60 111 eo.,solata un tempo presso uno di questi, certo D. Begliati, solo di un anno di lui più avanzato _negli studi e di carattere asciutto e burbero. D. Cafasso gli mostrava tanta deferenza da non permetterai di guardarlo in viso, ed es· sendo il Begliati rimasto ben quindici giorni senza mostrare di accorgersi della sua pre· senza nè rivolgergli la parola, egli tacque sempre e non tralasciò mai di levarsi la berretta e di fargli un grazioso inchino nel mettersi e levarsi da tavola. Il teologo Guala grande conoscitore di veri ecclesiastici, come già abbiamo ~ccennato, poco stette a concepire del nuovo suo alunno un'alta stima ed a guardarlo con affetto e paterna çompiacenza. Fin dai primi mesi gli diede un pegno della sua fiducia, ponendolo a capo della squadra di convittori che soleva mandare a fare il catechismo quaresimale e disporre alla Pa~:~qua i detenuti nelle carceri giudiziarie. E nessuno dei compagni al Venerabile in tale ufficio, sebbene di lui più vecchi d'età o di Convitto, trovò a ridire alla distinzione. Il canonico Pelletta di Cortanzone che fu uno di essi, osservò che mentre in Convitto D. Cafasso era ordinariamente un po' serio, entrato appena nelle carceri si faceva sorridente ed ilare in voltò, ciò attribuendo alla grande carità che egli sentiva in cuore per i poveri prigionieri. I1,1 Convitto si tenevano nei giorni feriali due lezioni o conferenze di teologia morale: una pubblica· nel pomeriggio dal teologo Guala; l'altra nel mattino per i soli interni dal ripetitore, cioè da un sacerdote che coadiuvava il rettore nell'insegnamento, ed era incaricato di meglio sminuzzare gli argomenti da lui trattati, a:ffinchè anche gli alunni meno pronti d'-ingegno potessero ben comprenderli in ogni loro parte. Ottimo era il metodo d'insegnamento del Guala: in principio di lezione ei faceva legg~re il testo px:e· scritto dal superiore diocesano, che era allora il voluminoso trattato del teologo coll!l~iato Giuseppe Antonio Alasia, quindi le pagine sullo stesso soggetto di S. Alfonso de' Liguori. Dal cpnfronto e dalle dilucidazioni del valente conferenziere risultavano le differenze, e veniva così naturalmente corretto quanto vi era di troppo rigido nelle teorie dell'Alasia, il quale però, appetto ai veri rigoristi, 'si poteva già dire moderato. Alla lettura e relativa spiegazione seguiva una confessione pratica: il ripetitore, _. rappresentando un penitente or di questo or di quel genere, ~i accusava ad un, convittore che, fungendo da confessore, doveva applicare al caso quanto erasi poco prima Ejpiegato. Il Guala· conchiudeva poi con Ìe opportune osservazioni. ·D. Cafasso aveva tosto preso a continuare per proprio conto lo studio collo stesso metodo del suo capo di conferenza. Divisi i volumi del trattato dell'Alasia in undici par'ti o grossi fascicoli, li fece legare con un foglio bianco jntercalato ad ogni pagina, su di esso poi egli notava man mano le dottrine sullo stesso ar· gomento, sia di S. Alfonso come di altri au· tori che veniva leggendo, aggiungendovi spesso note ed osservazioni sue proprie. Il genere di lavoro a cui si era messo e che continuò costantemente, dice da se stesso quanto il Venerabile fosse p'enetrato delÌ'im· portanza della sacra scienza al cui apprendhnento attendeva, e rende superfluo il par· lare lungamente del suo contegno nella sala di studio. « Iu vidi ~ depose al processo il Pelletta - che il servo di Dio vi stava _sempre raccolto cogli occhi sui libri, senza mai distrarsi, nè dire nemmeno una parola, cosa che, se fatta sottovoce ad un vicino, pui si riteneva permessa. Ei non guardava attorno, ma sempre studiava o scrive:va; in· somma era un modello di raccoglimento, di silenzio e di applicazione; perfino a passeggio .egli si occupava ancora di studio». Nè con minore impegno si applicava nello stesso tempo àd apprendere il modo di predicare con garbo e cÒn fr~tto, seguendo con grande interesse le lezioni di sacra eloquenza, che vf>niva allora a dare in Convitto il padre Minini della Compagnia di Gesù. Nei tre anni che di regola durava lo studio della teologia morale, D. Cafasso non si prese se non dopo il primo intere le. vacanze autun· nali; nel secondo anno le ridusse ad un mese e nel te_:zo le soppresse affatto. Non è quindi
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