Missioni Consolata - Giugno 1907

Jll .eo.,solata 87 udito no~izie spaventose sulla loro prepotenza e sulla fumosa. loro moringa (fucile). - Dio facci_a che presto essi abbiano a. comprendere chi sia il missiona.rio ca.ttolico, e ad accogliere la sua parola. di ,vita eterna! Torno a.lla spiana.ta, ove trovo ora raccolta una piccola. folla d'indigeni del luogo. N'esce un individuo di media. stattira, magro, in a.p· parenza sulla qua.ra.ntina, e mi si fa incontro con fra le mani la. lunga. bacchetta che qui è altri, sorpresi dal mio agire famigliare, vanno bisbigliandosi sommessamente: Questo mtt· sungu pare non abbia intel)zioni cattive..;.. Ma ad un tratto t-q.tti mi piantano in asso seguendo il capo, che li chiama a.tener consiglio nel bosco, per decidere sulla mia dòmanda. Al ritorno, Waugheva primo, e poi i suoi facendogli eco, mi gridano: - Vattene, noi non vogli&mo clie il musungu rimanga t't qui..:.. Andarcene?:- risponde pronto Ngonge, .Al passaggio d'nn ~rrente nel fondo d'una valletta. il distintivo degli oratòri in colloquii od in dispute importanti. Il suo passo franco, gli occhi piccoli ed incavati simili a quelli della lepre, il naso schiacciato in tutti i sensi, dà,nnò a quel personaggio un'aria truce. Ciò malgrado, io lo saluto con volto allegro e chiamandolo amieo; egli mi rispònde con un sorriso forzato a mi si presenta coma« Waugheva, capo di tutto il vicinato ». Gli faccio le mie congratulazioni, incaricando poscia Ngonge - secondo eravamo intesi- di pàr· largli della mia 'intenzione d'impiantarmi nel paese. Io · intanto, sempre col sorriso sulle labbra, faccio il giro a salutare tutti i presenti, i quali ascendono a più·d'una trentina, e se ne trovo' alcuni che con scuro cipiglio a mala pena s'inducono a stringerml la ·mauo, ~ che sa il suo affare e si dà. aria d'importanza. mettendo in evidenza il suo fucile; - ma è . tutt'altra la nostra intenzione: noi non ci l muoveremo da questo luogo. - Voi non po~ tete star qui! -riprende Waugheva: questo terreno di chi- è? Non· è f<;»-rse mio? - No, è mio, risponde Ngonge -E mio- No, è mio. E i due non cessano di rimandarsi a vicenda quella frase con cres~ente calore, vero da una parte, simulato dall'altra. La disputa singo· !are mi richiama alla·mèmoria quelle che da bambini facevamo io ed il mio fratellino, contendendoci il balocco regalato dalla mamma. __Ed· è fors_è questQ lieto·ricordo d'infanzia che mi fa, ad un,certo punto, prorompere in una: sonora risata .... Tutti mi guardano meravi~ gliatie me ne·domanda.no la ca.usa.. Rispondo:

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