Missioni Consolata - Aprile 1907

rotta di collo per la china, mentre i cant~ ed il suono si fan più distinti e la folla va ingrossandosi di nuovi accorrenti che sbucano dai lati della via, facendo coda come ad una processione, a· cui pochi potendo prender parte, i più si debbono accontentare di seguirla. ·' 53 La campana, sorretta da tanti portatori l eccitati da quella folla e da quei canti, avanzava ora a passo di corsa; al coro :formatosi all'incontro dei primi villaggi, s'erano andati ~ aggiungendo ad ogni minuto, ad ogni I>asso ~ della strada sempre nuovi elementi; e la voce () il capo carovana, tutto ·gioioso e glorioso, batte e batte senza posa la povera campana corr un nodoso bastone, che è quanto di meglio ha potuto avere a sua disposizione. Così, portata in trionfo, la campana arriva alla Missione, vibrando dolcemente fra i canti selvaggi, col contrasto del cinguettio di un uccellino fra l'infuriar della tempesta (vedi incisione). Non occorre dirlo: i commenti della folla sono infiniti, e, più che sulle qualità della campana, s'aggiravano sull'effetto che la campana produce sulla loro immaginazione. Il cor~o della campana nell'avvicinarsi alla missione (da negat. del P. F. Pm·lo). dell'immancabile poeta improvvisatore, ornai quasi rauca, era come soffocata dal mormorio confuso elevantesi dalla folla ammassata. Il canto del poeta diceva: « Patri, suoniam la tua mtmpana - quella campana che v~nne d'Europa - che nessun bue o J!lOntone può portare (accennano all'uso locale di mettere, .al collo dei tori e montoni, piccoli campanelli di ferro battuto) - Patri, lascia suonare l~ tua campana - che solo un elefante è degno di portare ;,. Ed il coro rispondeva: «Cantiamo, cantiamo forte, - come suona . forte la campana del patri ;,. Il poeta ripigliava: « Perchè portiam la campana? - perchè tutti sappiano quand'è la keréra .(catechismo domenicale) _:_ e tutti vengano alla keréra - e chi non verrà, ma and,rà al campo - vada pure, ma sappia che fa peccato;,.-« Cantiamo; cantiamo forte, - come suona forte la campana del pat~i ». E Ngume, () È impossibile ridire le curiose analogie che l suscita nella loro fantasia: analogie che .sono sempre il mezzo migliore che essi hanno per . esprimere le loro idee, e il più pratico per noi quando vogliam far loro capire le nostre. l È dunque facile immaginare come, essendo il loro ragionare essenzialmente costituito di paragoni, di quanti e di quali sia stata fe- i conda f!tavolta la loro fantasia così ecci.tata. Disgraziatamente i più hanno uno spiccato sapore locale, o per l'ambiente o per la {)Omparazione a costumi e oggetti che sarebbe troppo lungo descrivere; altri invece sono l 'espressi in frasi tipiche, che perdono ogni gusto e tutta l'originalità nel tradurle. Quasi tutte si posson compendiare in espressioni l d'ingenua meraviglia e d'infantile sorpresa, nel trovarsi davanti ad una cosa che sor-· -passa tutto quanto avevan potuto immaginarsi. f ..

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