•' -·llt ~OflSOlata ,; 93per insegnare, e ciò, oltre da quanto abbiamo testè ·ricordato, è · bellamente provato dal suo modo stesso di studiare. Dalie prime scolette fino agli .anni-di latini tà. e di filosofia, Giuseppe Cafasso spicca costantemente fra •i condiscepoli per una · non ordinaria . applicazione allo studio. Sopravvenuti appena per lui gli·anni giovanili, con una · gravità e un discernimento che molti vecchi gli potrebb~ro invidiare, _si raccoglie nell'apprendimento delle scienze sacre, e, dalla parola viva dei professori come dai" libri, ricava un' am'pia messe d' idee : le ,vaglia, le ordina, le confronta fra loro, e affinando intanto l'eletta in~lligenza e rafforzando la· tenace. sua !Demoria, si fa padron~ e si-\l curo possed4tore di un tesoro di sapere che 'sarà. pronto a ~municare altrui all'ora segnata da Dio. . _ Già si è accennàto come e quando .questa giungesse: per l'_anno scolastico 1836-37 D. Cafassò, allora di appena 26 anni, saliva la cattedra in qualità di ripetitore; nel1843~44 . il teologo Guàla gli affidava interi il peso e la responsabilità dell' insegname.t;_lto della teologia morale nel Convitto Ecclesiastico di Torino. Seguiamo dunque il Venerabile in quell'aula, sulla cui soglia abbiamo visto il Guala stesso rallegrarsi della scelta da lui fatta· del ,suo successore. Reputando quale un preziosiàsimo tesoro un confessore buono, pio e ben istruito, per formarne molti di tali D. Cafasso non tralasciò fatica nè sacrifizio. « Nell' insegnamento - -dice Mons. Bertagna, l'illustre allievo e poi coadiutore di lui - il servo di Dio adoperava una cura somma; egli . 1 aveva la religi~ne ,della scuola, non l~sciandola nè gli ultimi giorni di carnovale, nè in quelle feste·che non erano di precetto ; non dispensandone i convittori nemmeno in quei giorni in cui avessero ricevuti Ì sacri ordini. Nè il mal di denti; nè la stanchezza pÒteronò mai 'suggerirgli u~a vacanza"».' Il 2 gen~aio 1853, ìl Venerabile esercitando una delle grandi e difficili opere di misericordia di cui ·a suo tempo diremo, si ·era recato a Romano Canavese per ~esistere. due assassini condannati a morte. Tornato a Torino la sera, giunse in Convitto alle sei e mezzo « st~nco, ··anzi oppresso dalla fatica » come narra un testi~onio oculare. Ma ad un fedele servitore che l'invitava a prendere qualche ristoro e poi andare a riposare: M.i riposerò nella tomba, rispose, ora è te/D-po di lavorare per il Siguore. E senza voler prendere nulla, andò à. tenere la - conferenza pomeridiana, che fatto rettore egli aveva fissata per .le sette, ·mentre :finchè visse il teologo Guala 'si era sempre tenuta alle tre. Ogni giorno a tale ora, come al, m~~ottino alle undici, il nostro Venerabile si trovava al suo posto eon una precisione assoluta e tanto più notevole in un uomo occupato come egli e!"a. Appena dato il segnale col campanello era lì primo, dicono le deposizioni; e recitll.to con edificalite fervore il Veni sancte .. Spiritus con vers~tto ed Oremus, poi un'Ave · Maria, p~endeva posto sul suo seggiolone al ~avolo, d'onde girava subito intorno lo sguardo dei suoi occhi vivacissimi e buoni, salutando cosi tacitamente e già conquistando l'uditorio. Questo alla conferenza pubblica era imp0nente, composto, oltrechè dai convittori ascendenti in: media ad una sessantina, 'da ·sacerdoti esterni di tutte le età, in numerò __. che oltrepassava spesso il centinaio, tanto da riempire la vasta aula e far ressa nel-. l' antisala per avervi accesso, acconten,tandosi molti di stare a disagio, pur ~i vedere in qualche modo ed udire D. Cafasso. La conferenza procedeva con quest'ordine: lettura del tratto del libro di testo ch!l doveva dare l'argomento della lezione; interrogazioni rivolte agli alunni' per udire le loro.opinioni in proposito ; giudizio e· spie- . gazioni del maestro; proposta e risoluzione di casi pratici e finalmente, come 'applicazione di questi, la confessione pubblica. Ad un dato punto poi, ciascunp dei presenti aveva libertà di parola per chiedere schiarimenti, fare domande ed osservazioni. Il trattato di testo era sempre quello dell' Alasia, ed il Venerabile teneva fra manò la copia che noi già conosciamo: quella
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