Missioni Consolata - Giugno 1907

84 attorno e sgranano tanto d'occhi per squadrarmi da capo 'a piedi'. Il loro stupore toéca il colmo udendomi' parlare il loro linguaggiò per salutarli. · Nel mio ritorno alla tenda mi colpisce un' vociare alto, concorde che esce dal capannone dei portatori. Mi appressò, ascolto e una dolce commozione mi tocca il puore. I miei uomini, gridando a squarciagola, recitano una dopo· l'altra tutte le preghiere che hanno imparato, e poi ancora i Comandamenti. .Assisto fino al termine al pio, singolare· concerto; elogio quindi cordialmente i bravi neri che, senza' alcuna mia ·esortazione, si son messi a pregare. Ed essi, giubila.ndo oltre ogni ''dire per le mie lodi, intonano di rimando in mio onore una. canzone, le cui note echeggiano lungamente per la collina di Moturi, mentre essi la sa.l'gano per anda.rsené a cercare ospitalità nel V'illagg~o per la notte. Dormivo da mezz'ora, quando son brusca· menté riscosso da grida d'a.l~arme: Gntta!... gntta! (J!.cchiappalo! acchiappalo!). Siccome mi"ero coricato vestito, in un salto son fuori.' Una decina d'uomini, a.rml!-ti chi di lancia e chi di coltello da lavoro, mi passano davanti di corsa e' si slanciano nel fitto del bosco. Sveglio Ngonge, che russa tuttora ai piedi del mio lettuccio, e c'incamminiamo anche noi verso il bosco, a fine di sapere che sia. avvenu.to. Ad' un tra~to due dei portatori, sbucando da un sentiero laterale, attraversano il mio ·ratti come saette. Li richiamo e li interrogo: ....:... che c'è di nuovo? ~ Tutto il vil· !aggio è sossopra, rispondono, perchè dodici montoni si sòn'persi nella brughiera.- Meno male-esclamo in cuor mio. Avevo temuto una rissa. o una brutta. sorpresa. da. parte di qualche fiera. E me ne torno sena'a.ltro in braccio a Morfeo: nello scovare le pecorelle smarrite i neri sono abilissimi e non abbisognano punto del nostro aiuto. Mezz'ora dopo, infatti, svegliandomi daccapo, essi riconducono in trionfo 'tutti quanti i montoni al villaggio, !asciandomi finalmente riposare ·in pace. * * * Sono 'le quattro. Arrotolo il letto e preparo l'altare portatile, mentre NgoJlge, acceso il fuoco fuori della tenda., ivi . sta. facendo la guardia, a.ffinchè nessuno entri a disturbarmi durante il Santo Sacrificio. Non è la prima volta che Clllebro S<?tto la tenda., nondimeno m'impressiona sempre profondamente 1 il pensiero che quel Dio, della. cui maestà sono indegni i più sontuosi te.mpli dei paesi civili, voglia scendere nelle mani d'un me· . · schino suo servo, nella. selvaggia solitudine, 1 sotto un .fragile ricovero, ove altro non risplende se non la povertà a cui il missionario va soggetto. Col!le in questi momenti si sente/ il dovere di corrispondere all'infinita bontà · di Diò, sérvendolo il più diligentemente 'possibile! Alle 6 112 tutti siam pronti a rimetterei in cammino. I portatori non han bisogni? ,d'incitamento': son riposati, e d'altronde spirà un ventoJfreddo che li stimola a correre per riscaldarsi. Superate due alture, la nostra via., o meglio sentiero, còntinua tenendosi'sempre sulla cresta. d'una lunga collina dirigentesi ·a nord e da.,lla. qlJ.ale scendono ad est innumerevoli altre colline, che oltrepassiamo una dopo l'altra senza tregua. in due ore e mezza; finalmente ne scavalchiamo una altissima, ai cui piedi scorre il grande fiume Ga.tama.io, senza ponte alcuno e con acqua che m'arriva a me'zza. gamba. I portatori vi passano come su.terra ferma; io salgo sulie spalle di Ngonge, che mi trasporta sano e salvo all'altra sponda. - Giuntivi appena i miei uomini, ancora a digiuno, gettano a terra i carichi; corrono quindi ad· un 'campo di canna da zucchero è, da veri socialisti, ne tagliano una quantità a.òbondantissima, dividendosela poi fra loro. Mentre ·chiacchierando si sàtolla.no, passa una. fila. di giovanotti sulla ventina., lucenti d'unto e rossi d'ocra per tutto il corpo, reduci da una kabakka che ha avuto luogo in un non lontano villaggio. È questJI, una specie di ballo, . a cui prendono p8.rte solo i garzoni; le ragazze e gli adulti d'ambo i 'sessi vi accorrono soltanto come spettatori. V'hanno diverse sorta. di balli, ciascuno distinto còn nome proprio e per intervento di speciali categorie di persone; ogni stagione poi ha il suo ballo. L'ungersi ben bene la persona con'·grasso fuso,' od almeno con olio di ricino, misto 'ad ocra rossa.,· è per gli Akikùiu come indossare l'abito di gala: alla domenica, venendo alla Missione per il catechismo, son tutti·impiastricciati cosi, perchè - dicono - è il giorno del Signore. La schiera dei ballerini, adocchiato il discreto fascio di canna da zucchero che ancora rimane, si ferma a discorrere della kabakka. coi portatori: intanto, in men che nol dico, i dolci bastoni spariscono l'un dopo l'altro, chè questi indigeni sono gene· rosi, anzi prodighi cogli avventurieri, nè mangiano cosa alcuna senza offrirne ai presenti. È trascorsa la mezz'ora da me p.ssata. per il riposo, ed al mio cenno Ngonge rimette in marcia fa carovana. Si va e si ya. con crescente fatica., chè il sole da.rdeggia. con sempre maggior forza sulle nostre teste·. Il sudore' mi scende a rivoletti per i~ volto; ma come oserei lamenta.rmi?-Con un senso di viva. compassione miro i miei uomini scendere il rapido declivio, in fondo al qua.le scorre il Seta. gonfio d'acque. Sotto la. sferza del sole essi incedono cauti e lenti; ad ogni passo il carico loro batte per contraccolpo sulla schiena., sicchè, a diminuire questo e ad evitare facili cadute, i poveretti se ne vengono quasi a.ccòccola.ti. ' · Peggio è quàndo riprendiamo il cammino dopo un b'r!lVe alt a.l di 1ft. del fiume, durante il quale io ho fatto· il mio pranzo fruga.le.ll · sole meridiano incombe ardente, suscitando

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