70 Jl1 eo.,solata quanto' t'ho insegnato?- Sì, padre: ricordo tut.to benet ma l'acqua di Dio... e titubante non proseguiva. - Ebbene, che vuoi dire? l'i rincresce divenire figlio di Dio? - No, no... ma... .Alfine lo indussi a spiegarsi. Gli era venuto iii mente che per battezzarlo fosse necessario immergerlo nel fiume, ciò che col male che aveva addosso gli riusciva alquanto ostico. Poverino! Lo rassicuro, e dopo avergli fatto ripetere gli atti di conbizione e di fede, lo battezzo chiamandolo Carlo P ..., nome di un generoso benefattore che nella sua umiltà non vuoi essere pupblicato. I~ ragazzo parve come trasfigurato dalla gioia : mi promise di dire mattino e sera il Pater, e d'essere paziente e rassegnato. , E mantiene la promessa: le sue ossa non sono più ricoperte che dalla pelle, ed il cancro prosegue a divorargli la faccia. Ma penso che ben presto la bell'anima se ne volerà in paradiso. * * * Tenevamo d'occhio da un pezzo due vecchi decrepiti, marito e moglie, che la morte pàreva avere dimenticati, giacchè èullavano ora sulle ginocchia i bimbi della loro quarta generazione. Naturalmente essi non si allontanavano più dal loro -yillaggio, 1 ma facevano gran festa vedendovi comparire la bianca sottana del missiona.rio o i candidi veli delle suore. Però, a parlar loro della necessità del battesimo facevano entrambi le smorfie; il vecchio specialmente, di carattere burbero, domandava se quest'acqua di Dio che tanto noi magnificavamo, ·fosse per avventura capace di rendergli i denti perduti o le forze delle membra intorpidite..... I poveretti ci facevano gran pena, ed alla missione venivano particolarmente ricordati nelle preghiere, affinchè la Consolata facesse Lei ciò che la nostra incapacità non arrivava a fare per la loro conversione. E la gr~~:zia venne. Un bel giorno, .recandomi ai villagi da quelle parti, trovo il mio vecchione che appoggiandosi al lungo bastone kikùiu con .ambe le braccia ed una sp~lla ancora, se ne veniva lento lento, strascicando i piedi per la strada che oonduce alla missione. - Gatobe, gli dico, come mai tu qui? --:- È da te, padre, che volevo venire, mi risponde, giacchè io e mia moglie abbiamo deciso di farci cristiani. - Sediamo entrambi sulla proda della strada, e tra una presa di tabacco e l'altra, c' intratteniamo in lunghi parlari di Dio e della dottrina cristiana; cosi bel bello preparo Gatobe al battesimo , che tuttavia non stimo di conferirgli subito. Ma ogni due giorni mand~ le suore a casa sua, affinchè compial(o anche l'istruzione della di lui moglie Gnagakiera, e mi informino del loro stato. Di li a non moito esse trovano i due , . vecchi, ora ferventi catecumeni, raggomitolati intorno al fuoco nella loro capanna, tremanti sotto le strette di una febbre che li poteva portare all'altro mondo da un momento all'altro. In vista del pericolo, le buone suore li battezzano, imponendo - secondo le istruzioni avute - a Gatobe' il nome di Gaudenzio X..... ed a Gnagakiera quello di Giovanna, lasciando i poveri vecchi neri in indicibile consolazione. Quel giorno era proprio benedetto da Dio in modo particolare. Ritornandosene le suore col cuore ripieno di santa letizia per la grande azione compiuta, trovano per istrada una povera madre piangente, la quale cullava nelle sue braccia una bambina moribonda. « Ringraziai di nuovo con tutta l'effusione del cuore il buon Gesù e la cara Consolata - mi diceva poi una delle suore - e quindi, mentre la mia c~mpagna intratteneva la donna in discorsi, io, tremante per l'emozione, rendevo santa l'anima della piccola moribonda, amministrandole il santo battesimo. E chiamavo la nuova cristiana Secondina ». Cosi in quel giorno tre anime venivano salvate nel nome di una sola famiglia di benefattori delle nostre missioni. * * * Era uno splendido mattino, di quelli in cui l'animo nostro, forse impressionato dalla
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