Missioni Consolata - Dicembre 1906

Dicembre 1906 ~ .A:n.:n.o VIII • N. 12 ~ ~u~~ l{ -<~= j $· o AUGUST.E: TAURINORUM ~ '( CONSOLATRIX ET PATRONA ~ ~ , ~v~ feriodico ~eli$ioso Mertsile ljlSCE DIREZIONE AL PRINCIPIO PIAZZA DELLA CONSOLATA DEL MESE TORTNO

f IJibJ q • n - :REGA.LI PEL S. NATALE E CAPO D'ANNO Presentiamo ai nostri lettori un breve elenco degli oggetti che meglio sono indicati per far regali a persone care, e sui quali l'Effigie della Consolata sempre tiene il posto d'onore. Svariatissimo è l'assortimento di questi oggetti che si possono scegliere nel nostro Deposito di Specialità Religiose della Consolata (accanto al campanile del santuario). C t Il la garantito, assortite nella lunghezza, nella grossezza e nella l ana l argen fattura degli anelli che possono essere semplici, faccettati o mezzo.tondi e sempre saldati fra loro. Generalmente, la loro lunghezza è di 50 o 60 cm. ma le possiamo fornire di qualunque lunghezza, da servire anche per catene da orologio: prezzi 1,20 - 1,30 - 1,45 - 1,60 · 1,75 - 2, ecc. Md l• Assortimento il più svariato: forme rotonde, ovali, rinascimento, 8 ag Il. fantasia, traforate, adatte per appendere alle catenelle. In oro: con smalto da L. 2,50 · 2,75 -3,00 · 4,00 · 4,25 - 5,50 e 9,75. Incise da L. 3,00 -4,40 -5,10 -6,50 -9,50, ecc. Artistiche in rilievo da L. 7,50 · 8,50 -9,50 · 12,75 - 18,25 · ecc: In argento: lucide, bianche da 0,10 · 0,20 - 0,30 - 0,45 - 0,55 · 0,75 · 0,90 - 1,15 - 1,25 - 1,50 - 1,75 - ecc. In argento ossidato, tipo artistico da L. 0,75 · 0,90 - 1,00 - 1,50 - 1,75 - 2,00 -3,40 . 4,75 . 5,00. In metallo imitazione argento antico, tipo artistico, rotonde, con figura in rilievo, inalterabili, da L. 0,20 -0,30 • 0,40 · 0,45 -0,60. In alluminio: tipo artistico, rotonde 0,05 - 0,10 • 0,15 - tipo ovale : 2 al soldo-0,05 -0,10 - tipo grande mm. 38: 0,70- mm. 44: 1,00. B h Assortimento completo di graziosi ed artistici disegni con la figura (0C es. della Consolata in fotografia o in metallo in rilievo. Tipo in metallo, imitazione argento antico, inalterabile da 0,80 · 0,85 - 0,95 - l ,15 - 1,30 - 1,50 - 1,60 - ecc. Altri tipi da buon prezzo e nello stesso tempo di figura, contornate da metallo dorato o argentato da L. 0,15 - 0,20 • 0,25. Spille di sicurezza in metallo ossidato, con l'Effigie della Consolata, 0,15 cad. A Il • in argento tutto bianco o con placchetta oro e figura della Consolata ne l incisa da L. 0,50 - 0,60 - 0,75 - 0,90 - 1,10 - 1,50 · 1,75-1,95. In metallo argentato da L. 0,15 · 0,40. Cl • tascabili con fotografia, tipo resistente e forte, in nichel L. 1,05 - a amai tipo più semplice 0,45 -0,50 -0,60 - da tavolino, in cristallo e in generi di fantasia da L. 0,60 • 0,95 - 1,20 · 1,50 · 2,60. P • con Effigie della Consolata in fotografia e montatura in meenna e matltl tallo nichellato. Penne tascabili con relativa matita 0,25 - 0,35 0,40 - 0,45. - Penne osso con veduta della Consolata 0,25 · 0,30 -0,35 · 0,75.

Dicembre 1906 ~~nsoiata PERIODICO RELIGIOSO MENSILE DillEZWNE ~.,_,ç:: :il=ci:':o:~::~.';~~ Cooro''" - Dolio PIAZZI DELLA CONSOLAT' ~ Missioni della Consolata: Da altro amante fui prescelta " " -Per la festa di S. Valerico - Cenni biografici del Venerabile Giuseppe Cafasso - Breve relazioni di grazie pervenute alla sacrestia del santuario - Oggetti offerti per le TORINO i Missioni - Indulgenze a chi visita il santuario in dicembre - Orario delle Sacre Funzioni in dicembre. ~~ O/l'erte per te missioni della Consolata in A/'rica. UN po' DI BILANCIO delle Missioqi della Goqsolata ,_.~C bisogno, ciò deve in parte attribuirsi al non averne noi forse abbastanza ampiamente trat· tato su queste colonne, e specialmente all'esserci troppo strettamente attenuti alla nostra f abitudine di non insistere nel chiedere. È tempo però che noi pure invochiamo geneUn provetto missionario, parlando nell'an- rosi soccorsi, senza di cui ci sarebbe ormai nuale festa della Propagazione della Fede . impossibile secondare i diseg~i della Provvi-. in Lione, basava il suo discorso sopra una ~ denza, la quale con progressi continui beneosservazione che colpisce per la sua giustezza dice, e qu11-si diremmo incalza, l'opera di evane profondità: « Pochi cattolici, egli diceva, gelizzazione dei nostri. Siamo a dicembre, il « ignorano completamente le Missioni fra gli ~ mese dei bilanci, e noi cominceremo col met· « infedeli, ma pochi altresì le conoscono bene. ' tere sott'occhio ai buoni lettori uno schizzo «In conseguenza non le riguardano per quello sommario di quello delle Missioni della Conso- « che sono, cioè quale parte viva ed inte- lata, persuasi che meglio d'ogni nostra solleci- « grante della Religione cattolica, ma piut- tazione valga l'eloquenza dei fatti e delle cifre. «tosto le considerapo come unn delle tante Al l 0 gennaio 1907, computando i compo- «opere buone di superogazione, a cui si dà un «pensiero di simpatia, qualche piccolo obolo «in certe occasioni di conferenze o di feste, « disinteressandosene poi dopo, come prima, «ed abbandonandole alle cure ed ai mezzi «di chi esclusivamente ad esse si dedica». N el caso nostro speciale però, uobbiamo riconoscere che se le Missioni della Consolata in Africa ancora sono !ungi dall'essere conosciute ed aiutate in modo adeguato al nenti di una spedizione che partirà per l'Africa il 10 corrente mese, nelle nostre Missioni vi saranno 56 persone, tra sacerdoti, confratelli e suore. Orbene, la sola spesa del loro viaggio d'andata, con alcuni di ritorno, oltrepassa già le 50.000 lire; del che è facile rendersi conto, ~ quando si sappia che sommando il costo individuale dei tre distinti biglietti necessari per raggiungere da l'orino il porto d'imbarco; per il posto sui piroscafi e per quello costo-

178 sissimG sulla ferrovia dell'Uganda dalla·costa fino a Limùru, si ha per il viaggio di ogni missionario una spesa di oltre 800 lire. Ad essa resta :Poi da aggiungere quella non indifferente del porto del relativo bagaglio in ferrovia, in mare e nella marcia in carovana ,verso l'interno del paese, per raggiungere ciascuno la propria destinazione. Si consideri poi l'enorme spesa, sempre crèscente, del provvedere d'ogni cosa tante persone in un paese cosi lontano dai centri civilizzati; dove un bianco non trova una sola casa abitabile; non i generi di prima necessità per il suo vitto, nè il più semplice ed indispensabile prodotto dell'industria manifatturiera. ' I climi africani, anche i migliori come quello delle nostre missioni, hanno terribili insidie per l'europeo, il quale, pen~ la vita, non può dimorare in capanne all'uso indigeno. Ai nostri, essendo impossibile l'averle· in muratura, convenne dunque procurarsi almeno casette di legno. Ma perchè fosse loro possibile ricavare queste umili case dagli alberi della foresta, si dovette loro spedire da Torino l'intero macchinario per l'impianto di una segheria idraulica; tutti gli strumenti per il taglio e la lavorazione del legno; tutte le ferramenta fino all'ultimo chiodo. Si ebbe a pagare al governo inglese la tassa legale per il permesso di tagliare alberi; a retribuire un numero strabocche· vole di giornate agli indigeni, i quali, se si contentano di una piccola mercede, per la naturale pigrizia di razza aggiunta all'imperizia, impiegano un tempo assai maggiore di quello che basterebbe ad un operaio europeo per compiere un dato lavoro. Le distanze poi e la mancan·za di strade, sono anch'esse causa di gravissime spese. Citiamo un solo esempio: per pprtare daila·segheria - situata presso Tùsu- i pezzi della casa , per la missione della Madonna della Provvidenza a Vambogo, accorsero 300 portatori con quattro giornate di marcia. Computando i fabbricati in pietra per le suore, assai più costosi cl!e' quelli in legno, sono già 14 le case che accorsero per le 7 nostre stazioni principali - nelle secondarie il miSsionario . vi-ve ancora in capanne di rami e terra - con una spesa .di oltre 80.000 franchi. La sola casa con magazzino generale di Limùru, costrutta solidamente in pietra (vedere la fotografia nel periodico di settembre 1905) e destinata a ric!jvere yersonale e merci in arrivo dall'Europa, costò L. 10.500. Fatte le case, conviene naturalmente arredarle, e tutti sanno quanto costi il provvedere ai letti ed ai mobili indispensabili d'una abitazione, come ai necessari utensili domestici. Due parole sul costo del mantenimento dei nostri. Sebbene essi - come tutti i missionari cattolici in ogni parte del mondo- si ·contentino del solo comfort bastante a conservarli in grado di lavorare, sono innumerevoli i gene~;i ed enormi le quantità di derrate, che, noi dobbiamo loro continuamente provvedere è spedire con noli altissimi e forti dazi d'entrata. Diamo un esempio tipico e concreto. L'esperienza, ai primi esploratori come agli africanisti dei nostri giorni, ha provato che un europeo nell' ~frica equatoriale, non può eliminare completamente dalla sua nutrizione il pane, o un suo equivalente farinaceo, senza essere in breve tempo consumato dall'anemia: la malattia tipica di tutti gli europei nelle regioni equatoriali. Dovendo quindi fornire ai nostri missiop.ari la piccola razione di pane che basti a tutelarne la vita, ci atteniamo alle gallette militari. Orbene, vogliono i nostri lettori sapere quanto venga a costare, reso in Africa, ciascun chilogramma di galletta, che paghiamo in Italia 50 cent'esimi? Nientemeno che 1,75 al chilogramma, cioè più del triplo del prezzo d'acquisto: Così triplica, anzi quadruplica il suo prezzo il vino, che perciò i nostri non usano che in caso d'indisposizione, con privazione resa doppiamente sentita dal pesante lavoro cui debbono attendere e dalla loro qualità di piemontesi. Un'ingente spesa importa anche il corredo del missionario in Africa, accorrendogli di necessità abiti leggeri per il sollione diurno e vestiti pesanti per l'intenso freddo seròtil}o e mattinale. Gli acquazzoni torrenziali,

che lo sorprendono continuamente nelle visite ai villaggi, gli impongono l'impermeabile per salvarsi dalle febbri micidiali. La biancheria del missionario, grossolana finqhè si vuole, deve però essere di forte tessuto ed abbon· dante, come del resto tutti gli altri indumenti, di cui gli è impossibile rifornirsi sul posto, e che vanno soggetti a rapida dete· riorazione per le lunghe marcia, per i lavori manuali d'ogni genere a cui, anche i sacerdoti, devono all'occorrenza attendere, per il continuo contatto coi neri impiastricciati per tutto il corpo d(grasso e d'ocra; per l'opera distruggitrice dei terribili piccoli roditori · africani e delle più terribili formiche bianche, le quali penetrano di notte nei cassoni della biancheria, di cui S(}nQ avidissime, ed in poche ore la rovinano completamen.te. I Padri Bianchi, i valorosi missionari del celebre ·cardinale Lavigerie, che da molti anni evangelizzano regioni africane in prossimità di quelle ove sono i nostri, hanno da lungo tempo aperto nel loro periodico Les Missions Africaines des Pères Blancs una sottoscrizione, a fine di reclutare benefattori disposti ad addossarsi il mantenimento di un missionario in Africa, fissandone la spesa in L. 1000. Ma, a confessione degli stessi Padri', la somma non è che la· metà della reale richiesta, e viene proposta·cosi ridotta per non allontanare i benefattori.· Ma fer~andoci pure alle 1000 lire, somma tutt'altro che esattà anche nel nostro caso, .sarebbero già cinquantaseimila lire annue che importerebbe il puro mantenimento del personale delle Missioni della Consolata. Conviene poi computare una spesa almeno uguale per mille cose diverse e tutte di prima necessità. Occorrono ai nostri, denari in contanti per acquisto di terreni - a non la!jciarsi prevenire dai protestanti - per pagare tasse éd imposte al governo inglese, per retribuire il lavoro indigeno, che è mezzo potentissimo di conversione e d'incivilimento. Occorrono loro tutti gli strumenti di lavoro, dall'ago da cucire agli aratri ed alle altre grandi macchine agricole; occorrono le innumerevoli cose d'uso e· consumo quotidiano, sia per la 179 casa, sia per le chiesette di tutte le stazioni. Ed a troncare la lista, che si potrebbe allungare di molto, porremo l'enorme quantità di medicinali, disinfettanti e bendaggi che dobbiamo spedire in Africa per le cure gratuite agli indigeni. Per ·valutare l'entità di questa spesa basta richiamare le cifre citate dal Padre Filippo Perlo nella sua relazione dello scorso anno (vedi N.0 doppio di settembre-ottobre 1905). Dal 1° luglio 1902 al l 0 luglio 1905, già s'erano fatte dai missionari della Consolata 70.912 cure a poveri neri. E da quel punto, lringi dal diminuire, l'assistenza ai malati è ip. continuo progresso; inoltre il naturale estendersi della zona di influenza dei nostri reclama imperiosamente nuove opere, come diremo in successivi articoli. A conti fatti, col solo personale presente, ora nelle nostre missioni accorreranno pel mantenimento e spese necessarie pel 1907 da cento a centoventimila lire. Non riteniamo necessaria a questi cenni una lunga conclusione. Il Vangelo ha registrato queste belle parole di Gesù Cristo : «Chi ospita un profeta, in qualità di profeta, costui avrà la stessa ricompPnsa del profeta». Ora chi sono i profeti del Nuovo Testamento, se non i missionari cattolici, che adempiono il preciso mandato del Redentore ai suoi Apostoli: «Andate, ammaestrate tutte le genti»? Ma come potrebbero essi compiere la sublime opera, senza essere sostenuti dalla carità dei -fedeli? Le sole Società Missionarie protestanti lngl~si ed Americane dispongono ogni· anno di 50 ·a 60 milioni per inviare i loro pseudo-missionari con moglie, figli e servi, a spargere per il mondo bibbie falsate ed errori. Non sia mai che dai figli delle tenebre si lascino . . vincere in generosità coloro che sono doppiamente figli della luce: come cattolici e come figli prediletti di Maria SS~ Consolatrice. CHI NON PUÒ FAR OFFERTE eserciti l'apostolato, procurandoci pel 1907 un nuovo abbonamento.

J1l eof}solata Dalla Missioni dBlla Coqsolata =~= Siamo lieti· dL presentare ai nostri lettori le seguenti pagine :__ tolte ad un diario del teol. Filippo Per\o - persuasi di far loro un gradito regalo. È la semplice storia di un battesimo e d'una morte, ma dentro vi spira una così soave e forte poesia, da ricordare insieme i primordi dell'umanità e quelli del cristianesimo, sia per i sentimenti che muovono i personaggi del piccolo dramma, come ·per la cornice del paesaggio e dei co· stumi che cosi bene completa il quadro. Oh, quante e quali cose ci insegnano i poveri neri africani, appena li tocca quella grazia che noi abbiamo tanto .abbondante! Da altro amante fui prescelta (Parole di S. Agnese) SOMMARIO: Verso il :.Sagana - La perla delle oateou m en e - Vangiu1;k o - Il gra., preten- . de.,te - lln'anima p res oelta da Dio - lln flore o/te la••gue - Avidità di catechismo - No., più canto..... Poveri genitoril - llna franca risposta - La piccola Rt~pòa - Fèsta di ••atura e f esta d i grazia - Fra le ag••elle: reminesoe.,ze di Betlemme - Nella oapa.,••a della morte - Il sorriso e la parola d'una forte - Come coloro che ..o., hanno speranza... La preghiera nel bosco - Ultima prova caratteristica d'amor figliale -Il canto degli Angeli- Il Xerumi di Va••girtkko. Fiati Mi preparavo a partire in càrovana per le scoscese rive del Sagana: il fiume che fa da confine di guerra e separa gli Akikùiu sottomessi da quelli battuti e ancor non vinti, quando l'uomo che avevo mandato a raccogliere gli occorrenti portatori, tornando di corsa, era venuto a sussurrarmi all'orecchio la notizia: Vangiukko n9 akutre (Vangiukko è morta). La sensazione che ne provai, più che di dolore o sorpresa - quasi non oso ripeterlo, tanto par strano il gioire su una tomba - fu realmente ·di gaudio. E . soltanto quando due dei portatori, apparta-. nenti allo stesso villaggio della morta, sopravenuti con an~atura abbattuta e len-ta, con un doloroso stupore sparso sul viso si fecero a descrivermi gli ultimi suoi momenti, il sentimento ebbe il sopravento sulla ragione, e mi prese una commozione profonda, un rincrescimento intenso come se la missione à.vesse perduto una delle sue gioie più belle. Ed èra realmente così: · la Vangiukko la si poteva chiamare la vera perla delle catecumene della missione di Vambogo. Per via me ne andavo solo, in testa ai miei portatori, ~ laséiavo il pensiero liberamente aggirarsi nel ricordar la morta, nel ritornare sugli incidenti della sua breve vita; e non so perchè, mi vi fermavo ora, analizzandoli uno ad uno con compiacenza, quei piccoli incidenti così semplici, così ordinarii che parrebbe non valer la pena il ricordarli. E veramente alcun fatto straordinario non occorse nella sua· vita e alla sua morte: tutto passò pianamente, senza scosse, come succede ad uno dei mille fio· rellini del campo che nascono, vengon su e sono recisi, senza che alcuno' abbia potuto esser attratto da smaglianti colori che non hanno o da soave profumo che non emanano. Ma pure, se il mio pensiero riandando quella vita di pochi anni vi si soffermava, e parevami che tutto fosse nuovo, tutto interessante, io non ci trovo altra spiegazione se non nel fatto che di tante virtù le quali sono comuni fra' le popolazioni cristiane, non v'ha neppur traccia fra le pagane, e il missionario che vede e prova le difficoltà di introdurre certe idee così nuove p~r queste menti ottenebrate dall'ignoranza, e di far praticare virtù cosi opposte alle loro abitudini selvaggia, trova subito bello il frutto che gli costa tanto lavoro, tanta fatica; alle giornate nebbiose di disillusioni o magari di contrarietà, sente il bisogno succedano· giornate di luce e di brezza vivificante; di quelle giornate che se. in paesi civili sono di..... tutti i giorni, nei paesi selvaggi mai nÒn brillarono. E quando quei primi bagliori di luce sprizzano nelle tenebre di questi paesi, bastano quelli a compensare il missionario delle ·sue fatiche di anni: fatiche che parevano sterili e che pur incominciano a produrre frutti.. ... Vangiukko avrà avuto un 18 anni quando, - - '

llt eof1SO{ata 181 nel 1903, noi ci stabilimmq nel suo paese, soggetto ' al capo Vambogo. Oltre all'essere una delle più belle ragazze dei dintorni, a nessuna ella era seconda nel saper ben lavor-are il suo campo: dote questa che nelle ragazze kikùiu è - senza paragone - ben più apprezzata che non quelle di forme estetiche, di grazia e anche di bontà. Perciò Vangiukko era 'la più ricercata dai giovani del paese. Se non ne sorsero contese, lo si deve all'esistenza di un prètendent_e troppo agli altri superiore: il gran capo. Vambogo in persona che, richiedendola in sposa, scartò di fatto ogni competitore. Il prezzo medio delle ragazze da queste parti, ,è equiparato ad una ventina di montoni; Vambogo ne offerse quaranta; senza contare una decina d'altri che doveva aggiungere, secondo l'usanza indigena, per la pena d'ésserle parente. Però le doti dell'a11-imo di Vangiukko dovevano raggiungere un grado ben più elevato, se il Signore non la volle cedere ad alcuno, ma tutta riserbarla per sè; se al primo sentire la buona novella l'animo di lei si rivolse subito alla nuova verità, e il suo cuore si aperse all'amore di un Dio, rimasto-finallora ignoto alla sua mente, come estraneo ai suoi affetti. La brava giovane divenne presto una delle prime amiche delle nostre suore, e siccome le visite che queste potevan fare al suo villaggio eran troppo rare e troppo brevi, prese essa a venire alla missione tutte le volte che le era possibile: ora allungando ia via che la menava al suo campo; ora venendo a cercare da queste parti la legna per il domestico fòcolare. Così _in pochi mesi le prime nozioni di catechismo non ebbero più alcun segreto per lei; e la preghiera doveva gustarla davvero, se non si saziava di recitarla e di farla ripetere alle sue compagne. Tutto il primo anno passò senza che essa si stancasse; senza che sminuisse il primiero fervore, aumentando anzi nell'attaccamento alla missione, nella confidenza verso le sue mua1·i (suore). Ma in quel porto di mare che è una stazione in queste popolatissime località; nell'incessante muoversi o e passare di migliaia ·di persone che vi accorrono, o .attratte dalla novità, o spinte dalla prima azi~ne d~lla grazia divina (vedi incisione a pagina 183) Vangiukko non la si distingueva quasi fra le compagne che con lei frequentavano il catechismo: soltanto Iddio, essendosela prescelta, andava perfezionando-noi inconscii --: quell'anima selvaggia, senza che quasi nulla trapelasse di quel lavorio soprannaturale. Un giorno la bèlla e robusta Vangiukko ammalò; e per un po' di tempo nè la Missione, nè il suo campo la rividero. Fu solo quando, nel periodico loro giro di visita ai villaggi, i missionari e le suore passarono nel suo, che essa, in preda agli ardori di un'alta febbre, potè rivedere il patri e le muari e scusarsi di non esser più andata a trovarli. Venne subito curata come le circostànze richiedevano; e con sua gran gioia le suore le promisero di ripassare sempre da lei nel recarsi ai villaggi vicini. E così fecero parecchie volte, finchè la gran febbre cedette e la giovane parve avviarsi alla guarigione. Poi altri villaggi, altri ammalati, e infinite altre persone da accudire, da catechizzare assorbirono il lavoro quotidiano e ininterrotto dei missionarii, e per un po' di tempo la parola di Dio non risuonò più alle orecchie di Vangiukko, nè ella potè più avere la consolazione di ripetere le preghiere frammista alle sue compagne, fedeli nell'accorrère alla missione. · Finalmente - era un bel giorno, pieno di sole e di vita nella natura - la Vangiukko, appoggiata al suo bastone e accompagnata dalla piccola sorellina Rupia, comparve di nuovo alla missione, a restituire le visite ricevute. Fu accolta con feste; ma ella non era guarita: alla gran febbre era succeduta una continua febbriciattola, una tosse secca e non meno insistente della febbre. Si lagnò con noi di non potere ancora ritornare al suo campo, che oramai doveva essere in chissà quale stato, sì che tutti al vederlo dovevan dire che essa aveva perso la voglia di lavorare. E poi ci raccontò che nel venire

182 Q si era dovuta fermare tante volte per la strada; che per salire la nostra collina era stata costretta a sedere di tanto in tant0: alla sua età, lei che prima veniva sempre su, correndo e cantando, anche quando portava il suo fascio di legna, o il gran sacco delle patate dolci. Tuttavia qualche settimana dopo Vangiukko ci disse di sentirsi meglio. Difatti le sue visite alla missione si fecero, non solo frequenti, come prima della malattia, ma quotidiane: a causa che al suo campo non poteva ancora tornare, e· ora ci andava la madre sua a lavorarlo per lei. Alla missione passava le lunghe ore seduta al sole, quan,do le suore eran fuori a far il catechismo; vi· cina ad esse e indefessa alle loro lezioni, quando eran di ritorno. Cosi trascorsero parecchi mesi, nei quali le sue assenze dal catechismo eran solo quelle delle giornate di pioggia, ,o quando le violenti raffiche del vento nordico obbligavano gli indigeni, indifesi dal freddo, a starsene rifugiati nelle capanne, come gli Esquimesi al soffiare-delle bufere boreali. Ma poi, con suo gran dolore, neppure alla missione non potè più venire; la piccola febbre e la insistente tosse l'avevano inde· bolita tanto, cha le mancavano le forze per fare le lunghe salite che separavano la sua capanna dalla nostra casa, ed ella dovette li~itarsi a rivederci ogni quindicina di giorni, quando il turno nel giro ai villaggi portava nel suo un gruppo di suore col missionario. Allora tutta festante s'alzava dalla stuoia, su cui era ormai costretta a passare l'intera giornata, stesa al sole; cercando inutilm,ente quel vigore che sentiva spegnersi, e che la sua giovinezza, pur facendoglit>lo bramare, non valeva a ridarle; voleva stringer la mano a tutti; -saper le notizie di quelli tra noi rimasti a casa, ed essere informata dell'andamento della missione. Poi si sedeva a terra, in mezzo e ben vicina alle sue suore, con gli altri del suo villaggio, ed assistendo al catechismo pareva rivivere. Lo ascoltava - cosi attentamente come fosse la prima volta che ne udiva le lezioni, mentre, ìuvece, lo p sapeva tanto bene; incitava gli altri a star attenti, e all'occorrenza loro suggeriva. le risposte: proprio come 'era solita a fare prima di cader malata. Il suo viso si oscurava 'soltanto allorchè, in fine della lezione catechistica, si cantavano le preghiere. La povera. giovane più non poteva prender parte al canto. Chissà quanta tristezza doveva in _quegli istanti passare per quel cuore! Al nostro partire dal suo villaggio ci voleva. accompagnare un tratto, fin sul sentiero comune; e allora, dopo essersi fatto prometteredi ritornarvi presto, stava ferma a guardarci come se le portassimo via qualcosa di suo. L'ultima volta che ci aveva accompagnati cosi, lo aveva fatto à gran stento, arrestandosi sovente, e nel salutjl.rci, con imménsa. tristezza nella voce e nello sguardo, ci aveva ripetuto "l'abituale domanda: - La mia malattia nonguarirà più?- E stavolta un colp() di tosse secca·, che quasi le strozzò in gola la domanda, fu la più precisa e pronta risposta. che le_si potesse dare. Difatti pochi giorni dopo, le suore nel passare in vicinanza del suo villaggio, all'incrocio· dei sentieri si imbattono nel padredi lei, accoccolato a terra - solo - nella. posa caratteristica del kikùiu che è in grande pena: Al saluto risponde con rotte parole;. poi subito fa sà.pere alle suore che la sua figliuola da parecchi giorni non esce più dalla. capanna; ·che ella sta per morire; supplica perchè Ìa vadano a guarire, a modo cheguariscon tutti gli altri. E le accompagna dall'ammalata. Nella capanna di paglia, tutta affumicata e fumigante,.non si pu(} éntrare dhe carponi. La Vangiukko vi giace per terra, nella penombra che il piccolo fuooo non riesce a dissipare, e par che dorma, incurante di chi entra. Ma il saluto delle. suore la riscuote di botto: éon sforzo si rizza; a sedere e cosi! vi risponde: - Sto tanto· male, perchè non venite a portarmi la medicina che mi faccia. guarire? E la madre sua, che aveva; preso-·a sor"- reggeria, si rivolge in particolare a suor Faconda, la chirurga, e: - Senti, muari

J.ll. eoflSO{ata 183 GQ~----~~--~~~·~a~~~;---~~--~~~--~;--.~~--~~~--~~~--~---..a~-.--~go Maria (1), da tre giorni la mia figlia non ~ mangiò più nulla ; sta per morire, e tu perchè. non la guarisci? vuoi che muoia anch'io?- Le suore cercano di consolare lei ed il suo ~ marito con buone parole di rassegnazione ; ma la cristiana rassegnazione per quei genitori, che ancor non ne comprendono il valore e la forza, non è apportatrice di conI due sconsolati genitori, come accasciati sotto il peso .di capitale sentenza, non parlan più; ma chinano il ca,po in atto d'estrema angoscia. È presente anche la piccola Rupia, ma ella, in sull'aprirsi della vita, ancora non sa che sia la morte, aleggiante intorno alla fumosa capanna. Colpita da quell'insolito silenzio, la bimba loquace ammutolisce a sua Alla Missione dopo il catechismo domenicale (da negativa del P. F. Berlo). Il gruppo del gionnl, attorniato dalle ragazze, Improvvisa un esercizio ginnastico, _mentra i vecchi e le donne sa ne stanno iD disparte. forto; e n-padre non ricevendo la risposta (J che avrebbe desiderata, imposta recisamente la questione: - Senti, muari Maria, ma non mi dire bugie, la mia figlia non guarirà più? - Suor Faconda stimando ormai inutile il continuare ad illuderli con vaghe parole di speranza, risponde con la franchezza che essi le richiedevano: _:_ No, non può più gua-. l rire, adesso è affare di Dio; noi non abbiamo più medicine che possano salvarla. ' (1) lfluar i ]}faria· è · ir nome-con cui glf indig(lni distinguono ogni suora che abbia l'ufficio di curar gli ammalati, dal nome di suor llfaria Bonifacia, la prima chirurga venuta in missione. t volta, e va attizzando e sparpagliando i tizzoni del focherello, da cui si sprigionano guizzi improvvisi ad illuminare i segni di quel dolore senza conforto..... Lo schioppettìo dei nuovi ramoscelli è ora interrotto dalla flebile voce dell'ammalata, che si rivolge alla sua Maria:- Senti, muari, io non mi offendo all'udirmi dire da te che io morrò, ma se non vi sono più medicine per me, se io debbo morire, perchè non mi dai il battesimo, affi.nchè io possa andare col Signore? - Ma si, sta -trarnquilla; il battesimo te lo daremo; bisogna ancora che tu sia più buona e sappi tutte bene le cose di

184 1lt <2ortsolata Dio. No, no, così: me lo prometti sempre, e non me lo dai mai; ora che debbo morire dammelo davvero - Ricordi bene quanto ti ho insegnato di parola di Dio? - E perchè me lo dimandi? Non lo dicevi tu stessa che io so tutto? - Bene, bene, ma la cosa è troppo importante e debbo prima parlarne col patri; tu intanto va ripetendo da te lepreghiere a prepararti per divenire figlia di Dio. E si decise che, se il patri non faceva difficoltà, l'indomani mattina le suore sarebbero ritornate per il battesimo. Correva la stagione delle pioggia; ma in quel giorno neppure una nuvoletta si disegnava sull'intenso azzurro del cielo; amman- ~ato di bianche nevi il Kénya sollevava ab· bagliante il suo capo d'argento, quasi volesse assistere all'importante funzione che si doveya compiere, ed aveva perfin sospesi i suoi venti sibilanti di tormenta e di tempestà, per non inviarci che un lieve zaffiro appena percet· tibile. Tutta la natura era in gioia; nel cinguettio e nel canto degli uccelletti senza nu111-ero - ,così graziosi e che pure formano la disperazione di questo popolo d'agricoltori - nei raggi d'oro del sole equatoriale, rifratti nelle scintillanti goccioline della copiosa rugiada; nella tra1;1quillità dell'aria. vibrante ai canti che s'alzano dai campi lavorati. Ma la capanna - il tempio di quell'ora - è sempre la stessa: scura, fu· mosa, cosi bassa che a stento vi si può stare seduti: Il solito focherello continua ad ardere nel bel mezzo di essa; ma siccome non basta più a far cessare i brividi all'ammalata, vi si sono introdott.i agnelli e capre, a riscaldar meglio l'ambiente col loro alito. Così la si- .miglianza di questa alla capanna di Betlemme <Bi è accentuata ancor più. · Molti parenti vi eran convenuti, e stavan seduti attorno al fuoco, senza dir nulla, senza far nulla, e, pareva al vederli, senza pensare a nulla, come intontiti di ,quella fine prematura e ineluttabile. La sola che parlò al nostro arrivo: la sola che si dimostraya quasi allegra, fu l'ammalata. Volle al solito p stringer )a mano a· tutti, e subito: - Me lo date stavolta il battesimo?-- Sì, sì, sta tranquilla: non siamo venuti per questo? Recitò tutte da sè le preghiere: il. credo, i comandamenti. Poi le due suore, che le si eran messe accanto, l'aiutarono a prepararsi ancor meglio al grande atto per cui sarebbe divenuta mocristo; ed essa ripeteva tutto, acconsentiva a tutto quanto le era suggerito, e sembrava non sentisse neppur più di esser malata. Ma quando, per ricevere l'acqua battesimale, volle ad ogni costo rizzarsi, non potè: una suora la dovette sostenere da un lato, mentre il padre suo la sollevava dall'altro, ed essa ginocchioni, a capo chino e mani giunte, febbricitante, lì nella scura capanna, 'framezzo le agnelle belanti 1 ai guizzi del focherello fumoso, divenne cristiana. Ricevette il nome di Virginia B..... (l), a ricordo di una nostra insigne benefattrice che unij. dl)lle suore rappresentò a madrina. I parenti attorn~ stavan contemplando silenziosi, compresi da un misterioso timore per l'atto che si andava compiendo; e perfin la piccolina Rupìa sbarrava gli occhi, contenta di quel che vedeva. L'ammalata, finita la funzione, si sentiva assai stanca, e avvicinandosi di più al fuoco, si rimise a terra; poco dopo si assopì, sorridendo di un sorriso che le sue compagne non conoscono, e_che, anche quando ci fummo allon· tanati, dalle ·sue labbra non si allontanò più. Nella giornata, essendosi la giovane note· volmente aggravata, il consiglio di famiglia decise esser tempo di portarla via dal villaggio. Secondo il costume kikùiu nessuno, salvo rari casi, deve morire nella propria capanna o nel recinto stesso del villaggio, chè altrimenti questo diverrebbe impuro e perQiò·inabitabile; anche gli altri ne morrebbero. Perciò poco tempo prima della morte, quegli ammalati che più non lasciano spe- (1) Ci duole che l'umiltà dell'esimia oblatrice ci vieti di pubblicarne il nome, ma le ripetute generose · sue offerte ben le meritavano di dar il suo nome ad un'anima così bella.

llt eo.,solcrta 185 Q ranza e in dar questo giudizio raramente questi indigeni si ingannano- vengon portati (uori a morire nella brughiera, dove resteranno dopo morti~ e dove le iene e glisciacalli . si incaricheranno della speciale sepoltura. La famiglia mandò avvertircene alla Missione; ed al mattino seguente le due suore addette a quella zona, nell'andare alla visita dei loro villaggi, vollero passare a riveder "la novella cristiana. La trovaron là; stesa su alcune foglie, al limitare di un boschetto, lontana dalla vista dei passanti, senz'altro riparo che alcune frasche, piantatele attorno a temperare gli ardori del sole equatoriale e riu.nite in cima a formar capanna: la capanna dell~ morte ! Virginia si ·scuote subito e sollevandosi alquanto, appoggiata su un ·gomito, risponde al saluto, soggiungendo: - Ora non ho più paura di nulla: son figlia di Dio!- E sorride, pensando indubbiamente al migliore domani che l'attende. Difatti poco dopo, come rispondendo ai suoi éd ai pensieri degli altri, dice:....:. Ora nort ho altro da fare che aspettare di andare con D~o. -Indi, qu_asi a sollecitare quell'ora, vuole ripetere tutte le preghiere con le suore; e se la sua voce va affievolendosi di momento in momento, il suo fervore pare vada rinu'ovellandosi col diminuire della vita. Se non si tien conto degli effetti che può produrre la grazia divina, è davvero inesplicabile come sì stupende mutazioni possano essersi avverate in un'anima... selvaggia, che nessun precedente lavoro mai non aveva educata a cose sì sublimi. Chi ha mai udito un selvaggio ripetere tali cose? Chi l'ha visto sorridere -nel fiore della gioventù e delle speranze - alla morte che s'avvicina; là nella brughiera, mentre il noto fruscio nella folta jungla già gli annunzia l'avanzarsi della iena, e gli avvoltoi incominciano a roteare in alto siitistramente? Oh! quanto quelle anime nuove sentono potente l'effetto dell'acqua battesimale; come la loro nuova fede splende e, si manifesta senza esitazioni, senza restrizioni, erompendo, quasi viva fiamma, dalla pienezza del cuore ! Q La sera, di ritorno dai villaggi, le suore accompagnate dal padre Vignoli ripassaron di là. Le condizioni dell'ammalata si erano aggravate; gli uomini della parentela circondavano il suo letto di morte in muto dolore: _ed è quanto di assistenza e di conforto viene qui prestato ai moribondi. I nostri li salutarono, ma essi non risposero che parole di sconforto: che Vangiukko non doveva morire; che il Signore non .la doveva far morire. Invece la Virginia sembrava non sapesse ormai ripetere altre parole çhe di gioia: la sua anima già pareva fatta estranea alla realtà delle cose che la circondavano, per sublimarsi in un'idea, a cui coloro che la circondavano non potovano assorgere. Parole di consolazione e di rassegnazione per lei erano inutili: chè la contentezza di andar con Dio - come essa diceva - le traspariva dal viso e dalle tronche parole. Si cercò invece di consolare i parenti, invitandoli poscia a pregare tutti insieme, affinchè, se era volontà di Dio, la malata guarisse. Quasi tutti sapevano le orazioni da noi insegnate, quindi data l'importanza del momento, tutti si atteggiarono a preghiera. E questa incominciò alta, solenne, ma triste. Virg!nia fa alcuni sforzi per accompagnarla; ma poi sentendosi impotente si rivolge alla sua muari - suor Faconda·- che le era accanto, e attirandola a sè le dice sommessamente: - Se non mi senti pregare con .Ja bocca, sta certa che queste cose il mio cuore le ripete tutte. - Poi ricadde sul suo giaciglio parendo 9-ovesse spirare. Dopo qualche istante-però, facendosi forza, riesce anch'essa a far intendere la sua flebile voce frammezzo alle robuste e . quasi irose dei parenti che l'assistevano. Infine le suore la preparano e padre Vignoli le dà l'assoluzione: ella vorrebbe · ancora sollevarsi, ma non può, nè le suore glielo permettono; allora, facendosi il segno di croce ripete: - · Si, sono di Dio e voglio andare con Lui. Il padre della morente - cosa straordinaria fra gli indigeni, di natura fatalisti.- , dà in uno scoppio di pianto; ma la figlia, poggia~dogli la mano sul ginocchio: - Babbo, ;

186 1.2 eo.,solata gli dice, non affiiggerti, chè io andrò con Dio. -Il povero uomo non può più resistere alla violenta commozione e si allontana senza speranze, senza conforti, perchè ancor non sente che voglia dire andar con Dio. Virginia, con un cenno, manda lo zio che lé era dappres<o là dal padre: vuole che lo consoli, che non lo l!lsci solo; poi rimette giù il capo, chiudendo gli occhi e raggomitolandosi sulle foglie che le fan da letto, come per morire. Il f!Ole era tramontato e fra pochi minuti la notte sarebbe venuta. Per tener lontane le iene vagolanti nella boscaglia fu riattizzato il focherello che, coll'aggiunta di nuovi ràmi secchi, portati or ora dalla madre, divenne gran fuoco. I nostri dovevan tornare a casa, e si spezzava loro il cuore al lasciar là la moribonda come un'abbandonata, mentre i grossi nuvoloni della stagione andavano accumulandosi e si sentiva l'odor di pioggia: dei forti acquazzoni notturni, gia vicini. Il patri suggeri di aumentare le poche frasche · messe sul capo dell'ammalata e di ridurle meglio a formar capanna: e si accinse egli stesso all'opera, secondato prontamente dai parenti che non ci avevan pensato- poichè tutti fan cosi :...._ ed andavan ripetendo tra loro: -Vedi come è buono il patri l Vedi come si interessa di noi akikùiu: per una che domani è morta! - Ciò fatto, i nostri decisero di andarsene; ma prima, pensando che con tutta probabilità sarebbe per l'ultima volta, vollero ancora salutare la moribonda; equesta, cui forse lo stesso pensiero vagava per la· mente, non li voleva lasciar partire. Le ' ultime parole che in quegli ultimi momenti si dissero non sono di quelle che il Kikùiu ' sia abituato ad udire. Le suore ricordano a Vangiukko che quando sarà giunta col Signore gli raccomandi suo padre, sua madre, i parenti tutti; che preghi per la sua madrina, per i patri e le muari; che domandi proprio con forza la conversione degli Akikùiu. Ed ella: - Si, si, lo dirò al Signore, e ·anche tu, babbo, diverrai mocristo;· Le si fece bere un po' dì cordiale che-le suore avevan portàto appositamente per lei; o ed essa, bevutolo, come se le restasse qualche gran confidenza da fare a padre Vignoli, lo chiama a sè e gli sussurra una preghiera, un'ultima domanda. Lo prega di voler dare . un po' di tabacco a suo padre, perchè stia. tranquillo, non pianga più, e perchè non sia costretto nella notte a !asciarla sola, perandarsene a cercare; chè il tabacco, fra gli Akikùiu, è que1lo che serve a tenerli svegli la notte. Il patri sorride e versa tutta la. sua tabacchieJ;a - quella grossa che usa nell'andare ai villaggi - in quella ormai vuota del padre, rendendoli tutti contenti. Questa piccola scenetta d'amor figliale pose fine alla visita, e quando i nostri s'incamminarono per ritornare alla Missione era notte fatta. Passando vicino alla capanna abbandonata dalla· Vangiukko, la piccola Rupìa, a sentire il fruscio delle loro vesti, grida a squarciagola: Muari, · muari! E poi intona, come sa e come può, il Mocùmie Maria (Lodate Maria), in segno di gioia. Ai nostri fece l'impressione che quelli fossero i primi canti degli Angeli, preparantisi a ricevere l'anima beata di Virginia. Per tutta la notte una bufera infernale parve essersi scatenata attraverso i valloni d~l paese di Vambogo. Il nostro pensiero correva con uno stringimento di cuore alla poveretta agonizzante sotto alcune frasche, e ci pareva che quel piccolo fuoco a tanto diluviare si dÒvesse spegnere, e che la iena, indisturbata, dovesse sbucare dal folto per portarsela via cosi... ancor viva... Oh! quando la religione e la civiltà avranno spazzato queste barbare consuetudini, contro cui 'ci è impossibile per ora lottare? Il domani, come dissi, io dovetti partire pel Saga:ò.a, e prima di inettermi in cammino, due dei miei portatori, venuti dal villaggio della Vangiukko, mi avevan confermata la notizia - già portatami dal capo carovana - della di lei morte; e poi con un misto di stupore, senza capirne milla, mi avevano soggiunto· che- nelle-ultime- ore, nel delirio- ·· dell'agonia, ripeteva continuamente: Por~ tatemi dal patri, portatemi dal patri, che

W 8of1solata 187 S. VALERICO Abate, comJtatrono di Torino. mi ha da condurre dal Signere:-E con il nome di N gai (Dio) in bocca era spirata. E conchiudevano: - Perchè ripeteva sempre Ngai? Perchè non ci disse altro, come fanno tutti gli Akikùiu quando muoiono? - È stato quello il suo Kerumi? (1). Oh! sì, Dio voglia che quello sia stato un vero Kerumi (testamento) per tutti gli Akikùiu! Quando, otto giorni appresso, fui di ritorno dal mio viaggio, alcuni indigeni, con un senso di meraviglia mista a venerazione e timore, ven:qero a dirmi: - Sai, patri? Vangiukko è sempre nel bosco e parche dorma: le ie.Q.e, che pur si sentono là tutta la notte, non l'hanno ancor toccata ... Non si direbbe che le fiere immonde volessero rispettare le membra della nera verginella, spirata colla stola candida dell'innoèenza battesimale e coll'apostolico desiderio di at tirare a Dio i suoi cari? P. FILIPPO PERLO. (l) Il Kerumi presso gli Akikùiu rappresenta gli ultimi voleri del morente, i quali obbligano in tal modo quelli cui sono diretti, che le più gravi maledizioni e una morte prematura dovranno indubbiamente colpire il trasgressore. Ringraziamo vivamente tutti quelli che risposero prontamente al nostro invito, inviandoci l'abbonamento al periodico pel1907; ringraziamo poi doppiamente quelli·- · e sono la massima parte .:._ che ci. mandarono, come offerta per le nostre Missioni, qualcosa in più delle L. 1,50 che rappresentano quasi la pura spesa di stampa del periodico. Ripetiamo pertanto che ci faranno una doppia carità quanti rinnovano fin d'ora l'abbonamento pel1907, e li preghiamo di unire alla loro offerta l'indirizzo stampato con cui ricevono il periodico.

188 w eo.,solata pa~ la Fasba di S. Valarioo --w== La prossima festa di S. Valerico, ai 12 di dicembre , avrà una speciale solennità. Le sacre reliquie dell'antico compatrono di To· rino, composte in un riuscitissimo corpo di cera e rinchiuse in magnifica urna, verranno collocate sotto la mensa del nuovo altare che acquista così una preziosità spirituale corrispondente all'esterna sua sontuosità. Nel mattino, alle ore 10, sarà celebrata la Messa solenne con intervento del clero del santuario. A sera, alle ore 17,30, dopo la recita del S. Rosario dirà le lodi del Santo il distinto oratore, teol. Pietro Colombatto; poscia S. E. il nostro Cardinale Arcivescovo impartirà la Benedizione pontificale. Il glorioso A.bate benedittino, S. Valerico, si mostrò più volte potente presso ·Dio nell'ottenere prodigiosamente la cessazione delle pestilenze che desolavano Torino, ed in particolar modo quella del 1598. Se il terribile flagello è ora scomparso dai nostri paesi, essi sono più che mai infestati dal contagio morale di errori e di vizi, a rovina delle anime. È pertanto provvidenziale l'occasione che rin· fervora la divozione al santo Abate: ne approfittino i buoni torinesi, a scongiurare dalle loro famiglie e dalla città nostra diletta i danni del male dilagante ed i conseguenti castighi di Dio. · REGALI PEL S. NATALE Raccomandiamo leggere annunzio in copertina CENNI BIOGRAFICI dal V a~ arabile Giuseppa Gafasso ========<O======== CAPO I. Puerizia • Adolescenza. SOMMARIO: Nascita e battesimo del Venerabile - I suoi genitori - n ,qantetto -Le prime scuole a Castelnuovo - Da maestro insuperabile a piccolo predicatore - Splendide previsioni per l'avvenire di Giuseppino - Timori per la sua vita - Studente a Chieri - Virtù giovanile alla prova - Rimprovero immeritato - Nuovo S. Luigi - Vocazione ecclesiastica. ~ Il Venerabile Giuseppe Cafasso nacque in Castelnuovo .d'Asti il 15 gennaio 1811 da Giovanni ed Orsola Beltramo. Egli veniva alla luce terzogenito fra quattro figli, loro concessi da Dio con quest'ordine e data·: Francesca nel 1797, maritatasi in MattaPietronel1808 - Giuseppe nel1811 -Anna Maria nel 1813, maritatasi in Allamano. Il nostro Giuseppe fu battezzato il giorno successivo alla sua nascita nella parrocchiale di S. Andrea, dal vicecurato D. Gilardi. Ebbe a padrino un sacerdote del paese, D. Giuseppe Musso, ed a madrina Maria Serafino. Al neonato era toccata una delle più grandi fortune: quella di avere ottimi genitori. Pie· coli proprietari di campagna che coltivavano in persona i loro beni, essi godevano in pa~se una meritata htrghissima stima. Giovanni Cafasso, il capofamiglia, era uomo alla buona, ma di probità adamantina, in perfetta armonia colla grande sua religiosità. La di lui consorte apparteneva al numero di quelle anime priv~legiate che spargono il bene intorno a loro, colla stessa spontanéità con cui il fiore balsamico profuma l'aria e produce il succo · per il miele. N elle deposizioni del processo diocesano per l'introduzione della causa di beatificazione di D. Cafasso (fonte da cui dichiariamo una volta per sempre di attingere le notizie per la presente vita del_ servo di Dio), la màdre di lui è detta.« donna virile, di specchiata virtù, piena di carità verso i poveri e cercata da tutti in ogni sorta di bisogni ». Il suo tatto e la forte tempra della sua carità apparivano specialmente cogli ammalati: per essi manipolava certi suoi rimedi e teneva sempre in pronto candele, lenzuola e guanciali che portava ella stessa ai poveri, mettendone in ordine la stanza quando si stava per portar loro il S. Viatièo. Ma adempiuti questi umili uffici, colla stessa graziosa semplicità ella sapeva assistere spiritualmente i moribondi, e tanto era in paese apprezzata questa sua santa perizia, che molti i~vocavano la sua presenzà al loro letto 4i morte. Così coll'innato buon senso e la drittura della . coscienza, Orsola Beltramosapeva, senzadarsiimportanza, porgere un buon consiglio; tron: c·are un velenoso· pettegolezzo; ispirare, con poche parole o ·con un aiuto· cordiale di ·per-

.Jll e o Il s o l a t a 189 sona o di roba, qui il coraggio, là la pazienza. Nè questa volontaria missione esterna facevale in alcun modo trascurare gli interessi o la custodia della sua famiglia. Nell'interno della sua casa , grazie alla straordinaria quanto ordinata sua attività, regnava un mo desto e dignitoso benessere ; quale madre vigilante ella·fosse lo'"dica un solo fatto: nella prima e sola volta in cui permise alla figlia Francesca di par]are col SJ:lO fidanzato, ella _ stette continuamente seduta fra i due giovani · futuri sposi. E tuttavia seppe accasare presto e convenientemente, sia il figlio Pietro come le due figliuole. Se l'uomo si forma sulle ginocchia materne - come suona. un antico saggio detto - una tal madre era certo fatta per esercitare la più benefica influenza sulla prima età della ,. sua prole. Però l'ufficio di lei verso il nostro Giuseppe fu quasi limitato a quello di angelo tutelare, il quale, più coll'esempio che colle parole, addita la via del bene e ne rimuove gli inciampi in cui potrebbe incappare l'ine· sperienza infantile. Giuseppino, per il felice carattere sortito da natura e la preveniente grazia del Cielo, pareva non portare in sè i mali germi delle passioni conseguenze del peccato originale, e qual tenera pianticella ·che si orienta verso la luce, si assimilava con avidità i sani elementi dell'ambiente morale in cui viveva, e del quale erano spiccate caratteristiche la pietà e la carità cristiana ed una ben intesa e punto opprimente se~ietà in ogni cosa. Poco caldo per i trastulli proprii della sua età, ei compiacevasi singolarmente della ritiratezza, e ciò non certo per zotica timidezza o per antipatica musoneria di carattere, che anzi nel piccolo Cafasso già delineavasi quella scioltezza e giovialità di spirito e di maniere, che più tardi rese in lui amabile anche la severità. ~aramente usciva di ca.sa, ·se non per andare da suo padrino, D. Musso, o alla canonica e specialmente alla chiesa parroc-. chiale, dove si recava inàppuntabilmenteogni mattina per servire la messa al prevosto di Castelnuovo e vicario foraneo, D. ·Giuseppe Benedetto Sismonda, il quale lo prediligeva fra i piccoli suoi parrocchiani, amava averlo intorno e regalargli libri di devozione o sacre imaginL Se qualche volta il caro ragazzo si trovava prevenuto da un coetaneo più mattiniero, si ·fermava egualmente a sentire la messa. Esattissimo a recarsi alle funzioni . domenicali, era felice quando poteva fungervi da chierichetto in talare e cotta; af catechismo era sempre il primo a saper la dottr·ina, come attestaro~o i suoi compagni. Ed il s~o composto contegno nella casa di Dio, il fervore angelico che gli traspariva dal volto nella preghiera, era di tale edificazione a grandi e piccini, che nel paese si prese, con significante unanimità a chiamarlo il santetto. Nè fuori di chiesa la sua condotta smentiva tale appellativo. In casa per la sua graziosa docilità ed ubbidienza era la delizia dei genitori, specie della mamma, meglio d'ogni altro in grado di conoscere la bellezza dell'anima sua. A tavola si contentava di qualunque cibo gli fosse ammanito, quasi fosse indifferente alloro sapore; fuori pastò mai non mostrava desiderio di quelle piccole leccornie che allettano i ragazzi; anzi già sapeva compiere veri atti di mortificazione, specie il sabato in onore della Madonna e sovente per soccorrere a modo suo i poverelli. L'esempio materno trovò in lui un precoce quanto costante imitatore: ancor tenero bambino correva con speciale compiacenza a porgere ai bisognosi il soldo o la pagnotta datigli a tal fine dalla buona Orsola; fanciulletto apprese a crescere la parte dei poveri togliendosela, come si dice, dalla -bocca; come presto poi sapesse pene· trare nel vero spirito della carità cristiana lo prova un di lui detto. Vedendo un dì sua madre comporre un rimedio assai costoso per averlo pronto all'occasione,_Giuseppino le disse, in tono di preghiera: « Mamma, ~~:i malati poveri datelo poi per amor di Dio». Alla pubblica scuola dove lo stesso Don Musso, .insegnava i primi rudimenti del sapere,· il- piccolo ·Cafasso er.a senza riv~li per esemplarità di contegno, come per diligenza ed applicazione. Non v'era dubbia.

190 lli ~Ot'}SO{ata: che. si lasciasse da frascherie distogliere dai suoi compiti 'in casa; nel recarsi a scuola, di solito, anzichè la via in mezzo d paese, percorsa dai chiassosi suoi condiscepoli, prendeva una ripida e deserta scorciatoia, camminando_cogli occhi sull'aperto libro di testo per ripassare ancora la sua lezione. Cosi coltivato,. il naturale ed equilibrato ingegno di quell'ornino di dieci anni già dava i suoi frutti. Pochi condiscepoli potevano stargli a pari per rapidità nel comprendere e memoria nel ritenere le spiegazioni del maestro; anche i maggiori d'età spesso )o pregavano .di schiarimenti ed aiuti, che sempre ottenevano colla migliore cordialità del mondo. A questo proposito un certo Giovanni Gribaudo narra un grazioso aneddoto: «D. Cafasso - dice - fu mio compagno di scuola; in fatto di studio però se la cavava assai meglio di me, quindi quando io non capivo una cosa, ricorrevo sempre a lui, dom11-ndando spiegazioni che ei mi dava con tutto piacere. Per ricompensarlo largamente... (così allora mi pareva) di quanto egli faceva per me, gli promisi due merli, ma - oh, giovanile incostanza! - non glieli ho poi dati. Sono però sicuro che D. Cafasso mi ha già perdonatO». Certo quando il Gribaudo così rammentava la cosa, il suo debito gli era stato da lunga pezza condonato, ed il non averne mai il piccolo Giuseppe reclamato il pagamento dice quanto egli fosse superiore alle inezie, a cui nella prima età si dàr tanta importanza. Compiuti sotto D. Musso i primi studi di ita:Iiano, il nostro dovette intraprendere privatamente quelli di latino, non essendovi allora per essi pubblica scuola in Castelnuovo. Si recò egli pertanto duraAte tre anni a prender da solo lezione da un altro sacerdote compaesano, D. Moglia; ma la cosa, lungi dall'incres!Jergli, era di pieno suo gusto. Nel raccoglimento tranquillo, così propizio allo studio ed alla pietà, di quei tre anni Giuseppe cominciò a dar segno dell'alta vocazione a cui era chiamato. Non più contento della sola carità di pane materiale, egli, soa-· vemente guidato dallo spirito di Dio, prese colla stessa naturalezza e bontà a distribuire il pane spirituale ed a zelare, senza pur rendersené chiaro conto , la salute delle anime. Mettendo a profitto l'attitudine all'insegnamento prococemente acquistata nel compiacere i suoi condiscepoli della prima scuola, il nostro studente di latino incominciò a far ripetizione di catechismo ai suoi coetanei tardi o negligenti ad impararlo in chiesa. Nella sua famiglia ogni sera si re-_ citava il rosario in comune: giunta l'ora prefissa, egli andava attorno a chiamare e sollecitare i servi, ed all'amabilità del suo invito raramente, anche dopo le più faticose giornate, qualcuno resisteva. I suoi genitori tenevano· in casa come vaccaro un giovanetto al quale, perchè. balbuziente in sommo grado, nessuno aveva mai fatto imparare le preghiere del cristiano. Il nostro si mise alla difficile impresa: ogni sera, ritardandosi anche il sonno, faceva al poco comodo allievo ripetere parola per parola alcune frasi delle orazioni, finchè le avesse ben apprese. Dalli su oggi, dalli domani, infine riuscì pienamente nel pio suo intento, con qual sua fatica e pazienza e con qual gioia del discepolo, si può facilmente immaginare. Fortunatamente, non solo le disgrazie, ma anehe le opere buone sono come le ciliegie che una tira l'altra. Dal radunare ragazzi alla spiegazione del catechismo e famigli al rosario, Giuseppe passò ad invitare di quando in quando piccoli e grandi, tra i parenti e le conoscenze, a recitare in comune preghiere. Talora poi, finite le medesime, egli, fattosi pulpito d'una sedia, prendeva a ripetere con mirabile esattezza le prediche udite in chiesa e ne faceva anche delle proprie, durando, se l'argomento si prestava, anche un'ora, senza punto annoiare gli invitati che rièmpivano la stalla, anzi mandandoli via dilettati e stupiti, chiedentisi a vicenda: Che di_verrà mai questo caro e sapiente fanci·ullo? · Un solo punto nero app.ariva ne~i'avvenire · . che tutti pronosticavano splendido per lui: Giuseppe non alto ed assai esile di ·corporatura, aveva così gracile saluté, da far temere

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