) Jl1 eortsola'ta 91 piÌì o meno,-che fa? Oramai il mio corpo,ne è tutto percorso e rigato. A mezzogiorno si prende fia.to alle rive del Seta, dove. a calmar~ la fame io mangio al· cuni dei banani regalatimi dai miei amici del Roeghesa, ed il boy finisce la sua piccola provvigione di patate arrostite. Alle tre sol- .. tanto, dopo un nuovQ sbaglio di strada, salutiamo il fiume Gatamaio. La necessità. di ricuperare il tempo perduto mi spinge sta· volta a salire sulle spalle del mio boy. In fine, --. se anche fo un bagno calzato e vestito, in mezz'ora di marcia forzata sarò asciutto e secco come un merluzzo. Barcollando egli s'.~vvia· attraver~o .l'ampio , letto; . ad ogni scossa io pen!!!o: ·vado, vado adesso a baciare il fondo! Nel bel mezzo del fiume il mio pro· un grosso rio; due grossi CllPPi sorgenti nel mezzo di . esso fan da ponte. Passano i tre neri che mi precedono e viene il mio turno. Salto felicemente sul primo ceppo, ma essendo trop,po fiacca la spinta da me p.r;esa per arrivare al secondo - sissignori ! - bisogna. cascar nell'a.cqua. e nuotarvi dentro. Eppure questo era necessario .per infondere un po' di buon umore nella comitiva, giacchè tutti eravamo stanchi e rannuvol11oti come il cielo, che oscuratosi, prometteva. una pioggia. di quelle equatoriali. Su e su, in fretta. sf -rigua~ da.gna l'altura tra le ,tenebre fitte, e qui ha principio la doccia di piu ore. Gli indigeni , della ca.rov:a.nf!. sLricoverano.sotto foltLalberi; quanto & me, bagnato 'oramai dentro 'e 'fuori, _credo bene di continuare la via, per non arriCostruzione del tetto d'una capanna indigena. nost~co è ad un pelo dall'a~verarsi, e non so davvero quale miracolo d'equilibrio mi salvi dal capitombqlo... Intanto· io che mi .sono andate morsicando di piu in piu le labbra per non dare in una risata, la devo lasciare prorompere ben alta e sonora apRena toccata l!!- sponda, mentre il poveretto dj boy si butta sull'erba, lagnandosi del mio peso esorbitante e dicendosi:,stra.céo .a ,morte. . Lo lascio riposare alquanto, poi riprendiamo a salire e scén· dere colline, giungendo alle 4112 al villaggio di Moturi. Quivi più di quaranta indigeni sono intorno ad un lungo tronco d'al,Dero, diVIiso in. suc- ·cesSive conche incavatevi, in cui con grossi bastoni si fl;'arituma la canna da zucchero per la' fabbricazione 'del dolce liquore indigeno, il ngioi, che.sarà domani bevuto dagli anziani del luogo, riuniti a festa per l'occasione. Non mi fermo all'invito, anzi affretto il passo, chè tra. poco saremo nelle tenebre. Passato il Roiru, ci interniamo nella foresta, dov~ . ci uniamo. ad - una carovana d'indigeni diretta · anch'essa' a Limuru. Si discende in ·un burrone, ove-poco o nulla piu si vede, essendo or~mai t~~~onta~ il .~ole. IÌL f~lll;lo. scqrr~ / i vare a Lim.ùru a mezzanotte. Avanti, dunque, sempre -avanti! Al di là del torrente Kametimi trovo all'as· s!j.lto di una breve, ma tremenda sali~. Il suolo kikuiu, sempre bagnato, ha la propril!tà."tii"'f!!li· dificarsi come il cemento, ond'è che nei primi 1 -tempi i nostri missionari solevano intonacare le loro capanne di terra. Orbene, tanto nelle salite che nelle discese, dato il frequente passaggio di neri, si forma una. specie di crosta dura, la quale ribagnata dalla pioggia forma. una vera superficie da ·pattinaggio. Chi non prova a camminarvi su, non può averne una idea adeguata: io però me la ribadii in capo con una:-..nuova .indimenticabile esperienza. Degli indigeni, che intanto mi avevano raggiunto, alcuni guadagnano a quattro gambe la vetta, d'onde -mi gridano continuamente : - Padre, va adagio! - Ma altro che adagio l Fatti pochi passi sdrucciolo di nuovo fino al fondo, fermandomi ad un cespuglio che mi l impedisce di cadere nel fiume. N~tu~almente le gl'ida raddoppiano: -:- Padre, fa atttlnzione! - ! . Tento e ritento, ma inutilmente; faccio strada come i ga~beri di fama mondiale. Finalmente, al mio invito, un wakikùiu viene in mio.aiuto,
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