Missioni Consolata - Giugno 1907

\ - • 90 Jl1 eoflSÒ(ata . il capo Ndiran~a, facendogli poi l'ambito onore di incaricarlo di quel messaggio. Con esso egli mi chiama a Limùru, dove o.ccorrerà per qualche tempo l'opera mia, e mi dà le necessarie istruzioni per il posto di Roeghesa, che io devo lasciare 'in custodia al capo principale fino al ritorno mio, o di altro confratel.lo incaricato, in questa nascente J:P.issione. Rientrato alla mia capanna, mando a chiamare Waugheva, che all'apprendere la .prossima mia partenza non sa darsi pace: -Senti, Padre, perchè ci vuoi abbandonare? Noi abbiamo ora conosciuta la tua bontà e sentiamo bisogno di te. - Cerco di consolarlo promettendogli che presto sarò di ritorno; intanto rimetto nelle · sue mani il mio capannone, incaricandolo di vegliare affinchè nessun indigeno lo abbatta o vi metta fuoco, e nessun altro europeo venga ad impiantarsi qui. "\Vaugheva protesta più e più volte che, non solo a nessuno permetterà di abitare la mia capanna o di abbruciarla, ma neanco di asportarne un ramoscello; allontanatosi quindi, tutto melanconico, se ne va a spargere la notizia della prossima mia pa t.enza. Alle 1112 di sera tutti i miei bagagli son pronti per essere consegnati ai portatori, compreso il letto da campo: un mucchio di foglie secche 'di banani ne farà le veci per stanotte. Cosi domattina sarò più lesto alla partenza. In questo mezzo giunge un numeroso gruppo ·di fanciulli e giovanotti, c'on alla testa Kamiaro. Taciturni, quasi oppressi dal dolore, si fanno innanzi e si' dispongono a semicircolo intorno a me. - Padre, prende a dire Kamiaro, perchè ci vuoi abbandonare?... Noi abbiamo uditi e meditati i tuoi insegnamenti, e ci parvero belli. :Ma ora çhe noi incominciavamò ad imparare qualche cosa, tu te ne vai... Chi ci insegnerà più la parola di Dio? - ... E su questo tono, tra l'oratore ed il coro che gli fa eco, la durano per tre quarti d'~ra, siccbè io che già mi sento loro legato dai vincoli della carità apostolica, sono profondamente commosso, e rinunzierei a partire, se non fosse del!'ordine positivo del Superiore che mi chiama; Ring,razio pertanto di cuore questi miei nuovi amici, e reiterando strette di mano e promesse di ritorno, riesco finalmente a ritirarmi nella mia tenda. Poco dopo, stendend.omi sul mio l~tto di nuovo genere, constatavo come il missionario cattolico abbia pure dei momenti cosi felici, che non li cederebbe per tutti i milioni dei fortunati del mondo. * * * \ Sono appena le 6, e già ho celebrato ed atteso alle altre pratiche di pietà, assestato n~lla sua cassa di ferro ·l'altare portatile, e fatto il mio asciolvere all'alpinifi!t&, bevendomi c.rude ·tre uova di gallina. Lasciando Muerikkia. a capitanare la minuscola carovana, m'incammino col bqy, il quale mi assicura di conoscere benissimo la strada. Ma - ahimè! - O sia la nebbia fitta che la lampada da me &C· cesa non basta a vincere per disc.ernere bene il sentiero, o sia per difetto di memoria topo~ ' grafica, 'il fatto è che per ben due volte noi ci troviamo, tutti· sconcertati, in luoghi che nulla han 'da fare col nostro itinerario. Al primo errore mi sono alquanto impazientito; ma al secondo fo· una bella risata, p·rovvedendo intanto col chiedere in un villaggio informazioni e guida fino ad un punto in cui possiamo ben ,orizzontarci. Intanto abbiamo aggiunto diversi chilometri alla a ostra marcia t che già sarebbe stata abbastanza lunga per la retta via, volendo compiere oggi ia una sola i~ cammino di due buone gior_nate. Che farci? Chi non ha buona testa me·tta buone gambe, dice un proverbio piemontese. E si ripassano, in senso opposto, colline dopo colline, fiumi dopo fiumi.· Ansimiamo da capo per erte salite, ridiscendendq poi coccoloni dei declivi quasi a picco; ripassiamo su certi ponti fatti apposta per ricordarmi che siamo in piena Africa selvaggia, quando non ci tocca guadare a piedi nell'acqua i fiumi. Quest'ultimo esercizio, se dà poco fastidio al boy, ne dà invece a me uno abbastanza serio, chè, a prescindere dal pericolo di certe correnti, pòco mi garba lo scalzarmi e ric~lzarmi ogni ora, con perdita di un tempo prezioso. D'altra parte il mio boy non è molto forte, e l'affidarmi alle sue spalle -com'egli insiste ch'io faccia - non è troppo sicuro. Al Nabusokone approfitto dell'incontro di 'dùe pastori indigeni. per ··farmi da loro tragittare all'altra riva; al Darugo inv,ito a rendermi lo stesso servizio un wakikùiu che se ne va a zonzo, ed egli non esita punto a contentarmi, vedendomi armato come un ufficiale. del governo. Tra il Darugo ed il Sereca la via si svolge per due ore in piena solitudine, giacchè questa zona è ridotta a vera brughiera senz~ boschi, e perciò senza villaggi. .Il wakikùiu, privo di vestimenta, ha continuo bisogno del fuoco; onde, a guisa del beduino, emigra di luogo -in luogo sempre in cerca di nuovi alberi da abbruciare. Il terreno però, per l'umidità. grande di .questi paraggi, verdeggia d'alte felci e di qualche arbusto; da.certe vette la vista si sazia'contemplando la catena infinita di colline, digradanti lontano sulla pianura. · verso oriente. Il cielo ben spazzato da ogni vapore presenta un magnifico orizzonte, ma il bel sole, che ha fugato il nebbione di stamane, non lascia di farci sentire la te.rribile sua sferza. Il boy va via via emettendo un fischio speciale agli Akikùiu quale segno di· stanchezza; fischio che a me ricorda al vivo un altro proverbio piemontese - mal traducibile in italiano- il quale; a significare la prolungata difficoltà e fatica di una cosa, dice \ che fa zufolare..... Ad un certo punto credo bene sgravare il pov:eretto anche del suo piccolo fardello, consistente nella mia valigietta, che mi carico sulle spalle... rivo1etto di sudore •

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