76_ llt eoflSO(ata ' 'cecurati producevano un gran bene fra le popolazioni. E s~ccome anche colle parole essi non rifinivano di lodare il maestro che onor_avano ,colle opere, ben presto si sparse per tutto il Piemonte la fama che nel Convitto Ecclesiastico· di Torino vi era un ripetitore di straordinaria dottrina « e tanto buono che pareva un santo·».' Cosi, con crescente soddisfazione di tutti, durarono· le ·cose fino al principio dell'anno scolastico 1843-44, quando il teologo Guala, la.cui salute a,ndava da tempo deperendo, si trovò nell'impossibilità di ripren~ere l'insegnamento. Prima che dagli anni, la robusta fibra10del valoroso sacerdote era stata logorata dall'intenso lavoro durato fin dalla sua giovinezza nel sacro ministero e'nella bene- ~cenza; dalle strenue lotte da l,ui sostenute per combattere i mali _del tempo, e per iniziare la grande rifqrma dell'istruzione e dell'educazione del giovane clero in Piemonte. Se i rigoristi erano stati fieri detrattori ed osteggiatori dell'opera sua, altri non meno l!oCCaniti e forse più audaci avversari essa aveva avu1;o nei' sedipenti liberali,_affigliati alle sette. Questi non aveano mai perdonato al Guala, nè ~gli perdonarono fino all'ultimo suo respirQ, di essersi colla vigorosa sua azione personale e col suo Istituto opposto allo spirito empio e 99vversivo della rivoluzione, ed avevano involto lui, che appellavano il gesuitante, èd il ponvitto Ecclesi~stico nello stess() odio che andavano attizzando contro le congregazioni religiose - specie còntro i gesuiti - dipingendole al~a credula plebe come covi tenebrosi di immaginari complotti e maneggi a danno' deÌla libertà e dell'indipendenza della patria. Cionondi_meno il coraggioso ed esperto teologo, coll'aiuto di Dio, aveva finallora trionfato di tutto e di tutti, ~ se ora doveva cedere ·le armi, la Provv~ denza già gli aveva inviato in D. Cafasso chi poteva degnamente raccoglierle ed impugnarle a sua volta. Ciò ben conoscendo -il teologo Guala, volentieri affidò al diletto ·suo ripetitor~ l'incarico di tenert;~, oltre la conferenza privata del mattino, anche la principale e pubblica della sera. Come il Venerabile rispondesse alla fiduci~ del suo superiore vedremo fra poco; pe.r ora, Q. darne un'idea basti il seguent.e fatto. Il povero rettore, di cui s'era a lungo invano sperata la guarigione, dalla paraliei alle gambe era infine stato ridotto a nçm poterai più flluovere senza aiuto. Su di un seg~iolone a rotelle, egli si faceva talora condurre i_n giro' per il :Convitto, a fine di distrarsi alquanto. Un giorno passando davanti all'aula della scuola ne fece aprire l'uscio; vi girò . per entro l'occhio, e soprappreso da profonda melanconia al confronto del suo triste stato presente coi bei giorni quando veniva a tener C?nferenza, mormorò scoraggiato qualche frase sulla fugacità del tempo e sull'umana miseria. Ma ad un tratto scomparve la nube çhe gli aveva oscurata la fronte, si fece ilare in volto, e disse al fido servo che l'accompagnava e che poi riferì la cosa :. « Ora però c'è uno di cui posso fidarmi. Ho un successore che fa meglio di me!-;. E cosi era infatti., Lasciata la scuola, il Guala aveva conser- -yato ancora per qualche tempo il governo del Convitto, ma poi anche questo andò gradatamente rimet~endo nelle man_i del Veoerabile. A 1'\li poco a poco fu devoluta l'accettazione dei convittori e la vigilanza su di essi; , l'assunzione in servizio ed il licenziamento dei servi; le modificazioni d'orario e di regolamento t qua41to insol!lma a-veva attinenza col buon andamento morale dell'istituto. A chiunque fosse venuto a fargli proposte, a chiederg1i permessi o favori, oppure pareri su affari di qualche importanza - fossero servi o superiori, anche anziani - il rettore, mandandoli drl giovane suo supplente, diceva: Ite ad Josèph. E ciò che D. Giuseppe Càfasso faceva era ben fatto; non soltanto· per la giusta stima che il Guala aveva di lui, ma altresl per la con~ordanza d'idee e di sentimenti scoperta_si fra loro fin dal prim()< conoscersi, e che nella, lunga convivenza si era fa~ta sempre più intima e piena. Non è quindi a •stupire, se il Venerabile divenne altresì il depositario di tutti i segreti del _Guala; il continuatore prudente delle.numerosissime s~e opere di beneficenza, . ànche le·
RkJQdWJsaXNoZXIy NTc1MjU=