Maggio 1907 A:n.:n o IX • N. e; _ _J-;;:;;;:rf'<JL;}~~ ~~j AUGUST.IE TAURINORUM ~ CONSOLATRIX ET PATRONA feriodico ~eli~io.so Me11sile ESCE DIREZIONE AL PRINCIPIO PIAZZA DELLA CONSOLATA DEL MESE TORINO TELEFONO :mTERPROVINCI.A.LE N. 22-77
:·_ . _,. ,. OGGETTI DI DIVOZION'E vendibili presso la Direzione del Periodico, piazza Consolata, 1 --'Jè--- Medaglia in alluminio: 1° tipo ordinario, rotonde, ovali o rinascimento da 2 al soldo, da 5 e 10 centesimi caduna. - 20 tipo artistico, rotonde, da L. 0,05 caduna e 0,50 la dozz. ; 0,10 caduna e 0,90 la dozzina; 0,15 caduna e 1,50 la dozzina. - 3° tipo grande, mm. 38 L. 0,70; mm. 44 L. l. In metallo imitazione argento antico, tipo artistico, rotonde, con figura in rilievo, inalterabili, da L. 0,20 · 0,30 - 0,40 • 0,45 · 0,60. - Tipi fantasia da • L. 0,75 e 0,90. In argento : lucide, bianche. da 0,10 · 0,20 · 0,30 · 0,45 • 0,55 · 0,75 · 0,90 - 1,15 · 1,25 · 1,50 · 1,75 - ecc. - In argento ossidato, tipo artistico da L. 0,76 • 0,90 . 1,00 . 1,50 - 1,75 . 2,00 . 3,40 • 4,75 . 5,00. In oro: con smalto da L. 2,50 · 2,75 - 3,00 - 4,00 · 4,25 - 5,50 e 9,75. - Incise da L. 3,00 · 4,40 ~ 5,10 • 6,50 · 9,50, ecc. - Artistiche in rilievo da L. 7,50 -8,50 · 9,50 · 12,75 - 18,25 · ecc. CIIBRBIII ll'lllftla garantito, assortite nella lunghezza, nella grossezza e nella ••1• fattura degli anelli che pç>ssono essere semplici, faccettati o mezzo-tondi e sempre saldati fra loro. Generalmente, la loro lunghez:Za è di 50 o 60 cm.: prezzi 1,20 • 1,30 · 1,45 · 1,60 · 1,80 · 21 ecc. Corona d'osso bianco da L. o,15 . o,2o - o,25 • o,3o . o,4o • o,45 . o,5o. di porcellana. a colori assartiti da L. 0,10 · 0,15 · 0,20 • 0,25 · 0,30 · 0,40. Di madreperla da L. 0,60 - 0,85 · 1,20; id., montate in argento da L. 1,50 . 2,15 • 2,50 . 2,70 . 3,50 . 4,10 - 5,25 • 5,90. Di cocco da L. 0,25 .- 0,30 · 0,40 · 0,45 · 0,70 · 0,80; id., montatura metallo inalterabile e catena infrangibile da L. 0,90 · l ,10 · 1,25 · 1,35. Di alluminio da L. 1,10 • 1,25 . 1,30 · 1,50. Imitazione pietre artificiali, montate in argento da t. 1,45 · 1,75 - 2,30 2,45 • 3,90 -4,25. ' Tutto argento da L. 3,10 · 6,50 • 6,75 · 7,75. Portacorona ovali in metallo da L. 0,35 • 0,40 - in madreperla da L. O;UO . 0,70 -0,80 - borsetta in pelle con impresso in oro: « Ricordo della Consolata» L. 0,35 -0,40 · 0,45 -0,50 · 0,60 · 0,70. BrOChll Assortimento completo di graziosi ed artistici disegni con la figura della Consolata in fotografia o in metallo in rilievo. Tipo in metallo, imitazione argento antico, inalterabile da 0,80 . 0,85 • 0,95 • 1,15 . 1,30 . 1,50 . i,60. Altri tipi da buon prezzo e nello stesso tempo di figura, contornate da metallo dorato o argentato da L. 0,15 • 0,20 - 0,25 -0,35. Spille di sicurezza in metallo ossidato, -con l'Effigie della Consolata, 0,15 cad. Anelli in argento tutto bianco o con placchetta oro e figura della Consolata · incisa da L. 0,50 • 0,60 - 0,75 · 0,90 - 1,10 - 1,50 · 1,75 • 1,95. In metallo argentato da L. 0,15 • 0,40 (Mandare la circonferenza del dito). Bomboniere in metallo ossidato da L. 0,60 • 0,85 . 1,50. 2,60 . 3,10. 3,75. 4,90 j in metaUo.dorato e smalt!l'to da L. 0,85 · 1,20 . 1,55. . o ,, .J
~-~nsoiata PERIODIOO RELIGIOSO MENSILE . ~~~ 80.1\/Ud:A.RIO y~-~ DIREZIONE tti missionari - Dalle Missioni della Consolata in Afr1ca: Rose africane pel mese di maggio -Dal diariodel PIAZZA DELLA CONSOLATA ~ padre Borda-Bossana -Cenni biografici del Venerabile Giu- .seppe Cafasso - Cronaca mensile del santuario - Brevi relazioni di grazie pervenute alla sacrestia del santuario - TORINO ] Indulgenze a chi visita il santuario nel mese di maggio - Orario delle Sacre Funzioni per maggio - Necrologio. ~~ ( otrerte per ~e miBBio..i della oo..Bolata ;,. A/'riea. TL)TTI MISSIONARI? = ===O>==== Chi rinnovando ogni anno solennemente i sacri voti battesimali, non sente un palpito di celeste gioia, un santo orgoglio di appartenere a quella Chiesa Cattolica, fuori di cui non vi è salute? Ma quanti, ringraziando il Signore per il beneficio inestimabile del ricevuto battesimo, rivolgono il pensiero all'infinito numero di esseri umani che ancora ne sono privi? QtJanti sanno, 0 ricordano, che su quasi due miliardi di uomini che popolano la terra, neppure 400 milioni sono cattolici; quanti riflettono che anche al numero immenso dei selvaggi, degli idolatri, degli infedeli noi credenti siamo legati da vincoli ineccepibili di solidarietà? Tutti fatti a. sembianza. d'un Solo, Figli tutti d'un solo Riscatto, Siam fratelli, sia.m stretti ad un patto . . . cantò stupenda~ente il Manzqni n~strq~ s...c; c== -- -ga l dando alata espressione poetica ad una \ fo~t;~~~al~i;i:!~à d!~~:~~~re • Sitio l Ho sete d'anime!» gettato dal divin Redentore agonizzante sulla croce, fa riscontro il formale comando da lui ripet~tamente dato ai suoi apostoli, e col quale sul glorioso Oliveto, prima di salire al Cielo, coronò tutti gli altri : « Andate, ammaestrate tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre, del FigJiuolo e dello Spirito Santo •. E finchè non sia pienamente eseguito, questo comando pesa e peserà sulla Chiesa Cattolica, e per conseguenza su ciascuno dei membri che la compongono, al modo che le clausole di un testamento gravano f la coscienza di un legatario universale. Qui il testatore è Gesù Cristo; i legatarii siamo noi: il testamento divino ci impone l'evangelizzazione del mondo. Molte opere sono buone, eccellenti : questa è ~ necessaria, è inseparabile dalla religione stessa: finchè resterà sulla faccia della terra un infede~e a cui ·non sia stata
66 }li ~OflSO(ata annunziata la buona novella; finchè tutta l'u.manità non sarà raccolta in un solo mistico gregge sotto un unico pastore; Gesù dalla croce ripeterà a tutti ed a ciasçuno di noi: c Sitio! Ho sete d'anime!• Certo il divino legato, non vincola allo stesso modo e nella stessa misura tutti i membri della Chiesa; ma, dal Supremo Gerarca a1 più umile dei fedeli, ciascuno deve concorrere alla propagazione della fede, secondo il proprio grado e le proprie forze. La storia dei primi secoli della Chiesa ci mostra dapertutto 1i nov,elli cristiani intenti a compiere questo sacyo dovere: tutti sono i naturali coadiutori degli apostoli e dei loro successori, . coop~rando colle opere di carità e di zelo alla diffusione di quella religione diviria, a cui moltissimi meritarono così di rendere testimonianza col martirio. Ecco l'esempio., il codice pratico che, mutatis mutandis, deve da'r norma alla nostra condotta, tantq pi4 che da un secolo la Provvidenza stessa va chiaramente ri~ chiamando il popolo cattolico ad u'n ufficio ed ad un onore, da cui tanta grandezza e tantà gloria gli venne nei tempi primitivi. Un rapiqosguardo alla storia ci mostra tre ben distinti periodi nell'apostolato. Da principio esso è unicamente affidato ai diretti inviati di Gesù Cri~sto, inermi e poveri; senza altra istruzione che quella ricevuta dal divino Maestrò e 1 dal Paracleto ; senza altra.forza che la soprannaturale. Poi, essendo 'col· loro trionfo abbastanza provata la divinità del Cristianesimo, Iddio affida ai pctentati 'cristiani la cura di zelare la pro- •pagazione della fede, facendosi i naturali alleati e sostegni dei sommi pontefici e dei vescovi, nel promuovere e moltiplicare le MissiÒni fra gli infedeli. Ma collaRivoluzione francese, non solo vengono a mancare affatto ad esse la protezione ed i sussidi dei governi cattolici, ma la soppressione delle congregazioni religiose toglie alle Missioni il nerbo maggiore di soggetti e di risorse. Allora si ripete il miracolo antico, ridivenuto necessario al doppio titolo di continuare la conversione degli infedeli, . e di riprovare al mondo acciecato la ve- ' rità della religione di Cristo col trionfo della divisa da lui data alla sua Chiesa: Portae inferi non praevalebunt. Dodici operaie fondano in Lione l'Opera meravigliosa della Propagazione della fede; da cento parti sorgono tra il popolo cristiano iniziative paralelle. E sotto il vigoroso impulso dei piccoli, - sacerdoti e laici-il·campo apostolico si allarga come mai in passato. Le statistiche che nel 1789 segnavano circa 3ÒO missionari sparsi nelle cinque parti del mondo, nel 1894 ne · segnavano 70.000 tra sacerdoti, fratelli laici e suore, ed il numero è certamente aumentato considerevolmente in quest'ultimo dodicennio. Come abbiamo detto altra volta, il solo 1$tituto della· Consolata per le Missioni Estere dal 1902 ha. inviato in Africa 57 operai evangelici. La sacra invasione si giova di tutte le invenzio~i, di•tutte le scoperte, di .tutte le espansioni territoriali; la scienza, la politica, lo stesso cupido commercio, come già le invincibili legioni romane, sono strumenti poderosi quanto incoscienti nelle mani di quella Provvidenza che ludit in orbe terrarum. \ E nell'ampiezza dei vetusti imperi asiatici, nelle/selvaggie estensioni delle due ·Americhe, nelle profondità recondite del continente africano fino a ieri ignote, in ogni isola perduta ai confini de1l'Oceano, ·le genti selvagge fre-
12 eo.,solata 67 mono, si agitano e si levano all'annupzio . della buona novella. Quale messe' prodigiosa d'anime si preparai E quale gloria per il popolo cattolico del secolo,XX; quale mercede stupenda agli operai evangelici ed ai loro coadiutori l - La Consolata, come tenera madre che spezza l il pane ai proprii pargoli, ha voluto, colle sue Missioni d'Africa, facilitare ai suoi divoti il mezzo .di partecipare in . modo specialissimo al merito del lavoro ed alla :r:icchezza celeste del raccolto. Chi non vorrà secondarne le soavi premure, servirsi delle di Lehnani rimu'- neratrici per soddisfare al legato del Redentore, colle preghiere e_coll'obolo adatto alle proprie forze,.per la propagazione della Fede? CHI NON PUÒ INVIARCI OFFERTE faccia leggere il periodico 8. conoscenti ed amici e ci procuri qualche nuovo abbonato. Dalle Missioni della Consolata in Africa Rose africane pel mese di Maggio. È ml!ggio, il mese santo e giocondo. Sbocciano opulente le rose nei chiusi giardini e sui margini degli, o~ti fecondi; ma anche la macchia irta di sterpi e di . spine s'abbella per i festoni della vaghissima rosa canina. Cosi, mentre nei nostri templi sontuosi la Benedetta fra le donne riceve l'omaggio delle mistiche rose offerte dalle anime consumate nella virtù, i missionari della Consolata dalle lontane terre selvaggie mandano in tributo alla loro Madre e regina grandi fasci di'fo'Se di macchia, sotto forma di diari riboccanti~ cii annotazioni di .L battesimi. E noi scegliamo qualche r,amo fra la messe splendida e gentile, stralciando qua e là alcune pagine dal diario del P. Borda-Bossana, addetto alla Missione del Sacro Cuor'e a Fort Hall. Sono pagine in .cui, al disopra delle spine della sofferen_za, aleggia la' soavissima, divina letizia del mese di Maria, il quale oramai -si perpetua nel nuovo regno della Consolata al di là dei mari, come è perenné la primavera che allieta le belle regioni del Kénya. · DAL DIARIO ·DEL PADRE BORDA-BOSSANA I..a nr4ova j'amìglia del mìsaionar(o cattolico - Hatteaìrrao delta .piccola Kamira - Ediflcànle morte d'una zelalrt'ce dell'Oratorio j'ea#vo - Fede bambina ed adulta - Con- ' versione dì due patriarchi neri - Giornata .dì benedizione - I.,a vittima di un terribile pregiudizio nelle mani della Provvidenza. - Cr4or di madre - Mariuccia la governante. Il missionario cattolico che, ascoltando la voce di Dio, ha abbandonato cogli agi ,della civiltà le dolci soddisfazioni della convivenza coi suoi cari, sente J?oco a poco formarsi intorno a sè i vincoli di una nuova parentela _spirituale, di una nuova famiglia, che si sostituisce a quella da cui si è separato per seguire la propria vocazione. È la famiglia. sempre estendentesi dei benefattori delle missioni, i quali sostenendo colle loro generose obiazioni l' opera gr~ndiosa della conversione del mondo, a c~i il missionario ha dedicata la vita, danno a questi · il modo di vivere nelle terre infedeli, l~ aiut.ano, lo incoraggiano nelle diuturne fatiche, nelle sempre nuove sue imprese. Con quale profonda gratitudine il missionario invoca ogni giorno, nel s~:rito sacrificio, le divine benedizioni sui suoi coadiutori nell'àpostolato! E nell'imporre i loro nomi ai poveri neri che man mano va battezzando, prova la dolce commozione di un fratello à. cui è , dato di far partecipare il fratello o la sorella alla. gioia. più sublime che una creatura possa provare sulla. terra: quella di aver salvata un'anima!
68 lli eof'}SO{ata Ta1e commozione provai anch~ oggi, , nel tigenerare col. sacramento di vita una cara bambina. Aveva_solo quattro anni la piccola Kamira; era svelta é vispa come una farfalla, ma nei ragionament( pareva già una 'donnina. Se·di lontano sc.orgevà. sul sentiero i bianchi veli delle suor~, gettavà quanto aveva fra mano e, come una saetta, correva a 'colmarle di carezze, a nascondersi fra le pieghe dei loro abiti; accompagnandole poi in tutti i villaggi e facendola da cicerona e da interprete presso le fanciullette, alle quali la timidità impediva di prestare attento orecchio al catechis~o,· di cui ella già 'aveva appre~o 'benissimo le pr1me lezioni. Intelligente a faccendiera, Kamira era la beniamina delle suore; tutti. dicevano ...:_ ed ella si compiaceva. altamente di qullsta voce - che quando. fosse grande sarebbe divenuta la maestra delle compagne. Ma Dio ne voleva far subito un angioletto · del cielo. Un mattino, ,era ancora· ~curo, la madre di Kamira viene a battere allà. nostra porta, invocando il mio aiuto per la biml;la che muore. Accorso a lei, dalla sua difficolM. di respirare, dalla gravissima infiam7 , • mazione dell,e tonsille e dell' ugola, mi ac- . corgo subito che ella sta per essere soffocata dall'angina. Come stai .Kamira? le dico.- E l'angiolettlt, sorridenlio alza un ditino al ciélo;·ciò che strappa uno schianto dì,sin-· ghiozzi alla· madre. Le faccio coraggio ; poi in poche parole le 1 ri~ordo; in modo adatto alla suà piccola intelligenza, i misteri principali di nostra fede e la necessità del battesim? per andare con Diò. E la piccola moribonda a sussurarmi: · Sì, sì: èredo tutto, ma presto, presto..... Il momento è solenne e commovente oltre ogni dire. Verso sul capo di Kamira l'acqua sacramentale, imponendole il nonie di .JlJmilia Forno-Pollone, e la nuova cristiàna, che ha tutto ·capito, mi guarda con occhi pieni di _ lacrime, ·per dirmi in quel muto linguaggio la sua gioia e la sua riconoscenza. In giornata la cara bimba finiva la brève sua vita sulla terra per cominciare la eterna in cielo, 'dove pregherà per i suoi compaesani, per le missioni e per la lontana sua madrina. * * * Per tirare i neri alla missione ed abituarli al riposo festivo, in questa del Sacro C,uore, come in tutte le altre nostre stazioni, abbiamo stabilito una specie di Oratorio domenicale. Gl'indigeni vi accorrono numerosi: si fanno catechismi e preghiere; si eseguiscono canti e giuochi, ed il frutto che se ne ricà.va è assai consolante. Iddio ci ha voluto togliere una delle colonne di questa benedetta istituzione, in una donna che all'Oratorio nostro aveva consacrato tutta se stessa. Guambora era sui trent'anni; per le sevizie del marito, ozioso e brutale, s'era dovuta allontanare dal tetto, o meglio capanna. coniugale, e menava ora vita ritirata ed esemplare in una famiglia amica; abitante vicino alla missione. Nella bontà paziente delle s~ore aveva trovato finalmente un conforto alle sue.pene; nè•mancava di venirle a salutare andando al lavoro o ritornandone, pronta sempre a·prestar l'~- ' pera· sua in ogni evenienza. Era lei che al sabato faceva un giro per i villaggi a ricordar la festa del domani; lei che· ad~nava le ragazze e le conduceva in m!j,ssa alla missione, d'onde poi, affidatele appena all~ suore, ripartiya per recarsi sulla via ad interessare i passanti, affinchè venissero al catechismo. Povera Guambora! Un male che da lungo tempo la minava, la ridusse a morte in pochi giorni. Accorro con premura alla sua chia- . mata. La trovo accoccolata nella sua capanna vicino ad un gran fuoco, e m'accorgo che il caso è veramente serio. - Padre, mi dice la paziente con un filo di voce, sento già il gelo della morte nelle ossa. - Fatti animo, Guambora. Dimmi: ricordi il catechismo-dove parla del battesimo? - Oh, se lo ricordo padre:' te l~ho domandata tante volte l'acqua di Dio!... ma tu, sempre col 1 t}lo più. tardi, più tardi... - Bene, bene: tornerò stassera ; tu intanto preparati colla preghiera. Tornai difatti e, con mia sorpresa, trovai l'infelice Guambora coriçata sopra un po' d'erba a poca distanza dal villaggio; i neri
12 eortsola,ta 69 già. l'avevano allontanata, per timore che morisse nell'abitato. Era sola e gemente nelle strette delle sue-ultime ore.- Presto, presto, · mi disse, vedendomi. - . La battezzai, commosso, imponendole il nome di Francesca Noseda. Un sorriso le brillò sulle .pallide labbra: con uno sguardo mi disse l fargli apprendere e-capire quanto era neces.- sario per . ammetterlo nel numero · dei cristiani ; però, ad · accrescere col desiderio _di i esso le sue buone disposizioni per il battesimo, non gliene avevo voluta fiasar la data. 'Ed ecco che, con una fede bambina e al tempo stesso adulta, il ragazzo manda di Missione: Madonna della D. Provvidenza·- Alla Missione è un via vai continuo di gente eh~ .domanda spiegazioni sulla tanto aspettata campana (vedi periodici marzo ed ap?-ile). In fondo fra gli alberi è la casa in legno pei missionari (Dct negativa del padre F. Perlo). · tutta la gioia di cui era penetrata; chinò () quindi il capo in devoto raccoglimento, degno ~ prelùdio dell'eterna unione con quel Dio, che ~~ tra poco sarebbe salita a lodare in eterno cogli eletti in cielo. ** * Da qualche tempP istruivo con speciale cura un fanciullo di 10 anni, trovato in un villaggio con un cancro alla faccia, e così deperito in salut~ che poco poteva essere lontano dalla morte. Avendo il poverino apertà intelligenza _,e. tenace memoria, mi fu facile nascosto alla missione a pregare un mio catechista di portargli l'acqua di Dio. . A tale prova, mi affretto a tornare dal· piccolo catecumeno. Non lo tr9vo più, se- _condo l'uti!ato, al sole sulla soglia della sua misera capanna, .ma coricato nell'interno, giacchè il male stava per prevalere sulla resistenza finallora oppostagli da quel debole _organismo. Gli ,domando: Ti . ricordi di (*) Quest'incisione e le s~guenti avrebbero dovuto accompagna.re la. relazione sulla prima campana,.. pubblicata nei llumeri di marzo e d'aprile, ma non ci g1unsero in tempq per quella pubblicazione.
70 Jl1 eo.,solata quanto' t'ho insegnato?- Sì, padre: ricordo tut.to benet ma l'acqua di Dio... e titubante non proseguiva. - Ebbene, che vuoi dire? l'i rincresce divenire figlio di Dio? - No, no... ma... .Alfine lo indussi a spiegarsi. Gli era venuto iii mente che per battezzarlo fosse necessario immergerlo nel fiume, ciò che col male che aveva addosso gli riusciva alquanto ostico. Poverino! Lo rassicuro, e dopo avergli fatto ripetere gli atti di conbizione e di fede, lo battezzo chiamandolo Carlo P ..., nome di un generoso benefattore che nella sua umiltà non vuoi essere pupblicato. I~ ragazzo parve come trasfigurato dalla gioia : mi promise di dire mattino e sera il Pater, e d'essere paziente e rassegnato. , E mantiene la promessa: le sue ossa non sono più ricoperte che dalla pelle, ed il cancro prosegue a divorargli la faccia. Ma penso che ben presto la bell'anima se ne volerà in paradiso. * * * Tenevamo d'occhio da un pezzo due vecchi decrepiti, marito e moglie, che la morte pàreva avere dimenticati, giacchè èullavano ora sulle ginocchia i bimbi della loro quarta generazione. Naturalmente essi non si allontanavano più dal loro -yillaggio, 1 ma facevano gran festa vedendovi comparire la bianca sottana del missiona.rio o i candidi veli delle suore. Però, a parlar loro della necessità del battesimo facevano entrambi le smorfie; il vecchio specialmente, di carattere burbero, domandava se quest'acqua di Dio che tanto noi magnificavamo, ·fosse per avventura capace di rendergli i denti perduti o le forze delle membra intorpidite..... I poveretti ci facevano gran pena, ed alla missione venivano particolarmente ricordati nelle preghiere, affinchè la Consolata facesse Lei ciò che la nostra incapacità non arrivava a fare per la loro conversione. E la gr~~:zia venne. Un bel giorno, .recandomi ai villagi da quelle parti, trovo il mio vecchione che appoggiandosi al lungo bastone kikùiu con .ambe le braccia ed una sp~lla ancora, se ne veniva lento lento, strascicando i piedi per la strada che oonduce alla missione. - Gatobe, gli dico, come mai tu qui? --:- È da te, padre, che volevo venire, mi risponde, giacchè io e mia moglie abbiamo deciso di farci cristiani. - Sediamo entrambi sulla proda della strada, e tra una presa di tabacco e l'altra, c' intratteniamo in lunghi parlari di Dio e della dottrina cristiana; cosi bel bello preparo Gatobe al battesimo , che tuttavia non stimo di conferirgli subito. Ma ogni due giorni mand~ le suore a casa sua, affinchè compial(o anche l'istruzione della di lui moglie Gnagakiera, e mi informino del loro stato. Di li a non moito esse trovano i due , . vecchi, ora ferventi catecumeni, raggomitolati intorno al fuoco nella loro capanna, tremanti sotto le strette di una febbre che li poteva portare all'altro mondo da un momento all'altro. In vista del pericolo, le buone suore li battezzano, imponendo - secondo le istruzioni avute - a Gatobe' il nome di Gaudenzio X..... ed a Gnagakiera quello di Giovanna, lasciando i poveri vecchi neri in indicibile consolazione. Quel giorno era proprio benedetto da Dio in modo particolare. Ritornandosene le suore col cuore ripieno di santa letizia per la grande azione compiuta, trovano per istrada una povera madre piangente, la quale cullava nelle sue braccia una bambina moribonda. « Ringraziai di nuovo con tutta l'effusione del cuore il buon Gesù e la cara Consolata - mi diceva poi una delle suore - e quindi, mentre la mia c~mpagna intratteneva la donna in discorsi, io, tremante per l'emozione, rendevo santa l'anima della piccola moribonda, amministrandole il santo battesimo. E chiamavo la nuova cristiana Secondina ». Cosi in quel giorno tre anime venivano salvate nel nome di una sola famiglia di benefattori delle nostre missioni. * * * Era uno splendido mattino, di quelli in cui l'animo nostro, forse impressionato dalla
]li <ZOflSO(ata 71 bellezza. maestosa. ed impononté di queste selvagge contrade irradiate da primi raggi del sole, s'apre ad una gioia "nsolita ed inconscia, sovente foriera di qualche bu_ona im- 1 presa.. Mi recavo, al solito, a visitare i neri nei loro villaggi per catechizzarli. Sul crocicchio di -due vie m'imbatto. nel mi conduce in un villaggio non molto lontano; dove indica.ndomi una capanna aperta: _:._ È lì, esclama quasi gemendo; pigliatelo, è tuo. -In qu,el momento app~nto un !amen-· tavole vagito 1 esce dallà èa.panna, come per confermare e spiegare le sue parole. Ho compreso: si tratta di uno dei soliti Miaaione.: Madonna della D. Provvide]1.za - I soldàti di Vambogo arrivano alla cappellà portando il primo trave pel campanile (vedi periodici marzo a pag. 37, ed aprile). Nel mezzo, davanti al missionario, sta il Capo Vambogo nel suo alto ..... (?) uniforme dai lucenti bottoni. A sinistra: un gruppo di ragazze sedute (Da negativa del padre F. Perlo). ' gran mago del paese, il quale, essendo mio amico da molto tempo, mi stupisce ora col suo contegno imbarazzato, in pieno contrasto coll'espansione del passato. Gli stringo, per questo appunto, con maggior confidenza la mano, e poi a bruciapelo gli domando: •- Kalila, come sta l'ammalato che curasti?- Tentavo con quell'u~cita di scopril' terreno, giacchè il trovare il mago a quell'ç~ra in quel luogo e con quel contegno, era indizio certo che qualche malato grave languiva nei dintorni. Alle mie parole, Ka.lila mi prende risoluto per mano, ed attraverso siepi e sterpeti, <t~ casi in cui·la morte della madre segna pur quella del suo lattante. ,Questi d,isgraziati l indigeni, per un superstizioso fatalismo, con- ,siderano 5)ome già condannati quei poveri bimbi a cui premuore la mamma prima dello slattamento. Alle rimostranza in proposito rispondono invariabilmente: Se Dio si è presa la madre, è segno che vuole puranco il figlio. Freno là mia impazienza di volare al soccorso dell'innocente, e mi assido in un assembramento di vecchi, ~he discute del caso in mezzo al cortile. - Dunque, dico tastando terreno, codesto ba'mbino dovrà essere man- ,
l'. 72 giato vivo stanotte dalla iena, o morir oggi di fai'ne? __:_ Buon padre, mi dice il genitore della creaturina dopo' un po' 'di silènz.io, è Dio chè t'ha mandato: ora, .fra nòi, mio figlio deve essere tuo per ·sempre: salvalo! Nella· capanna mi si ~presenta una. scena straziante.'·La madre, stesa a terra,- è morta da un'ora, ed al suo seno s'aggrappa strillando l' infelic~ pi~ciiÌo, nato .nella notte. L'accolgo in un leml;>o dellà mià veste e lo porto al padre suo, per-tentare ancora una volta di vincere il tremendo p):'egiudizio, e fargliene assumere cura - Mai! .- gridò ' egli - ciò'mi strappa il cuore; ma se tu non P,uoi pr~n'der~lo teco, rip<_>rtal~ a sua :r,na,.dre.•. :ya sera di quel giorno' nella 'nostra chie- · setta il bimbo veniva solennemente battez-. ~to col ~ome d'i 'carlo Angeleri, e, sotto la 1 cura materna delle suore, vive ora alla Mis, , sione·, cosi prospero e vegeto come se fosse nutrito da colei che gli diede la vita. Chissà . che la'Provvidenza non lo serbi nell'avvenire l . - ' a grandi cose, per la sàlute dei _suoi com"' pal:làani? * * * ' Ero seduto' nel cortile di un;villaggio facendo il èateclìismo ad un bel numero di neri, che m'ascoltavano con interessamento veramente ~ consolante. Quand'ecco dietro.un gruppo di dohne accoccolate a terra, all'uso indigeno, unà giovane sposa dall'aria assai tri~te si agita, dimena il capo prima, poi le mani e le braccia, per farsi distinguere e tirar la mia attenzione. Immaginando fosse una povera donna che, come arriva di frequente, cerca dal PJl.dre consiglio in qualche contingenza dubbiosa, oppure un conforto in pene e dolori, comuni pur trop_po anch~ fra questa.gente, fingo di non , accorgermi di lei, per non distrarre la mia brava udienza, riservandomi di .udirla dopo. la lezione catetichistica. Ma la poverina che s'è accorta della mia volontaria noncuranza, senza muov.ersi di luogo, distacca dal suo dQ!SO un , bambino che vi teneva appeso entro una pelle di capra, secondo il costume kikùiu, ed alzandolo con ambe le mani sopra la sua testa e·protendendolo verso di me, dà in uno scoppio di pianto. - Rimetto la prosecuzione della dottr.ina al· mio catechista, e tratta in disparte l'afflitta dÒnnà., le ·domando che cosa cerchi da me.. :- Son tre giorni, mi risponde, che questa mia ' bambina n~n mangia più... è .}a;, mia •primo- . genita, sai Padre... ed è cosi carina? ::... Non aveva torto la povera madre, giacchè tra le braccia teneva una graziosa piccina, , nè la sua preoccupazione :Per lei era.esagerata. Il viso della bambina è rovente per la febbre; il corpo raggomitolato e convulso come di chi soffre, gran spasimo, ed i begli · ~echi si voltano di tanto in tanto all'insù, · q;uasi per · cercare il cielo. - Lasciami ba- .gnare questa fronte cosi arsa dalla febbre- 'dico alla donila, e cosi•dicendo battezzo senz;altro. la bambina, chiamandola col nome di fJarlotta.- Guarisce an!)ora?- mi doman~a la desolata madre con an~ia angosciosa. - Mah! le rispondo, l'dilio solo è ·padrone d,ella vita è -della morte... Comunque, fatti animo buona donna: se egli ora t'affligge, saprà bene a suo tempo darti ànche la cqnsolazione. , Prima ch'io rincasassi Carlotta spirava: mentrEl la madre continuava a stringerselà. , al seno, sperando in un 'miracolo per tratténet:e il suo angioletto sulla terra , un mi- 'racolo più grande di misericordia di gi( lo traeva al cielo. * * * - P~~odre, mi' diceva alcuni giorlÌ,i or sono una .nostra catec;umena, tu che sei tanto .buono con 'tutti, verrai a vedere la nostra Mariucc:ia malata? - Cosi chiamavaJ;Do da molto ~mpo una cara fanciulla di circa otto anni, ia quale udendo di continuo nel catechismo e nelle preghiere parlare della Madre di Dio·, s'era -tanto invaghita di lei da voler essere chiamata col suo bel nome. Mariuccia era la governante del suo fratellino di quattro anni: un biricchino viziato .e pigro, che trevava più comodo farsi portare sul dorso dalla sorella, che camminare colle proprie gambe. Chi senza conoscerla
àvesse vista da una .certa distanza la.pa- ~ente .fanciulla procedere çiondoloni ~Qtto H. grave peso del paffuto fratellino, non avrebbe saputo dir~ quale ·dei due indlviqui fosse il .maggiore. :Mariuccia frequentava con esempla:çe as· siduità i catechismi~ e alla 'domenica ,colla 73 fiori intrE;J-cciati, yi collocava l'immagine, e. vi ai \nginocchiav~ davanti a recitare l'Ave Maria. Povera Mariuccia !' La trovai in preda ad un'alta febbre, che con alternati'v~ continua le ·dava calori soffocanti e brividi da farle ' l _battere. i denti. Spesso, anche nelle malattie Miaaioru: Madonna' della D. Provvidenza - Anche il secondo trave pel campanilè è arrivato (vedi periodici marzo a pag. 38.1ed aprile). Le do:qne vi fan sopra animati commenti. A destra: alcuni dei portatori davanti alla casa in muratura per le suore (Da negativa del pad:e F. Per.lo). sua viva~ità rumoros.a .. era l'anima della ri- (J~ creazione delle ragazzine. Talor~, staccandosi ad un tratto dagli schiamazzi del gioco, _veniva a bussare al mio uscio, chiedendomi che nei paesi civilizzati facilmente ,guariscono, il nero soccombe per la m~canza di tutti quei sussidi che danno aH'organiamo la forza di resistere al male. Questo.caso avevo ' forte ragione di temere che si avverasae per la nostra malatina.-Mariuccia, stai male? le chiedo - Sì, mi risponde con debole'voce: la Madonna mi vuole con sè.-Poi subita· _mente : - Ma come farò ad entrare in paradiso, senza l'acqua di Dio, che tu "mi hai di vedere il ritratto della Madre qi Dio. Le porgevo un'immagine della Consolata su lamiera, e la fanciull~tta ritiravasi in un canto a .contemplarla. Poi con tikorosa riverenza, cominciava a toccare la sacra figura sulla/faccia e sulle mani; ne imitava le pose; le chiedeva in custodia il barobino, assicurandola che l'avrebbe govern~to bene. Sovente, improvvisata una nicchia con erbe e l promesso tante volte, senza mai darmi? - . u na fede cosi grande in un cuore così piccino meritava bene il sospirato premio. Le r.
riassumo brevemente le verità principali, nella cui credenza la trovo fermissima, e quindi la battezzo, im~onendole il nome di JlaHa R ..... Non è morta Mariuccia, ma neppure si è ancor rimessa, perchè il male.Primitivo pare siasi complicato, dando origine ad· altr~ J;Ilali. Padre BoRDA-BosSANA. Q o Volete fare una carità squisita ai missionari 7 01Jrlte loro elemosine per ·la celebrazione di messe. La·, Direzione del periodico le accetta con ri· conoscenza e si fa premura di trasmetterle ai missionari. Per queste applicazioni dJ Messe l'Autorità ecclesiastica ha fissato l'elemosina in L. 2,/JO. CENNI BIOGRAFICI del ll eijerabile. Giuseppe Cafasso ======~====== CAPO· IV. Da Ripetitore a Rettore. SOMMARIO: n Venerabile ripetitore - Ottima impressione delle prime sue conferenze - Esemplare sua continuazione di studi - Un modo singolare di valersi dei proprii diritti- Un astro che sale- Un disèepolo maggiore del maestro- It,e aà JosepltAlto esempio di. rispetto ai supel'iori- Santi stratagemmi - Morte del teol. Luigi Guala - n Vene- ,rabile gli succede in tutte le sue cariche. All' aprirsi dell' anno scolastico 1836-37 D. Cafasso assunse puntualmente l'ufficio a cui era stato eletto, e del quale era principal attribuzione il tener la conferenza mattutina di teologia morale. A questa'coferenza, detta privata, erano ammessi i soli convittori. Il Venerabile non conobbe, come docente, le apprensioni e le incertezze dei principianti; nè come molti di essi ebbe bisogno di ricorrere a pose artificiose per imporsi e · farsi ascoltare. Salita la cattedra coll'invariabile suo contegno modesto .e grave, .ma disinvolto e grazioso, egli 'intraprese l'insegnamento colla tranquilla naturalezza che gli veniva dalla sua preparazione; sicuro di . . fare, ' coll'obbedienza ai superiori, la volontà ' . di Dio, e profondamev.te persuaso di insegnare la verità attenendosi alle dottrine di S. Alfonso de' Liguori. Le idee chiare ed ordinate e la già vasta erudizione teologica del nuovo maestro ne rendevano la·parola precisa, sciolta e piana;· mentre la vivacità dell'ingegno e la composta gaiezza del di lui carattere infiltravano nel suo discorso arguzie e sali, atti a sollevare lo spirito,· aggiungendo all'istruzione il diletto.· ' ' I convittori, pertanto, fin dalle prime sue conferenze ne rimasero cosi contenti ed ammirati,, da benedire le circostanze che avevano occasionato il cambiamento di ripetitore. E tale ottima, generale impressione lungi dall'indebolirsi in seguito, andò anzi crescèndo fino all'entusiasmo, a misura che glì alumi.i poterono sempre meglio apprezzare la robusta coltura del loro docente; rimanendo nel tempo stesso ·di più in più edificati dalla paziente sua bontà a,nche coi più tardi d'ingegno, come dai pratici consigli e dai santi incitamenti alla pietà ed alla virtù, che egli sapeva opportunamente loro dare, ed a cui infondeva un forza specialissim!J. l'esempio. Difatti il Venerabile, sulle orme del Divino Maestro, assai prima d'insegnare àveva preso a fare, e presentava in se stesso un perfetto modello da essere imitato. Sebbene non tardasse ad essere occupatissimo in opere d~ ministero e di carità, egli continuò a passare molte ore coi convittori nella sala di studiò, proseguendo ad appro- ' fondirsi nella scienza sacra, come l'avaro che senza posa cerca di accrescere il àuo tesoro. -« Egli faceva lo studio con noi, attesta chi gli sedeva a lato, ed io stetti sempre alla sua destra, onde vidi ch'ei lavorava o recitava il breviario. Se veniva chiamato colla campanella, metteva un dito sul breviario e poi un segno, e se aveva uno scritto lo ritirava nello scrittoio e poi scendeva subito. Questo succedeva talora tre o quattro volte di seguito, ed egli sempre calmo scendeva prontamente, senza disturbare ». Così continuò ad intervenire colla massima esattezza d'orario a tutte le pratiche di pietà dei convit-·
Ut eoflSO(ata 75 tori, standovi con tal contegno che era da solo una predica ; nè mai mancava al)a loro ricreazione, dove smessa, per i suoi fini, l'antica riservatezza, si lasciava circondare ed interrogare su argomenti a cui egli aveva saputo interessare gli alunni, sia nella pro~ pria conferenza, sia a quella del teol. Guala, alla quale, come si è accennato, il ripetitore faceva la parte di penitente: parte secondaria, a cui però il Servo di Dio sapeva dare un insolito rilievo. · E mirabile cosa! Mai superiore fu più affettuosamente rispettato di questo giovane . . l sacerdote, quasi coetaneo di quelli che doveva istruire e sorvegliare; che a loro stessa testimonianza esercitava la parte d'autorità di cui era investito « più da fratello che da padre~. nè voleva alcuna di ·quelle distin~ zioni d'ordinario così ambite da chiunque può ad esse accampare qualche pretesa. Anche da ripetitore il Venerabile sedette, come prima, frammisto coi convittori, alla mensa comune; conservò una camera ed un letto in tutto eguali ai loro, nè smise l'ahi-' tudine ,di farsi da sè certi piccoli servizi.materiali, che pure dovevano riuscire fastidiosi ad una persona di cosl alta mente e delicato sentire. « Sebbene, fu deposto, il servo di Dio, quale superiore, avesse t~tto il diritto di farsi servire, pur tuttavia continuò a lucidarsi egli stesso le scarpe, come fu più volte:visto da chi gli era vicino di camera~. Però se col fatto rinunziò ad altri suoi diritti, il Venerabile approfittò sollecitamente di quello d' una libe,rtà relativa rispetto a certi punti del regolamento del Convitto, per darsi ad una vita più attiva e severa della comune. I convittori si alzavano alle 5 nell'estate ed .alle 5 lr2 nell'inverno, riunendosi poi mezz'ora dopo pw le preghiere del mat· tino e la meditazione. Appena fatto ripetitore, D. Cafasso prese ad alzarsi ad un'ora che gli permetta_va di trovarsi puntualissimo alle preghiere mattutine in . comune, dopò aver già celebrata la sua messa. E ove si pensi alla. fervorosa preparazione ed al condegno ringraziamento da cui faceva precedere e seguire ·il santo sacrificio, ·è facile ar· l pire che ·egli doveva d'assai precedere l'an· < rora nel dire le lodi di Dio. Cosi, francato d~lla saggia disposizione• per cui ciascun convittore, nelle due uscite giornaliere concesse dal regolamento, doveva sempre avere un compagno e non trattenersi fuoii oltre le ore fissate, il Vènera'bile cominciò fin da allora a dedicare ai carcerati, agli infermi ed alla visita dei poveri a domicilio tutto il tempo che gli lasciava~o libero le sue occupazioni in Convitto e nella chiesa di san Francesco, dove fu tosto assai ricercato come confessore. Libero di sè, andò crescendo nell'austerità riguardo al cibarsi. Il Convitto che per una modestissima pensione forniva due pasti giornalieri, non certo ricercati, ma sani e abbondanti, dava a colazione soltanto pane; però i convittori, suonando un campanello, potevano in un'apposita stanza farsi portare da mÌ vicino pubblico esercizio ca$ o cioccolatte: cosa che in maggioranza face· vano. Don Cafasso era sempre stato, come convittore, fra i pochi che non si valevano di tale comodità, ed anche da superiore continuò ad attenersi al pane asciutto. A ,tavola poi, malgrado l'ilare sua disinvol~ura, non riusciva a celare la continua sua mortificazione ; nè alcuno lo vide mai prendere il me· nomo ristoro di caffè o d''altro cordiale, anche quando tornava visibilmente estenuato dalle lunghe sedute in' confessionale 9 dalle sue opere di misericordia, per i:ntraprendere subito la conferenza, lo studio o la preghiera; sicchè quanti gli vivevano allato meravigliavano come egli, gracile per giunta di costituzione, potesse reggere.a tante occupazioni. Ma traendo da Dio la propria forza, l'anima del Venerabile comunicava anche al corpo una meravigliosa energia; mentre il di lui ingegno dava di giorno in giorno nuovi splendori, ed il suo insegnamento, sulle ali dello studio continuo e della pratica crescente, andava segnando un cammino simile alla via luminosa .dell'astro che ascende al suo zenit. Uno spirito nuovo si andava formando tra i convittori di san ·Francesco, facendone pii ed esperti confessori e predicatori, i quali entrati man mano nel ministero quale v1- '
76_ llt eoflSO(ata ' 'cecurati producevano un gran bene fra le popolazioni. E s~ccome anche colle parole essi non rifinivano di lodare il maestro che onor_avano ,colle opere, ben presto si sparse per tutto il Piemonte la fama che nel Convitto Ecclesiastico· di Torino vi era un ripetitore di straordinaria dottrina « e tanto buono che pareva un santo·».' Cosi, con crescente soddisfazione di tutti, durarono· le ·cose fino al principio dell'anno scolastico 1843-44, quando il teologo Guala, la.cui salute a,ndava da tempo deperendo, si trovò nell'impossibilità di ripren~ere l'insegnamento. Prima che dagli anni, la robusta fibra10del valoroso sacerdote era stata logorata dall'intenso lavoro durato fin dalla sua giovinezza nel sacro ministero e'nella bene- ~cenza; dalle strenue lotte da l,ui sostenute per combattere i mali _del tempo, e per iniziare la grande rifqrma dell'istruzione e dell'educazione del giovane clero in Piemonte. Se i rigoristi erano stati fieri detrattori ed osteggiatori dell'opera sua, altri non meno l!oCCaniti e forse più audaci avversari essa aveva avu1;o nei' sedipenti liberali,_affigliati alle sette. Questi non aveano mai perdonato al Guala, nè ~gli perdonarono fino all'ultimo suo respirQ, di essersi colla vigorosa sua azione personale e col suo Istituto opposto allo spirito empio e 99vversivo della rivoluzione, ed avevano involto lui, che appellavano il gesuitante, èd il ponvitto Ecclesi~stico nello stess() odio che andavano attizzando contro le congregazioni religiose - specie còntro i gesuiti - dipingendole al~a credula plebe come covi tenebrosi di immaginari complotti e maneggi a danno' deÌla libertà e dell'indipendenza della patria. Cionondi_meno il coraggioso ed esperto teologo, coll'aiuto di Dio, aveva finallora trionfato di tutto e di tutti, ~ se ora doveva cedere ·le armi, la Provv~ denza già gli aveva inviato in D. Cafasso chi poteva degnamente raccoglierle ed impugnarle a sua volta. Ciò ben conoscendo -il teologo Guala, volentieri affidò al diletto ·suo ripetitor~ l'incarico di tenert;~, oltre la conferenza privata del mattino, anche la principale e pubblica della sera. Come il Venerabile rispondesse alla fiduci~ del suo superiore vedremo fra poco; pe.r ora, Q. darne un'idea basti il seguent.e fatto. Il povero rettore, di cui s'era a lungo invano sperata la guarigione, dalla paraliei alle gambe era infine stato ridotto a nçm poterai più flluovere senza aiuto. Su di un seg~iolone a rotelle, egli si faceva talora condurre i_n giro' per il :Convitto, a fine di distrarsi alquanto. Un giorno passando davanti all'aula della scuola ne fece aprire l'uscio; vi girò . per entro l'occhio, e soprappreso da profonda melanconia al confronto del suo triste stato presente coi bei giorni quando veniva a tener C?nferenza, mormorò scoraggiato qualche frase sulla fugacità del tempo e sull'umana miseria. Ma ad un tratto scomparve la nube çhe gli aveva oscurata la fronte, si fece ilare in volto, e disse al fido servo che l'accompagnava e che poi riferì la cosa :. « Ora però c'è uno di cui posso fidarmi. Ho un successore che fa meglio di me!-;. E cosi era infatti., Lasciata la scuola, il Guala aveva conser- -yato ancora per qualche tempo il governo del Convitto, ma poi anche questo andò gradatamente rimet~endo nelle man_i del Veoerabile. A 1'\li poco a poco fu devoluta l'accettazione dei convittori e la vigilanza su di essi; , l'assunzione in servizio ed il licenziamento dei servi; le modificazioni d'orario e di regolamento t qua41to insol!lma a-veva attinenza col buon andamento morale dell'istituto. A chiunque fosse venuto a fargli proposte, a chiederg1i permessi o favori, oppure pareri su affari di qualche importanza - fossero servi o superiori, anche anziani - il rettore, mandandoli drl giovane suo supplente, diceva: Ite ad Josèph. E ciò che D. Giuseppe Càfasso faceva era ben fatto; non soltanto· per la giusta stima che il Guala aveva di lui, ma altresl per la con~ordanza d'idee e di sentimenti scoperta_si fra loro fin dal prim()< conoscersi, e che nella, lunga convivenza si era fa~ta sempre più intima e piena. Non è quindi a •stupire, se il Venerabile divenne altresì il depositario di tutti i segreti del _Guala; il continuatore prudente delle.numerosissime s~e opere di beneficenza, . ànche le·
12 eot'}solata 1più delicate e gelose; l'incaricato della particolare ai lui corrispondenza; il padrone del suo cuore e, fino ad un certO punto, della sua borsa. Ma di questa sua posizione privilegiata ben si può dir~ che egli sostenesse tutta la fatica e soffrisse tutte le·spine, §_enza trarne per sè altro vantaggio che un grande accrescimento di meriti près.so il Signore. Perfino l'onore ne allontanava da sè, con quella dignitosa e pur cosi vera umiltà in cui fu insuperabile, tutto operando con si calma naturalezza e prudente opportunità, da non far quasi avvertire, nonchè pesare, l'autorità di cui era investito, e éhe .sempre dimostrò di esercitare in nome del Guala. Anche quando la malattia progredi~nte oominciò ad inde- ·bolire alquanto le facoltà mentali del venerando inferno; a renderlo un po' irrequieto e meno padrone .di sè, D. Cafasso non cessò di riconoscerlo in ogni incontro COD;le superiore e• padre, consultandolo con ogni pa- . zienza; comunican~ogli e sottoponendo alla sua approvazione quanto egli andava facendo. Dai dìpendenti ..eoi esigeva pure per il Guala ogni più ossequente.riguardo: « Guai, fu deposto da testi oculari, se udiva una parola men che rispettosa verso di esso;· ne provava una pena infinita ». Mentre egli stesso al p·overo rettore usava le più delicate attenzioni di un esemplare figlillolo « prodigandogli tutte le cure; si nello spirito che nella persona», animava tutti a ben comportarsi per confortarlo. «Nell'esortarci a fare il nostro dovere, attesta un te.stimonio, D. Cafasso aggiungeva· sempre di farlo anche per con: solare il rettore; come nel correggerci ci faceva osservare che le nostre mancanze facevano pena al medesimo ». Se talora egli si valeva del suo ascendente sul Guala, era unicamente per ottenere qualche speciale favore ad pn convittore degno di riguardi; oppure per far partecipare pi~ largamen:te ,i suoi protetti, e principalmente i ~carcerati, alle generose elargizioni del rettore. Nelle orè libere i convittori andavano ·talora in buon numero a -tener compag.qia al malato. « D. 0afasso1 scrisse uno di essi, si metteva fra loro·, e facendo, ' per es~~pi~, cadere il discorso ~ui poveri carcerati, diceva: oggi li ho visitati tutti e non c'è male; ma ne U:ovai uno con appetito formidabile ; un altro trovavasi in un paio di calzoni tanto sottili che batteva precipitosamente la 1 solfa coi 'denti. E tutti ridevano saporitamente (ben sapendo dove il servb di Diovolesse venirne). Intanto il Guala conchiudeva dicendo: Fate pure, fate pure... E con questo D. Càfasso otteneva nuovi soccorsi ·per i suoi carcerati ». Il teologo Luigi Guala, assai peggiorato fin dal principio ,di quell'anno e preso da leggera apoplessia il 4 novembre, mori santamente, com'era vissuto, il 6 dicembre 1848. Ma se là· perdita dell'illustre e valoroso saçerdote fu segnata da ,un largo compianto, essa non ingenerò nel suo istituto quel, sia pure passeggero, turbamento che lascia d'ordinario la scomparsa di un capo. D. Cafasso era infatti da lungo tempo di ·fatto il rettore solerte ed amatissimo del-Convitto e tale divenne subito anche per titolo, in virtù di decrèti arcivescovili che - _confermando la volontà dell'estinto - chiamavano altresì il ~enerabile a succedergli in ·tutte le altre sue car;iche. Il Guala l'aveva inoltre lasciato esecutore delle sue ultime disposizion.i, ed erede della cospicua sostanza accumu~ata nelle sue mani da legati e donazioni di persone facoltose, e destinata a pii scopi. · Così di passo in passo, senza ch'ei facesse il menomo sforzo per salire,. la. divina volontà aveva èondotto, come per mano, il Venerabile a quel pòsto eminente in cui lo voleva collocato, affi.nchè potesse compiere nella sua pienezza l'altissima missione alla quale l'aveva chiamato: la missione, cioè, di verò riformatore e' correttore dell'insegnamento di teologia morale e dell'educazione del giovane clero ·in Piemonte. All'opera grande'egli aveva potentémente concorso a dare solide fondamenta nella sua qualìtà di , coadiu~ore e di supplente del Gtiala, ed ora, a lui succeduto, si accingeva a proseguirla e coronarla, con quello straordinario spirito di costanza e quella meravigliosa eguaglianza
78 1ll eo.,solata e fortezza di caJ."attere, . che fu distintivo spiccatissimo di D: Cafasso daWuso di ragione alla morte, ed è, fra i mezzi umani, il più sicuro segreto di ogni splendida riuscita. J (C~tinua) CRONACA MENSILE ~ DEL SANTUARIO ,Grule retlentl rlferlle alla ucre•tla del santuario Torino. - « Il 21 dello scorso febbraio, il soldato GIUSEP.PE SAVOIA del 17° reggi- .mento di cavalleria veniva ricoverato all'ospedale militare di Torino. Era colpito da gravissima polmonite, la quale, violenta quanto mai nel suo decorso e resistendo ·alle ~ cure assidue ed illuminate dell'ufficiale medico, condusse_in breve l'ammalato a pericolo estremo di vita, cosicchè al terzo giorno di sua permanenza all' ospedale si credette necessario amministrargli il S. Viatico. Venne allora dato telegraficamente avviso alla famiglia del gravissimo stato dell'infermo, il quale andò ancora peggiorando così che la mattin.a del 26 il medico ne presagi vicina la fine. Il povero Savoia giaceva immobile, coll'occhio vitreo, so~ocato dal rantolo dell'agonia, senza dar segno di conoscenza. L'ufficiale medico, constatata la nessuna efficacia dell'iniezione di canfora praticatagli un'ora prima, raccomanda agli astanti il malato, di cui ritiene disperato il caso ed imminente la motta. «Io mi tr~va:vo vicino al moribondo, da me assistito nell!!- breve malattia, e pensavo · al grande dolore che avrebbero provato i suoi genitori, se il figlio fosse morto·lontano da loro, all'ospedale, quando mi balenò alla mente il pensiero di ricorrere alla Consolata, a:ffinchè volesse risparmiare tanta amarezza al cuore di quei poveri parenti. Immediatamente feci voto che sarei andato a ricevere la santa comunione nel santuario della Consolata in compagnia del povero moribondo, qualora questi riavesse la salute. Nel frattempo gli veniva amministrata la Estrema Unzione. « Avevo appena internamente pronunciata· la mia promessa alla Vergine' Consolatrice, ed ecco che ad un tratto il malato ripiglia un po' di forza, torna alla conoscenza, cessa dal rantolate, bacia con divozione il crocefisso e l'immagine di Maria SS. che gli presento. Il miglioramento, che si potrebbe giustamente chiamare un passaggio da morte a vita, avvenne in modo del tutto improvviso, contro ogni previsione dei medici curanti. In giorn11-ta sopravenne il padre, e la sua visita al figlio diede luogo ad una scena tenerissima, indescrivibile. « ln pochi. giòrni il Savoia si rimise tanto da poterai alzare, e volle accostarsi alla mensa eucaristica nella chiesa dell'ospedale, non consentendogli ancora le sue forze di andare al santuario della Consolata. Vi si recò poi con ine prima di partire per andarsLa ristabilir pienamente in famiglia. Restò buon tempo ai piedi della taumaturga immagine, immerso in un dolce pianto, che diceva i sentimenti della sua anima riconoscénte.· « Di tutto sia data lode alla Vergine Consolatrice. « Soldato CLERICO GIUSEPPE della l• Compagnia di Sanità •. A quanti ciportano offerte, o ce le mandano per posta /ac-· cian,o viva preghiera di volercz' indicare ogni volta se esse sono pel santuario oppure per le Missioni della Consolata in A/n'ca. Breyi relazioiji di grazie PERVENUTE ALLA·sACRESTIA DEL SANTUARIO Coazze. - I coniugi E~nLlA e DOMENICO LussiANA professano tutta la l_oro gratitudine alla Consolata, che visibilmente custodi la vita - del loro figliuoletto Silvio. Colpito da 'violenta difterite, era in urgente pericolo di vita, quando la madre desolata lo _yotòalla Vergine SS. Con-
./ solatrice, promettendo L. 25 per salvare un moretta d:' Africa., se aveva. s,a.lvo il figlio. Ed infatti i genitori attribuiscono soltanto a Maria. SS. se hanno ancora fra. loro il diletto Silvio, sano e vispo coine prima. Felici, inviano la somma promessa, chiedendo alla gran Madre di Consolazione che continui su di lui la sua protezione. Torino. - RoBIANA MAURIZIO, colla spensieratezza dei suoi otto anni, postosi un chiodo in bocca nel trastullarsi, questo gli scivolò giù nella gola, e per un caso strano ' quanto terribile, andò a conficcarglisi nel polmone sinistro. Uno dei più illustri nostri professori, con tutti i mezzi della scienza chirurgica ne tentò per ben tre volte l'estrazione, ma invano. Il povero fanciullo era @mai condannato a certa, penosissima morte.... Ma l'amor materno che mai non dispera, appoggiato a viva fede· in Maria SS., fece ciò che l'arte salutare era impotente a compiere. La mamma del povero fanciullo lo condusse al santuario della Consolata, e cosi bene seppe implorare la Vergine potentissima e pia, che finalmente il chiodo fatale, smosso dà m&no invisibile, usci dal polmone e dal corpo che tribolava da oltre quattro mesi. Il pic_çolo Maurizio e la mamma sua, felici per tanta grazia, ne ringraziano pubblicamente la divina Consolatrice. Voghera. - MARIA MoscONI si trovava - come ella si esprime - ridotta alla disperazione per una grave malattia del fratello Viviano, suo tutore e su.o unico appoggio nel mondo, essendo ella orfana di entrambi i genitori. Egli aveva subite diverse operazioni chirurgiche all!ospedale di S. Giovanni ed al militare di Torino, ma con esito poco favorevole, tanto che i dottori stimavano che o non sarebbe guarito, o nella più favorevole ipotesi sarebbe rimasto inabile alle sue solite occu: pazioni. La povera giovane pen,sò che-soltanto la Consolata poteva salvarle l'amatissimo fra· tello, ed a Lei ricorse c6n àrdenti preghiere. Pienamente,esaudita, sente il bisogno di esprimere pubblicamente la sua riconoscenza alla SS. Vergine' Consolatrice per la grazia che chiama prodigiosa. Castelnuovo d'Asti. MARCHISIO TERESA ringrazia con tutta l'effusione del cuore la Consolata per una serie di grazie, di cui una, per interessi, importantissima, nel 1900: Nel febbraio 1903 ebbe salvo il figlio Attilio da pericolosa laringite,· ' nel luglio dello stesso anno ottenne per se stessa la guarigione da un inale insidioso che molto la tormentava, e finalmente nel 1906 con fervide preghiere impetrò di schivare una doJorosa e delicata ope· 79 razione chirurgica che pareva inevitabile, riuscendo a ricuperare anche senza la medesima. la salute. Red Lodge, (Montana U. S.) - « Il mio RAIMONDINO colpito da gravissima malattia era disperato dai medici, che prevedevano imminente una catastrofe. Nel frattempo io, che lavoravo in una miniera di carbone, per un disgraziato accidente mi portai via mezzo il dito pollice, ed oltre lo spasimo ero tormentato dal fondato timore del tetano. Chiesi alla Consolata. di Torino la grazia di voler far guarire me ed il mio p~cc9lo Raimondo, colla promessa. di farle un'offerta. Ed ecco che fatta appena la pr~ghiera, cominciammo a migliorare, ed·ora io ed il mio bimbo siamo perfetta- .mente guariti. Ademp~o quindi ben volentieri alla mia promessa inviandole un'offerta di L. 20, con preghiera di pubblicare le grazie. «B. SERRA». Torino. - In sul mezzogiorno del 15 giugno 1906 il giovanetto AIMONE GIUSEPP,E percorreva via Garibaldi, tornando dal lavoro. Lasciatosi vincere dall'infelice idea di attaccarsi dietro un automobile, percorse così un tratto di strada, finche il veloce veicolo, dovendo scartarsi p.er lasciar libero passaggio ad un carrozzone del tramway, diede al malcapitato una spinta che lo lanciò davanti al carrozzone stesso, quando il manovratore·non era ·più .in tempo ad arrest~trlo. Rimastovi sotto, il povero Giuseppe fu trascinato per qualche metro..... Quando infine pote essere tratto di là da una guardia civica, con meraviglia e soddisfazione vivissima dei p,resenti alla rapida e penosa scena si trovò che egli non aveva riportato altro male che un grande spavento. La mamma dell'Aimone ha la buona abitudine di raccomandare ogni dì i suoi figliuoli alla Consolata, affinché li tenga !\ella sua santa custodia, ed a ciò la brava donna attribuì la salvezza del suo Giuseppe nel doppio pericolo da lui corso. Bagnolo. - ALBERTENGO DOMENICO affetto da grave male fin dal 1904, dopo esperite in- .vano tutte le cure si trovava così tormentato da desiderare la morte. In tanta desolazione ebb~ la buona ispirazione di ricorrere alla Consolata con fervide preghiere e colla promessa di offrire L. 10 per le Missioni d'Africa, ove avesse ottenuto la guarigione·. Pochi giorni dopo si trovò migliorato e si avviò a guarigione che ora ha pienamente raggiunta. Compie quindi con grato anim? il suo obbligo, chiedendo eziandio la pubblicazione della grazia. ·Ghisiarengo. - «In ringraziamento di promess,a fatta, ren.do pubbliche grazie alla Con-
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