Missioni Consolata - Novembre 1906

Novembre 1906 A:11:110 VIII • N. 11 ~~~~~ ~~d AUGUSTJE TAURINORUM -~~ CONSOLATRIX ET PATRONA periodico ~eli~ioso Me11sile ESCE DIREZIONE AL PRINCIPIO PIAZZA DELLA CONSOLATA DEL MESE TORINO

OFFERTE per le MISSIONI della CONSOLATA IN AFRICA. E PER ABBONAMENTO AL PERIODICO - Torino : R. R. Figlie della Caritk di S. Salvario, 5; Balbo Eleonora, per grazia ricevuta mediante le preghiere dei Missionarii, 2; N. N., l; Voli Avena Marenco Maria, 5; Marchesa Incisa di Camerana, 7 ; Mandrile Gio· vanna, 2; De Giovanni Margherita, l i Pagliarello Celestina, '3 i N. N., 5 i Una Figlia di Maria, 4 i Ch. Borda, l; Valentino Antonio, 2 ; Fratelli Daghero, 8 ; Galli, lO i Vico Maria, 5 i Coggiola Catterina, 3 i Famiglia Vaghero, 2; G. L., p. g· r., l; Carolina Nerchiali (otf. mena.), 3; Giacinta Fassin Borsotti, l; Clara Gaia, 5 i Alfonsa Rizzetti Giacobini, 5 i T. Alberti (ctf. mena.), l i Paolina Giaromone, 2 ; M. S., 2 ; Contessa di Collegno, lO i Gabriella Incisa Gromis, 2 i Amll.to Gallo, 3; Camilla Selopis ved. Borsotti, l; Maniotto Muia, 2; Ved. Danieli, 2; Angela Margherits, 2 i Lomello Antonio, 2 i E. V. (offerta mena., l; Miso Margherita, 2. Villar Dora: D. Brunono, prevosto, 20 - Monte Giorgio : Suor Maria Consolats, 4 - Garzigliana: Davico Lucia, 2 - Cuorgnè: Domenico e Domitilla Oberto, 3 - Abbadia Alpina: Roggia Maria, 5 - Novalesa di Susa: Foelia Silvestro, lO - Castellamonte: Gianassi Teresa, maestra, 3 - Villate: D. Naretti Giovanni, 2 - Voghera: Carbone Giuseppe e Giuseppina, 2 - Pramollo : D. Antonio Asvisio, 3 ~ lUvoli: Malnato Mariuccia, 2 - Voghera: Raiteri Rosa, 2 - Livorno Vercellese: N. N., 2 - CaragUo: Drapperi Marianna, l -Verolengo: Chiavarino Crescentino, 2 - Bertoulla : Teologo Virano, cappellano, 3 - Poirino: B. L., 2 - Almese: Michelotti Maria, 2 - Castelrosso: Veglio Teresa, 5 - Verolengo: Piccottino Pietro, 2 - S. Carlo Canavese : Mariano Catterina, 2 - Cavour : Rosa Peirone, maestra, 2 - Grugliasco: Gariglio Giuseppe, l; G. .M., ~ - Cherasco : Jardini Maria, 3 - Ciriè : Allasio Costantino, 5 - Reano: Molinatti Marietta, 2 - Priocca : Cordero Catterina, 2 - Leynì : Bianco Francesca, l - Gorla Maggiore: Monza Giuseppe, l - Lanzo : Bogino Angela, 2 - Cuneo: Musso Lucia, l - Susa: Suore dell'Ospedale, 2 - Moretta : Teol. Francesco Grosso, 2. Col. Piamontesa : Josè Tropero, 4,20 - Marchetti Giuseppe, 4,20 - Est Devoto: Una persona devota, 4 ; Antonio Molinero, 8 ; Biava Vittoria, 4 ; Cerino Maria, 2; Nicola Molinero, 4i Antonio Boda, 4; Maria Borgogno, 8 ; Antonio ! i !:Ilio, 4 - Neuquen: Famiglia Brizio, per promessa fatta, 10 - Col S. Clara de. Seguiet· : Famiglia Vausetti, 2 i Ratto Carlo, 2; Mondino Maddalena, 6- S. Francisco: Sarolti M'lddalena, p. g. r., 10 - Col. Maria Juana: Baili Emilio, p. g. r., 10 - Col S• .Marcos: Canale Giovanni, p. g. r., 4,20; Giorda Teresa, 6,30 ; Martino Maria, 4,20 i Bonetto Melchiorre, EO - S. Jorge: Prunello Battista, 5 - Col. Pia· montesa : Bleucio Giuseppe, 5 - Est l.opez : Giovanni Tessa, 10 ; Martinengo Prassede, 1 ; Enrico Berta, 6 - Morteros: Cosseani Antonio, 13,50 - Southampton: Carolina Operti, 5. Torino : Trinchero Giovanni, l i Riccardo Candiani, 5; Giordano Muia, 0,50; D. A. M., p. g. r., invocando la protezione sulle sue bam · bine, 40 i N. N., 2,50; G. M. A., 2; Allora Elisabetta, 2; D_ E. (oli. mena.), l; Anna Capriolo Lanza, lO; Vittorina Girardi Prato, 3 ; Guglielminotto Catterina, 2 i Chervet ved. Grassi, 6 ; CarJiina Abbati, p. g. r., 5; Catterina Verdese, 2. Tetti Varrò: Lombardi Giuseppa, 2 - Sandamiano d' lsti: Aime Angela, l - Favria : Borgialli D. Pietro, 2 - Rivarolo : Bertinetti Ida, 5 - Tesoriera: Margherita S., 5 - llun-· dovl: Avv. Paolo Manessero, 2- Buenos Ayres: Enrico Cattaneo, 5 i Bambina Broggi de Cortelezzi, lO - S. Benigno: Bobio Maria,· 2 - Rossana: Bertola Marcello, l - Locan11. C. : D. Giacomo Petronio, 3- Sanfrè: Martino Giuseppe, 2 - Alba: Olimpia Boeri, p. g. r., 2 - Borgodale: D. Pietro Fiorano, 2 - Locana C.: Bondonno D. Nicolao, 2 - Grugliasco : Ponte Maria, 5 - Valperga: Bertotti Maria, 2 - Ciriè: N. N., 2 i C. A., 2 i B. P., 2; N. N., 2 - IM· labella d'Asti: Delmastro Msria, 5 - Chieri : Tabasso Teresa, 3 - Bra: Caribone D. Mareellino, 2 - Torra Pellice : Boeris Battista, p. g. r., 5 - Ciriè. Poletto Maria, 2 - ~Ioriondo: Zucoa Maria, 3 - Montelupo : M!ltteo Bernoeco, 2. Cavour: Magnaeco Teresa, lO - Cigliano : Arborio Benedetta, sarta, 2,50 - Cuneo: Margherita Nasi e famiglia, 3 - Giaveno : Gaido Laura, l - Crescentino: SeoLto Maria, 5 - Ivrea: Tibè Catterina, 5 - Pancalieri : Marianna Patiti Nieolini, 2 - Alessandria : Signo rino D. Giovanni, 2 - Riva di Chieri: Benedicenti Irene, 4 i Anna Tamagnone Pennazio, l - S. Maurizio Canavrse : Dolee Domenica, 2 - BuS!illa: Olivieri Angela, 2 - Tavagn11sco: Gaglione Domenico, maestro, 5 - Case1le: Tt>ppa.

l~ ~n salata PERIODICO RELIGIOSO MENSILE Dalle Missioni della Consolata in Africa. ==~~- Già da alcuni mesi non abbiamo più intrattenuti i nostri lettori su battesimi amministrati dai nostri missionari. Ciò, la Dio mercè, non 'indica punto che ì battesimi siano mancati o·almeno diminuiti in questi ultimi tempi; no: la loro cifra è in sempre crescente progressione, ed ora più spesso che non in passato, già accade ai nostri di poter b<~.ttezzare indigeni anche fuori del pericolo di morte. Queste felici occasioni poi si andranno presto moltiplicand(), perchè è oramai impiantato ed aperto l'Orfanotrofio di cui parlava una lettera del P. Filippo Perlo (vedi periodico di gennaio 1906). Fra breve .tratteremo di proposito il caro, urgente ·argomento. Stavolta abbiamo scelto un ]?attesimo, la cui narrazione si intreccia a quella di consuetudini locali; parla, cioè, del · modo con cui si compiono i sacrifici per la guarigione dei malati. Sono pagine ! tolte dal diario del P. Gabriele Perlo, Superiore locale della Mission.e intitolata daHa Madonna .della Provvidenza, i e speriamo incontreranno il.gradimento dei nostri buoni lettori. l i ! ~===O>~=== Battesimo d'un figlio del gran capo Vall}bogo SoMMARio: Da op_eraio a re - . JTamlJogo e .fa sua capitale- Povertà di eredi- Perckè, PadrtJ, non vieni dal tuo figlio m alalo 1 - lln letto daprintJipe -Ilgran consulto- .r_a {Jotlìglia f'atiditJa - .EtJatomlJe espiatoria- Dieci lJuoi per la 'vita di Moc•'ril- llno stregone t'a· moso all'opera- Cucina 111isteriosa e cuca'na pratica- Come lJattezzare Mociril - I/unì'one f'a la /'orza- Datlesimo di Mociri- .Lectio lJrevis... per /'orza del'e cose - llno · spettacolo degno degli angioli - Il secondo grande sacrificio - .L'Inganno agli spiriti cattivi- Poveri cieckil -Morte -di Mociri -'- Il Signo,;e è con noil Missione della Madonna della Provvidenza. 20 m~ggio ,1906. Già da una decina qi giorni sapevo .che Mociri, il figlio di Vambogo . u~q dei più grandi capi d~l Kikùiu, era malato. Le BJ.lOre

162 .f!1 . e o fl' s o l a t a si ·erano recate ben quattro volte a visitarlo e ·-curarlo, ma la malattia_, pnr non pal.!endo - grave., non rivelava la sua natura con sintomi definiti,· nè· cedeva ai rimedi: nel fan· ' ciullo persisteva un po' di febbre, l'inappetenza, una doglia al fianco sinistro. Il mattino del 10 mag:gio, mentre accompagnato da un, catechista io andavo alla solita visita dei villaggi, incontro un guerriero che mi dice:-Oh, sei qui, Patri? Il capo Vam~ogo si è recato a cercarti alla Missione, perchè suo figlio sta più male..... - Me ne spiace, risp,ondo; tra poco sarò dal '. malato. - E mantenendo la promessa, nel tornare dai .villaggi passo alla casa del capo, che già mi..attendeva ansioso e mi accoglie con un visibilè s~nso di sollievo. Subito egli mi conduce da Mociri. Questi è un fanciullo di forse 12 anni, bello della persona, svegliato d:ingegno e d'indole mite e buona. Fin da quand_o venne impiantata questa stazione nel 1903, .egli fu quasi ·sempre cOi Padri: passava lunghi intervalli di tempo completamente alla Missione; si fermò tre mesi al nostro collegio dei èatechisti a Niere.· Cosi imparò assai bene le principali cose del catechismo, oltre _i primi .elementi di lettura e scrittura, giacchè Vambogo, nel giusto suo orgoglio di padre, fondava grandi .speranze su questo suo figlio· primogenito e voleva prepararlo a succedergli degnamente, facendolo i~tru~e alla m~niera degli europei, per i quali ha una stima illimitata, e da cui ri· conosce la. .sua invidiata posizione e la sua fortuna. . , Difatti Vambogo, ora uno de'i re de(Ki- - kùiu., prima che gli Inglesi occupassero queste regioni, cinque anni or sono, non era che un povero e semplice akikùiu sul fior degli anni, il quale, come tutti i suoi pal"i, lavorava a finè di. radunare { montoni necessari alla compera. cfi una seconda o,terza moglie. Un giDrno, arrischiatosi con diversi altri indigeni in cerca di ventura, attraverso a mille pericoli per le continue guerre che separavano tribù da tribù, in quattro gìorni di viaggio giunse a Nairobi, .ove da poco s'era innalzata la. bandieFa britannica.. Vambogo, sveglio d'intelligenza e intrap~:éndeilte, dà .ai funzionari del governo inglese inforcmazioni pre· ziose sull'interno 'de~ paeàe-; v'i fa da guida ai soldati; li alloggià nella sua capanna.; li difende in seguito quando i suoi compaesani li vogliono scaçciare. Per questi suoi servizi, all'arrivo stabilè dei bianchi Vambogo diventa un intérprete, poi un piccolo,capo ed infine, per la costante sua fedeltà al governo, arriva ad avere sotto di sè quasi un terzo degli Akikùiu. Alto di statura,~maestoso nel portamento, severo nel. comando e relatiyamente equo nèll'amministrazionè della giustizia, Vambogo viene poi ancor sempre perfezionandosi,, per il suo amore alle novità europee e per: il desiderio di uniformarsi in tutto alle usanze dei bianchi. Ora è ricco, -anzi ricchissimo, però non d'oro od'argeilto: il suo patrimonio, secondo l'usanza· del paese, consiste totalmente nelle sedici sue mogli ed in grossi armenti di vacche, buoi e montoni.-Il suo ·villaggio, paragonato agli altri indigeni, ·si può quasi dire n:q.a meraviglia del Kikùitt. Il vasto recinto che circonda le sue capanne .è' veramente gràzioso e colossale ·nel suo genere : migliaia e migliaia di grossè piante, l'una addossata all'al~fa, a guisa di un robusto ed alto )liuro vegetale, rendono impossibile l'en~rata, non solo ·alla iena ed al leopardo1 ma pur anche ad alt:r.-i animali ·<li, minol' mole. Il recinto poi ha .diverse dira-. mazioni interne e secondarie, · che fo~mano. ~ qui la stalla dei buoi, là il cortile delle grandi aduna~e, altrove la sala del giudizio e compartimenti ad uso della. famiglia. Senonchè questo gran capo, o piccolo re che dir si voglia, in mezzo alla sua opulenza è povero di eredi, ed è continuamente affiittodalla sfortuna che l~ priva di figli maschi.· Da sedici donne gli soli nate fin qui una decina di figlie, ma solo tre maschi, di cui due son morti in tenera età e da noi battezzati,· ed il su~erstite si può dir moribondo, giacchè dalla diligenté visita che gli ho fatta mi risulta che il povèro Mooiri è dai suo male irremissibilmente trattò alla tomba. ·Egli è colpito da polmonite doppia, e la sua 'giovane ' . •

w (~o.,solata 163 .. e delicata fibra céde rapidamente al progresso del male.• . Al mi~ ,arrivo .il caro piccino si lamenta con me, che mi dico suo padre e non vengo a trovare il .mio figlioletto ammalato, e mi prega di farlo guarire, perchè egli deve finire l d'imparare il mallòa (il leggere e scrivere) e farsi mokristo (cristiano),.- Prega Iddio, come già ti ho insegm~to, gli•rispondo, giacchè la nostra vita e la nostra, morte sono nelle sue mani; e poi abbi grande fiducia, caro mio, chè il Signore tutto disp~ne sempre per il nostro meglio. --Gli ricordo intanto un po' di catechismo· e quindi,. per nòn istancarlo di soverchio, dopo prodfgategli le piccole cure . del caso, lo lascio, promettendogli di tornare appena mi sia possibile. Due giorni appresso le suore, che lo visi• tano quotidianamente, IIii dicono che Mociri ha molto peggiorato_e che sarebbe prudenz~ amministrargli il battesimo. 'v aao da lui.e lo trovo· realmente grave. Il padre sup gli ha formato un soffice letto, proprio da princ\pe e quale non si saprebbe immaginare migliore da unakikùiu. Una dozzina di sacchi fan da materassi e due grandi coperte di cotone coprono ed avvolgono iÌ piccolo paziente. Due uomini, scelti come infermieri, non lo abbandonano un solo istante e la loro opera mi commuove veramente: non avrei• ..mai creduto di trovare presso questi poveri indigeni riguardi cosi amorosi e continui per un ammalato, Qu~sto dico perchè ho -potuto coi miei occhi pers~ade,rmi che nei due assistenti di Mociri non agisce soltanto il rispetto e la premut-a 'interessata per il figlio di un gran capo; ma altresì; e forse-più, l'amore e la tenerezza quasi' materna che· ispira l'infanzia sofferente. Nel villaggio di Vampogo intanto noto un movimento inSolito, un via vai di gente e principalmente di medici stregoni, che si consultano, che cercano di conoscere l'esito della lllalattia per mezzo del muano, bottiglia piena di frantumi di varie sorta, i quali scossi, versati e ·contati, colle loro combinazioni e dati prefissi danno modo agli stregoni di trar la sorte. I capi subalterni di Vambogo ven- ·gono, per naturale deferenza, ad informarsi del corso della malattia, a consigliare e proporre altri stregoni dei loro paesi rispettivi, , vantando ciascuno i suoi come più capaci e più forti di tutti gli altri negli scongiuri. Già una dozzina dei montoni più belli furono ucèisi e sar;rificati alle anime dei defunti, a fine di placare gli spiriti catti;vi offesi forse in qualche maniera dal fanciullo infermo. Ma gli spiriti pare non vogliano placarsi, giacchè .il padre incoìninèia seriamente a temere per il suo figliuolo diletto: per quel figlio nel qua1e aveva poste tante speranze per l'avvenire, e che ora invece vede sfinito, distrutto dalla malattia implacabile, e sempre più in , pericolo di un'immatura fine. Sì, purtroppo, al povero Mociri non riman-• gono èhe pochi giorni di vita, ed io col pen-· siero vado in c'arca di un: mezzo per battezzarlo, . . eh~ l'aspettare più oltre s~rebbe imprudenza. Ma son solo e l'ammalato ha intorno centinaia d'occhi che lo guardano: come pptrei. quindi disporlo colla dovuta tranquillità a tanto sacramento? E d'altronde il dargli apertamente il battesimo può instillare nella popolazione gravi pregiudizi, perniciosissimi . all'opera nostra di evangelizzazione. Mi rassegno dunque a sospendere ogni cosa per il momento, proponendomi di tornare stassera 'con un confratello, nella speranza d'incontrare miglior tempo ed opportunità. Mentr9 sto congedandomi per tornare alla Missione, arriva un famoso stregone Massai • mandato a chiamare dli:l lontano Leikipia, llffinchè venfsse a tentare la sua arte in favore del figlio del piccolo re. Questi lo accoglie come l'ultimo raggio della 'sua morente speranza, ed in presenza di tutti gli promette dieci buoi, a scelta, se gli salverà il figlio. Il grande stregone s'avanza solenne e maestoso verso l'ammalato, seguito dal co· dazzo dei suoi aiutanti e degli stregoni minori -:.Presenti, e si dà a fargli in silenzio, ·una visita minuziosa, colla , gravità di uno dei nostri dottori consulenti. Poi ad un tratto, partitosi dal letto in furia, si dà a 'percor· rere in tutti i sensi il villaggio 'di Vambogo, gridando e gesticolando come un ossesso e

Ut: e o t'} so l'a t a ' protestando che il paziente non morr~; ehe l saprà. ben egli scacciare tutti gli ngoma (spiriti cattivi) che tormentano ìl fanciullo : E tosto si dà all'opera. Si fa portare due dei più grassi montoni, che, sotto i suoi ordi~i, gli aiutanti scannano e sacrificano ai due lati di Mociri, trasportato in mezzo al cor-. tile e steso su d'una copert~~o. In questo mentre altri aiutanti dello stregone vanno alla raccolta di una certa qualità d'erba, non difficile a trovarsi nei boschi della regione, necessaria anch'essa, a quanto pare, per il sacrificio è gli scongiuri destinati a,redimere il malato dalla potestà degli spiriti maligni.· . Segue una strana cerimonia. Lo stregone Massai prende sulle sue braccia il fanciullo. e lo porta in giro per' tutto il villaggio. Si ferma. all~& porta di ogni capanna, facendovi una specie d'interrogatorio più o meno lungo in un gergo che nessuno dei presenti capisce~ Io ·però riesco in seguito a farmi spiegare le m:isteriose parole, e vengo a 'SJLpere che con esse si vuoi soltanto cliiedere se gli spiriti cattivi eh& tormentanò Mociri si sonO' per caso rif11giati in. quella tal capanna, ed in caso affermativo officiarli affinèhè ne escano e vadano a placarsi nei montoni che si stanno per l~ro sacrificando. Finita la curiosa peregrinazione - _con quale vantaggio del povero infermo è facile immaginarlo - questi viene nuovamente collocato. in mezzo ai due montoni scannati. E la penosà farsa continua. L'attore principale tira fuori da un suo sacco di medicine una. piccola bacchetta ed una polvere oianchissima, colla quale segna, o .meglio sporca il paziente sul naso, sulle due orecchie, sul ventre e sui piedi; di quello che rimane della polvere tinge egualmente il fondo e l'orlo. di una mar~itta di terra. In questa si .ripone l'erba andata, a cercare nel bosco, vi si versa su acqua abbondante; collocato indi il recipiente sopra tre pietre, . si accen~e sotto di esso un gran fuoco. - , Che si voglia preparare un d.ecotto p.er l'am· malato? - pe~so fra.me. Ma la cucinazi.~ne · misteriosa non è finita. .Il gra~de stregone s'avvicina ai .due ·montoni scànnati, e come se compisse chissà q1,1ale importante,. opera-, zione, con grave contegno ne toglie un po' di' sterco, un pezzo di milza~ un occ~io, un.a. piccola porzione di cervello .ed una ~uantità, relativamente al resto, abbondante di peli: il tutto pone in un vaso di terra e fa cuocere con grasso di montone. Certo, per gli ingredienti di cui è composto, quello deve riusQire un piatto apPatitoso! Il decottod'erba ora bolle .ed il famoso medico, tratto da capo il suo.sacchetto di rimedi,, versa nella marmitta un po' di ogni cosa in quellp contenuta, , sempre pronunciando scongiuri e preghiere ~nintelligipili ai profani. Il contenuto del vaso, a sua volta; è oramai cotto, e si .mettono in tre·: lo stregone e due aiutanti, per sollevare il recipiente leggerissimo, il quale viene portato per cinque volte in .giro attorno al malato e quindi gli si fa passare tre · volte sul corpo, quasi a modo-di croce. La stessa cosa si fa sulla gra.ude marmitta: sono ques~e le .prime benedizioni. Infine il cot~-tenuto del vaso si versa nel decotto·; con una coda di b'ue infis~;~a. su un basto'ncino si rimescola il tutto, ·che poi si'lascia. nuovamente cuocere. A questo punto' gli attori, cer.to stanchi per la fati~a. durata, pare seiÌtan,o il bisogno di rifocillarsi. I due mobtoni posti sulle '9racie ·per il sacrificio sono abbastanza arrostiti, ed l . il grande stregoue coi compagni ne attaccano 16 parti migliori: Non so se anche questo punto entri nel rito religioso, ma vedo che i tre vi attendono con grande zelo; e dopo un pasto copioso, rinvigoriti, continuano il sacrificio. La pentola vi~n tolta dal fuoco e portata presso il malato. Lo stregone con la coda di bue prima. asperge due volt~ Mociri coll'intruglio; quindi Qhiama. Vambogo, sua madre e 11). moglie prima. per dignità e titolo, ai qu~li fa tenere . leggerìnent!3 in mano il bastoncino a cui la coda è attacca.~a., affinchè lo accompagnino nella lavanda ch'eg)i sta per fare all'ammalato. Mociri è da due aiutanti solle'vato sulle braccia, e rop~razione inc~­ mincia. Inva-no.' il povero ragazzo, a cui il, trambusto, che·gli si fa intorno raddoppia la ~ebbre e l~ sofferenze, ·grid~~o che .l'acqua è . troppo calda: le sue. parole. non sono ascol•

w eoqsolata 165 tate. ed il s~o tormentatore,. impa~sibile, lo ~ lava completamente da capo a piedi. L'erba della pentola spr~muta serve ad aseiugarlo, e mentre a ciò' attendono gli inservienti, ·lo stregone taglia al fanciullo i capelli. Dell'erba ~ usata come asciugatojo e dei capelli tagliati · si fa quindi un batuffolo, con cui, quasi gli morta spe:.-anza. Perfino Mociri, sebbene molto abbattuto, trova la forza di sorridere. 1!1 capo ripete allo stregone la promessa dei dieci bqoi ; poscia si volge ·a me, che silenzioso e meditabondo avevo assistito a tutta la lunga scena, e mi domanda se an'ch'io sono persuaso che ora suo figlio guarità. Non oso troncare Sacrificio espiatorio per placare ~eli spiriti olfesl dal peccati d'un •mmalato e per Impetrargli la guarigione. . Lo strego0e, a j)estra del fuoco, fa g'll scongiuri-colla bacchetta magica, mentre sulla brace, a sinistra, arro~tlscono l pezzi del montone sacrificato. si volesse fare il massaggio, il fanéiullo viene fregato sul corpò oon violenza: 'il tutto poi, trascinato per terra fuori del villaggio, si sotterra in una piccola fossa appositamente preparata e su cui si ammucchiano ancora sassi. Dopo di ciò lo stregone torna indietro .contento, dicendo che Mociri ora guarirà si· curamenìe, perchè ei gli ha tolti di dosso tutti gli spiriti cattivi che lo volevano ~ccidere, e li lia cacciati cosi bene sotterra che non potranno più ritornare. Vambogo si mostra rasserenato; a tanto· franca assicurazione rinasce ip lui la già i<t d'un colpo la speranza in-quel cuore paterno e gli dico:_:_ Iddiopuò tutto, ed io lo pre~herò . volentieri, affinchè voglia esaudire il tuo desi· dario d'aver salvo il figlio-. Salutando l'ammalato e promettendogli di tornare a visitarlo la sera stejlsa, gli dico che intanto ripeta nel suo 'cuore le preghiere che già ha imparate, affinchè il Signore voglia avere pietà di lui. pen.sieri di commiserazione per questi poveri neri, immersi in tantò·crassa ignoranza, invischlati cosi tenacemente in superstizioni

166 6otanto stupide..:.. Pover.a gente,·quando ar~' · riverà 'il .bel giorno iri· cui la fede cattolica " illuminerà la vostra vita, e vi toglierà alla · 'l'Jchiavitù dei vostri ridicoli; quanto dannÒsi ·. secolari pregiudizi? . . . ' . ' La sera ritorno· alla casa di Vambogo, Ìna con due altri ~iei confratelli i quali ancora si trovano in ques~a Missione, ove erano conve- ' nuti tutti i sacerdoti missionàri per gli Eser- , cizi Spirituali. Abbiamo combinato il nostro piano per battezzare il povero Mociri, che ha sempré dimostrato cosi buone disposizioni verso la Mstra santa religione, e gli daremo il sacramento di salute senz_a farci scorgere,_ .ma superando tutte le difficoltà e glì ostacoli poss'ibili. Ques,ti ostacoli ci' s1 presentano difatti, e se ci riesce di battezzare il caro fanciullo, è veramente una gra'liji" di Dio, il quale ci ha ispirato il modo di farlo. Troviamo l'ammalato iu una grande capanna: esso è di molto aggravato per lè fatiche sopportate durante il sacrificio della giornata. In ìne~o·alla capanna arde il fuoco; intorno vi stanno Vambogo, i principàli suoi guerrieri e tutti i suoi parenti. I discorsi volgono esclusi'vamente sul povero Mociri che, nonostante il grande sacrificio fatto per la sua guarigione, va ra,pidamente peggio· I'ando. Il letto del fanciullo 'è circondato dai due infermieri e da diversi stregoni, eh~ lo assistono amorevolmente, atte~ti alla piega che prendè la malattia. Tutto si presentava come noi avevamo prevedlito: ci dividiamo quindi subito il campo di lavoro. Siamq in tre ed abbiamo. lavoro per tre. Ono di noi · si'siede al fuoco; attacca e mantiene un vivo discorso col re Vambogo e con quanti sono in mezzo alla capanna; l'altro, messosi. fra. gli stregoni e gli infermieri, li· i.ate,ressa con diverse domande per distoglierli dal badare all'ammalato; io poi, accostatomi a questo gli . ricordo gli insegnamenti a~uti sulla nostra santa religione, e gli domando se vuole divenire ·figlio d,i Dio ricevendo il santo battesimo, ed andare cOSÌ con lui per tutta l'eternità a gòdere la felicità' dèl paràdiso. ll caro fanciullo, sfinito dal male e dalle cure insensate che i suoi gli prodigano, si rianimQ. . l coin~ un florellinb esausto alla benefica 'ru· giada seroti,na. - Com'è bellò'il tuo .paradiso, P. atri; com'è buono il tU:o Dio! Si, se non posso più guarire; se devo morire, voglio ' andare per sempre con lui! - Recita senza aiuti l'atto di contrizione e diverse altre pre· ghiere; risponde alle drimande che gli rivolgo, dando prova di sapere le cose principali della nostra santa fede, e chiede instantemente di essere battezzato, a fine 4i diventare prestq figlio di Dio, come i Padri e le ~uore. ' Approfitto pertanto di queste fe'Iici dispo· .sizioni, e l'acqua del battesimo scende sulla fronte scottante per febbre di Mociri, cin· gendola di un diadema 8. mille doppi più l • . prezio,so di quello che e~li avr~bbe potuto, ereditare da suo padre. ·Mociri, fig~io di :un 'piccolo re t~rreno, diventa· Enr\co Cn figlio del gran Re del cielo. Tranne noi ed n· caro fan· ciullo, nessuno in·quella casa s'è accorto della discesa dello Spirito Santo a santificare quella ancor tenera, ma già languente vita umana. ~es suno s'è accort~ che MociJ..i è stato asc'ritto al sacro drappello dei missionari, o meglio degli apostoli; ,nè può ehmprendere che se egli non potrà, quale· C~po, spendere in pro della sua' gente la propria intelligenza e' le buone qualità dell'animo, potrà giovare immen;amente più dalCielo ai suoi diletti Akikùiu, intercedendo presso il trono di Dio per il felice e pieno. esito della loro évangelizzazione. Lasciamo ·la çapanna del malato col cuor:e pieno di soave commozione, e ce ne torniamo a casa .felici .della nuova conquista fatta in nome di Maria SS. Consolata. · L'indomani ritorno dal novello cristiano. Povero, caro Enrico l Nelle profonde occhiaie, nella figura ema:ciata si leggono i rapidi progressi del male, che quale torrente impe· tuoso lo rapisce. Ormai' i suoi giorni sono contati. Vambogo è disperato: vede che _la ciarlatanesca stregoneria di.ieri non'ha ser- · vito a nulla, e che suo figlio se ne muore,. a dispetto di tutte le vanterie dei famosi stregoni. Mi salu~ con tristezz_a e mi dice · (l) Enrico, nome indicatoci dall'èsimia benefattrice Sig.• Giuseppina Boylan di Rom_a. l

che se I4dit> vuole prendergli il figliuolo, nessun uomo può impedirglielo:, cosi già molte volte, in altri casi, gli avevo,insegnato. Come gli avrei volen.tieri fatta una ,bella ~azione sulla falsità e vacuità dei sacrifizi agli,spiriti dei trapassati, e sull'impostura deglj stregoni ! Ma questo non è il mom~nto opportuno; perciò ID:i aqcontento di dire al padre desolato qualche parola di conforto, assicurandolo che Iddio non ci abbandona mai e sa. cavare il nostro bene al).che da quelle che noi chiamiamo disgrazie. Saluto affettuosamente Mociri, ora Enrico: 1egli mi ricambia col sorriso e collo sguardo più che colle parole. Alle mie interrogazioni risponde eli~ non sente più alcun male, ma solo si trova affatto .privo ~i forze; che è tanto .contento di essère mokristo come il Padre e le Suore,' perchè cosi, se anche deve morire, andrà subito con Dio, ~me io 'gli ho promesso. q han lasciati soli, ed io approfitto della provvidenziale circostanza per _ripetere brevemente al neo-battezzato l~ istruzioni di ieri. Quando lo esorto a chiedere di nuovo , perdono a D~o dei suoi peccati, il caro ragazzo giunge le sue piccole mani omai dia· farie, e si mette a recitare il suo atto di contrizione con debole voce, ma con si evidente compunzione che m' intenerisce profondamente. È spettacolo degno degli angeli, che certo debbono essere là intorno, pronti · a ricevere qua.ndochessia. l'anima· candida .che . presto sal~rà in loro compagnia al Cielo. Con me Enrico, ad intervalli, recita il Credo ed altre brevi preghiere, ed al mio lungo parlare sulla sua gran fortun~ di essere cris~iano; sulla bellezza del paradiso, e sulla gioia che prova l'~nima n.ell'incontrarsi con · J;>io, ~ll'uscir dalla vita, egli sorride di un sorriso dolcissimo, pieno di desideri celestiali. Mi promette che quando sarà in Cielo pregherà per i Padri, per i 'lontani benefattori della. Missione, particolarmente per quello di cui portà il nome, e pe,r la. conversione di tutti ,gli Akikùiu. Lo lascio raccomandandogli la pa.zipnza. nei suoi mali e la. rassegnazione a. quel che Dio vorrà, e me ne · 167 -ritorno tutto edificato e pieno di riconoscenza, vedendo co:g:~.e . lo Spirito Santo opeÌ'i cose ·meravigliose fra questi infedeli che_ci ha mandati a riscattare. N~l pomeriggio apprendo con sgomento che· Vambogo ha. ordinato un altro grande sacrificio per suo figlio: l'amore paterno, qui· doppiamente cieco, affr~tterà la fine della. preziosa vita che vorrebbe ·ad ogni costo salvare. Sebbene assai occupato, ,lascio ogni cosa per reca.rmi anch'io alla nuova cerimonia, ed assistere il meglio che mi sarà concesso il nostro piccolo morente nei'nuovi tormenti che gli si preparano. Lo trovo più sfinito, ed al mio chiedergli del sacrificio / imminente, risponde che i sacrifici degli stre· goni di suo padre a nulla. valgono per farlo guarire; che solo la preghiera può qualcosa su Dio, ma che, del resto, ora la. morte no~ gli fa più paura. Quanta gioia mi danno queste sue parole, facendomi toccar con ·mano come il caro Enrico ricordi le nostre passate lezioni, e come ora si comporti da. vero cristiano, e resti coll'ani,ma affatto alieno ed estraneo a queste stregoneria, sopportando solo passivamente ciò che non gli è possibile evitare. Il nuovç ' stregone arriva e, come qu~Jlo di ieri, ha seco i suoi aiutanti. Non viene più dal Leikipia ma da.ll'Uka.mba a. cinque giorni di distanza. di qui, e certo deve anche costui avere grande fama, se.si è andato a cerca:rlo tanto lontano. Vambogo non sta. 'più a fargli determinate promesse di buoi o d'altro: solo gli raccomanda di fare quanto può, chè, se gli guarisce il figlio, egli saprà ricompensarlo' magnificamente. E la. nuova triste commedia incomincia col kotakkio (lavanda). Nel cortile, dove l'infermo vien riporta:to, si uccide un grosso caprone; si sventra e se ne raccolgono lo sterco e l'orina in un ampio buco, appositamente praticato nel terr.eno. Prese le budella spa.rti,te in. due lunghi pezzi, le estremi~à ' di questi si legano ~a una parte ai piedi anteriori dell'animale ucciso; mentre dall'altra' i due capi, dopo averne avvolto il corpo, vanno a terminare· sotto le braccia dell'am-

malato. Lo strègone quindi, postosegli di dietro chino e facendo passare.le sue sotto le di lui braccia, ~inting~ i ·due piedi del caprone negli escrementi del medesimo e li avvicina alla bocca del paziente dicendogli: - Lecca e sputa via tutti gli spiriti cattivi ch'e-ti hanno assalito ·-. Il ·povero MociriEnrico 9<)ntorce, le· labbra e sputa subito dicendo: - Sputo via -; L'altro intinge e presen.ta di-·nuovo a leccare: -Sputa via t'ljtti i tuoi peccati; che ti hanno attirati gli spiri~i malvagi -. Il paziente ripete l'atto e le ·parole: - Sputò via -. Ed i lecca· menti e gli sputi, colla relativa tiritera che pare una parodia delle .nostre litanie dei _ santi, si .prolungano per un venti ·minuti. La stupida cerimonia ha stancato enormemente Mocir~, tanto che riportato nel suo lettuccio non ha più ·forza di dire una ' sola parola. Ma un peggiore-strapazzo l'attende. ' · Intanto che lo sr lascia riposare, lo stregone ed i suoi aiutanti scavano, l'una accanto all'altra, due fosse di circa ' ùn metro di profondità, su uno e mezzo di lunghezza e cinquanta centimetri di larghezza: esse vengol!o poi messe in comunicazione fra, loro, mediante un buco scavato .nel profondo attraverso lo strato di terra che le separa. Nel tempo stesso si è costrutta alla svelta una piccola capanna con bran~hi e frasche tolte agli alberi della vicina foresta. Io osservo e seguo stupito questi lavori, almanaècando a che possano servire; quand'ecco vedo ~rrivare il fanciullo che vien portato nèlla capannetta sulle braccia degliinfermieri e circondato di ·tutti i suoi parenti, i quali, intanto che Vambogo·e l~ stregone uccidono un nuovo montone, si mettono repentinamente a gridare, a piangere ed a fuggire. I due continuano imperterriti la macellazione dell'animale per il sacrificio, senza darsi' per accorti' della scena nemmeno quando i pianti e gli st~;illi dèlle donne toc" cano le più alte é dolenti note: Chiedo il perch'è Iii 'tanto fracasso, e mi si' risponde che questo è il kerer'o (lutto) per il figliuolo del g'ran capo Vambogo. - Come, chiedo io, Mociri è dunqué morto? 'E senz'attendere risposta entro nella capannetta. Con mia, grande contentezz11- trovo che il fanciullo non è morto, ma è tranquillo, dist~so a terra su una coperta. Il catechista che mi accompagna mi spiega tutto, raccontandomi che adesso lo stregone sta preparando un famoso inganno agli spiriti cattivi. Egli fingerà che. Mociri sia morto e farà le viste .di seppellirlo in una delle ~osse; ma invece lo farà subito uscire dall'altra: così gli spiriti ma-· ligni,,credendo il fanciupo morto e sotterrato, lo abbandoneranno ed, in barba a loro, esso guarirà. Tutto procede infatti come il catechista. mi ha detto. Il fanciullo dalla capannuccia. viene portato in mezzo al cortile: qui si uccide ancora un caprone per ·lo spirito del finto morto - quasi, come diremmo 'noi, in suffragio dell'anim~. del defunto. - Quindi, mentre lo stregone recita una specie di preghiera, Mociri 'Viene calato dagli aiutanti in una delle fosse; è coricato sul fondo di essa sopra una pelle, ed un' altra gliene vien stesa sopra, nascondendolo completamente. Mentre il padre si allontana tutto mesto, oome se veramente partisse dalla tomba di suo figlio, un aiutante, sceso nella., seconda fossa, tira a sè e fa in questa destramente sgattaiolare ·Mociri per il buco appositamente preparato, lasciando nella. prima soltanto le pelli di cui era coperto, e sulle quali subito lo stregone e gli altri suoi inservienti si danno a gettare terrà e sassi, fingendo di sotterrare il cadavere. Il malato intanto, tratto dal finto sepolcro, è portato, non più nelle capanne di suo padre, ma nella casa. di sua nonna. La capannuccia costrutta presso le fosse, e che ha servito per breve ora quale solito deposito dei morituri, mentre si fingeva il seppellimento del morto è stata abbruciata. Mociri nella n~Wva provvisoria - in due modi purtroppo! - dimora presso la sua _avola, viene lavato da capo a piedi; gli · è nuovamente. rasàto il capo, o dirò meglio. raschiato, perchè i capelli già gli f-urono completamente tagliati ieri per il primo sacrificio. Poi, siccome dopo tutto il tramestio fatto per

w eo.,solata 169 togliergli di dosso ed allontanare completamente da lui gli spiriti cattivi egli dovrebbe essere almeno entrato in convalescen1'a, gli si porta da mangiare. Ma il poverino, stremato da tanti traslochi e strapazzi subiti nel gravis· simo stato in cui si trova, ·come potrèbbe mangiare? Apre la bocca a ricevere il 1primo boccone, ma è subito preso da un accesso di tosse che -lo getta in un lungo deliquio. È proprio moribondo. Lo stregone però rassicura ' egualmente tutti: dice che il suo sistema è infallibile; che ora gli spiriti cattivi, da lui cosi abilmente ingannati, hanno lasciato il fanciullo il quale per conseguenza deve guarire. È tutta impostura, oppure una vera fede .in secolari 'superstizioni che .fa parlare lo stregone famoso? Non sap,rei dirlo; ma il mio cuore di missionario, come e ·più di ieri, è tocco d'immensa commiserazione per la cieca / ignoranza di questi poveri Akikùiu. Essi vedono, toccano con mano dagli effetti, che l'arte del fattucchiere rion opera i_miracoli aspéttatf; che le promesse superbe d~gli stregoni, ai fatti, si riducono in nulla; eppure · sono sempre pronti a scusarli; ad attribuire a forze estranee e maggiori la causa dell'in· successo. Anche stavolta, malgrado la prov·a recente di ieri, tutti credono nella parola d~llo stregone e si! confortano a vicenda, spiando nel malato i primi segni del miglioramento che si dovrebbe produrre da un momento all'altt:o, per ritornarlo in pochi giorni alla pienezza della primitiva salute. Aspettano il miglioramento e Mociri, sven.uto, non rinviene. Mando in fretta im uomo alla Missione con un biglietto, chiedend9 un cordiale, con cui riesco fiaalmente a far ricuperare i sensi all'infelice tormentato. L'indomani mattina, mentre sono a colazione, arri:va.di corsa un guerriero mandato da Vambogo a pregarmi di andar subito da Mociri, che mi chiama di continuo e piange . perchè vuol vedermi. Vado e lo trovo assai più estenuato di ieri: ··la sana fibra del fan· ci_ufio oppone omai al male l'ultima; debòle ~esistenza . .Dopo tanti giorni dacchè non è più nutrito, il bel corpo del malato, spa· vèntosamente emaciato, non è più che uno · scheletro. Al vedermi il mio Enrico p1ange di nuovo; fa pe_r porgermi la mano, m'a gliene mancano le forze. Mi prega di portarlo alla "Missione, che vuole morire vicino al Padre, giacchè se io lo lascio, qui senza di me, egli ha troppa paura della morte. Lo consolo il meglio possibile; il suo assoluto abbahdono nel Padre mi cbmmuove profondamente. Con alcune pastiglie che ho meco gli addolcisco aiquanto la, bocca, e con buone parole lo tranquillizzo cosi che riesce a prendere un po' di ·sonno. Vambogo pare aver finalmente davvero conosciuto che suo figlio deve morire e che nessuna arte dei suoi stregoni può salvarlo. 'Nella sua medesima profondissima tristezza trova la forza di rassegnarsi, giacchè gli Akikùiu sono in forido molto fatalisti. Ma ecco ancora una cerimonia: si capisce che Mociri è figlio di ·re e non un malato ordi· nario. Lo stregone di casa, o di corte che dir si voglia, il q'tlale serve il gran capo in tutte le piccole occasioni, dopo aver fatto un miscuglio di diverse medicine a me scono· sciute, fa le unzioni all'infermo: pare proprio gli amministri l'Estrema Un'Zione. 'Qnge gli occhi, la bocca, le orecchie ed i piedi del paziente, borbottando sottovoce, tanto che non riesco a c~pire un iota di quello che dice. Il ragazzo intanto non si sveglia dal suo sonno: io devo partire, chiamato dalle mie molte occupazioni, e lo faccio col tiritore. di non trovarlo vivo domani. Dico a Vambogo che, se suo figlio starà per morire, mi mandi a chiamare·, desiderando io di vederlo ancora. Il dì seguante non trovo pili il caro En· rico nel ·villaggio. S~o padre, v~nutomi ad incontrare, mi dice che il figHo, essendo agonizzante, è stato portato nella foresta, onde non avesse colla sua morte ad infettare il villaggio. Guidato da un guerriero, vado tosto dov' ei si trova, a circa un.quarto d'òra di distanza. Il poverino è steso sulla solita coperta sotto poche frasche, che devono ri· pararlo da eventùali intempèrie. Non ha più ' ' . l intorno alcun parente: lo assistono soltanto i due infermieri ed uno ,str~gone. È in istato comatoso: lo chia~~ ma non ~{ode; è troppò

l. a . e o., s p l a t a - J70 sfinito amai e questo sonno è preludio di quello della morte. La ~otte, cosi J;D.i raccontano gli infermieri, fu per il malato, che ancora si trovava nel villaggio, agita,tissima: temevano sempre .che dovesse mancare da un momento all'altro; all'alba, portat,o qui nel bosco, si tr'a.nquillizzò~ ed entrò. nell'attuale periodo di calma: - Oh, è la calma ·foriera del fine di tutte le tempeste della vita ; dell'eterno riposo in. seno a.Dio l ' riserbato al novello cristiano rivestito della candida stola battesimale -. Io lo benedico' ancora con tutta l'effusione del cuore di mis~ sionario e di padre spirituale; gl~ metto· al collo una medaglietta. della Consolata, e ritorno ~lle mie occupazioni, giacchè Enrico non si riavrà più e la mia presenz~ presso 'ai lui è affatto inutilE). Me ne parto, ,chiamato altrove dai miei doveri ma quanto mi costa allontanarmi da questo' buono'' ed amabile fanciullo! - A mezzogiorno .eglj .passa da questa vita. Al riceverne l'annunzio, due lagrime irrefrenabili mi scendono dagli occhi, tributo della . natura; dolm;e u~ano per quella fine precoce 'simile' a quella d'un fiorellino falciato prima di sera. Dal mio cuore però si leva un ringraziamento a Dio, uno slanci~ di riconoscenza a Maria Consolatrice, giacchè una bell'anima. ·di più è ora al sicuro, salva per sempre. Enrico-Mociii è morto, ma il suo ricordo ·rimarrà, premio ed allettamento alle nostre 'fatiche, conforto agli inevitabili nostri abbattimenti morali. Questa bella, e per le circostanze difficile conquista, ci è nuova ca.parra dell'assistenza celeste. Si, lo vediamo quotidianamente, le nostre fatiche per l' evange· lizzazione di questi popoli. sono una mise~:;a cosa, ma pure dobbiamo di continuo constatare com Iddio benedice visibilmente l'opera nostra, e noi ,speriamo .che la misericordia di lui, . scesa sul figlio ed erede del gran capo Va.mbogo, vorrà pure riyerberarsi'sul padre, chiamandolo alla luce della verità in premio delle benemerenze già da lui acquistate verso questa Missione~ P. GABRIELE PERLO. Attenti agl'l scrocconi Sappiamo che ·da qualche tempo al~un! indz'vidui sipresentano ai no.~tri a~bo~a_tz,_ e tenendo in mano uno o pzu perzodzcz sz dz'cono da noi incarz'catidi verificare gli indirizzi del pe'riodico stesso e di riscuotere le offerte per abbonamento. - Dichiariamo pertanto che non tilJlJiamo_ moitfalo,_nè daremo mai ad alcuno siffatto zncarzco, e che taU individui rjovrebbero essere segnalati alla (Juestura. DEL lJ eqerabile Giuseppe . Cafasso <~) . --~ ·.).;' La memoria del Venerabile D. Giuseppe Cafasso, dalla voce universale proclamato santo fin dal giorno della preziosa sua morte· avvenuta il 23 giugno, 1860, lungi dall'affievolirsi tra noi col passare degli anni, si è anzi andata ravvivando con inversa pro- •gressione. I segni di straordinaria, entusiàstica venerazione dati all'uomo di Dio nell'occasione dei suoi funerali, anzichè essere - come in molti casi succede - il portato di una collettiva commozione passeggera, furono il principio di un culto spontaneo e commovente, di cui la composta costanza non tardò a chiarire il solido e razionale fondamento. ' Alla modesta tomba eretta al Servo· di Dio in un compartimento particolare del · Camposanto generale di Torino, cominciò subito un pio affiuire di visitatori. Erano. giovani e vecchi sacerdoti che avevano avuto D. Cafasso maestro, consigliere e talora vero salvatore; erano laici d'ogni ceto e còndi~ zione sociale da lui, in diverso modo, ma colla stessà sapiente carità beneficati; e tutti, più·che a dare suffragi, venivano a (l) In omOf!glo M Dtcreti di Urbano VIIl del18 mar!W 1685 e del 5 giugno 1681, non Che ai Decreti della Sacra Congregazione ,dei Riti, dichiariamo una volftt per sem~e Che ai fatti riferiti nel cor~o di qUtBto ~enod•co . non •ntendiamo attribuire altra fede od autor<tà Che quella puramente umana.

Jll (2 O t'} SO (a_ta 171 -. ' chiedere al defunto impetrazionè di celesti favori. Litografie ed incisioni rappresentanti il Servo di Dio erano conservate al posto · d'onore nelle migliori famiglie torinesi e si andavàno man mano sempre più diffondendo, , al pari di u'na biografia pubblicata nello ·stesso anno 1860 da D. Giovanni Bosco sulle Lett_ure Cattqliche ed anche in un volumetto a parte. Coloro che al tempo della morte di D. Cafasso avevano potuto, per lo più di nascosto, asportare lembi di vesti talari o d' altri indumenti "del 'medesimo; ·qualche ciocca dei suoi capèlli o piccoli oggetti religiosi a lui appartenuti, li consideravano quali sacre reliquie, al cui contatto molti non tardaròno ad attri.buire effetti mirabili in mali' corporali od in affiizioni di spirito. La venerazione ed il culto spontaneo per il Servo di Dio ebbe un nuovo, grande incremento nel 1892 alla-pubblicazione di due importanti sue opere, cioè : le Meditazioni pe1· Esercizi Spir.ituali al Clero e 1~' Istruzioni, libri·aurei che iniziarono tutta una nuova generazione alla direpta conoscenza della bell'anima dell'autore e delle eminenti sue virtù. Sicchè quando nel 1896 la bene· detta sal~a di D. Cafasso dal Camposanto-fu trasferita nel santuario della Consolata, si verificò uri fatto che superò l'aspettazione · st~ssa dei promotori di quella traslazione, la quale per più ragioni si era quasi imposta come doverosa. · Il sepolcro di D. Cafasso, in omaggio alle prudenti prescrizioni della Chiesa, erasi posto in· un angolo appartato, dove si poteva dire più nascosto che nella così frequentat~~o necropoli torinese; erasi lasciato disadorno e, q~asi nell'oblio. Ciononostante, non solo esso continuò ad essere ·come prima visitato, ma il pio concorso dei fedeli andò aumentando in modo straordinario, fino ad assumere le proporzioni di un lento e tranquillo, ma incessante pellegrinaggio.. E questo specia~­ me,nte dopo l'ottenut!l- estensione a tutti ifedeli della preziosissima indulgenza in articulo m'Òrtis detta di D. Oafass9, ed il titolo di Venerabile a lui dalla S. Chiesa attribuito; tanto più che il Signor_e già arasi palese· mente degnato di glorificare il suo set:vo, .accordando ai supplicanti che · ne avevano invocato il patrocinio grazie insignì, tra cui alcune coi caratteri del ·prodigio, quale, ad esempio, quella da noi riferita nel periodico in giugno di quest'anno iste~so. Intanto, com'era naturale, l!li andava facendo sempre più vivo e generàle il desiderio di un'ampia e minuta conoscenza della vita di D. Cafasso Giacchè, se alcuni fortunati venivano a salutare e -pregare quale venerabile colui che- nella lorò giovinezza avevano avuto direttore e maestro; se altri si recavano alla tombà. benedetta perchè bene informa~i da queste persone stesse e da scritti biografici, .oppure per la stima conçepita verso l'autore delle Meditazioni e delle Istruzioni, altri · ancora innumerevoli vi accorrevano unicamente attratti dalla fama confusa delle straordinarie virtù e dell'animo pietosissimo del santo sacerdote, dell'eroica sua càrità :.___ così ben tradotta nell'altorilievo soprastante al sepolcro; - e sovente anche spinti da quanto avevano udito di grazie già da lui impetrate. Seno·nchè non si trovavano omai più nel commercio librario Vite di D. Cafasso. La breve, ma cosi ·amorosa biografia scritta da ·D. Bosco era andata a ruba nei primi anni; _così l'edizione fatta a parte della medesima. Anqhe la Vita di ·n. Cafasso - -la sola ab· bastap.za ampia e particolareggiata-dov1,1ta 'alla dotta penna del Oan. Colombero, curàto di S. Barbara·in Torino, e pubblicata in copiosissima edizione nel 1895, era completamente esaurita; nè malgrado le vive ed insistenti richieste di ristampa si voleva a questa addivenire, in attesa di compilare poi una nuova opera sulle risultanze del Processo Diocesano di Beatificazione, allora in corso. Il còmpito di scrivere una nuova Vita di D. Cafasso, toccò all'a'bate L1,1igi Nicolis di Robilant, mor~ su:l fiore degli anni il12 febbraio 1904, e b~n noto in Torino, più che per la :nobiltà dei natali, per l'edificante quanto breve s1,1a carriera sacerdotale e per le lunghissime sofferenze da lui sopportate

172 e O.fl SO {a t a ~le ~~~--~----~gg con 'angelica ~assegnazione. N~l ritiro in cui queste lo avevano confinato, il giovane ministro .di Dio trovò un sollie.vo ed una consolazione nel compilare la Vita di D. Cafasso, !lesumendola pagina per pagina, e si potrebbe · dire periodo per periodo, da documen·ti autentici. Ne risultò un lavoro destinato certamente ad incontrare grande favore ; , èsso però, come portava il metodo con cui fu condqtto, riuscì alq;;,anto lungo e· ponderoso : sono due bei volumi, già in corso di stampa. 'Però noi ritenendo che non a: tutti riuscirebbe-comodo l'acquistarli,· e che d'altronde a molti mancherebbe il temP.O per leggerli con <}uell~ speditezza indispensabile a gustare l'~nsiei;De di un'opera, siamo venuti nel . divisamento di pubblicare anche nel periodico una Vita di D. Cafasso. Essa·sarà abbastanza diffusa per dare una notizia completa sull'uomo di Dio e sulla missione provvidenziale da lui compiuta ~ella Chiesa e nella società, ma tuttavia ristretta in limiti che anche· alle persone più occupate diano agio di paterne seguire.senza troppo lnnghe interruzioni la lettura. E questa cercheremo di rendere facili'! e dilettevole, attenendoci piuttosto ai fatti e detti, che nella v:ita del santo sacer- · dote abbondanò, e servonò cosi bene a rico· struirne in tutta la sua simpatica bellezza_ la figura mqrale; a spiegare•il dole~ impero da ,lui esercitato, a loro salute, sulle anime in 'funzioni varie_e disparate, che vanno dalla sublime di dottissimo professore di Teologia , morale, fino alle molto umili, ma non meno gr11ondi, di amico dei carcerati e·dei condan- ' nati a morte. , , L'idea di fare cosa in pari grado utile e' ·gradita ai nostri lettori ci fa intraprendere con lieto ed alacre animo la fatica di scelta e di riduzione, nel vasto campo che ci presenta la pur non lunga carriera terrena di D. Cafasso: voglia il Venerabile attenerci da Dio l'aiuto per corrispondere all'aspett~zione e realizza1;e il nostro ideale,: Qondensando in brev.e ' spazio - come egli in breve tempo - una moltitudine eletta di fatti egregi. ------~~------ UN DOPPIO FAVORE ci farebbero tutti-quelli che ci mandassero fin d'ora l'offerta p;r abbonamento al periodico pel 1907. Ciò ne facilita ·di molto il lavoro di registrazione ·ed assicura la .regolarrtà. della spedizione dèl periodico. Per questo sarebbe anche conveniente che assieme all'offerta ci si mandasse l'indirizzo a stampa. col quale ricevono il periodico. La Consolata e la vittoria di Torino nel 1706 -----=~~------ Più volte già su queste colonne ci occorse di rilevare come la storia della città di To.: rino e' quella del santuario della Qonsolata siano così. strettamente l'una all'altra intrecciate, che :q.on è possibile !Jepararle. Una nuova, stupenda illustrazione di questa verità ci fu offerta .dalle testè chiusasi com- -memorazioni bicentenarie. Gli storici di tutti i partiti hanno all'una~ nimità riconosciuto che uno dei più efficaci fattori della vittoriosa costanza de' difensori di Torino fu il forte e profondo loro senti-· .mento religioso. Orbene, uno-dei principali focolari di religiosa pietà, di quel-la celeste speranza che ritemprava gli animi ad ogni magnanimo .sagrificio ed ·ardimento, fu il sa11tuario della Consolata. , A tacere di altre testimonianze, una ne abbiamo ineccepibile nelle deposizioni del processo · canonico per la ' beatificazione de~· P. Sébastiàno Yalfrè, cioè nella parola giurata sui santi Evangeli, ed accolta da 'venerati personaggi deÙa Chiesa, stretti anch'essi dal sacro vincolo del giuramento. Giovanni Francesco Caballino, procuratore gener~le dei Padri Filippini, ricordando in qual modo· il B. Valfrè infiammasse i' tOrinesi al cuito della Consolata e rie 'predicesse il potente soccorso, così si esprime: « La verità ·f~ ed è che pendente lo assedio di Torino nel17.06

]li eo.,so'lata ·" Uno del pilastrinl posti da VIttorio Amedeo Il lungo la linea degli.aecampamentl ·franoesl . . a rltordo della Tlttorla del f70,6. ' · . .

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