Missioni Consolata - Gennaio 1907

Gennaio 1907 • j:' An.n.o J;X • N. 1 ~~ ~~L-J~~ •. ' ~~ .. AUGUST.IE TAURINORUM -~1 ·- ). '( CONSOLATRIX ET PATRONA ~ ~ -~~ feriodico ~eli~ios o Me11sile ESCE DIREZIONE AL PRINCIPIO PIAZZA DELLA CONSOLATA DEL MESE TORINO ·- .......0112.0 •-••rs»•o'YI.a:aoi.-J.e N-llìtfiitll'2'7

con l,z'ndicazz'one dez' digiuni e delle astinenze z'n tutto z'l corso dell,an.no GE!JHAIO l M Circono. N. S. 2M s. Defendente 3 G s. Genoveffa 4 V s. Tito vesa. Astinenza D 5 S s. Amalia v. m. 6 D Epifania diii. S. 7 L s. Giuliano C 8 M s. Luaiano 9M s. Giustina 10 G s. Agatone 11 V s. Igino p. Astin. D 12 S s. Modesto l' D 11. Veronloa 14 L s. ilario v.!:" O 15M s. Maurizio m. 16M s. Marcello 17 G s. Antonio ab. 18 V s. Liberata Astin. D l S s. Mario 20 D s. SebattiiAO 21 L s. Agnese :> 22M s. Gaudenzio 23M Sposal. di M. V. 24 G s. Timoteo v. 25 V Conv. s. Paolo Astin. D 26 S s. Policarpo v. 27 D Saora Fam., &tt. 2S L s. Cirillo 29M s. Frano. Sal.® 30M b. Seb. Valfrè 31 G s. Giulio secondo il decreto della Suprema Congregazione del Santo Offìcio 7 settembre 1906 FEBBB.&IO lJV s. Orso v. 2 S Purif. di M. V. Bened. cand. D . Blaolo & ... Bened. gola 4 L s. Avventino 5M s. Agata v. 6 M s. Dorotea :l 7 G s. Romualdo 8 V s. Carlotta 9 S s. Apollonia 10 D • Seolast. Quinq. 11 L s. Lazzaro l M s. Eulalia v. 0 Astin. D Astin. D 13M s. Giuliana Dig. B Le Ceneri 14 G s. Valentino m. Dig. C 15 V s. Efìsio m . l Di 8 16 S s. Giusto l g. 17 D • Marlanna 18 L s. Simeone v. 19M s. Corrado 20M s. Leone T. 21 G b. Aimone lDig. c :) Dig. B 22 V s.• Margh. C. T. Dig. A 23 S s. Romana 'l'. Dig. B 24 D a. Mattia ap. 25 L s. Costanza ~ 26M s. A~es~andro Dig. C 27M s. 'l:'igrmo G "· Gozv.el. ab. ~ ------.. -· -.. - lii[ABZO 1 V s. Albino IDig 8 2 S s. Simplicio · 3 D • Cherub. Teeta 4 L b. Umberto / 5 M s. Casimiro Dig c 6M s. Marziano \ · 7 G s. Tomaso A. C 8 V s. Giov. di Dio!Dig. B 9 S s. Frano.• Rom. 10 D 40 Sol.dati m. 11 L s. Costantino / 12M s. Gregorio p. Dig. C 13M s. Eufrasia \ 14 G s. Metilde v. O 15V s. Lucrezia lDig. B 16 S s. Agapito 17 D i Pastione 1 L s. Gabriele aro. Dig. B 19M . Qluaeppe l . 20M s. Alessandrina Dtg. C 21 G s. Benedetto 22 V s. Benvenuto :11Dig. B 23 S b. Veremondo 24 D elle Palme 25 L Ann. di M. V. r Dig. c l @ Dig. A Dig. B A P BILE l L s. Ugo abate 2M s. Frano. da P. 3M s. Riccardo v. 4 G s. Isidoro v. 5 V s. Vincen. F. C Astin. D 6 S s. Sisto I p. 7 D • !plfanio 8 L s. Alberto 9Mb. Anton. P. m. 10M b. Neirotti 11 G s. Leone M. 12V b. Angelo O Astin. D 13 S s. Ermenegildo 14 D Valeriaoo 15 L s. Annibale 16M s. Callisto 17M s. Aniceto p. 18 G s. Perfetto 19V s. Espedito Astin. D 20 S s. Cesario e C.::> 21 D atr. S. Oiuteppa s. Anselmo 22 L s. Virginio 23M s. Giorgio m. 24M s. Fedele S. 25 G s. Marco ev. R. 26V s. Marcellino 27 S s. Zita serva 2SD Vitale @ L s. Roberto 30M s. Catterina S. lii[AGGIO 1M ss. Filip. e Giac. 2 G s. Atanasio v. 3 V Inven. S. Croce Astin. D 4 S SS. Sindone C 5 D t, Pio V papa 6 L s. Benedetta R. 7 M s. Stanisl. v. R. 8M s. Vittore s. R. 9 G Atcent. di O. C. 10V s. Antonino Astin. D 11 S s. Ponzio 12 D a. Pancrazio O 13 L s. Gio;venale 14M s. Bonifacio 15M s. G. B. La Salle 16 G s. Onorato 17 V s. Pasquale B. Astin. D 18 S s. Felice Dig. B 19 D Pentecoste 20 L s. Bern. da S. :) 21M s. Vittorio 2'2M s. Giulia v. T. Dig. B 23 G s. Desiderio 24 V MariaAusil. T. ID" 8 25 S s. Urbano T. tg. 26 D SS. Trinita 27 L s. M. d. Pazzi @ M s. Emilio 29M s. 'L'~odosia 30 G Carpus Domini 31 V s. Petronilla Astin. D GIUGNO Astin. D AsUn. D Asti>>. D Dig. B

Augurii - Progetti -Speranze ===r==~====~ PERIODIOO RELIGIOSO ME~NSILE ~ sto suo .novello compleanno. Come dun.- que non trarremmo da questa mirabile concord,ia di volontà e di cuori i più_ i lieti/ auspici; come non , avremmo la piena sicurezza che la .dolcissima comune Madre celèste sia pronta a sparNel segnare per la prima vqlta il_Pe- gere su tutti i suoi figli sempre più . riodico colla data del 1907, noi rinno-~ elette e visibili benedizioni? · viamo ai nòstri cortesi abbonati e lettori Intanto,· sursum corda, l Ed ari pigliare i migliori augurii con .compiacirl!ento. ~ il cammino in avanti meglio ci conforti più vivo ancora che per il passato; con · una semplice quanto impressionante ripiù sicurà confidenza di attenerne dal · flessione. È Maria SS. stessa che dal Cielo ·il compimento_: 'E sono i nostri principio ha tracciato il programma delben naturali e f<;mdati sentimenti. , , ~l'opera nostra. Dapprima ci ha proposto Il Periodico -questo modesto organo una data memoranda da festeggiare e da , della grande famiglia della Consolata - · tramandare luminosa'ai posteri: l'ottavo ha col 1906 compiuti otto anrii di vita ~ centenario della ritrovata Sua Imma- .feconda. Però s~ esso; di ~appa in tappa, gine. Raggiunta spl~ndidamente questa sempre ha .potuto constata:r:e che tra i meta, un'altra già Ella ce ne additava membri ·innumerevoli della famiglia be- oltre le terre ed oltre i mari, laggiù ned~tta si faceva vieppiù fedele l'unione l nell'Africa lontana: meta ol!re ogni dire e chiara l'intesa nella preghiera e nel~. sublime, verso cui, . dolcemente meral'azione, ciò tanto più si avvera in que- vigliando, .noi ci scoprimmo già avviati,

2 12 .e o '1 s o l a t a come il pellegrino che al 'tramonto di unà·felice giornata, dall'alto.poggio· ove è asceso, mira con alacre desiderio. al di là di esso « ..... un ondular d'altre giogaie che il pastore addita' .. ... lungo le valli e verso il mar ». l E sul campo apostolico dalla divina Madre Consolatrice scelto e conquistato, da tre anni noi, a Lei obbedienti, fa?- ciamo convergere gli sforzi delle nostre preghiere e dei materiali sussidi : le due braccia poderose che sostengono nell'apostolato i missionari _della Consolata.. Quali consolanti r.isultati si siano ·firi qui raggiunti i nostri amici e cooperatori già in . gran parte sanno, come alquanto già conoscono gli altri ben maggiori che la Provvidenza ci promette a non lunga scadenza, se agli operai evangelici .non verranno meno la forza deJ numero ed il nerbo dei soccorsi. Ma sarà dover nostro chiarire più ampiamente questi due punti, affinchè ciascuno, megl-io conoscendo il programma d'azione, più ·.volonterosamente ·possa concorrere ad attuarlo. A tal fine efficacemente gioverà, speriamo, la pubblicazione della seguente lettera dàl Superiore in . Africa delle Missioni della Consolata P. Filippò ' • o ' Perlo, nvolta al Dtrettore déll' Opera della Propagazione della Fede. Vogliano i nostri buoni lettori ed amici considerarla altresì couie tin affettuoso appello 'ad ognuno di loro ri ~olto da Maria SS. Consolatrice, la quale saprà ad usura ricompensare quanto essi avranno fatto per supplire alle deficienze finanziarie di un' opera. che dovendo· sussidiare l tutte le Missioni cattoliche del · mondo, non può che in minima parte provvedere alle urgenti necessità di ciascuna. · LETTERA DEL P. FILIPPO PERLO . al DiraHare deii'Opar~ della Propagazione della fede. IN LIONE Illustrissimo Signor Direttore, , ,c È appena un anno,che in seguito all'affidameniio della Missione jndipendente.del Kénya al nostro Istituto, io aveva pet: la prima. volta l'onore di rivolgermi alla·S. V. Ill.ma implorando dalla sua generosità d' essere ascritto fra quelli .ch'Ella soccorre annual· mente con le elemo.sine dell'Opera della Pro- _ pagazione della Fede. La mia richiesta, grazie a Dio ed a V. S. 'Ill.ma, trovò un no· bile eco, e la di lei generosità. fu più grande di quanto 'per la prima -volta noi P<>tessimo attende~ci.(l). Mi permetta perciòche a nome di .tutti i, miei Jllissionari, fratelli e suore, a. nome anche dei nostri allievi catechisti, ed implicitamente interpretando quanto questi poveri indigeni vorrebbero e ancor non son. · capaci d~ dirle, io cordialmente la ringrazii del bene éhe ci ha permesso di f~re, e. del maggior seme che, grazia sua, ab.biamo po· tuto gettare in questa lontana e nuova mis.. sione del Kénya. Se a ,causa.delle guerre che il qoverno in· glese va sostenendo con le popolazioni che ci. circondano - tanto che parte del paese ~­ anèor ora affatto interdetta agli europei - i'l numero dei nostri stabilimenti nell'anno· non ha potuto essere aumentato ehe di due, ·è un fatto perÒ che in altre linee il nostro· lavora ha notevolmente ' progr.edito. 'In l~nea. materiale non solo spingemmo 'alacremente la sistemazione definitiva delle prime stazioni, ma alla stazione industriale di S. Francesco· Zaverio si è atteso febbrihMnt,e alla pr.epa· (l) Il sussidio .ordinario assegnatoci nello scorso anno · fu di L. 8000. (V. Annali· della Propaga,zione della Fede,. fascicolo di novembre 1906). • \ l \

lli eot'}SO{ata 3 razione di parecchie case in legno, pronte ad essere spedite e montate appena la situazione politica del paese ce lo permetterà. Nel campo apostolico il lavoro proseguì ininter.rotto ed alacre sotto lo_zelo instancabile df giovani missionari, ai quali lo slancio delle prime fat~che apostoliche è alimentato dalle aurore l fu pure fondato per raccogliere quei h~mbini che superstizioni indigene çondannerebbero a morte; la stazio~e· agricola fu a~pliata da i sorpassare in certi t~mpi i 300 allievi; · il CollE)gio dei catechisti fu sistemato su nuove basi, che l'esperienza indirò più adatte a : queste popolazion~; e fra poco sarà trasferito ', Il P. Vignoli fa il catechismo 'alla classe degli uomini ne] cortile·giardlno della Missione (Da negativa del P. Filippo Perlo) dei giorni gloriosi che già van disegnandosi Cl~ . sul nostro orizzonte. Il numero dei battesimi in punto di morte si è più che raddoppiato; la freque~za alle missioni nelle domeniche continua consolante (Vedi la presente incisione) e in tutti i giorni feriali dell'anno - .due volte al gio~no.- nei villaggi attorno le stazioni, coll'opera dell'intero per- . sonale della' missione e d'altre squadre di catechisti indigeni i catechismi si succedono in nuova sede , più conveniente e appositamente costrutta, si da poter portare il numero degli allievi a qualche centinaio: numero che la ·necessità ci farà presto raggiungere. Dalle seguenti cifre del lavoro compiuto(*): catechismi, visite ai villaggi, ammalati eu- (*) Statistica dali" ottobre 1905 ali• ottobre 1906 : Battesimo di bambini in articulo mortis . 119 di adulti 87 l208 • . Cure di malati nelle stazioni e nei villaggi Pubbliche i~ varie stazioni è divenuto di una c t h' · ·- •11 · 11 • · · ai catechismf. tantochè il bisogno di chiese l 58.940 47.815 43.580 . a ec IBmt nei vt aggt e ne e mlSBlOD1 . . necessità urgente. Un Orfanotrofio centrale v· ·t · fì tt · ·11 · 1s1 e a e a1 Vl agg1 . , . . . , . . . . \ 1

.. 4 ·Jlt eot'}SO(ata rati, V. S. potrà vedere il lavoro che i miei missionari in quest'ultimo periodo annuale hann fatto, e se più che alle apparenze ci tenemmo al sodo ·e vogliamo che le future nostre cri- - stianità sian degne di tal"nome, tramandando perciò i batte11i,mi {tnchè l'ambiente ·non si sia modificato maggiorrr~;ent,e, non è men vero che mille segni stanno a provarci che il no- .stro intenso lavoro non va perduto; e se i risul~ati definitivi non son dell'oggi- perchè solo da ieri noi siamo qui - il campo è troppo promettente per non assicurarci un raccolto abbondante in tempo brevissimo. Poichè noi abbiamo avu'to la fortuna di poter penétrare per i primi e ben installarci avanti che altri~ sapessero della densità di ques~e popolazioni, in .un campo particolarmente fa~orevole dal lato apostolico: la popolazione \;i è ' densissima (raggiungendo forse il milione e mezzof della stessa _razza, lingua e dostumi; di vita primitiva ed agricola; mai contaminata dal maomm'ettismo,- o' ~bbrutita dalla schiavitù, e -: CO!!& non i~differénte - abb_as,tanza segregata dalla pseudo civiltà; essendosi recentementè dichiarata questa pròvinc~a « riserva , degli indigeni »- Ma se da un lato l'ubicazi~ne e Io stato primitivo di ques~ popolazioni ci è favorev_ol'e, 'dal lato matériale non si può dire al- .trettanto. V. S. Ill.ma ben capirà che in paesi così remotf ed isolati da centri civili, in gran parte mai penetrati da altri bianchi, non solo manca ogni strada ·di comunièazione, ogni materiale di costruzione, qualsiasi articolo manufatto, ma eziandio qualsiasi altra cosa a noi, o' al culto, o alla cura degli ammalati occorrente deve essere fatta ·venire' dall'Europa. Perciò le spese di mantenimento di una cinquantina di missionari, di un centinaio di catechisti, d'orfani ; quelle di costruzioni delle abitazioni e chiese e di mobilitazione per le nuove spedizioni di personale e merce, co~ lunghe e pericolose· carovane, raggiungono cifre enormi, E queste cifre aumenteranno · ancora per. l'avvenire, se ndi vogliamo dare alla nostrà opera quello sviluppo che le circostanze di un paese nuovo che va rapidamente ai_>rendosi, imperiosamente esigono ; con l'aggravante di una diecina' di società protestanti che ci minacciano e ci circondano; e che se fin'ora han poco penetrato il pa.ese, dandoci cosi mezzo di prevenirle· nelle mi~ : gliori posizioni e ben installarci, ciò è soltanto a Ca.usa dell'essere stato il' paese fino · a ieri sconosciuto, ed anche oggi con fama d'essere abitato da popolazioni feroci ed intrattabili. · ' ~ ell'~nno venturo, se Dio ci dà grazia e v. s. Ill.ma un generoso sussidio, è mia intenzione incominciare a dotare di chiese le missioni che più ne abbisognano; fondare , parecchie nuove stazioni che s'impongono~ duplicare o triplicare il numero degli allievi ~atechisti, - iniziando posti-catechistici per Ù ·collegamento delle-varie stazioni, in modo da coprire di un'reticolato le zone più po:- polate e produrre un lavoro simultaneo s~ · tutti i punti: · ciò che varrà moltissimo a quasi imporci nelle impressionabili menti dÌ questi in~igeni. Tale 'sarebbe il mio bi~ lancio preventivo del lavoro per l'anno ven" . turù. Ma è 'un fatto che tutti i bilanci pre; ventivi son sempre sorpassati ; e già vedo comparire un nuovo lavoro altrettanto arduo che utile. ' ' Il Gov,erno inglese pare voglia interessarsi dell'educa~ione degli indigeni nel Protetto~ rato, fin'ora affatto negletta, e il Commissio~ ner con sua circolar-e mi ha recentemente invitato con altri capi di missione ad un meeting per discutere tale questione e provvedervi. Se il Governo sarà disposto a dare un réale appoggio,· noi ci troveremo nella necessità di aprire nel più breve tempo pos- . sile una diecina almeno di ·scuole. Siccome però i nostri indigeni non riescon neppure ad immaginare che cos~ sia il leggere ~ lo ' serivere, non potendo desiderare quello.che non capiscono, 'fin'ora delle scuole non ne · vollero sapere, .e non è probabile un loro cambiamento d'idee al riguardo in tempo pr'ossimo. Per òvviare a questo inconveniente, essendo gran parte della provincia in·nostre mani, io avrei intenzione di proporre al Governo -la ·cosa è un po' audace, ma colla.Provvidenza bisogna esserlo- l'obbligatorietà della SC'!lola l

,. ]11 eof1SO{ata per un certo numero almeno dei nostri indigeni. So éhe cosi una nuova fort~ spesa graviterà sul nostro bilancio; ma prevedo d'altra parte qual mezzo potente noi avremo in mano per far penetrare rapidamente la reVgione c:rist~ana nella massa della· popo· lazione. di estendere e intensificare il nostro lavoro, ma eziandio delle be'ne speranz~ che questi vergini campi promettono per 'un prossimo impianto del regno di·Cristo, e delle buone disposizioni presentate all'evangelizzazione da queste ingenue popolazioni, che occorre portare non solo alla cognizione del vero Dio, Il personale non ci manca, chè altri mis· sionari e suore sono pronti alla partenza da ~ ma anche, difendere dalle insidie degli eretici ~ ~gognanti alla preda. Montaggio di una casetta in legno pei missionari - Stazione deUa Madonna d'Oropa (Mogo'iri) La. casa. occupa. una. superficie di HA metri quadrati ed è divisa. in 4 camere. Dalla Missione industriale di S. Francesco Za.verio, ove fu f<ltta, venne trasportata a. Mogo1ri da. 140 portatori con una. giornata. di cammino. Torino; la stazione industriale, nel centro di CJ una foresta vergine, col nuovo macchinario l di cui pochi mesi fa venne arricchita può in abbondanza fornirci comode e salubri casette in legno, (Vedi la presente incisione) Voglia V. S. Ill.ma scusare la. mia importunità e, con gli anticipati nostri comuni ringraziamenti, aggradire i sentimenti della. mia' perfetta osservanza. Mogo'iri, Stazione della Madonna d'Dropa, 18 Ottobre 1906. p. FILIPPO PERLO Superiore ·della Missione del Kénya. ed infine la pop~lazibne da convertire è tale ~ e tanta. che noi, in numero dieci, venti volte superiore all'attuale, saremmo sempre impari - al bisog:q.o. La questione, come vede, si riduce ""C!!II!IiO==;KO;==__.._.._<itlli'._==,....=;;;;;;;o•oo tutta. al punto finanziario, la cui soluzione l dipende in gran parte dalla. generosità di V. S. Ill.ma., che speriamo vorrà tener conto, non solo dell'estrema. necessità che abbiamo • l OHI NON PUÒ FAR OFFERTE s'adoperi a procurarci qualche nuovo abbonato.

6 12 eortsolata IN TORINO ------~~------ Conclusione. Coll'assedio e la battaglia di Tòrino del 1706, in cui rifulse in tutto il suo splendore a pro del suo popolo la benigna potenza di ·Maria SS. Consolatrice, termina gloriosamente la parte antica della storia del di Lei santuario nella capitale del Piemont,e. Appunt6in quel tempo si andava ultimando la· ricostruzione totale del sacro edifizio intra_. presa fin dal 1679; Vittorio Amedeo II, in riconoscenza a Maria' SS. per la vittoria meravigliosa riportata sui gallispani, a ·tutte sue spese vi aggiunse il magnifico presbitero col relativo sontuoso ed artistico altare - entrambi su disegno del celebre architetto Abate Iuvara - sicchè lo storico tempio venne ad assumere la forma e l'aspetto che conservò poi :fino.ai grandiosi lavori del1900, e la taumaturga Effigie fu collocata sul trono, degno della sJa preziosità, ·ove ancora noi la veneriamo. . Resterebbe ora la parte moderna della storia del santuario della Consoiata in Torino. Essa non è certo meno bella ed importà.nte dell'antica; anzi, siccome raccoglie avvenimenti a noi più vicini nel tempo, oltre ad un maggiore interesse, ha un valore tutto speciale, in quanto sta a dilucidare e provar:e coi fatti presenti i fatti passati, questi e quelli armonizzando i~ un organico, divino complesso. Cosi in un quadro dalle · ampie proporzioni i particolari · e le :figure · del primo piano, più grandi e distinti, ·danno la chiave a meglio · discernere e gustare .quanto nei piani pittorici più lontani è appena in piccolo ed in confuso rappresentato. Senonchè, noi temeremmo.di menomare in qualche maniera l'alto pregio di questa parte moderna, ripetendola con metOdica, seguita .esposizione: sia 'perchè l'intera storia del santuario della Consolata fu già recente- . l mente pubblicata in volume (l); sia perchè gli avvenimenti piu saglienti dal 1706 in poi furono iri opportune circostanze e con bastante ampiezza, separatàmente trattati su queste colonne. ' ' Così in speciali articoli (giugno '1901, febbraio e lugliò 1902) abbiamo ricordate le peripezie del santuario, ed 'i perièoli corsi , dalla stessa taumaturga effigie,· al tempo d~lla grande rivoluzione di Francia e della conseg.uente dominazione francese in Piemonte; ed abbiamo detto altresì del mirabile modo .con cui la Consolata seppe custodire Torino e' restituirla poi· ai suoi legittimi sovrani, i quali,_ nelle persone di Carlo E::nanuele III e dell'augusta sua sposa" la Venerabile Maria Clotilde, l'avevano a Lei af- . :fidata nelprendere la via dolorosa dell'esilio. Più_e più volte ci occorse parlare dell'origine della colonna che sorge trionfale sullo spiazzo ad occidente del santuario, e degli importanti restauri eseguiti nella cappella sotterranea delle Grazie nel 1835-36. Ed i nostri lettori be~ sanno che l'una fu innalzata e gli altri compiuti in adempimento di llOlennissimo voto, dalla Città di Torino fatto a Maria Consolatrice, la quale nell'agosto 1835 troncav~ prodigiosamente il corso del colèra asiatico che già era entrato a menar strage nella città, dopo aver in:fierito nelle località vicine. Nell'aprile 1902 poi, faqendosi civile e religiosa' solenne -commemorazione della meravigliosa salvezza di Torino nello scoppio della polveriera ,di Borgo Dora nel 1852, il · no!!tro periodico - ~sci to in fascicolo !1 guisa di Numero unico ~illustrò in tutti i suoi par- ·ticohiri il luttuoso avvenimento, mostrandò come visibilmente la Consolata, dominando il disastl(O da potente regina di misericprdia, preservò la capitale del,Piemonte dall'essere in gran parte ridotta ad un mucchio d'infuocate rovine, cosparse del sangue d'innumerevoli vittime umane. Meglio che in un semplice capitolo di storia, si pot~rono così (l) Storia del santuario 'della Consolata .in ·Tor-ino ...J L. 0,60 - presso il Deposito di specialità religiose della Consolata.

' . 'Jj eof}solata 7 porre in rilievo i fatti che, 1 anche agl'increduli ed' agl' acca.ttolici, rese~:o patente l'intervento soprannaturale a limitare la: cat.astrofe: principalissimi fra questi fatti, quelli p~ova.ti e documentati dal sergente polve· rista Paolo Sacchi che Invocando la Consolata.,·· con terribile rischio della sua. vita, riesce ad impedire lo scoppio del deposito maggiore delle polvèri; e quello della. Madonnina. in scagliola del Cottolengo, che su una. . vuota. colonna. di terracotta., poggiata su un tetto che si sfonda tutt'intorno, resiste ad una vera mitraglia di grossi rottami iiifuocati di pie~ra e•di ferro, eseguendo l'unico movimento di voltarsi, con !Jlezzo giro su ee st~ssa., verso la parte d'onde questi prove· nivano per segnar loro la via, e conservando intatta fin l'aureola di stelle intorno 'al suo l capo. Nel giugno 1903 e luglio seguente, l'ere- .zione dell.a nuova Compagnià della Consolata ci portò natu~alniente a narrare le origini e le vicenqe d~ll'antica Comp!l-gnia fondatl!- sotfu lo · stesso titolo fin dal 1527, e che scrisse nei suoi primordi pagine gloriose nella storia del santuario. Cosi gli ultimi grandiosissi~i lavori ci diedero· occasione di parlare, a varie riprese, delle opere murarie .l é decorative compiute anteriormente all interno ed all'esterno del santu~rio nel1860-61, nel 1879 e nel 1884-85, le quali con parziali abbeiÌimenti precedettero le felièi trasformazioni ed aggiunte architettoniche fattesi dal 1899 al 1904 e che, insieiJ:!.e col sontuoso rivestimento in fini marmi·. delle pareti dello storioo tempio, ~ostituiscono un m~nument'o degno di ricordare ai posteri la celebrazione, dell'ottavo centenario e la seconda ~ncoro· nazione dell~~o Consolata. Forse un punto, importante pur esso della s-toria del santuario, non fu trattato fin qui .nei nostri articoli in modo ahbastanza sintetico e completo: vogliamo dire. il sucée- ·dersi delle varie Òongregazioni religiose.alla . ' di~ezione e all'u:fficiatura del santuario' stesso. A riempire. tale lacuna, ricapitoliamo brevemente ·la relativa cronaca. I Benedettini venuti dalla Nòvalesa e che, rialzata dalle r roviné la chiesa di S. Andrea, ristabilirono nel primitivo oratorio di S. Massimo il cultO della Consolata, ù:fficiarono il santuario per oltre 600 anni, cioè dal 916 o 926 sino al 1589. Ai Benedettini furono allora sostituiti i Cirsterciensi, la cui permanenza nel convento di S. Andrea, con una breve interruzione,,si protrasse fino al1834. Nel febbraio di detto anno presero posses~o del santuario . e dell'annesso convento gli Oblati di Maria Vergine, Congregazione di sacerdoti regolari fondata nel 1826 da due zelantissimi e degni ministri di'Dio: il teologo Pio Brunone Lanteri da Cuneo e D. Giambattista. Reynaudi da. Carignano. Nel 1871 poi, per dispos~zione dell'Autorità Ecclesiastica, .prendeva possesso del Santuario, e sede 'presso il mede· simo, il Convitto Ecclesiastico, sul quale presto ci•porgerà occasione a dare più particolareggiate notizie la vita del Venerabile D. Giuseppe, Cafasso, che al;lbiamo testè im· preso a narrare brevemente. ' Ed ora non saprell!-mO come meglio finire questi brevi canili riassuntivi, se non po· nendo ad essi come suggello un rapido ·schizzo descrittivo' dell'efÌìgie taumaturga, la quale 'del_sa.ntuario è la ragione di essere, la. vita ed il tesoro. . ' La Madre di Consolazione è rappresentata con in braccio dalla parte sinistra il Ba.m- .bino, verso cui inclina soavemente il cap~; la mano destra ha aperta e posata sul petto, conia a dire - secondo il giusto e affettuoso rilievo del Cardinale Alimonda di v.'m.-i Il mio Gesù ve lo dono proprio di cuore. .E il divjno Infante, coll'annuente abbandono dell'atteggiamento, pare accondiscendere pie· namente alla misericordiosa pietà della dolce sua. Madre verso gli uomini i colla sua sinistra stringe la. di Lei mano, mentre alza la pic· cola ·destra onnipotente in atto di .bènedire i supplicanti. _Lo sguardo. della Vergine ha qualche cosa. di sovruma~ò e sembra frugare i cuori, per leggerne le ambascié secrete; nel volto del Bambino appare una. singolare dignità mista a grazia fanciullesca. ' La Madonna ha veste ;rossa. e manto ci~ lestro, ambi orlati d'arabeschi d'oro, Il Pla!lto J

12 eortsolata ~adorno sull'omero destro di una. caràtteristica stella.; un'altra. stella orna sulla. fronte il velo, di colore .uguale a qu~llo del manto, che scende dal capo.della ·sacra figura; questa. seconda. stella però rimane nascosta. dalla. 1 corona. 'aurea impoéta nel 1829 alla. tauma.- tùrga effigie per decreto del C11-pitolo Vaticano, la. quale è ora ancora 'Sormonta.t~ dello .splendido serto di stelle in diamanti, della. seconda incoronazione del' 1~04. 4a. Vergine ha. inoltre il collo recinto di un ricchissimo monile di diamanti; e porta all'anulare della. destra un prezioso anello in. cui è incastonato un grosso brillante, dono di Margherita di Savoia.. Il Bambino ha. una. vesticciuola verde e manto cremisino; questo gli scende 'vagamente dalla spalla sinistra ai piedi, lasciando dalla parte destra affatto . liberi la. spalla ed il braccio, e ~ostr~~:ndo la veste stretta alla vita. da una fettu.ccia d'oro · graziosamente ·annodata sul davanti. Dall'aureola che il divino Infante, come la Madre. sua., ha intorno al capo, spuntano le aste di una. croce giglia.ta, che però·sono ora quasi interamente coperte dalle corone d'oro e di gemme. L'imagine taumaturga della Consolata è dipinta. su fi.iùssima tela e con colori che hanno abbastanza bene resistito all'azione del tempo. L'autore ne è ignoto; nè è poseibile classificarla per la. maniera, giacchè se a giudizio dei competenti questo dipinto arieggia. le -opere bizantine negli abiti e nelI!insieme d~l lavoro, non si può assegnare a. quella. scuola per l'espressione e l'llj~teggiamento delle figure. C9me è incerto l'autore, cosi lo è l'antichità del dipinto. l;)a una• nota di M.r Peruzzi, visitatore apostolico delle chiese del Piemonte nel1584, si è voluto dedurne che l'attuale effigie della. Consolata sia. soltanto -della. fine del secolo XVI; ma questa. affermazione, come altre congeneri, non regge alla critica. · · Checchè sia. di ciò, è certo che detta effigie sLè da. secoli manifestata taumaturga.; che essa. è la medesima. venerata già da. tanti principi di Casa Savoia e dai popoli dell'an-, tico Piemonte; la stessa che fu divotam!)nte \ " . ' visitata. da. S. Ca,rlo Borromeo,. d~ S. Fran~ casco di Sa.les, dal Bea.to Sebastiano Valfrè, da. Pio VII; la. stessa da cui Maria SS. palesò la sua potenza presso Dio e la. sua misericordia verso i torinesi nell'assedio del 1706, nel colèra del1835 e nello scoppio della Pol- · 'l,eriera del 1852; la ~tesfia. davanti a cui s'impetrarono e . tuttora s'impetrano tante guarigioni e tante conversioni prodigiose, tante gra~ie d'Qgni maniera spirituali è temporal~. E la. s_tessa benedetta. imagine le cui copie fedeli, moltiplicate in tutte le dimensioni p!lr aderir~:~ alle sempre crescenti richieste, 'porta oma.i la benedizione in tutte le.parti del mondò, trovando~i sparsa in tutta l'Europa., nelle missioni dell'India., . nelle colonie dei nostri emigrati per la. vastità delle due Americhe e nelle recenti missi,oni d'Africa, che impiantate appunto nel nome e sotto l'egida. della Consolata, fioriscono e danno le più belle speranze. Cosi alle glorie dell'antica storia del santuario ed agli splendori divini della. moderna., segue la non meno bella. e feconda. stor'ia contemporanea., il cui campo si va man mano alla.rg.a.ndo - sotto la mano onnipossente della. divina. Provvidenza.; e tutto fa presagire che 'risulteranno sempre più profondamente vere e profetiche le stupende parole che il già citato Cardinale Alimonda. pronU:ncia.va ·nella. sua· omelia. per il cinquantenario della. liberazione dalcolera.: Vi ha un luogo· vasto e famosd, che racéoglie fin dal principù? i ràggi cadenti dalla fronte della Vergine, e· si feconda dei frutti usciti dalle sùe mani. Òota( luogo è l.a storia. DOVEROSI RINGRAZIAMENTI presentiamo' a quanti già c'inviarono ·l'abbonamento .pel 1907' massime a quelli - e sono Qmai la generalità - che ·ci mandarono una offerta per le missioni in piÒ delle L 1,50 d'abbonamento, che rappresentano quasi la sola spesa . di stampa del per!odico. . Nel rinnovar l' abbo,namento favoris~àno unire all'offerta l'indirizzo Ìtampato con cui ricevono il. periodico.

l!! eorp:;olata CENNI BIOGRAFICI del 1 eqerabile Giuseppa Cafasso Segue CAPO I. Puerizia • A.doÌescenza~ SOMMARIO : Studente a Chieri ~ Virtù giovanili alla prova - Nuovo' S. Luigi -"Vocazione e.cclesiastica. Per i b11oni coniugi Cafasso era intanto sonata l'ora del sacrificio. Essi dovettero con grande pena, specie della 'madre, staccarsi dal 'fianco il figliuolo prediletto per inviarlo a continuare i suoi studi a C,hieri. _Egli vi andò per l'anno scolastico. 1824-25 con altri giovani casteln~vesi, tra i quali Giovanni Allamano, che poi gli fu lungamente fedele compagno, come vedremo. Allogato a pensione presso l'ottima famiglia del sarto Cumino, dimorante nei pressi di .S. Bernardino, ei frequentò per tre anni il collegio civioo, compiendov_i i corsi detti allora terza L~inità, Ùmanità e Rettorica. / Lo studente di scuole secondarie in Chieri non apportò alla condotta dello scolaretto delle elementari in Castelnuovo ~ltro l!lutamento, da quello all'infuori di una maggior perfezione in ogni cosa: frùtto dell'intendimento e della virtù crèsciuti coll'età. La stessa diligenza nei più minuti do~eri di scuola, la stessa applicazioil~ allo,studio, lo stesso contegno rispettosissimo verso- gli, insegnanti, fecero prestO anche ,qui di luj uno scolaro distinto, amato dai professori e degno di essere proposto a mÒdello a tutta la scolaresca. Da principio i compagni grossolani ed insolenti, .che allora come adesso non mancavano in ogni scuola, vedendo la ~gura ~l quanto difettosa e la -benigna modestia del Cafasso, avevano credut~ di potersene burlare. Sebbene egli mai non si portasse tra i primi alla scuola, per evitare il chiasso'non sempre de- - cente deli'ora d'ingresso, tuttavia nei pochi minuti che intercedevano tra il suo giungere ·e l'entrata d~l professore, i nialnati trovavano il modo di non lasciarlo in pace. Però, oome già i condiscepoli del mitissimo Francesco di . Sales all'Università di Parigi, essi si accorsero . . . presto ehe se il Cafasso era buono, non era certo bonomo. Ai più arditi villani che osarono battergli I>ugpi sulla. spalla. rialzata.; schernirlo sulla IJUa. complessione rachitica, O ingiuriarlo bufl'oneggian~o sul S,UO Ìlome, simile a. quello di Oaifasso, il nostro non op· pose altro mai che un-cer-te sorrisetto'oqualche pa.rolina dignitosa senza "fiele, ma tale da. f~~orli arrossire. Quando poi si vide a.lla~prova. quale scolaro egli ~osse,. gli scherni si mutarono, per i più, in segni di stima e talora in sensi di cosi cordiale ammirazione da so:ffoo.are anche le naturali invidiuzze.. Del resto egli, attenendosi ognora più strettamente· all'orario scolastico e continuandonella r,itiratezza divenutagli ora~ai abituale, evitava molti cimenti dì tal fatta ed altri peggiori , economizzando altresi come pre· ziosa moneta il suo tempo. « Non ricordo, scrisse ·in proposito D. Casassa suo condi-' scapolo a Chieri, non ricordo di averlo mai veduto altrove che a scuola od in chiesa. Io mi trovavo spesso con altri suoi compatrioti ora al passeggio, ora al giuoco, ora ad altra partita di piacere, ma non vi trovavo mai Cafasso :.. In qu~i tempi cristiani gli alunni di Chieri, come quelli di tutte le altre pubbliche scuole secondarie, nel mattino dei giorni festivi erano obbligati·ad intervenire alla cosidetta Congregazione, nella c~~:ppella del collegio, assistendovi alla messa ed all'istruzione religiosa impartita dal direttore spirituale. Ciò però non bastava alla pietà del Cafasso, il·quale levandosi, come si dice, il tempo dagli occhi, andava colla sua padrona di pensione alla prima messa a S. Bernardino, oppure a S. Domenico dilett~ndosi nel recitare il santo rosario con quei buoni religiosi, a sfogo della sua divozione già fervente verso Maria SS. N el p~meriggio poi frequenta~a i catechismi 'dei padri Gesuiti in- S. Antonio, dove al primo presentarsi subi un'immeritata mor,tificazione. Per una oonsuetu<iine allora ili molte parrocchie ancora. vigente, ma.la. conseguenza. del Giansenismo, egli,,'malgrado i suoi tredici anni e l'e0oeziona.le ·virtù, non. era ancora. stato promosso per- sempre alla santa. comunione. Ciò saputo,_ ed attribuendolo a. sua.

lO negligenza·nello. studio del catechismo od a qualche spiccato difetto giovanile, i buoni Padri ne lo rimproverarono. G:iuseppe chinò 'uDìilmerite il capo e tacq.ue: Ma la soda ed ampia sua istruzione catechistiéa, e più anCQr~ i suoi diportamenti, ·non tardarono a -giustificarlo davanti ai suoi nuovi maestri, ~ quali presero ad interrogarlo spesso, affinchè colle sue pronte e sagge · risposte servisse di modello e di sprone a,gli altri frequentanti il catechismo. E cosi, anche trascorso il tempo in cui gli era permessa la pia pueriliM di predicare dall'alto di una ' sedia, egli continJiava a predicare qui còlla esatta ed amorosa esposizione della dottrina cattolica; a' scuola con qualche buona parola e talora con qualche opportuno consiglio; ·dappertutto e sempre coll'esempio.' Un di, mentre sulla porta del collegio 'civico alcuni studenti discorrevano in crocchio, giunse Cafasso. Ma udita appena una parola poco modesta, ei si scostò 'immantinenti e con tal modo che _tutti capirono ia ragione del suo atto; anzi alcuni ne furono cosi edificati che l'imitarono. Questo od altri· fatti somiglianti, per cui ebbe fra i compagni la denominazione di novello 8. Luigi, manifestavano sempre più chiaramente_-la sua vocazione a divenire seguace e ministro.del- .1'Agnellq pascente fra i gigli. · Difatti, compiuti nel 1826 gli' studi di Rettorica, egli sperando di veder finalmente coronàto il lungo ed ardente suo desiderio di vestir l'abito ecclesiastico, insieme coll'amico Giovanni Allamano, fece domanda di entrare nel seminario di Torino a studiarvi filosofia ed iniziarsi alla 'vita sacerdÒtale. - CAPO II. Chiericato. SOMMARIO: Vestizione chiericale del Venerabile - Deve tornare a Chieri studente in filosofia - Bella prova di stima - Un profeta in patria- Tenera furberia di maiLma Orsola - Il pane della CO!fnata - Dialogo edificante --La Tonsura e gli Ordim minori - Il chierico Cafasso in seminario - Modello di studio e di pietà-Suddiacono e sacerdote - Lapri'?'a messa in_ Castelnuovo - Tutto di Dio ! Il giov.anetto Giuseppe Cafasso, .allora in età" di sedici anni' e mezzo, riceveva l'abito l. l ' ecclesiastico la: domenica l 0 lugli<_~ , 1827, in quella stessa c;:hiesa pa-rrooch~ale di· Castel- .nuovo dov,e era stato-battezzato, dovè aveva fatta la prima comunione, dove aveva tutti edificato colla sodezza e la costanza della sua pietà. Es~endo da .alcuni mesi morto il prevosto Sismonda, la sacra cerimonia venne compiuta dall'ottimo sacerdote p. Emanuele Virano, clie in qualità di economo spirituale reggeva la cura vacante. Data la simpatia e l'ammirazione di èui lo 'stu<lente Cafasso ~ra oggetto, il fausto avvenimento che veniva a coronare i suoi lunghi -desideri rallegrò pure tutti i buoni Castelnovesi, i quali lo commentarono dicendo nel loro semplice e vivo linguaggio che nessuno più di GiÙseppe era degno di vestire le sacre divise, e che egli sarebbe certamente divenuto un s~cerdote da fare-grande onore alla sua famiglia ed'al paese. L'impressione personale del giovane !evita è riassunta nelle testuali parole che egli ebbe in seguito più vol~e a ripetere, ricordando il l oluglio 1827 : « Quello fu per me un giorno di paradiso :.. Ed il valore e l'intimo significato del de'tto in bocca sua si farà chiaro col proseguire del nostro racconto. . Anche Giovanni Allamano era divenuto chierico. Però ·siccome nel seminario metropolitano di Torino mancavano assolutamente i p9sti, i due fedeli compagni,· come già avevano dovuto fare nell'anno scolastico antecedente per il•l 0 corso di filosofia, tornarono a Chieri per il 2°, frequentaJldo le lezioni che al collegio civico teneva con lode il padre SibillJl.. A dire quanto la nnova qualità di ·ascritto l . al santuario avesse aggiunto alle virtù di cristiano e di scolaro, che già da semplice st~dente avevano distinto il nostro chierico, basta il seguente fatto. Nei giorni .festivi, oltrllchè alla congregazione scolastica accennata nel precedente capitolo, egli doveva recarsi in duomo per le saqre funzioni, per la scu'ola ·di cerimonie ed il catechismo ai ragazzi. Ma gli 'orari non sempre coincid'evano perfettamente, sicchè talora, per·quanto accele.rass_, il passo, gli succedeva di giungere

1.2 eot'}SO{ata 11 Q -- . •ztc al collegio a congregazione incominciata: . eosa che assai gli spiac!lva ~ di cui non man- .Cava mai di presentare umili scuse ed esaurienti spiegazioni al prefetto delle scuole, D. Marchisio. ' Ciò nonostante il troppo·rigido superiore, non volendo sentire ragioni, in fine del primo bimestre si rifiutò d~ sottoscrivere al chierico Cafasso il cosidetto Admittatur, cioè l'atte' etato comprovante che ~gli aveva puntualmente compito .i suoi doveri di studio. Ma i pr~fessori, saputo il fatto - non certo però dall'interessato - ne riferirono a M.r Chiaverotti àrcivescovo di To~ino, il quale immantinenti· con sua lettera ·ne · riprese il prefetto. Quale migliore testimonianz~ si po: trebbe trovare in favore d~l nostro,chierico? Intanto, nemmeno dopo i corsi di filosofia ~ssendosi per lui aperto l'adito all'agognato ritiro del ~eminario, in~ieme col fido .Allamano egli tornò in patria, 1e~ ivi attese per due anni allo studio della teologia sotto la guida del nuovo prevosto di 'CastelnuoVO( ~letto nella persona di D:· Emanuele Das- ' _sano, sacerdote assai distinto per teofogica cultura. L'antico e verace aforisma « Nessùoo è profeta nella sua patria » ebbe nel Venerabile una bella eccezione, parendo la Provvidenza compiacersi a trattenerlo lume ~d esempio fra la sua gente. , Le deposizioni del processo ci dipingono nel chierico Cafasso il modello deJ giovane [evita: dal santetto, come da tenero virgulto la pianta vigorosa, éomincia a sorgere il santo. Egli con sempre più composto fer'vore si acéosta ai santi sacramenti; si dedica con inappuntabile dlJigenza alle opere individuali di tpietà. come al servizio dell'l)<ltare nèlle sacre funzioni; accompagna il santo Viatico portato agli infermi con gravità e divozione da non tpbtersi dire; attende con mirabile diligenza -e più mirabile perspicac'ia ai catech~mi in parrocchia, e col suo fare ilare e bénigno conquista i cuori dei ragazzi, così che a.r;tche ai più discoli ispira simpatia e rispetto~· Un dì egli percorreva la strada ·di Cor' , nareto. Un gruppo· d'insolenti monelli, vietolo venire di lontano, a sfogo di lor·chias- --- o sosa villania concertarono di fare :quÌI.lche. 'scherzo al corvo che s'avanzava. Ma come lo ebbe vicino e lo riconobbe, la lll'i'nuscola. ·canaglia, cambiato d'avviso, si sberrettò rispettosamente tirandosi da. parte. per la: scia.rlo passare: Guardiano delle aftre virtù, permane e. cresce in lui lo spirito di mortificazione. « Non so che èosa. preparare a. mio figlio, dice la. buona Orsola impensierita. alle amiche,. perchè egli mangia quasi niente »· E la sollecita madre, quasi a metterlo in vergogna ed .in puntiglio di .cortesia, ,invita talora a tenergli compagnia a tavola il di lui nipote Pietro Matta, divenuto poi anc~'esso buon ·sacerdote, il qu11-le potè cosi riferire con cognizione di 'causa sulla. severa e fin eccessiva temperanza dello zio: Ma se questi misura cosi avaramente il niDo a se ste!'!so; ben continua, come nella sua prima infanzia, a . risparmiarlo per i poveri e ad esserne iv. ogni incontro largo con essi. Un giorno nel dirigersi verso casa rag-. giunse Anna Cafasso, la giovane moglie del fratello Pietro allora coabitante col marito in famigl~a, la quale, reduce ~al forno, era seguita dal fornaio·recante una groisa e fragrante cesta di pane fresco. Giùseppe, rimasto ,dietro di loro, si trovò posto in una occasione irresistibile per uno scolaro di mamma Orsola, che aveva superato la maestra: egli cominciò a prendere pagnotte dalla cesta., distribuendole a quanti bisognosi incontrava. Ad un certo punto Anna, accortasi del tiro, coll'innato istinto dellabuona massaia se ne. corrucciò , col giovane cognato: - « Se fate cosi, gli disse, non resterà più pane ». _.:. « Lascil,\te, lasciate; rispose egli .sorridendo, Iddio ce ne darà cento volte tanto ». Più-volte, anche pareechi anni prima della. sua vestizione,chiericale, con quella franca ingenuità dèi· fanciulli buoni che non lede il rispetto, aveva detto che voleva farsi prete, ma non prete come suo padrino. E con ciò intendeva dire che egli non voleva poi, come il buon 'D. Musso, dedicare la propria. vita ad o'ccu'pazi'oni non esclusivamente sacerdotali,

.· \ 12 eorysolata ·quale era quella della scupla ai ragaz~i, ma . sibbene attendere soltanto alle opere proprie del sacro ministero. E sotto altra forma lo stesso pensiero, già ben maturato e distinto, ·anzi già entrato in un principio d'attuazione, appare mirabilmente scolpito in un qialogo che egli ebbe con :un piccòlo suo compaesano nell'autunno del 1827, cioè pochi mesi dopo ch'egli aveva assunto le sacre divise. In Murialdo, frazione di Castelnuovo, si , celebrava la festa della Maternità di Ma": ria SS., patronale del luogo'. I buoni murialdesi erano tutti in faccende ed i~ moto; molti erano gli. ospiti in casa di parenti e gli accorsi dai paesi vicini, chi per godersi ie sacre solenni funzioni, e chi i vari passatempi che. usano in simili occasi~ni. Fra questi era un fanciullo ' dall'aria b~ona e spigliata, venuto da un'altra frazione di Castelnuovo: quella dei Becchi. ·Passando sul sagrato, deserto in quelle prime ore pomeridiane, egli vide ap· poggiato alla porta·della chiesa un chierico, « piccolo della persona, o~chi scintillanti, aria affabile, volto angelico. Io fui come ,rapito da q'Q.elsembiante, scrisse poi il. fanciullo dei Becchi, iJ futur~ D. Bosco,, allora in sui dodici anni, e ~ossò dal deside.rio di parlargli, gli . indirizzai •queste parole: - ·Signor abate, desiderate di v~dere qualche àpettacoiQ della nostra festa? Io vi condurrò volentieri dove desiderate. - Egli mi fe.' grazioso cenno di avvicinarmi, e prese ad interr'ogarmi sulla mia età, sullo studio; se io ero già stato promos,so alla santa, comunione, con che frequenza andava a confessarmi, ove andava al catechismo e simili. Io rimasi come 'incantato a quelle edificanti maniere di pa'rlare; ,risposi volentieri ad ogni domanda; di poi, quasi per ringraziarlo della sua affabilità, ripetei l'offerta di accompagnarlo a visitare .. qualche spettacolo o g_ualche novità. - Mio- · caro amico, egli ripigliò, gli spettacoli dei preti sono le funzioni di chiesa; quanto p~ù esse sono divotamente celebrate; tanto più grati ci rie~cono i nostri spettacoli: Le nostre novità sono le pratiche religiose, che sono sempre nuove e perciò da frequentarsi con assiduità. Io attendo solo ,che si apra la chiesa per potervi entrare. - Mi f11ci animo a ~ontinuare il discorso, e soggiunsi:- È vero quanto mi dite; ma · v'è tempo per tutto: tempo di andare in chiesa e tempo per ricrearci. - Egli si pose a ridere·e conchi~se con queste memorande parole: Colui che abbraccia lo stato ecclesiastico si vende al Signore, e di q'Q.anto havvi nel mondo nulla. deva più stl!rgli a cuore, se non quello che puèl ,tornare à gl?ria di Dio e a .vantaggio delle anime. ...,.... Allora, cosi termina la sua. narrazione D. Bosco, tutto meravigliato volli ' sapere il nome di quel chierico, le cui parole ed il' cui. contegno 'cotanto manifestavano lo spirito dél Signore. Seppi che egli èra il chierico Giuseppe Cafasso, di cui più volte aveva_udito' parlare, come di uno specchio di virtù ». Ma se già nei primordi del suo chiericato il Oafasso dimostrava colla sua condotta di · essersi venduto al Signore, meglio ancora lo' provò man mano che, salendone i varii gradi, si avvicinav.a a quel sacerdozio nel cui sacro esercizio dov~va apportare tanta perfE)zione. · Il 18 settembre 1830 egli riceveva la tonsura e veniva promosso agli Ordini minori in Torino, da M.r Icheri di Malabaila, ve- ,scovo consacrato di Casale, In quel frattempo lo zelante M.r Chtaverotti, a riparare all'in- . sufficienza del suo maggior seminario, '·ne . aveva aperto UJ!O succursale in Chieri, dove finalmente il . nostro e l'.Allamano poteronò entrare per l'anno scolasti~o 1830-31, e continuarvi gli studi.' di teologia con un centinaio' circa di altri compagni. Dalle relazioni ' di alcuni · di essi . noi spigoleremo ·parca-: mente dati e fatti, che ci dipingono il Ve- .,. nerabile in questo periodo della sua vita. Sebbene dotato d'un smgolare acume d'ingegno e di II).emori~ che fu detta portentosa, egli lungi dall'approfittarsi, come.tanti fanno, di q~este doti per dare allo studio il minor tempo· possibile, vi si applicava invece colla assidua cura di chi èerca di supplire alla defiéiente intelligenza colla buona volontà. Preso· il suo posto nella sala di studio; ei vi' rimaneva p:t;essochè immobile per tutto l'orario regolamentare, leggendo i suoi trat-

12 eo.,solata - 13 tati o scrivendo con calma quanto ·intensa attenzione, es~ qualche compagno più vivace che riflessivo lo stuzzicava per farlo parlare, 1,1gli si cdntentava di d_!-rgli uno sguardo .sorridendo e si rimetteva .tosto.al lavoro. Come aticora si·pratica nelle tarie ;Faéoltà B niv_erl sitarie, ogni settimana aveyano-' luogo -nei corsi di teologia ese~citaZioni prà.tiche': uno dei chierici studenti . prendeva a sosteheré una tesi in contradditorio con alcuni compagni, incaricati di 'fare le obbiezioni. E,sic~ . crime, qua~i a r.iassunto deÌlo studio' settima: nal~, tali discussioni avevanò luogo per lo più· il sabato, yenne ad e'sse il nome di sabatine.' ~ ~ Un giorno dovendosi fare i a s~~obàtina; ' narra D._ Monsello, compagno di corso, 'eran.o incaricati _Cafasso'e Chiays di obbiettare ed io di difendere non so qual tesi. N el' mattino tl professore ci invi t~ a pigliare i! caffè c~ri lui, ~ :.:~ccoma:ndò a Ca:fasso che non ini facesse pòi ammattire' nella.. scuola ». V'accorto insegnante, sapendo come questi.fosse ben prepa- ~ato_ sU: ogni soggetto trattato nell.a scuola, te- . ~éva che non·avesse ad investire con trÒppo argute -~rgomeri.tazionì l'avvérsario, metten-., dolo i:q sacco, invece di l~sqi~Flo ---'- ~ome do-.. ve'va- triol!.f!J.re qùàle campione della verità. Studiando jn'tl).l modo per i,uanto era lungo l'anno scolastico, .non. è meraviglià. se. il chierico Cafasso, sui>er~~;.:a sempr~_coh molta lod~ ~ spesso splendidamente i suoi esami. Macosa singolarissima in uno studente - non ne parlava .nè .prima n~ ' dopo; mai non si mostravii. affannlj.~o o stanco per la pl,'epara- . zione e, meiio ancora, giulivo e vanaglorioso per l'esito,' il quale però non ~teva lungamente rimanere nascosto,; per le classifica~ zioni in cui egli. ris~ltaya sempre_.fra i primi.' (Continùa). ~a~~~~~--·~~~~~~~~~~~~o Un. b~I ·'modo di /ar la carità ai mz'ssionàri'è qu~lto di offrire toro dette timosine per celebrazione di Messe. La .Direzion.e del period~·co t~ accetta, cqn ridonoscenza' e le trasmette con premura ai missionar~·. Per queste messe t' Autorz'tà .Diocesana' ha fissato la etemos~·na z'n L. 2,50. Graie reeentl riferite alla 111111restla del santurlo La vita dell'uomo, spesso preziosa nei rigua~cÌi temporali .e sempre .negli eterni, è pur anèhe la 'più fragile cosàl Una disgrazia , _arriva qua_il.do m~no s'aspetta e la più lieve: cajlsa basta a proy~carla. Beato chi sa pren~ dére la 'migliore delle precauzioni, affidando ia custodia della propria vita alla.protezione di •Maria ~S. ·, Ben lo provò il signor MARTINO FEiRRERO . in un.terribile frangente. Il 26 otto br~ 1903, .verso1e ore 16 egli, ritornando allasua dimòra ~~ 'v.ia Chivasso, percorreva il Corso Prin- ~ipe Oddone su d'un calesse guidato dal suo cocchiere Bartolomeo Bindino. La vettura attraversav-a il ponte sulla Dora quando, per 'n sopraggj.ungere :di un carrozzone del tram · elettri<;loj il cav-allq s'impaurisce e s'impenna. L'aspetto cocchier,e invano maneggia prontamente le redini; l'animale infuriato, èon . un imp!OVViBO scarto a .sinistra, si getta· ·contro.,la: ringhiera che fa da .-parapetto al ponte, 'ne. manda in frantumi circa tre metri e per il. vanq COSf apertosi precipita . nella Dora .dalP.altezza ;di nove metri, trascinandosi. dietro ·n veicolo. H Bindino con im-. 'pulsiv~ quanto felice sveltezza è saltato · a terra e rimasto sul ponte 1 ma il povero ·p.i lui padrone meno ·e~er~itato, com'è naturale, a simili manovre, fu.,~travolto nel, terribile volo !... I pochi presenti al fattò lo da,n per·morto. Il fiume ancor scarso d'ac'q-ua per la stagione corsa finallora asciutta, a1éausa, d~lle molte derivazioni industriali della zona è pressochè ~ècco sotto. il po~te, ed il letto irto di ghiaia ..

,, '' 14 '' ~ pietruzze è fatto apposta. per ~paccare il J' cranio al disgraziato slancia.tovi su con vio-_ , lenza dall'alto, seppure l'avessero lasqia.to vivo le commozioni viscera1i prodotte dalll!- tremenda. scossa del volo e altre pento a.c~i· ~ denta.lità, fa.tàli... ~ Ma. - oh,' mera.viglia.! , - Ii povero caduto non solo non è rimasto cadavere sul colpo, ma per fortunate circostanze il mp,le più grave da lui , riportato è un ben giustificato spavento. P.ronta.mente soccorso; egli viene condotto ~ alla non · lontan~ sua abitazione, si,cchè la sua fa!fiiglia 1!-ppren,de nel tempo stesso la disgrazia e la salvezza del suo cap o-, diletto: alle, lagrime che trae sulle ciglia, al fremito che,desta nei cuori , il pensiero del pericolo da lui ,,corso, si mesco,no lagrime di 'gioia com· mossa., di riconoscenza. a Maria SS. Consolfl,trice. ~ È Lei c~e ?l'ha salvato! - dice e proclama' alloraj come ,a.dessQ; il signor Ferraro - la Consolata. ha voluto colla protez,ione concessami mostrarmi il suo gradimento per la divozione che Le professo._:.. Un bellissjmo quadro votivo' fu da lui inviato al santuario (Vedi la PTet ' sente incisiòne) insieme ad una generosa of- &l . ~rta di ringraziamento. 1 ~ -Franc:::i u'satl ? f specz'al,;,ente dz' 1Stati esteri, accetti~'mo ,, con n'conoscenza a favore delle missioni. ' l ' ,, Bre~i 'relazio~i di grazie PERVENUTE ALLA SAGRESTIA DEL SANTUARI() Santena. ~ VERCELLINO MARGHERITA, sperimentati' insufficienti tutti gli umani rimedi lungamente usati per la guarigione di,gravissimi dolori reum!l-tici, ~ipose ogni sua speranza nella Consolata, a Lei ricorrendo con assidue ferv!)nti preghiere, ed aspettando con fiducia la grazia per il giorpo in cui un fratello della paziente, ordinato sacerdote, avrebbe per la prima volta celebrata la S. Messa. E la sua. fede fu coronata: nel giorno faustissimo in cuiil fratello,la ra6comandò alla Vergine SS Cònsolatrice d'urante il santo sacrificio, la Vercell l

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