12 eot'}solata 1più delicate e gelose; l'incaricato della particolare ai lui corrispondenza; il padrone del suo cuore e, fino ad un certO punto, della sua borsa. Ma di questa sua posizione privilegiata ben si può dir~ che egli sostenesse tutta la fatica e soffrisse tutte le·spine, §_enza trarne per sè altro vantaggio che un grande accrescimento di meriti près.so il Signore. Perfino l'onore ne allontanava da sè, con quella dignitosa e pur cosi vera umiltà in cui fu insuperabile, tutto operando con si calma naturalezza e prudente opportunità, da non far quasi avvertire, nonchè pesare, l'autorità di cui era investito, e éhe .sempre dimostrò di esercitare in nome del Guala. Anche quando la malattia progredi~nte oominciò ad inde- ·bolire alquanto le facoltà mentali del venerando inferno; a renderlo un po' irrequieto e meno padrone .di sè, D. Cafasso non cessò di riconoscerlo in ogni incontro COD;le superiore e• padre, consultandolo con ogni pa- . zienza; comunican~ogli e sottoponendo alla sua approvazione quanto egli andava facendo. Dai dìpendenti ..eoi esigeva pure per il Guala ogni più ossequente.riguardo: « Guai, fu deposto da testi oculari, se udiva una parola men che rispettosa verso di esso;· ne provava una pena infinita ». Mentre egli stesso al p·overo rettore usava le più delicate attenzioni di un esemplare figlillolo « prodigandogli tutte le cure; si nello spirito che nella persona», animava tutti a ben comportarsi per confortarlo. «Nell'esortarci a fare il nostro dovere, attesta un te.stimonio, D. Cafasso aggiungeva· sempre di farlo anche per con: solare il rettore; come nel correggerci ci faceva osservare che le nostre mancanze facevano pena al medesimo ». Se talora egli si valeva del suo ascendente sul Guala, era unicamente per ottenere qualche speciale favore ad pn convittore degno di riguardi; oppure per far partecipare pi~ largamen:te ,i suoi protetti, e principalmente i ~carcerati, alle generose elargizioni del rettore. Nelle orè libere i convittori andavano ·talora in buon numero a -tener compag.qia al malato. « D. 0afasso1 scrisse uno di essi, si metteva fra loro·, e facendo, ' per es~~pi~, cadere il discorso ~ui poveri carcerati, diceva: oggi li ho visitati tutti e non c'è male; ma ne U:ovai uno con appetito formidabile ; un altro trovavasi in un paio di calzoni tanto sottili che batteva precipitosamente la 1 solfa coi 'denti. E tutti ridevano saporitamente (ben sapendo dove il servb di Diovolesse venirne). Intanto il Guala conchiudeva dicendo: Fate pure, fate pure... E con questo D. Càfasso otteneva nuovi soccorsi ·per i suoi carcerati ». Il teologo Luigi Guala, assai peggiorato fin dal principio ,di quell'anno e preso da leggera apoplessia il 4 novembre, mori santamente, com'era vissuto, il 6 dicembre 1848. Ma se là· perdita dell'illustre e valoroso saçerdote fu segnata da ,un largo compianto, essa non ingenerò nel suo istituto quel, sia pure passeggero, turbamento che lascia d'ordinario la scomparsa di un capo. D. Cafasso era infatti da lungo tempo di ·fatto il rettore solerte ed amatissimo del-Convitto e tale divenne subito anche per titolo, in virtù di decrèti arcivescovili che - _confermando la volontà dell'estinto - chiamavano altresì il ~enerabile a succedergli in ·tutte le altre sue car;iche. Il Guala l'aveva inoltre lasciato esecutore delle sue ultime disposizion.i, ed erede della cospicua sostanza accumu~ata nelle sue mani da legati e donazioni di persone facoltose, e destinata a pii scopi. · Così di passo in passo, senza ch'ei facesse il menomo sforzo per salire,. la. divina volontà aveva èondotto, come per mano, il Venerabile a quel pòsto eminente in cui lo voleva collocato, affi.nchè potesse compiere nella sua pienezza l'altissima missione alla quale l'aveva chiamato: la missione, cioè, di verò riformatore e' correttore dell'insegnamento di teologia morale e dell'educazione del giovane clero ·in Piemonte. All'opera grande'egli aveva potentémente concorso a dare solide fondamenta nella sua qualìtà di , coadiu~ore e di supplente del Gtiala, ed ora, a lui succeduto, si accingeva a proseguirla e coronarla, con quello straordinario spirito di costanza e quella meravigliosa eguaglianza
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