Aprile 1907 .lX. N. 4 Ar..:I3.0 Ddi<t>ioBo Mef1sile periodico •'- 7 ESCE AL PRINCIPIO DEL MESE TELEFONO INTERPROVINCIALE N DIREZIONE . CONSOLATA PIAZZA nELLA TOHTNO ~.:.._ ____
a UJIW" e uean a a ses:t;e••• euAia*als a"""- OFFERTE per ~e MISSIONI d~lla CONSOLATA IN AFRICA E PER ABBONAMENTO AL PERIODICO Torino: Enrichetta Martinolo Pezn, 3; Brusa · Catterina, 5; Famiglia Morteo, 5; Luigi Taglione, 2,50 ; Faso li Costanzo, 5; Baronessa Gandolfo n. Canoccio di Monale, 3; Riscondini Clemenza, 3; Famigha Mandrile, 5; Sorelle Martino, 3; Clerico FraMesea ved. Trivero, 5; P. Pio Aasom, 5; Vittoria Franco!s, p. g. r., 5; Mazzola Giuseppe, 20; N. N., lO; Elena Savoia, 2 ; Adolfina Sormano, 2,50; Nobile Giovanna, 2; Henry Enrichetta Allais, 5; 'Sandrone Felicit!t' 5; Maria Laiolo, 2 ; Ida Beehis, Vogliotti, 1,50; Mo Maria, 2; Demarchi Solla, 2: M&rlini Felicita, 2; Milano Annetta, 2; Pa · racchini Angeb., 2; Giuseppe . Combetti, 5; Chiaberta Giuseppe, 5. Cambiano: Fratelli Feiles 2 -Varzo: A·.tonio Stoppani, 4.50- Vinadio:Morero Anna, 2- Pallanza: Franzini Anna M., 1,80- Carmsgnola: Tuninetti Pietro, 2- Capua: Maria Sementini, 3 ·- Cartigliano: Brutto Maria, l - Varese: Al- ~srtina Summaruga, 3 - Racconigi : Marchiaio Emilia, 2- Cuneo: Isabella Toaetti, 2,50·; Suor Damiana An(ossi, 2,~0 - 8. Damiano Il'Asti: N. N., l: Castagnone Costanza, 2- Amts Colo: Mar&hetti Teresa, 5 - Ozegna: Giacoletto Teresa, 2,20- Cavallermaggiore: Donalisio Maria, p. g. r. 6 - Scarnafigi: D. Vincenti F. Vicario, 5 - Reggio Emilia: Lucia Walpot Davoli,- 5 ··: Bra: Famiglia Morino fu Modesto, per la Missione della Madonna dei fiori, 5 - Calizzano: D. Clemente Ressi, 2 - Castelmagno: D: Giacomo Mascarello, 2; D. G!llaverna Bernardino, 2 - Est Urlsdalc: Sobrero Enrico impl. gr., 10, Roburent: Galliano Celestino, 3 - Sassari: D. Valentino Antonio~ 2 - Ovada: Torre D. Alfonso, 2,60 - Borgomanero : Teresa Ricca, 2 - A.rona: Suor Maria Francesca Arnaboldi, 3 - Monastero Bormida : Damaria Teresa, 3 - Bt·escia: Sorelle Giz·elli, 3 - Marentino: Gai·- dano Lorenzo, 2- Toseolano: Gattina A. Fosnti, 2 - Valtlobbiadene: Piccolo Maddalena, l - Liyorno : lsolina Canepa Vestri, 5 - Firenze: Rosa Parocehi ved. Fulgeri, 2- Frossasco: Ambrosio Teresa 2 - Cantalupo: Pignatelli Teresa, 2 - La Mo:ra: Prandi Maria, 4 - Milano : Celestina Griseri, 2-Vercelli: Cassanelli Lena, 3 - J,a Ma<ldalena: Binasco Enrico, 5 - Valle Lomellina: Aurora Braccio, 5 - Genova: Piera Galletto, 2- Mango: Suore Asilo, 2 - h'ren : Suor Maria Felicina, 2- Vigliano: Suor Assunta, 2 - Settimo U<>ttaro: Direttrice Asilo, 2 - Milano: Teresa Maccia Carmine. 9- Vezza d'Alba: Mellino Adele, 2 - Agnellengo : Sacchi Catterina, p. g. r., 20. 'forino: Bottigliengo Luigi, 2; V1ttone Antonia, 3 ; Dughera Amalia, lO; Torchio DomeJl-ica, 2 ; Sosia Marianna, 2 ; Teol. Carlo Bov~tro, IO; Benedetto Eleonora, olf. mena. 2; Eugenia Perratone Thermignon, 2; S. U., 2; Amerio Teresa, 2; Pizr.orno Vittoria ved. Manzetti, 6,50; Baravalle Carolina, l; N, N., 20; Maria Novellis, 2; FamigliaGolzi~, 5; Scagliotti Valerio, 2; C!iv. Bi!bo, 2; Q narra 1 Modesta, p. g. r., 5 ; N. N., 5; Cagna Costanza, 2; Fassini Teol. Marco, 5; Teol. Dalpozzo Domenico, 2,50; D~tt. Enrico Ra~ondo, 10 ; Contessa Mar.ianna Incisa di S. Stefano, 2; Rezzonico Eugenio, 5; Emilia Pecco, 2; Carolina Monticelli, 2; Emilia Valetti ved. Musso, 2; Berton Peiroleri, 5,50; Lidi& .Vigliardi Paravia, 2; Burro Eugenia, 2; Rosetta Franco Vigliardi, 5; Rudini Filomena, 2. ' Agnellengo: Sacchi Teresa, p. fl. r. 10 - Givors: Volta Carlo, 5 - Firenze : Vincenzina Pagani, 3 - Ivrea: Lamberti Fietta Mirgherita 5 - Marradi: Marianna Piani Gandini, IO - Stresa: Omarina Teresa, 10 - Mede: Suor Elisabetta, 3,50 - Castiglione Ol!sola : Lucbessa Giovanni, 3 - Casalborgone : Una figlia di Maria, 2 • Caragnatatnba : Pimenta Ermenet gilda, 3,50 - Olgiate Molgora: Ferredani Serena, 2 - Vinovo: Fornasio Camilla, 5 - Fobello: Albertetti Battista, 5-Antignano d'Asti: Betta Adelina, 4,50- Cellarengo d'Asti: D. Massano, 11revosto, 2 - 1\Ioncallerl : Cane Maria, 5 - Vigone: D. Nicola Bessone, 2; Famiglia Bosso, 2 - Grugliasco: Mangiardi Antonio, p. g. r., 5, Mn~zano: .Carlin D. Federico, parroco, 6 - Strambino: Berardi ved. Alessandrina, p. g. r." lO - Pamt)arato: Prato D. Carlo, in,ringraziamento, 5- Cnneo.: D. Fl"aneesco Richieri, 1,60 -Neive: D. Rfl.spino Antonio, 2. Vercelli: Paolo Baratto, 2- Ceva: Suor Tonello, 2- Settimo Vittone: Vilhnis Antonietta, 2 -Ronco: Boggio Petronilla, 3 - Chiavari: Suore Domenicane francesi; 3 - Agliè : Sorelle Vaschetli, 2; Reynaudi D. Giuseppe, 2 - Drozzolo: Giuseppe Albricot, impl. g., 2- Casanova Elvo : Gabbiate Teresa e Serafina, 2,50 - Asti: Picena Maddalena, 2,50 - Carrù : Sorasio cay. Lorenzo, 3 - Levaldigl : D. Seiolli Stefano, 2 • Racconigi: Prof. Domenico Fontana, 5- Cuneo: Giordano Bianco Margherita, 3- Ponte Moriano: Cocito Luigj, 3 - Viareggio: Lucia Vischi, 5 - Milano: Giuseppina Giulini, 20 - Napoli: In- '· ·.
~~ns~Iata PERIODICO RELIGIOSO MENSILE ~ ' DffiEZIONE ~~ 801\ci::M:ARIO j Dalle Missioni della Consolata in Africa: La prima oamPIAU' DELL' CONSOL'T' ~ pana al Kénya - Cenni biografici del Venerabile Giuseppe n n n n Cafasso - LaprlmaveramisticadeiNoveSabatiinon<iredella , Consolata - Brevi relazioni di grazie pervenute alla sacrestia TORINO J del santuario - Indulgenze a chi visita il santuario nel mese di aprile - Orario delle Sacre Funzioni pel mese di aprile. -~"'''1:/J,,,,.J,=~ ( 0/}'er.le per le miaaioHi della Conaola~a iH A}'rioa• ••• ' Dalle Missioni della Oon~olaba IN AFRICA ~~-F\Y~--- LA PRIMA. CAMPANA Al KÉNYA ~ Oontinuiarpo la storia interrotta, per ragioni di spazio, ad uno dei più drammatici suoi episodi. La penna del padre Filippo Perlo, che dipinge ciò che descrive, dopo 'averci fatto ammirare nei portatori della , campa~a una. costanza sorprendente in poveri selvaggi, ci mo- ' stra un popolo esaltat? da una gioia purissima la quale è, in fondo, u:no sfancio di fede, un désiderio intenso di , mèglio conoscere e servire ·n Signore. «Facendo giungere agli Akikùiu il SUOnO di ·queste campa~e, sarà COrll\3 se noi stessi li invitassimo alla fede ed alla preghier;t..• E Dio tien conto della più piccola azione da noi fatta a fine di estendere il suo regno , .' Queste belle parole dette dal nostro venerat9 Cardinale A.rCivescovo alla benedizione ••• l delle sette campane del Kénya, risuo1 nino qual fausto augurio pasquale per . tutti i benefattori; grandi e piccoli, l delle nostre Missioni, e la &anta letizia dei poveri n'eri si riverberi nel loro l cuore. ========•O======~ SOMM ARTO: Lefonti del coraggio- La oampana riparte - Nuovi ostaooli: la tormenta e ·t'elefante - Arrivo alla segheria - .IHoo~ 1 minoian le liete note - Utta scossa elettrica - La oan:zone della oampaHa __.: Ingresso trionfale a Vami'J_ògo - Cento uomini per tirar/a sul oampanite1 - Chiaophiere e /'alli - .Evviva l evviva : la oampana sguillal - Tutti suonatori - I savi ed i I'Jiriooliini - Suona, suona oampa••al - Il colmo dl,lla festa - Conolusione pratioa - Il primo Angelus al Kénva. , Al pazzo terrore c4e aveva invasi e sbandati i poveri portatori succede un po' di · i'i:flessione. E siccome il loro stesso isolamento ·accresceva la· paura, si raccolgono, e al ritrovarsi ancor tutti vivi. si rincorano alquanto e trovan la forza di concertarsi sul da fare. L'avanzare .colla campana non è proposta. ché venga pur messa in·discussione; ma d'altra parte nessuna soluzione un po' -pratica. si presenta ai loro cervelli.scombus-
50 solati. Per fortuna, dopo molti dibattiti, Ngume, il capo carovana, si ricorda che ad una giornata di distanza dal luogo in cui ora si trovavano c'è la nostra Stazione industriale della segheria presso Tùsu, e propone di portarsi colà tutti insieme a cercar viveri e aiuto d'altri portatori e sopratutto- il che senza dirlo lascian trasparire da tutte le parole-un po' di c~raggio. Raramente avviene che la proposta di uno incaricato di comandare, sia dai suoi soggetti accettata con tale unanimità e tanta prontezza. Senz'altro· discu- . tere o riflettere, partono tutti, quasi di corsa, senza più rivolgere indietro lo sguardo; senza neppur un saluto alla campana tanto aspettata, e per cui han finallora lottato e sofferto... E ciò sempre per la paura di quei morti. Per via però un po' di rimorso incomincia a flj.r;~i sentire nel cuore di Ngume,' il quale, divenuto più pensoso, ne fa cenno. con quegli che lo precede, e di parola in parola - essendo alquanto sminuita la gran pauracoll,-allontanarsi dà quei cadaveri- cresce in loro il sentimento di vergogna a pre~ sentarsi così alla segheria di Tùsu, a r~1 tornar cosi, nel paese. FinahJ;~ente uno si arresta; gli altri istintivamen~e gli si ag~ grnppanointorno e fanno una cira (adunanza), conclusione della quale si è che quattro dei portatori si decidono a tornare indietro al campo fatale a custodia della campana, Iilen: tre gli altri seguiterebbero in tutta fretta ·per la segheria a cercar viveri e uomini. Il drappello d'ei coraggiosi rifà il ca~mino, ingenuamente pensando che fosse necessario 'Custodire una cosa che nessuno al mondo a~rebbe potuto sognarsi d'andar a prendere... -tanto più 1 in quel luogo! Giunti 1!-d una .rispettosa distanza dal fatale spianato, appena che possono frammezzo alle canne di bambù -intravedere la campana, si ar.restano, abbo- .racciano una specie di ricovero con frasche, accendono il fuoco e, quali sentinelle di u~ posto avanzato, s'assidono attorno a. quello a .far la guardia. La paura non li lascia dormire; da mangiarenon ne hanno, e gli stessi discorsi -di solito cosi 'abbondanti - muoiono sulle labbra. Cosi passan la notte e tutta il giorno seguente, assicurandosi ogni tan~o con occhiate di sfuggita che il prezioso deposito a loro affidato è sempre là; ed infatti la campana, ,qual scolta vigile di quel 1e~bo di mondo, se ne·sta torreggi~n te, eretta, quasi cosa vivente, a guardare quei morti, a tener compagnia a quei vivi. Finalmente, .verso' sera, *dalla segheria arrivano i primi soccorsi di viveri, con quanta avidità accolti, ognuno può immaginare. E grazie ad essi q-q.ella not~e e i giorni successivi passano meglio, chè il nero, quando ha da mangiare, non si preoccupa di molte altre cose; per non dire che quando' mangia nessun altra preoccupa~ione esiste per lui. La squ~dra che si era recata alla segheria, al suo arrivarvi, s'era nuovamente suddivisa: alcuni ·colle patate dolci avevano subito fatto ritorno ai compagni di guardia; i restanti proseguirono per Vambogo a cercar soccorso d! nuovi portatori. Soltanto con le patate dolci fu portata la notizia che i sedici niorti' appartenevano ad mia carovana di Mogoiri, organizzata dal ' governo inglese. Essa,·ne~l'attraversare l'alta inontagna, era stata sorpresa dal freddo e dalla tormenta, e - come' in simili circo- ~tanze regolarmente succede a questi indigeni :___ s'era lasciata perdere di coraggio: invece di avanzare ad· ogni còsto, s'era arrestata, e il freddo, invano combattuto con fumiganti tizzoni a cui s'avvinghiano fino a scottarsi, aveva avuto il sopravvento su quei corpi non difesi da alcun vestito, debilitati dalla fatica e non· sostenuti da addatto nutrimento'. Noi - grazie a Dio - nonostante le migliaia di uomini che, per necessità dei nostri materiali impianti e relative ~anute~zioni, abbiam dovuto fin qui organizzare in carovana, non ebbimo ancora un solo uomo perduto; mentre .invece nelle · carovane governative è cosa comune che periscano por· tatori. In certi mesi, quando, di notte, il cielo sereno fa discendere, coll'irradiazione, la temperatura molto in bassò - ·soventi volte sotto zero-oppure durante quelle st~~ogioni
, w eot'}solata 51 iD. eui sogliano scatenarsi uragani e tor·- ~ mente, allora le morti succedono alle morti: cosi da dive,nir vere stragi, e da giustificare il terrore che gli indigeni,dimostrano al-~ l'esser forzati in carovana dal governo, ben sapendo che molti non rivedranno le loro e non è improbabile che fra quei caduti si trovassero dei nostri catecumeni. Che il Signore abbia avuto pietà delle loro anime, e tenuto conto dei desideri di àattesimo che avevano dimostrato alle lezioni catechistiche! Gli alberi ebe l'elèfante abbatte sul suo passaggio Quando tutte queste notizie giunsero, con la squadra tornatavi a cercar soccorso d'uomini, a Vambogo, produsseroriegli abitanti un senso di stupore, di stordimento ; e si temette che sotto l'influsso di quelle ~oci il raggranellamento di altri portatori sarebbesi reso difficile, e forse impossibile. S'avverò invece il contrario. Dapprima le interrogazioni ~ le risposte s'erano alternate e succedute senza fine : - Come è? - È una cosa che non si può dire ; bisogna ve-. derla : Son cose che solo il p~tri può fare. - E pesa molto? - Ih !.. .. non abbiam mai visto niente di simile, così pesante, nè a Nairobi, nè da altri bianchi. Se tutti questi uomini forti non la pote· rono portare, chi sa come deve esser grossa: fu la conclusi.one generale. Ed allora uno stuolo di parenti e d'amici dei primi portatori s'offersero subito; chè la descrizione del peso e delle dif· ficoltàeccitava sempre più il loro ardore; aumentato ancora, se possibile, dalle donne e dalle ragazze, che, curiose per natura loro, non potevano più capire in sè dal desiderio di vedere presto case, e 'i più fortunati al ritorno ,vi faranno )lna malattia; tantochè è già passato in proverbio il dire : È andato in carovana, per annunziare la morte di qualcuno. La carovana che aveva stavolta pagato un si grave contributo all'inesorabile montagna, -era, come dissi, di Mogoìri: una località popolatissima, d~ve noi abbiamo la Missione intitolata alla Màdonna d' Òropa; (J una cosa tale. E i desideri di quelle persone, come sempre e dappertutto succede - per · quanto qùesta gente non sia di carattere molto cavalleresco - finivan d'essere i più impazienti e ·i più efficaci; ragione per cui la nuova carovana si-mise subito in cammino. • Così dopo po~hi giorni il cimitero risu9nav.a dèlle grida dei viventi: la campana fu risollevata con rinnovellato ardore, tratta •
52 J.2 eoflSO{ata - •azj; di mezzo a ·quei cadaveri, e, fra un vociare fattosi' più potente e con un coraggio rimesso a nuovo, si riparti. Ma pareva che tutte le difficoltà della natura congiurassero per interdire a quella povera campana l'ingresso nel Kikùiu. Una tormenta sopraggiunse i portatori, costringendoli ad un nuovo temporaneo abbandono della campana per rifugiarsi fra i bambù, attorno ad uno di quei grandi fuochi che si direbbero sorgere dalla terra ad un battito del loro piede, ovunque questi indigeni si raccolgono: tant'è la prestezza con cui in ogni raggruppamento di essi si elevano le fiamme. Ma prima di mezz'ora il fulgido sole d'oro dell'equatore ricompare fra gli squarciati nembi, rinfonde il suo sospirato calore nelle nere nude membra) e la campana si rimette in moto, pér arrestarsi nuovamente dopo un quarto d'ora, affine di lasciare il passo ad un elefante che vien giù barrendo. Stavolta però là campana tiene il suo posto; chè i portatori, posatala in •tutta fretta e tema in.mezzo al sentiero, si rifugian di nuovo fra i bambù dove - seguendo il metodo dei cacciatori indigeni nelle battute di caccia- dan colpi secchi ed accelerati sulle canne, i quali producono un inel'!plicabile effetto sul colosso che, di regola, si dà a precipitosa·fuga. L'elefante arrivò correndo fino all''incontro della campana; ma alla vista di sì strana cosa, die.de uno 'scarto, cacciandosi nella fitta foresta ed allontanandosi fra alti barriti .e uno schianto degli alberelli come se passasse un ciclone (vedi incis. a pag. 51 . Come Dio volle, si giunse alla segheria· senz'altri notevoli incidenti; al qual punto potevan omai dirsi superate tutte le difficoltà, e considerarsi come a casa. Poichè la strada che a~cor restava da percorrere, e che riunisce il paese di Tùsu con quello di Vambogo, fu fatta da Karòli : basta dir questo per aver una garanzia che su di essa si può camminare. ·Direi di più : questa strada in particolare si potrebbe anche classificare fra le carrozzabili, se si abbassassero certe colline e certe valli si riempissero; se le molte salite al 50 °/0 si o eliminassero e, in ultimo, se la si dirizzasse un po', la s'allargasse alquanto e si munisse di ponti che mancano. Ma queste sono inezie di fronte alla comune delle strade africane, e sopratutto al paragone di quelle che la campana .aveva dovuto seguire fin qui. Un altro pregio, che mi dimenticavo d'accennare, della restante 1 strada, consiste nell'attraversare ch'essa fa, quasi di continuo, paese abitato il che nella lingua di questi indigeni vorrebbe dire località i cui abitanti coltivano campi. E chi passa per la strada, trova nei campi coltivati qualcosa da spilluzzicàre, per tener su le forze ed il morale. Alla segheria l'addattamento alla campana del suo cappello in legno con la necessaria ferramenta per sospenderla e dondolarla, fu l'affare di poche ore, grazie all'attività dei· nostri confratelli ed al moderno macchinario' che è a loro disposizione; così l'impaziente e ora bella carovana potè' cipa·rtire per l'ultima tappa. Il finir della piccola stagione delle pioggia • è qui caratterizzato da violenti temporali che immancabilmente .nel pomeriggio, partendo dal Kénya; - gran facitore d'uragani e tempeste, causa le sue creste nevose drizzate' sotto un cielo equatoriale - e passando per Nyere, si vanno ad infrangere sul Kinangòp, sempre imperterrito alle tante sfuriate del. suo fratel maggiore. Quel ,giorno le nubi temporalesche avevan già percorso i paesi che fan corona a Vambogo e, scar!cativi diluvii d'acqua quali solo conoscono le regioni equatoriali, s'erano squarciate regalandoci uno splendido tramonto di sole quando, portatici dalle folate· del vento, giungono alle nostre orecchie i trilli poderosi di un canto indigeno, frammisto al ripetersi di un suono che le nostre orecchie non eran - da anni - più usate ad udire, 'ma che il cuore beri conosceva..·... Fu come al passare di una scossa-elettrica: tutti della Missione son fuori a guardare. nella direzione del rumor t\ : là in .fo:qdo sulla via di ~ùsu, òve si 1disegna una lunga macchi~ nera che s'avanza: è la campana!... è la ca~pana !..: Ed i boys· e i lavoratori giù a
rotta di collo per la china, mentre i cant~ ed il suono si fan più distinti e la folla va ingrossandosi di nuovi accorrenti che sbucano dai lati della via, facendo coda come ad una processione, a· cui pochi potendo prender parte, i più si debbono accontentare di seguirla. ·' 53 La campana, sorretta da tanti portatori l eccitati da quella folla e da quei canti, avanzava ora a passo di corsa; al coro :formatosi all'incontro dei primi villaggi, s'erano andati ~ aggiungendo ad ogni minuto, ad ogni I>asso ~ della strada sempre nuovi elementi; e la voce () il capo carovana, tutto ·gioioso e glorioso, batte e batte senza posa la povera campana corr un nodoso bastone, che è quanto di meglio ha potuto avere a sua disposizione. Così, portata in trionfo, la campana arriva alla Missione, vibrando dolcemente fra i canti selvaggi, col contrasto del cinguettio di un uccellino fra l'infuriar della tempesta (vedi incisione). Non occorre dirlo: i commenti della folla sono infiniti, e, più che sulle qualità della campana, s'aggiravano sull'effetto che la campana produce sulla loro immaginazione. Il cor~o della campana nell'avvicinarsi alla missione (da negat. del P. F. Pm·lo). dell'immancabile poeta improvvisatore, ornai quasi rauca, era come soffocata dal mormorio confuso elevantesi dalla folla ammassata. Il canto del poeta diceva: « Patri, suoniam la tua mtmpana - quella campana che v~nne d'Europa - che nessun bue o J!lOntone può portare (accennano all'uso locale di mettere, .al collo dei tori e montoni, piccoli campanelli di ferro battuto) - Patri, lascia suonare l~ tua campana - che solo un elefante è degno di portare ;,. Ed il coro rispondeva: «Cantiamo, cantiamo forte, - come suona . forte la campana del patri ;,. Il poeta ripigliava: « Perchè portiam la campana? - perchè tutti sappiano quand'è la keréra .(catechismo domenicale) _:_ e tutti vengano alla keréra - e chi non verrà, ma and,rà al campo - vada pure, ma sappia che fa peccato;,.-« Cantiamo; cantiamo forte, - come suona forte la campana del pat~i ». E Ngume, () È impossibile ridire le curiose analogie che l suscita nella loro fantasia: analogie che .sono sempre il mezzo migliore che essi hanno per . esprimere le loro idee, e il più pratico per noi quando vogliam far loro capire le nostre. l È dunque facile immaginare come, essendo il loro ragionare essenzialmente costituito di paragoni, di quanti e di quali sia stata fe- i conda f!tavolta la loro fantasia così ecci.tata. Disgraziatamente i più hanno uno spiccato sapore locale, o per l'ambiente o per la {)Omparazione a costumi e oggetti che sarebbe troppo lungo descrivere; altri invece sono l 'espressi in frasi tipiche, che perdono ogni gusto e tutta l'originalità nel tradurle. Quasi tutte si posson compendiare in espressioni l d'ingenua meraviglia e d'infantile sorpresa, nel trovarsi davanti ad una cosa che sor-· -passa tutto quanto avevan potuto immaginarsi. f ..
54 12 eo~solata Appena qualcuno più intelligente si do- .manda come sia stato possibile farla; - {01·- giarla sQ.rebbe la vera p1_1.rola che usano questi fabbri nati che sono gli Akikùiu - quale sia stato l'artefice cosi forte e così abile. Le donne, che di tecnica meccanica se ne intendono ancor meno, non si sollevano dagli , stru~enti delle loro occupazioni materiali; non trovano miglior paragone che rl).pportare il volutne della .campana ·alle loro marmitte e fra queste scelgono la pi~ grossa: Neppur la prima moglie di Vambogo, vanno esclamando, ha una marmitta così grande yer .far cuocere gli ndoma (~pecie di tuberi)! Il batacchio si distingue nel destare le pre= occupazioni degli accorrenti; ma non poflendosi sollevare la campana soltanto per !lOddisfare la loro curiosità di vederlo, debbono accontentarsi della descrizione gratui- ~amente loro fornita dai poftatori, che innocentemente lo fan quattro o cinque volte più grosso di quanto è. E quando i primi curiosi soddisfatti ritornarono alle loro capanne, e i portatori e i loro aiutanti si sparpagliarono per i viHaggi a raccontar le novelle e riposarsi sui meritati allori, diffondendo tutti - com'è naturale - la notizia dell'arrivo della campana, fu un improvvisato pellegrinaggio che si formò, anche senza gl'immancabili comitati organizzatori. Chi venne apposta, chi nel rincasar dal campo allungò la via: tutti si sentivano in obbligo di dar una,capatina alla Missione, Davanti alla regina della festa era uno spalancar di bocche, poi un girar attorno ad essa, toccarla dapprima con le punte delle dita, e, assicuratisi della sua innocuità, palparla, accarezzarla come se fosse - e non lo è realmente? - cosa venuta per loro, una proprietà comune. Nè è a credersi che le tante chiacchiere fossero tutte parole oziose: tutto il mondo è paese e dappertutto si trovan persone che vogliono dar consigli, in buona fede cred~ti necessarii; certuni che avevanperfinolasciati · .a mezzo gli affari di. casa, per venir fin qui, non si sentivano il coraggio di andarli a riJPigliare se prima non si erano occupati un po' dei nostri. Così le proposte ed i suggerimenti sul modo di tirar su la campana. fioccavano. Qualcuno proponeva di salire in un centinaio sugli alberi, e di là tirare, tirare, impiegando la ·forza . del numero - quella che ai nostri giorni muove. il mondo politico ed è arbitra dei destini delle nazioni; - altri più arditi progettano addirittura un impalcato là fra i rami dei vari a,lberi che coronan la vetta del colle: di lassù tutti i più forbì di Vambogo avrebbero ben saputo far la parte loro. Le carrucole; e tanto meno le carrucole differenziali, noil son meccanismi della cui esistenza essi abbiano sospetto; e son persuasi che noi vogliam scherzare, seppure non p~r loro che enunciamo un assurdo, quando li assicuriamo che la campana sarà tirata su da gente che sta per terra, e da/ pochi, pochissimi uòmini. Un po' comè dire ad un profano che le 'maggiori promesse alla navigazione aerell- son date dal più pesante dell'aria. Mentre si faceva tu.tto questo chiaccherare, noi terminammo la costruzione. del campanile: !asciateci almeno la consolazione di usare ,H ~ome, se la sostanza non è proprio quella. E vero che ciò che nei paesi civili si intende per campanile,. differisce sostanzialmente da quello che noi siam riusciti a tirar su ; ma in Africa, dove i mezzi disponibili non sono molti e all'incontro le difficolt~ sovrabbondano, se si possono avere aspirazioni alte, bisogna contentarsi di campanili bassi; e siccome, a nostra consolazione, · anche il basso è l'alto, il bello ed il brutto son cose relative; la nostra opera, relativamente agli,altri campanili di questo paeseche non esistono - si può con verità chiamare alta e bella. Tutto questo per dire che il CaiJlpanile di Vambogo soddisfa abbastanza noi che abbiam dovuto tirarcelo su; ed è affatto insuperabile per gli indigeni, i quali nel fattispecie sono i' soli da accontentare. La 'stazione industriale ci aveva già mandato. il paranco con le funi necessarie; e nel sabato 15 dicembre, essendo ultimati tutti i preparativi, noi ci trovavamo pronti ad innalzar la campana il seguente mattino: come
lli eof1SO(ata 55 prima del varo di una nave·la càiata è be~ ingrassata e sistemati gli ultimi puntelli. La domenica, 16- l&: grande giornata!.- l'accorrer del pubblico non si fece attendere; e. quando anche il capo Vambogo con tutti i suoi soldati in gran tenuta eran giunti, e gli anziani e i giudici avevano preso ·i loro posti, e la follaimpaziente s'addensava tutt'all'intorno, impedendo perfin la circolazione,'si diede principio alla funzione. Una dozzina d'uomini _:. scelti per metà fra i catechisti, per metà tra i portatori della campana, essendo quello un troppo ambito onore - furon destinati al tirante· e, prendendo in mano noi stessi le corde direttrici, fu dato l'ordine di tirare. La campana ebbe dapprima come un sussulto, poi lentamente si staccò da terra, e s'innalzò fra un silenzio ansioso, fattosi improvvisamente. Ma p silenzio durò poco: all'apparire della campana librata in aria e sollevata sulle teste, si levò dapprima un mormorio festoso, e poi scoppiarono vere grida di gioia, mentre tutto all'intorno si produceva un'improvvisa con- .fusione, un urtarsi, un cadere a terra: che era successo? Gli anziani ed i giudici, vistosi quel macch!none sul capo, avevan pensato_che la prudenza non è mai troppa, e dimostrando che !'amore alla vita è più forte quando più si è prossimi al tempo di perderla, in pieno spavento avevan precipitosamente rinculato, caden,do gli uni sugli altri, fra le risa dei nostri uomini, i quali restavano perfettamente tranquilli, persuasi come· sono che i patri, le cose - modestia ,a parte - le san fare per bene. Ma presto tutto si calmò, essendo la ge'nerale attenzione attratta da cose più importanti. Difatti la campana continuava a· salire, con tutti gli sguardi a lei rivolti, .e fra le meraviglie degli intellige:nti che avevan creduto non fossero sufficienti un centinaio di uomini 'per tirarla su, e vedevan ora che una dozzina faceva quel lavoro con tutta facilità. Ancora qualche mi~uto e pochi ordini secchi ed affrettati agli uomini di terra e a quelli in alto.... e poi i primi squilli della. prima campana. del Kénya furon lanciati sulla folla acclamante, risuonarono giù per le interminabili vallette, sorvolarono sulle creste di colline e su gli adagiati pendii che attorniavano la Missione... Dan, dalan.... dan dalan... Come rombo di tuono silevò il grido dellafolla accalcata,men-' tre gli avvoltoi che avevan nidificato sugli alberi vicini s' eran levati a volo e rotea" · vano spaventati gracchiando. Ma i rintocchi affrettati ed ininterrotti dominavano tutto, e tutt'attorno, nei cortili dei villaggi, per i tortuosi sentieri apparivan figure nere, colpite. da quello strano rumore; e giù, giù nei valloni lontani, per i clivi fioriti' fu un immediato uscir d.i gente ed avviarsi nella direzione del suono : - è il patri eh~ ci chiama; vuole che andiamo alla kerù a. . · E frammezzo a quel frastuono e in tutto quel vociare unà commozione profonda s'era impadronita anche di noi: quella voce amica, eco di suoni un giorno famigliari, da parecchi ·anni non più uditi, e di cui sentivamo la forte nostalgia, era ora giunta alle nostre orecchie e penetrataci direttamente al cuore! Q h ! i dolci ricordi della patria lontana, degli amici lontani e degli anni lontani!... e in quel momento tutto dimentichiamo: dove siamo, la folla nera che ci circonda e la turba che acclama.... Chissà, se in quest'ora laggiù nei nostri paesi le campane suonano? Se hanno lo stesso lieto accento, lo stesso suono cosi semplice, cosi pieno di dolcezze e di memorie? Oh! ma si, lo sentiafiilo: è lo stesso suono, son gli stessi squilli~ Quali e quante intitne memorie van tumultuosamente suscitandosi in ciascuno di noi; quante cose ritornano alla mente, che l'affacendata vita di tutti i giorni ci aveva fatto .scordare: e giorni d'infanzia, ' e giorni di dolore, e giorni di festa!. .. Oh! ma anche qui è festa. Si, si, è festa, è festa! Non le vedete queste turba dense dense? Non le udite queste grida di gioia? È festa, è festa! Che valgon le memorie davanti alle speranze? Che cosa è il dolce passato di fronte al glorioso avvenire? Suona, suona campana, suona per queste turba: tu sei la loro campana l Si compion oggi due anni e mezzo dacchè esse
56 udiron per la prima volta le1 stranie parole della buona novella; e se prima d'allora queste genti selvagge non si scotevano che alle urla di guerra, nunzie di rapina e di sangue, ora esse sentono la tua ·voce, la voce di pace cristiana, e ti rispondono con grida di gioia e d'amore. Suona! non vedi c_he i tuoi squilli passano sulle teste della llera moltitudine e la. portano al delirio? · Non li scorgi i lontani, dai remoti villaggi, dagli atrii boscosi, dalla sparse vallette venir qi corsa attratti dalla tua voce? Suona, suona, prima campana del Kéi?-ya ed ann)lnzia a questi popoli che la redenz_ione è vicina. La tua melodia, giungendo alle loro orecchie, faccia crescere in essi' l'amore alla fede; allonta~i da loro le insidie del nemico infernale, le procell~ turbinanti delle passioni, l'impeto delle umane tempeste; e chi ascolterà la tua voce sia confortato dal Signore, protetto dagli Angeli nel suo cammino e salvo nell'anima e nel corpo, in virtù · d'una protezione sempiterna. E quando rugge il leone e url11- la iena, e quando le tremende · bufe~:e equatoriali imperversano su-i corpi e turbano gli animi, dà la pace; b consegnà, sulle ali degli impetuosi venti i tuoi squilli, che li portino a coloro ch' ancor non sentirono di te... Suona ancora, e la tua · sia come la voce stessa della Madre della Divina Provvidenza che tutti chiama sotto il suo manto materno; . annunzia a 'tutti che.· ora Ella prese possesso tiliiciale del Suo p~ese; ricordaci anche quel suo santuario che il cuore · di un vescovo creò e l~~; fede fedele (l'arma di Fossano: fi4elitatis insignia) di un popolo sostiene e col-' t1va: e per tutti noi ripeti lòro la parola di riconoscenza ! 1 Suona campana, suona anche per noi. Tu oggi per me suoni un triste anniversario (l); ma suona pure, io non l'ho a male. Per gli altri però, che meco lav~rano nell'apostolato, squilla sempre a gioia, a conforto, a speranze. :Pi' loro che i giorni gloriosi s'avvicinano - ' l) Allude alla morte del·proprio-.padre, avvenuta· il 15 dicembre'1905 mentre egli era in viaggio per r Afri c's. ' e la tua 'voce che si spande ascoltata su queste selvaggia terre ne è la prova-; suona quando le contrarietà cercano ostacolarli, e le disillusionitenterebbero abbatterli; al1ora di' al loro cuore che tu non suoni mai sconfitte• ma sempre >~:ittorie: fa sentire anche a iwi che sei la· voce del Dio ,degli eserciti !l del Dio delle misericordie. E, colla tua voce alta ed insistente, dimanda •che presto numerose altre tue consorelle rispondano alla tua; voce; che i vostri s·quilli s'intreccino e tutto ricoprano il paese, e.tutto h paese vibri e risponda ai vostri squilli. Suona, s.uona, o prima campana del Kénya! E suonò davvero,· ininterrottamente, per tutta la giornata; dall'istante del suo innalzamento, al mattino, fino a che.}a notte era divenuta fitta fitta, e le urla delle iene- sorprese da quel suono insolito·- s'eran levate a rispondere ai suoi rintocchi. Suonò come nessuna campana al mondo nel giorno della sua inaugurazione ha mai suonato : senza ristare un. sol minuto! Dapprima .fu il capo Vambogo che volle av.erne l'onore: con tutta la serietà che l'alta sua posizione esigeva, · si avanzò a tirar la corda; da principio un po' impacciato, perchè quella·voro non l'aveva mai · fatto ;- ma pi'esavi la mano, vi prese anche gusto e lo volle soddisfare completamente. A lui successero gli anziani: qualcuno, già cadente, non riusciva quasi a smoverla, altri ancor robusti vi s'accingevano 'con tutta quella pr-uden'za che è caratteristica della 10ro età: impugnavan .cioè la fune•e poi si scostavano il più possibile, perchè quel farsi dondolare sul _capo •un tale colosso non li rassicurava troppo. Gli asamàki (i giudici) fecer le cose con quella .serietà che la loro condizione richiede, e che tutti i loro colleghi del mondo considerano indispensabil alloro s_tato. rD. quest'occasione, per la prima·volta nella loro vita, fecero un lavoro gratis; chè di regola nessun di loro si sentire·bbe, la forza d'amministrare la. giustizia a stomaco vuoto, e ogni sentenza è più giuridicamente esat~a, se lo storil~~o fu più rimpinzato .con ··}a carne di numerosi: montoni trucidati nelle &tesse sacre aule di Teini: .aule _surrogde qui
lE e Ofl so leda l da tapwt~ erbosi all'ombra di un qualche albero. Gli asamàki, adunque, giudicarono e:x: probatis .la· campana degna.d'ogni maggior lode. ' ' Fin'ora le c~se eran procedute tranquillal mt!nte, chè con quelle autorità nessuno po- ·t~vi pretender diritti e tanto meno farli valere; ma poi, siccome tutte.le classi sociali e tutte le età si pigiavan lì attorno a disputarsi la corda della campana, incominciò per parte nostra un serio lavoro, Tutti cercan di farsi avanti, tutti allungan le braccia:. anche ,quelli che distano di parecchi metri, e t~tti vogliono essere ammessi nello stesso momento all'alto onore. Chi vanta l'amicizia, chi l'anzianità, chi l'importanza nel paese; altri hanno il merito di sapere tutto il catechismo-(a~ meno son es_!!i che lo dicono); altri -assicurano di non aver mai lasciato passar domenica senza venire alla 1\{issione. E mentre si discute e siprocura conb:uone 2arole di farli passare pochi alla volta, fingendo di cred~re a tuJ;ti quei meriti, ecco che un gruppo di boys (ragazzi) biricchini, che' han già con noi una confidenza data o l presasi, s'arrampicano su fino ad un certo punto del 'campanile, a~raffano' la corda, e tutti assieme si danno a tirare, incuranti di quelli che discutono di so.tto. Ma non avevan fatto i conti ·con... la campana, la quale nel suo ritorno, li trascina su; e allora chi strilla, qhi, capitombola e tutto quel grappolo umano si sfascia· più in fretta .·di quanto avesse impiegato a formarsi, col risultato di qualche :(orte strappo alle braccia e qualche cantonata presto passata. La povera ·campana , sbatacchiata in tal guisa da tante persone diverse, pare impazzita: or suona a rintocchi, or dondola sen~a ritmo o senza pur emetter suoni, ora non ·dà che uno scampanio disordinato, finchè qualche braccio più robusto non la. capovolge addirittm:a. Ma non s'ar-. resta.: nessuno ha tempo di stancarsi, chè i successori sono pronti a centinaia, come a certi impieghi del beato regno italico. · Ieri i curiosi visitatori si domandavan? con una certa·qual preoccupazione: chi sarà mai così forte da suonarla? Oggi vedendo che i rimi la dondolavano abbastanza facilmente, si eran ricreduti alquanto e si limitavano a dire : chi è così forte da resistere? Colui che dovrà. suonare ha bisogno di tenersi sempre accanto una kenia d'occiÙro (zucca ripiena di farina di miglio fermentata con acqua) per prender forza.. E fin qui non avevan torto, poichè è cosa notoria' che le nostre campane suonan meglio- o più forte almeno - quando il campanaro ha avuto la precauzione di portar seco una bottiglia di viqo generoso. Quando poi veniva il loro turno, davano in scoppi di rumorosa meraviglia, constatando quanto la campana fosse ubbidiente alle loro braccia e non sapevano capacitarsene. Soltanto le vecchie non si fecer(! onore e non resta.rono'del tutto contente: nbn osta.nte il loro dimenarsi, le indiscrivibili smorfie e un gran prolungare della bazza., esse raggiunsero pochi risultati. Intanto che la. campana è cosi suonata - e grazie appunto a quello scampanio- continuano ad arrivare indigeni a frotte da tutte le parti. E siccome i nostri cortili sono insufficienti a tutti contenere, gli intervenuti vi s'addensano fino a pigiarsi, e non bastando ancora, si riversano giù per i declivi del colle, ne occupano tutte le anfrattuosità, cacciandosi dappertutto: un.mare umano che debor~a. Da principio la chiesa fu riempita e sgombrata per. una ventina di volte, nella speranza di poter far passare tutti gli accorsi alla festa a recitarvi una qualche preghièrà; ma poi, continuando le turba ad addensarsi, si dovette sospendere, perchè la folla troppo fitta impediva di uscire a quelli ch'eran dentro, e d'entrare a quelli ch'eran fuori. Le lezioni di catechismo si iniziarono in tutti i punti dei vari cortili; é, grazie all'aiuto che ci prestarono gli allievi catechisti di passaggio a Va.mbogo nel loro ritorno alle proprie stazioni - essendo terminato ieri il loro corso scolastico al Collegio dell'Immacolata -potemmo moltiplicare il numero delle classi;/ ma il frastuono, come scroscio d'uragano, s'era fatto troppo intenso e la confusione troppo grande, parche si sia po-
58 )11 eortsolata tuto terminare una sola lezione. Ma quante migliaia di gente erano accorse? Quante nello stesso momento si-pigiavano intorno al campanile? Ohi lò ~a?· (1)- Sta il fatto che non si vedeva più niente, non si capiva più niente; e quando il mondo grande e il mondo piccino, in un'insolita fratellanza, avevan tentato, come Davide attorno all'arca del~ l'alleanza, di iniziare le loro danze di festa, fu un tentativo affatto inutile, che dovettero l sostituire con un canto generale, della cui grandiosità e selvaggia 'armonia nessuna l descrizione potrebbe dar l'idea. Un solo .rumore dominava ancor tutto: gli squilli sonori dell'instancabile campana. Dapertutto quando. si fa una festa - , parlo materialmente· - il pranzo è parte ebbligata. Per noi invece quando abbiamo questo genere di feste, il pranzo non entra nel programma. Al , capo Vambogo ed ai vecchi più autorevoli offrimmo alcune zucche di ngioi (estratto di canna da zucchero, fermentato) perchè capissero meglio la festa, e la celebrassero degnamente, poichè da queste parti una festa senza ngiòi non è festa. Ma per noi fu molto se tardi, neLpomeriggio, potemmo rifocillarci alquanto, dopo esserci quasi b~rricati in casa, ed esser quasi gim;tti alla conclusione: S. Antonio, troppa grazi~! Ed in verità si aveva la testa rotta, la gola secca e le braccia stanche a barattar saluti, e dar soddisfazione a tant~ gente: eravamo giunti a non capir più nulla ed a risponder m'acchinalmente a tante chiacchere. D'altra parte, neppur l'ubiquità e la macchina fotografica di uno dei più valenti reporters, sarebbero riusyite ad afferrare le scenette ed i discorsi della folla in questo giorno. Quelli che avevan portata la campana, scord'ate le elegiache vicende, si vantavano ora come se l'avesser fusa loro; i boys . di casa ne discorrevano da padroni; (l) ·Per aver un'idea del concorso di gente in questa occasione, convien notare chi' il paese di Vambogo è popolatissimo; dal censo fattovi !l-al governO' inglese nell'esazione della tassa - una rupìa (L. 1,70) per ogni capanna, ossiafamiglia- risultache nelraggiod'un'ora attorno a quella Missione vi sono più di lCO.OOO abitanti. le buone vecchierelle s'accontentavano di dire: ·« Pare un campanello; ma non· lo è; che cosa può dunque esser una cosa. si grossa eche fa tanto rumore? è il ·tuono! » E cosi infinite altre frasi del generè. Ma non tutti i discorai sono puerili~ oibòJ - ' ci si 'trovan persino dei filosofi i quali vi imbastiscono su certi ragionamenti che non vi sareste mai aspettati da questa gente, con certe conclusioni da far crollare mestamente il capç> a quelli che le enunciavano ed a quelli che· le udivano: «Patri, non credere che ci faccia molto piacere a vedere una cosa si bella; ne siamo anzi mòrtificati, pensando che nessuno di noi sa fare una cosa simile, e che i nostri padri non seppero insegnarci a farla ». Ma questi fra~ tanta. gioia non rappresentano che gli eterni borbottoni; sentite invece quel che dicono i baldi guerrieri e gli ancor ardenti veterani, gli uni e gli altri cullantisi in desiderii omai irrealizzabili: « Perchè quando potevamo ancor fare la guerra, non avevamo un campanello-simile? L'avremmo innalzato sulla collina più alta, e mentre i vecchi avrebbero atteso a s.u~narlo, noi, incoraggiati da quel sùono, avremmo ammazzato tutti gli spaventati Massai! ». Fortunati i Massai elle la camparla di Vambogo ha tardato fin'ora a venire a far coraggio agli Akikùiu! A nessuno parrà strana cosa che io dica che ·in tanto comune giubilo non son mancati i malcontenti: quando mai in paesi civili o barbari si sarebbe avverato un fatto cosi straordinario? Ma stavolta gli immancabili malcontenti aveva~ realme11te ragione. In quel numero si còmprendevano i catechisti, e parecchi casualment,e capitati dalle altre Stazioni di missione, i quaH si fecero un dovere di venire subito a lagnarsi che alle loro Missioni non fosse ancora stato mandato uri campanone simile. ,Ci fu faeile ridare loro il buon umore, assicurandoli 'che molte altre campane erano per via, e fra poco anche le loro stazioni godrebbero della fortuna di Vambogo. ' E, fra i puerilmente meràvigliat~ e i ragionevolmente borbottanti, non mancarono qu,elli'del giusto mezzo, dei
1.2 0oflsolata 59 ben pensanti che 'andavan ragienando tra loro e .poi distribuendo consigli agli altri : «Da prima dubitavate del patri? Venite ora a veder-e le cose che sa fare; e, se fa cose simili, chi può ancora dubitare di lui?». La co~clusio.ae più generale, e che suonava come il saluto di quelli che se ne andavano, era la più giusta, e quella che noi volevamo veramente: «Adesso almeno sappiamo quando dobbiam venire aUa keréra l quando è Ja festa!» Insomma anche qui tante teste, tante idee; o meglio - al contrario di quanto succede in paesi p~ù evoluti - più. teste che idee. Finalmente a poco a poco le grandi masse sfollarono, non cessando però tutta la giornata a venirne altri; come la campana continuava senza interruzione a suonare, poichè la più gran parte degli accorrenti si credevano obbligati in coscienza•a dar almeno uno strappo a quella corda, la quale con tutti quei tocchi di mani unte, per la festa, d'ocra e di grasso s'era ormai ridotta a parere in uso da parecchi anni. Tutti poi se ne partivano colla testa piena e delle grandi cose viste e di quel gran rombare udito: e per tutti i villaggi, nelle fumose capanne lunghesso i tortuosi sentieri continuavano i discorsi e gli svariati commenti. Suona, suona campana, il sole è tramontato, l'aria imbrunisce rapidamente: per la prima volta in questo nuovo regno di Maria, suona l'Angelus ..... P. FILIPPO PERLO. Campanella, sull'erma chiesetta A Maria il bell'Ave dirai; E ' tu o Madre d'amor benedetta, Al tuo piè quest'ignudi trarrai. Din, don, dan ! A lei dunque accorrete, O fratelli assetati di speme, Perchè pur nel camitico seme· Vibra e splende lo spirto immortal. Avv. c . BIANCHETTI. Chi non può·fare o:fl"erte s'adoperi a procurare qualchè nuovo abbonato al periodico. l CENNI BIOGRAFICI ' del lJ eijerabile Giuseppe Oafasso =======~~·======= Segue CAPO III. Convittore. SOMMARI?: Ritratto morale del Venerabile, fatto dai compagm- Sua straordinaria applicazione allo studio - Splendido esame per le patenti di confessione - Prenda il piccolo! Dopo la sua Ordinazione sacerdotale, egli aveva cresciuto rigore alla sua penitenza, riguardo al cibarsi. Oltre l'adempiere nel modo più scrupoloso i digiuni prescritti dalla Chiesa, praticava 'abitualmente P11-stinenza, non soltanto misurandosi come .un avaro il nutrimento, ma altresì con quelle mille pie· cole mortificazioni che, continuate, riescono assai più gravose delle grandi praticate·una volta tanto. L'umiltà sola lo tratteneva dall'anG.ar oltre certi limiti nella temperanza come in altre cose esteriori; tanto egli si studiava di non dar nell'occhio, di nascon· darsi, senza però riuscire nel'suo intento, perchè la virtù verà e modesta è come la viola primaticcia di siepe, la quale anche di sotto le foglie· si svela col soave profumo. « Il suo volto - riferiamo colle frasi di diversi suoi .compagni - era circondato da un'aria di bcmtà che lo rendeva amabile nell'aspetto; i suoi occhi di un candot:e angelico davano un riflesso singolaris imo di castità. Sempre mansueto e gentile coli tutti sebbene . ' poco famigliare, era cordialmente amato; era guardato come oggetto di edificazione e chiamato santo». Quanto preziosamente significante riesce questa breve parola, che torna sulle labbra di quanti si trovano successivamente.a convivere col Venerabile nei vari periodi del~a sua vita! Nè la dignità di sacerdote, nè il suo squisito discernimento e la crescente sua scienza lo fe~ero mai derogare in Convitto' dal pro- ·fondo rispetto e dalla piena obbedienza ai superiori, considerando come tali .non solo il rettore, ma altresì· i ripetitori e fin gli ultimi assistenti. In refettorio sedette per
60 111 eo.,solata un tempo presso uno di questi, certo D. Begliati, solo di un anno di lui più avanzato _negli studi e di carattere asciutto e burbero. D. Cafasso gli mostrava tanta deferenza da non permetterai di guardarlo in viso, ed es· sendo il Begliati rimasto ben quindici giorni senza mostrare di accorgersi della sua pre· senza nè rivolgergli la parola, egli tacque sempre e non tralasciò mai di levarsi la berretta e di fargli un grazioso inchino nel mettersi e levarsi da tavola. Il teologo Guala grande conoscitore di veri ecclesiastici, come già abbiamo ~ccennato, poco stette a concepire del nuovo suo alunno un'alta stima ed a guardarlo con affetto e paterna çompiacenza. Fin dai primi mesi gli diede un pegno della sua fiducia, ponendolo a capo della squadra di convittori che soleva mandare a fare il catechismo quaresimale e disporre alla Pa~:~qua i detenuti nelle carceri giudiziarie. E nessuno dei compagni al Venerabile in tale ufficio, sebbene di lui più vecchi d'età o di Convitto, trovò a ridire alla distinzione. Il canonico Pelletta di Cortanzone che fu uno di essi, osservò che mentre in Convitto D. Cafasso era ordinariamente un po' serio, entrato appena nelle carceri si faceva sorridente ed ilare in voltò, ciò attribuendo alla grande carità che egli sentiva in cuore per i poveri prigionieri. I1,1 Convitto si tenevano nei giorni feriali due lezioni o conferenze di teologia morale: una pubblica· nel pomeriggio dal teologo Guala; l'altra nel mattino per i soli interni dal ripetitore, cioè da un sacerdote che coadiuvava il rettore nell'insegnamento, ed era incaricato di meglio sminuzzare gli argomenti da lui trattati, a:ffinchè anche gli alunni meno pronti d'-ingegno potessero ben comprenderli in ogni loro parte. Ottimo era il metodo d'insegnamento del Guala: in principio di lezione ei faceva legg~re il testo px:e· scritto dal superiore diocesano, che era allora il voluminoso trattato del teologo coll!l~iato Giuseppe Antonio Alasia, quindi le pagine sullo stesso soggetto di S. Alfonso de' Liguori. Dal cpnfronto e dalle dilucidazioni del valente conferenziere risultavano le differenze, e veniva così naturalmente corretto quanto vi era di troppo rigido nelle teorie dell'Alasia, il quale però, appetto ai veri rigoristi, 'si poteva già dire moderato. Alla lettura e relativa spiegazione seguiva una confessione pratica: il ripetitore, _. rappresentando un penitente or di questo or di quel genere, ~i accusava ad un, convittore che, fungendo da confessore, doveva applicare al caso quanto erasi poco prima Ejpiegato. Il Guala· conchiudeva poi con Ìe opportune osservazioni. ·D. Cafasso aveva tosto preso a continuare per proprio conto lo studio collo stesso metodo del suo capo di conferenza. Divisi i volumi del trattato dell'Alasia in undici par'ti o grossi fascicoli, li fece legare con un foglio bianco jntercalato ad ogni pagina, su di esso poi egli notava man mano le dottrine sullo stesso ar· gomento, sia di S. Alfonso come di altri au· tori che veniva leggendo, aggiungendovi spesso note ed osservazioni sue proprie. Il genere di lavoro a cui si era messo e che continuò costantemente, dice da se stesso quanto il Venerabile fosse p'enetrato delÌ'im· portanza della sacra scienza al cui apprendhnento attendeva, e rende superfluo il par· lare lungamente del suo contegno nella sala di studio. « Iu vidi ~ depose al processo il Pelletta - che il servo di Dio vi stava _sempre raccolto cogli occhi sui libri, senza mai distrarsi, nè dire nemmeno una parola, cosa che, se fatta sottovoce ad un vicino, pui si riteneva permessa. Ei non guardava attorno, ma sempre studiava o scrive:va; in· somma era un modello di raccoglimento, di silenzio e di applicazione; perfino a passeggio .egli si occupava ancora di studio». Nè con minore impegno si applicava nello stesso tempo àd apprendere il modo di predicare con garbo e cÒn fr~tto, seguendo con grande interesse le lezioni di sacra eloquenza, che vf>niva allora a dare in Convitto il padre Minini della Compagnia di Gesù. Nei tre anni che di regola durava lo studio della teologia morale, D. Cafasso non si prese se non dopo il primo intere le. vacanze autun· nali; nel secondo anno le ridusse ad un mese e nel te_:zo le soppresse affatto. Non è quindi
Jl1 <2ot'}solata· 61 •z!P; • . meraviglia se l'esame, generale di teologia casuistica, da lui subito il 27 giugno 1836, ebbe un esito così splendido che il Guala lo o stazione dei cui voleri egli attendeva in un assoluto abbandono, in una piena libertà di cuore e- di spirito. Nè in seminario nè in Convitto nessuno l'aveva mai veduto in qualche modo inquieto sul suo avvenire; nes· suno l'aveva mai udito fare al proposito progetti od esternare desideri. La sia ambizione di sacerdote era sempre ristretta alla antica idea; espressa dapprima fanciullescamente con quel suo non vole1· essere come FJon Musso, e poi con le sue belle risposte al piccolo Giovanni Bosco alla festa di Murialdo. Furono quindi completamente delusi i suoi buoni genitori, i quali, sempre :più ammirati della virtù e · del sapere del loro caTeol. Coli. Luigi Gnala fondatore del Convitto Eeclesiasticq torinese. . rissimo Giuseppe, avevano sperato di poterlo ancora avere per qualche tempo con loro a.d esercitare il ministero in Castelnuovo, finché egli avesse ottenuto U:na parrocchia Òd mi altro p~sto on~" ri.fico e lucroso, cheessi pensavano - non potevagli certo inàn: care. Invecé; come abbiamo defto, dopo l'ultimo anno di teologia. . volle pubblicamente festeggiare in Convitto. D. Cafasso era, dunque, oramai regolar· niente approvato come confessore, 'formato alla 'predicazionef provvedùto non mimo di virtù che di SCi!lnza per COn;tpiere degnamente quanto da lui voleva il Signore, la manifel morale e lo splendido esame che l'avev~ coronato, il Venerabile Ì:wn volle nemmeno tornare 'al paese nativo per un po' di riposo l e di svago, ma xp.entre cominc\ava "subito a confessare e predica.re in Torino, si rimetteva. altres~ COn ardore DOV Jlo allo studio Sacro,
RkJQdWJsaXNoZXIy NTc1MjU=