Missioni Consolata - Marzo 1907

fll eo.,solata 39 senza numero come. a,d una partita d'onore. I prescelti partirono fra gli a~guri di tornar prestq e le raccllmand,azioni.d,i pqrtarla bene: parevano gli ad~ii .delle famiglie ai pesca tori salpl(l.nti per l!alto mare. Qqando gli Akikùi~ non ha~ carichi da portare, si mettono in via al ·levar del sole 'e camminano fino a sera quasi ininterrottamente, abituati · come sono fin da bambini ad arrampicarsi per .queste inte~mjnabili colline, a consider.are il passeggio come la più nobile, la.più piacevole e perciò la più' ambita occupazione :- · quella che per i nostri ricchi rappresenta il più ' c. duro, e per altri il più invidiato lavoro che compiono uel corso qella·loro esistenda. Partendo non paion preoccuparsi molto di quel .che mangieranno per via, stoicamente disposti, .se il procurarsene torna l~!O. d~fficil~, a far senza del cibo ; ma altresì ad acciuffare a :volo le occasioni che si presentassero di.rim·' pinzarsene. Perciò, come galline in un cort~le, in cammino attendon!!' a racimolare e spigolare o nei ca~pi indigeni, se la possono far franca, o nei sacchi di quelli che incontrano avviati al mercato èon provviste indig~ne; nei quali incontri, sulle vie carovaniere, è uso dqmandare come il ricevere. Cosi con un boccone dop<;~ l'altro ingannano il p~inpo, la strada e la fame; finchè la sera piombano· tutti insieme in qualche villaggio, !love l'ospitalità è loro concessa con quel buon cuore. con cui; p~ imprescindibile conv~nienza, 'Bi riceve a casa nostra certuno di cui sinceramente si fà~ebbe pr()prio a meno. Stavolta i nostri portatori essendo, non solo liberi da carico, ma - caso raro - impazienti d'arrivare, giun~ero al magazzino in soli quattro giorni di marcia. Loro prima richiesta fu di veder subito la famosa campana, per la quale avevan già dette e udite tante parole, fantasticato molto e digeritasi ta~ta .strada. Alla vista di quelle _sette campane allineate, lucenti, ben più grosse di qua~to · avessero ,potuto immaginarsi, P,anp.o in un grido unanime di stu- · pore. Poi •tutti ~palancan la bocca quanto possono e la turano con la palma destrà, il segno di inarriva.,bile meraviglia: e dopo un ~ po' qi es.tatica contemplazione incominciano a mirarsi l'un.l'altro ~n viso come per dirsi: neh! 'che cosEl!; e per tempo parecchio Ilo~ ristanno dal guardare e, far le meraviglie, quasi avessero portato seco la procura di esprimere l'ammirazione di tutto il paese di Vambogo. Ma a poco a poco - destino .fà.- tale di tutte le cose umane! - la poesia cede alla prosa; l'entusiasmo va sbolléndo , appena alla loro mente va presen~a'ndosi la triste realtà: che quella cosa, cosi grossa, di tutto fe'rro ' (dicono),· la debbon portare proprio essi sul_le loro spalle. E se l'ammirazione l'aveva (atta parer grande, qra il pensiero di dover portare quel còlosso la ingran~va ancor più, come succede dei fastidi che son più gravi se sori nostri, e dei lavori che son più duri se li dobbiam far noi. Qui occorre notare che io scrivo,quel che . essi dicevano: chè in realtà le campane del Kénya, non sqlo non .·son come quelle di Mosca o di Tokio, quantunque destinate a più sublimi scopi di quelle e a miglior u,so; ma a rigore, non si posson neppure dir grosse relativamente a quanto in Italia s'intende per grosse campane. È chiaro che la necessità di doverle far tràsportare a spalle di uomini per sentieri impossibili, c'imponeva nel foro peso certi limiti che ' rion si potevano ottrepassare,, sebbene ci tentassero a farlo e la. generosità dei donatori dei sacri bronzi e il nostro desiderio di approfittarne. ' In ultima analisi, l!'lebben non grosse in sè, le campane eran più eh~ soddisfacenti per noi, ed affatto enormi per'i neri, i quali non sospettavano neppure che potessero esistere cose simili. Per quella sera s'accontentarono di palparla la loro campana; di tentar inutilmente, l'un dopo l'altro, di smuoverla; e ·poi rit_i-· rarsi supremamente scoraggiati, come se . avesser di fronte l'impossibile. I loro discorsi s'àgg{rarono ancora a lungo sulla campana, ma senza nominarla a troppo alta: voce, essendo al primiero entusiasmo successo un sacro terrore; e nei sogni della notte chi sa quanto quella pdvera campana ~eve essersi ancora ingigantita e a'ppesantita. Al m'attino,

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