da grida d'a.l~arme: Gntta!... gntta! (J!.cchiappalo! acchiappalo!). Siccome mi"ero coricato vestito, in un salto son fuori.' Una decina d'uomini, a.rml!-ti chi di lancia e chi di coltello da lavoro, mi passano davanti di corsa e' si slanciano nel fitto del bosco. Sveglio Ngonge, che russa tuttora ai piedi del mio lettuccio, e c'incamminiamo anche noi verso il bosco, a fine di sapere che sia. avvenu.to. Ad' un tra~to due dei portatori, sbucando da un sentiero laterale, attraversano il mio ·ratti come saette. Li richiamo e li interrogo: ....:... che c'è di nuovo? ~ Tutto il vil· !aggio è sossopra, rispondono, perchè dodici montoni si sòn'persi nella brughiera.- Meno male-esclamo in cuor mio. Avevo temuto una rissa. o una brutta. sorpresa. da. parte di qualche fiera. E me ne torno sena'a.ltro in braccio a Morfeo: nello scovare le pecorelle smarrite i neri sono abilissimi e non abbisognano punto del nostro aiuto. Mezz'ora dopo, infatti, svegliandomi daccapo, essi riconducono in trionfo 'tutti quanti i montoni al villaggio, !asciandomi finalmente riposare ·in pace. * * * Sono 'le quattro. Arrotolo il letto e preparo l'altare portatile, mentre NgoJlge, acceso il fuoco fuori della tenda., ivi . sta. facendo la guardia, a.ffinchè nessuno entri a disturbarmi durante il Santo Sacrificio. Non è la prima volta che Clllebro S<?tto la tenda., nondimeno m'impressiona sempre profondamente 1 il pensiero che quel Dio, della. cui maestà sono indegni i più sontuosi te.mpli dei paesi civili, voglia scendere nelle mani d'un me· . · schino suo servo, nella. selvaggia solitudine, 1 sotto un .fragile ricovero, ove altro non risplende se non la povertà a cui il missionario va soggetto. Col!le in questi momenti si sente/ il dovere di corrispondere all'infinita bontà · di Diò, sérvendolo il più diligentemente 'possibile! Alle 6 112 tutti siam pronti a rimetterei in cammino. I portatori non han bisogni? ,d'incitamento': son riposati, e d'altronde spirà un ventoJfreddo che li stimola a correre per riscaldarsi. Superate due alture, la nostra via., o meglio sentiero, còntinua tenendosi'sempre sulla cresta. d'una lunga collina dirigentesi ·a nord e da.,lla. qlJ.ale scendono ad est innumerevoli altre colline, che oltrepassiamo una dopo l'altra senza tregua. in due ore e mezza; finalmente ne scavalchiamo una altissima, ai cui piedi scorre il grande fiume Ga.tama.io, senza ponte alcuno e con acqua che m'arriva a me'zza. gamba. I portatori vi passano come su.terra ferma; io salgo sulie spalle di Ngonge, che mi trasporta sano e salvo all'altra sponda. - Giuntivi appena i miei uomini, ancora a digiuno, gettano a terra i carichi; corrono quindi ad· un 'campo di canna da zucchero è, da veri socialisti, ne tagliano una quantità a.òbondantissima, dividendosela poi fra loro. Mentre ·chiacchierando si sàtolla.no, passa una. fila. di giovanotti sulla ventina., lucenti d'unto e rossi d'ocra per tutto il corpo, reduci da una kabakka che ha avuto luogo in un non lontano villaggio. È questJI, una specie di ballo, . a cui prendono p8.rte solo i garzoni; le ragazze e gli adulti d'ambo i 'sessi vi accorrono soltanto come spettatori. V'hanno diverse sorta. di balli, ciascuno distinto còn nome proprio e per intervento di speciali categorie di persone; ogni stagione poi ha il suo ballo. L'ungersi ben bene la persona con'·grasso fuso,' od almeno con olio di ricino, misto 'ad ocra rossa.,· è per gli Akikùiu come indossare l'abito di gala: alla domenica, venendo alla Missione per il catechismo, son tutti·impiastricciati cosi, perchè - dicono - è il giorno del Signore. La schiera dei ballerini, adocchiato il discreto fascio di canna da zucchero che ancora rimane, si ferma a discorrere della kabakka. coi portatori: intanto, in men che nol dico, i dolci bastoni spariscono l'un dopo l'altro, chè questi indigeni sono gene· rosi, anzi prodighi cogli avventurieri, nè mangiano cosa alcuna senza offrirne ai presenti. È trascorsa la mezz'ora da me p.ssata. per il riposo, ed al mio cenno Ngonge rimette in marcia fa carovana. Si va e si ya. con crescente fatica., chè il sole da.rdeggia. con sempre maggior forza sulle nostre teste·. Il sudore' mi scende a rivoletti per i~ volto; ma come oserei lamenta.rmi?-Con un senso di viva. compassione miro i miei uomini scendere il rapido declivio, in fondo al qua.le scorre il Seta. gonfio d'acque. Sotto la. sferza del sole essi incedono cauti e lenti; ad ogni passo il carico loro batte per contraccolpo sulla schiena., sicchè, a diminuire questo e ad evitare facili cadute, i poveretti se ne vengono quasi a.ccòccola.ti. ' · Peggio è quàndo riprendiamo il cammino dopo un b'r!lVe alt a.l di 1ft. del fiume, durante il quale io ho fatto· il mio pranzo fruga.le.ll · sole meridiano incombe ardente, suscitando

"85 :"( --- -01. vampe .dal terreno arido ed incolto, senza un La prima rios~r~ azione è ·di stendercf a terra ' l albero 'che getti un po' d'ompra: appena . per una mezz'ora; si drizza quindi la tenda e 'qualche , magro arbusto sorge ·qua e là. Io si pr,ovvede ·ar solito per l'acqua, il fuoco e sono tutt9 in acqua·: per fortuna hò .in callo ~ quan'to ocçorre ai modesti nostri' bisogni.; uno dei ·caschi a foriQ.é. d'elmo, in uso qui In un' baleno è corsa la notizia del mio fra i bianchi, il quale colla sua doppia parete arrivo, e Maciaria viene a farmi visita •con di sughero impedisce çhe il sole mi faccia nobile seguito. · Dopo un cordiale saluto, mi girare. la bussola. Ma p,iù disgr!lozi~ti sono i intrattengo alquanto con lui, non dimentiportatort J?ue di ?ssi.èh_e ~ransi datain testa cando di porgere, a destra ed a sinistra, i la serega, Cloè. l'oho d1 r1cmo con ocra rossa, \ ~ complimenti alla sua corte: tutto ciò 'mi guavan di continQO strappando erba e foglie per dagna subito le generali simpatie. · , · asciugarsi gli _occhi pieni della mistura che; Nel frat~empo Muerikkia ha fatto alla le~;~ta liquefacendosi e procurando dolori tremendi, vi (t la sua cucina, ed io mi ritiro a prendere un I portatori nell'alta erbaccia della stappa al limite della foresta. pene~ra tanto più facilmente in quanto gli Akikùiu non portano sopracciglia, ma se le strappano come la barba. T.utti poi con alte lamentazioni accusano un forte mal di capo. Poveretti! Li compatisco di cuore, ma siccome non saprei come sòllevarli altrimenti, li inçoraggio assicurandoli che il ·male passerà p~esto, e fingo di non udire le loro richieste d'un nuovo aU: anche il fare orecchie da mercante è talora ti.n dovere. Difatti i miei uomini, come i 'fanciulli quando la mamma f'a le viste. di dimenticarli, si aggiustano da s'è. · Chi si lava 1a testa al fiume 'Darugo, che attraversiamo senza arrestarci; chi stàcèate grandi foglie di banano, ai 'cui la successiva collina fa. sfoggi~, se l~ pia,n~a addos~o . in modo ,<\a averne ombreggia~a l a . testa. ' Si procede ·così'un po' più tranquilli e intanto passano le terribili ore meridiane, le qual} però, per lo sforzo. che ci han costato, ci hanno estenuati, sicchè si cammina, ma .con pie' 'di piomb9. Ad ogni' modO, seguendo l'itinerario 1 segnatomi' dal Superiore, terso le 5'112 .si,amo presso il villaggio del capo Maciària: luogo. designato ··per il campo ed ancor' ,più sospirato da tutti, me 'com_preso. po' di cibo. Tutti i presenti, sedutisi a terra davanti alla mia tenda, assistono al mio pasto; e trà un boccone e 'l'altro cerco di soddisfare o'r questo or quegli, chè tutti hanno domande a farmi e vogliono. sapere 'perchè' viaggio e se mi ferin,erò qui. ·Dopo un piatto di riso,_il cuoco mi presenta un lesso ·di mò'nton·e, in parte di solo grasso. Mi viene l'idea.di dare al capo Maciarìa un segno della mia amicizia, regalandogli quel grasso fumante, di cui so essere ghiottissimi gl'indigeni. 'Difatti non· è a dire quanto egli lo gradisca e come loldivori in un baleno. Peccato che·ce ne.sia ap· pena da stuzzicargli la golosità! A malapena · riesè6 infine ·a sbarazzarmi di lui - superbo dell'onore che gli ho fatto :-'-... e del suo seguito, divenuto ognora· più ·numeroso per sopraggiungere di curiosi, e recitato il Brevi~rio al lU:m~ d~lla lampada, dò ai miei ·muscoli un riposo ch"e li ristori dalla fatica d'oggi Il infonda loro nuovo vigore per quella dLdomani. . . * *·* 'Ho già terminata la santa messa e le al~re mie pratiche;di pietà, ·quando' i ''miei u,omini

86 1ll eoqsolata tornano dal·villaggio di Maciarìa, dove· han pernottato. Il capo 'è .con essi: 'Viene ad offrirmi ·un grosso corno di bue. pieno_di latte ed un mazzo di banani scelti, ed a ricordarmi la promessa fattagli ieri sera di visitare il suo villll.ggio. Vi vado senz'altro. Esso sorge nel bel' mèzzo d'un boschetto e vi si accede per un ampio viale scavato, c'ome un tunnel, nel verde dal continuo passaggio di buoi e montqni nell'andare al pascolo. Il viale è _una vera bellezza, 'ed è pittoresco e ridente il villaggio colle capanne ombreggiate da alti alberi, da cui pendono festoni di liane e di fiori. Esprimo la 'mia impressione a Maciarìa; il quale ne gpngola, -.esE~endo , per · i·,neri un buon augurio ed 'una' benedizione "la 16de· data da un amico al luogo di loro dimora Fatte in fretta molte chiacchiere e soddisfatte molte curiosità innocenti, mi accomiato dal capo e dalla sua gente con un'infinità di strette di mano, e COJirO a raggiungere la mia piccola carovana, partita, dietro mio <Ordine, mentre io mi tratteneva al villaggio. Scavàlcate dÙe nuove colline, eccoci al fiume Ciania.' Uno dei J>i.ù miserabili ponti indigeni è .gettato fra le due rive. Mi arresto alquanto perplesso a contemplare l'acqua cenerognola e profondissima, scorrente placida e baciata dal sole, quasi p. nascondere l'insidia terribile del fondo melmoso. Chi lo tocca non ne risale senza un miracolo.... Eppure qui non posso, c!>me altrove ripetutamente hp fatto, tragitt~~rre sulle spalle del volenteroso Ngol'lge. Quel cosidetto ponte mi sta innanzi come una necessità ine~orabile. I miei uomini vi passano u'n dopo-l'altro a quattro gambe: la mia volta è venuta. Mi raccomando alla Consolata e m'incammino anch;io carponi. Le mie membra, per quanto esercitate, non hanno certo l'elasticit~ felina di quelle dei neri, ed imprimo perciò ai tronchi oscillanti più marcate scosse - . Pàtr~, fa atte.nzione! Patri va piano! - mi si grida dall'altra sponda, e gli avvertimenti non cessano se non quando anch'io facèio come colui che, toccata la riva« si volge , all'onda perigliosa e guata ». Deo gratias, ed avanti! Ci dirigiamo verso il villaggio di W111ughe;va,·il· q).lale,.come ora so da ampie informazioni attinte per via, è il 1capo più importante "di questa zona. In·un punto distante ancora, a quanto mi si dice, due ore dalla J;~.ostra meta, concedo ai portatori un breve alt per sfama.rsi. Sto per dare il segnale di nuova partenza, quando odo alle mie spalle un co.rrere precipirato. - Che avViene? Il mio boy, un vigoroso giovanotto, ne.insegue un altro sconosciuto, fuggente a tutte gambe. Il bricco:pe deve certo a:verci rubato qualche cosa. - A me! -Con un vocione da riscuotere ed intimorire le pie re gli grido: F~jrmati"f Vien qua! Non si fa· ripetiere l'ordine due volte, chè il.mio fucile gli incute rispetto, e torna indietro mogio mogio sotto la scorta del boy. Questi mi racconti!-come poe' anzi ·ayess,e· strettp ~l!- pat,to collo scon!>" seiuto, passato di lì a caso: egli aveagli data una certa misura di canna da· zucchero, e l'altro s'era obbligato a portargli il carico fino ·alla successiva collina. Ma gcdutasi la caparra, aveva tentato ·di svignarsela colla fuga. Non ho nemmeno la fatica di pronunciare un giudizio: il colpevole, con aria contrita e senza profferir verbo, si pone ·S)llle spalle il carico, mostrandosi disposto a sod· 1 disfare al suo impegno. ' ' · E si riparte, m)lo per' sospendere ancora di lì ad un'ora la marcia. Da nuove informazioni che paiono attendibili, vengo 8. sapere che nelle immediate vicinanze di Waugheva non · troverei nè acqua buona, •nè un sito ·conveniente al mip scopo.· Tnoltre al punto ove siam giunti il sentiero presenta un bivio. Se · non si va direttamente da Waugheva, sarà meglio tenersi .a destra, come dice uno, o prendere a sinistra, come consiglia un altro? ·A risolvere la questione, mando Ngonge ed il boy ad esplorare i dintorni. · Tre quar i d'ora dopo essi, affacciati all'al• tura di fronte, mi accennano di avanzare à quella volta. Mi dispongo subito a farlo, e soltanto allora m'avvedo che il famoso carico consistente nella mia tenda, di due portatori, ora non ne ha più alcuno. Il boy è lontano', e l'amico, certo nel momento in cui noi si disputava sulla via da tenere, ha colta al volo l'occasione per dileguarsi inosservato. Ma niente paura! Facendo buon viso a cattivò giuoco, ca_r.ico sulle mie spalle il fardello tra le risa-te dei miei uomini, a cui ho dato l'esempio, e arditamente intraprendo la scalàta dell'erta, versando a rivoletti il sudore. Entriamo finalmente in un boschetto di banani, che con l'ombra ed il fresco viene in buon punto a ristorarci; il boy mi s'affretta incontro per sgravarmi del peso, e m'informa essere il luogo a cui siam giunti la"miglio;r posizione trovata, non distando molto da Waugheva e nel tempo stesso da un ruscello d'acqua.buona' e fresca. Il sitò, difatti, si presenta bene: al . di là del bosco testè attraversato s' apr~ un discreto spianato, adattissimo per impianeirv' una piccola ·costruzione ed, al momento, pér· drizzarvi la mia teilda. Stan colà ·alcuni•vecchietti disputanti appunto sull'arriVO di Ulj. m'ltsungu (europeo), loro annunziato .dai miei esploratori. Li saluto, e dico che desi6ero fare la conoscenza del capo del luogo: Mi rispondono· eh~ già l'han mandato a chiamare e che · tra poco egli sarà qui. Aspettando,lo, fo uri piecolo giro intorno fra folte bananiere; ad un· tràtto mi trovo in un grpsso villaggio, qove ~o la figura .d'un ~;~asso gettat!) fra uno storno di uccelli calati alla pastura in . un campo di miglio. . ·Uomini e donne, vistomi a comparire, fuggono' terrorizzati; i bambini in .braccio_' alle mamme o attaccati alle,loro ga111be, strillano come aéquilotti i si riempiOJ;lO le capann~ e fuorl si fa il de'Serto. Povera génte! Forse non han veduto. mai biancJ!i, e ~olo hanpo

Jll .eo.,solata 87 udito no~izie spaventose sulla loro prepotenza e sulla fumosa. loro moringa (fucile). - Dio facci_a che presto essi abbiano a. comprendere chi sia il missiona.rio ca.ttolico, e ad accogliere la sua parola. di ,vita eterna! Torno a.lla spiana.ta, ove trovo ora raccolta una piccola. folla d'indigeni del luogo. N'esce un individuo di media. stattira, magro, in a.p· parenza sulla qua.ra.ntina, e mi si fa incontro con fra le mani la. lunga. bacchetta che qui è altri, sorpresi dal mio agire famigliare, vanno bisbigliandosi sommessamente: Questo mtt· sungu pare non abbia intel)zioni cattive..;.. Ma ad un tratto t-q.tti mi piantano in asso seguendo il capo, che li chiama a.tener consiglio nel bosco, per decidere sulla mia dòmanda. Al ritorno, Waugheva primo, e poi i suoi facendogli eco, mi gridano: - Vattene, noi non vogli&mo clie il musungu rimanga t't qui..:.. Andarcene?:- risponde pronto Ngonge, .Al passaggio d'nn ~rrente nel fondo d'una valletta. il distintivo degli oratòri in colloquii od in dispute importanti. Il suo passo franco, gli occhi piccoli ed incavati simili a quelli della lepre, il naso schiacciato in tutti i sensi, dà,nnò a quel personaggio un'aria truce. Ciò malgrado, io lo saluto con volto allegro e chiamandolo amieo; egli mi rispònde con un sorriso forzato a mi si presenta coma« Waugheva, capo di tutto il vicinato ». Gli faccio le mie congratulazioni, incaricando poscia Ngonge - secondo eravamo intesi- di pàr· largli della mia 'intenzione d'impiantarmi nel paese. Io · intanto, sempre col sorriso sulle labbra, faccio il giro a salutare tutti i presenti, i quali ascendono a più·d'una trentina, e se ne trovo' alcuni che con scuro cipiglio a mala pena s'inducono a stringerml la ·mauo, ~ che sa il suo affare e si dà. aria d'importanza. mettendo in evidenza il suo fucile; - ma è . tutt'altra la nostra intenzione: noi non ci l muoveremo da questo luogo. - Voi non po~ tete star qui! -riprende Waugheva: questo terreno di chi- è? Non· è f<;»-rse mio? - No, è mio, risponde Ngonge -E mio- No, è mio. E i due non cessano di rimandarsi a vicenda quella frase con cres~ente calore, vero da una parte, simulato dall'altra. La disputa singo· !are mi richiama alla·mèmoria quelle che da bambini facevamo io ed il mio fratellino, contendendoci il balocco regalato dalla mamma. __Ed· è fors_è questQ lieto·ricordo d'infanzia che mi fa, ad un,certo punto, prorompere in una: sonora risata .... Tutti mi guardano meravi~ gliatie me ne·domanda.no la ca.usa.. Rispondo:

' .. 88' Jll· (2·of1 so la t a · -Io non ho alcuna intenzione çattiva; e voi mi fate ridere coi vostri sospetti. Che temete da me?. Non capite._ che io non sono un musungu come gli altri; che io non vengo qui per prendervi i vostri montoni o altro, ma unicamente per insegnarvi il woro wa Ngai (la parola di Dio)?- A questo mio parlare, il gran confidente di: Waughev~, nomato Konerucia, mi porge la mano, e volgendosi ai circostanti Q.ice loro: -Costui non ha intenzioni cattive; non temete-. Il breve discorso; di cui il mio aspetto sorridente è la patente conferma, <}iSarma tutti, fatte poche eccezioni. Waugheva, cambiato avviso, dice a Ngonge che può pian· tare la mia tenda colà. 1 Mentre egli attende a questa bisogna, io, sedutomi fra i nuovi amici, seguito a perorare ~a mia causa facendo di più in più palese il mio caratter~ allegro; cosa questa che finisce ili guadagnarmi il cuore dei vecchi con cui ~vevo dapprima parlato tanto che, impugnando il loro coltello da lavoro, s'alzano dicendo agli altri: - Su, via, venite anche voi a lavorare per la capanna del Padre-. E messisi in molti all'opera, in breve viene disboscato e pulito un tratto di cinquanta metri que.drati all'incirca; piantata la te:Q.da e formato sopra di essa lo scheletro di una capanna (V. inc. a pag. 89). 'DomattinJI. Waugheva manderà le donne, a cui spetta questo' lavoro, a far provvista di isànge (lunghe erbe ·palustri) per impagliare l~. pareti e coprire il tetto della capanna. * * * Stamane di btJon'orà ho fatto ripartire per ~ogoiri, d'onde erano venuti, Ngonge" ed i p,ortatori, ritenendo soltanto meco il ·cuoco Muerikkia ed il mio boy. Arrivano una qua-' rantina di donne colle isange. Era convenuto col capo che, ricevutane la quantità occorrente, si sarebbe d'accordo stabilito il prezzo della .fornitura, ed egli stesso l'avrebbe diviso fra le lavoratrici. Queste invece ora pretendono che io paghi loro direttamente e subito carico per carico: intanto i primi fasci recati sono piccolissimi. Io, naturalmente, non voglio sottostare a tali pretese, ed·esse se ne vanno col loro fascio. ,Faccio avvisare della cosa' Waughevp., ed ecco in breve ricomparire le sleali di lui suddite. Risalgono in lunga fila la collina, cantando in coro, ed arrivate in vetta, sempre al ritmo del canto, pian .pianino si dispongono in. largo circolo attorno alla abbozzata mia capanna. E girando in tondo in una specie di d&nza, van ripetendo il. ri· tornello della loro canzone.:· Patri pagaci, e noi ti daremo le isange. · Ammirando le a;ttitudini commerciali delle ·nere mercantesse, mi. godo lo spettacolo eso; tica.mente graziosq,.. finchè 1'!!-rrivct .sul luogo di Waugheva lo tronca, ingiungendo alle J~.t- ,triei di .deporre i fa,sci e d!~nda.;rne subito a prentlere altri. Obbefiiscono finalmente, ed i miei due uomini, sotto la mia direzione, co-· . . minciano tosto a mettere in opera le isange. Il lavoro è urgente, perchè nel.tetto della mia tenda si è prodotto uno squarcio tanto largo da · lasciare il passaggio alla pioggia. Gli indigeni, inquieti ancora .per la presenza d'un bianco, vengono a ·spiare e curiosare tutto quanto io laccio, sia nella mia dimora, sia quando mi aggiro per. conoscere questi luoghi. Il Roeghesa è una piccola montagna di forma pressapoco triangolare, alzata quasi a picco fra tre altre che le fanno corona. E separata da quella di destra da ·un ruscello di acqua pura e fresca di cui mi servo per bere e per cucinare; aa quella a sinistra per una valletta coltivata a canna da zucchero; tra il. Roeghesa e ·l'altura, che esso ha di fronte a~ nord, scorre il grosso e rumoroso fiume Kiama. Le falde del Roeghesa nelle parti meno esposte ai venti son coltivate a canna da zucchero; più su, sul dorso, lussureggiano le · -piantagioni d'igùa (pianta del pane), la·quale produèe bulbi che i neri arrostiscono come le ·patate e mangiano con grande avidità. La vetta poi è coronata da un bel boschetto di banani, presso al quale, verso mezzodì, sorge ora la mia capann11. su terreno .di proprietà di certo Kamiaro, uomo .di abbàstanza buona pasta, ed il cui villaggio è il solo che si trovi a ridosso del Roeghesa: gli ~ltri, poco nume-· rosi sono sparsi sulle vicine altu~;e. * ' ."< * Sonò qui da quindici giòrni, ma essi non sono passati invano, giacchè ho fatto un gran cammino in avanti nella pugblica opinione. Nelle mie prime visite .ai radi villaggi del ' paese avevo trovato in generale gli indigeni diffidenti e timorosi, fino al punto·da non volermi vendere banani nè patate dolci. E già; m'impensieriva l'idea del lungo tempo che sarebbe occorso per tirarli ad ascoltarmi, quando la Provvidenza con un solo buon colpo di vento mi ha dato causa vinta. Uno dei dì passati arrivò alla mia tenda un certo Kerore, sabàri (soldato) di Karòli, presentandomi Mohare, uno dei capi di qui, alquanto malvisto dai suoi sudditi,. e raccomandandolo alla mia protezione. Tanto bastò perchè all'indomani tutti gli altri capi venissero .a professarsi miei. L'esempio venuto dall'alto diede animo ai soggetti,' sicchè principiò senz'altro un·andare .e venire di neri a farmi visita e discor-· re:11e meco, tanto che le mie giornate trascorrono ora in interminabili .conversazioni all'uso indigèno, e spesso giunge la sera senza che io abbia pensato al pranzo. · Ma, .prendendo occasione dalla curiosità·dei miei interlocutori, che desiderano conoscere 'il motivo pèr cui sono qui venuto, ho c6minciato a parlare di Dio. ' . Per mèglio <allettare questa nera gioventù selvaggia,· dopo il·segno 'di croce, ho preso ad insegnare, sulle note di una sacra·lode, un canto religioso_in kikùiu. La lezione di musica ' .

., ]li · <Zof1solata 89 ha· ,un succes~one: giov;anotti e fanciulli si t radunano .~nfallantemente per ~ssa att9rno alla mia capanna verso le quattro pomeridiane, ~ dopo U canto viene naturalmente un po' di catechismo. La sera poi, dopo cena, i miei due uomini accendono il fuoco all'aperto, e l ciò serve di convegno per gl~ anziani del vicinato, che vengono a scaldarsi e chiaccherare. Io non manco a queste serate, 'e anche qui il salmo finisce in Gloria, cioè nel pa~lare di () deyo andare altrove e non·posso .aspetta're, .ma che .li aggradisca, perchfl io vogFo essere buono e non .voglio' andare dopo morte al fuoco eterno. Tutto ciò che il Padre ha detto ieri· sera, io l'ho qui nel cuore e non lo dimenticherò più. - Il poveretto credeva di guadagnarSi il paradiso col farmi la carità di pochi banani! Si può immagi'naré quale allegra nota fosse per me il racconto del fatto al mio uscire dalla tenda, tanto più quando Come s'inizia la costruzione d'nna ~rande capam:ta indigena. Dio. L'attivissimo esercizio che ora faccio di lingua indigena, mi aiuta assai a farmi capire per 'diritto o per traverso, coadiuvato dal fido Muerikkia, che fa .la parte di vero catechista. E che non si parli al vento, lo prova, fra · altri, il seguente fatterello. Una·sera avevo parlato della necessità di fare .il bene, per esserne rimunerati nell!altra vita, ad evitare di cadere nel fuoco eterno. Il .seguente mattino, verso le 6, ora in cui stavo.per terminare la Messa, ecco arrivare un bravo vecchietto con un .mazzo di banani ben maturi. Muerikkia ed il boy sono seduti al solito presso il fuoco fuor della tenda, coll'ordine di far la guardia e non lasciar en-· trare .alcuno. Il buon uomo. si avvicina loro e domanda: - Dov'è il Padre i- Sta. preg_ando,·. gli vien risposto, _~ non vuole essere disturbato. - Non importa,.. : ~eco qua questi banani, sono per il Padre. Gli direte che io l avrò detto che 1a melanconia è un vocabolo sconosciuto nel mio dizionario. E credo che questa mia caratteristica' allegria, dopo la grazia di Dio, sia quell!L 'che ha qui trionfato della diffidenza e mi ha aperto i cuori, sicchè oramai sono ben accolto dovunque mi rechi. ** * . '· . . Stamane ero andato a:lla visita di un ·viiche mi aveva subito circondato, stavo spie· gando chi è Dio, quando un capo di nome . Ndiranga arriva dove io sono, si avanza pet- .· toruto e ·mi presenta una lettera. L'apro com- i mosso e premuroso: è del nostro ben. amato Superiore P:· Filippo Perlo. 'rrovandpsi in·una delle frequenti perègrinazioni che gli sono impos~ dag~i interessi 4éllé nostre missioni, egli aveva il gibrno"priii:ia\pernottato presso

\ - • 90 Jl1 eoflSÒ(ata . il capo Ndiran~a, facendogli poi l'ambito onore di incaricarlo di quel messaggio. Con esso egli mi chiama a Limùru, dove o.ccorrerà per qualche tempo l'opera mia, e mi dà le necessarie istruzioni per il posto di Roeghesa, che io devo lasciare 'in custodia al capo principale fino al ritorno mio, o di altro confratel.lo incaricato, in questa nascente J:P.issione. Rientrato alla mia capanna, mando a chiamare Waugheva, che all'apprendere la .prossima mia partenza non sa darsi pace: -Senti, Padre, perchè ci vuoi abbandonare? Noi abbiamo ora conosciuta la tua bontà e sentiamo bisogno di te. - Cerco di consolarlo promettendogli che presto sarò di ritorno; intanto rimetto nelle · sue mani il mio capannone, incaricandolo di vegliare affinchè nessun indigeno lo abbatta o vi metta fuoco, e nessun altro europeo venga ad impiantarsi qui. "\Vaugheva protesta più e più volte che, non solo a nessuno permetterà di abitare la mia capanna o di abbruciarla, ma neanco di asportarne un ramoscello; allontanatosi quindi, tutto melanconico, se ne va a spargere la notizia della prossima mia pa t.enza. Alle 1112 di sera tutti i miei bagagli son pronti per essere consegnati ai portatori, compreso il letto da campo: un mucchio di foglie secche 'di banani ne farà le veci per stanotte. Cosi domattina sarò più lesto alla partenza. In questo mezzo giunge un numeroso gruppo ·di fanciulli e giovanotti, c'on alla testa Kamiaro. Taciturni, quasi oppressi dal dolore, si fanno innanzi e si' dispongono a semicircolo intorno a me. - Padre, prende a dire Kamiaro, perchè ci vuoi abbandonare?... Noi abbiamo uditi e meditati i tuoi insegnamenti, e ci parvero belli. :Ma ora çhe noi incominciavamò ad imparare qualche cosa, tu te ne vai... Chi ci insegnerà più la parola di Dio? - ... E su questo tono, tra l'oratore ed il coro che gli fa eco, la durano per tre quarti d'~ra, siccbè io che già mi sento loro legato dai vincoli della carità apostolica, sono profondamente commosso, e rinunzierei a partire, se non fosse del!'ordine positivo del Superiore che mi chiama; Ring,razio pertanto di cuore questi miei nuovi amici, e reiterando strette di mano e promesse di ritorno, riesco finalmente a ritirarmi nella mia tenda. Poco dopo, stendend.omi sul mio l~tto di nuovo genere, constatavo come il missionario cattolico abbia pure dei momenti cosi felici, che non li cederebbe per tutti i milioni dei fortunati del mondo. * * * \ Sono appena le 6, e già ho celebrato ed atteso alle altre pratiche di pietà, assestato n~lla sua cassa di ferro ·l'altare portatile, e fatto il mio asciolvere all'alpinifi!t&, bevendomi c.rude ·tre uova di gallina. Lasciando Muerikkia. a capitanare la minuscola carovana, m'incammino col bqy, il quale mi assicura di conoscere benissimo la strada. Ma - ahimè! - O sia la nebbia fitta che la lampada da me &C· cesa non basta a vincere per disc.ernere bene il sentiero, o sia per difetto di memoria topo~ ' grafica, 'il fatto è che per ben due volte noi ci troviamo, tutti· sconcertati, in luoghi che nulla han 'da fare col nostro itinerario. Al primo errore mi sono alquanto impazientito; ma al secondo fo· una bella risata, p·rovvedendo intanto col chiedere in un villaggio informazioni e guida fino ad un punto in cui possiamo ben ,orizzontarci. Intanto abbiamo aggiunto diversi chilometri alla a ostra marcia t che già sarebbe stata abbastanza lunga per la retta via, volendo compiere oggi ia una sola i~ cammino di due buone gior_nate. Che farci? Chi non ha buona testa me·tta buone gambe, dice un proverbio piemontese. E si ripassano, in senso opposto, colline dopo colline, fiumi dopo fiumi.· Ansimiamo da capo per erte salite, ridiscendendq poi coccoloni dei declivi quasi a picco; ripassiamo su certi ponti fatti apposta per ricordarmi che siamo in piena Africa selvaggia, quando non ci tocca guadare a piedi nell'acqua i fiumi. Quest'ultimo esercizio, se dà poco fastidio al boy, ne dà invece a me uno abbastanza serio, chè, a prescindere dal pericolo di certe correnti, pòco mi garba lo scalzarmi e ric~lzarmi ogni ora, con perdita di un tempo prezioso. D'altra parte il mio boy non è molto forte, e l'affidarmi alle sue spalle -com'egli insiste ch'io faccia - non è troppo sicuro. Al Nabusokone approfitto dell'incontro di 'dùe pastori indigeni. per ··farmi da loro tragittare all'altra riva; al Darugo inv,ito a rendermi lo stesso servizio un wakikùiu che se ne va a zonzo, ed egli non esita punto a contentarmi, vedendomi armato come un ufficiale. del governo. Tra il Darugo ed il Sereca la via si svolge per due ore in piena solitudine, giacchè questa zona è ridotta a vera brughiera senz~ boschi, e perciò senza villaggi. .Il wakikùiu, privo di vestimenta, ha continuo bisogno del fuoco; onde, a guisa del beduino, emigra di luogo -in luogo sempre in cerca di nuovi alberi da abbruciare. Il terreno però, per l'umidità. grande di .questi paraggi, verdeggia d'alte felci e di qualche arbusto; da.certe vette la vista si sazia'contemplando la catena infinita di colline, digradanti lontano sulla pianura. · verso oriente. Il cielo ben spazzato da ogni vapore presenta un magnifico orizzonte, ma il bel sole, che ha fugato il nebbione di stamane, non lascia di farci sentire la te.rribile sua sferza. Il boy va via via emettendo un fischio speciale agli Akikùiu quale segno di· stanchezza; fischio che a me ricorda al vivo un altro proverbio piemontese - mal traducibile in italiano- il quale; a significare la prolungata difficoltà e fatica di una cosa, dice \ che fa zufolare..... Ad un certo punto credo bene sgravare il pov:eretto anche del suo piccolo fardello, consistente nella mia valigietta, che mi carico sulle spalle... rivo1etto di sudore •

) Jl1 eortsola'ta 91 piÌì o meno,-che fa? Oramai il mio corpo,ne è tutto percorso e rigato. A mezzogiorno si prende fia.to alle rive del Seta, dove. a calmar~ la fame io mangio al· cuni dei banani regalatimi dai miei amici del Roeghesa, ed il boy finisce la sua piccola provvigione di patate arrostite. Alle tre sol- .. tanto, dopo un nuovQ sbaglio di strada, salutiamo il fiume Gatamaio. La necessità. di ricuperare il tempo perduto mi spinge sta· volta a salire sulle spalle del mio boy. In fine, --. se anche fo un bagno calzato e vestito, in mezz'ora di marcia forzata sarò asciutto e secco come un merluzzo. Barcollando egli s'.~vvia· attraver~o .l'ampio , letto; . ad ogni scossa io pen!!!o: ·vado, vado adesso a baciare il fondo! Nel bel mezzo del fiume il mio pro· un grosso rio; due grossi CllPPi sorgenti nel mezzo di . esso fan da ponte. Passano i tre neri che mi precedono e viene il mio turno. Salto felicemente sul primo ceppo, ma essendo trop,po fiacca la spinta da me p.r;esa per arrivare al secondo - sissignori ! - bisogna. cascar nell'a.cqua. e nuotarvi dentro. Eppure questo era necessario .per infondere un po' di buon umore nella comitiva, giacchè tutti eravamo stanchi e rannuvol11oti come il cielo, che oscuratosi, prometteva. una pioggia. di quelle equatoriali. Su e su, in fretta. sf -rigua~ da.gna l'altura tra le ,tenebre fitte, e qui ha principio la doccia di piu ore. Gli indigeni , della ca.rov:a.nf!. sLricoverano.sotto foltLalberi; quanto & me, bagnato 'oramai dentro 'e 'fuori, _credo bene di continuare la via, per non arriCostruzione del tetto d'una capanna indigena. nost~co è ad un pelo dall'a~verarsi, e non so davvero quale miracolo d'equilibrio mi salvi dal capitombqlo... Intanto· io che mi .sono andate morsicando di piu in piu le labbra per non dare in una risata, la devo lasciare prorompere ben alta e sonora apRena toccata l!!- sponda, mentre il poveretto dj boy si butta sull'erba, lagnandosi del mio peso esorbitante e dicendosi:,stra.céo .a ,morte. . Lo lascio riposare alquanto, poi riprendiamo a salire e scén· dere colline, giungendo alle 4112 al villaggio di Moturi. Quivi più di quaranta indigeni sono intorno ad un lungo tronco d'al,Dero, diVIiso in. suc- ·cesSive conche incavatevi, in cui con grossi bastoni si fl;'arituma la canna da zucchero per la' fabbricazione 'del dolce liquore indigeno, il ngioi, che.sarà domani bevuto dagli anziani del luogo, riuniti a festa per l'occasione. Non mi fermo all'invito, anzi affretto il passo, chè tra. poco saremo nelle tenebre. Passato il Roiru, ci interniamo nella foresta, dov~ . ci uniamo. ad - una carovana d'indigeni diretta · anch'essa' a Limuru. Si discende in ·un burrone, ove-poco o nulla piu si vede, essendo or~mai t~~~onta~ il .~ole. IÌL f~lll;lo. scqrr~ / i vare a Lim.ùru a mezzanotte. Avanti, dunque, sempre -avanti! Al di là del torrente Kametimi trovo all'as· s!j.lto di una breve, ma tremenda sali~. Il suolo kikuiu, sempre bagnato, ha la propril!tà."tii"'f!!li· dificarsi come il cemento, ond'è che nei primi 1 -tempi i nostri missionari solevano intonacare le loro capanne di terra. Orbene, tanto nelle salite che nelle discese, dato il frequente passaggio di neri, si forma una. specie di crosta dura, la quale ribagnata dalla pioggia forma. una vera superficie da ·pattinaggio. Chi non prova a camminarvi su, non può averne una idea adeguata: io però me la ribadii in capo con una:-..nuova .indimenticabile esperienza. Degli indigeni, che intanto mi avevano raggiunto, alcuni guadagnano a quattro gambe la vetta, d'onde -mi gridano continuamente : - Padre, va adagio! - Ma altro che adagio l Fatti pochi passi sdrucciolo di nuovo fino al fondo, fermandomi ad un cespuglio che mi l impedisce di cadere nel fiume. N~tu~almente le gl'ida raddoppiano: -:- Padre, fa atttlnzione! - ! . Tento e ritento, ma inutilmente; faccio strada come i ga~beri di fama mondiale. Finalmente, al mio invito, un wakikùiu viene in mio.aiuto,

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