Febbraio 1907 An.rio J:X: • N. 2 periodico R.eli~ioso Me11sile ESCE DIREZIONE AL PRINCIPIO PIAZZA DELLA CONSOLA'rA DEL MESE TORINO
.-.w d • u n '"7111 ... ~ OGGETTI DI DIVOZIONE vendibili presso la Direzione del Periodico, piazza Consolata, l --~c Madagi'B iD all1unini9: to tipo ordinario, rotonde, ovali o rinascimento da l . 2 al soldo, da 6 e 10 centesimi caduna. - 20 tipo artistico, rotonde, da L. 0,05 caduna e 0,60 -la dozz.; 0,10 cad_una e 0,90 la dozzina; 0,15 eaduna e 1,50 la dozzina. - 3° tipo grande, mm. 38 L. 0,70; mm. 44 L. l. In metallo imitazione argento antico, tipo artistico, rotonde, con figura in rilievo, inalterabili, da L. 0,20 -0,30 • 0,40 -0,45 -0,60. - Tipi fantasia da L. 0,75 e 0,90. In argento: lucide, bianche da 0,10 -0,20 -0,30 -0,45 - 0,55 -0175 -0,901115 - 1,25 -1,50 - 1,75 - ecc. - In argento ossidato, tipo artistico da L. 0,75 - 0,90 - 1,00 - 1,50 - 1,75 - 2,00 - 3,40 - 4,75 • 5,00. In oro: con smalto da L. 2,50 -2,75 -3,00 - 4,00 - 4,25 - 5,50 e 9,75. - Incise da ·L. 3,00 - 4,40 - 5,10 - 6,50 - ·9,50, ecc. - Artistiche in rilievo da L. 7,50 -8,50 -9,50 - 12,75 • 18,25 • ecc. Catenella argenta garantito, a~sortit~ nella lunghezza, nella gr?s.sezzà. e ne~ fattura degh anelh che possono essere semplici, faccettati o mezzo-tondi e sempre saldati-fra loro. Generalmente, la loro lunghezza è di 50 o 60 cm.: prezzi 1,20 - 1,30 - 1,45 • l ,60 -1,80 -21 ecc. Corona d'osso bianco da L. o,15 - o,2o - o,25 - o,3o - o,4o • o,45 • o,5o. di porcellana. a colori assortiti da L. 0,10 • 0,15 - 0,20 - 0,25 • 0,30 - 0,40. Di madreperla da L. 0,60 - 0,85 -1,20; id , montate in argento da L. 1,60 - 2,15 - 2,50 - 2,70 • 3,50 - 4,10 - 5,25 - 5,90. Di cocco da L. 0,25 • 0,30 - 0,40 - 0,45 , 0,70 - 0,80; id., montatura metallo inalterabile e catena infrangibile da L. 0,90 - 1,10-1125 -1,35. Di alluminio da L. 1,10 - 1,25 . 1,30 - 1,50. Imitazione pietre artificiali, montate in argento da L. 1,45 -1,75 -2,30 2,45 -3,90 -4,25. Tutto argento da L. 3,10 - 6,50 • 6,75 - 7,75. Portacorona ovali in metallo da L. 0,35 • 0,40 - in madreperla da L. 0,60 - 0,70 -0,80 - borsetta in pelle con impresso in oro: « Ricordo della Consolata» L. 0,35 -0,40 -0145 - 0,50 • 0,60 • 0170. BrOChBS Assortimento completo di graziosi ed artistici disegni con la figura della Consolata in fotografia o in metallo in rilievo. Tipo in metallo, imitazione argento antico, ina_lterabile da 0,80 - 0,85 • 0,95 - 1,15 -1,30 - 1,50 - 1,60. ' Altri tipi da buon prezzo e nello stesso tempo di figura, contornate da metallo dorato o argentato .da L. 0,15 -0,20 • 0,25 -0,35. Spille di sicurezza in metallo ossidato, con l'Effigie della Consolata, 0,15 cad. Anelli in argento tutto bianco o con placchetta oro e figura della Consolata incisa da L. 0,50 - 0,60 - 0,75 - 0,90 - 1,10 - 1,50 - 1,75 -1,95. In metallo argentato da L. 0115 • 0,40 (Mandare la circonferenza del dito). BombQniere in metallo ossidato da L. 0,60 • 0,85. 1,50. 2,60. 3,10. 3,75- 4,90; in metallo dot:ato e smaltato da L. 0185 • 1,20 • 1,55.
Anno lX- N. 2 Febbraio 1907 ~~nsofata PERIODICO RELIGIOSO MENSILE ~ç~~ 801\«l.\d[.A.ftiO ~~ DffiEZIONE Le offese socialiste alla Consolata nel' Consiglio Comunale di Torin'O: Voto della Città di Torino nel 1835 • Le fanPIAZZA DELlA CONSOLATA ~ zioni di riparazione • Consiglio Comunale di Torino: seduta dell'H gennaio 1907 - L'albero di Natale fra i giovani L.eviti piemontesi a favore delle Missioni della ConsolataTORINO ·Cenni biografici del Venerabile Giuseppe Cafasso-Eroismi J 1euorati - Indulgenze a chi .visita il santuario nel mese di ~a. ~ . ié', ebbraio - Orario delle Sacre Funzioni per febbraio. .._ \. O/l'erte per le missioni della Consolata in A/riDa, s.,.; tn=-:==;am alli Le offese sooialiste alla Ooqsolatà / . nel Consiglio Comunale di T orino Cattolici Concittadini! Si è osato lanciare l'oltraggio su quanto himno di più caro i Torinesi : La Consolata. Cristiani rispondiamo col perdono, ma l'offesa recata alla nostra Celeste Madre chiede riparazione. ~ quanti batte in cuore l'amore della Religione e della Patria giunga gradito questo nostro invito. ! Domenica 27 gennaio il nostro prediletto Santuario sia il' nostro ritrovo per intercedere dalla Beata Vergine un nuovo ,miracolo: ottenga Essa la·visione della verità a quanti ·ne han perduta ' · la· traccia. ! Accorriamo tutti, nobili e popolani, e sia il nostro un plebiscito. d'amore, ,.,.. 772 che ne ridoni la pace religiosa per la grandezza della nostra Patria diletta. Direzione Diocesana - Unione Cattolica Operaia~ Federazione Agricola Torinese -Consiglio Reglonale Associazioni Giovanili - Circolo B. Sebastiano Valfrè - Unipne Coraggio Cattolico-Unione Conservatrice e Unione Elettorale- Circolo Ss. Pietro e Paolo - Antichi Allievi Oratorio Festivo D. Bosco - Circolo Cardinale À. Richelmy - Antichi Allievi delle Scuole Cristiane - Ricreatorio Festivo La Salle- Comitato Santi Martiri - Circolo Madonna della Pace - Società Sportiva Excelsior - Circolo Fides ét Robur- Unione Antichi Allievi Oratorio S. Martino. Tale il manifesto che dalle benemerite Associazioni cattoliche, concordi in un sentimento ~he rispecchiava quello della grande rpaggioranza dei torinesi, veniva pubblicato il 22 del p. p. gennaio, invitando a solenni funzioni di riparazione.. L'offesa gravissima, a cui alludeva il manifesto, era stata recata alla coscienza ed al cuore della cittadinanza torinese
18 1!1 e Ofl·SO (a t a nella seduta delli 11 gennaio del Con- ·siglio Comunale. Era in' corso la discussione del Bilancio · 1907 e più preci- . samente il capitolo Spese per culto. I consiglieri socialisti, togliendo pretesto da .un antico stanziamento per provvista di cera al santuario della Consolata, portato dal voto fatto dall,a CiÙ~ di Torino nel 1835, diedero sfogo alla loro bile anticlericale ripetendo con maggiore baldanza e sconvenienza una brutta scena .di cui, per la stessa causa, già erano·stati attori nel 1900. Non contenti di contestare, con supina ignoranza giuridica, la legalità dello stanziamento e· di chij:ldere che fosse ·radiato come più non rispondente alle credenze dei tempi, gli sciagurati si scagliarono con blasfemi e , nauseabondi insulti contro il culto della Consolata, schernendo con insulse e sacrileghe barzellette la divozione dei torinesi verso ·la secolare Patrona è Custode della loro città e la fede che hanno nelle sue grazie. Ma all'empia provocazione risposero degnamente i rappresentanti della cittadinanza: i consiglieri dell&. maggioranza, senza.distinzione di partito. Anzi -'-- e ci è grato constatarlo ~ nella vigorosa ·quanto . brillante ri pulsa data ai mandatari dei S?Cialisti, sia sul terreno del diritto giuridico come su quello del principi0 morale; si distinsero i consiglieri liberali, non meno dei cattolici compresi dell'alta loro responsabilità. · Appena poi per Torino si ,sparse la notizia· delle plateali escandescenze socialiste contro la Consolata, si levò un coro immenso di proteste, .quali si alzerebbero dal .petto di figli bennati di cui fosse atrocemente insultata la madre adorata. E si sentì imperioso il bisogno di :r.iparare con un~ dimostrazione' so- ' leone l'oltraggio a Lei recato; di riaffermare nello storico tempio, davanti alla taumaturga Imagine, la sald~zza della fede cattolica dei torinesi, la loro fiducia incrollabile e Ili. loro costante speranza. in Colei che, per felice ~sperienza, Torino coi suoi presuli e coi suoi principi gloriosi ebbe tante volte a salutare Liberatrice; in Coiei ~ cui il Piemonte intero nel recente ·çenteriario del1904, come già dopo la vittoria del 1706, ' tributò gli onor~ del trionfo. E la riparazione riuscì solennissima. per l'unanime consenso, commovente , per pio slancio, nobile ed.alta per dignitoso contegno. Si inneggiò a Maria; si pregò pace ai credenti, perdono agli oltraggiatori; e, come sempre nelle sofferenze cristiane, dall'amaro dell'insulto e del cordoglio sorsero le dolcezze del conforto e la santa letizia che ritemp,ra per le lotte venture. Per meglio spiegare la giusta causa del santo sdegno dei torinesi e la logicità della loro condotta, esporremo' brevemente i dati e fatti che possono dare una chiara idea dell'alto dibattito svoltosi in Torino nei pros- ·simi passati· giorni, come della sua bella risoluzione dentro e fu'ori del .Consiglio çomunale. E cominciamo dal Voto della Città di Torino nel1835 Il coléra asiatico che già da parecchi anni · infestava or qÙesta or quella parte dell'Europa, ~èll835; varcata malgrado le prese precauzioni la naturale frontiera delle Alpi, dalla Francia,. per il contado' di Nizza s'introduceva in Piemonte. Infettate da prima le px;ovincie di Saluzzo e di Cuneo,_nè potuto arrestare ne la sua marcia inesorabile dai rigorosi cordoni sanitari, s'avanza verso To· rino. Già il morbo, che s'è creato un nuov() focolare · in Genova, mena strage a Cavallermaggiore ed a Racconigi; già esso, mi-
19 Il Corpo Dacurionale di Torino presenta all'altare della Consolata il voto per 'la liberazione del coléra nall835 ' l. Trombetta dell~ Città-2. Conte Ponte di Pino, Decurio~e ,della Città .:_ 3. Barone Rostagni di ~illaretto, id. - 4. Conte Francesetti di Mel'zenile, id. - 5..MÌl.rchese Falletti di Barolo, id. - 6. Conte Adami di Bergolo, id. - 7. Conte Nomis di Cossilla, id. - 8.. Conte Provana di Collegno, id. ..,-- 9. Conte Seyssel di Aix, id. - 10. N. N. - 11. Teol. Bruno, Cerimoniere - 12, 13, 14. 1'!"· N. - 15. Conte Pallio'di Rinco, Sindaco della Città - 16. Barone Martin di S. Martino, Sindaco della Città- 17. P. Raynaudi, Rettore del Santuario - 18. S. E. Reverendissima Mons. Franzoni:, Arciv. di Torino - 19. N. N. - 20. Avv. Villanis, D!)curiona Segr~tario - 21. A. Angero, pittore - 22. G. Bogliani, scultore della Statua di M. V. - 23. N. N.
r naccioso, ha forzate le porte di Torino e fa qualche vittima nel sobborgo di Vanchiglia. Nella città augusta sono vivi tuttora gli .antichi ricordi della orrenda pestilenzadel1630; quindi i torinesi, in preda ad un giustificato terrore ' e ad una angosciosa trépidazione·, mentre secondano··l'autorità municipale nei provvedimenti sanitari, un'o ne chiedono più alto J} di ordine SP,irituala: un voto alla Consolata, la quale già altre volte nei secoli passati, esercitando il suo' ufficio di Patrona, iinpetrò a Torino o la totale liberazione 9-alle pestil~nze o la, loro cessazione talora in modo prodigioso. • Il Consiglio Municipale, o come allora dicevasi iÌ Corpo Decurio~ale, èompreso del l suo mandato e be~e rappresentandg la Città anche nel senso morale, s'affrettò a tradurre in atto -i desideri della cittadinanza, ed in una memoranda seduta, t~nuta d'urgenza il Ù settembre1 1835, fissava il voto da l farsi dalla Città di Torino alla Consolata, in termini preventivamente studiati da apposita Commissione, nominata nella sedùta del 30 agosto. · Il voto, quale fu ad unanimità apprqvato · _dal Consiglio portava, tra gli altri; i seguenti impe~ni: 1°. La restaurazione della cappella sotterranea deliiantuario della Consolata, detta deUe Grazie. 2° L'erezione di una colonna votiva, sòrmontata dalla statua della Consolata e recante alla base ù,n'iscrizione commemorativa (vedi incisione a pag._ 2,1). ao Lo stabilimento in perpetl(,O' dii una p1·eghiera di quarant'ore nella chiesa della Consolata, nei giorni 27, 28 e 29 agosto, precedenti il gior7JO in cui fu deliberato in massima dal Consigliq all'unanimità il voto. La presentazione del voto avvenne il3 settembre con un'imponentissima funzione, il. cui ricordo fu fissato dal pittore--Francesco·· Augero in un magnifico qua9-ro, conservato fino a questi ultuni anni nelle sale del pa· lazzo municipale (vedi incisione · pag. 19) .. Esso rappresenta il momento .culminante della sacra cerimonia: quello cioè in cui, dopo l'offertorio della messa che egli stava-· celeb~ando, l'arcivescovo M.r Fransoni co~ a lato il rettor maggiore degli Oblati ri-- ceve, ·chiuso in ·tubo ·cilindrico 'd'argento, il testo del voto de.lla 'città' di ·Torino alla Consolata dalle mani dei due Sindaci in carica, secondo la consuetudine di a!Fora :· conte Pallio di Rinco 'e barone Luca Martin ' l ' di S. ~artino. Il testo del voto, immediatamente prima stato letto ad alta voce dal segretario, era stampato su pergamena e mu- ·nito, oltrèchè dellè firme autentiche dei sindaci, delle altre1t richieste per la piena .sua legalità. Esso trovasi presentemente in istato • 1di perfetta COnServazione negli archivi del santuario. ' Quali fossero gli effetti del voto del1835, lo dicono i docùmenti e monumenti compro· vanti l'iminediato adempimento per parte dèlla Città di Torino degli o\>blighi da :essa contratti per il· voto meaesimo, e alla 'luce del sale lo attesta chiaramentè l'iscrizione della: colonna votiva, dal nostro Silvio P~llico tradotta -e pompendiata in due versi: clìe ogni buon torinese sa a memoria: ' . . «Venne l'indica lue, tremenda appa'rve Ma al.cenno di Maria sedossi e sparve ~- :N'on ~ lluindi meraviglia-se riçordi . deL 1835, sempre •vivi in Torino e rinfrescati posteriormente da altre grazie jn~igni della Conso)ata, r:ell'oril. dell'oltraggiq,i per spontanea rea~ione, produssero lo ~;~lanc~o di 1 amore e di ~emore riconoscenza che si esplicò coÌle furizio:Q.i di rip~raziorie. ' ~ -. " ' "" . . ' Le FunziOni di .'riparazione· , ' . . l . '• Il triduo di ripapazione promosso dalJe~ As- . ' ' sociazioni cattoliche di Torino al santuario- . basilica~della Cpnsolata, cadde in'g1orni riii- . dissimi e quali non s1 erano ancora avuti nel corrente inverno per l'imperversare del maltempo·, con neve abbondante, ve~to e freddo intenso. Il santuario. perciò nelle due 'prim sere fu semplièemente' affollato, a causa delle l vie quasi impraticabili e della sospensione delle corse d~i tram ; moltissimi torine~:~i però,
- l ' ' # ]11 <Zortsolata 21 a:l~ spicci:ta, ~i eran:::ati lungo il gi~::~::: vero popol~:: lavora e=a, nell'a: a po.rtare personalmente la lorp adesione alla 1 correre alla casa della comune Madre celeste. Felicissimi -furono nei loro discorsi di circostanza i tre sacri oratori. Ben esordì, la sera del 24, il M. R. D. Barlassina con un brillante discorso sulla divozione alla Consolata, nel quale dopo aver notato che se anche prevalessero in essa le donne,. la divozione stessa non perderebbe nè valore, nè significato, prese poi a provare trionfalmente che anche gli uomini vi hanno parte principalissima. E citava il gran numero di personaggi d'ogni ceto, a -cominciare dei principi e dalle , più illustri personalità fino al più umile operaio, che sempre freJ quentarol!o e tuttodì frequentano il santuario; le num·erose associa·. zioni maschili che spesso vi promuovono funzioni, ed infine argutamente congetturava non es· , sere donne le persone che offrirono ed offrono aqa Consolata tanti ex-voto di spalline, medaglie militari ed altre ·decorazioni. Il salesiano professore Albino Carmagnola, trattando con frase elegante e persuasiva un tema delicatamente soàve, considerò · Maria SS. Consolatrice quale · Madre celeste dei torinesi, e con belle argomentazioni morali e Ettoriche mise in rilievo il dolce. dovere eh~ i veri figli della Consolata hanno di raffermarsi viep- , 'più nella loro amorosa pietà verso di Lei, a riparare gli oltraggi di .figli snaturati, seguaci degli eretici di ogni ·tempo. . OOI..ONNA V,OTIVA eretta dalla Città di Torino per la liberazione dal coléra ne~ 1836 Il canonico Desecondi, ultimo \ Consolata. Nella terza sera, invece, essendosi il tempo e le strad·e fatte migliori, si ebbe la 'piena delle grà.ndi occasioni, colla solità. signifi· cante èoncordiadel patriziato, della borghèsia l oratore del triduo, riassunse in ~ - un discorso'magistrale il significato e lo scopo U delle indette funzioni .di riparazione. Ramment~to . con uria· rapida corsa nella storia ~ del santuario quanto i torinesi debbano alla
. 22 111 8ot'}solata Consolata, nonchè le prove costanti di amore !3 di fedeltà con cui essi sempre corrisposero alle grazie di L~i, concludeva: « Niente ci separerà mai dalla nostra Madonna; sempre i veri torinesi saranno il popolo di Maria SS. Consolatrice; S!lmpre nell'avvenire, !JOme gij\. nei secoli passati, Ella amerà Torino e la salverà nelle guerre e nellepestilenze materia}~ o morali, che ancora verranno ad affiiggerla ». • * * * Splendida riuscì la funzione di chiusura il mattino della domenica 27 gennaio. -; Quando alle 7 il Cardinale Arcivescovo incominciò la messa all'altare della Consolata, il santuario presentava uno spettacolo imponentissimo~ Ben 25 bandiere di associazioni cattoliche maschili si levavano nel presbitero, gremito dai membri delle medesime, _come la chiesa superiore del santuar.i.o colle sue quattro ampie cappelle, mentre continuava ad affittirsi in S: Andrea ed in ogni angolo disponibile una calca composta e devota di cittadini . d'ambo i sessi e d'ogni. ceto sociale. La funzione s'iniziò col canto del Miserere, · che ripetuto da migliaia di·robuste voci virili · ben esprimeva.,la mestizia dei figli addolorati per gli oltraggi fatti alla loro Madre; seguiva poscia il santo rosario, recitato con ardore di sentimento da quell'imponente massa di fervorpsi membri delle Associazioni cattoliche. Quando la._messa. celebrata da S. E. fu alla S. Comunione, tr~ Sacerdoti presero· a distribuire in tre punti di~ersi il pane eucaristico, continuando per oltre · mezz'ora. E sebbene l'ordine regnasse pèrfetto, tanta era la ressa di uomini alla s~;~.cra, mensa che le donne avevano difficoltà ad àvanzarvisi. Termh1-ata la messa, il Cardinale Riclìelmy pro n u~ciò uno di-qU(li suoi discorsi senza--pretese oratorie, ma cosi proficui per la densità di santi pensieri eda:ffe.tti che risvegliano e muovono nella. mente e nel cuore degli ascoltanti. « Non son qui pe~ tessere le lodi di Maria S.S. Consolatricè - èosì esordisce l'augusto oratore - : altro è oggi il compito a me affidato dall~ Provvjdenza. Interprete dei vostri sensi, io debbo presen'tatli a questa cara no_~tra Madre, per comunicarvi poi la divina sua risposta. È questo il mio mandato». E dopo avere con l'acuto e amoroso intendimento di figlio primogenito cercato .quali siano i pro· ·fondi e veri sensi dei torinesi verso la Con- ' solata, con mano .pia e sanatrice toccò una t . piaga che è il portato delle insidie del tempo nostro. « Se i nostri sentimenti poterono !lS· sere, fino ad·un certo punto, ignorati o fraintési; se Colei che pur amiamo di così saldo e tenero amore fu oltraggiata, noi che pur 'Sentiamo ·di ·ciò tanto cordoglio,. che prote- · stiamo c::ontro la menzogna, non siamo del tutto innocenti. Il nostro contegno, la ~ostra freddezza in certe occasioni ha potuto darvi qualche motivo. Ben dunque siamo venuti qui a riparare, a piangere, non colle-lagrime ' degli occhi, ma con quelle del cuore dicendo col salmista: Miserere mei Deutr..... ed abbiamo chiesto perdono delle nostre infedeltà colle - parole e più coi fatti, sfidando i rigori della stagione, calpestando il rispetto umano per accorrere compatti a questo storico tempio a protestare a Maria SS. che noi l'amiamo; che vogliamo sempre più stringerei al suo Gesù e difendere per l'avvenire •COn miglior ·sollecitudine la loro gloria, il nostro onore ed i supremi interessi nostl:-i e delle nostre famiglie ». Venendo poi alla risposta della Consolata, S. E. fu sublime-nella voluta S!lmplicità del suo dire. Interpretati i sensi del cuore regalé della ~aqre ·di Consolazione verso i diletti suoi torinesi - compito così facile nel tempio· ch'è _tutto un poema di miserÌcordia, 'un'attestazione di grazie concesse - l' Em.mo ri· , cordò le supreme parole di Gesù agonizzante: Padre, perdona loro perchè non sanno quel che $i fanno. « Gli infelici oltraggiatori di Maria SS. Conflolatrice, soggiunse. poscia applicando il detto del Salmista, h·anno•gli occhi e no.n vedono ; hanno gli orec,chi e non odono. Sono pochi anni che Torino ha raccolto tra: le sue mura una moltitudine immensa, venuta da tutte le parti ad assistere al trionfo della Consolata, ed essi .nulla hanno veduto. Npn
hanno udito lo•scrosciare degli applausi che .accompagnavano il passaggio dell'immagine .-taumaturga di Maria SS. per le vie principali della città augusta, le ovazioni che ac· ooglievano il Legato del Sommo Pontefice, venuto.a cingerla di nuova corona, e gli altri Principi della Chiesa accorsi •ad ìÌwhinarsi a Lei, Chi son costoro che ·non leggono la storia, che non alzano·lo sguardo al monumento di Superga, alla colonna votiva del1835; che non odono i canti, non vedono lo splendore della festa annuale della Consolata? :». E tornando ai piedi della croce da cui il divino morente legava alla Madre sua quali figliuoli tutti gli uomini, Sua Em. conchiudeva con quel pr~cetto' d'amore che in nome della fratellanza in Dio consiglia, anzi impone, al cristiano la nobile vendetta del perdono, del ricondurre al bene gli erranti coll'esempio e colla P!eghiera. * * * La funzione si chiuse colla Benedizione del SS. Sacramento, oltre ogni dire solenne per il coro poderoso dei sacri cantici eseguiti a voce di popolo. Si chiuse la funzione,.ma ~ome erano cominciati fin dalle cinque del mattino, il concorso al santuario e l'affiuenza alla mensa eucaristica continuarono fino a mezzodi, con numerosa rappresentanza del sesso forte d'ogni ceto. ·L'iniziativa dell'Unione Cattolica OJ!eraia torinese, ben guidata dallo zelo dei due pre- ' sidenti, • antico e nuovo - cav. Gullino e sig. -Ramello, ha trovata, giova ripeterlo, pronta, sincera. ·ad unanime 'corrispondenza nella cittadinanza; la protesta contr'o l'offesa fatta alla Consolata è riuscita bella, solenne ' . ' dignitosa e generale e non mancherà di lasciare traccia ·luminose· e feconde nella vita morale di T~rino. A compimento dei nostri cenni riassuntivi, presentiamo, desum,endola dai giornàli cittadini e dal verbale ufficiale, una breve relazione dèlla seduta· consigliare in ~ui s'udirono gli insulti sopr~nnati. Consiglio Comunale di. Torino Seduta dell'ti gennaio 1907, (l ) Alla categoria VII art. 39, tra le spese diverse di culto,· sono proposte a favore del santuario della Consolata due spese: una di L. 500 per provvista di cera occorren~e alla celebrazione delle Quarant'ore votate dalla città di Torino il 30 agosto 1835; l'altra di L. 40 quale concorso del Municìpio nelle spese ~sacri arredi, organista e cantori per le suddette Quarant'ore. Su questa spesa, iscritta. tra le obbligatorie del bilancio, il consigliere• socialista Gherardini presenta il seguente ordine del giorno: , «Il Consig,io, ritenuto che lo stanz~amento «di L. 540 per cera al santuario della Con- « solata non è obbligatorio nè per legge, nè «per, contratto, è che, come spesà. facolta- «' tiva, non risponde più alle esigenze dei «tempi e alle credenze attuali, ne delibera «l'abolizione:». · Premette la storia, raccontata a modo suo, dell'invasione colerica nel1835, del voto fatto allora dal Consiglio municipale e delle modalità stabilite successivamente riguardo all'adempimento del voto stesso, rimpiangendo. che questo non sia. stato annullato fin dal1855, quando la Rivoluzione - che preparava la strada al socialismo - soppresse la. Congregazione degli Oblati che ufficiavano il santuario. « Permettendosi poscia il lusso di profonde (?) considerazioni giuridiche » - cosi l'organetto torinese dei socialisti-cita, sempre a· modo suo, un parere del senatore Badini (il quale però ammetteva tale diritto del santuario anche solo per prescrizione) e si diffonde a commentare una recente sentenza esonerante il comun~ di Sabbioneta da una prestazione di'culto in un caso che l'oratore· afferma identico al nostro. ., (l) I cortesi lettori v.orranno scusarci .se per aver atteso il rapporto ufficiale di questa seduta, uscito solo ,il 10 cor,rente, abbiam ritar- ~ato 'alquanto là, pubblicazione di quesk> N. • del periodico. 1
24 J.!l ·eo·.,solata ~- 'o Rivolgendosi in particolare ai consiglieri di parte libera.'le, dicè che ha troppo rispetto e .stima delle loro idee evolute e che l'aver _ essi votato 208.000 lire per l'Ufficio d'igiene è un'implicita confessione di credere unicamente all' e:ffic~cia della medesima, e con espressione blasfe~a afferma che « la scienza oggigiorno, in fatto di coléra ~ di altri · mali infettivi, è più potente della Madonna della Consolata:.. Fra le proteste e i mormorii dei consiglieri continua tentando di mettere in ridicolo, e ·con banali parole di disprezzare la devozione alla Consolata, le cerimonieTeligiose e il voto dei decurioni del1835 e CQnclude, fra i rum.ori e le disapprovazioni generali, con un'irriverente ed evidente allusione ad« una grande inferma che· faceva voti alla Consolata facendosi curare da un medico ebreo!». Nasi. - Con vibrata e brillante frase prende a confutare le affermazioni di Gherardini,· il cui ordine del giorno, egli osserva, consta di due parti diverse: invita il Consiglio a radiar la spesa per cera al Santuario perchè non obbligatoria per legge, e afferma che questo stanziamento di spesa non è più consono alle credenze attuali. Di- .chiara che non si occuperà di questa seconda parte, essèndo egli sicuro che non rac.coglierebbe la maggioranza nè del Consiglio, nè della cittadinanza torinese (interruzioni). Nofri: ~Ma allora credete alla cera voi? Fino: - E voi altri credete ai cerotti... (viva i1ar,ità ). Nasi. - Senza badare alle continue interruzioni dei socialisti, .si sofferma a trattare la prima parte dell'ordine del giorno che concerne ll;I), tema di diritto, e fa OI!JServare al Gherardini che la semplice lettura della. sentenza riguardante il comune di Sa.h· bioneta. dimostra che il caso è·diverso,- per~hè nel caso nostro è questione di contratto, e contratto è legge fra le due parti. Cita l'opinione di altri insignì giuristi « molto più competenti ed autorevoli di lei, dice rivolto a Gherardini, ·per profondità di studi». Per mettere le COS!I nel vero loro termine, prende a. completare la. narrazione non troppo seriamente storica. del consigliere .Ghemrdini. N ella. seduta consigliare del17 gennaio 1900, il consigliere Allasia dubitava dell' obbJigo giuridico di questo stanziamento ed invitava. la Giunta. ad esaminare se, essendo avvenuta la soppressione dell'Ordine degli Oblati, il Municipio,.come erede, non avesse conglobata in sè la posizione di creditore e debitore, e se non si fosse quindi est\nto quest'obbligo. Sorse allora il consigliere Depanis (a quel tempo assessore), che, colla consueta sua capacità e scrupolosa diligenza, rifece la storia della questione nella sua integrità, e constatò trattarsi di un voto perpetuo del Corpo Decurionale, portante un impegno preciso che vincola l'Amministrazione municipale. Il consigliere Allasia replicò, domandando che si revocasse il voto da parte del Con· siglio. Ed a questo punto si alzò il compianto comune ed insigne maestro, consigliere Mattirolo..... Ghera{dini: '-Non comune maestro: solo suo..... ' Nasi: - Allora ella deve rimpiangere di non averlo avuto, poichè le avrebpe drizzato un po'..Je idee in materi!L di diritto (ilarità). Il Mattirolo, indubbiamente competentissimo nella materia, dimostrò con ragioni incisive che esisteva la perpetuità del contratto, perchè il Municipio, ' scomparsi gli Oblati, era venuto a trovarsi di fronte all'ente laico che rappresenta il santuario della ' Consolata. Ma il consigliere Allasia non. si ' diede per vinto, e presentò un ordine del giorno, invitante la Giunta a studi sull'oh~ bligo legale del Municipio a quella prestazione; però, secondo il solito sistema dei colleghi 'della minoranzl!o che è di mettere sempre insieme delle cose inconciliabili, volle inserirvi anche l'invito alla. Giuntaai proporre l'abolizione della prestazione, qualora l'obbligo non fosse più ritenuto giuridicamente fondato·. - ' Naturalmente il Sindaco dichiarò di non poter accettal'e questa. seconda parte perchè, prematura riusciva la proposta, non essenslo ancora fatti: gli studi necessari. Ed allora il
~· consigliere Palberti fece delle esplicite affermazioni, e fipì per presentare l'ordine del giorno puro e semplice. Si instò per l'~ppello nominale; la votazione avvenne con questa solennità di procedura, 1;1 l'ordine del gio:J,"no Palberti fu accolto con 37 voti favorevoli e 7 contrari. La questione però riprese vita n~lla seduta del 17 dicembre 1900, cioè alla fine dello stesso anno. Il consigliere Allasia, in- ' terpretato a suo,modo quell'ordine del giorno Palberti approvato. dal Consiglio, chiese conto del risultato degli studi della Giunta sull'ormai ben noto argomento. Allora il consigliere Badini (a quel tempo assessore legale), disse di più, di quanto il consigliere Gherardini credette opportuno oggi di ri-· ferire. · · Disse, cioè, che l'Ufficio legale aveva studiata la questione_ed aveva riténuto che in questa prestazione il vincolò giuridico rivestisse i caratteri del do ut des; che, d'altra parte, essendo in materia di culto la giurisprudenza· molto divisa fra quella aromi: nistr~tiva e quella giudi~iaria,_ ma ferma e continua la prima nel ritenere che diuturne prestazioni di simile natura costituiscano un vinco_lo di. obbligatorietà, l'Ufficio legale si er~ atteÌmto alla costante giurispru.denza amministrativa. Soggiunse l'assessore che quelle erano le ragioni pure e semplici per la conservazione dello stanziamento, poggianti da una parte sulla natura contrattuale e dall'altra sull' oss!3quio alla giurisprudenza. Tuttavia il consigliere Allasia resistette anche a questo colpo e continuò a discutere; allora prese la parola il consigliere Usseglio (Relatore della Commissione del' bilancio per il 1901) e, dopo rifatta per una volta ancora la ~toria della questione, conchiuse essere. opi:r;lione propria e .della Commissione del bilancio che l'obbligo delle somministrazioni al santuario della Consolata abbia fondamento nella legge del contratto, c~e il Co· mune. noi\ può violare, q~an,d'anèhe,. per mutati uomini, rili~;~cisse diversa la maggioranza del Consiglio, poichè è un vincolo che radica per sempre, il carattere di obbligatorietà. 25 Replicò il consigliere Allasia e replicarono anche gli assessori Depanis e Badini; ed infine il consigliere Allasia presentò questo ordine del giorno : l « Il Consiglio - non soddisfatto delle di- « chiarazìoni dell'assessore, invita la Giunta «a fare nuovi studi sull'obbligo 'legale che «veramente permanga o no al Municipio di « fare al santuario della Consolata le pre- « stazioni di cui alle lettere A e B dell'al- « legato n. 95 ; ·ed ~ proporne l'abolizione, « ove detto obbligo non sia ritenuto più giu- « ridicamente fondato »: E il Consiglio respinse quest'ordine del giorno - Questi i precedenti veri e precisi dellà questione. È. oggi il Consiglio fatto persuaso dagli argomenti legali e giuridici del consigliere Gherardini'J Se sì, dirà di radiare la spesa con tutte le relative conseguenze avvenire ; se no, si appoggi ai concetti dell'Ufficio legale ed alle determinazioni delle precedenti Amministrazioni, che fecero sull'argomento profondi ed imparziali studi. Di Sambuy. - Non avrebbe avuto in animo di prendere la parola in argomento; ma vi si sente ·obbligato di fronte all'interpretazione individuale del consigliere Gherardini, assai. diversa dalle opinioni della cittadinanza Torinese, giacchè quel consigliere volle replicatamente affermare che furono c_redenze di altri tempi quelle che fissarono la nota somma a favore del santuario della Consolata. Orbene, chi ha il diritto di interpretare che si tratti di credenza di tempi passati, e che' la maggioranza d'oggi non abbia il rispetto di, a1lora per il santuario della Consolata? ' Delbondio : - Facciamo un referendum l Di Bambuy. - L'oratore si fece éco della miscredenza non certo delle credenze attuali. Non•si tratta ora, puramente di un interesse · di bilancio: vi è un'altra altissima ragione di principi~ che voi, minoranza, vc:>lete soll~vare: ma non crediate che la maggioranza. vi voglia seguire in' questa via ! (interruzioni dei soc:ialisti). « Voi . consigliere Gherardini, che altre volte avete dato prova della vostra moderar •'
. 26 12 eo.,solata zione, voleste oggi volgere in ridicolo le deliberazioni dei nostri padri: siate deferente alle idee della grande maggioranza dei cittadini. Facciasi pure un plebiscito e la citta· dinanza unanime, non potrà certamente assecondarv~ nel vostro odio al santuario della Consolata. Per il . buon nome della nostra città, e pel decorci del Consiglio rispettiamo le credenze dei torinesi l ~ (vive approvazioni). Condizioni di-salute non gli consentono di continuare il su-o dire e perciò finisce, non senza ripetere' che intende si porti il massimo rispetto a quel voto dei nostri padri. Ohironi (assessore). - Fra la vivissima attenzione dei consiglieri, fa una stringente e dotta ~rgomentazione sulla portata giuridica ·della questione. Dice che sarà assai breve nelle sue considerazioni, che si limiteranno a determinare la posizione giuridica del Municipio in rispetto all'amministrazione del santuario della Consolata~pel pagamento del noto debito di cera, e a dimostrare che lo stanziamento della somma occorrente è stato a buon diritto collocato in bilancio fra le spese obbliga~rie, e vi si debba mantenere. Si è osservato a , confo~to dell'ordine 'del giorno contrario a tale stanziamento che non s'ha il titolo di obbligazione contro il Comune; e il consigliere Gherardini questa sua tesi difese considerando che all'esistenza di uria ra.gion di credito non dà vita la continuità della prestazione che vi si riferisca, mancando qui un possesso utile a determinare prescrizione acquisitiva; e che poi, come non vi è prescrizione pel dife,tto dell'estremo del possesso' idoneo, manca affatto la figura della convenzione che dia contro il Comune un titolo di credito. , Per suo conto, confortato in ciò anche da. 'recenti giudicati, crede che l'adempimento della obbligazione inducente l'obbligo di prestazioni p~riodiche, constituisca a favore di chi esige, la figura del possesso, e per via di questo, se continuàto pel tempo voluto dalla legge, il titolo di credito. Ce.rto a qnesta concin· sione non tutti i dottori, non tutte le sentenze arrivano: ma dove si consideri la ragione filosofico-giuridica del possesso, si dovrà pnr convenire che anche su! diritto di credito può valevolmente esplic·arsi, e determinare cosi' la prescrizione che ne è precipuo effetto. S'è poi detto in riguardo al contratto, che se pnr questo potè avere origine, perdette in seguito ogni virtù giuridica; con l'avvenuta soppressione delle corporazioni religiose sarebbe venuta meno una delle parti contraenti, l'Ordine degli Oblati ch'era il creditore. Ma anche qui il suo convincimento giuridico è b~n diverso. Il contratto non si formò fra il Comune e l'Ordine degli Oblati,, sibbene con l'Ordine degli Oblati in quanto e perchè aveva l'amministrazione del santuario: ora, soppresso qnell:Ordine, è pnr sem- ' pre rill!asta l'Amministrazione che regge il . santuario: col venir meno cioè della persona di nn amministr11-tore, non perciò s'estinse l'Amministrazione, il soggetto giuridico in relazione al quale è sorto il vincolo di diritto. E se vincolo giuridico esiste, la spesa as- ,snme il earattère di· obbligS:toria, nè ii Municipio può rifiatarsi di collocarla come tale nel ·bilancio. Senonchè pare a lui che non ·in quelle due ragioni sole il vincolo ~bbia, la consistenza giuridica sua, perchè saldamente esso riposa sulla efficacia del voto considerato in 'sè: voto fatto nel '35, imperando cioè la ragion comune composta in molta parte dal diritto canonico. Nè importa se, come obbiezione pregindiziale, s'è qui fatto cenno di una con- . traria sentenza del '906, e resà, gli pare, dalla Corte d'Appello di Brescia. Già, a parer suo; questo giudicato, cqe pnr venne. invocato a dimostrare la mancanza di vincolo contrattuale, si riferisce ad nn caso ben diverso da quello che ora.è discusso: vi era questione di nn Comune che per voto fa.tto avendo edificato una chiesa, provvedeva · direttamente a che fosse officiata, e poi •commesse questo inc_a.rico alla· Fabbri~eria: il. Comune infine smise, e s'intende che la Fabbriceria non avea interesse e ragion giuridica. propria per obbligarlo a continuare. Ma. la-sentenza si occupa anche del voto: e dichiara ch'esso non è prQduttivo di effetti nel futuro, e non può determinare vincolo vero. • l
. ' J.ll eo.,solata 27 Con ogni rispetto per il magistrato che pronunciò, non crede che la. motivazione data sia in alcun modo persuasiva : e pensa. che nulla tolga all'importanza giuridica del voto fatto dal Corpo .Decurionale tori~ese, voto che . ~vvei:me nel 1~35. Ora, è saputo che la ra· gion comune dava. al voto virtù giuridica; è sapùto cne nella. discussione dei moderni giuristi sul valore della. volontà unilateral- ' mente dichiarata si ricorda.appunto la :figura del voto, qual modo _per cui nel diritto antico 1 era possibile ..alla volontà di obbligare .se stessa. La pollicitatio come votum, ·non come semplice'proposito, è l'espressione classica di questa volontà unilateralmente obbligatoria: · quindi il diritto di credito pel titolo così costituito: titolo che conferisce alla spesa la qualità per dover esser compresa nel bilancio tra le obbligai;orie. La sentenza ricordata dal consigliere Gherardini asserisce che il voto è promessa, e la promessa non obbliga; e ha dimenticato, che il voto è· una special promessa, e che se''per ordinario la promessa non è per sè obbligatoria, il voto è promessa' che ha particolar carattere e peculiari effetti. Ma non basta. Il nostro Consiglio comunale. nel 1900 riconobbe esplicitamente il va.lor giuridico del suo vincolo. E que!!lta recente deliberazione conforta a dire che lo \ stanziamento, <?ra mantenuto nel proposto bilancio, è .obbligatorio per diritto e per il rispetto ben dovuto a quella dichiarazione che esprimeva un certo e fermo intendimento dei padri nostri che lo v~llero. 1 Fino rinuncia a trattare la questione dal lato giuridico dopo la splendida dimostrazione del prof. Chironi. Sciorati. ,_,_ -Sostiene che il Consiglio pel voto del 1835 si è solamente obbligato alla preghiera per le Quarant'ore, non alla provvista di cera per queste l provvista che trova solta~to deliberata dalla Ragiçmeria nel 1836 e ratificata dal.Consiglio senza impegni per l'avvenire. Rigua~do .alla questione di diritto non discute 'di fronte ad un giureconsulto illustre come l'asse.ssore. · Daneo (relatore). - Fu: égli st!lsso che mentre era. in .quel tempo Assessore legale, sollevò la question!l della obbligatorietà o meno degli .oneri di culto a carico del Municipio. Egli si occupò a fondo della questione stessa e nella relaz.ione risultatane conchiuse che mentre, salva qualche eccezione, non credeva esistervi obblighi verso la chiesa del Corpus Domini, sicchè non dovrebbe e~sere SOI:lpetto di ingiusta tenerezza nella materia, per .ciò che aveva tratto agli oneri a favore del santuario della .Consolata egli, anche al- ' lora, riteneva che era lecito il credere che tali vincoli esistessero. Infatti non solo dovevano considerarsi le , çons;guenze inerenti alla pollicitatio, ma, se anche si era ~lieni dalle teoriche della· pollicitatio, restava il fatto della scrittura passata. fra Municipio e l'Ordine/degli Oblati, la q_uale non poteva avere perduto gli effetti suoi 1a cagione della soppressione dell' Or- •dine, perchè era all'Ordine stesso subentrata un'altra Rappresentanza pel santuario. In conclusione: presi nella dovuta considera- . zione i prè~edenti dell~ ques~ione e studiata la questione stessa anche in raffronto alla attuale giurisprudenza amministrativa e giud:1'ilaria', la Commissione del bilancio è di parere che attuaimente lo sianziamento si mantenga. Gherardini: - Dovrò rispondere un po' a tutti, cominciando dal collega Nasi..... Nasi : - Risponda prima al prof. Ohironi, è un po' più difficile! ..... (ilarità). Gherardini. - Os-serva che il consigliere Nasi pose in rilievo soltanto gli argomenti favorevoli alla propria tesi (!) ... ed .all'asses· sore Ohironi risponde che dalla diversità tra il ,caso di Sabbioneta e quello del santuario si dovrebbe dedurre la non obbligatoriet~ del nostro Municipio verso la Consolata. Si dilunga poi a_citare brani di sentenze e tenta di i~terpretare,a suo modo un parere del,se· natore Badini, .che pure era favorevole allo sta~ziamento. Dice che non ha D).ai avuto intenzione di offendere i sentimenti dei cittadini ( (oh l oh l proteste). Balbo: - Ma se insultate le credenze dei torinési! Gherat•dini:- Ad ogni modo questa que-. /
' .. 28 J.l1 eoflSO{ata Q 'ì&IC l . , atione deve risolversi una buona volta. Per sapere se la popolazione di .Torino sarebbe favorevole alla Oonsola.ta. io accetterei, dice, ,un referendum, ma. fra uomini, per carità, non con le donne..... ' Fino: - E il vostro voto universale? (ilarità). Nofri prescinde dalla questione giuridica e vuole impostata. la sola questione di "prin· _ cipio. Con voce tonante domanda se si tratti ora solo di un rispetto alla deliberazione dei padri; e se il Consiglio attuale possa asso· ciarai ad un voto antico alla Consolata fatto per allontanare epidemie dalla città! (pro· · teste, rumori). « Non v'è.-più nessuno al giorno d'oggi, aoggiunge, che possa anèora. credere ai mi· racoli della Consolata:-e voi mentite, se dite ' ' di credervi: siete troppo al di sopra di qneste superstizioni ( vivissime proteste). . Cibrario: - Ed io ci credo! · Nofri continua, fra. aliissinìi rumor!, a scagliare banali ingiurie ,al sentimento religioso dei cittadini, e grida ai C!Jnsiglieri della maggioranza: « Avete paura che ai rompa l'alleanza! :.. L'ambiente è eccitatissimo. , Molti consi· glieri doma.J).da.no la parola; più insistente· mente di tutti il cona. Balbo. Si · grida: Chiusura l chiusura! Sindaco,. fra le conve.rsazi_oni ed i rumori, mette ai voti la chiusura che è ap rovata.. . Balbo : - Io avevo chiesto la parola prima della chiusura ed ho diritto di averla. Sindaco: ..:...:.. Ma se proprio vuoi parlar~, chieda di fare una dichiarazione di voto. Balbo: - Se l'ordine del giorno fu pre· sentato da Gherardini, con un condimento, di ·ironie e di sofiami, le parole di Nofri soho una vera provocazione'contro coloro che credono in Dio: contro le sue affermazioni credo di dover protestare solennemehte a nome della cittadinanza torinese, sempre ricono· scente alla Vergi:ne della Consolata!· Le sue ultime·parole sono coperte dai ru- ' mori dei banchi socialisti. Finalmente una violenta scampanellata del Sindaco pone termine all'incidente. ' Q La votazione Sindaco p~ocede tosto all'appello nominale · chiesto dai consiglieri •socialisti sull'ordine del giorno Gherardini. Rispondono no i consfglie i : Albertini · Badini • Balbo di Vinadio -Di Sambuy · Bigotti - Biscaretti - Bolmida-- Bona - Bozzolo - Brayda - Brosio - Cappa • Ossana - Cauvin1- Ceriana - Chironi - Cibrario • Cotppans - Corsi - Daneo- Denis - Depanis - Dumontel . Durio - Fino -Fiorio - Frescot • Frola. - Ga.zelli B:~;ucco - Gioberti- .Gribaudi- Invrea• - Laclàire - Musso- Nasi • Palberti- Palestrino- Ratti -Ricci des Ferres' - Rignon - Rossi Angei.o·- Scarfiotti - Sincero- Tacconis. Thaon di Revel • Usseglio- Vandoni - Vicari • Vignolii-Lutati. - Rispondono si i consiglieri: . Aliasia · Bachi - Balsamo-Crivelli - Casalini - Caviglia - Daghetto - Del Bondio : Gherardini'- Lava· Nofri - Onetti - Pagliani - Sciorati -lZinL Votanti 63: contrari 49 - favorevqli i4. L'ordine del giorno Gherardini' non è approvato; resta perciò fisso l'assegno al sanJ tuario della· Consolata. DOVEROSI RINGRAZIAMENTI presentiamo a quanti già ç'inviarono !'_abbonamento pel 1907, massime a quelli - e sono ornai la · generalità - che c_i mandarono una offerta per le missioni in più delle L 1,50 d'abbonamento, ·· <:he rappresentano quasi la· sola .spesa di stampa del periodico. NeÌ rinnovar l'àbbonamento favoriscano unire all'offerta l' ~?.dirizzo st~mpato con cui ricevono it!eriodico. · . o II!!IÌ!tgra b L'ALBERO DI JATALE FRA I GIOVANI LEVITI PIEMONTESI l,,. a favore delle Missioni della Consolata Tra lo sparire delle vecchie )l~anze nel -rapido mo~imento della vita maderria., resi- . 'stono .e_durano quelle che hanno origine nella, santa e soave poesia del Natale cristiano. L'albero di Nata.fe, coi suoi do;ni cosi altamente significativi, contil).ua'ad allietare nella benedetta ricorrenza riunioni di società ed istituti d'educazione. E .:...._ strano invero! - mentre il tocco iconoclaata1 della modernità
J1l 8of}solata 29 svisa il concetto'' e falsa lo spi-rito di tante cose yecchie e venerande, ~~:ll'albero diNatale ha, invece, aggiunto una nuova aureola, alcunchè di sempre meglio rispondente all'idea della carità universale predicata da G~sù Cristo, faèe~do9-e strumento di più larga e simpatica beneficenza. La. parte eletta della giovent\Ì. sopratutto, ·com'è naturale, si piace ad S:llargare l'orizz'onte luminoso che fa da sfondo al pino natalizio, e fu così che nel C'onvitto E,?clesiastico e nel Seminario Metropolitano di Torino, come nelle Scuole Apostoliche .di Mondovi, sorse il geniale quanto nobile pensiero di dedicare il provento dell'albero .di Natale - trasformato in una specie di lotteria - alle Missioni délla Consolata in Africa. L'iniziativa trovò la più entusiastica accoglienza: tra i giovani sacerdòti del Convitto, come tra i chierici e tra gli esordienti alun:p.i del santuario. In nobile gara essi tosto si adoperarono a mettere insieme, un primo nucleo di oggetti, sia privandosi di eleganti utìli èosette avute in regalo dai parenti; sia comperandone coi non lauti fondi del proprio borsellino; chi tanto non pQteva fare, imitò almeno i compagni più fortunati nell'acquistare volentieri uno o più biglietti. Al buon volere di tutti venn'e quindi il podero!lo aiuto , dei Superiori e di altre personalità del Clero, per provvedere ai doni più cospicui e all'acquisto di grossi lotti di numeri. Dapert~tto l'attraente festicciuola si svolse animatissima, in compost~, . brillante allegria· alla presenza dei' relativi Superiori; S. E. il ,Cardinale Richelmy volle onorare ed ~llie- ' tare1col ,suo intervento i suo~ cari' seminaristi, quas'i. . ~ ,premiarli per la novella prova che essi davano_,di quel vero spirito ecclesiastièo· . tr-adizion;l~ ',nel nostro Piemonte, intere!')sando~i cosi viva~~q~e all'incremento dellè Mis~ioni fra gli . infed~ iha q~ell'àpostolato fra 'le genti, 'che tn.a le opere del ' sacro ministero è la più eccellente e sublime. TI canonico Giuseppe Allamano, superiore dell'Istituto qella Consolata per le Missioni estere, ad esprimere quindi ai Convittori e: Seminaristi di Torin?., come agli ,alunni delle Scuole Apostoliche di Mondovi la sua approvazione e la commossa sua riconoscenza, volle che in ciascuno dei tre istituti si estraessero a sorte alcuni n,omi, da imporsi ad altrettanti battezzandi poveri neri del Kikùiu. * · Di quale dolce e vivo conforto non riuscirà ai nostri missionari in· Africa il sapere che i loro antichi compagni ed amici li ricordano con tanto spontaneo affetto; che seguono con vivo interessamento, e forse con santa invidia, i loro passi sul campo apostolico; il sa:eere che l'opera loro de!Jta, anche fuori dell'archidiocèsi torinese, sacre , scintille di zelo per. la- dilatazione del regno di Gesù Cristo, e che le preghiere e le offerte d'oggi per ~e Missioni del Kénya sono forse i preludi di generosé vocazioni le quali, à suo tempo, daranno loro valorosi compagni nellavorlj.re . alla conversione dei poveri infedeli. · Dallè selvagge terre deU'Africa, colla1 preghiera e colla memore gratitudine, essi non mancheranno certo di rispondere all'atto così profondamente pio e generoso, alla bella prova di stima e di fraterna solidarietà loro venuta dalla patria lontana i da quest'Italia, il cui solo nome fa pur sempre battere il cuore ·dell'esule volontario per amor di Dio, ed aggiunge pregio nuovo e singolare ad ogni al~a. e: bella dimostrazione.che da essa gli pervenga. * Le rispettive offm·te "ed i nomi estratti pei · battesimi sono: Ì o Sacerdoti Convittori deUa Consolata: provento parziale deUa1tombolQ. L. 85. Nomi estratti: D. Marchisone FRANCESCO- teologo Perlo Gro. BATTISTA. 2• Dal Seminario Metropolitano di Torino: provento par?:iale della lottèria L. ·HJO. Nomi estratti: chierici Carino DAVIDE- Ressia ' Gro. BATTISTA e Rolando DoMENICO. 3• Dalle Scuole Apostoliche di Mondovt: lotteria . per str~nna a Gesù Bambino L. 128. Nomi estratti: Ravotti FRANCEsco e Prato RIC- 'cARDO, studenti. Fraf!.Cobolli usah~ ispecialmente di Stati esteri, riccettiamo c~n.t, ricortoscenza a j'avore delle missioni:
.. 30 J11 eo.f1SO{ata / CENN{ BIOGRAFICI del Veqerabile Giuseppe Oafasso =====, =~~·====== Segue CAPO IL , Chiericato. SOMMARIO: Il chierico Cafasso in seminario - Modello di studio e di pietà - Suddiacono é sacerdote - La prima messa in Castelnuovo - Tutto di Dio! Come nello studio,' il Cafasso distinguevasi · per una pietà che testimoni oculari chiamarono, ed era veramente, squisita per la sostanza e per il modo con,cui veniva praticata. Professando già fin d'allora l.a massima che la santità non consist~ nel far cose straondinarie, sibbene nel fare in modo straordinario le· m·· dinarie, egli ,compiva in ispirito e verità e colla massima diligenza le pra.tiche comuni di pietà, riservandosi· come caro riposo dello spirito l'attendere a divoz_ioni individuali, tra cui' gli erano predilette.la recita dell'Ufficio della Madonna e la meditazione delle mas-. sime eterne. Era tra i chierici che più spesso si confessavano, tra i più fervorosi alla sacra mensa ed i più assidui alla cappella;. delicatissimo di coscienza su ogni punto, in .quanto concerne il candore dei costumi e dei pensieri era sempre un S. Luigi. Ma il bene sgorgava d4.ll'anima sua come pura acqua di vena: tutto era 1n lui calma e naturalezza. Mai esclamazioni ascetiche in beeca-sua, o sospiri, o visi torti-;. se egli custodiva i suoi occhi non· li teneva però troppo bassi; .se si teneva lontano dalle raffioatezze nella cura della persona e ael. vestire, osservava però inappuntabilmente il decoro e la pulizia. Parco nel cibo, ·continuava con maggior conoscenza di causa a praticare l'astinenza e la mortificazione nel modo che è il più difficile nella sua semplicità, e che si compendia nel nulla chiedere e nulla rifiutare. E chi conosce il vitto di collegio sa quale speciale valore ivi abbia la formola citata. - Ossequen,tissimo ai superiori, nessun~ l'udì mai criticare i loro ordini o le disposizioni di qualunque natura. «E sì che mentre e~l~ , era in seminario- dice. il già Citato suo condiscepolo - essi ne impartirono due atte, non solo a ferire, ma a produrre fermento ~n masse ·giovanili. Ci tolset:o Ùnà passeggiata più lunga delle solite che si faceva nel giovedì dopo Pasqua, e da noichiamata la Campagna a èui andava unita una refezione speciale; cosi ci cambiarono un trattato·con un altro che generalmente non piaceva: ebbene in queste occasioni non udii da Cafasso il menomo lamento ». Non prendeva parte ai giuochi permessi in seminario; in tempo di ricreazione stava piuttosto da sè, e contuttociò non appariva. misantropo, chè a qualunque dei èompagni gli si fosse avvicinato a parlargli sempre rispondeva affabile e gioviale. Aveva un certo modo tqtto suo di non porre in rilievo mai, nè in bene nè in male, la· sua person~ ; di non discorrere dei fa.tti suoi; di non·parte- - cipare alle critiche ed a quanto ·di meno' lodevole si dicesse o si facesse, che anche ai ·più maligni sarebbe riuscito del pari impossibile attribuire a melensaggine o nascosto orgoglio. La discrezione e l'umiltà circondavano - se cosi è lecito esprimersi - ogni azione del servo di Dio, e senza velarne il morale splendore davano al di lui esempio· un non so èhe di mite e spontanea am~bilità che mentre molti trascinava, impqneva una. .reverente ammirazione anche a chi non sapev~~o-O-. non voleva imitarlo. Il concetto che di lui ebbero i ·superiori del seminario di Chieri risulta sia dai registri, dove per la condotta egli è classificato fra gli ottimi, SÌ!!- dalla dignità di prefetto a cui lo vollero elevato nell'ultimo anno di sua permanenza. 1Uno dei professori, il teologo Arduin~, venne in quell'occasione espressamente•dalla campagna pér dare il suo voto . al Cafasso, la cui elezione risultò così fat,ta. ad unanimità dai superiori, -come ebbe il ·plauso generale dei compagni. Ma oramai, maturo di studi e di virtù, deficiente soltanto di anni, il nostrò chierico si avvicinava a gran passi al sacerdozio. A M.r Chiaverotti, da Dio chiamato a ricevere il premio .di sue pastorali fatiche, era sue-
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